martedì 21 febbraio 2012

IL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA COOLTURA E UN CATALOGO DEL VUOTO ARTISTICO

Arte per Benedetto XVI: verso l'infinito e oltre...
di Francesco Colafemmina

E' stato presentato sabato 18 febbraio a Roma il catalogo della famigerata mostra per il sessantesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI, organizzata mesi or sono dal Cardinal Ravasi. Non stupirà apprendere che il volume è stato presentato dallo scrittore Vincenzo Cerami, dall'architetto Santiago Calatrava e dal povero artista (nel senso di massimo esponente dell'arte povera) Jannis Kounellis.

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La cultura per Ravasi evoca immancabilmente l'incontro con ateismo, laicismo e il fascino di ciò che è in una parola cool. Potremmo dunque a ragione definirla cooltura. Ma sorvoliamo per un attimo sul cardinale errabondo nel suo cortile dei gentili e veniamo al catalogo curato da Micol Forti e monsignor Pasquale Iacobone. Partiamo dal testo introduttivo firmato dal Pontificio Consiglio della Cooltura ossia dalla persona di monsignor Iacobone: "più che un semplice catalogo dell'Esposizione (...), questo volume vuole innanzitutto raccontare e documentare l'evento che ha visto il Santo Padre e gli artisti invitati protagonisti di un incontro davvero singolare ed eccezionale". "L'evento" dunque surclassa già in premessa i contenuti e così l'introduzione somiglia a quegli agili riassuntini che i maestri ci facevano scrivere alle elementari di ritorno da una gita: "siamo partiti alle sette, il pullman era festante... la visita al museo si è svolta verso le undici... all'una pranzo al sacco...". Così Iacobone: "Il Santo Padre ha solennemente inaugurato l'esposizione nella mattinata del 4 luglio. (...) Il Cardinale Gianfranco Ravasi ha quindi indirizzato il suo saluto al Santo Padre (...) Il Pontefice ha rivolto ai presenti un breve ma intenso discorso (...)." Insomma due paginette che preludono al vuoto di questa ennesima operazione ravasiana.
Ma il pezzo forte del catalogo è lo sconclusionato contributo di Micol Forti, curatrice della collezione d'arte contemporanea dei Musei Vaticani, dal titolo "Premessa. Le opere, gli artisti."
Leggiamo quest'altro specimen di vacuità ammantata di complessità: "La creazione artistica, nelle sue più diverse forme, nell'eterogeneità delle tecniche e delle declinazioni stilistiche, si manifesta all'interno di un vasto terreno comune, quello della comunicazione, della condivisione e dello scambio; e il suo valore espressivo si consolida e, a un tempo, si trasforma, grazie al suo essere parte integrante di un determinato periodo storico. Ogni forma linguistica e poetica esige una fonte creatrice e un alveo capace di accogliere il suo fluire, la sua capacità di contaminare ed essere contaminata, di interpretare ed essere interpretata, senza soluzione di continuità, dal tempo, dalla cultura e dalla storia."

Ci avete capito qualcosa? Proviamo a fare una breve analisi di questo contorto pensiero. L'opera darte nonostante la varietà di forme, tecniche e stili avrebbe un elemento di comunione che si identifica con la comunicazione e lo scambio. La comunicazione, l'interazione assurge a trait d'union fra le variegate espressioni artistiche ben più del loro contenuto. L'espressione dunque diventa un "valore" e tale "valore" sussiste nella sua ambiguità semantica e storica. Vi è un linguaggio artistico che è contemporaneamente afasico, o meglio illogico, non sostenuto da una correlazione fra espressione e contenuto, fra parola e realtà. Ogni creazione si perde nella mutevolezza e nell'ambiguità, nel tutto che è anche niente, nel bianco che è anche nero, nel tempo che è anche eterno, nella complessità verbale che è anche mera banalità o meglio vuoto noetico riempito di parole e costrutti senza capo né coda.

La Forti - evocatrice nell'ambiguità del suo quasi omonimo vescovo abruzzese - prosegue nel suo strologare con inusitata lucidità: "Si è voluta testare la possibilità di comporre un tessuto fatto di convergenze, in cui l'inevitabile auspicata policromia, dovuta a trame e orditi di diversa natura e provenienza, rispettasse le singole espressioni artistiche e al tempo stesso esaltasse la straordinaria ricchezza celata o sprigionata dalla convivenza di molteplicità e diversità." E ancora: "Compositori, poeti e letterati si sono volentieri offerti presentando le loro opere come 'segni', non suonati, non letti eppure testimoni di un mondo di idee e di espressioni, in costante tangenza con forme comunicative differenti; e la loro presentazione è stata pensata come un sistematico contrappunto ai linguaggi visivi. Insieme all'architettura (...) esemplificano una visione complessa che, rinunciando da un lato a ogni espressione ideale e specialistica, propone una possibilità di integrazione tra diversi piani formali e percettivi". 

Non possiamo non essere grati alla dottoressa Forti per questa sua breve premessa. Essa illumina, infatti, il vuoto che pervade quel dicastero vaticano della cooltura, dove il medium è più interessante della res, dove l'apparenza in sé priva di identità e valore diviene centro di ogni discussione e l'oggettività scolora nel relativismo dialettico. O forse no, dato che il realismo e la stessa realtà risultano al di fuori dell'orizzonte di tali sedicenti esperti d'arte e più precisamente d'arte sacra e religiosa. 
La fede, la ricerca di Dio, l'esegesi e l'evangelizzazione restano solo comodi slogan per aggregare discepoli di vanità, per assecondare le esigenze di una cooltura fatta di parole insensate, mirabile erudizione e ciononostante di vuoto ideale e arsura spirituale. 

Leggevo a tal riguardo qualche giorno fa il post del blog di Ravasi (ospitato sul sito del Sole24Ore, quotidiano della Confindustria dal supplemento culturale - un tempo - molto cool) nel quale il Cardinale annunciava l' "evento" di presentazione del catalogo. Non poteva non colpirmi la solita chiusura a base di citazione colta e improbabile, ma definitivamente cool (la poetessa ebrea tedesca chiunque essa sia non può non essere cool), la seguente: "Mi piace concludere ricordando la bella citazione della poetessa ebrea tedesca Nelly Sachs: “Se i profeti irrompessero per le porte della notte, incidendo ferite di parole nei campi dell’abitudine… Se i profeti irrompessero per le porte della notte, cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito di ortiche, sapresti ascoltare?”."

Ecco: sarebbe auspicabile riflettere sulle citazioni oltre che bearsi nel diffonderle. Specie se il vuoto coincide col proprio campo d'abitudine e le orecchie sono ostruite di ortiche, sì, quelle che crescono nel cortile dei gentili...

venerdì 17 febbraio 2012

PARROCO, VESCOVO E FEDELI: COME NON DEFINIRLI UNA MANICA DI IMBECILLI?


Video della "Messa Rock" celebrata ad Albiano (Diocesi di Trento) sabato scorso...

Nuovi video qui... qui... e qui!

venerdì 10 febbraio 2012

MESSA ROCK IN CHIESA E IL DRAMMA DEL GIOVANILISMO CONDANNATO DALLA CEI

Manifesto pubblicitario del gruppo che animerà la messa metal gli "High Voltage"
di Francesco Colafemmina


Si tratta di una celebrazione liturgica "presieduta dal parroco e animata" da quello che il giornale diocesano di Trento definisce un "coro" di ragazzi. Sorvolo su quest'idea vecchia e noiosa della messa presieduta e animata. Come a dire che se non ci fosse il "coro" la messa sarebbe senz'anima e che il parroco ha solo la funzione di "presiedere" la riunione liturgica. 
Sorvolo anche sull'orario assurdo per una celebrazione liturgica. Ma sul coro non sorvolerò. Si tratta infatti di una sorta di melange di gruppetti locali radunati sotto l'egida del gruppo High Voltage. Gruppo heavy metal che ha scoperto che può organizzare i suoi concerti anche in chiesa grazie alla compiacenza di qualche parroco imbecille. 

Bravi i ragazzi degli High Voltage, meno bravo il parroco. Non c'è da fare i parrucconi in questo caso. Durante le messe domenicali possiamo ascoltare nenie cretinizzanti, schitarrate da lobotomizzati e canti da bizzoche dei primi anni '80. Nel mio paese ricordo che da piccolo restavo turbato dalle messe domenicali in Cattedrale, "animate" da un gaio cantore laico che pareva la reincarnazione di Cristiano Malgioglio (ma senza il ciuffo)...
Non vale la pena neppure rammentare che il canto liturgico della Chiesa è e resta il gregoriano. La maggior parte dei preti e dei Vescovi scambiano il gregoriano per una qualità di formaggio o un vino pregiato a bassa gradazione e per questo non ne fanno uso. Preferiscono i super alcolici come il metal, il rock (che fa tanto anni '70, modello primavera del Concilio).

Gli High Voltage durante una loro esibizione: faranno fuoco e fiamme anche in chiesa???
Qui si tratta semplicemente di tenere i piedi per terra. Stando a quello che leggo l'iniziativa nascerebbe dal tentativo di attrarre i giovani in chiesa. Encomiabile poi lo sforzo del parroco e della band nel selezionare testi dal sapore cristiano. Il problema è che da un lato i testi non interessano a nessuno visto che sono urlati, storpiati, e risultano incomprensibili a chi li ascolti per la prima volta. Dall'altro il pensiero stesso che si possano attrarre giovani in chiesa con una messa rock è una boiata colossale. Perché in chiesa i giovani devono andare a cercare Cristo non la musica rock. E se un parroco pensa che per avere maggiori seguaci deve adattarsi ai loro gusti è finito come parroco e come uomo di fede. Ha più fede infatti nei mezzi umani che in quelli divini. Crede più nell'attrattiva della musica metal che in quella del Vangelo. 

Ma visto che questi giovanilisti del piffero sono anche dei solenni Soloni, pronti a pontificare su tutto e a parlare a vanvera di evangelizzazione e palle analoghe vale la pena riprendere in mano un testo sulla catechesi giovanile portato dalla diocesi di Trento quale pezza giustificativa dell'iniziativa in un suo comunicato:

"L’iniziativa risponde ad un incoraggiamento dato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che nel testo «Educare i giovani alla fede» del 1999 scriveva: «In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le domande di sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti. Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il “vero” che queste culture presentano sotto le vesti del “nuovo”»".

Ora, il testo del 1999, - datato ormai come tutti i testi di pastorale giovanile, visto che la pastorale è materia di consumo e come il tonno o la carne in scatola ha una data di scadenza - parla tuttavia di catechesi e non di liturgia. Il documento invita i pastori a conoscere i giovani, ad interpretarli sforzandosi di entrare nel loro mondo. Ma non li invita a far entrare il mondo di alcuni giovani in chiesa, anche perché questa è un offesa per tutti quei giovani cattolici che non sono ancora talmente rincoglioniti da aver bisogno di una messa metal per entrare in chiesa.
Il testo della CEI aggiunge infatti alcune righe omesse dalla diocesi di Trento:

"Appare in ogni caso decisiva la figura dei presbiteri, insostituibili compagni di viaggio dei giovani. A loro è chiesto di rifuggire da ogni giovanilismo: stare con i giovani non è questione di età e tanto meno di atteggiamenti compiacenti! Si aprano invece ad una vera paternità spirituale, nutrita da un cuore al tempo stesso "giovane" e "maturo", attento, capace di relazionalità, premuroso, rispettoso della gradualità, ma anche esigente, che non fa sconti sulla verità."

Ecco fatto. La CEI che parla spesso a vanvera questa volta fa un'affermazione seria. I preti rifuggano dal giovanilismo, pacchiana e ridicola degenerazione dell'autorità del sacerdote! Ed evitino gli "atteggiamenti compiacenti".

Peccato che il parroco don Stefano Zeni e l'Arcivescovo Monsignor Bressan vadano esattamente nel senso opposto delle indicazioni CEI. Fanno i cani sciolti di un cattolicesimo fai da te dove tutto è lecito tutto è permesso tranne dire messe in latino e avere un briciolo di sale in zucca...

giovedì 9 febbraio 2012

IL PAPA MORIRA' ENTRO UN ANNO: AUSPICIO O INQUIETANTE MINACCIA?


Secondo AGGIORNAMENTO: stando a quanto scrive Andrea Tornielli il documento sarebbe autentico. Ora, non importa se in Vaticano qualcuno leggendolo si sia fatto una risata. Importa solo appurare se Romeo ha fatto quelle affermazioni di cui dovrebbe semplicemente vergognarsi. Come si fa a parlare del Papa con un simile spietato cinismo? Peraltro Tornielli dice che il documento sarebbe stato trasmesso al Papa dalla Segreteria di Stato. Eppure il Papa ha incontrato Castrillon in udienza privata il 13 gennaio. Nell'articolo apparso su Vatican Insider par di capire che Romeo fosse a conoscenza di un "complotto delittuoso" per uccidere il Papa. In realtà il documento tradotto da Il Fatto Quotidiano chiarisce che Romeo"ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere". La storia del "complotto" è una inferenza di chi ha redatto il documento. E si spiega così: per dire che il Papa ha solo 12 mesi di vita o Romeo è un profeta, o sa che il Papa è malato, oppure... 


AGGIORNAMENTO: qui potete leggere il documento tradotto in italiano.  Alcune annotazioni a margine del testo:
1.Nel documento si fa riferimento ad una "Chiesa clandestina RKK1". Non è nota nessuna Chiesa clandestina cinese così denominata. D'altra parte sarebbe da sprovveduti pubblicare un documento nel quale viene citato il nome di una Chiesa clandestina esponendola così al pericolo.
2. Nel testo si parla in un'occasione di "Cardinal Bertone Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana". Non ha senso l'aggiunta di "Chiesa Cattolica Romana" in un documento riservato per il Papa. Sarebbe infatti un dato scontato.
3. Se escludiamo l'inquietante questione della morte del Papa, in complesso il documento non aggiunge molto a ciò che già sappiamo. Sappiamo infatti dello strapotere di Bertone, sappiamo che Scola è stato nominato Arcivescovo di Milano perché questo era un desiderio del Papa. Sappiamo che Romeo è avverso al rinnovamento liturgico benedettiano. Sappiamo insomma già molte cose.
4. Sulla storia della morte del Papa in 12 mesi è evidente che se il documento fosse vero sarebbe una espressione clamorosa di bieco cinismo. Ma se fosse falso sarebbe solo servita a convogliare altri messaggi. In particolare uno: rimuovere al più presto Bertone dal suo ruolo di Segretario di Stato e bruciare contemporaneamente Scola in vista di un futuro - speriamo il più tardi possibile - conclave. 
5. La dinamica sull'elezione di un nuovo Papa come se fosse un automatismo lascia esterrefatti e fa propendere per un falso. D'altra parte che Bertone voglia un italiano Papa non dev'essere difficile da immaginare. E' infatti questa una fonte di preoccupazione per numerosi ecclesiastici. 
6. Sappiamo d'altra parte che il Papa ha ricevuto in udienza privata il Cardinal Castrillon il 13 gennaio 2012
Si aggiungono tuttavia nuovi dettagli al "complotto". In particolare - cito -: "Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perché si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana. Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale."


di Francesco Colafemmina

Durante la trasmissione "Servizio Pubblico" di Michele Santoro il direttore de Il Fatto Quotidiano Antonio Padellaro ha anticipato un documento che sarà pubblicato domani sul quotidiano da lui diretto. Si tratta di una rivelazione drammaticamente inquietante. A quanto pare si tratterebbe di un documento in tedesco che parla di un complotto per uccidere (???) nei prossimi 12 mesi Papa Benedetto XVI. Questo documento sarebbe stato consegnato al Papa dal Cardinal Castrillon. Non si sa con precisione il ruolo del Cardinale Castrillon come quello del Cardinal Romeo, arcivescovo di Palermo, nell'avvertire il Pontefice del potenziale rischio cui è sottoposta la sua vita. A quanto pare però il Cardinal Romeo avrebbe detto a qualcuno durante un suo viaggio in Cina (ma siamo certi che Romeo ci sia stato a novembre?) che il Papa morirà nei prossimi 12 mesi e sarà probabilmente sostituito da Angelo Scola. Questa confidenza è stata poi riferita al Cardinal Castrillon che avrebbe preparato un memorandum in tedesco riservato per il Santo Padre, avanzando anche l'ipotesi di un potenziale complotto ai danni del Pontefice.

Romeo, certo non un ratzingeriano, ed è un personaggio ben inserito negli ambienti romani che contano... Ricorderete peraltro che Romeo chiamò la Digos per far togliere gli striscioni di giovani tradizionalisti che volevano ringraziare il Papa durante la sua visita a Palermo per il dono del Motu Proprio... Sappiamo bene d'altra parte che il Cardinal Castrillon è un uomo che stima ed ama il nostro caro Papa.

Pur essendo troppo presto per commentare, voglio tentare tuttavia una ricostruzione azzardata: parlando con qualcuno in Cina (o chissà dove) il Cardinal Romeo si sarà lasciato sfuggire, magari rispondendo a chi gli chiedeva lumi sulla salute del Papa, che a suo parere il Papa non "dura" un anno e che quindi ci sarà presto un conclave. Che poi da questo conclave potrebbe uscire Papa il Cardinal Scola nonostante l'opposizione di Bertone... Qualche anima pia, poco adusa al cinismo clerical-vaticano, avrà riferito in preda allo shock le parole di Romeo al Cardinal Castrillon. Questi essendo un fedele amico del Papa avrà pensato al peggio e tentato di avvertire il Papa. Questa è la mia fantasiosa - ma non tanto - ricostruzione stando ai dati finora in nostro possesso. Spero di dover essere smentito. Intanto padre Lombardi fa sapere che a suo dire si tratterebbe solo di "farneticazioni". C'è da augurarselo.

Ma intanto... oremus pro Pontifice Nostro Benedicto!



P.S. Marco Lillo, il giornalista autore dello scoop dev'essere in qualche modo il beneficiario dell'Assange della Segreteria di Stato o meglio dell'entourage più ristretto del Papa. Nelle ultime settimane ha infatti pubblicato due documenti provenienti dalla terza loggia del Palazzo Apostolico. Non riesce difficile immaginare che la manina che gli ha passato questo terzo documento sia la stessa che gli ha passato i precedenti...  

sabato 4 febbraio 2012

MONS. FELLAY: "ACCETTATECI COSI' COME SIAMO, SIAMO PRONTI!"


Mi stupisce che dell'omelia di Mons. Fellay nel seminario di Winona per la festa della Candelora siano stati diffusi ad arte solo alcuni estratti che in qualche modo sembrerebbero preannunciare una rottura del dialogo con la Fraternità. Perciò vi riproduco il testo in italiano da me tradotto con alcune sottolineature importanti. Mons. Fellay non dice "non firmeremo mai un accordo". Dice al contrario che la Fraternità è disposta a firmare la professione di fede e il giuramento di fedeltà al Pontefice, ma non un giuramento di fedeltà alla dottrina sull'ecumenismo e sulla libertà religiosa. 
L'articolo di Alessandro Speciale su Vatican Insider dal titolo fuorviante "Diciamo no alla proposta del Vaticano" è pertanto da considerarsi una palese opera di informazione scorretta condita dalla solita retorica sui Lefebvriani definiti "ultra-tradizionalisti" (ma che vuol dire "ultra-tradizionalisti"?).  F.C.


"Non siamo un gruppo indipendente. Anche se stiamo "lottando" con Roma, siamo ancora, per così dire, con Roma. Stiamo lottando con Roma, oppure, se volete, contro Roma, e al tempo stesso siamo con Roma. E noi affermiamo e noi continuiamo a dire che siamo cattolici. Noi vogliamo rimanere cattolici. Molte volte ho detto a Roma, tentate di buttarci fuori. E vediamo che forse sarebbe molto più facile per noi restare fuori... Avremmo tanti altri vantaggi. Saremmo trattati molto meglio! Guardate i protestanti, come si aprono le chiese per loro. Per noi, si chiudono. <Per chi non l'avesse capito Mons. Fellay fa solo dell'ironia... ndt> E noi diciamo, non fa niente. Facciamo le cose di fronte a Dio. Soffriamo dalla Chiesa, perfetto. Non ci piace, naturalmente. Ma dobbiamo stare lì nella verità. 

E dobbiamo ribadire che noi apparteniamo alla Chiesa. Siamo cattolici. Noi vogliamo essere e vogliamo rimanere cattolici, ed è molto importante ribadire ciò. E' anche importante che alla fine non sogniamo una Chiesa cattolica che è solo un frutto della nostra immaginazione, ma che non è più quella di oggi. E' con quella di oggi che abbiamo problemi. Questo è ciò che crea ancora più difficoltà: proprio il fatto che abbiamo dei problemi con essa. Questo non ci permette, per così dire, di chiudere la porta. Al contrario, è nostro dovere andare continuamente lì, bussare alla porta, e non chiedere se possiamo entrare (perché vi siamo già dentro), ma pregare perché si convertano, perché possono cambiare atteggiamento verso di noi e tornare a ciò che ci fa Chiesa. Si tratta di un grande mistero, non è semplice. Poiché allo stesso tempo dobbiamo dire, sì, noi riconosciamo questa Chiesa - è quello che diciamo nel Credo, credo nella Chiesa cattolica - in modo da accettare che ci sia un Papa, accettare che ci sia una gerarchia, noi accettiamo tutto questo. 

Eppure praticamente, a molti livelli, dobbiamo dire dei "no". Non perché non ci piaccia, ma perché la Chiesa ha già parlato di queste questioni. Anche molte di queste cose le ha condannate. E così, nelle nostre discussioni con Roma siamo stati, per così dire, bloccati lì. Il problema chiave nelle nostre discussioni con Roma è stato davvero il Magistero, l'insegnamento della Chiesa. Perché dicono, "noi siamo il Papa, noi siamo la Santa Sede" - e diciamo sì. E così dicono, "abbiamo il potere supremo", e diciamo, sì. Dicono, "noi siamo l'ultima istanza di insegnamento e siamo necessari" - Roma è necessaria perché noi abbiamo fede, e diciamo, sì. E poi dicono "quindi, obbedite." E noi diciamo no. E così ci dicono, siete protestanti! Avete messo la ragione al di sopra del Magistero di oggi. E noi rispondiamo,    siete modernisti. Pretendete che l'insegnamento di oggi possa essere diverso dall'insegnamento di ieri. Noi diciamo, quando ci atteniamo a ciò che la Chiesa ha insegnato ieri, per necessità dobbiamo aderire all'insegnamento della Chiesa oggi. Poiché la verità non è legata al tempo. La verità è al di sopra di esso. Ciò che è stato detto una volta vincola per sempre. Questi sono i dogmi. Dio è così, Dio è al di sopra del tempo. E la fede è l'adesione alla verità di Dio. E' al di sopra del tempo. Ecco perché la Chiesa di oggi è legata e deve essere come (e non solo come) la Chiesa di ieri. E così quando si vede l'attuale Papa affermare che ci deve essere continuità nella Chiesa, noi diciamo: naturalmente! Questo è ciò che abbiamo detto in ogni momento. Quando si parla di tradizione, è proprio questo il significato. Si dice, ci deve essere Tradizione, ci deve essere continuità. Quindi vi è continuità. Ci viene detto quindi, il Vaticano II è stato fatto dalla Chiesa, la Chiesa deve essere un continuo, perciò il Vaticano II è Tradizione. E noi diciamo, prego? 

Si va ancora oltre, miei cari fratelli. Questo è accaduto durante i dialoghi dottrinali. Al termine dei dialoghi, arriva l'invito da Roma. In questo invito c'è una proposta di una sistemazione canonica, che è quella di regolarizzare la nostra situazione. E posso dire, ciò che viene presentato oggi, che è già diverso da quello che è stato presentato il 14 settembre, si può considerare come un'ottima soluzione. Sono soddisfatte tutte le nostre esigenze, si può dire, sul piano pratico. Quindi non c'è un gran problema su questo punto. Il problema rimane ad un altro livello - a livello della dottrina. Ma anche lì si va molto lontano - molto lontano, miei cari fratelli. La chiave è un principio. Dicono, "dovete accettare questo, dovete accettare il fatto che per i punti che fanno difficoltà in merito al Concilio - punti che sono ambigui, dove c'è un conflitto - questi punti, come l'ecumenismo, come la libertà religiosa, questi punti devono essere intesi in coerenza con l'insegnamento perenne della Chiesa. Quindi, se c'è qualcosa di ambiguo nel Concilio, è necessario intenderlo come la Chiesa lo ha sempre insegnato, nel corso dei secoli." Vanno ancora oltre e affermano: "si deve rifiutare tutto ciò che è contrario a questo insegnamento tradizionale della Chiesa." 

Beh, questo è ciò che abbiamo sempre detto. Incredibile, non è vero? Che Roma ci stia imponendo questo principio. Incredibile. Poi ci si potrebbe chiedere, allora perché non accettare? Ebbene, miei cari fratelli, vi è ancora un problema. Il problema è che in questo testo danno due esempi di cosa e come dobbiamo capire questi principi. Questi due esempi che ci forniscono sono l'ecumenismo e la libertà religiosa, come sono descritti nel nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, che sono esattamente i punti per i quali critichiamo il Concilio. In altre parole, Roma ci dice, lo abbiamo fatto sempre. Siamo tradizionalisti; il Vaticano II è Tradizione. La libertà religiosa, l'ecumenismo sono la Tradizione. Sono in piena coerenza con la Tradizione. Vi potreste chiedere solo, dove andiamo? Che tipo di parole possiamo pronunciare, siamo d'accordo o no? Se anche i principi che abbiamo preservato e affermato, ci dicono: "sì, va bene, potete affermarli, perché questo è ciò che intendiamo" ...che è esattamente il contrario di ciò che intendiamo. Penso che non potessimo procedere oltre nella confusione. 

In altre parole, miei cari fratelli, ciò significa che i nostri interlocutori danno un altro significato alla parola "tradizione", e anche magari alla parola "coerenza". Ed è per questo che siamo stati costretti a dire di no.<alla prima bozza del "preambolo dottrinale" ndt> Non firmeremo quel documento. Siamo d'accordo con il principio, ma si vede che la conclusione è il contrario. Grande mistero! Grande mistero! Allora, cosa succederà adesso? Bene, abbiamo inviato la nostra risposta a Roma. Continuano a dire che stanno riflettendo su di essa, il che significa che probabilmente sono in difficoltà. Allo stesso tempo penso che solo ora potremmo vedere cosa vogliono veramente. Ci vogliono veramente nella Chiesa o no? Lo abbiamo detto loro molto chiaramente, se ci accettate così come siamo, senza cambiamenti, senza obbligarci ad accettare queste cose, allora siamo pronti.  Ma se volete farci accettare queste cose, non lo siamo. In realtà abbiamo appena citato l'Arcivescovo Lefebvre che ha detto questo già nel 1987 - diverse volte prima, ma l'ultima volta che l'ha detto fu nel 1987. In altre parole, miei cari fratelli, umanamente parlando, è difficile dire come sarà il futuro, ma sappiamo che quando abbiamo a che fare con la Chiesa, abbiamo a che fare con Dio, abbiamo a che fare con la divina provvidenza, e sappiamo che questa Chiesa è la Sua Chiesa. Gli esseri umani possono causare alcuni disagi, alcune distruzioni. Possono causare turbolenze, ma Dio è superiore ad esse, ed Egli sa, da tutti questi avvenimenti - questi avvenimenti umani, queste le linee storte, Dio sa come dirigere la sua Chiesa attraverso queste prove." 

(...) Si vedrà, miei cari fratelli. Per noi, è chiarissimo. Noi dobbiamo sempre sostenere la verità, professare la fede. Noi non faremo marcia indietro, qualunque cosa accada. C'è qualche minaccia adesso da parte di Roma, certo. Si vedrà. Noi lasciamo tutto questo nelle mani del Buon Dio e della Santissima Vergine. Oh! Sì, noi dobbiamo continuare la nostra crociata del Rosario. Noi contiamo su di essa, noi contiamo su Dio. E ciò che deve accadere, accadrà. Io non posso promettervi una bella primavera. Non so cosa accadrà in primavera. So solo che la battaglia per la fede continuerà, qualunque cosa accada. Sia che saremo riconosciuti, sia che non lo saremo. Potete stare certi che i progressisti non saranno contenti. Essi continueranno, e noi continueremo a combatterli. 


sabato 28 gennaio 2012

CONCERTO DI MUSICA SACRA A BARI

Chiesa Parrocchiale del SS. Redentore - Bari
Domenica 29 gennaio 2012, alle ore 20.00 in occasione del Triduo per la festa di S. Giovanni Bosco, presso la chiesa del Ss.mo Redentore (Salesiani) a Bari - via Crisanzio, concerto polifonico della Schola Cantorum "S. Cecilia" di Monopoli, diretta dal M° Giannicola D'Amico e accompagnata all'organo dal  M° Carlo M. Barile. 

In programma musiche di Palestrina, Padovano, Cesare Franco, Caudana, Miserachs e Bartolucci.

La chiesa del SS. Redentore di Bari con annesso Istituto salesiano fu concepita nel 1929 e consacrata nell'aprile del 1935 dall'allora arcivescovo di Bari, Mons. Marcello Mimmi. La chiesa è in stile neoromanico. Rappresenta uno dei più riusciti esempi pugliesi di revival architettonico, specie per la coerenza dell'intero complesso e per la sua collocazione nella struttura urbanistica della città. 

giovedì 26 gennaio 2012

GRANDI FUNERALI A CORTE!

S.E. il Cardinal Bertone
Aggiornamento: il Fatto Quotidiano pubblica oggi una seconda lettera di Mons. Viganò al Cardinal Bertone rivelando che l'autore degli articoli anonimi de "Il Giornale" era Marco Simeon e altri deprimenti particolari.


di Francesco Colafemmina

Molti di voi avranno visto ieri sera la trasmissione "Gli Intoccabili" condotta su La7 da Gianluigi Nuzzi. Argomento della trasmissione: la defenestrazione di Mons. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato dello Stato Città del Vaticano ad opera del Cardinal Bertone e dei suoi accoliti. Purtroppo per il Cardinale e, ahimè, per il Santo Padre, a difendere la Santa Sede dall'accusa di essere una specie di piccola corte dei misteri, piena di inganni, invidie, ricatti, è stato chiamato in studio l'integerrimo professor Vian. Un uomo di cultura, equilibrato, un professore e un giornalista di altissimo profilo che tuttavia non ha una gran confidenza con il mezzo televisivo. Risultato: lo scandalo non può più essere arginato. Dunque tanto vale parlarne. E per farlo comincerò andando a ritroso...

All'inizio del settembre 2011 emerse la notizia pubblicata inizialmente da Panorama di un "corvo in Vaticano". Un misterioso anonimo autore di una missiva al vetriolo contro il Cardinal Bertone. Tale missiva cominciava con una citazione di San Giovanni Bosco: "Grandi funerali a corte!". La citazione riguardava un "minaccioso sogno" del Santo che preannunciava nel 1854, mentre si discuteva l'abolizione degli ordini religiosi, lutti nella famiglia di Vittorio Emanuele II. 
Solo dei fantasiosi lettori di Dan Brown poterono immaginare nel settembre scorso che dietro quella citazione vi fosse una tremenda minaccia di morte al Segretario di Stato. In realtà qualcuno preparava una vendetta e lo scombussolamento della "cricca" bertoniana in Vaticano.

Questo qualcuno era vicino a Carlo Maria Viganò, nominato nel luglio del 2009 segretario del Governatorato e poi "deposto" con una lettera di Bertone del 13 agosto del 2011 per essere spedito a Washington, in qualità di nunzio apostolico. 

Ma le avvisaglie di questa deposizione c'erano già almeno dall'inizio del 2011. Il 5 febbraio appariva su "Il Giornale" un articolo praticamente anonimo che parlava della volontà di Viganò di sostituire il servizio di intelligence vaticana "interno" affidato ad "una persona perbene" con un servizio affidato ad un'azienda esterna. La persona perbene sarebbe l'aretino Domenico Giani, l'arcivescovo cattivo Mons. Viganò: "Si teme per la sicurezza, per la riservatezza; non piacciono le iniziative di chi è interessato a cambiare un sistema che per anni ha funzionato e servito con fedeltà coloro a cui, in via esclusiva, deve rispondere. L’intelligence vaticana è curata da un uomo perbene, che ha ben chiaro quali sono i suoi superiori, tuttavia la pressione esercitata da un arcivescovo per sostituire al lavoro interno, una centrale di sicurezza fornita da una società esterna, sta diventando insostenibile. Chi è questo arcivescovo dallo sguardo arcigno, che mette in fermento il santo condominio? Il nome è coperto da segreto. Chi sarà?"

Il nome è quello di Viganò, cui viene rinfacciata l'accusa - fondata? - di essere un nepotista, per via della presenza in Vaticano in particolare di suo nipote Carlo Maria Polvani. L'articolo concludeva: "Il fatto è che dal Palazzo Apostolico qualcuno, appassionato di calcio, ad un certo punto interverrà per richiamare il giocatore con le parole di un celebre allenatore. C’è da immaginarsi che l’ammonimento sarà «Zeru Tituli». Insomma anche in Vaticano vale ancora la competenza, principio inderogabile, soprattutto in un ambiente che sul segreto ha costruito la propria inviolabilità."

Ecco arrivare, dunque, lo sportivo Bertone che ammonisce Viganò e lo manda via... Quando però a settembre arriva la lettera del "Corvo" chi viene chiamato ad indagare? Proprio Domenico Giani, già ex ufficiale del Sisde. Tutta questa vicenda ci mostra dunque un sistema fatto di ricatti trasversali, di "dossier", di informazioni riservate e lettere anonime che rischia di implodere. E il guaio è che questo sistema coincide con il centro spirituale del Cattolicesimo.

Andiamo avanti. Nella trasmissione di ieri sono state mostrate delle inquietanti lettere scritte da Monsignor Viganò al Pontefice e al Segretario di Stato. Diffondere queste lettere attraverso i mass media non è certamente un metodo ortodosso per comunicare il proprio disagio. Assomiglia più ad un "regolamento di conti", ma non è detto che dietro il regolamento di conti non ci sia un potenziale beneficio per la Santa Sede e per il Cattolicesimo. Perché è evidente che queste lettere vengono diffuse oggi a poche settimane dall'annuncio del concistoro blindato dal Cardinal Bertone. Costituiscono dunque l'apertura di una vera e propria guerra per il prossimo conclave, nella quale è chiaro chi potrebbe soccombere ma non è evidente il volto del potenziale vincitore.

Questa guerra è tuttavia estesa su un fronte molto più ampio di quanto noi possiamo immaginare. E questo fronte lambisce il potere laico della massoneria, il potere della finanza, il potere della politica (per verità molto ridimensionato rispetto al passato). Monsignor Viganò cita infatti fra gli artefici del complotto volto a screditarlo prima e a defenestrarlo poi un tal Marco Simeon. Enfant prodige legato a Bertone e salito agli onori della cronaca nel 2011 per le sue frequentazioni con il presunto capo della P4, Luigi Bisignani. Simeon chiamerebbe Bisignani al telefono "coach" (allenatore). Ma già nel 2010 nell'ambito di altre intercettazioni telefoniche per la gestione degli appalti del G8 a La Maddalena appare questa figura del "coach" in una comunicazione fra Simeon e un terzo. Oggetto della discussione fra Simeon e Bisignani era un articolo dell'Espresso dedicato ai traffici relativi al G8. E tutti ricorderete che per lo scandalo degli appalti del G8 fu arrestato Angelo Balducci, già gentiluomo di Sua Santità, frequentatore e "benefattore" della Santa Sede, che come appurò qualche anno fa il pm Woodcock era implicato in un'operazione finanziaria che intendeva ripianare il fallimento dell'acquisto di una villa appartenuta a Sophia Loren con lo scopo di realizzarci la sede di un'associazione massonica.

Da questi fatti emerge l'immagine di un Vaticano che non si occupa affatto di religione, che non promuove la fede, ma vive di ricatti, raggiri, corruzione e talvolta depravazione. Emerge l'immagine di un Papa che non governa o che è messo nelle condizioni di non governare. Emerge l'immagine di un Segretario di Stato onnipotente che alimenta carrierismi e affari privati all'ombra del cupolone. Questa è l'immagine di una gerarchia ripugnante. E non importa se oggi non ne parla quasi nessun quotidiano, neppure quelli online, solo perché è scattato il coprifuoco. Verrebbe piuttosto da chiedersi perché i quotidiani italiani, sempre pronti a sparlare della Chiesa oggi si disinteressino ad uno scandalo così macroscopico. Sapere che il Vaticano organizza un presepe in piazza San Pietro dal costo esorbitante di 550.000 euro  è una notizia formidabile! Come sapere che il Vaticano nel 2009 ha perso 2 milioni e mezzo di dollari in una sola operazione finanziaria sbagliata... E questi dati sono contenuti nella lettera di Monsignor Viganò al Papa.

Perverso e inutile sarebbe difendere l'indifendibile. Tirar fuori i soliti ritornelli sui preti che sono prima di tutto uomini. Il fumo di Satana si è davvero insinuato in Vaticano e pur essendoci ancora numerosi sacerdoti, Vescovi e Cardinali degni e forse santi, essi sono sopraffatti dalla melmosa incrostazione di interessi e privilegi che soffoca ogni spiraglio di spiritualità. A questo punto, da semplice cattolico, non posso che augurarmi che i metaforici grandi funerali a corte ci siano per davvero. Che lo scandalo faccia piazza pulita degli intrecci fra Chiesa e potentati massonici. Si scandalizzeranno in molti, qualcuno perderà la fede, ma se non si tagliano i rami secchi e malati la pianta finirà per morire del tutto.

"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...". 

(Profezie della Beata Anna Caterina Emmerich - 12 settembre 1820)

martedì 24 gennaio 2012

ARTISTA O PARACULO?

Piero Manzoni - Merda d'artista - 1961
di Francesco Colafemmina

Ci sono artisti come Manzoni che non hanno mai avuto paura di rivendicare la propria merda (d'artista) e  altri che invece sono pronti a rinnegarla. Uno di questi è il regista Romeo Castellucci. In una recente conferenza stampa organizzata dal Teatro Parenti di Milano, dove oggi andrà in scena la sua opera blasfema salita agli onori delle cronache, Castellucci ha detto di non aver mai concepito l'idea di sporcare il volto di Cristo con degli escrementi o dei simil-escrementi. Eppure solo un anno fa diceva l'esatto contrario. Scopo della sua opera era unire escatologia e scatologia e dunque "gettare un po' di merda sul volto di Dio". Così in una intervista recuperata da Francesco Agnoli...

Se non ci credete guardate il video che ho realizzato per l'occasione. Peccato per Castellucci, francamente credevo fosse un artista di quelli duri e puri, capaci di rivendicare la propria spregiudicatezza e le proprie provocazioni. E invece dimostra di essere un borghese che si piega al suo pubblico borghese e per non impressionarlo è pronto a rimangiarsi le sue affermazioni e a mostrarsi cattolico adulto di stampo mancusiano. Quindi l'interrogativo è d'obbligo: artista o paraculo?



venerdì 20 gennaio 2012

IL CAMMINO NEOCATECUMENALE E LA RIFORMA DELLA RIFORMA DELLA RIFORMA DELLA...

Cristo Re - Kiko Arguello - 1960
Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso;  
e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima. (G. Bernard Shaw) 


di Francesco Colafemmina

La notizia di oggi ha lasciato molti cattolici senza parole. A dire il vero il processo di definitiva approvazione ed integrazione del Cammino Neocatecumenale all'interno della Chiesa era già in atto da un po' d'anni. Il movimento Neocatecumenale nonostante l'aggressività e il settarismo dei suoi aderenti è considerato da numerosi uomini di Chiesa uno strumento per la "nuova evangelizzazione", una vera risorsa per la Chiesa del futuro. Mi permetto di dubitare in merito, specie perché il Cammino ha una sua estetica personale - la nuova estetica (roba che nemmeno nell'orwelliano 1984) in palese contrasto con l'estetica cattolica, ma lo so: il mio parere non conta nulla. Veniamo piuttosto alla questione "liturgia" neocatecumenale approvata. Qualcuno dice "non è stata approvata la liturgia neocatecumenale, ma solo alcune cerimonie non strettamente liturgiche". E' vero, ma andrebbero chiariti alcuni punti. 

Chiesa Neocatecumenale 
Prima di tutto non esiste una liturgia neocatecumenale. Esiste un apparato liturgico neocatecumenale fatto di particolari prassi liturgiche e apparecchi scenografici, ma questo apparato, queste suppellettili, questi canti e danze che esitano in veri e propri abusi liturgici, insistono sui libri liturgici della Chiesa Cattolica. Ripeto: non esiste una liturgia propria, ma un modo singolare di vivere la liturgia.

Questo "modo singolare" si inserisce all'interno del cosiddetto "cammino di iniziazione cristiana" e si esplica - da statuto - attraverso tre celebrazioni essenziali: la celebrazione penitenziale, quella della parola e quella eucaristica. A tali "celebrazioni" se ne aggiungono altre che segnano il percorso iniziatico del neocatecumeno. Ora, sono queste "celebrazioni" ad aver ottenuto l'approvazione dalla Congregazione per il Culto Divino. La responsabilità è dunque tutta del Cardinal Canizares che alterna  periodicamente attacchi francesi a ritirate spagnole, timide aperture alla riforma della riforma che costantemente abortiscono o restano sui giornali o nelle illusioni di qualche fedele.

Aggiungo che negli Statuti c'è scritto (art.14, comma 3) "Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede. Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto."

Il punto è che nonostante le buone intenzioni il rito non avviene in questi termini. Anche dopo l'impegno dello Statuto i Neocatecumenali fanno di testa loro. Vengono infatti costantemente violate le prescrizioni dello Statuto e posso confermarlo per esperienza diretta. Pertanto il Papa - che nonostante il controllo della sua Curia invadente ed anarchica ha le idee ancora chiare - ha ritenuto opportuno aggiungere oggi alcune note a piè di pagina sul senso della liturgia come momento di comunione non settaria ma universale della Chiesa intesa quale Corpo Mistico. Parole che entrano dall'orecchio di Kiko ed escono da quello di Carmen...

Due notazioni personali.

Primo: come può il Cardinal Canizares consentire che ancora oggi si demoliscano gli altari antichi, si discetti su dove mettere un ambone o come eliminare delle balaustre, e poi lasciare la possibilità ad un gruppo carismatico di celebrare la Messa a suo piacimento? Come si può non dico ignorare l'esempio del Santo Padre che ha riportato al centro dell'altare il Crocifisso ma arrivare ad approvare le "celebrazioni" di chi al posto del Crocifisso al centro dell'altare pone la sacra Menorah? Canizares un tempo lo chiamavano "il piccolo Ratzinger". Credo che oggi lo si possa continuare a chiamare solo "il piccolo"...

Altare Cattolico
Altare Neocatecumenale
Secondo: da semplice cattolico mi indigna sapere che il rito millenario della Chiesa, quella che semplicisticamente è definita Messa in latino, sia ancora un tabù per molti Vescovi, mentre oggi si autorizzano pseudo-celebrazioni fondate su un direttorio catechetico approvato un anno fa e composto da ben 12 Volumi, ma segreto! Come è possibile che la Chiesa mantenga ancora segrete le catechesi di un movimento carismatico che si dice "cattolico" ossia universale? Mi preoccupa dunque una Chiesa che approva movimenti esoterici. Personalmente preferisco una Chiesa essoterica, aperta a tutti ma uguale per tutti!

ERMENEUTICA DEL CAOS...

Messa Cattolica del XXI secolo... 
Ipsissima verba di Kiko Arguello: E` un momento storico, e` quello che stavamo aspettando: che la Chiesa riconoscesse la validita` di questa iniziazione Cristiana. La Chiesa ha ordinato di studiare la dottrina e l’ha approvata. Ma la Congregazione del Culto diceva che bisognava esaminarla da un punto di vista liturgico. E adesso viene il sigillo, che dice che anche queste celebrazioni che marcano le tappe di crescita dell’itinerario di maturazione dell’uomo nuovo sono magnifiche e sono veramente ispirate, aiutano l’uomo a cescere nella fede e a unirsi a Gesu` Cristo, a farlo cristiano. Tutto nella Chiesa deve essere studiato e approvato. Dopo tanti anni come non possiamo essere contenti e grati a Dio che dopo tante sofferenze e tanto lavoro in tutto il mondo la Chiesa riconosca ufficialmente che questa inziazione cristiana e` valida per la costruzione di un cristiano, di un uomo nuovo, per fare un cristiano adulto.

Messa Cattolica di sempre!

lunedì 16 gennaio 2012

IL CORAGGIO E LA CHIAREZZA DI MONSIGNOR NEGRI SULLO SPETTACOLO BLASFEMO

Mons. Luigi Negri - Vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro
Pubblico di seguito il mirabile commento di Mons. Negri apparso oggi su La Bussola Quotidiana (mie sottolineature):

QUANDO LA CHIESA NON PUO' TACERE

di Mons. Luigi Negri

Intervengo sulla base delle notizie lette e ascoltate in questo periodo. Notizie che sono a volte confuse e contraddittorie sui dettagli, ma chiare quanto alla sostanza, provengono da fonti diverse e certamente perciò non sono ideologicamente condizionate. 

Mi pare che innanzitutto ci sia da dire che questo è un episodio miserevole dal punto di vista della espressione, non dico artistica, ma dell’espressione umana. Ed è certamente la conferma di quello che ho già detto immediatamente dopo gli scontri di Roma del 15 ottobre scorso, in ordine alla distruzione della statua della Madonna: il filo conduttore, che unisce espressioni che apparentemente sembrano divergere moltissimo, è l’anticristianesimo. 

Ormai l’ideologia dominante è quella anticristiana, quella che tende all’abolizione sistematica della presenza e dell’annunzio cristiano, sentito come una anomalia che mette in crisi questa omologazione universale operata dalla mentalità laicista, consumista, istintivista. 

Quindi da questo punto di vista il giudizio non può che essere inappellabilmente negativo: è un’espressione meschina di una volontà di eliminare la tradizione cristiana, in questo caso colpendo il contenuto fondamentale della fede. Colpendo l’immagine e la figura di Gesù Cristo nei confronti del quale nella scritta finale – credo che apparirà ancora malgrado tutte le modificazioni a cui in qualche modo sono stati costretti – apparirà il rifiuto di essere figli di Dio. E quindi si manifesta la volontà di sostituire alla figliolanza divina la proclamazione della propria autonomia e autosufficienza, che è stato il delirio della modernità. 

C’è poi il problema della reazione. Su questo io mi devo avventurare con molta circospezione perché non intendo prestare il fianco a nessuna critica nei confronti di altre Chiese o di altri confratelli. Sono stato molto lieto nell’apprendere che - in situazione analoga - la Chiesa francese e in particolare il capo della Conferenza episcopale francese, il cardinale di Parigi, ha proposto un gesto rigorosamente penitenziale in ordine a questa blasfemia implicando la struttura fondamentale della Chiesa. 

Io mi chiedo questo, e su questa domanda mi fermo: una Chiesa particolare - o una connessione di Chiese particolari che aderiscono alle Conferenze episcopali nazionali - che non reagisca in termini assolutamente essenziali e pubblici a questo attacco violento alla tradizione cattolica, io mi chiedo: se non interviene su questo punto, su che cosa interviene? 

Che cosa mette più in crisi la possibilità di una comunicazione obiettiva della fede di questa serie di iniziative tese a screditare, a criminalizzare, a corrompere la nostra tradizione? Certo che se le Chiese cosiddette ufficiali – ma il termine mi è assolutamente ostico perché la Chiesa è una sola, non è né quella ufficiale né quella carismatica, la Chiesa è il mistero del popolo di Dio nato dal mistero di Cristo morto e risorto e dall’effusione dello Spirito, quindi c’è una Chiesa sola –; se la Chiesa non reagisce adeguatamente in modo certamente non rancoroso, non livido, assumendo in senso uguale e contrario l’atteggiamento demenziale di questi parauomini di cultura; se non reagisce la Chiesa, allora necessariamente possono intervenire in maniera protagonistica gente o gruppi che nella Chiesa non hanno a cuore soltanto la difesa della Chiesa ma hanno a cuore l’espressione legittima delle loro convinzioni. 

Allora poi non si dica che la protesta è dei tradizionalisti; la protesta è dei tradizionalisti perché la Chiesa come tale non prende una posizione, che a me sembrerebbe assolutamente necessaria. 

Nella mia diocesi non è previsto lo spettacolo, fortunatamente. Questo è il vantaggio delle piccole comunità diocesane, ai margini del grande impero massmediatico. Ma nel caso che nella diocesi di Milano questo spettacolo si verificasse effettivamente, io devo considerare che sono ancora immanente alla Chiesa di Milano e vi sarò finché campo. Sono capo, sono padre della Chiesa di San Marino-Montefeltro, ma sono figlio della Chiesa di Sant’Ambrogio e di San Carlo, nella quale ho ricevuto il battesimo e tutti i sacramenti fino all’ordinazione episcopale. Non potrò quindi non considerare una presa di posizione discreta, misurata, che dica il dissenso di un vescovo di origine ambrosiana nei confronti di quello che accade nell’ambito della società milanese. 

* Vescovo di San Marino-Montefeltro

domenica 15 gennaio 2012

SIAMO ALLA FRUTTA...

Mons. Sanna: un pacifico Arcivescovo
di Francesco Colafemmina

I metodi propagandistici usati dalla Diocesi di Oristano rasentano il grottesco. A seguito della notizia data dal sottoscritto di una omelia nella quale Sanna invece di difendere il volto di Cristo dalla blasfemia di Castellucci, scambiava la blasfemia per una "ricerca di Dio", la reazione dell'Arcivescovo ha preso le forme dell'accurata operazione mediatica fondata sul vittimismo, dando il via ad una vera e propria caccia al "tradizionalista". Così, invece di spiegare pubblicamente di aver sottovalutato il peso di quell'opera teatrale e l'offesa a Nostro Signore che vi è contenuta - pur giustificata da qualcuno con la libertà dell'arte - Sanna ha preferito riversare fango sul sottoscritto. Lo ha fatto ieri, ad esempio, affermando a chiare lettere su La Nuova Sardegna:

"Sto ricevendo un'infinita quantità di messaggi di solidarietà e questo mi fa capire che la stima nei miei confronti non è intaccata dalle calunnie di persone senza dignità e credibilità."

Eccellenza, a tanto siamo arrivati? Io sarei una persona "senza dignità e credibilità"? La ringrazio, dopo anni di battaglia non pensavo che proprio un Vescovo sarebbe arrivato a dirmi questo. 

Ma come - avrà pensato - un laico, un "tradizonalista" si permette di dire che non ho condannato la pièce blasfema? Si permette di diffondere una notizia del genere? E' un dato di fatto, ma evidentemente brucia. Perché è inutile nascondersi dietro ad un dito: quella pièce è stata citata nell'omelia per dimostrare che quella che per i tradizionalisti-fascisti-lefebvriani parigini era una blasfemia, in realtà per Sanna è una forma di ricerca del volto di Dio (della serie "Cortile dei Gentili"). Perciò Sua Eccellenza ha pensato fosse utile citare Castellucci a supporto della sua omelia. E lo ha confermato egli stesso: "Ho solo citato una frase di un'intervista all'autore, per mettere in evidenza che la ricerca di Gesù e del suo volto è presente nel cuore di tutti gli uomini." Tutto legittimo, ci mancherebbe altro. Ma preferisco non fare l'esegeta dinanzi ad un dotto prelato. Più che di esegetica avremmo bisogno oggi dell'ausilio della laspologia: quella scienza che studia il fango.

Vi preciso, cari lettori, che con questo non cerco la vostra solidarietà della quale peraltro vi ringrazio e non intendo fare la vittima. Metto solo in evidenza che se alcuni pastori della nostra Chiesa Cattolica sono capaci di arrivare a montare un simile polverone, se sono più bravi a difendere se stessi da presunti attacchi che il volto di Cristo dalle pietre e dai liquami, se invece di protestare perdono tempo a gettar fango su chi come me, giovane e senza peli sulla lingua, combatte una battaglia per una Chiesa che torni ad essere autorevole, che non spenda inutili denari ad "adeguare" cattedrali e a realizzare chiese ed opere d'arte sacra orrende. Se siamo arrivati a questo punto è proprio vero che non ci resta che affidarci alla Santa Vergine. Siamo infatti alla frutta. Detto questo, non voglio più sentir parlare di Sanna e di questo modo di esercitare l'autorità episcopale che si qualifica da sé.

Di seguito alcuni esempi di laspologia:

"Hai un cognome al quale bisogna tener fede... Rilassati!" (Messaggio in codice: vai con le femmine e rilassati!) Don Mariano Pili - Parroco di Fordongianus  - Mail ricevuta il 13 gennaio.

Messaggi sul profilo Facebook di Monsignor Sanna:

Michela Murgia (scrittrice e teologa, autrice - fra l'altro - di "Ave Mary. E la Chiesa inventò la donna". La Murgia chiede l'amicizia a Sanna su Facebook col solo scopo di scrivere questo messaggio sulla sua bacheca)

"Esprimo la mia massima solidarietà a monsignor Sanna, pesantemente attaccato da un blog fondamentalista pre-conciliare a causa del palese fraintendimento di una sua dichiarazione in una recente omelia, dove però il pastore diceva tutt'altro. E' noto che i frequentatori di simili blog non siano proprio delle aquile quanto a prontezza di intendimento, ma sarebbe bastato fare anche solo una ricerca in rete per realizzare che la rettitudine personale, la sapienza pastorale e la pratica ecclesiale inclusiva di questo vescovo avrebbero consigliato più prudenza nell'emettere giudizi beceri e affrettati. Un caro saluto, Eccellenza: non se ne curi!"

Altri messaggi ricevuti da Sanna:

"Eccellenza, siamo con Lei! E' commovente leggere gli attestati di stima e solidarietà che sta ricevendo. Possa la vicinanza della sua gente sciogliere l'amarezza causata da qualche fanatico."

"Sono entrata nel blog e ne sono uscita sconvolta per il fanatismo che trasuda! Posso darle un consiglio? "non ti curar di lor ma guarda e passa"."

"Gli attacchi di questi signori tradizionalisti mostrano tutta la loro arroganza e ignoranza. Dal libro del profeta Isaia leggiamo: qualsiasi arma formata contro di te non avrà nessun successo, e qualsiasi lingua si levi contro di te in giudizio tu la condannerai. "

"Il livello etico e morale, oggigiorno, ha avuto una pesante caduta verso il basso.. ma purtroppo, questa è l'era nella quale viviamo... "

"Stia tranquillo Mons. Sanna, le stupidaggini di certi blog non scalfiranno la nostra fede. "

"Eccellenza non si curi di queste persone sono solo dei poveri..."

"Quanto alla condotta degli autori di simili blog, integrando la stessa violazione penale, non resta che la querela chiedendo che vengano condannati per diffamazione ed ingiurie oltre che alla rifusione del danno di immagine. E' un diritto-dovere in ossequio all'incarico rivestito!"

"La stimo anch'io tantissimo! Ci deve essere stato un malinteso perché Lei vuole il Bene di tutti!"

"Tutta la mia solidarietà Mons Ignazio Sanna per il vergognoso attacco di un Blog."

"Non so chi sia l'autore del blog "Fides et Forma", quali competenze abbia ed a quale confessione religiosa appartenga. Spero solo che tale acrimonia, intolleranza e visione settaria, che nulla hanno da spartire col messaggio evangelico, non trovino mai cittadinanza o acquiescenza nella comunità cattolica."

"Sono solo fenomeni di intolleranza religiosa allevati sul brodo fascista. Parlano di Falangi e di Milizie: ma sono talmente gretti ed egoisti che non danno elemosine a chi non ha pane e non visitano gli infermi. Non hanno tempo: lo dedicano a scrivere stupidaggini!"

venerdì 13 gennaio 2012

PAOLO VI E L'ARTE BLASFEMA: I VESCOVI DI OGGI HANNO SOLO DA IMPARARE


"E' stata diffusa la notizia che sarà quanto prima promosso in Danimarca (Paese celebre e caro per ben altri titoli), e prodotto e diffuso in altri Paesi, un turpe film erotico su Gesù Cristo. Se ne è già parlato molto, e vi sono già state critiche anticipate e proteste pubbliche e private, piene di disgusto e di deplorazione.

Non possiamo noi stessi tacere la nostra pena personale per l’ignobile e blasfemo oltraggio, in cui si intende deformare la figura intangibile del nostro Salvatore, supremo oggetto della nostra fede e del nostro amore. Ne rimarrà offesa tutta la religione cristiana. Anche molti Protestanti hanno già apertamente reagito.

Non può essere invocata, a noi pare, nel caso presente, la libertà dell’arte, della storia, della cultura, e nemmeno di certe tendenze mistiche filocristiane di alcuni gruppi di gioventù moderna, per giustificare un simile vilipendio, a quanto si dice, di ciò che il mondo ha di più sacro, e il popolo credente ha di più caro.

Cristo è fatto zimbello di sacrileghe ed immonde falsità: questa è la realtà. Dov’è la nostra comune coscienza morale e civile? Possiamo ammettere che si degradi a tal punto la nostra convivenza sociale?"

giovedì 12 gennaio 2012

DIETROFRONT: MONSIGNOR SANNA CONDANNA LO SPETTACOLO BLASFEMO E (FORSE) MI QUERELA! PER COSA?

Mons. Ignazio Sanna - Arcivescovo di Oristano
di Francesco Colafemmina

Ricevo ieri su Facebook per tramite di un amico lettore il seguente messaggio di Sua Eccellenza Mons. Sanna:

Caro XXXXX, 
Come puoi capire, sono molto amareggiato per questo attacco in mala fede. Io non conosco ll'opera blasfema. Ho solo citato una frase di un'intervista all'autore, per mettere in evidenza che la ricerca di Gesù e del suo volto è presente nel cuore di tutti gli uomini, anche di quelli che vorrebbero ignorarlo o oltraggiarlo. Mi pare che il senso dell'omelia sia più che chiaro. Sentirò l'avvocato e vedo se ci sono gli estremi per una querela per diffamazione. Non mi si può gettare del fango e incitare gli altri a gettarmene. Non so se tu puoi fare qualcosa con l'autore del blog, nel senso di invitarlo a rimuovere il post e a fargli capire che io non ho niente a che fare con quest'opera blasfema. 
A presto. 
+IS

Rispondo all'amico che inoltra la mia mail all'Arcivescovo di Oristano come segue:

Caro XXXXXX, 
ti prego di far leggere questa mia mail a Sua Eccellenza. Ho eliminato la dicitura sarcastica in calce alla sua foto e modificato qualche termine. Di più non posso fare perché non mi pare di aver gettato fango su nessuno né tantomeno di aver diffamato Sua Eccellenza. Ho solo riportato dei fatti. Sua Eccellenza ha letto della rappresentazione blasfema. 
Ha letto su Repubblica del 1 novembre che nel corso della rappresentazione il volto di Cristo veniva imbrattato di escrementi, ma ha preferito soffermarsi sul valore spirituale delle affermazioni del regista. Mi sembra sia stato legittimo da parte sua cogliere questa tensione cristocentrica di Castellucci almeno quanto è legittimo da parte mia mettere in evidenza che invece di condannare un uso distorto dell'immagine di Nostro Signore, abbia preferito citare positivamente lo spettacolo all'interno di un'omelia. D'altra parte dovrei avere davvero un concetto non troppo elevato dell'intelligenza di Mons. Sanna per pensare che nello scrivere le sue omelie si accontenti di citare un passo di una qualunque intervista pubblicata per sbaglio su un quotidiano. 
Un Vescovo non si rivolge a un branco di insipienti bensì a persone che potrebbero aver letto quello stesso giornale. Che potrebbero essere a conoscenza del fatto che nello spettacolo si tirano sassate sul volto di Cristo e lo si offusca coi liquami. E dunque potrebbero restar scandalizzate dal veder citata quell'opera all'interno dell'omelia di Sua Eccellenza alla pari di altri passi scritturali. 
Che poi ci siano dei lettori esaltati miei o di altri siti che hanno scritto privatamente a S.E. attaccandolo personalmente è un altro conto. Non li ho certo istigati io e li condanno. Anzi, nel mio blog ho moderato (leggasi cestinato) tutti i commenti che potessero essere lesivi della persona dell'Arcivescovo (in totale non più di due). Sarei ben lieto di ospitare invece sul blog un chiarimento da parte di Sua Eccellenza che possa rasserenare gli animi e far comprendere che non era sua intenzione lodare l'opera in questione. Allo stesso tempo potrei stigmatizzare pubblicamente coloro che hanno colto l'occasione per offendere Sua Eccellenza. A questo punto lanci di uova a teatro e improperi rivolti a Monsignor Sanna si equivarrebbero in scarsità di tolleranza e d'intelligenza. 
Ci tengo poi a precisare che proprio trovandomi su posizioni opposte rispetto a quelle di coloro che vorrebbero protestare con manifesti e rosari davanti al teatro, non ho mai usato toni apocalittici per definire questo osceno spettacolo ed ho, anzi, spronato gli organizzatori dell'evento ad utilizzare meglio le loro energie al fine di non fare pubblicità allo spettacolo stesso. Detto questo, preferisco non cogliere quella che alle mie orecchie suona come una minaccia di querela per diffamazione. Ripeto, non ho diffamato nessuno. Ho raccontato i fatti riportando citazioni e link a supporto. D'altro canto credo che un Vescovo potrebbe agire meglio a livello pastorale spiegando gli equivoci più che ventilando querele. Anche perché il sottoscritto non è un giornalista professionista, non è protetto da un giornale ed ha il coraggio della testimonianza cristiana nelle proprie affermazioni e non certo il narcisismo di chi getta discredito su un vescovo per farsi pubblicità o vendere più copie. 
Certo, quindi, che Sua Eccellenza comprenderà le mie ragioni e saprà trovare un modo per rimediare a questo equivoco, nell'assicurare che cercherò per quanto in mio potere di consigliare a coloro che l'hanno offesa di chiedere umilmente scusa per ciò, ti saluto caramente e con te saluto Sua Eccellenza.

Francesco Colafemmina

Di seguito il comunicato della Diocesi di Oristano. Personalmente mi sembra che ci si arrampichi sugli specchi, ma giudicate voi. Se Sua Eccellenza ha dato mandato al suo legale evidentemente è irritato. Sarà perché la notizia della sua citazione di Castellucci in un'omelia vien fuori proprio quando qualcuno parla della sua possibile nomina a segretario della Congregazione per la dottrina della fede? Mi spiace della penosa coincidenza. Intanto esultiamo: finalmente un vescovo ha condannato l'opera blasfema.

La citazione, in un'omelia (Omelia per la Commemorazione dei Defunti. 02.11.2011)sulla fede nella vita eterna e sulla tensione a contemplare il volto di Gesù, d'una frase di un regista che dichiara che "siamo tutti nutriti di Cristo", e di attori che lamentano l'abbandono del Cristo, da un blog tradizionalista sono stati considerati come una difesa di un'opera teatrale giudicata blasfema, che l'Arcivescovo non ha visto e non intende vedere. Chi legge senza pregiudizi il testo dell'omelia si rende subito conto che si è voluto dire esattamente l'opposto di quanto si vuole insinuare. L'Arcivescovo ha voluto dire, senza equivoci, servendosi di un bel testo di un noto teologo italiano, che la ricerca di Dio e la ricerca del volto di Gesù, sono nel cuore di tutti gli uomini, anche di quelli che protestano contro Dio per l'esistenza del male nel mondo, o per coloro che offendono la figura di Gesù con qualsiasi pretesto. L'accostamento della figura di Giobbe, per quanto riguarda la protesta per l'esistenza del male, e di S. Agostino, per quanto riguarda la ricerca di Dio, dovrebbe essere più che sufficiente per capire il vero senso della citazione. Per togliere, comunque, ogni ombra d'equivoco, l'Arcivescovo dichiara di condannare apertamente e decisamente ogni rappresentazione teatrale che oltraggi l'immagine di Gesù e ferisca la sensibilità dei fedeli. Allo stesso tempo, informa d'aver dovuto dare mandato al suo legale di difendere la sua persona e la sua reputazione.

mercoledì 11 gennaio 2012

IL RITOCCO DELLA GARITTA...


Foto tratta da Roma.repubblica.it
Ricorderete tutti la statua di Giovanni Paolo II donata dagli Angelucci al Comune di Roma e opera di Oliviero Rainaldi. Ebbene, oggi quella statua è transennata per un intervento di "ritocco": "sono previsti dei lavori per donare all'opera una nuova testa, ritoccare la patina, modificare il mantello e installare una base di sostegno più alta di 30 centimetri rispetto all'originale." I costi accessori saranno sostenuti dalla fondazione Angelucci. Qui di seguito una interessante intervista a Rainaldi del maggio scorso.

lunedì 9 gennaio 2012

UN VESCOVO ITALIANO PARLA DELLO SPETTACOLO BLASFEMO: POSITIVAMENTE E IN UN'OMELIA

Mons. Ignazio Sanna - Arcivescovo di Oristano
di Francesco Colafemmina

Chi l'ha detto che la Chiesa Cattolica Italiana è muta dinanzi allo spettacolo blasfemo di Castellucci che sarà a breve messo in scena a Milano? Tutti i Vescovi tacciono, anche il Cardinal Scola. Forse temono che un loro intervento possa dispiacere all'establishment e trasformarsi in una ritorsione su ICI e 8 x mille. Ma in realtà un Vescovo che parla dello spettacolo c'è già. E' l'Arcivescovo di Oristano, Monsignor Ignazio Sanna detto anche "il distruttore" per via della demolizione dell'antico altare della Cattedrale di Oristano.

Il problema è che Sanna non parla per condannare l'uso blasfemo dell'immagine di Cristo all'interno dell'opera di Castellucci. Al contrario cita estratti della pièce all'interno di una sua omelia, parificandoli ad altri brani scritturali. Leggete per credere:

"Con la sapienza di Giobbe, alla fine del viaggio tra le consolazioni di Dio e le tribolazioni del mondo, il cristiano nutre la speranza che i suoi occhi contempleranno Dio “non da straniero” (Gb19, 27). Egli è e resta in questo mondo un cercatore di Dio, un mendicante del Cielo, sulle cui labbra risuonerà sempre la struggente invocazione del Salmista: “Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto” (Sal 27,8s). Anche se gli attori dello spettacolo Sul concetto di volto nel Figlio di Dio rivolgono all’immagine maestosa del Cristo di Antonello da Messina la domanda accorata: “perché ci hai abbandonato?”, il regista dell’opera ribadisce che “noi siamo nutriti dell’immagine di Cristo”. In realtà, il volto del Signore, riscoperto da S. Agostino come bellezza sempre nuova e sempre antica, mai uguale eppur sempre lo stesso, veglia su ogni stagione del cuore. “La sua grazia rimane per sempre, la sua fedeltà è fondata nei cieli” (Sal 88, 3)." (Omelia per la commemorazione dei defunti - Cimitero di Oristano - 2 Novembre 2011).

L'omelia è scaricabile per intero qui dal sito personale dell'Arcivescovo (ignaziosanna.com tipo ladygaga.com o ligabue.com). Nessuna blasfemia, dunque, ma un'opera teatrale ricca di messaggi cristiani. Avete capito bene: mentre voi fedeli cercate di difendere il volto di Cristo dalle pietre e dai liquami, un Vescovo innalza ad opera di alto valore teologico proprio quella stessa rappresentazione teatrale. Più in dettaglio Sanna prendeva spunto da un'intervista a Castellucci pubblicata su Repubblica del 1 novembre 2011 con il seguente titolo enfatico: "Rischiamo la vita ma non cederemo agli oscurantisti". Se ne deduce che Sanna legge "La Repubblica" e non vuol cedere neppure lui agli "oscurantisti".

Se questo è lo stato della Chiesa Italiana credo sarebbe più opportuno protestare contro questi nostri pavidi vescovi, in qualche modo complici di un pensiero anticristiano e gnostico, piuttosto che prendersela con un regista che almeno ha la coerenza di non dirsi cattolico. Castellucci ha infatti già scoperto le carte anni fa. Nel volume di Chinzari-Ruffini dal titolo “Nuova scena italiana: il teatro dell’ultima generazione” edito da Castelvecchi nel 2000, a p.105 si parla di un’altra rappresentazione teatrale del regista dal titolo particolarmente evocativo “Lucifero, quanto più una parola è vecchia, tanto più va a fondo”. Castellucci citato nel testo afferma: “Lucifero è l’artista, nel senso di colui che assume su di sé il peso del poter solo ridire, riprodurre. E’ una figura molto ambigua, che non incarna solo il male, perché il male è anche Dio, che è bene e male, tant’è che in alcune tradizioni è Lucifero il primo martire”. Più chiaro di così!