lunedì 20 maggio 2013

"CHIESE BRUTTE PER I BUDGET RIDOTTI": SARA' VERO?

Meier - Chiesa del Padre Misericordioso
di Ettore Maria Mazzola* 

 All’interno della rubrica “Arte” de La Repubblica del 16 maggio 2013 è stato pubblicato un articolo a firma di Orazio La Rocca dal titolo molto significativo: "Sembrano magazzini: polemica in Vaticano sulle chiese ideate dagli architetti superstar" … il sottotitolo era ancora più significativo: “Nel mirino le 45 nuove parrocchie della Capitale commissionate dal Vicariato. Il sovrintendente Paolucci: non ispirano la preghiera”.

Sembra dunque che finalmente qualcuno, all’interno del Vaticano, abbia iniziato a dire le cose per quello che sono! 
La CEI negli ultimi anni s’è resa responsabile della promozione e della realizzazione di strutture insensate spacciate per chiese, eventualmente ignorando e condannando chi cercasse di esser più rispettoso della tradizione e della simbologia, io stesso, per il Concorso della Nuova Chiesa Sussidiaria di Piacenza, ho potuto verificare certi comportamenti. 
Dalla Chiesa del Padre Misericordioso di Meier a Tor Tre Teste alla orribile Chiesa di San Paolo Apostolo di Fuksas a Foligno, passando per il Santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo … ma la lista sarebbe lunghissima da riportare, le nuove chiese risultano essere una più astrusa dell’altra! Molte di queste chiese sono state commissionate a delle archistar appartenenti ad un diverso credo le quali, di conseguenza, si sono perfino rifiutate di mettere una croce “per non danneggiare la propria composizione architettonica”. 
Non è uno scherzo, sono molto serio! Così si espresse infatti Richard Meier circa la costruzione della Chiesa di Tor Tre Teste! 
L’assurdo è che, all’epoca in cui una gran parte dei romani espresse indignazione davanti alle affermazioni di Meier, il teologo P. Sigurani alla domanda «perché sulla chiesa di Meier non c’è una grande croce?» rispose «È strumentale che nella polemica sulla “chiesa senza croce” siano laici nostalgici e codini a rimproverare, a torto, ai cattolici l’assenza del crocifisso […] Questa bufera nasce da una clamorosa ignoranza: è tutto l’edificio ad essere evangelico. Chi critica il progetto non conosce il simbolismo cristiano […] L’edificio di Meier è il segno del rapporto fra spirito e materia, anzi è più tipicamente cristiano della basilica di San Paolo, [????] già siamo invasi da crocifissi desacralizzati al collo di attrici e modelle: il segno fondamentale non è la croce bensì la comunità che si riunisce per celebrare il mistero della resurrezione. Non cambia nulla che architettonicamente il simbolo ci sia oppure no. Il progetto riflette la volontà di entrare in dialogo con gli individui e il sociale ». 

Monestiroli - Chiesa di San Carlo Borromeo
Sicché fa sorridere sentire che il Cardinale Ravasi, in qualità di Ministro della Cultura della Santa Sede, nel corso di una Lectio Magistralis del 2011 presso la Santa Sede definì le nuove chiese fatte edificare dalla CEI come "spazi per sale congressi, ambienti simili a palazzetti dello sport, ambienti abbrutiti e volgari". Egli infatti è la stessa persona che ha voluto la nomina di Mario Botta a membro ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon, ma è anche il promotore e sostenitore di non poche nefandezze spacciate per arte per architettura sacra. 

Ma chi vogliamo prendere in giro? 

L’articolo di Repubblica faceva riferimento alla presentazione, avvenuta il 14 maggio 2013, del volume "Chiese della Periferia Romana" edito da Electa. Il testo è stato curato da Monsignor Liberio Andreatta, Direttore dell'Opera Romana per la Preservazione delle Nuove Chiese, e dagli architetti Marco Petreschi, docente della facoltà di architettura di Valle Giulia, e Nilda Valentin. 
Nel corso di quella presentazione, il professor Antonio Paolucci, storico dell'arte italiano e attuale Direttore dei Musei Vaticani, nonché Sovrintendente dei Beni Artistici della Santa Sede, già Ministro dei Beni Culturali e Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, ha commentato in maniera inequivocabile e spietata - sebbene senza citare nomi e luoghi: «Più che nuove chiese sembrano musei o grandi magazzini. Ambienti che non invitano alla meditazione, privi del senso del sacro e senza nessun afflato mistico-religioso». Paolucci, diversamente dalle parole incoraggianti degli autori del volume, ha dato una chiave di lettura drammatica, dicendo: «Io invece, pur avendo visto e rivisto, letto e riletto questo volume non posso non rilevare quanta confusione regni sotto il cielo di Roma in materia di nuove chiese. E la situazione non può che generare preoccupazione. Chiese? Parrocchie? Ma qui siamo al massimo davanti a spazi museali, ambienti che non invitano alla preghiera e alla meditazione». […]: «Niente a che vedere con le chiese barocche che da secoli "parlano" della fede cristiana con tabernacoli ben visibili, cupole, icone, immagini della vita della Chiesa che aiutano i parroci nelle loro catechesi. Persino le chiese ortodosse della Russia assolvono in pieno a questi compiti di formazione e di catechesi». 

La cosa, ovviamente, non è andata giù ai sostenitori delle nuove chiese, ed uno degli autori del volume, Marco Petreschi, autore peraltro di un paio di queste recenti chiese incriminate – Chiesa di San Tommaso Apostolo e Chiesa della Beata Madre Teresa di Calcutta – ha voluto sminuire la parole di Paolucci, o quantomeno far capire che, forse perché lo storico dell’arte non è del mestiere, non può capire che oggi come oggi non possano farsi certi paragoni. Così Petreschi ha affermato: «È chiaro che il professore è abituato a fare analisi storiche e su chiese progettate da grandi architetti del passato […] è troppo facile analizzare complessi storici per i quali furono stanziati finanziamenti ingenti […] non è secondario ricordare che i progettisti lavorano con budget limitati e se le periferie hanno 45 nuove chiese è un autentico miracolo, al di là dei giudizi estetici ed architettonici».

Sartogo - Chiesa del Santo Volto
Sarà vero? 

Facciamo un po’ di conti e vediamo chi dice la verità, facciamo solo un paio di valutazioni relative a due chiese commissionate alle archistars i cui conti sono noti: Prendiamo per buona la valutazione dell’Adeguamento del Costo di Costruzione indicata dall’Ordine degli Architetti di Roma a tutto il 1° gennaio 2013 che riporta, per edifici di particolare pregio e complessità, un valore di €/mc 408,00, ovvero di €/mq 1.224,00.

Prendiamo ora i costi, solo per l’involucro chiesa, ovvero esclusi gli arredi, della Chiesa del Padre Misericordioso a Tor Tre Teste di Richard Meier e della Chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo di Renzo Piano. 
Per correttezza di calcolo applichiamo il coefficiente di rivalutazione economica indicato dall’ISTAT (dal 2003 per la chiesa di Meier e dal 2004 per la chiesa di Piano) ed otteniamo i costi seguenti: 

• Chiesa del Padre Misericordioso: € 25.000.000 (2003) € 30.200.000,00 (2013); superficie dell’edificio di culto: mq 830 superficie della Casa Parrocchiale: mq.1.671 30.200.000,00 / 2.501 = €/mq 12.075,16 !!!! 

• Chiesa di Padre Pio: € 35.000.000,00 (2004) € 41.545.000,00 (2013); Superficie dell’edificio di culto: mq 6.000 41.545.000,00 / 6000 = €/mq 6.924,16 !!!! 

La verifica può andare avanti all’infinito, e troveremo sempre che l’argomento economico, per quanto riguarda le nuove chiese propinateci dalla CEI non è assolutamente pertinente! Facciamo però un’ulteriore riflessione relativamente ai discorsi di Paolucci e Petreschi: ma è poi così vero che le uniche chiese degne di rappresentare dei luoghi di culto siano solo quelle barocche? La storia ci dice che è assolutamente possibile esser decorosi e rispettosi del Signore anche con la nudità delle chiese medievali, e non solo con l'opulenza barocca! Inoltre, molte chiese del primo Novecento, per esempio il Buon Pastore di Brasini, sebbene presentino forme esterne baroccheggianti, all'interno non risultano affatto essere riccamente decorate con tarsie marmoree, eppure appaiono decorose e degne del ruolo che sono chiamate a svolgere. 

Sarebbe dunque il caso di smetterla con le prese in giro, sarebbe il caso di dire basta alle chiese che inneggiano allo sciopero della fede. A tal proposito, come ho sostenuto più volte, sarebbe utile che gli italiani, in massa, disertassero certe chiese spersonalizzanti, probabilmente solo così chi deve capire capirà di aver fallito! 
Chiudo però con una speranza, speranza che viene dalla dichiarazione del Cardinale Vallini il quale, ammettendo «quando visito queste parrocchie spesso resto perplesso. Però io sono Vicario solo da 5 anni e non ho approvato nessun progetto», ha annunciato il varo di una commissione ad hoc per la tutela estetica delle nuove parrocchie! 

Speriamo …ma intanto chiediamoci se chi farà parte di questa commissione sarà disposto a comprendere che per poter mostrare la modernità della Chiesa non sia necessario adoperare un linguaggio modernista, che del moderno è solo una visione personale ed ideologica e, come abbiamo visto, anche molto costosa!

* Architetto, urbanista, restauratore, esercita la professione a Roma.Ha insegnato per 12 anni come assistente (prof. G. Moneta, prof. P. Portoghesi) presso l’Università di Roma “La Sapienza”, dal 2001 è Professore di Architettura e Urbanistica presso la University of Notre Dame School of Architecture Rome Studies Program, e dal 2009 è docente di Architettura e Urbanistica presso la University of Miami School of Architecture Rome Studies Program.

mercoledì 15 maggio 2013

SANTA SEDE ALLA BIENNALE: CONFERMATE LE ANTICIPAZIONI. PER RAVASI URGE LA RICREAZIONE.

Un perplesso Alberto Sordi alla Biennale del 1958 (" Anvedi che zozzeria! ")
di Francesco Colafemmina

Il Cardinal Ravasi ha presentato ieri il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia. Nonostante i riferimenti - a onor del vero vaghi - del Cardinale a presunte "false anticipazioni", la presentazione è stata una conferma. Gli artisti sono 3, come anticipato dal sottoscritto al Corriere del Veneto: Studio Azzurro (il cui nome avevo completamente dimenticato quando ero al telefono con la giornalista del Corriere), Josef Koudelka e Lawrence Carroll.

Il Pontificio Consiglio della Cultura ha invece preferito evitare di spendere quasi 2 milioni di euro per acquistare la via crucis di Fontana, sebbene Sua Eminenza abbia chiarito la ragione per la quale Fontana sarebbe stato comunque appropriato per la prima partecipazione del Vaticano alla Biennale. Nel '58 - ha affermato Ravasi - vi fu il tentativo di organizzare una partecipazione della Santa Sede, e in quella occasione vennero esposte anche opere di grandi maestri, fra cui Fontana, ispirate a temi religiosi, anche se in altri padiglioni. 

Tolto Fontana (costo - ripeto - stimato già su questo blog in 2 milioni di euro), restano 800.000 euro. Anche in questo caso la nostra anticipazione è stata autentica e non falsa. E' il costo reso noto dell'esposizione, tanto per la trasparenza... Per concludere la questione costi, ieri il Bollettino della Santa Sede precisava "Criteri di sobrietà ed economicità hanno guidato la progettazione e l’allestimento del Padiglione, i cui costi sono totalmente sostenuti dagli Sponsors, particolarmente da ENI e Intesa SanPaolo". Faccio presente tuttavia che la "sobrietà ed economicità" non sono certo garantite dalla presenza di sponsor (parola latina da non usarsi al plurale come fosse un anglismo). Qui non si tratta di fare del "pauperismo" ideologico. Come ha detto bene Papa Francesco un conto è la povertà che nasce dal dono, dall'atto d'amore proprio del cristiano, un conto invece è il pauperismo ideologico, egoista. Ecco: spendere questi denari per una insulsa kermesse, per un vernissage mediocre, per una insignificante elucubrazione mentale di pochi individui che non vuole e non può dare frutto nella fede è un atto di egoismo, non certo d'amore per la Chiesa e per Gesù.

Ma passiamo al tema. In questo caso devo dire che la mia previsione di uno slittamento dell'architettura tematica dell'esposizione è stata brutalmente smentita. Inizialmente, infatti, Ravasi aveva annunciato che gli artisti avrebbero affrontato i primi 11 capitoli della Genesi. Pensavo che riducendosi gli artisti a 3 unità non sarebbe stato possibile adottare questa tematica. E invece, dopo la defezione tarda della Salcedo, gli assistenti del Cardinale (Micol Forti) hanno pensato bene di individuare una presunta linea tematica fra le opere di questi artisti. E per compiacere e non smentire i preventivi annunci del Cardinale si è fatto ricorso al tema della "Creazione, De-creazione e Ri-creazione". Inutile dire che l'ultimo tema è quello più evocativo: la ricreazione! Verrebbe voglia di azionare una campanella virtuale e invitare l'intero Pontificio Consiglio della Cultura ad avviare una lunga ricreazione - all'uopo sarebbe opportuno inviare qualche vagone di merendine in Via della Conciliazione -, ma purtroppo questo cammino verso "gli estuari del nulla" (cito Ravasi) più che indurre al riso credo finisca per stimolare il pianto.
"Il tema della Creazione si concentra sulla prima parte del racconto biblico, quando l’atto creativo prende forma, tramite la Parola, nel soffio dello Spirito, generando le dimensioni del tempo e dello spazio e ogni forma di vita, fino agli esseri umani. La De-creazione intende focalizzare l’attenzione sulla scelta dell’uomo di contrapporsi al progetto originario di Dio, attraverso forme di distruzione etica e materiale come il peccato originale e il primo omicidio (Caino e Abele), che ci permettono di riflettere sulla “disumanità dell’uomo”. La violenza e la disarmonia che ne scaturiscono innescano un nuovo avvio nella storia umana, che inizia con l’evento di punizione-purificazione del diluvio universale. Il momento del viaggio, della ricerca, della speranza, rappresentato nella narrazione biblica dalle figure di Noè e della sua famiglia e poi da Abramo e dalla sua discendenza, porta infine a disegnare una Nuova Umanità e una creazione rinnovata, dove un profondo e interiore mutamento restituisce senso e vitalità all’essere e all’esistere. Ognuno di questi aspetti ha costituito, chiaramente, soltanto un punto di partenza per gli artisti selezionati. Con essi si é stabilito un dialogo vitale, ricco ed elaborato, segno di una moderna e rinnovata committenza."
Colpisce la banalità con la quale ci si confronta con questi termini così affilati. Oltre al drammatico gioco mimetico che conduce gli artisti a farsi demiurghi, ad innalzarsi al livello di Dio con il proprio "atto creativo", ci sarebbe da soffermarsi su un punto centrale di questo ciclo fra creazione e ri-creazione. Non sono infatti Noé o Abramo (che - per inciso - compare solo nel dodicesimo capitolo della Genesi) a "fare nuove tutte le cose", bensì Gesù Cristo, grande assente in questa esibizione narcisistica di cultura mondana. E non è un caso. Con Gesù Cristo abbiamo l'ingresso nella storia dell'uomo non di un "Dio spray" come ha icasticamente affermato il Papa, ma di un "Dio persona". E questa Persona ha un volto da osservare, da amare, su cui piangere, da invocare. Un'arte priva di incontro, che si fa mera contemplazione ombelicale è pertanto quanto di più distante si possa concepire dal Cattolicesimo.

 Qui Ravasi e il suo entourage potrebbero obiettare quanto hanno chiaramente affermato nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'evento:
"Noi nel padiglione - e lo voglio dire anche contro le anticipazioni - non presenteremo opere destinate alla liturgia, non è compito nostro per ora determinare, definire, canoni o opere che siano da trasferire tout cour nello spazio liturgico. In futuro questo potrà anche accadere."
Obiezione inficiata da quei "per ora", "in futuro" etc. Anche perché se lo scopo di Ravasi fosse un dialogo fine a se stesso, sarebbe incomprensibile la sua missione stessa di cristiano. Il cristiano non dialoga tanto per dialogare, egli annuncia Cristo e lo fa con le opere e con la parola. E invece Ravasi ha precisato:
"Vogliamo tentare un dialogo autentico fra la componente religiosa nell'interno dei suoi grandi simboli (...) con un'arte che ha una nuova drammatica espressiva, ha nuovi codici linguistici, ha nuove tipologie espressive."
E' evidente che ci troviamo dinanzi ad un tentativo di fusione fra questa arte nuova (che per Ravasi è la "contemporary art" e non l'arte contemporanea, ossia tutta l'arte concepita nella contemporaneità anche usando linguaggi ed espressività storicamente consolidate e oserei dire universali) e una forma incomprensibile di spiritualità cattolica.

Valga per Ravasi come per tutti i suoi seguaci il monito di Benedetto XVI, un monito chiaro inequivocabile al di là dei vili tentativi di accostamento di Papa Benedetto a questa iniziativa discutibile, a questo topolino partorito da una montagna di autoreferenzialità. 
"Incompatibile con le indicazioni bibliche è anzitutto quell'ibrido estetismo che esclude ogni funzione di servizio dell'arte e quindi riesce a vedere l'arte solo come avente scopo e criterio esclusivamente in se stessa. Questa presunzione, qualora venga applicata coerentemente, conduce necessariamente al rifiuto nichilistico di qualsiasi criterio e produce pertanto parodie nichilistiche dell'arte, ma non una nuova creatività. La filosofia che qui è all'opera nega la condizione creaturale dell'uomo e vorrebbe innalzarlo a puro creatore. Ma in questo modo lo conduce nella non-verità, nella contraddizione con la propria essenza; la non-verità, però, spinge sempre verso la dissoluzione della forza creativa. Abbiamo già sfiorato brevemente la problematica del concetto moderno di creatività, in cui è presente in forma condensata l'intero problema antropologico dell'epoca moderna. Nella svolta idealistica della filosofia lo spirito umano non è più considerato primariamente ricettivo - non riceve, ma è ormai solo produttivo. Secondo la radicalizzazione esistenzialistica di tale impostazione non vi è assolutamente nulla di sensato che preceda l'esistenza umana. L'uomo proviene da una fatticità priva di senso ed è altresì gettato in una libertà priva di senso. Così egli diventa puro creatore; la sua creatività diventa al contempo puro arbitrio e proprio per questo diventa vuota. Secondo la fede cristiana, però, appartiene all'essenza dell'uomo che egli provenga dall' 'arte' di Dio, che sia egli stesso una parte dell'arte di Dio e possa, in quanto percepisce le idee creatrici di Dio, pensarle e contemplarle insieme a Lui, tradurle nel visibile e nell'udibile. Se le cose stanno così, allora all'arte non è estraneo il servire; soltanto servendo l'Altissimo essa nasce come tale. [...] E' proprio questa la prova della vera creatività: che l'artista esca dalla ristretta cerchia esoterica e sappia configurare la sua intuizione in modo che anche gli altri - i molti - possano percepire ciò che egli ha percepito. Valgono sempre qui le tre condizioni dell'arte autentica menzionate nel Libro dell'Esodo: l'artista deve essere spinto dal suo cuore, deve avere intelligenza, vale a dire essere un esperto, e deve aver percepito ciò che il Signore stesso ha indicato." 
(Benedetto XVI, Opera Omnia, Vol. 11, pp.687-88.)
Parole chiare, essenziali, disarmanti che inchiodano gli artefici di questo padiglione della Santa Sede alle loro responsabilità. 

lunedì 6 maggio 2013

"TELEFONO... CASA..."


Di seguito  le immagini delle 3 chiese vincitrici del concorso per l'edilizia sacra della C.E.I. Titolo alternativo del concorso: "Costruisci la chiesa di E.T.". Ulteriore titolo: "Come buttare qualche milione di euro alla faccia della crisi economica, ignorando qualsiasi criterio estetico/liturgico?"












venerdì 3 maggio 2013

PACCOTTIGLIA VS ARTE SACRA?

Jannis Kounellis - Apocalisse: qui commentata positivamente da p. Dall'Asta
Dai commenti all'articolo di p. Dall'Asta su Inside Art:

Anch'io sono rimasto molto colpito dalla capacità di padre Dall'Asta di eludere l'argomento principale della mia intervista: perché la Santa Sede sente la necessità di spendere vari milioni di euro per un mediocre vernissage? Squallidamente vengo accusato di incompetenza e addirittura il padre adombra la possibilità ch'io sarei consapevole "del giro d'affari" della "paccottiglia" liturgica che promuoverei sul mio blog. Sfugge alla comprensione come possa essere utilizzata una nobile rivista d'arte per sì bassi uffici. La verità è che Dall'Asta è incapace di esercitare il proprio ministero. Alla missione del prete preferisce quella del critico d'arte un po' cinico e calunniatore ma sempre à la page. Che abbia sbagliato mestiere?

Francesco Colafemmina

*

Gentile Colafemmina, 

contrariamente al solito entro nel dibattito per ribadire che gli interventi dei singoli autori sono in totale autonomia e rispecchiano le loro opinioni, come di regola. Ciò detto, mi piace precisare che conosco padre Dall'Asta da anni e mi pregio della sua amicizia che spero e credo ricambiata. E' una delle voci più attente e critiche, non solo all'interno della chiesa, sul tema del rapporto tra arte e fede e in questa veste collabora da lungo tempo con Inside Art, sia sul cartaceo che online. Non è per mera amicizia né tantomeno per bassi uffici che una nobile rivista d'arte, come ci definisce, si pregia della sua collaborazione. E' perché crediamo, a differenza della stragrande maggioranza delle riviste d'arte contemporanea – pur laicamente e persino ateisticamente – ché il sacro non possa essere espunto dall'arte, tantomeno dalla vita, e sia d'obbligo per una rivista come la nostra offrire una sponda su tali temi, contribuire al dibattito con personalità di indubbio spessore e sensibilità come appunto il nostro Dall'Asta, fuori per quanto in noi da ogni logica di parte o polemica. Una preoccupazione ben presente anche nell'interessante blog che cura, credo. Ovviamente, per le medesime ragioni e in queste modalità la nostra porta è aperta a chiunque, lei compreso. Ps una gentilezza: voglia citare la fonte nell'articolo ripreso sul suo blog, cortesemente. 

Un cordiale saluto

Maurizio Zuccari - Caporedattore di Inside Art

*
Vincenzo Ventimiglia - Incoronazione di Maria - Chiesa di Maria SS. delle Grazie a Isola delle Femmine.
Questa sarebbe paccottiglia?
Gentile caporedattore,

nel mio blog l'articolo è sempre stato linkato direttamente. I "bassi uffici" cui faccio riferimento riguardano invece due aspetti dell'articolo di Dall'Asta. 

1) "Se per arte sacra si intende infatti quella pseudo arte liturgica che affolla le nostre chiese con effetti del tutto devastanti e disastrosi (e che il nostro Colafemmina promuove – sic!), questa ha un mercato davvero fiorentissimo." 

 Gli artisti da me in varie occasioni proposti e commentati sul mio blog credo meritino rispetto. Specialmente da parte di un consacrato. Mi riferisco ad artisti che spesso rivestono ruoli accademici non di basso profilo in istituzioni cattoliche, come il prof. Rodolfo Papa. Ma aggiungo anche artisti meno noti in Italia come Aristides Artal Moreno. Ci sono poi numerosi artigiani che di certo non realizzano "paccottiglia" come la grande vetratista Barbara Ferabecoli. E l'apprezzata scultrice Daphné Du Barry, lo scultore Anthony Visco, il maestro Sergio Favotto o Alessandro Romano, già scultore di alcune statue ospitate in Vaticano. Questa è forse PACCOTTIGLIA? 

 2) "Consiglio a chi scrive di partecipare a qualche “fiera del sacro”, per rendersi conto della quantità di persone coinvolte e del giro d’affari che vede come acquirenti tanti ecclesiastici con tanto di portafoglio rigonfio. Colafemmina ne resterebbe estasiato (ma è impossibile che non ne sia al corrente).

In maniera non del tutto sibillina Dall'Asta in questo passaggio ardisce suggerire che il sottoscritto sarebbe una sorta di mediatore della paccottiglia che esalta sul suo blog. Tanto da essere chiaramente al corrente del giro d'affari che coinvolge "ecclesiastici con tanto di portafoglio rigonfio". Giro d'affari del quale resterei "estasiato". Fino a prova contraria sul mio blog ho sempre condannato gli sprechi di denaro, in primo luogo quelli assurdamente perpetrati nel corso degli adeguamenti liturgici. Padre Dall'Asta è stato "architetto" dell'adeguamento liturgico - inutile e malriuscito? - del duomo di Reggio Emilia. Ad oggi non è chiaro quanto questo adeguamento sia costato alla Chiesa reggiana. Nell'intervista parlo di spese per il padiglione pari a 2,8 milioni di Euro. A queste spese per le opere d'arte si aggiungerebbero quelle per gli spazi espositivi, stimate dal Corriere in circa 2 milioni di Euro. Ecco, prima di accusare il sottoscritto di essere una sorta di disonesto commentatore che si arricchirebbe proponendo opere di alcuni artisti deteriori e comunque resterebbe estasiato dal denaro, vorrei che Dall'Asta chiarisse i giri di denaro che riguardano Reggio Emilia e la Biennale. Sarebbe più onesto e forse più degno della sua dimensione sacerdotale rendere conto di come vengano spesi i denari della Chiesa più che calunniare intellettuali liberi che svolgono la propria azione di commentatori gratis et amore Dei.

Cordialmente

Francesco Colafemmina

martedì 30 aprile 2013

IL PICCATO COMMENTO DI P. DALL'ASTA: "SPENDIAMO ALTRI DENARI PER UN'ARTE POVERA!"

Sopra e di seguito alcune opere di Lawrence Carroll, artista australiano che parteciperà al padiglione della Santa Sede alla Biennale. L'artista mi ha voluto cordialmente inviare le immagini di alcune opere maggiormente rappresentative della sua lettura artistica della spiritualità.
Padre Andrea Dall'Asta risponde con la tipica acidità clericale ad una mia breve intervista al Corriere del Veneto contenuta in un più ampio articolo dedicato alla partecipazione della Santa Sede alla Biennale di Venezia di quest'anno. Tre brevi riflessioni:

1) Comincerò dallo squallido riferimento al "giro d'affari" della "paccottiglia" liturgica che io promuoverei e di cui "è impossibile che non sia al corrente". Caro Dall'Asta al massimo chi maneggia denari sarà lei! Io in tutti questi anni non ho lucrato un solo euro da questa mia attività critica. Nulla. Anche quando invitato a conferenze o simili non ho mai preso un centesimo. Mi batto per un'arte sacra cattolica per passione, al contrario di tanti ideologi e mestieranti della fede.

2) Nell'intervista che la redattrice ha chiaramente abbreviato le mie riflessioni: non ho affermato, come erroneamente attribuitomi, che Dall'Asta avrebbe introdotto un altare e un crocefisso rimossi. Ho parlato correttamente della sede episcopale di Kounellis - riguardo alla quale ho specificato alla giornalista che non se ne è mai conosciuto il costo - e del crocifisso di Nagasawa. Entrambe opere rimosse. La prima grazie all'intervento di Mons. Camisasca e la seconda per via della sua irriconoscibilità. Dunque l'accusa di "inesperienza" la rispedisco al mittente. D'altro canto su questo blog tutto è stato ampiamente documentato a suo tempo. 

3) Dall'Asta si augura che opere "d'arte povera" come la sede di Kounellis fatta rimuovere da Camisasca possano trovare spazio nella Basilica di San Pietro "mettendo da parte pizzi e merletti". Ecco, il solito prete in maglione, il solito pauperista da quattro soldi, meglio pauperista a pagamento, perché sarei curioso di conoscere i costi di Kounellis e delle sue costose opere, sebbene di "arte povera"

Caro padre Dall'Asta la sua acidità non mi tange. So che la sconvolge pensare che il Corriere della Sera abbia potuto dar voce ad un "inesperto" come dice lei, ad un cane sciolto, ad uno che parla fuori dal coro, ad un cattolico che ragiona col cervello e col cuore e certo non con l'ideologia e il portafogli come altri. Ma tant'è! La follia di 2,8 milioni di euro di spesa per questa "contemporary art" in salsa cattolica, oltre le spese d'affitto del padiglione viene totalmente elusa. Si cerca di contrapporre "antica paccottiglia", "pizzi e merletti", all'aggiornamento, alla "sfida" di chi si crede moderno ed è invece vecchio dentro, fermo ai polverosi anni '60. Potessi dire: "contento lei!" E invece mi tocca ribadire che sacerdoti come lei sono espressione di una intrinseca perversione della Chiesa Cattolica, la perversione della "mondanità" di cui parla spesso Papa Francesco, una "mondanità" difesa con le unghie e coi denti, rivendicata addirittura attraverso l'edulcorazione della dialettica. E questa "mondanità" applicata all'arte sacra mira non certo a favorire lo sviluppo di un'arte che aiuti la preghiera e la devozione, bensì un'arte ch'è univoca espressione del complesso mondo commerciale delle gallerie e dei vernissages, dei critici eletti, dei parolai, epigrafai e sciupasolai... Un'arte in altre parole "autoreferenziale". Espressione di una Chiesa in preda, come direbbe sempre Papa Francesco, "ad una specie di narcisismo, che ci conduce alla mondanità spirituale e al clericalismo sofisticato"

F.C.
*


di p. Andrea Dall'Asta S.J.

Sono rimasto davvero colpito dall’articolo di Sara d’Ascenzo del 19 aprile apparso sul Corriere del Veneto che riporta una citazione di Francesco Colafemmina, che da tempo gestisce un blog su arte e fede. L’articolo recita: “L’arte sacra non è più quotata, non va più sul mercato. E quindi c’è l’interesse a riempire le chiese, o il padiglione della Santa sede, di opere che abbiano un mercato. Una dimensione assolutamente mondana, che non ha nulla a che vedere con la spiritualità. Come nel duomo di Reggio Emilia, dove Padre Andrea Dall’Asta, che è dentro la commissione ristretta che ha scelto le opere per la biennale, ha fatto sostituire l’altare e il crocifisso con opere d’arte contemporanea poi rimosse dal nuovo vescovo. Quest’arte serve a pregare o a essere più facilmente rivenduta in futuro?”. Come risposta all’articolo, vorrei prima di tutto porre una domanda, in quanto credo che chi scrive non conosca bene il soggetto. Quando infatti si dice: “L’arte sacra non è più quotata, non va più sul mercato”, di quale arte sacra si sta parlando? Se per arte sacra si intende infatti quella pseudo arte liturgica che affolla le nostre chiese con effetti del tutto devastanti e disastrosi (e che il nostro Colafemmina promuove – sic!), questa ha un mercato davvero fiorentissimo. 
Non c’è certo bisogno di fare propaganda con biennali o eventi vari perché sia venduta. Consiglio a chi scrive di partecipare a qualche “fiera del sacro”, per rendersi conto della quantità di persone coinvolte e del giro d’affari che vede come acquirenti tanti ecclesiastici con tanto di portafoglio rigonfio. Colafemmina ne resterebbe estasiato (ma è impossibile che non ne sia al corrente). Vi ho partecipato alcune volte e purtroppo ho l’impressione che tanto più gli stand propongono oggetti di pessimo gusto, kitsch, vuoti e artificiali, tanto più il successo commerciale è garantito. 
Quando poi si dice che ci sia l’interesse da parte degli artisti (veri, almeno riconosciuti nell’ambiente artistico, con tutte le luci e ombre che conosciamo) a riempire le chiese delle loro opere si dimentica un fatto non secondario. I veri artisti, come quelli coinvolti nella cattedrale di Reggio Emilia – penso solo a Ettore Spalletti o a Jannis Kounellis – non hanno certo bisogno né della biennale di Venezia né tantomeno di commissioni ecclesiastiche, anche delle più prestigiose, per farsi pubblicità o per vendere i loro lavori. Anzi, da parte loro ho riscontrato grande generosità e disponibilità, atteggiamenti oggi molto rari. Dove sia questa dimensione mondana sinceramente faccio fatica a riscontrarla. Quando penso al cammino personale condotto con loro sia per l’elaborazione delle opere per la cattedrale di Reggio Emilia, sia per le immagini dell’Evangeliario Ambrosiano, a partire dalla lettura delle sacre scritture e dei testi liturgici, penso proprio al contrario. Questi artisti si sono messi in gioco in prima persona nell’affrontare tematiche nuove, con un vero desiderio di comprendere, di esprimere qualcosa di significativo in relazione a quanto loro richiesto, confrontandosi con la tradizione cristiana. Atteggiamenti esemplari. Criticando questi artisti, si ha forse paura che possano in un futuro togliere il mercato a tutta quella paccottiglia da cui siamo invasi? Beh, sinceramente lo spero. Quando poi alla fine della citazione si afferma che ho sostituito l’altare e il crocifisso della cattedrale di Reggio Emilia con opere poi rimosse dal nuovo vescovo, l’inesperienza di chi scrive raggiunge toni davvero drammatici. Inutile dire che l’unico ad avere l’autorità per iniziative simili è il vescovo, nel caso di Reggio Emilia, mons. Adriano Caprioli che ha voluto e ha portato avanti il progetto, con tutte le “paure” dell’ultimo momento. Solo il vescovo ha infatti il potere nella sua diocesi di farlo. Se poi il crocifisso di Nagasawa e l’altare di Kounellis saranno venduti – Colafemmina si confonde qui con l’altare di Parmiggiani che non è stato toccato ed è ancora in situ – questo proprio non lo so. Anzi, in un momento in cui papa Francesco parla di povertà, vedere la cattedra di Kounellis, splendida opera di arte povera, nata da una lunga riflessione teologica (così come la croce di Nagasawa), in una grande basilica romana, e perché no, in San Pietro, sarebbe veramente il segno di un nuovo corso della chiesa di andare all’essenziale, mettendo da parte pizzi e merletti. Un ritorno a uno stile semplice. Ma proprio ciò che è sobrio appare oggi difficile a essere accolto e accettato. Perché segno di grande spiritualità.


martedì 23 aprile 2013

DUE CHIESE?


Chiesa A (ufficiale):

Mons. Piero Marini (già ricevuto recentemente da Papa Francesco e pronto a ricoprire nuovi incarichi di Curia)

"È necessario riconoscere le unioni di persone dello stesso sesso, ci sono molte coppie che soffrono perché non vengono riconosciuti i loro diritti civili. Quello che non si può riconoscere è che questa coppia sia un matrimonio."

New York Times del 20 Marzo 2013:

"Ascoltò le mie opinioni con grande rispetto - afferma Marcelo Márquez, leader dei diritti gay e teologo che aveva scritto una dura mail al Cardinal Bergoglio e che, con sua sorpresa, ricevette una telefonata da lui meno di un'ora dopo averla inviata. "Mi disse che gli omosessuali hanno bisogno di veder riconosciuti i propri diritti e che era a favore delle unioni civili, ma non del matrimonio omosessuale."

Chiesa B (già obliterata o marginale):

"Se qualcuno presenta delle tendenze omosessuali profondamente radicate - ed oggi ancora non si sa se sono effettivamente congenite oppure se nascano invece con la prima fanciullezza - se, in ogni caso, queste tendenze hanno un certo potere su quella data persona, allora questa è per lui una grande prova, così come una persona può dover sopportare altre prove. Ma non per questo l'omosessualità diviene moralmente giusta, bensì rimane qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto." (Benedetto XVI, Luce del mondo).

Nel video qui sotto: sacerdote della FSSPX, parrocchia di San Nicolas du Chardonnet, preso a calci e manganellate dalla Polizia parigina durante una manifestazione contro la legge sul matrimonio omosessuale e le adozioni per coppie omosessuali.

Qualora il video non dovesse aprirsi cliccateci sopra e si aprirà una nuova finestra youtube.



martedì 16 aprile 2013

QUEI TESTARDI, STOLTI E LENTI DI CUORE CHE VOGLIONO ANDARE INDIETRO...


Dall'omelia odierna di Papa Francesco

Il Papa dedica la messa a Benedetto XVI, di cui oggi ricorre il genetliaco: 

"Offriamo la Messa per lui, perché il Signore sia con lui, lo conforti e gli dia molta consolazione". 

Quindi durante l'omelia afferma:

"Per dirlo chiaramente: lo Spirito Santo ci dà fastidio. Perché ci muove, ci fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. E noi siamo come Pietro nella Trasfigurazione: ‘Ah, che bello stare così, tutti insieme!’… ma che non ci dia fastidio. Vogliamo che lo Spirito Santo si assopisca… vogliamo addomesticare lo Spirito Santo. E quello non va. Perché Lui è Dio e Lui è quel vento che va e viene e tu non sai da dove. E’ la forza di Dio, è quello che ci dà la consolazione e la forza per andare avanti. Ma: andare avanti! E questo da fastidio. La comodità è più bella. Oggi sembra che siamo tutti contenti per la presenza dello Spirito Santo, ma non è vero. Questa tentazione ancora è di oggi. Un solo esempio: pensiamo al Concilio. Il Concilio è stato un’opera bella dello Spirito Santo. Pensate a Papa Giovanni: sembrava un parroco buono e lui è stato obbediente allo Spirito Santo e ha fatto quello. Ma dopo 50 anni, abbiamo fatto tutto quello che ci ha detto lo Spirito Santo nel Concilio? In quella continuità della crescita della Chiesa che è stato il Concilio? No. Festeggiamo questo anniversario, facciamo un monumento, ma che non dia fastidio. Non vogliamo cambiare. Di più: ci sono voci che vogliono andare indietro. Questo si chiama essere testardi, questo si chiama voler addomesticare lo Spirito Santo, questo si chiama diventare stolti e lenti di cuore."

Buon compleanno Papa Benedetto!