venerdì 27 febbraio 2009

PER UN’ARTE CRISTIANA “SECONDO LO SPIRITO”

di don Nicola Bux
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Si diffonde sempre più la tendenza ad affidare i progetti di chiese e di opere d’arte alle “grandi firme”, architetti, artisti, compositori ecc., a prescindere dal loro credo o dalla loro moralità. E’ lecito? La costruzione di un edificio sacro cristiano o una composizione musicale per la liturgia non sono un annuncio permanente di Gesù Cristo all’uomo, con le nostre parole e la nostra vita? Come si può prescindere dalla fede e dalla morale? San Paolo ha esortato i cristiani a conoscere Cristo “secondo lo Spirito” e a non conformarsi alla mentalità mondana, a non secolarizzarsi. Vuol dire che la conoscenza interiore di Gesù porta alla conversione e all’abbandono di ogni accorgimento mondano. Quando uomini di Chiesa lo dimenticano, compiono un tradimento e una retrocessione, si collocano all’opposto dell’invito dell’Apostolo, favoriscono un’arte “secondo la carne”.
E poi, una questione pastorale: la tanto conclamata appartenenza alla Chiesa, alla comunità - si pensi a come nei sacramenti si tenga a che i padrini siano testimoni di fede e di morale - , perché dovrebbe essere accantonata nell’atto di progettazione di un tempio da dedicare al Signore? Siamo tanto intransigenti nell’amministrare i sacramenti solo a chi ha fede e poi facciamo costruire le chiese a chi addirittura non si sa se crede in Dio? Un artista non credente può giungere a realizzare una chiesa se, operando, si immedesima nel mistero della fede pur commettendo alcune ingenuità o alfine ne scopre la grazia: la sua arte allora diventa testimonianza del vero ricercato e alfine trovato agendo: come Matisse che nella cappella del Rosario a Vence vicino Nizza, disegnò l’architettura, l’iconografia, gli arredi, i paramenti. Tuttavia, ciò è possibile grazie ad un incontro, al rapporto con la presenza di Cristo, tramite qualcuno che ti introduce ad un diverso modo di conoscere la realtà. L’arte per su natura non può essere lontana dalla fede, se non a causa di progetti ben calcolati e pagati.
Quindi, essere contrari alle “grandi firme” non significa che i progetti di un architetto non credente o non cristiano o cattolico non praticante siano inutili e sempre fuorvianti. Possono invece risultare quali premesse o ‘ prove di stampa ’ per un dialogo che porti alla conversione o come si suole dire a un cammino di fede, prima che a progetti di edifici sacri veri e propri.Perché con un artista si dovrebbe fare eccezione? Tuttavia l’appartenenza ecclesiale non è un requisito secondario per costruire un edificio sacro.
La prima ‘regola’ per fare arte sacra, sia essa architettonica o musicale, è appartenere alla Chiesa. Questo per l’Oriente cristiano è ovvio.
L’abate Christopher Zielinski, vicepresidente della Pontificia Commissione per l’Arte Sacra, ha affermato ad Assisi che l’arte sacra deve orientare al Signore e non celebrare il grande artista; di qui egli fa scaturire le altre ‘regole’.
L’artista cristiano è umile e quasi non deve comparire: a lui come a tutti è richiesta la conversione. Joseph Ratzinger ricorda che per essere condotti ad un nuovo modo di vedere, prima si deve cambiare il cuore: a partire dal centro interiore che è la croce e la risurrezione(Cfr Introduzione allo spirito della liturgia, p 117). Perciò gli orientali esigono che per fare una icona ci voglia il digiuno. E’ la seconda ‘regola’: senza conversione non si può produrre arte sacra adatta alla liturgia.
Ecco perché, la terza ‘regola’ dell’artista è la conoscenza della liturgia: come potrebbe un architetto che non conosce il Triduo sacro della Pasqua progettare una chiesa in cui esso trova solenne svolgimento?
La quarta ‘regola’ è la conoscenza della Scrittura e la continuità con la tradizione e col magistero di due millenni: l’artista cristiano non lavora da solo ma in comunione con la comunità ecclesiale di tutti i tempi. Una chiesa odierna non può essere in rottura con le forme consacrate dalla tradizione, pur innovandole e sviluppandole dall’interno. Non basta il consulente liturgico: questa è una figura propria di una Chiesa concepita come azienda.
Una quinta ‘regola’ è la bellezza divina, che costituisce la fondazione ontologica dell’arte sacra. La caratteristica della liturgia è l’intima connessione di celebrazione rituale col suo simbolismo, di disposizione architettonica e iconografica e di mistagogia o interpretazione liturgica.Perché nella liturgia Dio si rivela all’uomo.
Perciò ne segue una sesta ‘regola’: l’artista è ministro della bellezza, perché la Chiesa è casa di Dio e del popolo che gli appartiene.
Settima ‘regola’: se l’artista è umile, non c’è bellezza migliore che lasciarsi trasformare da Cristo. Solo così la bellezza può salvare il mondo mettendo ordine, l’ordine dell’amore. Per questo alla fine “solo l’amore è credibile”. Come può un artista costruire una chiesa immagine del corpo di Cristo senza l’amore teologale?
Dunque l’arte sacra cristiana – cioè un’arte ordinata alla liturgia - si fonda su uno sguardo che si apre in profondità, poggia sulla dimensione ecclesiale della fede condivisa, chiede che l’artista sia formato interiormente nella Chiesa(cfr Ibidem, p 127-131). La libertà dell’arte non significa arbitrio. Senza fede non c’è arte adatta per la liturgia, ma un conoscere Cristo “secondo la carne”.
La fede rende capace di pensare, di vedere e conoscere Cristo “secondo lo Spirito”. Solo da questo percorso ecclesiale possono nascere le “grandi firme”. Delle celebri cattedrali di cui è disseminata l’Europa, spesso non si conoscono i progettisti: “i loro nomi sono scritti nel cielo” e non negli albi delle celebrità di questo mondo. Bill Congdon pensava che l' arte è un avvenimento per chi la crea e per chi la deve osservare.Non appena bella o brutta, ma o è oppure non è . Non è una questione estetica ma di verità, di totalità con cui l'autore ha guardato le cose, la realtà.
Giovanni Paolo II scrive: "L'arte della Chiesa deve mirare a parlare il linguaggio dell'Incarnazione, ad esprimere con gli elementi della materia, Colui che si è degnato di abitare nella materia e di operare la nostra salvezza attraverso la materia" ( Lettera Apostolica Duodecimum saeculum (per il centenario del concilio secondo di Nicea 787), n 11: AAS 80(1988),p 241-252; cfr S.Giovanni Damasceno, Discorso sulle immagini, 1,16 ).Io penso che tutto questo sia proprio della vera arte - anche l'arte dello scrivere - e valga tout-court per l'arte sacra, quella cristiana in specie.
Quanto il Papa dice circa il valore dell'incarnazione per il modello di arte cristiana trova una perfetta corrispondenza in un testo precedente di diversi anni, che diceva semplicemente che il Cristianesimo essendo la Religione di un Dio incarnato non può produrre un'arte che non sia figurativa, implicando tra le righe che l'arte cristiana non figurativa, sarà arte, ma non cristiana. Il suo autore era Titus Burkardt e il testo attualmente pubblicato in Italia in un'agile raccolta dal titolo L'arte sacra in Oriente e in Occidente
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2 commenti:

fr. A.R. ha detto...

In perfetta consonanza. L'articolo mette in evidenza i problemi teologici ed ecclesiologici dietro l'arte sacra moderna. Però, bisogna anche interrogarsi sui "Committenti". Nel passato nessun artista o architetto era "lasciato libero" di creare ciò che voleva. L'individualizzazione estremamente soggettivistica dell'arte sacra contemporanea è anche colpa grave dei committenti ecclesiastici che hanno abdicato al loro compito di controllare la comprensibilità, l'efficiacia e l'ortodossia del "messaggio" proclamato dalle pietre o dai colori o dai testi musicali.
La formazione per i futuri ecclesiastici all'arte sacra (e non parliamo della povera musica sacra) è in stato di abbandono.

Manuela ha detto...

Beh, grazie!
Cercavo risposte...
Mio marito, scultore e incisore ha sempre amato l'arte sacra.
Ora vuole farne un mestiere, ma è venuto a contatto con un mondo che ci ha fatto sorgere dei dubbi.
Saremo come i mercanti nel tempio?
Si può esserlo.
Ma io so che nel suo cuore (di mio marito) per ogni lavoro che fa, c'è un canto di Lode al Signore.
E inoltre, ha sempre desiderato annunciare, con le sue opere, il Vangelo, come la Chiesa ce lo mostra.
Con attenzione al messaggio, al simbolo e alla teologia che, anche in una semplice icona, possono celarsi.
Un saluto!
Manuela