
A seguito del commento al discorso del Presidente Obama tenuto la scorsa settimana alla Notre Dame University, pubblichiamo un altro emblematico discorso del 2006. Questa prova oratoria dell'allora Senatore Obama testimonia da un lato una conferma della nostra analisi relativa al discorso all'Università Cattolica, evidenziando i profondi pregiudizi nei riguardi di un dialogo con persone di fede, per il semplice fatto che le loro opinioni in materia di aborto sarebbero viziate da una impostazione fideistica. E qui verrebbe da chiedersi soltanto: ma è una questione di fede affermare che un feto al terzo o al sesto mese è una vita umana da proteggere o è semplicemente una realtà dimostrabile? Un feto è un essere reale non un ogetto di fede.
In secondo luogo abbiamo un altro aspetto, ancora più inquietante. A parte la dubbia riflessione su Isacco ed Abramo che tanto ricorda i ben noti dilemmi di Kierkegaard, in questo discorso Obama riprende l'argomentazione finale di quello tenuto recentemente a Notre Dame, cita cioè la fantomatica lettera del medico anti abortista. Trionfo del past and copy o astuta strategia per trattare con il mondo cattolico? Sta di fatto che la lettura di questo discorso non può non evidenziare una certa latente ipocrisia nelle buone intenzioni del Presidente. Buone intenzioni che sembrano essere solo a senso unico, con un mondo cristiano fatto di minorati psichici, che hanno bisogno di carezze e di fair minded words... per esser convinti del loro torto ideologico.
Attraverso la nazione, le chiese individuali come la mia e la vostra stanno sponsorizzando programmi di assistenza, stanno costruendo centri per anziani, aiutando ex detenuti a riguadagnare le proprie esistenze e stanno ricostruendo le coste del nostro golfo dopo l’uragano Katrina.
Perciò la questione è: come costruiamo su questi ancora flebili tentativi un accordo fra religioni e gente secolare di buona volontà? Ciò impegnerà un grande lavoro, molto più lavoro di quanto abbiamo già fatto sinora. Le tensioni e i sospetti su ogni lato delle divisioni religiose dovranno essere rettamente affrontate. Ed ogni parte avrà la necessità di accettare alcune regole di base per la collaborazione.
Mentre ho già enunciato parte del lavoro che i leaders progressisti devono svolgere, vorrei parlare un po’ riguardo ciò che dovrebbero fare i leaders conservatori – alcune verità che dovrebbero riconoscere.
Da una parte devono comprendere il ruolo critico che la separazione fra chiesa e stato ha svolto nel preservare non solo la nostra democrazia, ma la stessa solidità della pratica religiosa. La gente tende a dimenticare che durante la nostra fondazione non erano gli atei o i libertari coloro che rappresentavano i più validi campioni del Primo Emendamento. Furono invece le minoranze perseguitate, furono i Battisti come John Leland che non volevano che fosse stabilita una chiesa ad imporre le proprie visioni sulla gente che era lieta nei suoi latifondi e insegnava le scritture agli schiavi. Furono i progenitori degli evangelici ad essere i più cristallini nel non voler mischiare il governo con la religione, giacché essi non volevano una religione sponsorizzata dallo stato che ostacolasse la loro religione per come loro la intendevano.
Inoltre, data la crescente diversità della popolazione americana, i pericoli del settarismo non sono stati mai più grandi. Sebbene un tempo lo fossimo, oggi non siamo più una nazione cristiana; noi siamo anche una nazione ebraica, una nazione musulmana, una nazione buddhista, una nazione indù, e una nazione di non credenti.
E anche se avessimo avuto solo cristiani in mezzo a noi, se avessimo espulso ogni non cristiano dagli Stati Uniti d’America, quale cristianesimo avremmo insegnato nelle scuole? Ci saremmo affidati a James Dobson’s o ad Al Sharpton’s? Quale passaggio delle scritture dovrebbe guidare la nostra politica pubblica? Dovremmo seguire il Levitico che suggerisce che la schiavitù è ok e che mangiare frutti di mare è un abominio? E che dire del Deuteronomio, che suggerisce di lapidare tuo figlio se si allontana dalla fede? O dovremmo semplicemente attaccarci al Discorso della Montagna – un passaggio che è talmente radicale che è dubbio se il nostro Dipartimento della Difesa potrebbe sopravvivere alla sua applicazione? Perciò prima di trascinarci oltre, leggiamo le nostre bibbie. La gente non ha passato il tempo a leggere le proprie bibbie.
Ciò mi porta al mio secondo punto. La democrazia chiede che la gente motivata religiosamente traduca le proprie preoccupazioni in valori universali, piuttosto che specifici di una religione. Ciò richiede che le loro proposte siano soggette ad argomentazione e riconducibili alla ragione. Io potrei essere contrario all’aborto per ragioni religiose, ma se io cerco di far passare una legge che bandisca questa pratica, non posso semplicemente rifarmi agli insegnamenti della mia chiesa o evocare la volontà di Dio. Devo spiegare perché l’aborto viola alcuni principi che sono accessibili a persone di ogni fede, inclusi coloro che non hanno fede.
Ora ciò diventa complicato per qualcuno che crede nell’infallibilità della Bibbia, come fanno molti evangelici. Ma in una democrazia pluralista, non abbiamo altra scelta. La politica dipende dalla nostra abilità di persuaderci gli uni gli altri degli scopi comuni basati su una comune realtà. Ciò coinvolge il compromesso, l’arte di ciò che è possibile. A qualche livello fondamentale, la religione non consente il compromesso. E’ l’arte dell’impossibile. Se Dio ha parlato, allora i seguaci si aspettano di vivere in base agli editti di Dio, senza alcun riguardo per le loro conseguenze. Basare la propria vita su questi impegni così poco compromissori potrà anche essere sublime, ma basare la nostra attività politica su tali impegni sarebbe qualcosa di pericoloso. E se ne dubitate, lasciatemi fornirvene un esempio.
Noi tutti conosciamo la storia di Abramo ed Isacco. Dio ordina ad Abramo di offrigli suo figlio, e senza ragione, egli prende Isacco, lo porta sulla cima di una montagna e alza il suo coltello, pronto ad agire come Dio ha comandato.
Naturalmente alla fine Dio manda giù un angelo ad interloquire all’estremo minuto e Abramo passa il test divino di devozione.
Ma è giusto dire che se ognuno di noi lasciando questa chiesa vedesse Abramo sul tetto di un palazzo sollevare il suo coltello, noi, all’estremo momento, chiameremmo la polizia e ci aspetteremmo che il Dipartimento per i Bambini e i servizi Familiari togliesse Isacco a suo padre Abramo. Noi faremmo ciò perché non abbiamo udito ciò che Abramo ha udito, non abbiamo visto ciò che Abramo ha udito, vero come forse fu quell’esperienza. Perciò il meglio che possiamo fare è agire in accordo con quelle cose che tutti noi vediamo e che tutti noi sentiamo, che si tratti della legge comune o della razionalità fondamentale.
Concludendo, ogni riconciliazione fra fede e pluralismo democratico ha bisogno di un qualche senso della proporzione.
E ciò vale per entrambe le parti.
Anche coloro che proclamano l’infallibilità della Bibbia fanno distinzione fra editti scritturali, percependo che alcuni passaggi – come i dieci comandamenti o il credo nella divinità di Cristo – sono centrali nella fede cristiana, mentre altri sono più specifici di una cultura e possono essere modificati per accordarsi alla vita moderna.
Gli americani intuitivamente comprendono ciò, ed è anche il motivo per cui la maggioranza dei cattolici pratica il controllo delle nascite e alcuni di essi sebbene siano opposti al matrimonio gay nondimeno si oppongono ad un emendamento costituzionale per bandirlo. La leadership religiosa ha necessità di non accettare la saggezza nel consigliare il suo gregge, me deve riconoscere questa saggezza in politica.
Ma un senso di proporzione dovrebbe anche guidare coloro che fanno la guardia ai confini fra chiesa e stato. Non ogni menzione di Dio in pubblico è una rottura del muro di separazione – problemi di contesto. E dubbio se i bambini che recitano il Pegno di Fedeltà si sentano oppressi o lavati di cervello a seguito della pronuncia della frase “sotto Dio”. Io non sento ciò. Il fatto che gruppi di preghiera volontari possano usare gli spazi delle scuole per incontrarsi non dovrebbe essere una minaccia, non più che il loro uso da parte dei Giovani liceali Repubblicani possa minacciare i Democratici. E uno può anche visionare programmi basati sulla fede – indirizzati ad ex detenuti o drogati – che offrono una via unica e potente per risolvere i loro problemi.
Perciò noi abbiamo tutti qualche lavoro da fare qui. Ma sono pieno di speranza che possiamo lanciare ponti sulle divisioni e superare i pregiudizi che ciascuno di noi porta in questo dibattito. E ho fiducia nel fatto che milioni di credenti americani vogliano che ciò avvenga. Non importa quanto possano o meno esser religiosi, la gente è stufa di vedere la fede usata come un’arma per attaccarti. Non vogliono che la fede sia usata per dividere. Sono stufi di sentire gente che alza barricate piuttosto che fare sermoni. Perché alla fine questo non è il modo in cui intendono la fede nelle loro vite.
Perciò fatemi concludere con un’altra interazione che ho avuto durante la mia campagna. Pochi giorni dopo aver vinto la nomination al Senato americano, ho ricevuto una mail da un dottore dell’Università del Chicago Medical School che diceva quanto segue:
“Congratulazioni per la sua travolgente e ispiratrice vittoria alle primarie. Sono stato lieto di aver votato per lei, e le dirò che sto seriamente considerando di votare per lei nelle elezioni generali. Io scrivo per esprimere le mie preoccupazioni che potrebbero, infine, impedirmi di votare per lei.”
Il dottore si descriveva come un cristiano che era consapevole che il suo impegno fosse “totalizzante”. La sua fede l’aveva portato ad una dura opposizione all’aborto ed al matrimonio gay, sebbene dicesse che la sua fede lo avesse anche condotto alla questione dell’idolatria del libero mercato e del rapido risorgere del militarismo che sembrava caratterizzare buona parte dell’agenda repubblicana.
Ma la ragione per cui il dottore stava considerando di non votare per me non era semplicemente la mia posizione sull’aborto. Piuttosto aveva letto un articolo che la mia campagna aveva postato sul mio sito web, che suggeriva che avrei lottato “gli ideologi di estrema destra che vogliono togliere alle donne il diritto di scelta”. Il dottore era arrivato a scrivere:
“Percepisco che lei ha un forte senso della giustizia… e anch’io so che lei è una persona con una mentalità equa dotata di un alto rispetto per la ragione… Qualunque siano le sue convinzioni, se lei realmente crede che coloro che si oppongono all’aborto siano tutti ideologi guidati da desideri perversi di infliggere sofferenze alle donne, allora lei, a mio giudizio, non è una persona dalla mentalità equa… Lei sa che siamo entrati in un periodo che è irto di possibilità per il bene e per il male, tempi in cui stiamo lottando per dare senso ad una comune politica in un contesto di pluralismo, in cui siamo incerti di quale terreno abbiamo per poter fare ogni affermazione che riguardi gli altri…. Io non chiedo a questo punto che lei si opponga all’aborto, ma solo che lei parli su questo tema con parole ben meditate.”
Parole ben meditate.
Perciò ho dato uno sguardo al mio sito web e ho trovato quelle parole offensive. Ad esser sincero, il mio staff le aveva scritte usando il linguaggio precotto dei democratici per riassumere la mia posizione pro-choice durante le primarie democratiche, in un momento in cui alcuni dei miei oppositori si stavano interrogando sulla mia decisione di proteggere Roe v. Wade.
Rileggendo la lettera del dottore, tuttavia, ho sentito un morso di vergogna. Noi stiamo cercando gente come lui per una più approfondita e completa conversazione sulle tematiche religiose nella nostra nazione. Loro potrebbero non cambiare le proprie posizioni, ma sono disponibili ad ascoltare ed apprendere da coloro che vogliono parlare con parole equamente meditate. Coloro che conoscono il posto centrale e impressionante che Dio occupa nelle vite di così tanti, e che rifiutano di trattare la fede come semplicemente un altro argomento politico con il quale raggiungere un buon punteggio.
Perciò ho risposto al dottore e l’ho ringraziato per il suo consiglio. Il giorno dopo, ho fatto girare la mail al mio staff ed ho cambiato le parole sul mio sito web per definire con chiari e semplici termini la mia posizione pro-choice. E quella notte, prima di andare a letto, ho detto una preghiera, la preghiera che io possa estendere ad altri la stessa presunzione di buona fede che il dottore aveva esteso a me.
E quella notte, prima di andare a letto ho detto una preghiera. E’ una preghiera che penso di condividere con molti americani. Una speranza che possiamo vivere gli uni gli altri in modo da riconciliare il credo di ciascuno con il bene di tutti. E’ una preghiera degna di esser pregata ed una conversazione degna di essere tenuta in questa nazione nei mesi e negli anni a venire.
Perciò la questione è: come costruiamo su questi ancora flebili tentativi un accordo fra religioni e gente secolare di buona volontà? Ciò impegnerà un grande lavoro, molto più lavoro di quanto abbiamo già fatto sinora. Le tensioni e i sospetti su ogni lato delle divisioni religiose dovranno essere rettamente affrontate. Ed ogni parte avrà la necessità di accettare alcune regole di base per la collaborazione.
Mentre ho già enunciato parte del lavoro che i leaders progressisti devono svolgere, vorrei parlare un po’ riguardo ciò che dovrebbero fare i leaders conservatori – alcune verità che dovrebbero riconoscere.
Da una parte devono comprendere il ruolo critico che la separazione fra chiesa e stato ha svolto nel preservare non solo la nostra democrazia, ma la stessa solidità della pratica religiosa. La gente tende a dimenticare che durante la nostra fondazione non erano gli atei o i libertari coloro che rappresentavano i più validi campioni del Primo Emendamento. Furono invece le minoranze perseguitate, furono i Battisti come John Leland che non volevano che fosse stabilita una chiesa ad imporre le proprie visioni sulla gente che era lieta nei suoi latifondi e insegnava le scritture agli schiavi. Furono i progenitori degli evangelici ad essere i più cristallini nel non voler mischiare il governo con la religione, giacché essi non volevano una religione sponsorizzata dallo stato che ostacolasse la loro religione per come loro la intendevano.
Inoltre, data la crescente diversità della popolazione americana, i pericoli del settarismo non sono stati mai più grandi. Sebbene un tempo lo fossimo, oggi non siamo più una nazione cristiana; noi siamo anche una nazione ebraica, una nazione musulmana, una nazione buddhista, una nazione indù, e una nazione di non credenti.
E anche se avessimo avuto solo cristiani in mezzo a noi, se avessimo espulso ogni non cristiano dagli Stati Uniti d’America, quale cristianesimo avremmo insegnato nelle scuole? Ci saremmo affidati a James Dobson’s o ad Al Sharpton’s? Quale passaggio delle scritture dovrebbe guidare la nostra politica pubblica? Dovremmo seguire il Levitico che suggerisce che la schiavitù è ok e che mangiare frutti di mare è un abominio? E che dire del Deuteronomio, che suggerisce di lapidare tuo figlio se si allontana dalla fede? O dovremmo semplicemente attaccarci al Discorso della Montagna – un passaggio che è talmente radicale che è dubbio se il nostro Dipartimento della Difesa potrebbe sopravvivere alla sua applicazione? Perciò prima di trascinarci oltre, leggiamo le nostre bibbie. La gente non ha passato il tempo a leggere le proprie bibbie.
Ciò mi porta al mio secondo punto. La democrazia chiede che la gente motivata religiosamente traduca le proprie preoccupazioni in valori universali, piuttosto che specifici di una religione. Ciò richiede che le loro proposte siano soggette ad argomentazione e riconducibili alla ragione. Io potrei essere contrario all’aborto per ragioni religiose, ma se io cerco di far passare una legge che bandisca questa pratica, non posso semplicemente rifarmi agli insegnamenti della mia chiesa o evocare la volontà di Dio. Devo spiegare perché l’aborto viola alcuni principi che sono accessibili a persone di ogni fede, inclusi coloro che non hanno fede.
Ora ciò diventa complicato per qualcuno che crede nell’infallibilità della Bibbia, come fanno molti evangelici. Ma in una democrazia pluralista, non abbiamo altra scelta. La politica dipende dalla nostra abilità di persuaderci gli uni gli altri degli scopi comuni basati su una comune realtà. Ciò coinvolge il compromesso, l’arte di ciò che è possibile. A qualche livello fondamentale, la religione non consente il compromesso. E’ l’arte dell’impossibile. Se Dio ha parlato, allora i seguaci si aspettano di vivere in base agli editti di Dio, senza alcun riguardo per le loro conseguenze. Basare la propria vita su questi impegni così poco compromissori potrà anche essere sublime, ma basare la nostra attività politica su tali impegni sarebbe qualcosa di pericoloso. E se ne dubitate, lasciatemi fornirvene un esempio.
Noi tutti conosciamo la storia di Abramo ed Isacco. Dio ordina ad Abramo di offrigli suo figlio, e senza ragione, egli prende Isacco, lo porta sulla cima di una montagna e alza il suo coltello, pronto ad agire come Dio ha comandato.
Naturalmente alla fine Dio manda giù un angelo ad interloquire all’estremo minuto e Abramo passa il test divino di devozione.
Ma è giusto dire che se ognuno di noi lasciando questa chiesa vedesse Abramo sul tetto di un palazzo sollevare il suo coltello, noi, all’estremo momento, chiameremmo la polizia e ci aspetteremmo che il Dipartimento per i Bambini e i servizi Familiari togliesse Isacco a suo padre Abramo. Noi faremmo ciò perché non abbiamo udito ciò che Abramo ha udito, non abbiamo visto ciò che Abramo ha udito, vero come forse fu quell’esperienza. Perciò il meglio che possiamo fare è agire in accordo con quelle cose che tutti noi vediamo e che tutti noi sentiamo, che si tratti della legge comune o della razionalità fondamentale.
Concludendo, ogni riconciliazione fra fede e pluralismo democratico ha bisogno di un qualche senso della proporzione.
E ciò vale per entrambe le parti.
Anche coloro che proclamano l’infallibilità della Bibbia fanno distinzione fra editti scritturali, percependo che alcuni passaggi – come i dieci comandamenti o il credo nella divinità di Cristo – sono centrali nella fede cristiana, mentre altri sono più specifici di una cultura e possono essere modificati per accordarsi alla vita moderna.
Gli americani intuitivamente comprendono ciò, ed è anche il motivo per cui la maggioranza dei cattolici pratica il controllo delle nascite e alcuni di essi sebbene siano opposti al matrimonio gay nondimeno si oppongono ad un emendamento costituzionale per bandirlo. La leadership religiosa ha necessità di non accettare la saggezza nel consigliare il suo gregge, me deve riconoscere questa saggezza in politica.
Ma un senso di proporzione dovrebbe anche guidare coloro che fanno la guardia ai confini fra chiesa e stato. Non ogni menzione di Dio in pubblico è una rottura del muro di separazione – problemi di contesto. E dubbio se i bambini che recitano il Pegno di Fedeltà si sentano oppressi o lavati di cervello a seguito della pronuncia della frase “sotto Dio”. Io non sento ciò. Il fatto che gruppi di preghiera volontari possano usare gli spazi delle scuole per incontrarsi non dovrebbe essere una minaccia, non più che il loro uso da parte dei Giovani liceali Repubblicani possa minacciare i Democratici. E uno può anche visionare programmi basati sulla fede – indirizzati ad ex detenuti o drogati – che offrono una via unica e potente per risolvere i loro problemi.
Perciò noi abbiamo tutti qualche lavoro da fare qui. Ma sono pieno di speranza che possiamo lanciare ponti sulle divisioni e superare i pregiudizi che ciascuno di noi porta in questo dibattito. E ho fiducia nel fatto che milioni di credenti americani vogliano che ciò avvenga. Non importa quanto possano o meno esser religiosi, la gente è stufa di vedere la fede usata come un’arma per attaccarti. Non vogliono che la fede sia usata per dividere. Sono stufi di sentire gente che alza barricate piuttosto che fare sermoni. Perché alla fine questo non è il modo in cui intendono la fede nelle loro vite.
Perciò fatemi concludere con un’altra interazione che ho avuto durante la mia campagna. Pochi giorni dopo aver vinto la nomination al Senato americano, ho ricevuto una mail da un dottore dell’Università del Chicago Medical School che diceva quanto segue:
“Congratulazioni per la sua travolgente e ispiratrice vittoria alle primarie. Sono stato lieto di aver votato per lei, e le dirò che sto seriamente considerando di votare per lei nelle elezioni generali. Io scrivo per esprimere le mie preoccupazioni che potrebbero, infine, impedirmi di votare per lei.”
Il dottore si descriveva come un cristiano che era consapevole che il suo impegno fosse “totalizzante”. La sua fede l’aveva portato ad una dura opposizione all’aborto ed al matrimonio gay, sebbene dicesse che la sua fede lo avesse anche condotto alla questione dell’idolatria del libero mercato e del rapido risorgere del militarismo che sembrava caratterizzare buona parte dell’agenda repubblicana.
Ma la ragione per cui il dottore stava considerando di non votare per me non era semplicemente la mia posizione sull’aborto. Piuttosto aveva letto un articolo che la mia campagna aveva postato sul mio sito web, che suggeriva che avrei lottato “gli ideologi di estrema destra che vogliono togliere alle donne il diritto di scelta”. Il dottore era arrivato a scrivere:
“Percepisco che lei ha un forte senso della giustizia… e anch’io so che lei è una persona con una mentalità equa dotata di un alto rispetto per la ragione… Qualunque siano le sue convinzioni, se lei realmente crede che coloro che si oppongono all’aborto siano tutti ideologi guidati da desideri perversi di infliggere sofferenze alle donne, allora lei, a mio giudizio, non è una persona dalla mentalità equa… Lei sa che siamo entrati in un periodo che è irto di possibilità per il bene e per il male, tempi in cui stiamo lottando per dare senso ad una comune politica in un contesto di pluralismo, in cui siamo incerti di quale terreno abbiamo per poter fare ogni affermazione che riguardi gli altri…. Io non chiedo a questo punto che lei si opponga all’aborto, ma solo che lei parli su questo tema con parole ben meditate.”
Parole ben meditate.
Perciò ho dato uno sguardo al mio sito web e ho trovato quelle parole offensive. Ad esser sincero, il mio staff le aveva scritte usando il linguaggio precotto dei democratici per riassumere la mia posizione pro-choice durante le primarie democratiche, in un momento in cui alcuni dei miei oppositori si stavano interrogando sulla mia decisione di proteggere Roe v. Wade.
Rileggendo la lettera del dottore, tuttavia, ho sentito un morso di vergogna. Noi stiamo cercando gente come lui per una più approfondita e completa conversazione sulle tematiche religiose nella nostra nazione. Loro potrebbero non cambiare le proprie posizioni, ma sono disponibili ad ascoltare ed apprendere da coloro che vogliono parlare con parole equamente meditate. Coloro che conoscono il posto centrale e impressionante che Dio occupa nelle vite di così tanti, e che rifiutano di trattare la fede come semplicemente un altro argomento politico con il quale raggiungere un buon punteggio.
Perciò ho risposto al dottore e l’ho ringraziato per il suo consiglio. Il giorno dopo, ho fatto girare la mail al mio staff ed ho cambiato le parole sul mio sito web per definire con chiari e semplici termini la mia posizione pro-choice. E quella notte, prima di andare a letto, ho detto una preghiera, la preghiera che io possa estendere ad altri la stessa presunzione di buona fede che il dottore aveva esteso a me.
E quella notte, prima di andare a letto ho detto una preghiera. E’ una preghiera che penso di condividere con molti americani. Una speranza che possiamo vivere gli uni gli altri in modo da riconciliare il credo di ciascuno con il bene di tutti. E’ una preghiera degna di esser pregata ed una conversazione degna di essere tenuta in questa nazione nei mesi e negli anni a venire.
Grazie


12 commenti:
arg....se nei miei commenti precedenti avevo segnalato qualche dubbio, con questo ulteriore testo me l'hai tolto ^__^
a Francè...da una parte mi sembra così troppo esplicito da apparire impossibile che l'Anticristo si scopra così platealmente...e tuttavia ciò che ha detto è lampante...
dice chiaramente Obama:
Perciò la questione è: come costruiamo su questi ancora flebili tentativi un accordo fra religioni e gente secolare di buona volontà? Ciò impegnerà un grande lavoro, molto più lavoro di quanto abbiamo già fatto sinora. Le tensioni e i sospetti su ogni lato delle divisioni religiose dovranno essere rettamente affrontate. Ed ogni parte avrà la necessità di accettare alcune regole di base per la collaborazione.
e più avanti conferma la necessità di giungere a dei COMPROMESSI fra tutte le fedi proprio sulla questione etica e morale...
dice:
Io potrei essere contrario all’aborto per ragioni religiose, ma se io cerco di far passare una legge che bandisca questa pratica, non posso semplicemente rifarmi agli insegnamenti della mia chiesa o evocare la volontà di Dio. Devo spiegare perché l’aborto viola alcuni principi che sono accessibili a persone di ogni fede, inclusi coloro che non hanno fede.
Ora ciò diventa complicato per qualcuno che crede nell’infallibilità della Bibbia, come fanno molti evangelici. Ma in una democrazia pluralista, non abbiamo altra scelta. La politica dipende dalla nostra abilità di persuaderci gli uni gli altri degli scopi comuni basati su una comune realtà. Ciò coinvolge il compromesso, l’arte di ciò che è possibile....
****
attenti, questo discorso è devastante e pericolosissimo...Benedetto XVI e tutti i Pontefici hanno sempre specificato che sulla Vita umana concepita NON SI PUO' FARE ALCUN COMPROMESSO...è la politica che deve piegarsi ALLA LEGGE DI DIO, NON IL CONTRARIO....
solo un politicante, anticristo, che ha in mano un certo potere, ha IN POTERE di convogliare una moltitudine di gente verso UN COMPROMESSO politico che dia anche IL GERME DI UNA NOVITA' NELL'UNITA' DI TUTTE LE RELIGIONI...
è devastante come usa l'episodio di Abramo e Isacco, cercando di far capire che in certe situazioni Dio avrebbe pure concesso l'uccisione di Isacco...
lo anticipa con queste parole ASSURDE per un Cattolico:
A qualche livello fondamentale, la religione non consente il compromesso. E’ l’arte dell’impossibile. Se Dio ha parlato, allora i seguaci si aspettano di vivere in base agli editti di Dio, senza alcun riguardo per le loro conseguenze. Basare la propria vita su questi impegni così poco compromissori potrà anche essere sublime, ma basare la nostra attività politica su tali impegni sarebbe qualcosa di pericoloso.
Ossia...sarebbe pericoloso, per Obama, fondare la propria politica SULLA LEGGE DI DIO perchè altrimenti, come spiega con l'esempio, rischierebbe di essere portato in un manicomio...
e come secondo esempio porta i cattolici peggiori, quelli che sono contrari all'aborto ma sostengono il controllo delle nascite, quelli contrari ai matrimoni gay, ma favorevoli a che una legge dello Stato NON lo impedisca...
questa è follia!!!
e conclude dicendo:
La leadership religiosa ha necessità di non accettare la saggezza nel consigliare il suo gregge, me deve riconoscere questa saggezza in politica.
Follia pura!
A qualche livello fondamentale, la religione non consente il compromesso. E’ l’arte dell’impossibile.
anche recentemente il Papa ha ricordato che il cosiddetto dialogo interreligioso tra Fedi non è possibile; esso è possibile solo tra le culture e invita ogni uomo di buona volontà a incontrarsi nella prassi, chiamando in causa la "ragione"
ma anche le prassi divergono quando le une (cristiana) sono fondate su principi non negoziabili (leggi inscritte dal Creatore nella Creazione), mentre quelle laiche imperanti, ad esempio, sono fondate sui cosiddetti "valori" spesso frutto di compromesso o della moda del momento
uno dei valori condivisibili spesso citato da Obama è la solidarietà, ma è terribile notare come egli la concepisca frutto di compromessi e addirittura possa concepire una linea di azione come questa: Le tensioni e i sospetti su ogni lato delle divisioni religiose dovranno essere rettamente affrontate. Ed ogni parte avrà la necessità di accettare alcune regole di base per la collaborazione.
intanto chi è e a che titolo e con che autorità stabilisce queste cosiddette "regole di base"? sono forse esse i famosi "principi noachidi" cui è tenuto ognuno dei goyim esclusi dall'elezione?
Ed inoltre altra piccola chiosa: per caso questa vocazione al compromesso non appartiene forse ad una certa Chiesa post- conciliare?
La verità è che sulla questione compromesso - non compromesso Obama ha ragione. La garanzia di una società pluralista è realmente insita in questo compromesso fra le parti.
Il problema è che non si può stabilire un dialogo per poi immediatamente negarlo nel nome dell'incompromissorietà della fede. Questo è un pregiudizio. Perchè bisognerebbe pensare che forse quando i cattolici esprimono la propria avversione all'aborto lo fanno sì in nome di un magistero ecclesiale, ma anche in nome di una logica concezione del rispetto per la vita.
E' un piano razionale ed universale che non può essere inficiato dal semplice fatto che a dirlo sia una chiesa piuttosto che un altra.
E' un piano razionale ed universale che non può essere inficiato dal semplice fatto che a dirlo sia una chiesa piuttosto che un altra.
sì, è un piano razionale e universale dove per Ragione intendiamo il Logos e non la ragione laica che si fa arbitra delle cose: la "Dea Ragione" facilmente riconoscibile...
E' questo il piano razionale universale di cui parla il Papa e, se non è appannaggio solo di una Chiesa, ma di uomini di buona volontà, non c'è bisogno di compromessi per far valere i comportamenti che ne scaturiscono
Se per "compromesso" intendi che non posso obbligare gli altri ad accogliere e vivere Cristo come unico Salvatore e posso sposare la causa di chi applica il logos, sono d'accordo... trovo tuttavia pericoloso e fonte di incognite nel discorso di Obama "la accettazione di alcune regole di base per la collaborazione" perché non dice quali sono e chi le stabilisce
Cara Mic,
a dire il vero io mi rifacevo ai famosi dialoghi dell'Imperatore Manuele Paleologo che ho avuto l'onore di tradurre.
In quei dialoghi l'imperatore cristiano, ostaggio dei Turchi, tentava di discutere con un dotto persiano delle differenze fra le fedi monoteiste. E aggiungeva che la religione non è qualcosa che si può imporre con la violenza o con la spada, ma con la ragione ed il cuore. Attraverso la persuasione!
E' la tipica impostazione del pensiero greco: persuadere l'avversario o semplicemente l'altro che la pensa diversamente da te. Si tratta di convincere e non semplicemente di vincere sull'altro.
Ora il punto è che un dialogo lo si stabilisce fra parti che hanno la stessa auctoritas, altrimenti il dialogo è viziato e dunque non c'è l'apertura di mente e cuore che serve a dialogare.
Pertanto il punto nevralgico del discorso non è, a mio parere, l'aspetto della compromissorietà o meno della fede. E' logico che per il credente il compromesso non è accettabile, che è valido il principio. Ma è anche logico che in una dimensione sociale il credente non può imporre all'altro la propria opinione e costringerlo a non fare ciò che per lui è un peccato oltre che un crimine.
Perciò come risolviamo questa faccenda?
Da una parte si potrebbe dire che il compromesso è accettare che si pratichi l'aborto in una nazione ma - da fedeli - mantenere la propria posizione in merito al peccato ed al crimine dell'aborto e da medici fedeli, avvalersi dell'obiezione di coscienza.
In questo modo la società è libera di fare ciò che vuole e l'unico limite non è lo Stato ma la coscienza del singolo.
Un'altra posizione sarebbe quella proposta da Obama, purtroppo con un grave pegno di ipocrisia che pesa sulla stessa.
Ovvero dialogare alla ricerca di principi universali che sebbene originati dalla fede possano essere comprensibili a tutti anche a coloro che non credono o a islamici, buddisti, etc.
Questa possibilità se fosse portata sino in fondo senza pregiudizio non potrebbe non dare ragione alla posizione cristiana. Perchè il principio della difesa della vita e del più debole è principio universalmente riconosciuto e non basato semplicemente sulla fede, ma sull'opposizione al diritto positivo che è negazione dell'ordine sociale.
Prendiamo ad esempio gli islamici o gli ebrei. Essi ritengono che la persona umana sia tale solo dopo la nascita. Pertanto non trovano criminale l'uso degli embrioni a fini di ricerca. Come li possiamo convincere che la loro posizione è erronea? Proclamando soltanto la superiorità della nostra fede, o l'assoluta verità di Cristo?
Evidentemente no. O meglio, non soltanto.
Perchè il cuore può essere sollecitato dal messaggio cristiano, ma la mente deve essere convinta dalla ragione e come negare che il messaggio di Cristo ed il magistero della chiesa siano fondati sulla retta ragione?
Il problema è anche delle gerarchie ecclesiastiche troppo concentrate nell'analisi dei fatti estremi (aborto, eutanasia, ricerca sugli embrioni, etc.) e poco attenti a comprendere le ragioni di tutto ciò ed a spiegarle al popolo non solo credente ma anche non credente. Se spiegassero che tutto ha origine da una cattiva interpretazione della sessualità, da una profonda deresponsabilizzazione dell'uomo moderno, originata da un materialismo sociale oltre che spirituale, forse raccoglierebbero più consensi e colpirebbero il cuore della gente che indipendentemente dal proprio credo sa nell'intimo che la verità è proprio in questo disordine sociale e umano.
Il problema è anche delle gerarchie ecclesiastiche troppo concentrate nell'analisi dei fatti estremi (aborto, eutanasia, ricerca sugli embrioni, etc.) e poco attenti a comprendere le ragioni di tutto ciò ed a spiegarle al popolo non solo credente ma anche non credente. Se spiegassero che tutto ha origine da una cattiva interpretazione della sessualità, da una profonda deresponsabilizzazione dell'uomo moderno, originata da un materialismo sociale oltre che spirituale, forse raccoglierebbero più consensi e colpirebbero il cuore della gente che indipendentemente dal proprio credo sa nell'intimo che la verità è proprio in questo disordine sociale e umano.
sono d'accordo con te e, in attesa di avere il tempo di approfondire ulteriormente l'interessante riflessione anche sotto altre angolazioni, ti ringrazio per la puntuale e validissima precisazione
Ma caro Francesco, la tua bellissima spiegazione, che solleva il nocciolo del problema e lo analizza, non giunge però che la soluzione sia il compromesso....del resto o si difende la vita concepita o non la si difende, non può esserci uno stato intermedio allo stesso problema e dunque un compromesso ^__^
Gli unici compromessi a cui si può giungere quali potrebbero essere?
- come sostengono i musulmani e gli ebrei, che è vero che per loro la persona umana è tale solo quando è nata ma identificano nel terzo mese la sua completa formazione nell'utero materno e di conseguenza da qui non vada più toccata...La legge italiana prevedeva già che l'aborto non possa aver luogo dopo il terzo mese, anche se è una legge molto disattesa...
ma pur "accettando" questo dato, dove starebbe il compromesso? morirebbero ugualmente milioni di esseri umani che sfortunamente non avrebbero raggiunto il terzo mese...dunque il problema non è risolto!
E c'è da aggiungere che seppur i musulmani la pensano così, il loro PRINCIPIO resta la difesa della vita, infatti figliano...e si moltiplicano...e questo anche fa la differenza...
- come altro compromesso c'è chi paventava la distribuzione gratuita della Pillola del giorno dopo...in tal modo, alcuni sostengono, poichè essa avrebbe effetto PRIMA di sapere se lì ci sia effettivamente una vita in formazione, si risolverebbe un problema morale: occhio non vede cuore non duole...
anche se fosse (e sarebbe allucinante!) non abbiamo risolto il problema perchè la riduzione delle nascite sarebbe ulteriormente spaventosa, peggio della situazione in cui siamo oggi...e questo con i problemi che si porterebbe dietro legati anche ad una popolazione sempre di più anziani e lentamente, ma non tanto, sostituita da giovani emigrati i quali ci tengono a mettere su famiglia...e a non cambiare le proprie tradizioni...
Quali altri compromessi si potrebbero fare a favore della Vita umana?
qualcunque compromesso si facesse, sarebbe sempre CONTRO e il problema non starebbe più nel mettersi d'accordo (che come abbiamo visto è impossibile), ma in una REAZIONE DI DIO che finirà di fare da "spettatore"....
Qui subentra Obama oggi che vuole fare da paciere fra le parti, ma lui non è al di sopra delle parti, ergo qualsiasi soluzione trovasse sarebbe sempre per un suo vantaggio e non per la vita umana...non sono soluzioni disinteressate, di conseguenza il concetto di compromesso, valido sotto altri molti aspetti (per esempio non usare Dio per tirare in testa un missile nucleare...ecc...), non è valido invece quando parliamo della Vita umana fin dal suo concepimento e fino alla sua morte naturale il cui problema è legato ad un altro tema scottante: l'eutanasia...
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Francesco dice anche:
Il problema è anche delle gerarchie ecclesiastiche troppo concentrate nell'analisi dei fatti estremi (aborto, eutanasia, ricerca sugli embrioni, etc.) e poco attenti a comprendere le ragioni di tutto ciò ed a spiegarle al popolo non solo credente ma anche non credente. Se spiegassero che tutto ha origine da una cattiva interpretazione della sessualità, da una profonda deresponsabilizzazione dell'uomo moderno, originata da un materialismo sociale oltre che spirituale, forse raccoglierebbero più consensi e colpirebbero il cuore della gente che indipendentemente dal proprio credo sa nell'intimo che la verità è proprio in questo disordine sociale e umano.
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Pienamente d'accordo....^__^
occorre andare all'origine del problema...il Papa in Africa c'ha provato e abbiamo visto le reazioni le quali, stranamente, sono scaturite da ambienti omosessualisti, abortisti e favorevoli all'eutanasia...
ma è proprio qui che tocca insistere, alle origini del problema...
è qui che non si cercano allora i compromessi, ma si studia come RELAZIONARSI ALL'ALTRO rispettando davvero l'altro e rispettando così la vita concepita o malata, o anziana...
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Francesco,
che ne pensi di questo?
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1338633
io devo ancora metabolizzare e ho un impegno a breve poi, se è il caso, potremo approfondire
mic ha detto...
Francesco,
che ne pensi di questo?
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1338633
io devo ancora metabolizzare e ho un impegno a breve poi, se è il caso, potremo approfondire
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leggo:
Secondo: è nella luce di questo andare a Cristo che il presidente Obama ha potuto parlare, in modo quasi agostiniano, di "peccato originale"? Io non ricordo di aver udito uscire il concetto di peccato originale dalla bocca di un precedente presidente americano: certo non con la forza e la convinzione che Obama ha mostrato. Egli ha parlato di "nostro egoismo, nostra alterigia, nostra ostinazione, nostra pretesa di possedere, nostre insicurezze, nostri ego". Queste cose ci affliggono tutti, oscurano il nostro intelletto e diminuiscono il nostro amore.
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ma è FALSO!!!!!!!
Obama non ha parlato affatto del Peccato Originale per altro come lo intende la Dottrina Cattolica, ha solo usato i difetti dell'uomo per fare ulteriore retorica e del bonismo da 4 soldi!!!!
paragonare tale riferimento ad un lontanissimo stile agostoniano è pura bestemmia!!!
Interessante è invece questo punto di vista che copio e incollo:
Quindi, se a un primo livello il presidente è parso concentrarsi primariamente su un dialogo rispettoso e su "parole ben disposte", a un livello più profondo è sembrato essere in cerca di principi unificanti che possano essere anche dissimili dalle sue posizioni prefissate. In effetti questi principi, se ricevessero piena libertà d'azione, potrebbero anche portare il presidente – non senza costi personali – a riconsiderare alcune delle pratiche che attualmente sostiene.
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questo si che è interessante, se fosse vero...!!
e i costi personali sarebbero che fra 4 anni non sarebbe più rieletto se, appunto, si rimangiasse le promesse fatte in campagna elettorale a favore dell'aborto e dell'omosessualità...
Ma proprio per questo, potrebbe essere lui, propio lui, il politico che potrebbe riuscire a mettere d'accordo tutte le religioni....peccato però che se ciò fosse vero, i cattolici che vi dovessero aderire sono considerati da san Paolo APOSTATI....
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Quindi, se a un primo livello il presidente è parso concentrarsi primariamente su un dialogo rispettoso e su "parole ben disposte", a un livello più profondo è sembrato essere in cerca di principi unificanti che possano essere anche dissimili dalle sue posizioni prefissate. In effetti questi principi, se ricevessero piena libertà d'azione, potrebbero anche portare il presidente – non senza costi personali – a riconsiderare alcune delle pratiche che attualmente sostiene.
Era proprio questo il punto che alla prima lettura mi era parso interessante ma che considero inattuabile, concordando sulla conclusione di Caterina.... staremo a vedere...
....faccio osservare come la Santa Sede, seppur senza proclami ufficiali, ma con piccoli interventi (quasi volesse segnalarci la CAUTELA) sull'OR in sostanza da una parte sostiene la politica estera di Obama, dall'altra (grazie a Dio) condanna senza mezzi termini la politica di Obama sull'etica e sulla morale...
come dice il detto?
In (o per) compagnia prese moglie un frate...^__^ come a dire per l'appunto che la convivialità crea opportunità, ma il cattolico non può essere opportunista...come insegna san Paolo "Tutto mi è lecito, ma non tutto giova!"
Cosa me ne faccio di una politica estera PACIFISTA quando la stessa persona IMPONE una politica etica e morale diabolica?
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