mercoledì 17 giugno 2009

CARO MELLONI, MA DI QUALE CHIESA PARLA?


di Francesco Colafemmina

Il Professor Melloni quando parla fa dei "vaticini", espressioni oracolari di una sapienza al limite del mistico. Non affronta gli argomenti cercando di comprendere le ragioni di chi non la pensa come lui, ma con un'abile reductio a fatti di ben cinquant'anni fa, spazza via ogni possibile reinterpretazione attualizzata del "Novus Ordo Missae".
Melloni, seguendo la sua solita linea di strenuo difensore della "sacralità" del Vaticano II e delle sue conseguenze (spesso slegate dalle sue reali prescrizioni), si scaglia contro le anticipazioni del nuovo libro di Martin Mosebach, pubblicate sul Corriere lo scorso 13 giugno. E lo fa semplicemente rievocando le presunte ragioni che portarono al cambiamento, a quella rivoluzione culturale della Chiesa i cui frutti ultimi sono ad esempio quelli del clero di Linz...
h
Così, non possiamo non rivolgerci direttamente al coautore del volume "Chi ha paura del Concilio Vaticano II", assicurandogli in anticipo che non abbiamo alcuna paura del Concilio, quanto piuttosto della inflessibilità dei suoi "difensori", gli stessi che sono stati così "flessibili" nello spazzar via due millenni di storia della Chiesa. Il problema, caro professor Melloni, è che la situazione presente non può essere giustificata da quella del pre-concilio. Le condizioni della Chiesa di allora e di quella odierna - dovrà pur ammetterlo - sono totalmente differenti. E con Chiesa non dobbiamo solo intendere il mondo dei consacrati e l' "apparato istituzionale" del governo ecclesiale, bensì semplicemente quello dei fedeli e della consapevolezza della fede. E' o non è evidente che nel corso di questi cinquant'anni, indipendentemente dalle buone intenzioni dei padri conciliari, molte "riforme" attuate in quella sede si siano rivelate più dannose che proficue per la Chiesa Universale? E' o non è evidente che da quel momento le vocazioni sono drasticamente diminuite? E' o non è evidente che l'aderenza alla dottrina cattolica, seppur minata dai fattori esterni di un mondo sempre più secolarizzato ed asservito alla materialità, si sia fatta talmente labile da diventare impalpabile, non dico nei laici ma addirittura nei chierici? E quando si parla di "arte" nessuno può negare che la situazione sia degenerata progressivamente nell'abominio, nell'antiarte, nell'informe diabolico di cui parla Mosebach!

Capisco d'altra parte che il vezzo del cattocomunismo cattedratico sia quello di ricorrere al "pietismo" campestre o di periferia: la parrocchia gestita dal prete di frontiera che deve far fronte a situazioni drammatiche di disagio sociale e non ha tempo per il latinorum... Ma questa non è forse la Chiesa ONG deprecata da Papa Benedetto? La Chiesa "antimafia" dei vari don Ciotti così impegnati nel sociale da aver completamente dimenticato o posto drammaticamente in secondo piano il centro del loro ministero ovvero la liturgia? O vogliamo parlare dei vari Enzo Bianchi che straparlano di liturgia e teologia senza neanche essere sacerdoti, o che si abbigliano da "abati" senza essere deputati a quel ruolo? Questa è la Chiesa cui lei appartiene? Quella del "monastero" di Bose e delle sue suite strapagate?

Tornando alla sua replica a Mosebach la storia del "devozionalismo" tanto cara all'iconoclasta gnostico Crispino Valenziano, non regge affatto. La devozione è l'anima di una fede "popolare" dunque comunitaria, vissuta come partecipazione familiare e sociale al mistero. L'individualismo religioso non credo appartenga alla società per lo più contadina e radicalmente familiare degli anni '50, quanto piuttosto alla modernità spiritualizzante ed alienata del nostro tempo.
Oggi la partecipazione al mistero non è la stessa di cinquanta anni fa e le aspettative del Concilio ormai sono ampiamente superate. Quindi la giustificazione di quella follia iconoclasta che prosegue tuttora non può essere effettuata attraverso un richiamo alla storia. Oggi la mania socializzante di una Chiesa sempre più pneumatica, vaga, nebulosa, moralisticamente ipocrita e deforme, è vissuta con indifferenza o sopportata con tollerante indignazione dalla maggiorparte dei fedeli che in questa Chiesa ancora si riconoscono.

Una delle caratteristiche del pneumatismo della Chiesa contemporanea vaticanosecondista, bosiana, melloniana è proprio quella dell'insignificanza concettuale. Parole messe in fila per affermare concetti vacui. Ad esempio nella sua piccata nota mi ha colpito questa frase: "sappiamo anche che questa messa bruttina è l’unica risposta reale alla privatizzazione pentecostale della fede, al pietismo che dice a Gesù «io, io, io» e così facendo scalza quella forma di chiesa che è quella eucaristica, per sua natura comunitaria e ugualmente vera anche nella più radicale deprivazione estetica".
La frase è di quelle ad effetto ma è un puro gioco di parole senza alcun contenuto. Dire, come fa lei, che il novus ordo è l'unica risposta al pietismo individualista che scalza la chiesa eucaristica non significa alcunchè! E dire che questa fantomatica "chiesa eucaristica" sia "ugualmente vera anche nella più radicale deprivazione estetica" cosa vorrebbe significare? Da domani allora andiamo a dir messa nei campi o sulla spiaggia, magari usando una tavola da surf come altare, una noce di cocco come calice ed una foglia di fico come patena? E magari con un prete in costume da bagno...? No, grazie! Questo genere di cerimonie vorrebbero tanto farle in Austria, peccato però che lì non abbiano il mare.

Mi domando allora perchè proprio lei non voglia consigliare la stessa "radicale deprivazione estetica" ai suoi amici col grembiulino? A che serve l'apparato parasacrale e farsesco di guanti, scapolari, martelletti, ricami egizi et cetera di cui fanno così largo uso i suoi fratelli? Forse però, a questo punto, riesco a comprendere il suo profondo disagio e la sua reazione. Sarà rimasto di sasso, infatti, nel leggere una descrizione fatta da Mosebach di questa sua fantomatica "chiesa eucaristica e comunitaria":

"Il modello della nuova liturgia è il tavolo presidenziale di una riunione di partito o di una associazione con microfono e fogli, a sinistra sta un vaso ikebana con piante esotiche bizzarre di colore arancio con vecchie radici, a destra si trovano due luci da televisione posate su candelieri fatti a mano. Con dignità e raccoglimento, i membri del consiglio di amministrazione guardano il pubblico, come i chierici durante una concelebrazione. Una tale assemblea, regolata da un democratico ordine del giorno, è il fenotipo della nuova liturgia, e questo non è altro che una conseguenza inevitabile del fatto che chi non vuole il mistero sovratemporale, questi inevitabilmente approderà alla realtà politica e sociale"

Questo genere di assemblea non somiglia forse un po' troppo a quella del Grande Oriente?

6 commenti:

Luisa ha detto...

Beh almeno Melloni ammette che la Messa o forse è meglio dire certe Messe postconciliari sono bruttine.....
Sa Francesco, che invece di leggere "deprivazione estetica " ho letto "depravazione estetica, forse non sono poi così lontana dalla verità.
Quando leggo poi :

..."nell’eucarestia a self-service ottenuta col campanello c’era qualcosina di pericoloso. ".

Vedo la conferma del disprezzo con cui questa intelligentsia ha ricoperto la Liturgia tridentina durante più di 40 anni!

Eucaristia (se possibile scritto con la maiuscola) self service!

L`Eucaristia self service esiste, da 40 anni nel cammino neocatecumenale, serviti restando seduti al proprio posto, almeno i cattolici si mettono in processione, per andare a servirsi al banchetto!

Mah e dire che è questo genere di personaggio che ha dominato la scena cattolica durante gli anni passati!

mic ha detto...

è ancora la cultura egemone, purtroppo, cara Luisa, che speriamo lasci presto il passo a cristiani meno 'adulti', ma - al di là delle etichette qui si parla di identità - più cattolici, quindi più apostolici, quindi più cristiani...

Marina ha detto...

QUINDI PIU' TESTIMONI!

raffaele ha detto...

Non sono un sostenitore di Melloni, ma mi pare che Mosebach abbia davvero esagerato.Non dobbiamo disprezzare la liturgia tridentina, ma neppure quella postconciliare: anche così si spezza il senso della tradizione che continua e cresce nella storia.

Francesco Colafemmina ha detto...

Si, caro Raffaele, concordo con te in generale, ma non nel particolare di questo dibattito. Mosebach da cattolico, da esteta e uomo di profonda cultura non può che rifiutare nettamente una liturgia scabra e vacua, sostenuta solo dalla misericordia del Signore! E quindi finisce per attaccare l'intero Novus Ordo come albero che ha dato i frutti attuali! D'altra parte Melloni non riconosce alcuna ragione a Mosebach, ma sembra dargli del passatista interessato a suscitare l'ammirazione pontificia. E addirittura finisce per negare alcun senso estetico alla liturgia, affermando che essa sarebbe sostenuta esclusivamente dalla sua natura "comunitaria".
Questo è il motivo della mia risposta. Negare gli aspetti "formali" significa anche negare aspetti "sostanziali" e "spirituali". L'uomo non è fatto soltanto di anima, di spirito, ma anche di corpo. E Cristo ci ha insegnato ad amare la creazione riconciliata con il Suo creatore dall'azione salvifica. Pertanto questa pesante discriminazione della forma o dell'"estetica" è una evidente caduta nello gnosticismo...

Anonimo ha detto...

Per vostra informazione, il Prof. Melloni ha partecipato una sola volta ad una riunione dei massoni a maggio del 2007 col permesso esplicito del suo vescovo, il Card. Caffarra. Ciò che ha detto in quella occasione è stato trasmesso da Radio Radicale.