sabato 27 giugno 2009

L'ARTE SACRA DI JANNIS KOUNELLIS E LA NEGAZIONE DELL'ARTE SACRA - CON IL PLACET DEL VATICANO!


Jannis Kounellis è l'artista chiamato dal Vaticano a rappresentarlo nella futura Biennale di Venezia del 2011. Senza aggiungere alcun commento invitiamo i lettori a ad ascoltarlo nelle sue farneticazioni sull'arte e soprattutto sulle forme dell'arte sacra. Questo artista è particolarmente apprezzato da Mons. Ravasi. Invitiamo tutti gli artisti, architetti, critici, che vedranno questi due video inquietanti e farneticanti ad esprimere copiose reazioni nei commenti.


L'intervista monologo è stata realizzata in occasione della sua mostra presso l'ex oratorio di San Lupo di Bergamo.









7 commenti:

Coonla ha detto...

è evidente il limite impostogli dalla lingua. è greco quindi nn chiamate farneticazioni ciò che merita semplicemente un po piu di elasticità mentale da parte del ricevente.

per quanto riguarda l'arte...non mi sembra si possa giudicare in maniera cosi negativa un artista.proprio perchè lo è.

Francesco Colafemmina ha detto...

Interessante...

la mia mente è poco elastica quando si parla di arte sacra. E francamente sentire un "artista" parlare di arte sacra "rivoluzionaria" e dell'impossibilità di ritornare ad una dimensione artistica pre-cubista mi impressiona.

Per quanto riguarda l'artista... vale sempre lo stesso concetto: anch'io posso mettere un cesso al centro di una stanza e decidere di chiamarla arte... o deporre cinquanta cappotti in una stanza... ed essere esaltato per la mia "creazione", nondimeno poi qualcuno - piuttosto premuroso - dovrebbe chiamare uno psichiatra e ricoverare me e chi applaude alle mie trovate artistiche!

Roberto Alabiso ha detto...

Ciro, fino ad ieri sera discutendo con alcuni della "bellezza", sottolineavo come oggi, spesso non è più neanche riconosciuta. Ho visto un video dove un violinista , Joshua Bell, forse il più grande tra i contemporanei suona uno dei pezzi più belli e difficili nella metropolitana di New York. Ebbene, quasi nessuno si fermava ad ascoltare, cioè non era attratto da questo fatto così bello. Non a caso solo alcuni bambini ne sono rimasti affascinati. Credo che ci sia oggi la perdita di questa capacità di corrispondenza alle "cose belle", è come se l'uomo cominciasse a diventare cieco o sordo anche a questo. Qual' è però la conseguenza più immediata? E' che così l'uomo si allontana sempre di più dal "sacro", o meglio dalla realtà. Infatti la bellezza , diceva Platone è lo splendore del vero, e quindi la bellezza diventa avvenimento incontrando l'uomo. Di questo un certo tipo di "potere" o forse il potere più in generale se ne è accorto (non da adesso, già da un pò) ed ha allargato il suo raggio d'azione, facendo passare qualsiasi forma di elucubrazione mentale, che sia "contro" questa bellezza ", come fatto culturale e di libertà dell'artista e della sua genialità. ed invita tutti costantemente a guardare a queste forme che di bellezza ne sono prive. Oggi una certa forma di arte, che è ovviamente la più sostenuta economicamente, punta a questo "sconquasso" del gusto e lo fa entrando anche nella Chiesa, luogo privilegiato dell'incontro con il Bello ed il Vero. E' preoccupante come alcuni, che dovrebbero essere baluardo a questa invasione, anzi offrono ad artisti o presunti tali, come Kounellis o architetti come Fuchsas e chi più ne ha più ne metta, spazi così ampi di intervento. Per la demolizione già c'è il mondo, se ci si mette anche la Chiesa....!!!

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Roberto,

grazie per le tue splendide parole. Il problema è chiaramente culturale. Ed è globale - artisticamente parlando - se l'Osservatore Romano, quotidiano di una Chiesa che non sa più chi siano Palestrina, Monteverdi, Pergolesi, Cherubini e via dicendo, oggi definisce quel pedofilo di Michael Jackson un "immortale"! Allora c'è davvero qualcosa che non va nella testa di questi signori...

http://www.corriere.it/spettacoli/09_giugno_26/jackson_immortale_osservatore_35fffcee-6260-11de-8ba1-00144f02aabc.shtml

Scipione ha detto...

Il problema è questo: si possono dire cose sensate quando si parla di qualche cosa che non ha alcun senso? Perchè al di là di ogni opinione o gusto personale, di ogni tentativo intellettuale di spiegazione, di ogni snobistico o imbarazzato tentativo di accettazione... l'arte moderna più che un non-senso è addirittura un... assurdo ossimoro.
L'arte moderna semplicemente non è arte, non avendo nessuno degli elementi che per qualche millennio hanno distinto dalle altre una serie di attività umane rendendo possibile la creazione della categoria: "arte".
Manca l'estetica naturale, immediata e istintuale, manca la comprensibilità elementare, mancano il decoro e la nobiltà, manca la sacralità (sacralità presente in ogni rappresentazione artistica anche non sacra), manca lo scopo immediato di creazione umana che risponde ad un profondo bisogno umano materiale e immateriale insieme e non ad un bisogno che è solo del mercato e della psiche narcisistica del c.d. artista-genio ecc.
Io credo che la lingua abbia aiutato Kounellis invece che messo in difficoltà... proprio grazie alla lingua non perfettamente padroneggiata ha potuto evitare di esplicitare e rendere quindi palesi tanti non-sense che l'argomento arte-moderna gli ha imposto. Fosse stato un critico italiano... non avrebbe avuto scampo: così invece ci si può appellare al problema linguistico e dubitare che volesse dire proprio ciò che ha detto.
Ma ripeto... non è un problema suo, ma del suo mestiere.
L'sempio che ci propone Colafemmina potrà sembrare scontato ma è un probelma inevitabile. Noi oggi scavando un terreno quando ritroviamo manufatti artistici di qualche migliaio di anni fa li riconosciamo immediatamente come tali, perchè evidentemente contengono in loro un oggettivo valore che ce li rappresenta come artistici, che richiama l'immediata consonenza con quel bisogno di esperienza artistica che è in noi. Se tra mille anni scaveranno fra le macerie del museo che esponeva il famoso "cesso" di Duchamp come distingueranno quel "capolavoro" dagli altri cessi collocati nei bagni dell'edificio? Grazie alla targhetta?
Questo completo relativismo (la cosa X che messa nel punto A e provvista del placet del critico B, la definiamo arte... cambiando il punto e il critico la cosa x smette ipso facto di essere arte), questa totale smaterializzazione sensoriale dell'esenza artistica (ossia l'idea astratta, soggettiva e non verificabile che la cosa x sia arte, idea spesso presente solo nella mente dell'autore e ancora più spesso nemmeno in essa ma solo nell'astuta e interessata - $$$ - volontà del medesimo di far credere di avere tale idea) smaterializzazione applicata però pur sempre ad un'attività di produzione di beni che pretendono di risultare artistici e quindi godibili per un essere, l'uomo, anche sensorialmente materiale... ecc. ecc. rendono impossibile continuare a voler racchiudere nella categoria che da sempre conosiamo e sentiamo come categoria artistica, simili produzioni.
Est modus in rebus... diceva Orazio, c'è una misura nelle cose, superata la quale (tanto nel troppo che nel poco) non ci si può più considerare nel giusto... e "l'arte" moderna questi limiti li ha superati da un pezzo.
La Chiesa farebbe bene, come sta facendo per altri ambiti del suo rapporto con il mondo moderno, a rivedere anche quello relativo alle "espressioni artistiche" di tale mondo, smettendo, lei che per secoli è stata il faro dell'arte, la vera avanguardia artistica mondiale.. di inseguire imbarazzata mode e "stili" che non le sono propri solo per timore di non essere "accettata" dal mondo.

Anonimo ha detto...

Sono entrato nella chisa di S. Lupo passandoci davanti per caso mentre mi recavo a visitare il museo diocesano di BG.
chiesa di cui ignoravo l'esistenza.

Anche se effettivamente è alquanto aticpica come chiesa, farebbero meglio ad usarla come cappella iemale della adiacente S. Alessandro.

Fabrizio ha detto...

"Non credo che la Chiesa è pronta, ma nemmanco i pittori sono pronti, perchè non si sa esattamente cosa fare."

Credo non ci siano parole più illuminanti del presente sbando dell'arte sacra, e dette da lui son davvero degne di fede! La Chiesa non ha più nessun criterio di valutazione per distinguere il bene-bello dal nocivo-brutto; piuttosto preferisce calarsi le braghe di fronte ai grandi nomi dell'arte per ormai evidenti complessi di inferiorità e per dimostrare di essere non solo al passo coi tempi, ma addirittura con un piede nel futuro (dimenticando che il futuro della Chiesa non è sulla luna, ma in Paradiso). Kounellis raclama che l'artista deve essere libero, che non si può imprigionare la libertà, e posso anche essere daccordo. Però rimpiango una Chiesa che aveva il coraggio di rifiutare un quadro di Caravaggio da mettere sopra un altare, poichè significa che aveva ancora un senso del discernimento di ciò che al culto era adatto e ciò che non lo era, ciò che favoriva la preghiera e ciò che la disturbava. Per altro non si possono ritenere gli stessi ecclesiastici degli ignoranti bigotti, visto che i quadri rifiutati andavano a ruba fra i collezionisti cardinali!
Nonostante i tappeti rossi stesi davati ai sedicenti artisti, rimango fiducioso che non si riuscirà a spegnere quell'istinto naturale a fare arte vera, e a riconoscerla là dove è autentica.