domenica 28 giugno 2009

PADRE PIO E VETUS ORDO: CHI MISTIFICA LA STORIA?

Padre Pio bacia l'anello a Mons. Lefebvre (1967)

di Francesco Colafemmina
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Nel marzo scorso sul blog di Luigi Accattoli appare un articolo piccato e rabbioso volto a distruggere la "mitologia" di Padre Pio "amante" del Vetus Ordo e "ribelle" al Concilio. L'articolo di Accattoli viene ripreso - pari pari - oggi in una lettera piccatissima del portavoce del Convento di San Giovanni Rotondo, Stefano Campanella, alla Gazzetta del Mezzogiorno.

Il problema è che a quanto pare entrambi farebbero riferimento ad una visita erronea del cardinal Bacci a Padre Pio quale fulcro della questione. Secondo Accattoli e Campanella Bacci si sarebbe recato a San Giovanni il 1 Aprile del '64, una data incompatibile con quella indicata per la consegna da parte del cardinale dell'indulto a Padre Pio. Indulto che Padre Pio richiedeva invece nel febbraio 1965.

Forse però gli è sfuggito che - almeno stando a storici autorevoli come Yves Chiron - Bacci si recò a San Giovanni Rotondo il 9 marzo 1965. E in occasione di questo incontro Padre Pio comunicava al cardinale una preghiera, quella di chiudere al più presto il Concilio.

Per chiarezza riportiamo prima il piccato intervento di Accattoli e poi la documentazione storica che attesta l'incontro di Bacci con Padre Pio nel 1965. La tesi - condivisibile - di Chiron è che dopo lo strappo del Vaticano per indurre Padre Pio a nominarlo suo erede universale, l'indulto sia stato concesso quale "contentino" al frate stigmatizzato. Notevole inoltre lo spirito di umiltà con il quale Padre Pio tenta di ottenere l'indulto ed anche lo stratagemma giuridico della trasformazione della messa pubblica in messa privata. Non sarà forse giunto il momento di smetterla con questa storia di contendersi Padre Pio e addirittura di usare la sua figura per dare un "crisma" di santità al Concilio ed al Novus Ordo? E poi citare le immagini dell'ultima messa di San Pio è oltremodo cinico: chiunque può vedere che l'altare postconciliare non muta la tensione spirituale del Padre che continua a seguire la sequenza del Vetus Ordo e viene costantemente rimbeccato e ricondotto sulla giusta dizione dai frati ai suoi lati. Povero Padre Pio, anche il suo ardente rispetto per la tradizione e per la Messa come Sacrificio stanno tentando di mistificare!


Continua a girare nella Rete – che è la prateria di tutte le bufale – la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”. Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio. All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita. La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria. Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche.
Il cardinale Bacci fa visita a Padre Pio il primo aprile 1964. A seguito dell’introduzione nella “messa con il popolo” di alcune parti da leggere in italiano, su sollecitazione del Padre il 17 febbraio 1965 il guardiano del Convento, padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, scrive al cardinale Ottaviani facendo presente che “Padre Pio ha 78 anni, ha la vista indebolita ed è sofferente per la vita di lavoro che conduce e per le altre sofferenze a tutti note”; per queste ragioni chiede “che la Santa Messa da lui celebrata tutte le mattine ad orario inconsueto – 4,30 circa – e cioè due ore prima delle messe ad orario solite a celebrarsi nel nostro Santuario, venga considerata come messa privata e come tale esente dalle norme concernenti la messa con partecipazione di popolo; fermo restando l’aggiornamento a l’uniformità per le altre cerimonie da osservarsi nelle messe private”. Così è documentato nella Positio della causa, vol. III/1, p. 753. La lettera di risposta positiva del cardinale Ottaviani porta la data del 20 febbraio 1965 (Ivi, p. 754). Non c’è traccia, nei documenti, di alcuna frase di Padre Pio contro il Concilio. Anzi, dalla lettera del guardiano si apprende che la dispensa riguardava solo la lingua (a causa della “vista indebolita” che impediva a Padre Pio di leggere i nuovi testi, mentre quelli in latino li conosceva a memoria), ma Padre Pio osservò le altre norme liturgiche venute con il Concilio, come si può vedere dalle immagini delle Messe celebrate sulla mensa rivolta al popolo (il filmato della cosiddetta “ultima messa di Padre Pio”, celebrata il giorno precedente la morte, lo mostra rivolto al popolo e propongono immagini e audio del diacono e del suddiacono che leggono il Vangelo e l’epistola in italiano). La stessa ragione aveva indotto già nel 1961 il Padre a chiedere la dispensa dalla recita del breviario, sostituito con quella del rosario. Inoltre nella lettera famosa di Padre Pio a Paolo VI a sostegno dell’Humanae vitae si legge: “L’Ordine dei cappuccini è stato sempre in prima linea nell’amore, fedeltà, obbedienza e devozione alla sede apostolica; prego il Signore che tale rimanga e continui nella sua tradizione di serietà e austerità religiosa, povertà evangelica, osservanza fedele della regola e delle costituzioni, pur rinnovandosi nella vitalità e nello spirito interiore, secondo le direttive del Concilio Vaticano II” (Epistolario IV, p. 12 e 13).


Tratto da "Padre Pio, una strada di misericordia" di Yves Chiron:

La faccenda della dichiarazione (si riferisce alla dichiarazione imposta a Padre Pio e con la quale nominava erede universale la Santa Sede -ndr) aveva provocato una certa emozione in Vaticano. Monsignor Dell’Acqua aveva avuto la conferma che era stata ottenuta “in nome dell’ubbidienza”. Ed è proprio su questo punto dell’ubbidienza che Paolo VI interviene di nuovo, come per riparare la pressione che aveva subito Padre Pio. Attraverso l’intermediazione del cardinal Ottaviani, il gonfaloniere impavido e fedele, il papa ordinò di “comportarsi d’ora in avanti con Padre Pio come se non fosse tenuto al voto di ubbidienza”. Un ordine sconcertante e dimostrativo di una bella fiducia, che il cardinal Ottaviani trasmise il 12 febbraio 1965 a padre Clemente. Padre Pio aveva trovato in Paolo VI un protettore efficace.
E tuttavia, tra il papa che voleva che la Chiesa diventasse “la sorella e madre di tutti” e che prendesse le strade dell’Uomo e del mondo e il vecchio cappuccino stigmatizzato che amava dire che i “santi si sono sempre beffati del mondo e dei mondani e si sono messi sotto i piedi il mondo e le sue massime”, che differenza! E che contrasto tra il papa che perseguiva un concilio riformatore e d’”apertura” e il frate che, più che ogni altro a quell’epoca, scandalizzava gli spiriti moderni con la straordinarietà soprannaturale della sua vita!
Ciò nonostante, il cappuccino del Mezzogiorno e il papa intellettuale non erano estranei l’uno all’altro, anche se la loro visione della Chiesa era diversa e anche se le loro preoccupazioni erano contrarie. Paolo VI, continuatore di Giovanni XXIII; considerava il concilio che si avviava alla fine come una tappa essenziale verso “la restaurazione dell’unità tra i cristiani”. Il primo schema studiato dai padri conciliari era stato la costituzione sulla liturgia, che i suoi promotori intendevano riformare in senso essenzialmente ecumenico. La costituzione sulla liturgia era stata promulgata il 4 dicembre 1963. Iniziò allora la revisione di certi riti e la preparazione di nuovi testi liturgici. Un Consilium di liturgia, messo in piedi da Paolo VI il 25 gennaio 1964, si dedicò a questo lavoro. Monsignor Annibale Bugnini e il cardinal Lercaro ne furono i principali responsabili. Si trattava di riformare tutti i riti sacramentali, e in primo luogo la messa, in una prospettiva di ravvicinamento con le altre confessioni cristiane. Il rito tridentino, detto di San Pio V, sarebbe stato sostituito, dopo il concilio, con un nuovo rito, il Novus Ordo Missae, promulgato in maniera definitiva da Paolo VI il 3 aprile 1969 e che proponeva una nuova formulazione teologica del sacramento dell’eucaristia, ma anche la possibilità di celebrare la liturgia in lingua volgare.
La riforma liturgica preoccupava certamente Padre Pio. Anche se il Novus Ordo non entrerà in vigore ufficialmente e in maniera obbligatoria solo nel 1969, e cioè sei mesi dopo la sua morte, fin dalla prima domenica di Quaresima del 1965, che cadeva il 7 marzo, furono celebrate per la prima volta messe in lingua volgare, seguendo testi liturgici “sperimentali” del cardinal Lercaro e di monsignor Bugnini. Questa liturgia “sperimentale”, che abbandonava il latino e sconvolgeva la formulazione teologica del sacramento, non poteva incontrare l’assenso di Padre Pio. Prima ancora che fosse ufficialmente autorizzata, chiese, il 17 febbraio, di poter continuare a celebrare la messa secondo il rito tridentino.
Il fatto che il cardinal Lercaro, suo amico e protettore in svariate occasioni, fosse fra gli iniziatori della riforma non bastava a fargliela apprezzare in qualche modo. Paolo VI acconsentì ben volentieri alla richiesta di Padre Pio e, il 9 marzo, inviava il cardinal Bacci a portare di persona l’indulto che autorizzava il vecchio cappuccino a continuare a celebrare la messa della sua ordinazione. La scelta di Bacci non era senza significato. Oltre ad essere stato uno dei pochi prelati che aveva sempre manifestato sostegno ed amicizia a Padre Pio nei momenti più difficili della seconda persecuzione, era anche stato durante il concilio, che sarebbe terminato pochi mesi dopo, uno degli animatori della tendenza conservatrice e un ardente difensore del rito tradizionale in latino.
L’autorizzazione a poter celebrare la messa in latino fino alla morte sollevò Padre Pio, che era preoccupato delle diverse riforme e novità che agitavano la Chiesa e che rinfocolavano le divisioni tra i padri conciliari. Dopo aver ringraziato il cardinal Bacci dell’indulto concesso dal papa, gli diede una specie di consiglio:
“Il Concilio, per pietà, finitelo in fretta!”
Nove mesi dopo, l’8 dicembre 1965, Paolo VI chiudeva solennemente il concilio Vaticano II.
Tratto da "Padre Pio - una strada di misericordia" di Yves Chiron - Edizioni Paoline 1997
Pag.334-336

Tratto dalla rivista "Il Settimanale" del 04-01-1975

L’aneddotica della Chiesa si è arricchita, inaspettatamente, di una clamorosa rivelazione. E’ stato Padre Pio di Pietralcina, il cappuccino venerato come un santo dai fedeli ancor prima che fosse introdotta la sua causa di beatificazione e ostegggiato in vita dalla Curia romana (subì due inchieste, due “persecuzioni”), a indurre Paolo VI ad anticipare la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Papa Montini, assalito dal dubbio che i padri conciliari si stessero avventurando pericolosamente verso una imprevedibile svolta, inviò a S. Giovanni Rotondo un suo autorevole ambasciatore segreto, il grande latinista recentemente scomparso cardinale Antonio Bacci, “per sentire cosa ne pensasse Padre Pio”. Molte voci. Sotto Papa Giovanni XXIII erano corse molte voci, e talune malevoli sul pensiero di Padre Pio a proposito del Concilio. Una volta aveva sentenziato con burbanza contadina, parlando con un monsignore del Santo Uffizio: “Il pesce puzza dalla testa”. Un’altra volta si era lamentato con un giornalista dell’ Osservatore Romano: “La Chiesa è senza nocchiero”. Per i più sospettosi, alla “seconda persecuzione” subita proprio sotto Papa Roncalli non era estranea la drasticità di questi giudizi, anche se la spedizione motivata del visitatore apostolico monsignor Maccari, inviato come epuratore a San Giovanni Rotondo, veniva attribuita al segretario-factotum del Pontefice, monsignor Loris Capovilla, ora in disgrazia ma allora potentissimo e intimo del Vescovo di Padova Bortignon, inguaiato con lo scandalo Giuffrè e avversario di vecchia data di Padre Pio da Pietralcina. “Il Concilio? Per carità, lo chiuda al più presto”, fu il responso ottenuto dal cardinale Antonio Bacci. L’ultimo colloquio avvenne nella cella n° 5 del convento di Santa Maria delle Grazie, il porporato latinista era venuto anche per portare al cappuccino abitudinario la dispensa vaticana dall’obbligo, sancito appunto dal Concilio (una delle tante innovazioni non condivise) di celebrare la Messa in italiano. Poteva continuare a dirla ogni mattina all’alba nel suo latino, come aveva sempre fatto da oltre mezzo secolo. Padre Pio pianse di gratitudine. All’incontro erano presenti alcuni frati, che orecchiarono e riferirono. Ma a rivelare pubblicamente l’episodio è stato Padre Carmelo da Sessano, sguardo azzurro e barba da Patriarca, che fu prima compagno di studi e poi guardiano di Padre Pio dal 1953 al 1958. Si è sbilanciato nel corso di una conferenza stampa passata pressoché inosservata (un po' lo sciopero dei giornali, un po la solita congiura del silenzio) e indetta per la presentazione del libro Padre Pio da Pietralcina, un Cireneo per tutti, edito dal Centro Culturale Francescano e scritto da Padre Alessandro da Ripabottoni, della provincia monastica di Foggia. Si tratta di una biografia di 890 pagine, la prima ufficiale e autorizzata, compilata utilizzando documenti e testimonianze del Dossier per la causa di beatificazione del cappuccino stigmatizzato: “non tutti però”, confessa l’autore, “perché si è dovuto trattare in modo limitato dei difficili rapporti tra Padre Pio e la Santa Sede e si è preferito non scrivere sopra fatti sui quali certi convincimenti nostri non collimavano con l’orientamento ufficiale”. Testimone l’incontro, con pochi giornalisti e molti devotissimi, si è svolto in un' atmosfera catacombale nello scantinato dell'Hotel Alicorni, vicino a S. Pietro, già prescelto per certe riunioni di preti del dissenso e di avanguardisti sinodali. Questa volta, però, il protagonista era un prete dell'assenso e un tradizionalista. Padre Pio, difatti, è sempre stato considerato un prete della vecchia Chiesa (un tradizionalista). E' appunto in nome della vecchia Chiesa che Padre Pio scongiurò di chiudere il Concilio. "Il nostro confratello", ha spiegato Padre Carmelo da Sessano, "non era tanto contrario al Concilio, quanto preoccupato della piega che aveva preso. Temeva le innovazioni irrompenti, diffidava del fronte olandese che con austriaci ed altri si era già costituito".

18 commenti:

mic ha detto...

con che piglio Accattoli, che definisce la rete "la prateria di tutte le bufale", si è prodigato ad ammannire la sua, di bufala, magari non in malafede, ma mosso dai pesanti pregiudizi della cultura egemone progressista che ha sposato in pieno!

Peccato perché ha una bella intelligenza e sensibilità da vendere, ma nel suo "pianerottolo" è impossibile dialogare e si è decisamente fuori dal coro e pesantemente apostrofati, se ci si azzarda a parlare dell'aspetto sacrificale della Messa o di qualunque idea che cozzi con la rifondazione della chiesa postconciliare... dopo tanti inutili tentativi - mossi dall'unico desiderio di non lasciar aumentare lo spessore della 'coltre' con la quale cercano di coprire il passato della Chiesa, portatore della sua Tradizione autentica - ho smesso da un pezzo di frequentarlo e persino di affacciarmici, tanto mi sento a disagio in quell'atmosfera di cristiani 'adulti'

Questa lunga premessa per sottolineare quanto sia difficile - ma per Grazia di Dio non impossibile - ricostruire le verità delle cose e grazie a Francesco per il suo limpido e completo smascheramento della 'mistificazione' di questa parte di storia.

Benediciamo il Signore perché le voci non ingabbiate dalle ideologie dominanti cominciano ad aumentare e a farsi sentire, speriamo non solo sulla rete; e che riescano a contribuire alla formazione di correnti di pensiero non inquinate e autenticamente cattoliche!

Luisa ha detto...

Beh caro Mic, vai , se lo vuoi, da Tornielli e vedrai uno dei rappresentanti di questo cattolicesimo adulto e maturo...che dopo aver apostrofato Francesco parla "della concezione espiatoria della morte di Cristo" da relativizzare...sarebbe oggi (!!)incompleta.......un allievo modello di Zöllitsch....e anche dell`aspetto sacrificale della Messa che è stato enfatizzato a partire da un certo momento storico......leggere per credere!

Luisa ha detto...

Quanto è difficile per un semplice fedele che vorrebbe semplicemente far fiducia ai suoi pastori muoversi sulla Barca di Pietro.
Abbiamo Benedetto XVI che senza sosta ci forma e informa, ci parla dei fondamenti della nostra fede, ci ricorda con insistenza che la Santa Messa è inanzitutto Sacrificio Eucaristico, che senza il Sacrificio di Cristo non ci sarebbe banchetto, ricorda ai sacerdoti, ancora oggi all`Angelus, il senso e il contenuto del loro sacerdozio, insiste sull`importanza della Confessione, dell`Adorazione eucaristica, insomma ritorna ai fondamentali, deve ritornare ai fondamentali, talmente l`autocoscienza cattolica si è affievolita ...
e poi ci tocca regolarmente di dover leggere o ascoltare chi rema contro Pietro, sacerdoti, vescovi, cardinali, teologi o laici...
ci tocca di vedere situazioni che sono in aperta contraddizione con ciò che ci mostra il Santo Padre e che sono tollerate quando non sono incoraggiate....
e la confusione aumenta, anche tenendo lo sguardo fisso su Cristo e sul Suo Vicario in Terra, tante, troppe sono le situazioni che suscitano sconcerto quando non è sgomento.

raffaele ha detto...

Gentile signor Colafemmina, sui dettagli lascio la risposta ad Accattoli, che sa difendersi da solo. A me preme sottolineare il fatto che anche se fosse vero ciò che Lei dice (ma non lo credeo) sulla sostanza non cambierebbe nulla: sarebbe stato solo un gesto di misericordia di un pontefice nei confronti di un frate anziano e malato. Non credo che si possa riconoscere neppure ad un santo una sorta di diritto di “veto” (per illuminazione divina superiore a quella concessa da Dio ad un concilio ecumenico, ai pontefici Paolo VI e successori, alle conferenze episcopali?) nei confronti di riforme liturgiche o altre decisioni del magistero.Santità non significa infallibilità. Mi risponda su questo.

raffaele ha detto...

Come vede, signor Colafemmina, non mi nascondo. Trovo poi di cattivo gusto mostrare padre Pio mentre bacioa l'anello a mons. Lefevre (evidentemente lo ha fatto prima che costui avviasse lo scisma!), lasciando così credere a qualche lettore sprovveduto che ne avallasse le idee. Credo che padre Pio fosse un santo carismatico, non un sottile teologo. Nessuno dovrebbe "tirarlo per la giacca" come se fosse un'autorità dottrinale che possa legittimare idee discutibili e non conformi alla dottrina del Vaticano II.

Francesco Colafemmina ha detto...

Carissimo,

ma guardi che è lei che ha un pregiudizio riguardo a quanto scrivo. Le testimonianze parlano da sè e non dicono che Padre Pio fosse un "conciliarista" o un "lefebvriano", bensì che Padre Pio riconosceva un profondo rispetto ed una affezione determinante al Vetus Ordo. Questa devozione di Padre Pio rispetto alla messa come "Sacrificium" (aspetto particolarmente evidente nel Rito Antico, più che nel moderno) è anzi un aspetto di coerenza del Santo con la sua vita e la sua esperienza di Cristo.
Ciò che non comprendo è il perchè bisogna scandalizzarsi o dare del "vecchio e malato" ad un grande Santo coltissimo teologicamente (si leggano le sue lettere), soltanto perchè osò proseguire nella tradizione liturgica della Chiesa, senza sposare con emozionata speranza di rinnovamento il Novus Ordo.
Nell'anno sacerdotale è importante riflettere su questo elemento della liturgia antica e sul ruolo del sacerdote. Poi se si vuol fare propaganda si è liberi di farlo. Ma non si può condannare ciò che viene prima del Concilio, bensì guardarne con vivace spirito di carità e rispetto il positivo contributo a vivificare la Chiesa anche e soprattutto dopo il Concilio.

Luisa ha detto...

"Non conformi alla dottrina del Vaticano II", come se il Vaticano II avesse inventato una nuova dottrina, come se non dovesse essere letto in continuità con la Tradizione e alla luce della Tradizione.
Personalmente sono stufa di sentir parlare del Vaticano II come se fosse un dogma, il riferimento assoluto, l` inizio di una nuova Chiesa.
Consiglio a tutti la lettura del libro di Mons. Brunero Gherardini

" Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare "

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Caterina63 ha detto...

raffaele ha detto...
Come vede, signor Colafemmina, non mi nascondo. Trovo poi di cattivo gusto mostrare padre Pio mentre bacioa l'anello a mons. Lefevre (evidentemente lo ha fatto prima che costui avviasse lo scisma!), lasciando così credere a qualche lettore sprovveduto che ne avallasse le idee. Credo che padre Pio fosse un santo carismatico, non un sottile teologo. Nessuno dovrebbe "tirarlo per la giacca" come se fosse un'autorità dottrinale che possa legittimare idee discutibili e non conformi alla dottrina del Vaticano II.

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Concordo che padre Pio non debba essere tirato per la giacchetta, ma è onesto dire anche le cose come stanno...

Mons. Lefebvre in quell'incontro con padre Pio difendeva già la Messa dai tanti tentativi di manomissione... un intento che giunse a vietare abusivamente quel Rito confermato oggi da Benedetto XVI...
Inoltre padre Pio, da buon Cattolico quale era avrebbe baciato l'anello a mons. Lefebvre anche dopo lo scisma perchè la legittimità del pastorale del vescovo non viene meno...così come ha baciato l'anello ad altri vescovi nettamente ostili e acerbi nei confronti del frate...

Per san Padre Pio, attento proprio all'obbedienza, la riverenza all'autorità è stato sempre un segno ed una testimonianza marcata, atta proprio ad invitare i propri fedeli a questa virtù al di la di ogni incomprensione...

San Padre Pio supplicava nelle sue Preghiere che il Concilio chiudesse al più presto perchè più sarebbe durato, più danni avrebbe portato...
non a caso diceva ai suoi gruppi di Preghiera:

- tre cose sono necessarie per restare un fedele cattolico:
1- la confessione;
2- la santa Messa e l'Eucarestia;
3- la devozione a Maria e il Rosario

sostenendo che non c'era pastorale migliore di questa...

Parlando di PASTORALE padre Pio sentiva ed avvertiva la preoccupazione delle moderne pastorali che stavano nascendo dal Concilio E LE TEMEVA dicendo che avrebbero allontanato i fedeli DALLE VIRTU' cattoliche...
la storia gli ha dato ragione...

Non a caso Giovanni Paolo II riprende questa catechesi affermando che la miglior pastorale per salvare le Famiglie E' IL ROSARIO E L'EUCARESTIA...
il card. Ruini a marzo ha ammesso che le pastorali della CEI HANNO FALLITO e noi sappiamo il perchè, perchè dentro mancavano questi ingredienti...

Padre Pio NON era contro il Concilio, ma da buon profeta comprese ancor prima che lo dicesse Paolo VI che Satana era già entrato offuscando la ragione di molti partecipanti...

Fraternamente CaterinaLD

Caterina63 ha detto...

P.S.
riguardo all'immagine di padre Pio che bacia l'anello a mons. Lefebvre va aggiunto che egli aveva il dono di LEGGERE I CUORI...

Non a caso a chiunque si avvicinava a lui con la scusa di confessarsi, ma in verità per altre ragioni, EGLI LI CACCIAVA VIA IN MALO MODO...

E' dunque strano che san Padre Pio, che leggeva nei cuori delle persone, abbia fatto questo atto di riverenza ad un vescovo giudicato "cattivo" da chi poi? DAL CATTO-PROGRESSISMO imperante nella Chiesa...

Se padre avesse avvisato una contrarietà nell'animo di mons. Lefebvre NON gli avrebbe baciato l'anello, come non salutò con la stessa riverenza un altro vescovo a lui molto ostile che divenne il suo più grande nemico, divenuto vescovo di Ancona e....morto in un incidente stradale, incidente dopo il quale, prodigiosamente, si sbloccò la causa di beatificazione...

ebbè!

Anonimo ha detto...

Marcel e P.pio
Available in the United States is a book entitled Padre Pio Gleanings by Pascal Catanco, which has been translated into English. On pages 58 and 59 one reads the following passage:

Among the many, many people who came to see Padre Pio was Archbishop Lefebvre who, later clinging stubbornly to Catholic Tradition, as he called it, questioned the authority of Vatican II and was removed from office by Pope Paul VI.

The archbishop had a meeting with Padre Pio in the presence of Professor Bruno Rabajotti. This witness reported that at a particular moment Padre Pio looked at Lefebvre very sternly and said: 'Never cause discord among your brothers and always practise the rule of obedience; above all when it seems to you that the errors of those in authority are all the more serious. There is no other road than that of obedience, especially FOR THOSE OF US WHO HAVE MADE THIS VOW.'

Padre Pio could give this advice because he had had to obey some rather questionable orders himself. His attitude was to put this in God's hands because He would find a way for truth to triumph. It seems Archbishop Lefebvre did not see things in quite the same way even if he did respond to Padre Pio with: "I will remember that, Father." Padre Pio looked at him intensely and, seeing what would soon happen, said: "No! You will forget it! You will tear apart the community of faithful, oppose the will of your superiors and even go against the orders of the pope himself and this will happen quite soon. You will forget the promise you made here today, and the whole Church will be hurt by you. Don't set yourself up as a judge. Don't take powers that do not belong to you and do not consider yourself as the voice of God's People, as God already speaks to them. Do not sow discord and dissension. However, I know this is what you will do!" Unfortunately, the truth of Padre Pio's prophecy is obvious to everyone.

http://www.sspx.org/miscellaneous/padre_pio_and_archbishop.htm

Do not sow discord and dissension. However, I know this is what you will do!

Nel sito della sspx questa versione è considerata una bugia ma
la stessa versione è riportata nel libro padre pio sulla soglia del paradiso di s.gaeta

quindi....
Evitiamo cortesemente di strumentalizzare P.pio

Grazie

DONATA ha detto...

La foto si riferisce ad un incontro del 1967,quindi prima dello "scisma",e descrive un incontro durato meno di due minuti tra il Padre e il Monsignore.
Lefebvre chiese a Padre Pio di benedirlo, ma Padre Pio rispose:
"io benedire un vescovo? è lei che deve benedire me".
Si fece così benedire e gli baciò l'anello.
Questo non dimostra nulla ma è una semplice citazione dell'articolo di Vecchiarino sulla gazzetta di venerdì nel quale vi si faceva riferimento.

Caterina63 ha detto...

Perdonami Anonimo he ha postato il testo in inglese....ma se un libricino di appena 60 pagine descrive mons. Lefebvre con questi termini:

Tra le molte, molte persone che sono venute a vedere Padre Pio è stato Mons. Lefebvre che, in seguito ostinatamente aggrappato alla tradizione cattolica, come egli la chiamava...

OSTINATAMENTE AGGRAPPATO ALLA TRADIZIONE CATTOLICA? e si può dare credibilità a chi descrive tale Tradizione come ad una OSTINAZIONE DA RIPROVARE?

Rammenti, caro anonimo, che Benedetto XVI con il MP HA DATO RAGIONE a questa OSTINAZIONE liberando quella Messa per la quale mons. Lefebvre duramente lottò PER DIFENDERNE LA LEGITTIMITA'...e denunciando quanti ABUSIVAMENTE LA VIETARONO dando origine allo scisma di mons. Lefebvre...

Indubbiamente la disobbedienza di mons. Lefebvre andò poi oltre la questione della Messa, ma su questo punto, finiamola di riportare o di scrivere cretinate, si rispetti almeno il MP di Benedetto XVI nel quale chiede agli stessi vescovi: SE FORSE TALE SCISMA, RISPETTANDO LA LEGITTIMITA' DELLA MESSA, NON POTEVA ESSERE EVITATO E SE E' STATO FATTO DAVVERO DI TUTTO per evitarlo...

quel testo è un FALSO... (io non sono lefebvriana....) lo disse chiaramente padre Cantalamessa, quando gli chiesero se fosse stato vero che Padre Pio avesse profetizzato a mons. Lefebvre lo scisma, rispose: " SONO VOCI, A ME NON RISULTA. Mons Lefebvre RICEVETTE SOLO UNA BENEDIZIONE DA PADRE PIO che glielo aveva chiesta E LUI SCHERZANDO come sapeva fare rispose al vescovo: - un umile frate benedire un vescovo? NON SIA MAI! E' lei che deve benedire me! - ma poi gli diede la benedizione e gli baciò con rispetto l'anello e i due si lasciarono con un forte sentimento cristiano"

Ripeto ancora: san Padre Pio aveva il dono di leggere i CUORI, nel 1967 c'era già stata sollevata la questione sulla Tradizione da parte di mons. Lefebvre...era l'inizio, appare strano dunque che padre Pio non abbia agito diversamente, ma infatti a quanto pare QUALCUNO ha dovuto INVENTARSI la profezia del santo e il monito al vescovo...quando Padre Pio aveva talmente alto il senso dell'autorità, che non si permise neppure di rimproverare quei vescovi che appoggiarono contro di lui immani calunnie...

Anonimo ha detto...

Tra le molte, molte persone che sono venute a vedere Padre Pio è stato Mons. Lefebvre che, in seguito ostinatamente aggrappato alla tradizione cattolica, come egli la chiamava...

Quella che intendeva Marcel Lefebrve
prabilmente si tratta di una visuale distorta della tradizione....Visuale condivisa dai suoi successori visuale
che dovrà essere chiarita con i colloqui con la congregazione della Dottrina della Fede

2)
quel testo è un FALSO... (io non sono lefebvriana....) lo disse chiaramente padre Cantalamessa, quando gli chiesero se fosse stato vero che Padre Pio avesse profetizzato a mons. Lefebvre lo scisma, rispose: " SONO VOCI, A ME NON RISULTA.

La fonte di questa affermazione esiste?

CMQ CHe a P.Cantalamessa non risulta ma questo non significa che nn ci sia stata la profezia
Preferisco la testimonianza del prof bruno Che era presente all'incontro...

Minucio ha detto...

E' curioso leggere molti commenti su un testo che riferisce il "pensiero di Padre Pio" sul Concilio senza citare le fonti o su un articolo che estrapola il "pensiero di Padre Pio" interpretando le parole attribuite dalla stampa dell'epoca a uno dei suoi superiori e non si pensa che nessuno (nè l'autorevolissimo Chiron nè altri esegeti moderni) può conoscere il pensiero di Padre Pio sul Concilio meglio dello stesso Padre Pio. E ci si dimentica che il pensiero di Padre Pio sul Concilio è espresso nero su bianco e sottoscritto dallo steso Frate nella lettera da lui scritta a Papa Paolo VI il 12 settembre 1968: «L’Ordine dei cappuccini è stato sempre in prima linea nell’amore, fedeltà, obbedienza e devozione alla sede apostolica; prego il Signore che tale rimanga e continui nella sua tradizione di serietà e austerità religiosa, povertà evangelica, osservanza fedele della regola e delle costituzioni, pur rinnovandosi nella vitalità e nello spirito interiore, secondo le direttive del Concilio Vaticano II…»
E poi ci si chiede: «Chi mistifica la Storia?»...

Francesco Colafemmina ha detto...

Minucio,

vuoi farci ridere? Padre Pio non ha espresso un giudizio sul Concilio. La sua obbedienza era totale, eppure quella lettera credi l'abbia scritta lui di suo pugno? Ne sei certo?

Povero Padre Pio!

Minucio ha detto...

Vedo che il processo alle intenzioni continua. Nè io nè altri sanno con quale partecipazione Padre Pio abbia scritto a Papa Paolo VI. Nel dubbio credo sia più onesto attenersi a ciò che Padre Pio ha scritto che alle interpretazioni di altri che, non so a che titolo, ritengono di conoscere il pensiero del santo.

Anonimo ha detto...

Non si opuò condannare ciò che viene prima del Concilio: d'accordo. Ma, a fortiori, neppure ciò che viene dopo, se crediamo che lo Spirito santo continua ad assistere la Chiesa di Cristo ("le porte degli inferi non prevarranno contro di essa") e che l'arricchisce di nuovi doni.Lo Spirito santo non ha interrotto la sua attività nel 1962 o nel 1969-70... Non pretendo certo di fare di padre Pio un difensore entusiasta del "Novus Ordo". Ma credo che in lui l'obbedienza al papa ed alla Chiesa fosse più forte del suo attaccamento ai propri gusti personali in campo liturgico. Diversamente da quanto avvenne a mons. Lefebvre ed ai suoi sostenitori (che possono sempre ravvedersi, ma non possono pretendere di costringere noi "postconciliari" a rinnegare la nuova liturgia).
Consiglio di evitare la lettura di testi fuorvianti come quello di mons. Brunero Gherardini.

Francesco Colafemmina ha detto...

In campo liturgico Padre Pio non aveva gusti personali, ma la rimozione di preghiere fondamentali nel Novus Ordo, soprattutto quelle alla Vergine e a San Michele, credo che lo spaventassero molto. Padre Pio lottava con Satana e forse ci vedeva meglio di noi!

Inoltre è altamente sconsigliabile sconsigliare delle letture. Ci dobbiamo sorbire le panzane di fratel Enzo Bianchi, di Melloni, di Martini e co. e non possiamo leggere Gherardini??????

Suvvia!

Grazie però del suo intervento perchè ha ragione. A guardar bene i fatti è molto complesso far convivere pre e post concilio. Infatti l'uno sembra essere la negazione dell'altro.