lunedì 29 giugno 2009

SULLA FOTO DI LEFEBVRE CON PADRE PIO E IL SACRIFICIO DELL'EUCARISTIA

di Francesco Colafemmina

Una precisazione riguardo alla foto di Padre Pio con Lefebvre: la foto fu scattata durante il brevissimo incontro fra i due che avvenne dopo la Pasqua del 1967. Citiamo le parole dello stesso Mons. Lefebvre in una sua lettera dell'8 Agosto 1990: "l'incontro ebbe luogo dopo la Pasqua del 1967 e durò due minuti. Ero accompagnato da Padre Barbara da un Frate dello Spirito Santo, frate Felin. Ho incontrato Padre Pio in un corridoio, mentre si dirigeva verso il confessionale, accompagnato da due cappuccini. Gli ho detto in poche parole lo scopo della mia visita: che lui benedicesse la Congregazione dello Spirito Santo che doveva svolgere un capitolo generale straordinario, come tutte le società religiose, per un aggiornamento, incontro che temevo avrebbe condotto a dei problemi. Allora Padre Pio gridò: 'Me, benedire un Arcivescovo, no, no, è lei che dovrebbe benedire me!' E si chinò, per ricevere la benedizione. Io lo benedissi, lui baciò il mio anello e continuò il suo cammino verso il confessionale... Questo è stato tutto l'incontro, né più né meno. Per inventare un resoconto come quello che mi avete inviato ci vuole una fantasia satanica e menzognera. L'autore è un figlio del padre della menzogna!".
Il riferimento di Lefebvre era al resoconto in base al quale Padre Pio avrebbe ammonito l'Arcivescovo a restare obbediente al Papa ed alla Chiesa ed a non prendere iniziative che rompessero l'obbedienza. Questa leggenda nata - evidentemente - in data successiva al 1967 è stata utilizzata per dipingere da un lato il solito Lefebvre ribelle e scismatico e dall'altro un Padre Pio "conciliare" e contrariato dall'atto di indisciplina di Lefebvre.
Il giudizio su Lefebvre non viene intaccato o modificato dalla presenza di Padre Pio. Infatti il Santo Padre Giovanni Paolo II lo ha scomunicato per il mancato rispetto dell'obbedienza e specificamente per l'illecita ordinazione episcopale di quattro vescovi. Un atteggiamento che mal si concilia con quella silenziosa sopportazione che ha caratterizzato l'intera travagliata esistenza di San Pio.
Però, non allo stesso modo, si può affermare che San Pio fosse in grado di testimoniare con la sua esistenza e la sua essenza cristiana una Chiesa rinnovata dal Concilio Vaticano II. Anzi, anche i recenti tentativi da noi smascherati, di recuperare un Padre Pio conciliare e devoto al Novus Ordo, fanno parte di una sorta di "angoscia anti-tradizionale" che persiste nella Chiesa e che ultimamente a seguito della lenta "rinascita liturgica" promossa da Papa Benedetto si manifesta ancora più rabbiosa e preoccupata. Tutto ci sembra legato ad un aspetto letteralmente vissuto da San Pio nella liturgia eucaristica: la dimensione sacrificale dell'Eucaristia. Questo grande tabù della liturgia postconciliare - sebbene non estraneo allo "spirtito del Concilio" - resta uno scoglio tremendo sul quale inciampano tutti coloro che cercano di conciliare l'idea "comunitaria" del Novus Ordo, con la prassi liturgica del grande Santo di Pietrelcina. Nell'ambito dell'ermeneutica della continuità e della positiva discussione sul tema mi piace citare quanto affermato da un grande uomo diventato Papa: Joseph Ratzinger nel suo intervento del 2001 al Convegno di Fontgombault. Questo estratto del suo saggio ci spiega chiaramente perchè è considerato ancora "scandaloso" e "strumentalizzabile" il fatto che Padre Pio celebrasse la Santa Messa secondo il Messale del 1962.

Il sacrificio rimosso in questione

Tornando al Vaticano II, vi troviamo la seguente descrizione di questi rapporti: "La liturgia, mediante la quale, soprattutto nel divino sacrificio dell’Eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e l’autentica natura della vera Chiesa" (ibid. n. 2).
Tutto ciò è diventato estraneo al pensiero moderno e nemmeno trent’anni dopo il concilio, persino tra i liturgisti cattolici, è oggetto di punti interrogativi. Oggi chi parla ancora del sacrificio divino dell’Eucaristia? Certo le discussioni intorno alla nozione di sacrificio sono tornate ad essere sorprendentemente vive, sia da parte cattolica che protestante. Si avverte che in un’idea che ha sempre occupato, sotto molte forme, non soltanto la storia della Chiesa, ma la storia intera dell’umanità, vi deve esserci l’espressione di qualche cosa di essenziale che riguarda anche noi.
Ma nello stesso tempo restano ancora vive ovunque le vecchie posizioni dell’illuminismo: accusa a priori di magia e di paganesimo, sistematiche opposizioni tra rito ed ethos, concezione di un cristianesimo che si libera dal culto ed entra nel mondo profano; teologi cattolici che non hanno per nulla voglia, per l’appunto, di vedersi tacciare di anti-modernità.
Anche se si ha in un modo o nell'altro il desiderio di ritrovare il concetto di sacrificio, ciò che alla fine resta è l’imbarazzo e la critica. Così recentemente Stephan Orth, in un vasto panorama della bibliografia recente consacrata al terna del sacrificio, ha creduto di riassumere tutta la sua inchiesta con le constatazioni seguenti: oggi, persino molti cattolici ratificano il verdetto e le conclusioni di Martin Lutero, per il quale parlare di sacrificio è il più grande e spaventoso errore, è una maledetta empietà.
Per questo motivo vogliamo astenerci da tutto ciò che sa di sacrificio, compreso tutto il canone e considerare solo tutto ciò che è santo e puro. Poi Orth aggiunge: " dopo il Concilio Vaticano II questa massima fu seguita anche nella Chiesa cattolica, per lo meno come tendenza, e condusse a pensare anzitutto il culto divino a partire dalla festa della Pasqua, citata nel racconto della Cena. Facendo riferimento ad un’opera sul sacrificio edita da due liturgisti cattolici di avanguardia, dice in seguito, in termini un po’ più moderati, che appare chiaramente che la nozione di sacrificio della Messa, più ancora di quella del sacrificio della Croce, è nel migliore dei casi una nozione che si presta molto facilmente a malintesi.
Non è necessario che dica che io non faccio parte dei "numerosi" cattolici che considerano con Lutero come il più spaventoso errore e una maledetta empietà il fatto di parlare di sacrificio della Messa". Si comprende parimenti che il redattore abbia rinunciato a menzionare il mio libro sullo Spirito della liturgia che analizza nel dettaglio la nozione di sacrificio.
La sua diagnosi risulta costernante. È anche vera? Io non conosco questi numerosi cattolici che considerano come una maledetta empietà il fatto di comprendere l’Eucaristia come un sacrificio. La seconda diagnosi, più cauta, secondo la quale si considera la nozione di sacrificio della Messa come concetto altamente esposto a malintesi, si presta invece a facile verifica. Ma, se si lascia da parte la prima affermazione del redattore, non trovandoci che una esagerazione retorica, resta un problema sconvolgente che occorre risolvere. Una parte non trascurabile di liturgisti cattolici sembra essere praticamente arrivata alla conclusione che occorre dare sostanzialmente ragione a Lutero contro Trento nel dibattito del XVI secolo; si può del pari ampiamente constatare la medesima posizione nelle discussioni post-conciliari sul sacerdozio.
Il grande storico del Concilio di Trento, Hubert Jedin, indicava questo fatto nel 1975, nella prefazione all’ultimo volume della sua Storia del Concilio di Trento: "il lettore attento... non sarà, leggendo ciò, meno costernato dell’autore, quando si renderà conto del numero di cose, a dire il vero quasi tutte, che, avendo una volta agitato gli uomini, sono di nuovo proposte oggi".
Solo a partire da qui, dalla squalifica pratica di Trento, si può comprendere l’esasperazione che accompagna la lotta contro la possibilità di celebrare ancora, dopo la riforma liturgica, la Messa secondo il messale del 1962.
f
Joseph Cardinal RatzingerFontgombault, 22-24 juillet 2001

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Credo che occorre distinguere tra le teorie e distorsioni di alcuni teologi o/e liturgisti, è il Messale di Paolo VI. Se prendiamo l'edizione terza tipica del Missale Romanum (di Paolo VI), vediamo che le due parole latine che esprimono il concetto di sacrificio ("sacrificum" e "oblatio") sono presenti abbondantemente nei testi liturgici:
"sacrificium" e derivati: 161 volte circa; "oblatio" e derivati: 115 volte circa. Dato che i testi sono adoperati per lo più in lingua parlata, i partecipanti sono consapevoli che la santa Messa è un sacrificio.
Matias Augé

max ha detto...

Bellissimo articolo quello su Lefebvre e padre Pio, anche perchè da molti anni, circolava la voce, che ora sappiamo essere una calunnia, che padre Pio avesse rimproverato Lefebvre, profetizzandogli lo scisma che avrebbe compiuto venti anni dopo. Finalmente oggi viene ristabilita la verità su quell'incontro, facendo piazza pulita di tutte le calunnie, che sono state sparse in questi ultimi quarant'anni.

Caterina63 ha detto...

Anonimo ha detto...
Dato che i testi sono adoperati per lo più in lingua parlata, i partecipanti sono consapevoli che la santa Messa è un sacrificio.

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Caro padre Augè, mi conceda

una domanda:
come mai allora è stato lecito al Cammino Neocatecumenale eliminare il concetto di Sacrificio sostenendo che essi si attengono scurpolosamente al Messale Paolo VI e nessuno li ha mai corretti fuorchè il Papa con la Lettera del card. Arinze che essi ritengono carta straccia?

Come mai la CEI ha approvato e preparato essa stessi dagli anni '80 catechismi che tendono ad offuscare il senso del SACRIFICIO proponendo la Messa quale BANCHETTO FESTOSO?

I partecipanti non credono affatto che si tratti di un sacrificio, ma di un BANCHETTO festoso...faccia un sondaggio fra i cattolici che vanno a Maeesa la domenica...si va a CENA FRA AMICI, la Messa è una CONVIVIALE CON GESU'...e questo non è un problema solo NC ma anche di TUTTA la Chiesa, lo spiega il Papa nella Sacramentum Caritatis ma ancora prima ci sono le correzioni sui termini e sul significato della Messa da parte della Redemptionis Sacramentum dove si invitano addirittura i fedeli a denunciare gli abusi in tema liturgico...per non parlare dell' Ecclesia de Eucharestia primo Documento ufficiale, dopo la Misteryum Fidei di Paolo VI, a denunciare la confusione sulla Messa e sull'Eucarestia...

Io non do "colpa" al Messale di Paolo VI, sono cresciuta con questa Messa ed ho sempre creduto che Essa è il Sacrificio al quale io partecipo con un RENDIMENTO DI GRAZIE, tuttavia sono proprio coloro che eliminando il senso di Sacrificio dalla Messa, sostengono che è questo Messale ad offrire più opportunità anche di interpretazione...

Come si spiega questo?

Grazie!

Fraternamente CaterinaLD

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Padre Augè,

sono pienamente concorde con lei. Infatti ho affermato che il Concilio non ha negato la dimensione sacrificale dell'Eucaristia, bensì che sono in molti a volerla nascondere o ribaltarla nel "comunitarismo" liturgico. Nondimeno, al di là del messale, è evidente che in Novus Ordo ha voluto accentuare la partecipazione comunitaria dell'assemblea. Ha puntato Grazie per il suo contributo!

Cito tuttavia per maggiore chiarezza la notissima lettera dei Cardinali Bacci-Ottaviani a Paolo VI:


Cominciamo dalla definizione di Messa che si presenta al par. 7, vale a dire in apertura al secondo
capitolo del Novus Ordo: «De structura Missæ».
«Cena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in unum convenientis,
sacerdote præside, ad memoriale Domini celebrandum(2). Quare de sanctæ ecclesiæ locali
congregatione eminenter valet promissio Christi “Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine
meo, ibi sum in medio eorum” (Mt. 18, 20)».
La definizione di Messa è dunque limitata a quella di «cena», il che è poi continuamente ripetuto (n.
8, 48, 55d, 56); tale «cena» è inoltre caratterizzata dalla assemblea, presieduta dal sacerdote, e dal
compiersi il memoriale del Signore, ricordando quel che Egli fece il Giovedí Santo.
Tutto ciò non implica: né la Presenza Reale, né la realtà del Sacrificio, né la sacramentalità del
sacerdote consacrante, né il valore intrinseco del Sacrificio eucaristico indipendentemente dalla
presenza dell'assemblea (3). Non implica, in una parola, nessuno dei valori dogmatici essenziali
della Messa e che ne costituiscono pertanto la vera definizione. Qui l'omissione volontaria equivale
al loro «superamento», quindi, almeno in pratica, alla loro negazione (4).
Nella seconda parte dello stesso paragrafo si afferma - aggravando il già gravissimo equivoco - che
vale «eminenter» per questa assemblea la promessa del Cristo: «Ubi sunt duo vel tres congregati
in nomine meo, ibi sum in medio eorum» (Mt. 18, 20). Tale promessa, che riguarda soltanto la
presenza spirituale del Cristo con la sua grazia, viene posta sullo stesso piano qualitativo, salvo la
maggiore intensità, di quello sostanziale e fisico della presenza sacramentale eucaristica.
Segue immediatamente (n. 8) una suddivisione della Messa in liturgia della parola e liturgia
eucaristica, con l'affermazione che nella Messa è preparata la mensa della parola di Dio come del
Corpo di Cristo, affinché i fedeli «instituantur et reficiantur»: assimilazione paritetica del tutto
illegittima delle due parti della liturgia, quasi tra due segni di eguale valore simbolico, sulla quale
torneremo piú tardi. Di denominazioni della Messa ve ne sono innumerevoli: tutte accettabili
relativamente, tutte da respingere se usate, come lo sono, separatamente e in assoluto. Ne citiamo
alcune: Actio Christi et populi Dei, Cena dominica sive Missa, Convivium Paschale,
Communis participatio mensæ Domini, Memoriale Domini, Precatio Eucharistica, Liturgia
verbi et liturgia eucharistica, ecc.
Come è fin troppo evidente, l'accento è posto ossessivamente sulla cena e sul memoriale anziché
sulla rinnovazione incruenta del Sacrificio del Calvario. Anche la formula «Memoriale Passionis
et Resurrectionis Domini» è inesatta, essendo la Messa il memoriale del solo Sacrificio, che è
redentivo in sé stesso, mentre la Resurrezione ne è il frutto conseguente(5).

Caterina63 ha detto...

P.S. per padre Augè:

Una interessante e drammatica al tempo stesso, ironica sottolineatura di cosa è accaduto e di cosa stiamo vivendo....dalla penna intelligente e verace del grande Rino Cammilleri....sull'eliminazione del senso di Sacrificio dalla Messa:


Antidoti: «Preghiamo a comando, secondo l’elenco stabilito dai benemeriti anonimi che si incaricano di risparmiarci la fatica del cosa chiedere. Messa»,

Rino Cammilleri, 12.06.2005



Messa


Rino Cammilleri



E’ vero, la vecchia messa era proprio cupa e lugubre, con tutto quel sangue di Cristo sparso per voi e per tutti, l’ossessione dei peccati, quei fumi, quella penombra, quei ceri, quei silenzi angosciosi…

In questa fresca e luminosa domenica di giugno mi sono convertito ed ho finalmente apprezzato il musical che neanche Garinei & Giovannini, gioioso, ilare, spensierato. Infatti, non sono andato «a messa», bensì alla «celebrazione eucaristica», e anche il cambio di nome è tutto una trasfigurazione.

E, per la gioia anche degli occhi, nel banco davanti al mio c’era una variopinta fila di signorine compunte, sì, ma almeno vestite in modo finalmente moderno: vita bassa e magliette shorty, con natiche alla vista.

Preghiamo, mentre altrove i quorum aumentano. Ovviamente, preghiamo a comando, secondo l’elenco stabilito dai benemeriti anonimi che si incaricano di risparmiarci la fatica del cosa chiedere.

Mi raccomando, ascoltaci, Signore, perché siamo così contenti che le nostre chitarre non bastano più
.




http://www.cammilleri.it/


Come spiegare questa deriva?
Non sarà cforse he nel Nuovo Messale si è diradato il senso della Messa offrendo varie interpretazioni come sostengono coloro che insegnano che la Messa è UN BANCHETTO?

I Cardinali Bacci e Ottaviani, sopra citati, furono e sono aspramente criticati per la loro lettera...si dice che Paolo VI rispose aggiungendo delle NOTE, altri sostengono che non rispose affatto ignorando i pericoli da loro spiegati...
da quel che so il Messale detto Paolo VI fu corretto per ben 5 volte...e corretto da cosa? si dice sulle terminologie...le pare normale quando avevamo già la sana Dottrina sulla Messa?

continua.....

Caterina63 ha detto...

Il 25 gennaio 1964, Papa Paolo VI con il Motu proprio Sacram Liturgiam istituiva una Commissione che aveva il compito principale di attuare nel modo migliore le prescrizioni presenti nella Sacrosanctun Concilium.

Il nuovo organismo detto Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia, era composto anzitutto dai Cardinali Giacomo Lercaro (presidente), Paolo Giobbe e Arcadio Larraona; il segretario era il P. Annibale Bugnini.

C’erano poi 200 consultori tra cui 6 protestanti: il dr. Georges, il canonico Jasper, il dr. Shepard, il dr. Konneth, il dr. Smith e fr. Max Thurian i quali per esplicita testimonianza di Mons. W.W. Baum (oggi cardinale) non furono semplici osservatori ma ebbero un ruolo attivo nella creazione della nuova messa (cfr. intervista al Detroit News del 27/06/1967).

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Dunque ben 6 protestanti per dare origine alla NUOVA MESSA....
queste parole sono del cardinale Giuseppe Ferdinando Antonelli presente al Concilio...

San Giovanni Bosco bruciava i libri Protestanti, sbagliava?
"Noi" li abbiamo chiamati e convocati PER FARCI LA MESSA NUOVA...caro padre Augè, si rende conto di questa assurdità?
Avevamo bisogno di 6 protestanti che RIFIUTANO LA PRESENZA REALE e rifiutano l'intercessione di Maria... per riformare la Messa Cattolica?

San Padre Pio fu davvero il primo martire combattuto proprio dall'interno della Chiesa a difesa della Sacra Liturgia...

Lo ripeto caro padre Augè, non è affatto vero che i "partecipanti sono consapevoli che la santa Messa è un sacrificio", non la chiamano neppure SANTA MESSA, i 6 protestanti fecero davvero un bel lavoro che portò per altro alla aberrante INTERCOMUNIONE nata in Germania e cresciuta in ambienti italiani, nella quale si prestavano gli altari cattolici e ai pastori protestanti e si CONCELEBRAVA INSIEME, tutto ciò è condannato ampiamente nell'Ecclesia de Eucharestia!

Cinzia ha detto...

Nessuna Santa Messa potrà mai essere riformata, fino a quando ci saranno persone che nel loro cuore vivranno la Sua totale Sacralità.
Riguardo a "Rino Camilleri",
non sono certamente le sue considerazioni,ne tanto meno le sue preferenze che potranno condizionare
la Santa Liturgia; questi personaggi non vanno neppure presi in considerazione.(Chi sono?????)
Noi, continuiamo a vivere nella fedeltà, solo questo ci viene chiesto dal Signore, e un giorno speriamo che sia per noi la frase:
"vieni servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, entra nella gioia del tuo Signore.

Giovanni Vannini ha detto...

Ma perchè se uno ha due auto, una perfettamente funzionante e l'altra difficilmente funzionante..... accanirsi ad andare a piedi spingendo l'auto che non vuole partire?
Meglio continuare ad usare l'auto che funziona e lasciare quella che non funziona al ferrivecchi.
Ecco... io non ho mai compreso questo peccato d'orgoglio che ha attanagliato le gerarchie negli ultimi 50 anni. Ci vuole molto ad ammettere di avere fatto uno sbaglio e porvi rimedio?