mercoledì 25 novembre 2009

DODECAFONIA IN CHIESA? NO, GRAZIE!

di Francesco Colafemmina

Divertente articolo di Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi. Divertente perchè offre una descrizione sintetica ma autentica di quanto è accaduto negli ultimi 30 anni nella committenza ecclesiastica. Divertente perchè cita un'opera oscena di Anish Kapoor. Meno divertente perchè definisce SER Mons. Ravasi "cardinale": un presagio? Un'auspicio?

Certo a proposito di Mons. Ravasi credo che a nessuno saranno sembrate di poco conto talune sue affermazioni riguardo alla dodecafonia e al "Mozart" del futuro. Affermazioni che vorrei qui riprendere ed analizzare:

Il Papa ha finito con quella famosa espressione, quell’appello che Paolo VI aveva pronunciato 45 anni fa: “Arrivederci”. Naturalmente sarà compito mio, adesso, ricostruire la continuità. Penso in particolare ad una continuità in due dimensioni: far recuperare ancora la ricchezza della tradizione culturale, della tradizione artistica alle giovani generazioni che tante volte hanno l’occhio e l’orecchio sporcato da immagini brutte e da suoni devastanti. Ritrovare ancora questo glorioso passato e dall’altra parte riuscire a ricordare che dal Novecento in avanti si è avuta una nuova grammatica, sia dell’arte, sia della poesia stessa sia della musica. Questa nuova grammatica chissà, forse tra un secolo, potrebbe creare un nuovo Mozart - com’è accaduto - o un Palestrina, com’è accaduto quando Palestrina ha abbandonato il gregoriano e ha cominciato a fare la polifonia, un nuovo genere sconcertante che ha prodotto dei capolavori.
j
In queste ultime affermazioni sono contenuti notevoli errori storici e musicologici ed è bene che i fedeli cristiani e gli amanti del canto liturgico lo sappiano.
La polifonia non nasce infatti con Giovanni Pierluigi da Palestrina, nè tantomeno nasce in antitesi al cosiddetto canto gregoriano. Già forme antiche di monodia gregoriana erano accompagnate da un "bordone", ovvero da una voce di sostegno alla melodia principale. E che dire dell'Ars Antiqua e dell'Ars Nova? Processi lunghissimi, durati secoli interi che hanno condotto ad un canto polifonico nato dal gregoriano ma da esso distanziatosi attraverso una progressiva decadenza ed obliterazione del "canto tradizionale della Chiesa Cattolica Romana" (secondo la definizione dell'Apel).
j
Sconvolge che un grande uomo di cultura possa affermare così apoditticamente che Palestrina abbia un giorno abbandonato il grgoriano e si sia applicato ad un "nuovo genere sconcertante". La polifonia non è affatto sconcertante! Anzi il suo riconoscimento in sede conciliare a Trento è da considerarsi fondamentale riprova del contrario. Ciò che era sconcertante (e che per certi versi lo è ancora in certa produzione di musica sacra contemporanea) era la commistione e sovrapposizione al canto fermo ed al canto figurato di temi, usi, allusioni, modificazioni e revisioni provenienti dal canto profano e mondano. E Palestrina è un grande esempio di aderenza ai canoni del Concilio Tridentino, adoperando egli nella composizione polifonica l'ispirazione e l'aderenza alla sorgente sacra per eccellenza: il gregoriano.
D'altro canto un nuovo "genere" musicale (la polifonia) non corrisponde ad una "nuova grammatica", per passare così - analogicamente - alla giustificazione e magari introduzione in ambito liturgico della decostruzione musicale dodecafonica.
j
Questa visione dell'arte quale "superamento di se stessa", quale creazione costante dello "spirito" è una deviazione tutta hegeliana, fondata sullo scontro dialettico, sulle opposizioni generanti novità e sul perpetuo divenire condizionato dalla società, dai tempi, dall'evoluzione dello spirito o dalla sua fenomenologia. Ma lo spirito hegeliano è pura fandonia, è - come argutamente diceva Shopenhauer - mero "spreco di carta, di tempo e di cervelli".
j
Quindi, per tornare agli argomenti musicali, appurato che la Polifonia non è una creazione nuova, dirompente, intellettualistica, passiamo alla dodecafonia.
j
La dodecafonia è frutto di un intellettualismo culturale tipico dei circoli viennesi di inizio novecento. E' infatti una creazione propria di Arnold Schoenberg. Schoenberg è esponente di una tipica rottura col passato, anzi di un "superamento" del passato, che connota le arti in genere agli inizi del secolo. Questa esperienza di rottura lo porterà a concepire un nuovo metodo di composizione, quello dodecafonico appunto.
Eppure credo che il massimo limite di Schoenberg e dei suoi seguaci sia quello di non essere riusciti ad intendere che le "grammatiche" artistiche non si creano attraverso un atto intellettuale personale. Se infatti parlassimo un italiano basato su una grammatica non comune, la nostra lingua finirebbe per divenire incomprensibile. Resterebbe puro atto intellettualistico, limitato dall'egoismo arrogante dell'autoreferenzialità.
E questo non solo contrasta con il concetto stesso di grammatica, ovvero di "insieme di regole" proprie di una lingua in grado di armonizzarne la comprensione e l'apprendimento, ma contrasta vieppiù con il cristianesimo, dunque con una musica "sacra".
La musica sacra deve avere infatti una lingua cattolica ed una grammatica che garantisca e favorisca la cattolicità della religione, non che la limiti o la riduca a pochi intellettuali arroccati sulle proprie sperimentazioni saccenti e narcisistiche.
j
Giustamente quindi il grande Maestro Riccardo Muti rispondeva per le rime a Mons. Ravasi nel lontano 2000 durante un loro colloquio sulla musica e il sacro:
j
Ravasi: «La caratteristica del Novecento, dal mio punto di vista, sta nel tentativo di costruire un linguaggio di comunicazione nuovo, che nel suo essere asciutto e spoglio riesca a cogliere ed esprimere un'essenzialità profonda. E questo proprio a partire dalle esperienze della Scuola di Vienna. Il Mosè e Aronne di Schönberg, per esempio, rappresenta un'interpretazione geniale del testo biblico, con la contrapposizione tra il recitativo di Mosè (la parola del deserto, essenziale, che salva) e il canto disteso di Aronne (l'armonia che rischia di restare fine a se stessa)».
j
Muti: «Certo, anche il Novecento ha i suoi capolavori musicali, che nascono quando un compositore riesce a spezzare le catene imposte dalle nuove scuole, pur senza rinnegarne il significato più autentico. Ma si tratta, purtroppo, di capolavori ormai lontani del tempo. Il Wozzeck di Alban Berg, per esempio, risale agli anni Venti, Mosè e Aronne al decennio successivo. Per il resto il Novecento è un secolo gremito sì di musica e di compositori, che però il pubblico dimentica la sera stessa in cui li ascolta. Questo ai tempi di Verdi non capitava: si andava a sentire Il Trovatore, oppure il Nabucco, e già il mattino dopo se ne fischiettavano le arie.».
j
Purtroppo già dal 2000 Mons. Ravasi coltiva l'idea di introdurre nelle chiese una musica intellettualoide ma assolutamente ignorata e disprezzata dagli ascoltatori comuni. Quel dialogo proseguiva infatti così:
j
Ravasi: «Da un lato, infatti, è indubbio che anche l'ascolto (e l'ascolto della grande musica in particolare) sia già un gesto di tipo liturgico. Oggi però si preferisce insistere su un altro aspetto della liturgia, vale a dire sulla partecipazione diretta dei fedeli. Ed è in questa dimensione che l'ascolto non basta più...».
j
Muti: «Sono d'accordo a mia volta, ma vorrei aggiungere che bisogna avere più fiducia nei fedeli. Per portare in chiesa composizioni adeguate alla dignità del luogo, non occorre proporre musica "difficile". Mozart, Pergolesi, Scarlatti e molti altri hanno scritto arie sacre di estrema semplicità, che attendono soltanto di essere recuperate. In Italia, tra l'altro, esiste un tessuto ricchissimo di piccoli cori che tengono viva, per esempio, la tradizione del gregoriano. Ed è proprio per merito loro che nel nostro Paese la musica riesce a sopravvivere. Riusciamo a riempire pagine e pagine di giornale su una nota, come il famoso do di petto alla prima del Trovatore, ma non muoviamo un dito a favore della musica. La situazione dei licei musicali, l'inutile proliferare dei conservatori, lo stesso insegnamento della musica nelle scuole sono temi che non interessano a nessuno. Qualche tempo fa ho lanciato un appello in difesa delle bande che, tra l'altro, rappresentano un formidabile luogo di memoria musicale: io stesso, girando tra i paesi del Sud, mi imbatto spesso in strumenti di cui ignoravo l'esistenza e mi trovo a chiedere spiegazioni a qualche vecchio musicante... Bene, io ho lanciato l'appello, le bande mi hanno ringraziato e poi non è successo niente.»
j
Diceva bene Muti: i grandi compositori hanno composto una musica sacra comprensibile, autentica, semplice, viva! Non astrattismi e contorsionismi che sembrano gratificare soltanto la perversione degli stessi compositori. Ma nemmeno sciatterie e banalità mutuate dalla musica da film...
j
Ora, nell'intervista a La Croix del 13 Novembre Mons. Ravasi ha affermato "non possiamo più ascoltare Stockhausen come si ascolta Mozart. Ciò ci richiede un lavoro."
j
Io, umilmente, domando: cosa diamine c'è da ascoltare in Stockhausen? E chi l'ha detto che se mi impippo il cervello e l'udito nell'udire le scempiaggini di Stockhausen la mia "partecipazione" ed il mio "intelletto" si adattano meglio al mondo contemporaneo di quanto possa accadere ascoltando Mozart? Ma soprattutto perchè mai dovrei essere così masochista da sottopormi all'ascolto di Stockhausen, Schoenberg e compagni? Che la Chiesa di Mons. Ravasi voglia trasformarsi in strumento di tortura auditiva dei fedeli? Mi auguro che "il compito di ricucire l'unità" fra arte e Chiesa, Mons. Ravasi voglia adempierlo cum grano salis, e almeno con un po' di pietà per noi indotti amanti della musica semplice e banale dei vari Mozart, Pergolesi, Palestrina, Beethoven, Vivaldi...
j
E poi, sapete che vi dico in tutta confidenza? Che Mozart vale milioni di inutilissimi Stockhausen e Schoenberg messi insieme, perchè Mozart è l'unico in grado di donare felicità, gioia e bellezza alle orecchie ed al cuore... e credo che il Santo Padre condivida questo giudizio, data la sua predilezione per il Salisburghese! Sono in buona compagnia, no?

15 commenti:

Orsobruno ha detto...

La musica dodecafonica è orrenda, orrenda, orrenda; è meglio il rumore dei camion che passano per strada, seriamente.
Non ci può venire imposta questa tortura. Io ho sopportato centinaia di volte organisti negati suonare malamente brutte musiche, ma con la musica dodecafonica non riuscirei nemmeno a pregare, come quando si ha un mal di denti acutissimo.
Grazie Francesco per la tua opposizione a questo abominio.
Orsobruno/Aù

Blas ha detto...

Caro Colafemmina, forse quando Ravasi a dato del sconcertante a Palestrina non intendeva dirlo nel senso musicale della parola ma ha voluto dire che la sua musica provocava, ai suo contemporanei abituati al gregoriano, lo stesso sconcerto che la dodecafonia produce in noi quando la ascoltiamo. Nell´articolo ci sono affermazioni discutibili, ma l´unica cosa che vorrei dirti e: Non facciamo lo stesso errore del Concilio Vaticano II che invece di aggiungere a cio che c´era nella Chiesa a voluto togliere il vecchio e mettere il nuovo. Non bisognava proibire il latino, bisognava aggiungere le lingue al latino. Accettiamo tutte le belle musiche anche se dodecafoniche, escludiamo solo il brutto.

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Blas,

riguardo a Palestrina ho capito perfettamente ciò che Ravasi intendeva dire. Tra l'altro lui definisce sconcertante la polifonia.

Ebbene musicologicamente parlando e storicamente parlando la polifonia, soprattutto ai tempi di Palestrina non era affatto sconcertante.

Palestrina non era certo un "novatore". Cercare prima della modernità e delle rivoluzioni industriali delle innovazioni che calano nella realtà umana ex abrupto è piuttosto un'abitudine accademica fuorviata dall'hegelismo che una realtà storica!

Quanto poi alla dodecafonia, preferirei chiamarla cacofonia. Essa è implicitamente a-cattolica perchè costituita su un sistema di suoni estraneo a quello comune, dunque limitatamente comprensibile e quindi non "cattolico" "universale".

La Chiesa, come il Papa stesso ha ribadito nella catechesi del 18 novembre ha bisongo di un'arte che sia in grado di esprimersi attraverso un linguaggio universale e a tutti comprensibili.

Insomma, gli intellettualismi lasciamoli fuori dalla religione per carità!

bedwere ha detto...

I cattolici "adulti", tra cui sembra primeggiare Mons. Ravasi, sembrano incapaci di superare la fase adolescenziale! Come quei ragazzini immaturi che rifiutano ogni continuita` con i genitori, vedono tutta la storia come rottura, abbandono, sconvolgimento.
Cresceranno mai?

Reginaldo ha detto...

Le affermazioni di Ravasi sono a dir poco sconcertanti. Stockhausen (di cui qualche brano è passabile, ad esempio Klavierstueck IX) è di fatto gnostico (in occasione della prima di Donnerstag aus Licht, cui ebbi la disgrazia di assistere, scrisse: "mi considero un atomo di dio") e satanista (vedasi l'intera interminabile lagna "Licht").
-------
D'accordo riguardo l'ottimo Mozart (massone forse suo malgrado). Il finale della Jupiter è il più bel movimento sinfonico mai composto, mirabile sintesi di forma-sonata e fuga. Se fosse vissuto un po' più a lungo, chissà quali sublimi capolavori ci avrebbe donato.
Ma il "Quinto Evangelista" è ben altro...

Caterina63 ha detto...

Scrive Francesco:

In queste ultime affermazioni sono contenuti notevoli errori storici e musicologici ed è bene che i fedeli cristiani e gli amanti del canto liturgico lo sappiano.
La polifonia non nasce infatti con Giovanni Pierluigi da Palestrina, nè tantomeno nasce in antitesi al cosiddetto canto gregoriano. Già forme antiche di monodia gregoriana erano accompagnate da un "bordone", ovvero da una voce di sostegno alla melodia principale. E che dire dell'Ars Antiqua e dell'Ars Nova? Processi lunghissimi, durati secoli interi che hanno condotto ad un canto polifonico nato dal gregoriano ma da esso distanziatosi attraverso una progressiva decadenza ed obliterazione del "canto tradizionale della Chiesa Cattolica Romana" (secondo la definizione dell'Apel).

**********

sono davvero profana della situazione e non posso che ringraziarti...e tremo davanti all'idea di quanti, profani come me, si sono bevuti tranquillamente le nozioni storiche errate...
e chissà quante volte è accaduto e quante volte accade...
Inoltre mi risulta che Ravasi sia un esegeta non un musicista...

Quanto alla dodecafonia documentantomi un poco ho ritenuto interessante osservare che il suo ideatore,Schoenberg, giustificava questa sua scelta compositiva affermando che in realtà non aveva deciso in prima persona di orientarsi verso tale metodo, ma lo aveva spinto una forza soprannaturale a cui sentiva di dover obbedire.

(???)

può dunque affermarsi quale musica cattolica per la Liturgia cattolica?
francamente e con tutto il rispetto, non credo proprio...ancora una volta, come stiamo verificando in più passi, ciò che è a rischio è la nostra IDENTITA' Cattolica...invece di DARE NOI AL MONDO QUALCOSA DI VERAMENTE SOPRANNATURALE, STIAMO ASSORBENDO CIO' CHE IL MONDO IMPONE...

e questo mi basta per capire quando c'è puzza di bruciato, ossia...di zolfo...

Reginaldo ha detto...

“…come la pittura assoluta (…) la musica dodecafonica s’impone in maniera autonoma le “regole del gioco”, senza legami con un preesistente ordine oggettivo e reale dei suoni” (H. Sedlmayr, “La rivoluzione dell’arte moderna”, pag. 66).

Insomma: il solito “tanto peggio per la realtà”…

Reginaldo ha detto...

La Messa im Si minore, il Magnificat, La Passione secondo S. Matteo, La Passione secondo S. Giovanni, le Cantate, l'Arte della Fuga, l'Offerta Musicale, le opere per organo, il Clavicembalo ben temperato...etc. etc.
Uno solo è il Sommo Musicista, insuperato ed insuperabile!

Francesco Colafemmina ha detto...

Reginaldo sono pienamente d'accordo con te! Solo che Mozart è il miglior antidoto all'intellettualismo!

La sua musica non era pensata, era trasfusa dal cuore... Ascolto ora il IX concerto per pianoforte ed è meraviglioso sentire una musica che ti commuove, ti libera quasi dai vincoli dell'umanità terrena ed è un canto al Signore che Mozart stesso ne fosse consapevole o meno.

La sua adesione alla massoneria infatti, come ha già dimostrato Buscaroli, è stata funzionale più alle sue fisime per trovare il posto fisso come kappelmeister dell'Imperatore che da convinzione. Beethoven era un convinto massone, e in parte anche Haydn...

Ad ogni modo la musica è un tesoro universale. Quella di Stockhausen e company è puro sperimentalismo e fittizia produzione intellettualoide... e comunque non c'entra niente con la Chiesa.

Quanto a ciò che Caterina ha letto su Schoenberg va condito con la sua ebraicità. Io lo annovero fra i viennesi distruttori della cultura europea classica... tra i quali non può mancare Freud... ma il discorso è troppo lungo!

Reginaldo ha detto...

A Francesco Colafemmina:
assolutamente d'accordo, avevo capito anche i sottintesi.

Schoenberg è stato assolutamente un distruttore (ma qualcosa si salva: i "Sechs kleine Klavierstuecke" sono belli...forse "per caso"?) al pari dei "vati" dell'architettura costruttivo-funzionale, della pittura e scultura assolute, della pseudoscienza freudiana fondatrice del pansessualismo (vera e propria "matrice di mammona"), dell'evoluzionismo sintetico alla darwin-monod (idem), etc, etc, etc.
Virulenti polloni dell'antirealismo che inizia con il demenziale "cogito ergo sum", ma le cui radici affondano nel solito "eritis sicut dei".

Effettivamente il discorso è troppo lungo...

Saluti e complimenti per i formidabili articoli!

P.S. (fuori tema)
Attendo una bella recensione di "Stat Veritas"! E' bello come "Iota unum"?

Caterina63 ha detto...

P.S. (fuori tema)
Attendo una bella recensione di "Stat Veritas"! E' bello come "Iota unum"?

*************************

Lo sto leggendo alternandomi con Iota unum ^__^ lo sto trovando interessante per i commenti alla Lettera apostolica del Papa sul Terzo millennio e cercando di restare al di sopra delle parti, evitando di farmi influenzare dalle opinioni personali, lo sto trovando molto interessante...

Per esempio quando a pag.63 approfondisce il concetto di CONVERSIONE...un termine davvero abusato oggi e privato del suo autentico valore e significato.
Chiede giustamente Amerio:
Nel linguaggio comune, quando parliamo di convertiti che cosa pensiamo?
egli pone l'accento sulla falsa conversione che di fatto snaturalizza il termine stesso quando colui che dovrebbe essere convertito in verità resta ancorato nelle sue convinzioni su immagini di Dio errate, pur sforzandosi di diventare "buono"...questa non è conversione...

^__^

Reginaldo ha detto...

Grazie.

Anonimo ha detto...

Ecco l'anima alto borghese milanese di Mons. Ravasi ... tutta protesa verso il moderno.
Poveri noi che lo dobbiamo sopportare in Vaticano ( merito di Mediaset ?)

Anonimo ha detto...

Sì come no! Ci manca solo la dodecafonia e poi siamo a posto!!!!!

Anonimo ha detto...

Quando vedo questi grandi Prelati, fra cui Mons. Ravasi, penso che siano sempre più prigionieri del tempo che li ha caratterizzati.
Essi rappresentano ormai solo se stessi.
Essi vivono nel loro tempo e non vogliono vedere che la Chiesa sta andando avanti recuperando la vera Tradizione !
Essi proclamano solo se stessi : fa anche una certa tenerezza osservare come siano una specie di razza in via di esaurimento.
Anche oggi nella rubrica del TG1, A Sua Immagine, un monaco di Fonte Avellana, che ha messo in bella mostra la camicia che indossava sotto l'abito monacale, era l'icona di una razza ecclesistica che rappresenta solo se stessa.
La buona battaglia a favore della bellezza nel Santo Tempio di Dio sarà la rivincita di Dio sulla presunzione umana e sulla Babele che dagli anni '60 sta affliggendo la Santa Chiesa.