domenica 1 novembre 2009

IL PAPA CI SALVI DALLE BRUTTE CHIESE

Tratto da "Libero" del 1 Novembre 2009 - Consultabile anche qui

di Francesco Borgonovo

Quando a Foligno è stata inaugurata la chiesa a forma di cubo progettata da Massimiliano Fuksas, i cittadini umbri hanno tempestato il web di messaggi per protestare contro l’opera, da alcuni considerata tra gli edifici più brutti d’Italia.
Quel caso ha permesso che fra critici e architetti si aprisse un dibattito, di cui ha dato conto su queste pagine Caterina Maniaci qualche tempo fa. Ora la questione viene sollevata nientemeno che di fronte a Papa Benedetto XVI, tramite un appello che sarà reso pubblico il prossimo 4 novembre, in previsione dell’incontro con gli artisti provenienti da tutto il mondo che si terrà il 21 del mese.
Il documento sta ancora circolando fra gli esperti, ma finora pare abbia raccolto adesioni importanti. Per esempio quella dello scrittore Martin Mosebach, autore di Eresia dell’informe, del giornalista Sandro Magister, dell’architetto Ciro Lomonte, del filosofo Enrico Maria Redaelli. E ancora compaiono lo storico Paul Badde (corrispondente del giornale Die Welt), il filologo Francesco Colafemmina, il teologo Michele Loconsole e l’editore Manuel Grillo.
Strutture poco amate dai fedeli
Il fatto è che molte delle nuove chiese - come quella di Dio Padre Misericordioso nel quartiere di Tor Tre Teste a Roma, quella di San Giovanni Rotondo progettata da Renzo Piano o quella di Gesù Redentore a Modena ideata da Mauro Galantino - non spiccano per bellezza e, soprattutto, non sono amate dai fedeli.
«Vediamo crescere di giorno in giorno edifici sacri spogliati del sacro e costruiti senza alcuna cognizione della liturgia, ma modellati sul funzionalismo o sull’estro inconsulto e arbitrario dell’architetto creatore», recita l’appello. «Vediamo le nostre chiese pullulare di immagini e simbolismi più genericamente “religiosi”, ma che non illustrano alcuna realtà genuinamente cattolica». Secondo gli estensori, «l’arte e l’architettura sacre oggi non sembrano favorire l’incontro dolce e vivificante» con Dio, ma piuttosto «ostacolano e pervertono costantemente».
Di chi è la responsabilità se i credenti si devono raccogliere in edifici orrendi? Non solo degli architetti che li progettano, ma anche di chi commissiona le opere.
Ecco che, su questo punto, l’appello fa riferimento al Discorso intorno alle immagini sacre e profane del cardinal Gabriele Paleotti, risalente al 1582, secondo il quale «gli abusi non sono tanto da ascrivere agli errori che gli artisti commettono nel dar forma alle immagini, quanto piuttosto agli errori dei signori che le commissionano e che trascurano di commissionarle come si dovrebbe: essi sono le vere cause degli abusi, in quanto gli artisti non fanno che seguire le loro indicazioni».
Insomma, anche i committenti si fanno spesso incantare dalle sirene della moda, motivo per cui si affidano ad archistar come Massimiliano Fuksas o Renzo Piano, forse senza pensare che i trend passano, ma gli edifici restano.
«L’opera artistica e architettonica», scrivono Lomonte e gli altri, «a differenza della liturgia, permane anche dopo la conclusione della liturgia stessa. Essa ha perciò il compito aggiuntivo di essere eco della liturgia, una volta che questa sia terminata. Pertanto la decorazione della chiesa e la sua struttura architettonica debbono rivendicare una inalienabile funzione pedagogica e protrettica verso la fedeltà al messaggio evangelico e liturgico».
Il sito internet per le adesioni
Dunque basta con le chiese che assomigliano a capannoni o cubi di cemento, meglio qualcosa di più semplice, che però si adatti al ruolo che gli edifici sacri devono svolgere.
Il documento, come dicevamo, sarà disponibile online dal prossimo 4 novembre sul sito internet www.appelloalpapa.blogspot.com.
Per aderire, invece, basta scrivere una email all’indirizzo appelloalpapa@gmail.com. Chissà che Benedetto XVI non decida di prendere personalmente in mano la questione.


8 commenti:

bedwere ha detto...

Sara` certamente un ottimo appello, pero` mi sembra strano raccogliere firme tra i fedeli prima di divulgarnee il testo.

Francesco Colafemmina ha detto...

Ma le firme si raccolgono dal 4 Novembre.

Stanno arrivando già sottoscrizioni indipendentemente dalla lettura del testo... è evidente che sono in tanti ad attendersi un testo conforme al buon senso ed alla tradizione...

Si stanno ultimando le traduzioni in francese spagnolo tedesco e naturalmente inglese...

Francesco Colafemmina ha detto...

Abbi fede,

tutto sarà corrispondente agli auspici!

Il 4 è vicino!

Luca B. ha detto...

Chiese brutte? Cosa ci andiamo a fare in chiesa?

Novembre, giorno 9, festa della dedicazione. Della chiesa madre di tutte le chiese d’ occidente, il Laterano (il Laterano episcopale e non il Vaticano paparegale).

Una volta leggevamo: “In quei giorni, Salomone si pose davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta l’assemblea di Israele, e, stese le mani verso il cielo, disse: “Signore, Dio di Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore. Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo. Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimora, dal cielo; ascolta e perdona” (1Re 22-23. 27-30).

Allora: dice la Bibbia, per bocca di Salomone, che in chiesa ci si va per pregare. Per pregare, non per ammirare architetture, paramenti o per fare gli esteti.

Francesco Colafemmina ha detto...

Luca B. non vorrei dire, ma credo tu abbia citato un libro della Bibbia a sproposito. Se infatti vai a qualche capitolo prima ti renderai conto che Salomone non era certo un primitivista essenzialista pauperista pneumatico:


Re, 1,6

"1 Alla costruzione del tempio del Signore fu dato inizio l'anno quattrocentottanta dopo l'uscita degli Israeliti dal paese d'Egitto, l'anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel mese di Ziv, cioè nel secondo mese. 2 Il tempio costruito dal re Salomone per il Signore, era lungo sessanta cubiti, largo venti, alto trenta. 3 Davanti al tempio vi era un atrio lungo venti cubiti, in base alla larghezza del tempio, ed esteso per dieci cubiti secondo la lunghezza del tempio.
4 Fece nel tempio finestre quadrangolari con grate. 5 Intorno al muro del tempio fu costruito un edificio a piani, lungo la navata e la cella. 6 Il piano più basso era largo cinque cubiti, quello di mezzo sei e il terzo sette, perché le mura esterne, intorno, erano state costruite a riseghe, in modo che le travi non poggiassero sulle mura del tempio. 7 Per la sua costruzione si usarono pietre lavorate e intere; durante i lavori nel tempio non si udì rumore di martelli, di piccone o di altro arnese di ferro. 8 La porta del piano più basso era sul lato destro del tempio; per mezzo di una scala a chiocciola si passava al piano di mezzo e dal piano di mezzo a quello superiore. 9 In tal modo Salomone costruì il tempio; dopo averlo terminato, lo ricoprì con assi e travi di cedro. 10 Innalzò anche l'ala laterale intorno al tempio, alta cinque cubiti per piano; la unì al tempio con travi di cedro. 11 E il Signore parlò a Salomone e disse: 12 «Riguardo al tempio che stai edificando, se camminerai secondo i miei decreti, se eseguirai le mie disposizioni e osserverai tutti i miei comandi, uniformando ad essi la tua condotta, io confermerò a tuo favore le parole dette da me a Davide tuo padre. 13 Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele».
14 Terminata la costruzione del tempio, 15 Salomone rivestì all'interno le pareti del tempio con tavole di cedro dal pavimento al soffitto; rivestì anche con legno di cedro la parte interna del soffitto e con tavole di cipresso il pavimento. 16 Separò uno spazio di venti cubiti, a partire dal fondo del tempio, con un assito di tavole di cedro che dal pavimento giungeva al soffitto, e la cella che ne risultò all'interno divenne il santuario, il Santo dei santi. 17 La navata di fronte ad esso era di quaranta cubiti. 18 Il cedro all'interno del tempio era scolpito a rosoni e a boccioli di fiori; tutto era di cedro e non si vedeva una pietra. 19 Per l'arca dell'alleanza del Signore fu apprestata una cella nella parte più segreta del tempio.

Francesco Colafemmina ha detto...

20 La cella interna era lunga venti cubiti e alta venti. La rivestì d'oro purissimo e vi eresse un altare di cedro. 21 Salomone rivestì l'interno del tempio con oro purissimo e fece passare, davanti alla cella, un velo che scorreva mediante catenelle d'oro e lo ricoprì d'oro. 22 E d'oro fu rivestito tutto l'interno del tempio, e rivestì d'oro anche tutto l'altare che era nella cella.
23 Nella cella fece due cherubini di legno di ulivo, alti dieci cubiti. 24 L'ala di un cherubino era di cinque cubiti e di cinque cubiti era anche l'altra ala del cherubino; c'erano dieci cubiti da una estremità all'altra delle ali. 25 Di dieci cubiti era l'altro cherubino; i due cherubini erano identici nella misura e nella forma. 26 L'altezza di un cherubino era di dieci cubiti, così anche quella dell'altro. 27 Pose i cherubini nella parte più riposta del tempio, nel santuario. I cherubini avevano le ali spiegate; l'ala di uno toccava la parete e l'ala dell'altro toccava l'altra parete; le loro ali si toccavano in mezzo al tempio, ala contro ala. 28 Erano anch'essi rivestiti d'oro.
29 Ricoprì le pareti del tempio con sculture e incisioni di cherubini, di palme e di boccioli di fiori, all'interno e all'esterno. 30 Ricoprì d'oro il pavimento del tempio, all'interno e all'esterno.
31 Fece costruire la porta della cella con battenti di legno di ulivo; il frontale e gli stipiti formavano un pentagono. 32 I due battenti erano di legno di ulivo. Su di essi fece scolpire cherubini, palme e boccioli di fiori, che ricoprì d'oro, stendendo lamine d'oro sui cherubini e sulle palme. 33 Lo stesso procedimento adottò per la porta della navata, che aveva stipiti di legno di ulivo a forma quadrangolare. 34 I due battenti erano di legno di abete; un battente era costituito da due pezzi girevoli e così l'altro battente. 35 Vi scolpì cherubini, palme e boccioli di fiori, che ricoprì d'oro lungo le linee dell'incisione.
36 Costruì il muro del cortile interno con tre ordini di pietre squadrate e con un ordine di tavole di cedro.
37 Nell'anno quarto, nel mese di Ziv, si gettarono le fondamenta del tempio del Signore. 38 Nell'anno undecimo, nel mese di Bul, che è l'ottavo mese, fu terminato il tempio in tutte le sue parti e con tutto l'occorrente. Salomone lo edificò in sette anni."

Bombadillo ha detto...

Luca B., mi spiace per te, ma dovresti comprendere alcune questioni storiche di fondo, che evidentemente ti sfuggono.
Non potrai trovare nulla di modernista nel cristianesimo (pre o post la venuta del Cristo), se non cerchi almeno dopo il 1.200 d.C. (si pensi, ad es. ai c.d. guelfi bianchi. insomma i guelfi-guelfi). Meglio ancora, però, se cerchi dopo l'avvento del protestantesimo, del razionalismo o, addirittura, della rivoluzione francese. Prima, infatti, alcune categorie di pensiero che usi tu, come tutti i nostri contemporanei in genere, fortunatamente per il mondo, neppure esistevano: e questo vero perfino per la c.d. antichità classica dei greci.
Tom
P.S.: Francé, ovviamente aspetto anche io il testo, non per sfiducia nel merito, ma per rispetto del metodo; perchè se firmo qualcosa senza averla prima letta, "capace che mi radiano dall'albo degli avvocati".

Orsobruno ha detto...

Se fossimo puri spiriti (angeli) forse potremmo pregare bene anche in una brutta chiesa.
Ma Dio ci ha voluti composti unitari di anima e corpo, di spirito e materia. Ecco perciò che l'ambiente in cui ci troviamo non è mai indifferente: in una chiesa bella l'animo è facilitato nell'elevarsi a Dio. Idem se la musica è bella.
Poi è chiaro che Madre Teresa avrebbe pregato nelle cucine di una bettola meglio di me a San Pietro, questo è ovvio. Si intende sempre 'a parità di condizioni'.