
di Francesco Colafemmina
E' stato reso noto lo scorso 4 Novembre, in occasione della festività di San Carlo Borromeo, un Appello al Santo Padre "per il ritorno a un'arte sacra autenticamente cattolica". L'appello lo si può scaricare dal sito appositamente creato http://appelloalpapa.blogspot.com/ dove è presente in varie lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, svedese). Per sottoscriverlo basta inviare una email all'indirizzo appelloalpapa@gmail.com. Attualmente più di mille fra illustri accademici, artisti, architetti, compositori, musicisti, sociologi e tanti semplici fedeli e religiosi lo hanno sottoscritto condividendone immediatamente i contenuti.
Dunque, un appello al Papa per l'arte sacra. Scandalo, meraviglia, sospetto, entusiasmo, indifferenza... quanti sentimenti contrastanti può suscitare un appello al Santo Padre!
Eppure è necessario fare dei distinguo e chiarire sin dall'inizio le ragioni di questo appello partendo da una considerazione: cui prodest? Si sarebbe tentati di rispondere: "nemini". Nessuno dei sottoscrittori ha infatti scopi occulti o manifesti per innalzare questa richiesta di ausilio a Sua Santità. Uomini e donne uniti da un'unica fede e dalla comune devozione a Papa Benedetto, hanno voluto radunare in questo appello alcuni principi più volte ribaditi da Pontefice, al fine di indirizzare anche il consenso di personalità laiche e cattoliche impegnate nella promozione di arte e architettura davvero sacre. Senza escludere, peraltro, tutti i fedeli, indipendentemente dai loro titoli e dalle loro professioni. Anzi, è proprio questa perfetta comunione fra laici e fedeli inseriti negli ambiti più disparati della nostra società a dare senso a questa iniziativa, ad identificarla realmente con una diffusa "cattolicità", universalità di uomini e donne di buona volontà riuniti da un unico e sincero interesse: difendere e diffondere l'arte e la bellezza che a Dio conduce.
L'Appello per l'arte sacra rappresenta inoltre una esperienza di profonda devozione a Sua Santità, al suo Magistero, all'insegnamento perenne che a noi cattolici, ma anche ai non credenti, egli impartisce sin da quando era Cardinale. In quasi ogni pagina si respira un'aria pienamente "benedettiana". Come dunque riassumere questa natura positiva e condivisibile dell'appello?
Personalmente la ridurrei ad alcuni elementi fondamentali tutti espressamente ratzingeriani.
Anzitutto si parte dall'Ermeneutica della Continuità. L'Appello si apre con una lunga citazione del "discorso agli artisti" di Papa Paolo VI. Questa citazione, nonostante permangano perplessità e spesso pregiudizi su Papa Montini, non solo assicura invece la precisa lungimiranza di quel Pontefice che già cinquant'anni fa aveva individuato le reali premesse per un'arte sacra cattolica; ma aggiunge un valore profondo all'Appello: lo identifica come un testo che non muove da premesse critiche o ostili all'operato della Chiesa Cattolica del Postconcilio.
Piuttosto, l'Appello è un inno alla comunione nel seno di quella Bellezza certa che è la Veritas di Cristo. Attorno alla Verità del Signore si delinea l'immagine bella del Suo volto. Perchè Egli è Veritas ma anche tomisticamente sintesi di Verbum et Imago. Dunque la Ragione creatrice che prende la forma, l'imago, dell'uomo, unica creatura fatta a immagine e somiglianza del Creatore.
Oggi la crisi silenziosa che sembra voler trascinare la Chiesa in uno scontro fra fazioni potrebbe invece risolversi anche a partire dal comune anelito dei Cristiani verso la Bellezza che è Dio - secondo San Dionigi Areopagita - e verso la Sua adorazione nello spazio sacro deputato alla liturgia.
Volendo, però, ritornare ai punti salienti dell'Appello, è fondamentale notare che in esso non si fa mai un riferimento univoco e sterile ad un "ritorno al passato". Come infatti l'età rinascimentale, ma prima ancora quella altomedievale, non studiavano la classicità con un intento passatista, ma con la specifica volontà di sintesi, di unione creativa di nuove forme espressive inserite nei canoni della tradizione, così anche oggi si può fare un'arte sacra che sia "tradizionale" senza essere "tradizionalista". Che guardi al passato non con la volontà di abitare in esso e trovarvi l'unica ispirazione, bensì con l'intento esplicito di riagganciarvi la storia del fare, del poiein, del creare attraverso l'arte (techne) e non semplicemente "per l'arte".
Se c'è uno strappo che bisogna ricucire non è infatti quello fra Chiesa e Mondo. Questo è perenne e permanente e guai se così non fosse. Bisogna invece ricucire lo strappo fra Chiesa e sua manifestazione concreta e materiale attraverso le sue forme di espressione e narrazione terrena.
Un tale strappo non è poi responsabilità della Chiesa tutta, bensì della disattenzione dei singoli, preti, vescovi o laici che siano. L'indifferenza di questi ultimi e troppo spesso la solitudine e l'improvvisazione degli altri hanno condotto alle terribili condizioni attuali: chiese che non sembrano più tali, canti liturgici che non si distinguono da canzonette di dubbio valore, Crocifissi deformi e sagome di Madonne semplicemente abbozzate.
Queste condizioni necessitano dell'accorata preoccupazione di tutti i fedeli cattolici ed appellarsi al Santo Padre non è quindi gesto di superba indicazione o di pessimistica critica. Al contrario: è un atto di grande amore per la Chiesa e per il Papa.
Se noi laici dimostriamo il nostro interesse comune per quei luoghi sacri che frequentiamo ed aiutiamo a realizzare per poter pregare il Signore e glorificarlo costantemente; e se lo facciamo unendoci, superando le divisioni e le barriere, ritrovandoci al cospetto di Sua Santità con filiale sottomissione, ma anche con le idee chiare e sincere, a chi avremo reso l'omaggio più bello dell'amore e della preghiera se non al Signore e al Suo Vicario sulla terra?
Ecco perchè al di là delle legittime personali perplessità o dei timori e tentennamenti tutti dobbiamo sentirci uniti in questo appello se ne condividiamo i contenuti. Se riteniamo che essi siano utili al bene della Chiesa tutta ed alla glorificazione del Signore.
Uniamoci così nella preghiera comune a Sua Santità e preghiamo la Vergine con i nostri rosari affinché la nostra comunione possa essere il più bel dono da rivolgere al Papa. Uniti nell'amore e nella sottomissione al nostro amorevole Pastore.
E' stato reso noto lo scorso 4 Novembre, in occasione della festività di San Carlo Borromeo, un Appello al Santo Padre "per il ritorno a un'arte sacra autenticamente cattolica". L'appello lo si può scaricare dal sito appositamente creato http://appelloalpapa.blogspot.com/ dove è presente in varie lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, svedese). Per sottoscriverlo basta inviare una email all'indirizzo appelloalpapa@gmail.com. Attualmente più di mille fra illustri accademici, artisti, architetti, compositori, musicisti, sociologi e tanti semplici fedeli e religiosi lo hanno sottoscritto condividendone immediatamente i contenuti.
Dunque, un appello al Papa per l'arte sacra. Scandalo, meraviglia, sospetto, entusiasmo, indifferenza... quanti sentimenti contrastanti può suscitare un appello al Santo Padre!
Eppure è necessario fare dei distinguo e chiarire sin dall'inizio le ragioni di questo appello partendo da una considerazione: cui prodest? Si sarebbe tentati di rispondere: "nemini". Nessuno dei sottoscrittori ha infatti scopi occulti o manifesti per innalzare questa richiesta di ausilio a Sua Santità. Uomini e donne uniti da un'unica fede e dalla comune devozione a Papa Benedetto, hanno voluto radunare in questo appello alcuni principi più volte ribaditi da Pontefice, al fine di indirizzare anche il consenso di personalità laiche e cattoliche impegnate nella promozione di arte e architettura davvero sacre. Senza escludere, peraltro, tutti i fedeli, indipendentemente dai loro titoli e dalle loro professioni. Anzi, è proprio questa perfetta comunione fra laici e fedeli inseriti negli ambiti più disparati della nostra società a dare senso a questa iniziativa, ad identificarla realmente con una diffusa "cattolicità", universalità di uomini e donne di buona volontà riuniti da un unico e sincero interesse: difendere e diffondere l'arte e la bellezza che a Dio conduce.
L'Appello per l'arte sacra rappresenta inoltre una esperienza di profonda devozione a Sua Santità, al suo Magistero, all'insegnamento perenne che a noi cattolici, ma anche ai non credenti, egli impartisce sin da quando era Cardinale. In quasi ogni pagina si respira un'aria pienamente "benedettiana". Come dunque riassumere questa natura positiva e condivisibile dell'appello?
Personalmente la ridurrei ad alcuni elementi fondamentali tutti espressamente ratzingeriani.
Anzitutto si parte dall'Ermeneutica della Continuità. L'Appello si apre con una lunga citazione del "discorso agli artisti" di Papa Paolo VI. Questa citazione, nonostante permangano perplessità e spesso pregiudizi su Papa Montini, non solo assicura invece la precisa lungimiranza di quel Pontefice che già cinquant'anni fa aveva individuato le reali premesse per un'arte sacra cattolica; ma aggiunge un valore profondo all'Appello: lo identifica come un testo che non muove da premesse critiche o ostili all'operato della Chiesa Cattolica del Postconcilio.
Piuttosto, l'Appello è un inno alla comunione nel seno di quella Bellezza certa che è la Veritas di Cristo. Attorno alla Verità del Signore si delinea l'immagine bella del Suo volto. Perchè Egli è Veritas ma anche tomisticamente sintesi di Verbum et Imago. Dunque la Ragione creatrice che prende la forma, l'imago, dell'uomo, unica creatura fatta a immagine e somiglianza del Creatore.
Oggi la crisi silenziosa che sembra voler trascinare la Chiesa in uno scontro fra fazioni potrebbe invece risolversi anche a partire dal comune anelito dei Cristiani verso la Bellezza che è Dio - secondo San Dionigi Areopagita - e verso la Sua adorazione nello spazio sacro deputato alla liturgia.
Volendo, però, ritornare ai punti salienti dell'Appello, è fondamentale notare che in esso non si fa mai un riferimento univoco e sterile ad un "ritorno al passato". Come infatti l'età rinascimentale, ma prima ancora quella altomedievale, non studiavano la classicità con un intento passatista, ma con la specifica volontà di sintesi, di unione creativa di nuove forme espressive inserite nei canoni della tradizione, così anche oggi si può fare un'arte sacra che sia "tradizionale" senza essere "tradizionalista". Che guardi al passato non con la volontà di abitare in esso e trovarvi l'unica ispirazione, bensì con l'intento esplicito di riagganciarvi la storia del fare, del poiein, del creare attraverso l'arte (techne) e non semplicemente "per l'arte".
Se c'è uno strappo che bisogna ricucire non è infatti quello fra Chiesa e Mondo. Questo è perenne e permanente e guai se così non fosse. Bisogna invece ricucire lo strappo fra Chiesa e sua manifestazione concreta e materiale attraverso le sue forme di espressione e narrazione terrena.
Un tale strappo non è poi responsabilità della Chiesa tutta, bensì della disattenzione dei singoli, preti, vescovi o laici che siano. L'indifferenza di questi ultimi e troppo spesso la solitudine e l'improvvisazione degli altri hanno condotto alle terribili condizioni attuali: chiese che non sembrano più tali, canti liturgici che non si distinguono da canzonette di dubbio valore, Crocifissi deformi e sagome di Madonne semplicemente abbozzate.
Queste condizioni necessitano dell'accorata preoccupazione di tutti i fedeli cattolici ed appellarsi al Santo Padre non è quindi gesto di superba indicazione o di pessimistica critica. Al contrario: è un atto di grande amore per la Chiesa e per il Papa.
Se noi laici dimostriamo il nostro interesse comune per quei luoghi sacri che frequentiamo ed aiutiamo a realizzare per poter pregare il Signore e glorificarlo costantemente; e se lo facciamo unendoci, superando le divisioni e le barriere, ritrovandoci al cospetto di Sua Santità con filiale sottomissione, ma anche con le idee chiare e sincere, a chi avremo reso l'omaggio più bello dell'amore e della preghiera se non al Signore e al Suo Vicario sulla terra?
Ecco perchè al di là delle legittime personali perplessità o dei timori e tentennamenti tutti dobbiamo sentirci uniti in questo appello se ne condividiamo i contenuti. Se riteniamo che essi siano utili al bene della Chiesa tutta ed alla glorificazione del Signore.
Uniamoci così nella preghiera comune a Sua Santità e preghiamo la Vergine con i nostri rosari affinché la nostra comunione possa essere il più bel dono da rivolgere al Papa. Uniti nell'amore e nella sottomissione al nostro amorevole Pastore.


6 commenti:
Mi permetto una piccola correzione: per raggiungere la pagina web contenente l'appello, la digitazione corretta è:
http://appelloalpapa.blogspot.com
Forse ci sono difficolta` tecniche (sono digiuno di Javascript et similia), ma non faresti meglio, Francesco, ad aggiungere alla pagina della petizione anche un modulo da compilare con le generalita` di chi sottoscrive? Cosi` che chi aderisce ricevera` un email a cui deve rispendere per confermare la sua identita`.
Ho corretto. Ad ogni modo nella pagina della petizione avevo pensato di mettere il modulo, ma è complicato. Bisognerebbe tradurlo nelle varie lingue. Invece è più semplice che ciascuno invii una email con nome cognome professione e luogo di residenza.
A parte rari casi la maggiorparte delle persone segue questa procedura. D'altronde siamo in 3-4 del Comitato a gestire la posta e tutto scorre con regolarità.
Grazie comunque del suggerimento.
..ba, il mio consiglio è quello di porti un limite di firme che ti pare ragionevole, e poi spedire il tutto; non ha senso aspettare all'infinito!
Tom
Bene, ho aderito all'appello.
Adesso però, dopo avere posto in salvo il Santissimo, me lo lasciate applicare il tritolo alla chiesa di Fuksas (quella che assomiglia al deposito di zio Paperone, ma è più brutta)? ;-)))
Orsobruno/Aurelio
Ah, e` vero, Orsobruno! Se non fosse purtroppo una chiesa, sarebbe una goliardata fantastica dipingere il segno del dollaro sulla facciata dell'obbrobrio di Fuksas!
Posta un commento