giovedì 30 aprile 2009

INTERVISTA ESCLUSIVA A DON NICOLA BUX


Siamo lieti di pubblicare questa intervista in esclusiva concessa a Fides et Forma da don Nicola Bux, Consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Santo Padre e teologo di notevole fama. Don Bux ha pubblicato recentemente il volume "La Riforma di Benedetto XVI" edito per i tipi della Piemme che sarà presentato la prossima settimana nella sua edizione spagnola, con prefazione di S.E. Cardinal Canizares Llovera a Madrid e Siviglia.

di Francesco Colafemmina

A due anni dalla pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum” si può parlare di un vero e proprio fervore liturgico, teso alla riscoperta dei tesori millenari del culto cattolico. Don Nicola Bux, professore della Facoltà Teologica Pugliese, nonché Consultore dell’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice è un testimone eccellente di questo fervore. Il suo recente saggio dal titolo rivelatore “La Riforma di Benedetto XVI” edito in Italia per i tipi della Piemme è già alla seconda edizione e nuove edizioni in varie lingue sono in corso di pubblicazione.

Don Bux, come spiega questo successo della “riforma” di Papa Benedetto, come lei stesso l’ha autorevolmente definita? E perché questo termine: “riforma”?

Il Santo Padre spiegando nella Lettera ai vescovi perché ha ritenuto una “priorità” la remissione della scomunica, scrive: “Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio”. Ora, un canto attribuito a san Paolino da Nola dice: Ubi charitas et amor Deus ibi est. Non dovremo quindi dilatare gli spazi dell’amore perché Dio sia presente nel mondo? Questo il senso del gesto del Pontefice. Ma egli aggiunge che si deve aprire l’accesso “Non ad un qualsiasi dio, ma a quel dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine(cfr Gv 13,1) – in Gesù Cristo crocifisso e risorto”. Ora, non è questo il senso vero della Liturgia? Far incontrare la presenza di Dio all’uomo che cerca la Verità, il suo Mistero presente che precede sempre la nostra esistenza nel mondo? Il Concilio approvò per primo la Costituzione liturgica anche per questa ragione: la Chiesa deve parlar di Dio all’uomo, farglielo incontrare. L’uomo cerca la Bellezza “Veritatis splendor”: la “riforma” se non servisse a ciò sarebbe inutile maquillage per esibire meglio noi stessi. Ma la vera riforma mira a dare a Dio il posto che gli spetta prima di tutto e al centro di tutto. In realtà riforma significa ri-forma (“ritorno alla bellezza”), senza passatismi inutili o idee di restaurazione.

Tradizione e innovazione sono dunque espressioni da dimenticare?

Tutt’altro. La migliore definizione della tradizione l’ha data san Paolo:”Ho ricevuto dal Signore quanto vi ho anche trasmesso”(1 Cor 11,23).L’Apostolo si riferisce alla fractio panis, l’eucaristia che è il centro della sacra liturgia. Per questo la liturgia si riceve dalla Tradizione che è fonte della Rivelazione insieme alla Scrittura. Ora, traditio viene da tradere, un verbo di movimento che, per essere tale, implica cambiamento e vita, trasporto di cose antiche e nuove, perché Egli, il Verbo eterno, fa nuove tutte le cose (Ap 21..). Qui la tradizione diventa innovazione che non è una cosa diversa che viene dal mondo, da fuori, ma da dentro, perciò in-novazione, da Colui che è il Vivente. Mons. Piero Marini ha recentemente affermato in una conferenza che sulla tradizione c’è molta confusione. Gli do ragione, anzi, mi piacerebbe che un giorno potessimo colloquiare su questo proprio per contribuire a pacificare gli spiriti, con verità e amore. Noi sacerdoti che serviamo nel Corpo mistico di Gesù Cristo siamo chiamati a dare l’esempio, soprattutto praticando la riconciliazione.

Negli ultimi mesi le celebrazioni della Messa nella forma straordinaria sembrano essersi diffuse e non sono più riservate a pochi appassionati, bensì promosse da personalità di alto profilo. Solo nelle scorse settimane abbiamo avuto gli splendidi esempi del Card. Canizares Llovera e del Card. Zen che hanno voluto rimarcare la forza liturgica del rito antico. Dunque davvero, come affermava l’allora Cardinal Ratzinger, “Nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della Chiesa”?

La ragione d’essere dell’episcopato è nell’essere uno col Capo del collegio, il Santo Padre. Un vescovo che disobbedisce – come un prete che facesse altrettanto col vescovo – è come un membro disarticolato dal corpo e reca scandalo ai fedeli. Quindi, il Prefetto del Culto divino, - al quale va in queste ore in cui è ricoverato al Policlinico Gemelli il mio pensiero e la mia costante preghiera - e gli altri ecclesiastici non fanno altro che il proprio dovere dando l’esempio. Per edificare il Regno e la Chiesa, è più importante l’obbedienza umile o la mia opinione fosse anche teologicamente attrezzata? Il fatto che il Santo Padre non abbia imposto, ma proposto la ripresa della Messa gregoriana – così amo chiamarla con Martin Mosebach perché risale a Gregorio Magno – sta avendo e avrà un effetto trainante ancora più grande. Perché i vescovi temono di tornare indietro? Non voleva la riforma liturgica ripristinare anche l’antico? Cosa di più venerabile della Messa di san Gregorio? Non dovremmo imitare lo scriba evangelico che trae dal tesoro cose nuove e antiche? Abbiamo incentivato musei diocesani ove ammirare le bellezze che prima erano nelle chiese e i concerti per ascoltare le musiche sacre che prima si eseguivano nei riti. Nei musei e ai concerti vanno solo gli appassionati, mentre alla liturgia vanno tutti. Ha senso privare il popolo di ciò che gli spetta, favorendo quasi una Chiesa d’èlite? Piuttosto, vescovi e clero, guardiamo il grande movimento di giovani che si è creato intorno alla messa gregoriana, in crescendo continuo –basta andare su internet- già sono i giovani e non nostalgici. Far finta di non vedere è grave per chi per definizione deve episcopein, osservare attorno, monitorare. Lo rifiuteremo solo perché non è nato da me o non corrisponde alla mia sensibilità? Chi mi conosce, sa che da giovane laico e poi chierico sono stato tra i promotori in diocesi e oltre della riforma liturgica: questa ora continua mettendo insieme nuovo e antico, agganciandosi meglio al dogma: è noto il rapporto di dipendenza tra liturgia e regola di fede. Non a caso un aspetto quasi sempre tralasciato nella polemica è quello relativo alle messe private. Il Motu Proprio infatti contempla l’uso del messale del Beato Giovanni XXIII anche per le messe “senza il popolo”, ovvero quelle che i sacerdoti celebrano privatamente. Ciò dimostra che l’uso del messale antico non è solo collegato ad un discutibile amore per i formalismi e l’aspetto esteriore della celebrazione, bensì ripristina la comunione del singolo sacerdote con tutti i cristiani nello spazio e nel tempo, mettendolo in comunicazione con il passato, con i Santi e con i martiri. Di qui ad esempio la decisione del Card. Zen di celebrare l’ultimo pontificale da Arcivescovo di Honk Hong secondo il rito straordinario. E’ un’esigenza profondamente spirituale. D’altra parte l’universalità della lingua latina dovrebbe essere di stimolo in un mondo globalizzato, affinché la Chiesa, almeno nel rito, si esprima con una sola lingua.

Sono ancora in molti però a leggere in questa promozione del rito antico una sorta di tradimento dello spirito del Concilio. Crede che il dialogo sia una strada percorribile per sanare le fratture e le reciproche diffidenze?

Siccome lo spirito del Concilio non può essere diverso dallo Spirito Santo - se lo fosse sarebbe spirito di errore e non di verità, come scrive la 1 Lettera di Giovanni – non si può pensare alcuna frattura e discontinuità tra la messa celebrata in quell’assise e quella poi aggiornata da Paolo VI. Dunque nessun tradimento ma tutta tradizione. Sebbene, se si va a studiare, non tutto quello che Paolo VI aveva prescritto è stato attuato, e quindi attende di esserlo per portare a compimento la riforma liturgica.Per esempio, egli aveva stabilito che i messali nazionali recassero sempre il testo latino a fronte: questo per impedire le traduzioni libere che hanno prodotto e producono non poco sconcerto. A chi si preoccupa e vede in questa riforma un tentativo di erosione del Concilio bisognerebbe ricordare il monumentale discorso del Papa alla Curia Romana del dicembre 2005 che ha superato fermamente questa contrapposizione introducendo l’ermeneutica della continuità . Ad ogni modo è sempre bene ricordare che nella Chiesa c’è libertà di critica se fatta con verità e amore, purché non si voglia censurare o demonizzare chi non la pensa come me. Per questo il Papa ha mostrato ancora una volta la sua lungimiranza, per dimostrare che “nessuno è di troppo nella Chiesa”. Io auspico sempre un confronto sereno e un approfondito e rispettoso dibattito. Pax et concordia sit convivio nostro, dice sant’Agostino.

Lei ha affermato: “L’uso della lingua parlata non è necessariamente sinonimo di comprensione. Oltre l’intelligenza e il cuore, per entrare in essa ci vuole anche immaginazione, memoria, e tutti i cinque sensi.” Crede che la riscoperta del rito antico possa aiutare a vivere con maggiore partecipazione anche la Messa celebrata nella forma ordinaria?

Per intenderci, la Sacra Liturgia è l’attrattiva della Bellezza che a sua volta è il percorso ragionevole alla Verità. La Bellezza è lo splendore della Verità. Come ho già detto in altra sede, proviamo con un sillogismo: siccome la sacra e divina liturgia – che include arte e musica sacra – è Bellezza, senza Verità non c’è liturgia, culto a Dio. E’ proprio Gesù che lo ricorda nel vangelo di san Giovanni: “I veri adoratori, adoreranno il Padre in spirito e verità”. Ma per trovare la Verità bisogna conoscere le creature. Questo solo cambia la vita mia e sua. L’ho constatato ancora in tanta gente che ha partecipato con me alle celebrazioni pasquali. Che il rito sia antico o nuovo deve guardare nell’unica direzione possibile, deve essere rivolto al Signore, interiormente ed esteriormente. Se oggi i sacerdoti quando concelebrano si orientano in direzione dell’ambone per ascoltare il Vangelo, perché non potrebbero farlo verso l’altare e la Croce per offrire l’eucaristia? Fare questo aiuta a convertirsi. Seguendo la sacra liturgia, ad un certo punto i riti e i simboli spariranno, svelando il significato; il Mistero penetrerà allora in tutte le direzioni: sarà il cielo sulla terra, la rappresentazione del Paradiso.

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mercoledì 29 aprile 2009

NOVITA' DAL FRONTE MESSICANO


di Francesco Colafemmina

Forse si comincia a far luce sulla "Pandemia" messicana. Ieri il blog autorevole Rorate Caeli si domandava come fosse possibile sospendere le messe in tutto il Messico a causa dell'epidemia da influenza suina. Bene, a parte le considerazioni di carattere igienico, c'è da dire che in queste settimane la chiesa messicana è sotto attacco per la sua reazione al vero spettro che domina il Messico: quello del narcotraffico.

Dall'inizio dell'anno si sono avuti migliaia di morti per il narcotraffico. Una situazione allarmante anche sotto il profilo della stabilità nazionale. I Vescovi messicani si sono trovati sotto scacco non appena il Vescovo di Durango, Hector Gonzalez Martinez ha chiesto di arrestare Joaquin Guzman, il narcotrafficante più ricco e pericoloso del Paese. Tra logica preoccupazione ed inviti al silenzio da parte degli altri membri della Conferenza Episcopale Messicana, Mons. Martinez ha accettato di non fare altre esternazioni e nello stesso tempo i narcos hanno provveduto a minacciare direttamente l'intera gerarchia ecclesiastica cattolica messicana.

Soltanto qualche giorno fa, dalle colonne di Le Monde, il professor Edgardo Buscaglia, esperto della situazione messicana affermava che il 78% dell'economia messicana è nelle mani del narcotraffico e denunciava le connivenze fra potere politico e narcotraffico. Inoltre parlava anche del traffico di uomini, argomento largamente analizzato dall'amico Luca De Mata nella sua trasmissione televisiva che andrà in onda su Rai 1 nel giugno prossimo (La valigia con lo spago).

Quindi quando oggi leggiamo che l'OMS riconosce soltanto 7 morti da aviaria suina al posto dei 159 indicati dal Messico, dobbiamo o non dobbiamo pensare che questo allarme, questa mobilitazione nazionale, la chiusura di scuole, musei, chiese, luoghi pubblici etc. tutto ciò non sia forse un tentativo di controllare meglio la nazione, dopo che si è assestato un duro colpo ad una formazione di narcotrafficanti giovane ma potente solo il 20 Aprile scorso?

Chissà! Di sicuro è in atto una Pandemia mediatica volta a terrorizzare mezzo mondo con nuovi casi annunciati e poi smentiti che spuntano come funghi qua e là. Se tutto ciò fosse utile a bloccare una volta per tutte i tentacoli del crimine legato alla droga tra Messico e Stati Uniti, forse questo allarmismo spropositato potrebbe avere un senso. Ma la situazione politica e sociale del Messico è ben lungi dall'essere sotto controllo. Intanto si annuncia il primo morto negli Stati Uniti, un bimbo di 23 mesi. E in Italia il sottosegretario Fazio afferma: "Ci attendiamo a brevissimo i primi casi anche in Italia, è verosimile pensarlo visto che abbiamo molti turisti rientrati dall'estero, ma siamo tranquilli perché abbiamo visto come è l'evoluzione clinica negli altri Paesi. Virus meno aggressivo di normale influenza stagionale." Un nuovo profeta?

martedì 28 aprile 2009

FALSITA' PANDEMICHE!

di Francesco Colafemmina

Oggi appare su alcuni giornali italiani la notizia che il primo caso di febbre suina sarebbe quello di una signora di Oxaca, in Messico. Niente di più falso.

I primi due casi sono quelli di due bambini di 9 e 10 anni delle contee di Imperial e San Diego, in California, ammalatisi il 28 e 30 Marzo. I quotidiani messicani non sapevano neanche cosa fosse la "gripe porcina" prima del 21 Aprile, quando danno la notizia di due casi di contagio negli Stati Uniti. Oltretutto è di oggi la news diramata dal Los Angeles Times, secondo il quale la febbre sarebbe nata in Messico dove un bimbo è stato infettato il 2 Aprile. Ma se i primi casi sono del 28 e 30 marzo negli Stati Uniti?

I mezzi di informazione, quindi, informano o disinformano?

Andiamo avanti. Il New York Times riportava il 24 Aprile i due casi dei bambini californiani e specificava:
"An unusual strain of swine flu is circulating among people in the Southwest but is not known to have caused any deaths, the Centers for Disease Control and Prevention said Thursday."
Dunque, il martedì 21 Aprile il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie statunitense aveva allertato l'Organizzazione Mondiale della Sanità e le nazioni confinanti (Messico e Canada) della scoperta di due casi di febbre suina. I bambini erano stati colpiti da questo virus a fine marzo. E comunque si riteneva (solo una settimana fa) che la febbre fosse non mortale. Aggiunge il quotidiano:
"The A (H1N1) flu strain they had was quite unusual, said Dr. Nancy Cox, the chief of the agency’s flu division. It contained gene segments from North American swine, bird and human flu strains as well as one from Eurasian swine."
Dunque il ceppo della aviaria suina è inusuale: composto da segmenti genetici di maiale nordamericano, maiale euroasiatico, ceppi influenzali aviari e umani. Un bel guazzabuglio virale!
Il quotidiano Messicano El Universo nel dare notizia dei due casi di contagio non parlava affatto di casi ipotetici in Messico. Ciò non accadeva neppure il 23 Aprile. Invece il 24 scoppia il caso Messico. Pare che ci siano già state una settantina di morti da virus suino, di cui 20 certe. E come mai la cosa si è scoperta solo il 24, ovvero dopo che l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva avuto contezza dei casi statunitensi?
Ma lasciamo stare questi interrogativi. Veniamo alla nostra Italia:

MILANO - L'Italia dispone di antivirali a sufficienza per prevenire, associati con altri tipi di prevenzione, la propagazione del virus dell'influenza suina. A dirlo, interpellata dall'agenzia Agr, Stefania Salmaso, responsabile del dipartimento di Epidemiologia dell'Istituto superiore di sanita'. "Gli antivirali servono per circoscrivere l'infezione intorno ai casi confermati - spiega Stefania Salmaso - in Italia ci sono antivirali a sufficienza per dimezzare il numero di casi che possiamo prevedere, in base ai modelli che abbiamo fatto. Si tratta di 10-15 milioni di persone al massimo". "Gli antivirali - continua - non sono la soluzione unica: in contemporanea devono essere usate anche altre misure di prevenzione, come le norme igieniche individuali. Di fatto la prevenzione serve a rallentare l'ingresso della pandemia in un Paese, nell'attesa che nel frattempo venga messo a punto un vaccino". (Agr)

Dunque da noi l'Istituto Superiore di Sanità prevede dai 10 ai 15 milioni di contagiati (quasi fossero noccioline!). Inoltre circola sulla rete un video del 30 Marzo scorso in cui si può ascoltare la telefonata di una donna ad una trasmissione radiofonica statunitense, in cui si annuncia la notizia di un piano per lo smistamento di virus aviario letale organizzato dal Department of Homeland Security.
Sarà complottismo di bassa lega, saranno illazioni, eppure tutto questo sa di operazione già preparata. L'allarmismo mondiale è in crescita. Si sfruttano i timori della gente, quando in realtà i casi di contagio sono molto limitati. Le frontiere non sono state ancora bloccate fra i paesi a rischio e quelli non ancora contaminati. Si preparano intanto gli antivirali e le quotazioni delle società farmaceutiche salgono sempre più. E si scopre che la Sanofi Aventis ha acquisito una importante società farmaceutica messicana nei giorni scorsi, mentre la Baxter ha già chiesto al Messico di avere il virus, per studiare un vaccino (magari infetto come quello inviato in Repubblica Ceca, Slovenia, etc. a febbraio).

Chissà come sarà contento Pannella, il profeta del dimezzamento della popolazione mondiale, ed i suoi amici (guardate l'inquietante sito dell'Associazione Rientro Dolce) che sperano in una riduzione rapida della popolazione umana per ovviare ai problemi del sovrappopolamento e della crisi economica. Che il Signore ci protegga!

lunedì 27 aprile 2009

LA GRIPE PORCINA Y JOSEPH THORNBORN: NOVELA Y REALIDAD?

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de Francesco Colafemmina

"En el mundo han muerto más de dos millones de personas - segùn los cálculos presentados- y solo en los Estados Unidos los muertos han alcanzado un tercio de la población. En algún lugar del Gobierno Federal la decisión ya ha sido tomada y existen medicamentos almacenados en un lugar secreto y listos para ser cargados en los aviones en 12 horas para llegar a las zonas más afectadas, para detener una pandemia que amenaza a toda la humanidad. Agentes locales tienen 36 horas para curar a la totalidad de la población - en lel Condado de Guadalupe es de 115.000 personas. Una masiva llamada de los voluntarios, que en este contado contar con 1000 profesionales médicos y personal de apoyo, està necesaria para preparar y poner en funcionamiento los 5 puntos de distribucion donde se distribuyen estos medicamentos que salvan vidas. Suena como el argumento de un thriller de ciencia ficción - pero es lo que podría ocurrir si la gripe española de 1918 que diezmó el mundo, ocurriese hoy. "
Estas son las inquietantes palabras de un artículo con fecha 19 de marzo de 2009, en la Gaceta Seguin Empresa. El diario de Texas, en la provincia de Guadalupe - en la frontera con Mexico - indica que el escenario de un ejercicio de "protección civil", organizado por el "Bertolaso tejano" que tenìa que simular ese tragico escenario, hoy es realidad ! ¿Cómo podian organizar el 19 de marzo un ejercicio para una hipotética pandemia, cuando la noticia del descubrimiento de la peste porcina ocurriò el 13 de abril? Además, suponiendo que la fecha de finalización de los preparativos para el ejercicio era del 2 de mayo? Nos preguntamos si se trata de una coincidencia o, más probablemente , que haya sido un ejercicio de alguien que ya sabía algo sobre lo que sucedería.
Si leemos que en febrero de Baxter Inc., un gigante farmacéutico mundial, envió "por error" de las vacunas contaminadas con el virus H5N1 (de la aviaria en seres humanos), y luego empezamos a preguntarnos si todo los que estamos comenzando a vivir sea aleatorio o más bien pre-planeado por las compañías que buscan reducir la población del mundo, quizás teniendo la oportunidad de reducir la libertad y los derechos de los ciudadanos.
Que tiene que ver esta enigmática y dramática pregunta con la fe y con nuestro blog? Bueno, esto tiene que ver, porque un escritor católico de gran éxito, ya ha abordado esta cuestión en una novela cuya frontera con la realidad siempre ha sido muy débil. Hablo de "Cuarto Secreto" de Joseph Thonrborn, publicado en 2007 por Piemme. La novela narra la historia de una multinacional farmacéutica que, a través del aislamiento del virus de la fiebre española, tomado de los pulmones de un cadáver congelado en el permafrost ártico, y fallecido en 1918, amenaza con desatar una gran pandemia. La multinacional ya ha encontrado la vacuna, antes de la propagación del virus "pajarera". Mientras que la humanidad sufre y muere, llega el Anticristo para distribuir vacunas, para devolver la salud a todo el mundo y establecer un gobierno mundial gobernado por él, sino que tendrá una corta vida. En la novela este plan diabólico no se aplica porque las fuerzas de Cristo son cada vez más fuertes y vincen los malos. Pero usted sabe que esta es una simple novela.
La realidad es que el virus de la gripe española fue en realidad aislado de un cadáver congelado en el permafrost. Ya sucedió en 2005 y el científico que ha realizado este descubrimiento fue financiado por el Pentágono. Varias compañías están trabajando para distribuir antivirales, incluyendo el famoso Tamiflu (en el centro de especulaciónes increibles, ya evidentes en la subida de hoy los títulos de Roche y co.).
En estas horas estamos inmersos en un escenario apocalíptico, afortunadamente suave, moderado por el potencial de un virus que al parecer no es tan agresivo como lo que pensábamos (a pesar de los muertos mexicanos). Aunque se le llama peste porcina, el virus H1N1 es la forma humana de la gripe aviar, que se transmite de las aves a los cerdos y de los cerdos a los hombres. Ahora tratamos de difundir la noticia de esta premeditación. Despuès de ver estos eventos y, sobre todo, en lugar de tener miedo, investigamos y difundimos la verdad! ¿Por qué el miedo es el arma que nunca podrà herir o parar los fieles de Cristo.

UNA PANDEMIA ANNUNCIATA



di Francesco Colafemmina

"Nel mondo sono morte più di due miliardi di persone - a seconda dei calcoli che vengono riportati - e negli Stati Uniti soltanto i morti hanno raggiunto il totale di un terzo della popolazione. Da qualche parte nel governo federale la decisione è già stata presa e scorte segrete di medicinali sono immagazzinate in località segrete e pronte ad essere caricate su aerei che in 12 ore possano raggiungere le aree più colpite per bloccare una pandemia che minaccia l'umanità. Agenti locali hanno 36 ore per trattare l'intera popolazione - nella sola contea di Guadalupe si tratta di 115.000 persone. Un massiccio richiamo di volontari che in questa contea dovrebbero contare 1000 medici professionisti e personale di supporto è richiesta per preparare e rendere operativi 5 Punti di Distribuzione nei quali vengano distribuiti medicinali salvavita. Suona come la trama di un thriller fantascientifico - ma è ciò che potrebbe accadere se l'influenza spagnola del 1918 che decimò il mondo, si verificasse oggi. "

Queste le parole inquietanti di un articolo del 19 Marzo 2009 del Seguin Gazette Enterprise. Il quotidiano della provincia texana di Guadalupe - ai confini col Messico - illustrava lo scenario di una esercitazione della "protezione civile" organizzata dal Bertolaso texano che doveva simulare il tragico scenario che oggi è realtà! Come facevano il 19 Marzo ad organizzare una esercitazione per una ipotetica pandemia, quando la notizia della scoperta della febbre suina è del 13 Aprile? Oltretutto ipotizzando quale data di completamento dei preparativi per l'esercitazione quella del 2 Maggio???

Viene da chiedersi se questa sia una coincidenza o se molto più probabilmente non si sia trattato di una esercitazione di chi sapeva già qualcosa su ciò che sarebbe accaduto.

Se poi leggiamo che a Febbraio la Baxter Inc., colosso farmaceutico mondiale, ha inviato "per sbaglio" dei vaccini contaminati col virus H5N1 (il virus umano dell'aviaria), allora iniziamo a domandarci se tutto ciò che stiamo cominciando a vivere sia casuale o piuttosto preventivamente pianificato da società che ambiscono alla riduzione programmatica della popolazione mondiale, magari cogliendo l'occasione per ridurre la libertà e i diritti dei cittadini.

Cosa c'entra questo argomento sibillino e drammatico con la fede ed il nostro blog?

Beh, c'entra perchè uno scrittore cattolico di grande successo ha affrontato già questo tema in un suo romanzo il cui confine con la realtà è sempre stato molto labile. Parlo de "il Quarto Segreto" di Joseph Thonrborn, edito da Piemme nel 2007.

Il romanzo racconta la storia di una multinazionale farmaceutica che attraverso l'isolamento del virus della spagnola, prelevato dai polmoni di un cadavere congelato nel permafrost artico e morto nel 1918, minaccia di scatenare una immensa pandemia. La multinazionale avrà già trovato il vaccino, prima di diffondere il virus "aviario". Così mentre l'umanità soffrirà e morirà, potrà giungere l'Anticristo a distribuire vaccini, a ridonare la salute al mondo intero e a stabilire un governo mondiale da lui retto che però avrà vita breve. Nel romanzo questo progetto diabolico non si attua perchè le forze di Cristo sono sempre più sveglie e vittoriose di quelle del male. Ma si sà quello è un semplice romanzo.

La realtà è che il virus della Spagnola è stato realmente isolato da un cadavere congelato nel permafrost. E' accaduto nel 2005 e lo scenziato che ha operato questa scoperta è stato finanziato dal Pentagono. Numerose multinazionali sono all'opera per diffondere antivirali, tra cui il famoso Tamiflu (al centro di speculazioni incredibili già evidenti dalla salita odierna dei titoli di Roche and co.). In queste ore ci troviamo immersi in uno scenario apocalittico, fortunatamente mitigato dal blando potenziale del virus che a quanto pare non è così aggressivo come si pensava (nonostante i morti messicani). Sebbene la si chiami febbre suina, il virus è sempre l'H1N1, ovvero la forma umana dell'influenza aviaria, trasmessa dai volatili a suini e dai suini agli uomini. Per ora cerchiamo di diffondere la notizia della premeditazione.

Quindi vigiliamo su questi eventi e soprattutto invece di farci prendere dalla paura, indaghiamo e diffondiamo la verità! Perchè la paura è l'arma che mai potrà ferire o fermare il fedele di Cristo.

domenica 26 aprile 2009

IL NUOVO MOSTRO DI FUKSAS


Pubblichiamo una serie di interessantissimi articoli di Camillo Langone relativi al "nuovo mostro" architettonico ecclesiale di Foligno. Il cubo di Fuksas!
Per vedere immagini inquietanti di questo sepolcro grigio e trionfante cliccate qui

Tratto da "Il Giornale"

Domenica 26 Aprile 2009

Fuksas, il sonno dell’architetto genera mostri

di Redazione

Sarà inaugurata oggi (con la benedizione della Cei) una nuova chiesa nel cuore dell’Umbria: un repellente cubo di cemento totalmente fuori contesto. L’autore? L’archistar che accusa il piano casa del governo di rovinare l’Italia DOPPIO FLOP Nega tutti i principi dell’edilizia religiosa e in più è un respingente per i turisti

Finalmente ho capito perché Massimiliano Fuksas ha bocciato il piano casa di Berlusconi: il cemento vuole usarlo tutto lui. L’ho scoperto guardando la sua cosiddetta chiesa che verrà ufficialmente inaugurata oggi a Foligno: un cubo alto quasi ventisei metri, interamente composto da calcestruzzo armato a vista. In confronto una centrale nucleare è molto più leggiadra. L’impatto della colata di cemento firmata Fuksas è ancora più sconvolgente vista l’ubicazione: il cuore dell’Umbria verde, che adesso però dovrà chiamarsi Umbria grigia. L’ecomostro di Foligno, non riesco a definirlo in altro modo perché chiamarlo chiesa è una bestemmia e c’è il rischio di incappare nell’ira di Dio, è una enorme pubblicità negativa, un colossale respingente per turisti. Basta osservarlo per pochi secondi, anche solo in foto, anche solo su internet, e se hai prenotato una vacanza in regione immediatamente telefoni per disdirla. Meglio una camera con vista sul Petrolchimico di Marghera: è più romantica.Foligno in passato ha subito prove anche più dure: i bombardamenti a tappeto della Seconda guerra mondiale, il terremoto del ’97... Ma nessuna di queste disgrazie era stata auspicata e benedetta dal vescovo in carica, mentre invece oggi pomeriggio sarà proprio monsignor Sigismondi a incensarla. Con gran corteggio di personale ecclesiastico. Io prego che nelle ultime ore un angelo si avvicini all’orecchio del presule e gli suggerisca l’inopportunità della cosa: in quel cubo non si debbono celebrare messe, casomai esorcismi. Dubito che gli amici lettori abbiano voglia di leggere mie lunghe disquisizioni su architettura sacra e teologia: io con l’ecomostro di Foligno ho perso la pazienza, non vorrei la perdeste anche voi.Per sintetizzare al massimo posso dirvi che il cubo di Fuksas è in esplicita polemica con il Vangelo, il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’Ordinamento del Messale Romano, il magistero di Papa Benedetto XVI. Scusate se è poco. Il suo minimalismo «fa scappare l’anima», come dice il filosofo James Hillman. La carenza di immagini si configura come un boicottaggio all’Incarnazione, il concetto cruciale di Dio che si fa uomo, di Dio presente. Qui invece Dio è assente, lontanissimo, invisibile, e infatti se stessi parlando di una moschea, e se al posto del vescovo venisse inaugurata da un imam, l’intera faccenda avrebbe più senso (l’islam non tollera che Dio venga raffigurato, al contrario del cristianesimo che lo esige). Il cubo di Foligno sembra la versione ingrossata e grigiastra della Kaaba, luogo sacro islamico, meta dei pellegrinaggi alla Mecca. Sembra e magari lo è.Sapete come fanno le archistar? Quando le idee scarseggiano e l’ispirazione langue il progetto bocciato da un committente viene riciclato altrove. Basta cambiargli nome e qualche gonzo lo si trova sempre. Meglio se è un gonzo cieco, o almeno ipovedente, impossibilitato a notare alcuni difettucci. Ad esempio: il Crocifisso che fine ha fatto? Un cubo è un cubo e un cubo, senza un Crocifisso, non una chiesa. E nel cubo di Foligno il Crocifisso non si vede, per l’appunto. Con le offerte dei cattolici (ridatemi indietro l’otto per mille! e le monete che ogni domenica metto nel cestino!), con la distratta approvazione della Cei (in tutt’altre faccende affaccendata), Fuksas è riuscito a erigere un tempio a se stesso e al nulla. Non per niente l’architetto romano viene confidenzialmente chiamato Fuffas.Chi ha letto il suo (e non solo suo) appello contro il piano casa berlusconiano ne ha notato l’assoluta inconsistenza. Tuonava contro «l’anarchia progettuale che non rispetta il contesto», proprio lui che il contesto lo prende a colpi di betoniere. Carlo Ripa di Meana, battagliero difensore del paesaggio italiano, ha parole durissime contro il terzetto di illustri firmatari: «Gregotti deve vergognarsi per lo Zen di Palermo, Gae Aulenti per piazzale Cadorna a Milano, Fuksas per le Nuvole dell’Eur, che si trasformeranno in un deposito di guano perché non si capisce come sia possibile lavarle. Sono tre vecchi imbrattatori dell’Italia, farebbero meglio a riporre l’arroganza e starsene un po’ calmi». Dove passa Fuksas non cresce più l’erba e purtroppo non sono più i tempi di Leone Magno che fermò Attila sulle rive del Mincio mostrandogli la Croce. Il nostro amato Papa Benedetto è un grande teologo e un grande liturgo ma per troppa mitezza non ha ancora tirato le orecchie a certi burocratini della Cei, che per farsi belli ai convegni affossano la devozione. Volete i nomi? Eccone uno, don Giuseppe Russo, responsabile nazionale dell’edilizia di culto, grande sponsor (coi soldi nostri) del cemento di Fuksas e degli altri architetti nichilisti che disseminano le periferie italiane di cattedrali dell’apostasia, luoghi somiglianti a banche, a Ikee, a multisale, a palasport, ad aeroporti, a bowling, a qualsiasi cosa tranne che a una chiesa. Mai un campanile, ad esempio. Impossibile che l’aggiornatissimo don Giuseppe non abbia letto l’importante rivista di architettura in cui il cubo di Foligno ancora in gestazione veniva definito, per elogiarlo, «criptico, chiuso, astratto». Quindi non lo si può perdonare, sapeva benissimo quello che stava commissionando. «Criptico, chiuso, astratto» non sono aggettivi compatibili con un edificio del culto cattolico, per sua natura aperto, cordiale, rivolto a tutti. Sono invece perfetti per descrivere una loggia massonica, un carcere di massima sicurezza, un impianto per la cremazione dei cadaveri.

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Da "Il Foglio"

24 aprile 2009
Spirito che fuggi da Fuksas, sussurra all’orecchio di monsignor Betori che è inutile sprecar incenso per la cosiddetta chiesa inaugurata oggi a Foligno dal noto progettista insieme al suo complice don Giuseppe Russo, acerrimo nemico dell’Incarnazione. Un cubo è un cubo, senza un Crocifisso. E nel cubo di Foligno, per l’appunto, il Crocifisso non si vede. Con le offerte dei cristiani e la distratta approvazione della Cei, Fuksas è riuscito a erigere un tempio a se stesso e al nulla, sinonimi. “Maledetto l’idolo opera di mani e chi lo ha fatto” (Sapienza 14, 8). Non dico altro, Spirito, non sono Dante, non posso mandarli all’inferno. Tu però sì.
di Camillo Langone

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Da "Il Foglio"

3 giugno 2008
Che sia consegnato a Massimiliano Fuksas il premio Enrico IV. Il noto architetto, intervistato dal sito www.papa news.it, ha dichiarato: “Grazie a Benedetto XVI mi sono convertito al cristianesimo”. Questa sì che è una notizia. “Dedicherò proprio a lui la mia nuova chiesa di Foligno”. Fantastico. “Ho scelto un’architettura verticale anziché orizzontale, anche per aiutare il corretto svolgimento della liturgia. Le chiese circolari concentrano quasi tutta la visibilità sull’assemblea, mentre quelle verticali ti portano a concentrarti sull’altare. Personalmente ritengo che il rito per eccellenza sia quello tridentino, con il sacerdote di spalle ai fedeli”. Caspita, quest’uomo sembra avere imparato a memoria “Introduzione allo spirito della liturgia” di Joseph Ratzinger. Dopo aver letto tali entusiasmanti dichiarazioni sono corso a vedere il progetto della chiesa folignate. Ebbene, è un cubo. Avete capito bene: un cubo. Sulle riviste di architettura il cubo di Foligno è stato definito “un monolite criptico chiuso all’intorno, quasi inaccessibile, astratto”. Criptico, inaccessibile, astratto: i tre aggettivi escludono che il cubo sia cattolico. La stessa identica definizione potrebbe essere usata per descrivere la Kaaba, luogo sacro islamico, meta dei pellegrinaggi alla Mecca. In pratica Fuksas dedicherà al Santo Padre la filiale italiana del Tempio della Pietra Nera. Bravo Massimiliano, un cantiere val bene un’intervista.
di Camillo Langone

ANCORA SUL CUBO MAGICO DI FUKSAS


Tratto da "Libero" del 25 Aprile 2009

di Francesco Borgonovo

Secondo il critico d’arte Vittorio Sgarbi è «una grottesca scatola scambiata per chiesa». Camillo Langone (autore di una Guida alle messe italiane, appena pubblicata da Mondadori), sul Foglio, fa notare che c’è un “dettaglio” piuttosto importante per un edificio sacro: «Non si vede il Crocifisso». In rete, i cittadini la definiscono «incredibile», «orrenda» e «mostruosa». Qualcuno, forse esagerando, butta lì: «È l’edificio più brutto del mondo».
È la nuova chiesa di Foligno presentata ieri dall’architetto Massimiliano Fuksas, che domani alle 17 verrà consacrata a San Paolo dal vescovo folignate Gualtiero Sigismondi.
L’edificio è alto circa 25 metri e costituito da due parallelepipedi inseriti l’uno nell’altro, di cui uno sospeso. «Non ho voluto realizzare un luogo di spettacolo ma un edificio riconoscibile, che accogliesse le persone», ha dichiarato Fuksas. E le critiche? «L’importante è entrare nella chiesa», ha replicato l’architetto. Il costo complessivo dell’intervento è di circa 3 milioni di euro (vanno aggiunti circa 600 mila euro per le opere d’arte, per esempio la stele a forma di croce collocata all’esterno e disegnata da Enzo Cucchi, alta oltre 13 metri).
All’inizio di marzo, Fuksas, assieme ai colleghi Gae Aulenti e Vittorio Gregotti, aveva firmato un appello comparso sulla prima pagina di Repubblica, intitolato “Fermiamo il cemento selvaggio”. L’obiettivo era quello di bloccare il piano casa proposto dal governo di centrodestra. «La proposta di liberalizzazione dell’edilizia, annunciata dal presidente Berlusconi», spiegavano i progettisti, «rischierebbe di compromettere in maniera definitiva il territorio. Ecco perché c’è bisogno di un sussulto civile delle coscienze di questo Paese».
Che c’entra? Beh, il testo diceva fra l’altro che «il territorio, la città e l’architettura non dipendono da un’anarchia progettuale che non rispetta il contesto, al contrario dipendono dalla civiltà e dalle leggi della comunità».
La comunità di Foligno non sembra entusiasta del cubo di cemento (perché non sarà selvaggio, ma è proprio cemento) realizzato da Fuksas. Qualche tempo fa un gruppo di cittadini ha anche presentato una petizione per fermare l’opera, come spiega Carlo Ceraso, direttore del quotidiano online di Foligno Tuttoggi.info. «Questa chiesa ha fatto molto discutere», dice, «perché all’interno è minimale e in parte gradevole, con giochi di luce naturale, ma l’esterno lascia davvero perplessi: ci si trova di fronte a un cubo e a un parallelepipedo che sembrano due scatole e mal si addicono alla campagna umbra. Anche se Francesco De Gregori, che abita qui, l’ha apprezzata molto».
Il cantautore infatti ha partecipato alla presentazione e ha dichiarato: «Ero da tempo incuriosito dall’opera. Quando sono entrato ho provato un’emozione fortissima».
Un’emozione evidentemente molto diversa da quella provata da numerosi folignati. Sempre su Tuttoggi.info si possono leggere un po’ di opinioni degli abitanti della zona vicina all’edificio: «a me non piace, sembra un casermone»; «ovunque ti giri si vede il cubo di cemento»; «è talmente fuori contesto...» e via di questo passo.
La nuova opera di Fuksas, che dovrebbe essere il nuovo simbolo della rinascita della città dopo il sisma del 1997, non convince nemmeno Ciro Lomonte, progettista e teorico noto a livello internazionale il quale dal 1988 si occupa di architettura per il culto e di arte sacra. «Alcuni, entusiasti, hanno detto che la chiesa rende artistici i capannoni dei terremotati. A me sembra che renda ancora più angoscioso il paesaggio. Del resto è coerente col modo di lavorare di Fuksas, che è molto abile nelle trovate, cosa tipica dell'arte di oggi». Secondo Lomonte, l'architetto ha voluto realizzare esaltare l'effetto verticale dell'edificio rispetto a quello orizzontale. «Fuksas ha detto di essere attratto dal Motu Proprio di Benedetto XVI», spiega Lomonte, «ma io non so che cosa abbia letto o se abbia utilizzato lenti deformanti. Non lo convince la tipologia assembleare, le chiese circolari in cui il popolo sta attorno all'altare, quindi ha detto di voler recuperare le navate. Poi, nel concreto, viene fuori un cubo che ricorda la Kaaba. Le tre navate che sostiene di avere realizzato sono ricavate con setti murari che scendono dall'alto e servono a convogliare la luce sui lati. Sono effetti scenografici buoni per una sala conferenze, per uno spazio espositivo, non per una chiesa. Coerentemente, Fuksas ha utilizzato cemento a faccia vista, superfici nude, nessuna immagine. Cose che vanno bene per uno spazio in cui fare meditazione trascendentale, non certo per una chiesa cattolica. Ambienti come quello non sono adatti al culto cristiano».
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venerdì 24 aprile 2009

LA POTENZA DELLA MORTE SACRIFICALE DI CRISTO


Per dimenticare il disgusto provocato dalle ambigue e oltraggiose parole del monsignore teutonico di cui abbiamo ampiamente parlato vogliamo riportare il testo della catechesi tenuta da Giovanni Paolo II l'11 Gennaio del 1989 sull'argomento negato dal monsignore di cui sopra, ovvero la natura salvifica della morte sacrificale di Cristo. Il testo è splendido e cristallino. Andrebbe tradotto in tedesco e inviato assieme ad una copia del Catechismo della Chiesa Cattolica all'Arcidiocesi di Friburgo:

Presse- und Informationsstelle der Erzdiözese Freiburg
Schoferstr. 2
79098 Freiburg
Telefon: 0761 / 2188-243
Telefax: 0761 / 2188-427



Udienza Generale del Santo Padre Giovanni Paolo II

11 Gennaio 1989

"Discese agli Inferi": La potenza della morte sacrificale di Cristo

1. Nelle catechesi più recenti abbiamo spiegato, con l’aiuto di testi biblici, l’articolo del Simbolo degli apostoli che dice di Gesù: “Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso . . . e fu sepolto”. Non si trattava solo di narrare la storia della passione, ma di penetrare la verità di fede che vi è racchiusa e che il Simbolo ci fa professare: la Redenzione umana operata da Cristo col suo sacrificio. Ci siamo particolarmente soffermati nella considerazione della sua morte e delle parole da lui pronunciate durante l’agonia sulla Croce, secondo la relazione che ce ne hanno tramandato gli evangelisti. Tali parole ci aiutano a scoprire e a capire maggiormente in profondità lo spirito con cui Gesù si è immolato per noi.
Quell’articolo di fede si conclude, come abbiamo appena ripetuto, con le parole: “. . . e fu sepolto”. Sembrerebbe una pura annotazione di cronaca: è invece un dato il cui significato rientra nell’orizzonte più ampio di tutta la cristologia. Gesù Cristo è il Verbo che si è fatto carne per assumere la condizione umana e farsi simile a noi in tutto, eccetto che nel peccato (cf. Eb 4, 15). È diventato veramente “uno di noi” (cf. Gaudium et Spes, 22), per potere operare la nostra redenzione, grazie alla profonda solidarietà instaurata con ogni membro della famiglia umana. In quella condizione di uomo vero, ha subìto interamente la sorte dell’uomo, fino alla morte, alla quale consegue abitualmente la sepoltura, almeno nel mondo culturale e religioso nel quale egli si è inserito ed è vissuto. La sepoltura di Cristo è dunque oggetto della nostra fede in quanto ci ripropone il suo mistero di Figlio di Dio che si è fatto uomo e s’è spinto fino all’estremo della vicenda umana.
2. A queste parole conclusive dell’articolo sulla Passione e morte di Cristo, si ricollega in certo modo l’articolo successivo che dice: “Discese agli inferi”. In tale articolo si riflettono alcuni testi del nuovo testamento che vedremo subito. È bene però premettere che, se nel periodo delle controversie con gli ariani la formula suddetta si trovava nei testi di quegli eretici, essa però era stata introdotta anche nel cosiddetto “Simbolo di Aquileia”, che era una delle professioni della fede cattolica allora vigenti, redatta alla fine del IV secolo (cf. Denz-Schönm 16). Essa entrò definitivamente nell’insegnamento dei Concili col Lateranense IV (1215) e col II Concilio di Lione nella professione di fede di Michele Paleologo (1274).
Va inoltre chiarito in partenza che l’espressione “inferi” non significa l’inferno, lo stato di dannazione, ma il soggiorno dei morti, ciò che in ebraico era detto “sheol” e in greco “hades” (cf. At 2, 31).
3. I testi del nuovo testamento, dai quali è derivata quella formula, sono numerosi. Il primo si trova nel discorso di Pentecoste dell’apostolo Pietro, il quale, richiamandosi al Salmo 16 per confermare l’annunzio della Risurrezione di Cristo, ivi contenuto, afferma che il profeta Davide “previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi né la sua carne vide corruzione” (At 2, 31). Un significato simile ha la domanda che pone l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani: “Chi discenderà nell’abisso? Questo significa far risalire Cristo dai morti” (Rm 10, 7).
Anche nella lettera agli Efesini, vi è un testo che, sempre in relazione a un versetto dal Salmo 69: “Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini” (Sal 69, 19), pone una domanda significativa: “Ma che significa la Parola “ascese” se non che prima era disceso nelle parti inferiori della terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli per riempire tutte le cose” (Ef 4, 8-10). In questo modo l’autore sembra collegare la “discesa” di Cristo nell’abisso (in mezzo ai morti), di cui parla la lettera ai Romani, con la sua ascensione al Padre, che dà inizio al “compimento” escatologico di ogni cosa in Dio.
A questo concetto corrispondono anche le parole messe in bocca a Cristo: “Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1, 17-18).
4. Come si vede dai testi riportati, l’articolo del Simbolo degli apostoli “discese agli inferi”, trova il suo fondamento nelle affermazioni del nuovo testamento sulla discesa di Cristo, dopo la morte sulla Croce, nel “paese della morte”, nel “luogo dei morti”, che nel linguaggio dell’antico testamento era chiamato l’“abisso”. Se nella lettera agli Efesini si dice “nelle parti inferiori della terra”, è perché la terra accoglie il corpo umano dopo la morte, e così accolse anche il corpo di Cristo spirato sul Golgota, come descrivono gli evangelisti (cf. Mt 27, 59 s. et par; Gv 19, 40-42). Cristo è passato attraverso un’autentica esperienza della morte, compreso il momento finale che generalmente fa parte della sua economia globale: è stato deposto nel sepolcro.
È una conferma che la sua fu una morte reale, e non solo apparente. La sua anima, separata dal corpo, era glorificata in Dio, ma il corpo giaceva nel sepolcro allo stato di cadavere.
Durante i tre giorni (non completi) passati tra il momento in cui “spirò” (cf. Mc 15, 37) e la Risurrezione, Gesù ha sperimentato lo “stato di morte”, cioè la separazione dell’anima dal corpo, nello stato e condizione di tutti gli uomini. Questo è il primo significato delle parole “discese agli inferi”, legate a ciò che lo stesso Gesù aveva preannunziato quando, riferendosi alla storia di Giona, aveva detto: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12, 40).
5. Proprio di questo si trattava: il cuore, o il seno della terra. Morendo sulla Croce, Gesù ha rimesso il suo spirito nelle mani del Padre: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23, 46). Se la morte comporta la separazione dell’anima dal corpo, ne consegue che anche per Gesù si è avuto da una parte lo stato di cadavere del corpo, e dall’altra la piena glorificazione celeste della sua anima sin dal momento della morte. La prima lettera di Pietro parla di questa dualità, quando, riferendosi alla morte subita da Cristo per i peccati, dice di lui: “Messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito” (1 Pt 3, 18). Anima e corpo si trovano dunque nella condizione terminale rispondente alla loro natura, anche se sul piano ontologico l’anima tende a ricomporre l’unità col proprio corpo. L’Apostolo però aggiunge: “In spirito (Cristo) andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” (1 Pt 3, 19). Questa sembra essere una rappresentazione metaforica dell’estensione della presenza del Cristo crocifisso anche a coloro che erano morti prima di lui.
6. Pur nella sua oscurità, il testo petrino conferma gli altri quanto alla concezione della “discesa agli inferi” come adempimento, fino alla pienezza, del messaggio evangelico della salvezza. È Cristo che, deposto nel sepolcro quanto al corpo, ma glorificato nella sua anima ammessa alla pienezza della visione beatifica di Dio, comunica il suo stato di beatitudine a tutti i giusti di cui, quanto al corpo, condivide lo stato di morte.
Nella lettera agli Ebrei si trova descritta l’opera di liberazione dei giusti da lui compiuta: “Poiché . . . i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (Eb 2, 14-15). Come morto - e nello stesso tempo come vivo “per sempre” - Cristo ha “potere sopra la morte e sopra gli inferi” (cf. Ap 1, 17-18). In questo si manifesta e realizza la potenza salvifica della morte sacrificale di Cristo, operatrice di Redenzione nei riguardi di tutti gli uomini: anche di coloro che erano morti prima della sua venuta e della sua “discesa agli inferi”, ma che furono raggiunti dalla sua grazia giustificatrice.
7. Nella prima lettera di san Pietro leggiamo ancora: “. . . è stata annunziata la buona Novella anche ai morti, perché pur avendo subìto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivano secondo Dio nello spirito” (1 Pt 4, 6). Anche questo versetto, pur non essendo di facile interpretazione, ribadisce il concetto della “discesa agli inferi” come l’ultima fase della missione del Messia: fase “condensata” in pochi giorni dai testi che tentano di farne una presentazione accessibile a chi è abituato a ragionare e a parlare in metafore temporali e spaziali, ma immensamente vasto nel suo significato reale di estensione dell’opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, anche di coloro che nei giorni della morte e della sepoltura di Cristo giacevano già nel “regno dei morti”. La Parola del Vangelo e della Croce tutti raggiunge, anche quelli appartenenti alle generazioni passate più lontane, perché tutti coloro che si sono salvati sono stati resi partecipi della Redenzione, anche prima che avvenisse l’evento storico del sacrificio di Cristo sul Golgota. La concentrazione della loro evangelizzazione e Redenzione nei giorni della sepoltura vuole sottolineare che nel fatto storico della morte di Cristo s’innesta il mistero super-storico della causalità redentiva dell’umanità di Cristo, “strumento” della divinità onnipossente. Con l’ingresso dell’anima di Cristo nella visione beatifica in seno alla Trinità, trova il suo punto di riferimento e di spiegazione la “liberazione dalla prigione” dei giusti, che prima di Cristo erano discesi nel regno della morte. Per Cristo e in Cristo si apre davanti ad essi la libertà definitiva della vita dello Spirito, come partecipazione alla vita di Dio (cf. S. Thomae, Summa Theologiae III, q. 52, a. 6). Questa è la “verità” che si può trarre dai testi biblici citati e che è espressa nell’articolo del Credo che parla di “discesa agli inferi”.
8. Possiamo dunque dire che la verità espressa dal Simbolo degli apostoli con le parole “discese agli inferi”, mentre contiene una riconferma della realtà della morte di Cristo, nello stesso tempo proclama l’inizio della sua glorificazione. E non solo di lui, ma di tutti coloro che per mezzo del suo sacrificio redentore sono maturati alla partecipazione della sua gloria nella felicità del Regno di Dio.
Copyright Libreria Editrice Vaticana

giovedì 23 aprile 2009

ZOLLITSCH UPDATED!


Ai fini della massima onestà intellettuale e per non... lasciare spazio ad alcun dubbio sull'attendibilità delle affermazioni di Zollitsch, riporto un articolo di Andrea Tornielli pubblicato su "il Giornale" il 17 Febbraio 2008. E' sempre bene ricordare, perchè quando ci si accanisce in campagne mediatiche come quella di Williamson (che aveva certo le sue gravi colpe), bisognerebbe essere evangelici fino in fondo e ricordarsi di quanto si è detto prima ed anche accertarsi che sia propriamente "cattolico".


I vescovi tedeschi aprono a unioni gay e ai preti sposati

di Andrea Tornielli *

Si dice disponibile a discutere il celibato dei preti, apre al riconoscimento delle coppie omosessuali, critica la Cdu di Angela Merkel per il suo essere troppo «neoliberista». Nella prima lunga intervista dopo l’elezione, il nuovo presidente della potente Conferenza episcopale della Germania, il sessantanovenne arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, si presenta nel segno della continuità con il predecessore, il cardinale Karl Lehmann, dimessosi dopo vent’anni di guida dell’episcopato tedesco per problemi di salute.
Rispondendo alle domande di Der Spiegel, Zollitsch ha affermato di essere «contrario al divieto di riflessione» sulla possibilità di abbandonare l’obbligo del celibato dei preti. Un dibattito che anche il Sinodo dei vescovi di due anni fa non ha ritenuto di aprire. Il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca è di diverso avviso: «Constatiamo la diminuzione delle vocazioni, perché la sfida del Vangelo è difficile da trasmettere. È ovvio che il collegamento tra l’essere prete e il celibato non è teologicamente necessario». L’arcivescovo di Friburgo, con questa espressione, intende ribadire che il celibato è una norma ecclesiastica ma non è legato all’essenziale della fede. Benedetto XVI, esprimendosi sull’argomento nell’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis, aveva però fatto notare che il celibato è «una ricchezza inestimabile» e «rappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stesso».
Monsignor Zollitsch, invece, pur prendendo atto che consentire il matrimonio dei preti «sarebbe una rivoluzione che una parte della Chiesa non accetterebbe», è più possibilista. Affermando però che «non si può cambiare nulla senza convocare prima un Concilio, giacché l’abolizione del celibato inciderebbe molto nella vita interna della Chiesa». E per il momento, com’è noto, un Concilio Vaticano III, già più volte auspicato dall’ala più aperturista della Chiesa, non è in agenda.
Per quanto riguarda le unioni gay, il nuovo presidente dei vescovi tedeschi spiega che si tratta di «una realtà sociale» anche se «come cattolico» il suo ideale «sono ovviamente il matrimonio e la famiglia». Ma, aggiunge, «se esistono persone con questa predisposizione, lo Stato può adottare le opportune regolamentazioni, anche se considero sbagliato il concetto di matrimonio omosessuale, poiché lo mette sullo stesso piano del matrimonio tra uomo e donna». Regolamentazione sì, equiparazione al matrimonio, no.
Decisamente meno aperturista, invece, Zollitsch appare riguardo al sacerdozio femminile. In questa materia l’arcivescovo non lascia aperto nemmeno un debole spiraglio: «Gesù Cristo ha chiamato soltanto uomini a fare gli apostoli. La funzione sacerdotale e quella episcopale restano riservate agli uomini, anche se in determinate cerimonie religiose le donne possono predicare. Siamo interessati ad avere donne come assistenti spirituali».
Il presidente dei vescovi tedeschi constata infine come si siano indeboliti i legami tra la Chiesa cattolica tedesca e il partito cristiano-democratico, perché, spiega, «la Cdu si è più fortemente attestata su tesi neoliberiste e rischia di non tenere più nel debito conto l’economia sociale di mercato e i temi sociali. Per questi motivi c’è meno vicinanza tra la Chiesa cattolica e la Cdu». Del resto, conclude il prelato, «la Spd e gli altri partiti tematizzano più che in passato alcuni aspetti che per noi sono importanti. Oggi molti Verdi difendono sulle nostre stesse posizioni la tutela della vita».

Copyright Il Giornale

LA TEOLOGIA FAI DA TE DI MONS. ZOLLITSCH

Pubblichiamo tradotta una notizia riportata dal sito Life Site News.com, leggibile anche nell'affidabile Kreuz.net Tale notizia non fa che confermare l'infelicità delle affermazioni del prelato tedesco che ultimamente si era anche divertito a criticare il Santo Padre relativamente al caso Williamson ed alle sue nefaste conseguenze mediatiche. Una postilla: non bisognerebbe forse ricordare a Mons. Zollitsch che il solidarismo è un concetto cardine di una dottrina filosofica e spiritualista particolarmente ostile al Cattolicesimo?

FRIBURGO 21 Aprile 2009 -(Lifesitenews.com) Secondo il Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, la morte di Gesù Cristo non è stato un atto di redenzione di Dio per liberare la natura umana dalle catene del peccato e aprirgli la via del Cielo. L'Arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch, noto per le sue idee progressiste, ha pubblicamente negato il dogma fondamentale cristiano della natura sacrificale della morte di Cristo, in una sua recente intervista alla TV tedesca. Zollitsch ha pubblicamente affermato che "Cristo non è morto per i peccati della gente come se Dio avesse preparato un'offerta sacrificale, un capro espiatorio."
Piuttosto, Gesù ha offerto soltanto "solidarietà" con i poveri ed i sofferenti. Zollitsch ha inoltre affermato "che questa è la grande prospettiva, questa tremenda solidarietà." L'intervistatore ha chiesto: "Dunque lei non descriverebbe più la cosa quasi come se Dio avesse donato Suo Figlio, perchè gli uomini erano talmente peccatori? Non lo descriverebbe più così?" Monsignor Zollitsch ha risposto: "No." L'Arcivescovo Robert Zollitsch è stato nominato alla sede di Friburgo nel 2003, sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II. Sede in qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, a capo della quale è stato eletto nel 2008 ed è considerato un "progressista" nell'episcopato tedesco. Nel febbraio 2008 ha affermato che il celibato dei sacerdoti dovrebbe essere volontario e che non è "teologicamente necessario". Zollitsch ha inoltre affermato che lui accetta le unioni civili omosessuali da parte dei vari ordinamenti nazionali, ma è contrario ai matrimoni di persone dello stesso sesso.
Ha detto a Meinhard Schmidt-Degenhard, il conduttore del programma, che Dio "ha mandato Suo Figlio in solidarietà con noi fino alla sua ultima agonia mortale per mostrare che 'più voi mi adorate, più io sono con voi e sono sempre con voi in ogni situazione'.
"Egli si è unito a me per solidarietà -in base ad un atto di libera volontà". Cristo, ha proseguito, ha "preso su di sè i motivi per cui sono stato biasimato, incluso il male che ho causato, e anche per ritornare nel mondo di Dio e quindi mostrarmi la via priva del peccato, della colpa e tornare dalla morte alla vita".
Comunque l'art. 613 del Catechismo della Chiesa Cattolica, l'ultima opera pubblicata dalla Chiesa per spiegare i dogmi e le dottrine della religione cattolica, descrive la morte di Cristo come "contemporaneamente il sacrificio pasquale che compie la redenzione definitiva degli uomini per mezzo dell''Agnello che toglie il peccato del mondo' e il sacrificio della Nuova Alleanza che di nuovo mette l'uomo in comunione con Dio riconciliandolo 'con lui mediante il sangue versato per molti in remissione dei peccati'." Il Catechismo continua "questo sacrificio di Cristo è unico: compie e supera tutti i sacrifici. Esso è innanzitutto un dono dello stesso Dio Padre che consegna il Figlio per riconciliare noi con lui. Nel medesimo tempo è offerta del Figlio di Dio fatto uomo che, liberamente e per amore, offre la propria vita al Padre suo nello Spirito Santo per riparare la nostra disobbedienza."
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Per esprimere la propria indignazione e segnalare il caso LifeSiteNews.com opportunamente consiglia di rivolgersi a:
Congregazione per i Vescovi
S.E.R. Cardinale Prefetto Giovanni Battista Re,
Cardinale Prefetto
Palazzo della Congregazioni,
00193 Roma,
Piazza Pio XII, 10
Tel.: 06.69.88.42.17
Fax: 06.69.88.53.03

Congregazione per la Dottrina della Fede
S.E.R. Cardinale Prefetto William Joseph Levada
Piazza del S. Uffizio, 11,
00193 Roma,
Tel.: 06.69.88.33.57; 06.69.88.34.13
Fax: 06.69.88.34.09

martedì 21 aprile 2009

CHIESE COME HANGAR. I MOSTRI SACRI E VUOTI


Pubblichiamo un interessante articolo di Caterina Maniaci, con un'interessante intervista al caro amico Ciro Lomonte.

Tratto da Libero 18.04.09

di Caterina Maniaci

Pompose, troneggianti come cattedrali nel deserto, costosissime e praticamente vuote: sono le chiese costruite oggi, soprattutto in Italia. Quelle sorte nelle periferie, come la celeberrima chiesa di Dio Padre Misericordioso nel quartiere di Tor Tre Teste a Roma. Ma non solo in periferia: basti ricordare la nuova chiesa a San Giovanni Rotondo, dedicata a San Pio, progettata nientedimeno che da Renzo Piano. Eppure, quasi tutti i pellegrini, dopo un frettoloso passaggio, corrono a riempire il vecchio ma rassicurante santuario, a pochi metri di distanza.
Insomma, le nuove chiese non piacciono, assomigliano a piscine, hangar, cantine, auditorium, a tutto tranne che a chiese, si lamentano i fedeli, che perlopiù si sentono respinti dalla loro freddezza, dalla quasi totale mancanza di immagini, quasi fosse tornato una sorta di diktat iconoclastico, o di vezzo veteroprotestante. Ma intanto si continuano a costruire così. Allora che fare? Con quali criterio ripensare le chiese del nuovo millennio? Gli interrogativi ritornano in occasione di Koinè, la rassegna internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto, che si apre oggi a Vicenza e si concluderà lunedì. Un’edizione importante, quella del 2009, perché coincide con i vent’anni di vita di questo appuntamento, ormai un vero punto di riferimento del settore. Nelle giornate di studio, un argomento in agenda è proprio la progettazione di nuove chiese e l’inventario dei beni culturali ecclesiastici.
Diciamolo francamente, c’è di che disperarsi per lo stato dell’arte. «La verità che è esistono tre “fazioni”, se così si possono definire, dentro la Conferenza episcopale italiana», spiega Ciro Lomonte, architetto, specializzato nell’architettura per il culto e nell’arte sacra, autore di saggi e pubblicazioni sul tema, «ossia i “modernisti”, o meglio i progressisti, i più diffusi nella Cei, che scelgono e promuovono a pieni voti i progetti più sensibili alle mode contemporanee, e individuano nella chiesa di Meier, in quella di Piano dedicata a Padre Pio, o quella di Gesù Redentore a Modena progettata da Mauro Galantino, modelli da seguire e divulgare». Modelli costosi e poco agevoli: la chiesa a Tor Tre Teste è costata più di 25 milioni di euro, è calda d’estate e fredda d’inverno, l’impianto di climatizzazione non si può usare perché si porterebbe via quasi tutto il bilancio parrocchiale.
«Poi ci sono i “tradizionalisti”», prosegue l’architetto Lomonte, «che però in Italia non hanno praticamente seguito, mentre sono molto diffusi e apprezzati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove si sono costruite, e si continuano a costruire, chiese a imitazione del gotico, del rinascimentale, dello stile coloniale spagnolo, con effetti che talvolta sfiorano anche il ridicolo». Esiste anche una “terza via”, «una strada tutta da sperimentare, molto complessa, di cui io stesso sono un fautore, e che prevede il recupero della tradizione non come mera copia passiva, ma “rimeditata”, nell’attenzione alla dignità e alla bellezza oggettiva, grazie anche alla valorizzazione della nostra straordinaria passione artigianale». Ma se si potessero fare degli esempi positivi più recenti... «Bisogna tornare indietro di un bel po’, agli inizi del Novecento, ad Antonio Gaudí e alla sua Sagrada Familia, a Barcellona, o alle opere dello sloveno Josef Plečnik, più o meno dello stesso arco temporale». Niente di più vicino a noi? «Niente. E questo fa pensare. Nella Chiesa esiste una “minoranza” che continua a imporre un modello di edificio di culto ispirato ad una sorta di meditazione orientaleggiante, o ai templi massonici, con le statue e le immagini fuori posto, o del tutto assenti». Come assenti sempre più rischiano di essere i fedeli, dentro queste chiese.

domenica 19 aprile 2009

PER UN NUOVO UMANESIMO NELL'ARTE


Riceviamo dal prof. Rodolfo Papa un suo splendido contributo sulle "Ragioni dell'Arte" accompagnato dall'altrettanto fondamentale relazione del Prof. Vendemiati FFB, Decano della Facoltà di Filosofia P.U.U., tenuta il 1 Aprile scorso all’interno Del Seminario Superiore della Accademia Urbana delle Arti di Roma. Buona lettura! Potete scaricare i files cliccando sul link azzurro!

venerdì 17 aprile 2009

CI MANCAVA KOINE': A VICENZA GNOSI ED ARTE SACRA SI FONDONO!


di Francesco Colafemmina
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Un articolo sibillino di Camillo Langone ci introduce allo spettacolo vicentino della fronda conciliovaticanosecondista applicata ad arte ed architettura sacra! Straordinario tempismo! A pochi giorni dal compleanno del Santo Padre, si inaugura a Vicenza l'ennesima edizione della "Rassegna Internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l'edilizia di culto", denominata Koinè. Koinè ricorda il linguaggio comune al mondo alessandrino, una forma di comunicazione "universale" propria di un'epoca in cui il sincretismo la faceva da padrone.

Leggiamo però anzitutto le parole di Langone:
di Camillo Langone
Che succede ad Avvenire? Il direttore Boffo ha perso il controllo delle pagine interne? Il quotidiano dei vescovi ha incredibilmente dedicato uno speciale alla rassegna di arte sincretica, cristo-satanista, che apre domani a Vicenza. Puzza di zolfo, la pubblicità della ditta Cibiemme: una grande foto per vantarsi di produrre panche senza inginocchiatoi. In redazione nessuno ha mai letto “Introduzione allo spirito della liturgia” di un certo Joseph Ratzinger? “L’incapacità a inginocchiarsi appare addirittura come l’essenza stessa del diabolico”. Sempre Avvenire dà voce ad alcuni inquietanti personaggi vestiti di nero che si aggirano ai margini della rassegna vicentina: sembra che siano i finanziatori dei templi gnostici, ostili all’Incarnazione, costruiti da Mario Botta a Torino, da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo, da Richard Meier e Pietro Sartogo a Roma. Che Boffo svolga un’indagine interna, individui i responsabili e neutralizzi immediatamente quei figli di streghe.
Il Foglio 17 Aprile 2009

Il riferimento è ad alcuni articoli inseriti in una rubrica specifica dall'altisonante titolo "Gli speciali di Avvenire: Arte Sacra" pubblicati sull'edizione di martedì 14 Aprile (potete scaricarla qui cercando sull'archivio).
La "rassegna" Koinè, sin dal suo titolo tende ad identificare un nuovo linguaggio artistico sacrale con la novità del Concilio Vaticano II e delle sue istruzioni sull'arte sacra. In particolare la rassegna non è altro che una "fiera" piena di stand e padiglioni in cui si possono acquistare dalle ostie per celiaci alle campane artificiali etc. Dunque un catalogo perfetto dell'abominio in cui si è trasformata l'essenza formale e liturgica della Chiesa moderna o modernista che dir si voglia.
Koinè presenta numerosi espositori provenienti da varie parti d'Europa (e ben paganti... sino a 150€ al mq più altre prebende varie) e iniziative culturali o pseudotali organizzate a margine della rassegna. Già dalle foto pubblicitarie della rassegna ci si rende conto che sembra di essere in un film di fantascienza: ecco a voi la Star Treck Generation Church! Casule fluorescenti o dalle tonalità "mariniane" o "gaimattiolesche", incensieri dal design minimalista, panche uscite dal film "2001 Odissea nello spazio" e rigorosamente senza inginocchiatoi, calici stellari degni di un Luke Skywalker e così via, verso lo spazio ed oltre...!

Ma questo è l'aspetto meno impattante per quanto disgustoso e posticcio. Buona parte della rassegna culturale è dedicata all'architettura sacra. Meglio, si specifica che nell'ambito di un progetto CEI, verranno anche illustrati i risultati di una ricerca per "l’adeguamento delle chiese antiche secondo la riforma liturgica". Una giornata di studio su questo tema angosciante sarà presieduta dal Guru Mons. Giancarlo Santi, architetto e monsignore, spregiudicato amante dell'arte contemporanea e dell'architettura gnostico asettica dei vari Botta, Piano, Maier etc.

Questo seminario è rivolto: "ai parroci, alle sovrintendenze ai monumenti, agli architetti, ai responsabili degli uffici diocesani dei beni culturali, agli studenti di corsi universitari sulla conservazione dei beni culturali e a quanti si trovano a doversi confrontare con queste problematiche."
E quali sarebbero le problematiche? Sentiamo, Mons. Santi! E' un problema forse una chiesa che ha ancora il tabernacolo sull'altare principale? E' un problema una chiesa che ha ancora le balaustre? E' un problema una chiesa che ha ancora le panche con gli inginocchiatoi? Crediamo piuttosto che il più grave problema che la Chiesa stia incontrando in questi ultimi decenni siano i monsignori tuttofare (e molto crispinovalenziani) che si occupano di cambiare volto al culto ed all'identità cattolica, trasformando le chiese e la liturgia in asettici culti paramassonici, in cui la presenza del Signore se c'è è più dovuta alla Sua infinita misericordia che alla devozione dei Suoi ministri.
Forse le mie parole potranno sembrare eccessive o smisurate a molte anime pie. Io, al contrario, credo che siano fin troppo misurate. Perchè, vedete, il vero problema è che come al solito dietro queste manifestazioni e questi gruppi di potere (cui ben accennava Langone nel suo articolo) si celano uomini di Chiesa che spesso mancano di obbedienza al Santo Padre ed alle sue decisioni. Mi riferisco ad esempio al caso del Vescovo di Vicenza. Sappiamo infatti che mons. Nosiglia inizialmente ha negato la possibilità di celebrare secondo il rito antico ad un gruppo copioso di fedeli che ne aveva fatto richiesta. Poi, nel 2008 si è piegato a tale richiesta, specificando che sarebbe stata esaudita attraverso un sacerdote da lui designato e dopo una specifica catechesi (sic!). E sin dall'ottobre 2008 ci si è invece accorti che la messa tridentina celebrata nella chiesa di S.Rocco tale non era. Piuttosto si trattava di una commistione un po' arraffazzonata di rito antico e nuovo ordine. Magari ci si può augurare che in futuro la situazione cambi e che invece di promuovere la "novità" del Vaticano II si cerchi di riprodurre quel dialogo costantemente promosso dal Santo Padre, fra tradizione e "aggiornamento" della prassi liturgica, all'insegna dell'ermeneutica della continuità.
D'altra parte il predecessore di Nosiglia nonchè primo sponsor di Koinè nel 1989 è quel famoso Mons. Nonis, pentito nel 1998 a nome di tutta la Chiesa per il brutale assassinio di Giordano Bruno, massonico martire della libertà di pensiero. Sì, perchè dietro le strade occulte conducono alla Koinè ci sono riferimenti specifici e segnali lasciati per strada che coglie chi è in grado di coglierli.
E poi l'amore per il razionalismo ed il corrispondente odio per tutto ciò che sembra poter essere ricompreso nel "tradizionalismo" sembrano essere lo stigma dei novatori ecclesiastici in tema di Arte e Architettura sacra, come in questo caso è ben evidente.

Un'ulteriore chicca riguarda invece l'altro progetto che viene annunciato nelle pagine di Avvenire da don Giuseppe Russo, responsabile del Servizio Nazionale per l'edilizia di culto della CEI. Si tratta di 3 progetti di nuove chiese da realizzarsi al nord centro e sud italia con fondi della CEI. Dunque avete capito bene, non solo si vogliono rimodernare le chiese "antiche" (vedi preconciliari), ma si crea ancora il nuovo con numerosi soldi che non si sà da dove provengano e soprattutto perchè debbano essere spesi in maniera così disinvolta. Abbiamo forse bisogno di nuovi tempi gnostici alla Piano o alla Botta? No, risparmiateceli, siate caritatevolmente cristiani!

Ma purtroppo siamo sicuri di non poter essere ascoltati perchè, come notava il buon Langone, che di chiese se ne intende, dietro questo fervore costruttivo e dietro i grandi nomi di architetti si cela un evidente rifiuto della teologia cattolica applicata all'arte sacra o meglio vissuta attraverso l'arte e l'architettura. Questa profonda discrasia, rimarcata dalla volontà di nascondere, occultare e distruggere la coerenza strutturale e liturgica persino delle chiese preconciliari si spiega con l'esclusivo scopo di trasformare la Chiesa cattolica in una sorta di setta gnostica "ostile all'Incarnazione". Le testimonianze di tale progresso "diabolico" sono sotto gli occhi di tutti. Partono dai santuari più importanti della cattolicità: Guadalupe, Fatima, San Giovanni Rotondo, Siracusa, etc. Poi si passa alle periferie delle grandi città, dove è più facile intervenire sotto il profilo edilizio e dove le "masse" sono più facilmente adattabili alla "novità". Il prossimo passo è la distruzione di ciò che resta di antico. Che facciamo quindi, ci prepariamo al nuovo culto olistico gnostico di una Chiesa che sembra dimenticare quotidianamente Cristo?


Nel video immagini dell' "inaugurazione" (consacrazione è una parola troppo forte) del nuovo santuario di Fatima realizzato dall'Architetto greco Tombazis (nomen omen). Non vi sembra che stiamo piano piano tornando a Stonehenge?

giovedì 16 aprile 2009

SCATTA L'OPERAZIONE CLEAN TUBE!

Cari amici,

oggi è il compleanno del Papa. Cercando un video del Santo Padre non ho potuto trovare su You Tube se non filmati squallidi e riprovevoli, spesso opera di bulletti adolescenti o di emeriti ignoranti dediti all'ufologia. Le nuove generazioni usano You Tube con insistenza quale mezzo per apparire, per comunicare o (drammaticamente e semplicemente) per esistere.


Ma è terribile ed assurdo che i video offensivi e pieni di odio non solo nei riguardi del Santo Padre, ma dell'intera Chiesa Cattolica debbano permanere su questo mezzo universale di libera (ma non criminale) comunicazione. Si dirà: "ma sono soltanto delle corbellerie! Si tratta di goliardate! Meglio ignorarle!". Io credo che ignorare qualcosa significhi anche sottovalutarne il potere evocativo e suggestionante. Perciò vi invito ad aderire ad una campagna che spero riuscirà a sensibilizzare gli internauti cattolici. Vi presento pertanto l'Operazione Cleantube!



Aggiungete questa iconcina da me realizzata al vostro sito con il rimando al link del centro assistenza di You Tube oppure al video o al gruppo di video che ritenete offensivi. In questo modo potremo essere in molti a segnalare i siti sconvenienti e orripilanti.
Segnalare vuol dire cliccare la bandierina rossa appena sotto il video "incriminato" recante la scritta "Segnala".
A questo punto si apre una finestra in cui si chiede di motivare la segnalazione. Dobbiamo quindi cliccare "Contenuti ostili o oltraggiosi" e poi "incita all'odio o alla violenza".
Fatto questo si apre un'ulteriore finestrella con l'indicazione del "gruppo protetto" colpito dal video. Lì indicheremo "Religione".
C'è anche la possibilità di lasciare una motivazione scritta e personale.
Capisco che molti di voi potranno scandalizzarsi o rifiutarsi di guardare questi video. Chi tuttavia avrà lo stomaco per guardarli sappia che si trovano indicizzati per lo più cercando alla voce "Ratzinger".
Aggiungo che chiaramente possono esserci dei video meramente critici o ironici che afferiscono comunque alla categoria della liberà di pensiero. Questi purtroppo, nonostante le imprecisioni o le illazioni, non potranno essere rimossi. Ma i video evidentemente oltraggiosi e ripugnanti offrono più di una ragione per essere segnalati. Basta porsi la domanda: esprimono satira? contengono un pensiero o una riflessione da ricondurre sotto la "libertà d'espressione"? sono semplicemente volgari o scontatamente anticlericali? Se a queste domande non troverete risposta state pur certi che i video possono essere tranquillamente segnalati.
Al lavoro dunque: ripuliamo la rete dai rifiuti anticattolici!

AUGURI AL NOSTRO PAPA!

ΕΙΣ ΠΟΛΛΑ ΕΤΗ ΔΕΣΠΟΤΑ

AD MULTOS ANNOS

mercoledì 15 aprile 2009


Mentre fervono le polemiche intorno alle oscenità di Monsignor (sic!) Di Falco che stacca Cristo dalla Croce, riceviamo dall'autore e pubblichiamo in esclusiva la Prefazione di Don Nicola Bux al nuovo volume del prof. Michele Loconsole "Il segno della Croce. Storia e Liturgia". Buona Lettura!


Segnaliamo inoltre che è sempre disponibile sulla colonna di link sulla destra la raccolta di articoli sul dialogo ebraico-cristiano a cura del prof. Loconsole. Potete scaricare il file in pdf cliccando qui o sull'immagine di Giotto.


Michele Loconsole
Il Segno della Croce. Storia e Liturgia
Progedit
2009, pp. 104, € 14.00

Prefazione di Don Nicola Bux

In cruce latebat sola deitas, sulla croce solo la divinità restava nascosta, canta san Tommaso d’Aquino nel celebre inno Adoro te devote, al termine di oltre un millennio che aveva visto i cristiani prima timorosi di esibirla, poi orgogliosi di farne il distintivo. La croce, un supplizio scandaloso per i giudei e folle per i pagani, come ha osservato san Paolo, Gesù Cristo lo ha per così dire esorcizzato, innanzitutto perché “chi dal legno traeva vittoria da esso fosse sconfitto” – dice alludendo a satana il prefazio della Santa Croce – poi, perché essendosi accostata ad esso la morte per il morso letale, questa ha finito per ingoiare la divinità del Figlio nascosta sotto l’umanità appesa al legno, e così è stata sconfitta. Tutta la teologia apostolica e patristica quindi esalta la croce diventata simbolo e strumento di redenzione. Il prof. Michele Loconsole ne traccia in questo libro il percorso, dalle timide allusioni catacombali alla grande esaltazione gerosolimitana del 14 settembre del 335, quando la “Croce preziosa e vivificante” fu issata a mo’ di trofeo sulla roccia del Golgota, messa in evidenza nella nuova basilica dell’Anastasi tenacemente voluta dalla basilissa Elena, dal figlio Costantino e dal vescovo Eusebio. È la croce aurea e gemmata, senza raffigurazione del crocifisso. Proprio tale esaltazione che diviene festa importante dell’anno liturgico sia bizantino che romano, non meno dell’inventio che l’aveva preceduta, fa’ pian piano il giro del mondo cristiano fissandosi in affreschi e mosaici in Oriente e Occidente, come in sant’Apollinare in Classe a Ravenna e in san Clemente a Roma.
La croce, gloriosa e gemmata o albero fiorito ai cui rami si riparano le tortore, simbolo delle anime che cercano Dio, diviene il punto cardinale di orientamento della preghiera che fa memoria del mistero della redenzione e attende il ritorno glorioso di Cristo. Un mistero sempre presente sull’altare: per questo la croce è sull’altare e lo spiega come il luogo alto del sacrificio del Signore. Non è una suppellettile secondaria – come si intende da taluni che la decentrano – ma il segno-icona senza cui non si capisce il luogo sacro cristiano.
La croce non è solo nella liturgia, ma nella devozione del popolo verso la Passione di Gesù, che informa l’esistenza quotidiana: “è una croce”, “sta attraversando un Calvario”, sono alcuni modi di dire informati al simbolo per eccellenza del cristianesimo. Quando alla croce si cominciò a non ritenere disdicevole apporre il corpo del crocifisso, anzi a renderla più efficace a rappresentare quasi al vivo il Signore, vuoi in atteggiamento sofferente e morente, vuoi vivente e glorioso, essa si affermerà ancora più, fino a invadere le case e i crocicchi di strada. Per non parlare delle reliquie e dei reliquiari della croce sparsi nelle chiese del mondo che, se fossero messe tutte insieme, non darebbero affatto qualcosa di smisurato, come ha detto con malizia qualcuno.
Alla comprensione realistica di tutto ciò tende il documentato saggio di Loconsole, al quale auguro un gran numero di lettori. E possa contribuire a far tornare la croce al centro della liturgia e dello sguardo di sacerdote e fedeli.