venerdì 29 maggio 2009

ESAUSTI DAVANTI ALLA PROFUSIONE DELLE IDIOZIE UMANE!

Ringraziamo gli amici di Messainlatino.it per aver segnalato il bizzarro don Giorgio De Capitani e le sue rumorose uscite. Sul suo sito YouTube abbiamo trovato questa splendida chicca: il nuovo credo di Frei Betto, domenicano brasiliano teologo della liberazione.

Ci ha colpiti una frase del testo recitato con trasporto da don Giorgio: "credo nel Dio che...chiede una ninna nanna esausto davanti alla profusione delle idiozie umane..."!
h
Oh, che parole soavi!


PADRE AMORTH E IL FUMO DI SATANA...

Consigliamo vivamente la lettura di questa intervista a Padre Amorth riportata dal blog Rinascimento Sacro. Alla luce di quanto si afferma sulla chiesa di San Giovanni Rotondo non c'è più da stupirsi di nulla. Il vero problema è spesso l'ignoranza di molti che introducono nelle chiese elementi formali e simbolici del tutto incongruenti con il cattolicesimo.

UN LETTERA INQUIETANTE SULLA CHIESA DI SAN GIOVANNI ROTONDO


Un lettore che vuole restare anonimo ci scrive riguardo alla questione San Giovanni Rotondo. Riportiamo per intero la lettera:
j
Gentili amici,

leggo con attenzione l'articolo del vostro blog sul viaggio papale a San Giovanni Rotondo. Mi sento perciò in dovere di aggiungere alcuni tasselli che credo vi manchino.
h
Quelle opinioni definite nell'articolo "discutibili" riguardo alla chiesa di Piano, tanto campate in aria non sono. E ve lo dimostro. Basta osservare un particolare centrale: il Tabernacolo. Qui è incisa una immagine di Cristo crocifisso con le mani ripiegate verso il basso. Un'iconografia stramba ma non casuale. Personalmente l'ho ritrovata in almeno altri due luoghi: San Giovanni in Laterano e l'Università di Genova.
h
In San Giovanni (santo abusato dalla Massoneria per le sue festività), a Roma, è possibile ritrovarla sul portale destro, realizzato per il Jubileum da Bodini (lo stesso autore del Tabernacolo del santuario di San Pio).
h

A Genova invece la si ritrova sulla volta dell'aula magna. E' opera di Francesco Menzio, pittore sardo di chiara fama il quale dipinse nel dopoguerra quella volta, intitolando la sua opera "Concetto Astrale". Che ci faccia poi un Cristo crocifisso con le mani rivolte verso il basso nel "Concetto Astrale" resta un mistero... se non fosse che mi sono imbattuto nella rivista della Gran Loggia d'Italia "Delta", numero 16 del Giugno 1987, diretta per molti anni da Adele Menzio e contenente un articolo dedicato all'artista. Così tutto si è chiarito. Il gesto di Cristo non indica forse il Materialismo della Chiesa, l'energia che dall'alto mira al basso (come si legge chiaramente nel vostro articolo); non riproduce l'idea ermetica che ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso? Sono queste le ideologie che alcuni signori vogliono esemplificare attraverso le simbologie suddette? Rifletteteci su!

Grazie e auguri per il blog

Ringraziamo l'amico per le informazioni allarmanti. Vi forniamo le foto che siamo riusciti a reperire su internet e vi consigliamo la lettura di questo articolo. Chiunque abbia informazioni atte a provare ulteriormente quanto contenuto nella sua lettera può inviarle al nostro indirizzo. Nel frattempo non possiamo far altro che pregare per il nostro Papa e per la nostra Chiesa.

mercoledì 27 maggio 2009

QUALCHE INTERROGATIVO SUL PROSSIMO PELLEGRINAGGIO DEL PAPA A SAN GIOVANNI ROTONDO


di Francesco Colafemmina
h
Il 21 Giugno il Santo Padre si recherà a San Giovanni Rotondo. Mentre nella località garganica fervono i preparativi, crescono gli interrogativi che circondano questo evento.
In primo luogo è doverosa una anamnesi dei fatti accaduti negli ultimi anni, a partire dalla sciagurata vicenda della riesumazione della salma del Santo di Pietrelcina. Ne fu dato l'annuncio ufficiale a dicembre 2007, mentre a marzo 2008, come i ladri nella notte, senza preavviso, monaci e vescovo aprirono la tomba.
Certo non mancavano i segnali di questa frenetica corsa all'esumazione, condita anche da risvolti legali. Già nel gennaio 2008 era scomparso dalla navata sinistra della chiesa di S.Maria delle Grazie il saio incorniciato del Santo. Forse volevano farglielo indossare una volta riesumato?
E poi segretezza, cripta chiusa per giorni, dibattiti mediatici sull'opportunità di questa riesumazione per i 40 anni dalla morte del Santo, dato che 40 non sembra esser mai stata una cifra particolarmente utile agli anniversari (ma i Neocatecumenali l'hanno copiata questo gennaio).

Quella notte di marzo Mons. D'Ambrosio forse preso dall'emozione, forse annebbiato dall'incenso ampiamente diffuso durante il Pontificale (sic!) per l'apertura della tomba, affermò: "Sin dall’inizio si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo il ginocchio, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure."
Ebbene sì. Padre Pio si era fatto il manicure nella sua tomba! Ma come se non bastasse giunse la notizia che la salma sarebbe stata "ricomposta" nei giorni a venire. E dopo un attento maquillage, altro che manicure, Padre Pio si ritrovò sul teschio scheletrito una splendida maschera di silicone commissionata alla società che lavora per il Museo delle Cere di Londra.


Soldi ben spesi, certamente. Infatti chi ha assistito in questo anno al passaggio delle fiumane di pellegrini non può non avere inteso lo stupore miracolistico di tanta gente semplice o disinformata: "Uh... è come se stesse dormendo!"... "Ci è bell!".... "Madò, sembra vivo!"... e via dicendo.
E qui la prima domanda: perchè mostrare al Papa un Santo ricoperto di una maschera al silicone? Che senso ha magari raccontare al Santo Padre che l'hanno trovato così?
Eppure si diceva che quelli sono stati soldi ben spesi perchè per vedere il miracolo molti pellegrini (milioni) si sono prenotati e sono giunti a San Giovanni Rotondo, rimpinguando le casse ormai un po' immiserite dei Sangiovannesi e soprattutto dei munifici fraticelli.

Munifici ma poco ortodossi se a quanto pare è loro abitudine maltrattare chi si inginocchia per ricevere l'Eucaristia. E' notizia di qualche mese fa, ma che cozza ampiamente con il famoso racconto di Padre Pio e il diavolo, quando costui si presentò nelle vesti di un azzimato signore di mezza età per confessarsi, ma non volle inginocchiarsi. E Padre Pio gli intimò "inginocchiati!" così tante volte che quello, spaventato, se ne scomparve sotterra. Ma si sa, Padre Pio è un Santo "medievale"... oggi la Chiesa è moderna e si aggiorna. Peccato che il Papa la Comunione la dia a chi si inginocchia (Kiko Arguello a parte). Dunque - secondo interrogativo - l'Eucaristia sarà distribuita a chi si inginocchia o a chi sta in piedi?

E passiamo alle roboanti attività dei fraticelli mecenati. La chiesa di Renzo Piano, un "gormite" dell'architettura sacra (per usare un termine caro ai bambini di oggi), è il luogo all'esterno del quale il Papa celebrerà la Messa il 21 Giugno. Ma è anche il luogo da più parti accusato di essere non solo esteticamente orripilante, ma cristianamente incompatibile con la liturgia e la presenza di Cristo. C'è chi - con varie e discutibili - argomentazioni ha definito quella chiesa un "tempio di Satana", chi vi ha visto incise simbologie occultistiche e massoniche. Certamente però stupisce che nel luogo del Santo crocifisso, un'effigie concreta, naturale, non astratta, di Cristo Crocifisso, sia irreperibile.
Tutto è permeato di una religiosità alla Star Treck. Per non parlare del "Monolite" degno di 2001 Odissea nello Spazio. La nera pietra com pianta quadrata che si trasforma in ottagono è il luogo in cui è riposta l'Eucaristia. In una "cappella" (piuttosto un triangolo di spazio) definita eucaristica, unico luogo nel quale ci sono inginocchiatoi, mentre nell'aula liturgica essi mancano. Tra l'altro è alquanto strano che il colore nero incornici il luogo in cui è riposto il Corpo di Cristo. Eppure queste sono solo minuzie!
Che dire allora dell'altare a forma di piramide rovesciata, esempio della pseudo arte di Pomodoro, fatta di superfici perfette nelle quali si aprono "smangiature": immagini della decomposizione del mondo dietro le peferzioni superficiali? Che dire della croce astratta dello stesso Pomodoro, fatta di cunei, che è sospesa in perpendicolare all'altare? Un simbolo dell'energia che va verso il basso? Esoterismo e gnosi applicata all'arte sacra? Chissà! Forse bisognerebbe chiedere al Prof. Crispino Valenziano, estremo odiatore del "devozionalismo devozionistico"... espressione con cui sembra indicare quella tipologia di devozione che ha sempre caratterizzato la Santità di Padre Pio... eh si, la Chiesa moderna, adulta!

Dunque - terza domanda - chi godrà vedendo il Santo Padre entrare in quella chiesa? Chi si fregherà le mani con gioia? E - quarta domanda - chi godrà nel vedere il Papa celebrare la Messa sullo sfondo dell'arazzo di Rauschenberg, quello che rappresenta il drago a sette teste trionfante sulla Gerusalemme celeste - stranamente già scesa in terra -?
Sappiamo bene che Rauschemberg sin dalla sua opera "Monogram" cerca di sbeffeggiare il cristianesimo in chiave demoniaca, ma... si sà... la Chiesa è moderna, adulta!


Certo vedere Monogram e pensare che quel caprone rappresenta Cristo nell'incredibile interpretazione dell'artista, fa un po paura. E fa paura pensare alla grande fantasia, all'estro dei fraticelli che hanno speso così tanti milioni di euro per dar vita ad una chiesa che forse Padre Pio avrebbe ridotto in cenere con un solo sguardo...ma ....come dire... non vorrei essere noioso ma la Chiesa è adulta, moderna!

In cotanta modernità però ci lasceranno ancora la possibilità di pregare San Pio e San Michele Arcangelo perchè proteggano il Papa dagli avvoltoi che lo attendono pronti a baciargli l'anello salvo poi mancargli di obbedienza? O anche la preghiera è un inutile fronzolo in questa Chiesa adulta e moderna?

lunedì 25 maggio 2009

I DISCORSI PAST & COPY DEL PRESIDENTE OBAMA


A seguito del commento al discorso del Presidente Obama tenuto la scorsa settimana alla Notre Dame University, pubblichiamo un altro emblematico discorso del 2006. Questa prova oratoria dell'allora Senatore Obama testimonia da un lato una conferma della nostra analisi relativa al discorso all'Università Cattolica, evidenziando i profondi pregiudizi nei riguardi di un dialogo con persone di fede, per il semplice fatto che le loro opinioni in materia di aborto sarebbero viziate da una impostazione fideistica. E qui verrebbe da chiedersi soltanto: ma è una questione di fede affermare che un feto al terzo o al sesto mese è una vita umana da proteggere o è semplicemente una realtà dimostrabile? Un feto è un essere reale non un ogetto di fede.
In secondo luogo abbiamo un altro aspetto, ancora più inquietante. A parte la dubbia riflessione su Isacco ed Abramo che tanto ricorda i ben noti dilemmi di Kierkegaard, in questo discorso Obama riprende l'argomentazione finale di quello tenuto recentemente a Notre Dame, cita cioè la fantomatica lettera del medico anti abortista. Trionfo del past and copy o astuta strategia per trattare con il mondo cattolico? Sta di fatto che la lettura di questo discorso non può non evidenziare una certa latente ipocrisia nelle buone intenzioni del Presidente. Buone intenzioni che sembrano essere solo a senso unico, con un mondo cristiano fatto di minorati psichici, che hanno bisogno di carezze e di fair minded words... per esser convinti del loro torto ideologico.


Attraverso la nazione, le chiese individuali come la mia e la vostra stanno sponsorizzando programmi di assistenza, stanno costruendo centri per anziani, aiutando ex detenuti a riguadagnare le proprie esistenze e stanno ricostruendo le coste del nostro golfo dopo l’uragano Katrina.
Perciò la questione è: come costruiamo su questi ancora flebili tentativi un accordo fra religioni e gente secolare di buona volontà? Ciò impegnerà un grande lavoro, molto più lavoro di quanto abbiamo già fatto sinora. Le tensioni e i sospetti su ogni lato delle divisioni religiose dovranno essere rettamente affrontate. Ed ogni parte avrà la necessità di accettare alcune regole di base per la collaborazione.
Mentre ho già enunciato parte del lavoro che i leaders progressisti devono svolgere, vorrei parlare un po’ riguardo ciò che dovrebbero fare i leaders conservatori – alcune verità che dovrebbero riconoscere.
Da una parte devono comprendere il ruolo critico che la separazione fra chiesa e stato ha svolto nel preservare non solo la nostra democrazia, ma la stessa solidità della pratica religiosa. La gente tende a dimenticare che durante la nostra fondazione non erano gli atei o i libertari coloro che rappresentavano i più validi campioni del Primo Emendamento. Furono invece le minoranze perseguitate, furono i Battisti come John Leland che non volevano che fosse stabilita una chiesa ad imporre le proprie visioni sulla gente che era lieta nei suoi latifondi e insegnava le scritture agli schiavi. Furono i progenitori degli evangelici ad essere i più cristallini nel non voler mischiare il governo con la religione, giacché essi non volevano una religione sponsorizzata dallo stato che ostacolasse la loro religione per come loro la intendevano.
Inoltre, data la crescente diversità della popolazione americana, i pericoli del settarismo non sono stati mai più grandi. Sebbene un tempo lo fossimo, oggi non siamo più una nazione cristiana; noi siamo anche una nazione ebraica, una nazione musulmana, una nazione buddhista, una nazione indù, e una nazione di non credenti.
E anche se avessimo avuto solo cristiani in mezzo a noi, se avessimo espulso ogni non cristiano dagli Stati Uniti d’America, quale cristianesimo avremmo insegnato nelle scuole? Ci saremmo affidati a James Dobson’s o ad Al Sharpton’s? Quale passaggio delle scritture dovrebbe guidare la nostra politica pubblica? Dovremmo seguire il Levitico che suggerisce che la schiavitù è ok e che mangiare frutti di mare è un abominio? E che dire del Deuteronomio, che suggerisce di lapidare tuo figlio se si allontana dalla fede? O dovremmo semplicemente attaccarci al Discorso della Montagna – un passaggio che è talmente radicale che è dubbio se il nostro Dipartimento della Difesa potrebbe sopravvivere alla sua applicazione? Perciò prima di trascinarci oltre, leggiamo le nostre bibbie. La gente non ha passato il tempo a leggere le proprie bibbie.
Ciò mi porta al mio secondo punto. La democrazia chiede che la gente motivata religiosamente traduca le proprie preoccupazioni in valori universali, piuttosto che specifici di una religione. Ciò richiede che le loro proposte siano soggette ad argomentazione e riconducibili alla ragione. Io potrei essere contrario all’aborto per ragioni religiose, ma se io cerco di far passare una legge che bandisca questa pratica, non posso semplicemente rifarmi agli insegnamenti della mia chiesa o evocare la volontà di Dio. Devo spiegare perché l’aborto viola alcuni principi che sono accessibili a persone di ogni fede, inclusi coloro che non hanno fede.
Ora ciò diventa complicato per qualcuno che crede nell’infallibilità della Bibbia, come fanno molti evangelici. Ma in una democrazia pluralista, non abbiamo altra scelta. La politica dipende dalla nostra abilità di persuaderci gli uni gli altri degli scopi comuni basati su una comune realtà. Ciò coinvolge il compromesso, l’arte di ciò che è possibile. A qualche livello fondamentale, la religione non consente il compromesso. E’ l’arte dell’impossibile. Se Dio ha parlato, allora i seguaci si aspettano di vivere in base agli editti di Dio, senza alcun riguardo per le loro conseguenze. Basare la propria vita su questi impegni così poco compromissori potrà anche essere sublime, ma basare la nostra attività politica su tali impegni sarebbe qualcosa di pericoloso. E se ne dubitate, lasciatemi fornirvene un esempio.
Noi tutti conosciamo la storia di Abramo ed Isacco. Dio ordina ad Abramo di offrigli suo figlio, e senza ragione, egli prende Isacco, lo porta sulla cima di una montagna e alza il suo coltello, pronto ad agire come Dio ha comandato.
Naturalmente alla fine Dio manda giù un angelo ad interloquire all’estremo minuto e Abramo passa il test divino di devozione.
Ma è giusto dire che se ognuno di noi lasciando questa chiesa vedesse Abramo sul tetto di un palazzo sollevare il suo coltello, noi, all’estremo momento, chiameremmo la polizia e ci aspetteremmo che il Dipartimento per i Bambini e i servizi Familiari togliesse Isacco a suo padre Abramo. Noi faremmo ciò perché non abbiamo udito ciò che Abramo ha udito, non abbiamo visto ciò che Abramo ha udito, vero come forse fu quell’esperienza. Perciò il meglio che possiamo fare è agire in accordo con quelle cose che tutti noi vediamo e che tutti noi sentiamo, che si tratti della legge comune o della razionalità fondamentale.
Concludendo, ogni riconciliazione fra fede e pluralismo democratico ha bisogno di un qualche senso della proporzione.
E ciò vale per entrambe le parti.
Anche coloro che proclamano l’infallibilità della Bibbia fanno distinzione fra editti scritturali, percependo che alcuni passaggi – come i dieci comandamenti o il credo nella divinità di Cristo – sono centrali nella fede cristiana, mentre altri sono più specifici di una cultura e possono essere modificati per accordarsi alla vita moderna.
Gli americani intuitivamente comprendono ciò, ed è anche il motivo per cui la maggioranza dei cattolici pratica il controllo delle nascite e alcuni di essi sebbene siano opposti al matrimonio gay nondimeno si oppongono ad un emendamento costituzionale per bandirlo. La leadership religiosa ha necessità di non accettare la saggezza nel consigliare il suo gregge, me deve riconoscere questa saggezza in politica.
Ma un senso di proporzione dovrebbe anche guidare coloro che fanno la guardia ai confini fra chiesa e stato. Non ogni menzione di Dio in pubblico è una rottura del muro di separazione – problemi di contesto. E dubbio se i bambini che recitano il Pegno di Fedeltà si sentano oppressi o lavati di cervello a seguito della pronuncia della frase “sotto Dio”. Io non sento ciò. Il fatto che gruppi di preghiera volontari possano usare gli spazi delle scuole per incontrarsi non dovrebbe essere una minaccia, non più che il loro uso da parte dei Giovani liceali Repubblicani possa minacciare i Democratici. E uno può anche visionare programmi basati sulla fede – indirizzati ad ex detenuti o drogati – che offrono una via unica e potente per risolvere i loro problemi.
Perciò noi abbiamo tutti qualche lavoro da fare qui. Ma sono pieno di speranza che possiamo lanciare ponti sulle divisioni e superare i pregiudizi che ciascuno di noi porta in questo dibattito. E ho fiducia nel fatto che milioni di credenti americani vogliano che ciò avvenga. Non importa quanto possano o meno esser religiosi, la gente è stufa di vedere la fede usata come un’arma per attaccarti. Non vogliono che la fede sia usata per dividere. Sono stufi di sentire gente che alza barricate piuttosto che fare sermoni. Perché alla fine questo non è il modo in cui intendono la fede nelle loro vite.
Perciò fatemi concludere con un’altra interazione che ho avuto durante la mia campagna. Pochi giorni dopo aver vinto la nomination al Senato americano, ho ricevuto una mail da un dottore dell’Università del Chicago Medical School che diceva quanto segue:
“Congratulazioni per la sua travolgente e ispiratrice vittoria alle primarie. Sono stato lieto di aver votato per lei, e le dirò che sto seriamente considerando di votare per lei nelle elezioni generali. Io scrivo per esprimere le mie preoccupazioni che potrebbero, infine, impedirmi di votare per lei.”
Il dottore si descriveva come un cristiano che era consapevole che il suo impegno fosse “totalizzante”. La sua fede l’aveva portato ad una dura opposizione all’aborto ed al matrimonio gay, sebbene dicesse che la sua fede lo avesse anche condotto alla questione dell’idolatria del libero mercato e del rapido risorgere del militarismo che sembrava caratterizzare buona parte dell’agenda repubblicana.
Ma la ragione per cui il dottore stava considerando di non votare per me non era semplicemente la mia posizione sull’aborto. Piuttosto aveva letto un articolo che la mia campagna aveva postato sul mio sito web, che suggeriva che avrei lottato “gli ideologi di estrema destra che vogliono togliere alle donne il diritto di scelta”. Il dottore era arrivato a scrivere:
“Percepisco che lei ha un forte senso della giustizia… e anch’io so che lei è una persona con una mentalità equa dotata di un alto rispetto per la ragione… Qualunque siano le sue convinzioni, se lei realmente crede che coloro che si oppongono all’aborto siano tutti ideologi guidati da desideri perversi di infliggere sofferenze alle donne, allora lei, a mio giudizio, non è una persona dalla mentalità equa… Lei sa che siamo entrati in un periodo che è irto di possibilità per il bene e per il male, tempi in cui stiamo lottando per dare senso ad una comune politica in un contesto di pluralismo, in cui siamo incerti di quale terreno abbiamo per poter fare ogni affermazione che riguardi gli altri…. Io non chiedo a questo punto che lei si opponga all’aborto, ma solo che lei parli su questo tema con parole ben meditate.”
Parole ben meditate.
Perciò ho dato uno sguardo al mio sito web e ho trovato quelle parole offensive. Ad esser sincero, il mio staff le aveva scritte usando il linguaggio precotto dei democratici per riassumere la mia posizione pro-choice durante le primarie democratiche, in un momento in cui alcuni dei miei oppositori si stavano interrogando sulla mia decisione di proteggere Roe v. Wade.
Rileggendo la lettera del dottore, tuttavia, ho sentito un morso di vergogna. Noi stiamo cercando gente come lui per una più approfondita e completa conversazione sulle tematiche religiose nella nostra nazione. Loro potrebbero non cambiare le proprie posizioni, ma sono disponibili ad ascoltare ed apprendere da coloro che vogliono parlare con parole equamente meditate. Coloro che conoscono il posto centrale e impressionante che Dio occupa nelle vite di così tanti, e che rifiutano di trattare la fede come semplicemente un altro argomento politico con il quale raggiungere un buon punteggio.
Perciò ho risposto al dottore e l’ho ringraziato per il suo consiglio. Il giorno dopo, ho fatto girare la mail al mio staff ed ho cambiato le parole sul mio sito web per definire con chiari e semplici termini la mia posizione pro-choice. E quella notte, prima di andare a letto, ho detto una preghiera, la preghiera che io possa estendere ad altri la stessa presunzione di buona fede che il dottore aveva esteso a me.
E quella notte, prima di andare a letto ho detto una preghiera. E’ una preghiera che penso di condividere con molti americani. Una speranza che possiamo vivere gli uni gli altri in modo da riconciliare il credo di ciascuno con il bene di tutti. E’ una preghiera degna di esser pregata ed una conversazione degna di essere tenuta in questa nazione nei mesi e negli anni a venire.
Grazie

COMMENTO AL DISCORSO MESSIANICO DI OBAMA A NOTRE DAME


di Francesco Colafemmina

La nostra analisi del discorso di Barack Obama sarà incentrata sul retroterra filosofico e culturale da cui è animata la sua riflessione sulla contemporaneità e sui conflitti fra opinioni differenti, con maggiore riferimento a quello tra etica cattolica e ricerca scientifica.

Il discorso del Presidente degli Stati Uniti colpisce immediatamente per la sua tensione ideale, per l'impostazione non tanto razionalistica, quanto retorico-religiosa. I termini che più ricorrono nel testo sono infatti quelli cari al messianismo, ovvero a quella corrente religiosa che attende l'arrivo di un Messia, di un salvatore in grado di portare sulla terra il Regno di Dio. Un salvatore che non è evidentemente Cristo, ma è modellato piuttosto su esigenze e obiettivi meramente umani.
Queste parole afferiscono non solo alla dimensione del futuro, ma soprattutto a quella della possibilità. Particolarmente ricorrente è la parola "challenge" (sfida), emblema tipicamente americano dello slancio pragmatico nella costruzione di un "mondo migliore". Si parla anche di "speranza", di "cambiamento", di "new age" (una nuova era).

Passato e futuro

Il contrasto da cui parte Obama per proporre le sue ricette sociali è quello fra un passato vissuto con intensa tensione drammatica ed un futuro tutto teso idealmente alla realizzazione di un nuovo ordine mondiale e sociale.
Le caratteristiche del passato? Sperequazione, ingiustizia, incomprensioni, minacce, inquinamento, guerre. Quelle del futuro auspicato? Uguaglianza, diritti garantiti, solidarietà, ecologismo, pace.
Sappiamo perfettamente che questa tensione ideale non corrisponde alla realtà nè tantomeno alla dimensione politica dell'amministrazione Obama. Siamo tutti a conoscenza dell'estrazione sociale ed oligarchica di buona parte degli "uomini del Presidente", in grossa percentuale espressione dell'establishment di Wall Street, artefice dell'attuale crisi finanziaria. Sappiamo perfettamente che l'ambizione alla pace ed all'egualitarismo, nonchè alla solidarietà ed all'ecologismo, restano mere utopie evidentemente troppo distanti dalla realtà per poter essere proposte come obiettivi da incarnare in una amministrazione presidenziale. Nondimeno potremmo semplicemente accontentarci del notevole sforzo morale di un uomo che propone una nuova visione del mondo, meno pragmatica e più ideale. Forse è questo il vero nocciolo della politica. Ma il punto è un altro.
Personalmente ritengo che questa enorme carica riformista non abbia a che vedere con un modello politico cui uniformare il governo degli Stati Uniti, bensì con una forma di artificio retorico ed ideologico per dar vita ad un modello culturale e sociale senza precedenti.
L'allarme lanciato da Obama si concentra specificamente sulla crescente diversità in un mondo sempre più piccolo, unificato dai mezzi di informazione. La diversità è dunque letta come fonte e ragione di ogni conflittualità e potenziale minaccia all'ordine civile di una Nazione. La diversità è alla radice delle contrapposizioni e degli intoppi all' "avanzamento" della Nazione. Dunque la diverstià, pur non dovendo essere obliterata, va smorzata o superata cercando un comune terreno di incontro fra le parti in causa.
E' qui che va svelato l' "inganno" o meglio l'origine di un erroneo sillogismo. Il sillogismo di cui parlo è quello: diversità=pericolo sociale quindi è necessario ridurre quanto più possibile le diversità di opinione. In particolare il discorso si riferisce a divergenze di carattere etico o meglio bioetico. E' qui che dovremo indagare meglio l'inganno logico introdotto da questo discorso, analizzando dettagliatamente il punto.

La ricerca sulle staminali embrionali ed il conflitto etico

Il discorso parte proprio da un esempio specifico: quello relativo alla modalità con cui si affronta la questione della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il Presidente parla di un conflitto fra chi non vuole questa ricerca perchè crede che l'uso di un embrione coincida con l'uccisione di una vita umana (seppure in uno stato germinale) e chi ritiene opportuna questa ricerca per curare persone sofferenti ed ammalate.
Così si evince che la diversità di opinioni è apparentemente una ragione di stallo, di insuperabile ostacolo all'avanzamento scientifico o alla risoluzione di problemi pratici che sembrano affliggere il mondo. In realtà non è affatto così.

L'enormità della differenza fra l'ostacolo posto dalla diversità di opinioni su tematiche bioetiche e gli "errori" che affliggono il mondo moderno è evidente anche ad un bambino. Retoricamente potremmo definirla un'iperbole. Il Presidente ha così introdotto la sua necessità di giustificare la decisione di finanziare con fondi pubblici la ricerca sulle staminali embrionali e quella di dare vita alla più liberale delle leggi abortiste condendola con toni apocalittici e sviando l'uditore dal reale contesto della bioetica per condurlo su quello delle minacce globali del mondo moderno.
L'aspetto più grave è tuttavia quello dell'introduzione della pericolosità di una diversità di fede o di opinione. Seguendo la logica del discorso infatti sembrerebbe che chi ha una specifica identità religiosa o culturale sia solo per questo una potenziale minaccia agli equilibri del mondo e che l'unico modo per assicurare pace, benessere e rispetto dell'ambiente, sia quello di sfumare le diversità in un unica dimensione sovra culturale e sovra religiosa, in una "mission" che è del tutto estranea alla realtà civile di un governo.
Come lo Stato necessita di esser separato dalla Religione, così è anche logico che esso non possa trasformarsi in Chiesa, assumendo su di sè o sulla sua più alta carica un potenziale "messianico" e salvifico superiore a quello fideistico.
D'altra parte va detto che anche relativamente ai temi bioetici il ruolo dello Stato dovrebbe essere quello di applicare le leggi e di legiferare tenendo presenti alcuni principi fondamentali. Questi principi sanciti dalle carte costituzionali di mezzo mondo sono caratterizzati dalla loro universalità. Se la Chiesa Cattolica è poi contraria alla sperimentazione sugli embrioni lo fa non per una sua certezza di fede (quella per la quale si ritiene l'embrione un essere umano), ma in base ad un dubbio naturale ed universalmente condivisibile: se si possa uccidere il germe di una vita umana o meglio se quella vita umana che si sta formando sia un soggetto del diritto allo stesso livello di un uomo nato. Inevitabilmente questo dubbio ci riconduce alla spiegazione della vita al quid che crea la vita, alla domanda: cos'è la vita?
Una domanda alla quale neanche la scienza può offrire risposta. Lo Stato quindi non può valutare in maniera asettica e superiore il senso di questo dubbio, la realtà di queste domande. Piuttosto dovrebbe farle proprie ed ampliare sempre più le garanzie del diritto, soprattutto nei confronti dei più deboli e della vita ancora in formazione. La questione sollevata dalla Chiesa non è dunque meramente religiosa ma più coerentemente "civile": è un problema di natura universale che riguarda tutti gli uomini e riguarda il diritto.

Questo punto non è stato affatto toccato da Obama. Perchè? Perchè molto semplicemente il pregiudizio moderno prevede che la Chiesa non possa avere voce in capitolo su questioni "civili", ma debba occuparsi esclusivamente della salvezza delle anime. Perciò sulle staminali si preferisce affidarsi al responso super partes della scienza o meglio alle necessità "evolutive" della scienza stessa, quasi che il metodo scientifico sia depositario di una verità assoluta e preminente rispetto a quella della fede o dello spirito in generale.
Questo assunto è erroneo, perchè sebbene la scienza consenta l'analisi della realtà e rappresenti un metodo cognitivo fondamentale, essa non è infallibile in quanto è e resta umana. E inoltre non esaurisce nella sua ricerca tutte le dimensioni dell'umano, ma si limita alla dimensione materiale, dando per scontata l'inesistenza di una dimensione spirituale dell'uomo che non è semplicemente dimostrabile in base al metodo scientifico. L'homo religiosus è dunque considerato una sottospecie dell'homo scientificus, un essere non pienamente consapevole della realtà e presumibilmente ottuso nella sua accettazione illuminata del progresso e delle potenzialità dell'uomo sul mondo.

E' questo l'elemento essenziale, il nodo gordiano del discorso. Se non si recide questo nodo, se non si smentisce l'illogica sicumera scientista ed illuminista di cui il discorso è imbevuto, si rischia di creare una società priva di coscienza critica e totalmente affidata alla certezza fideistica della nuova e superiore Chiesa scientista.

Non è poi un caso se Obama nell'attrarre l'uditorio dalla sua parte cerchi di descrivere il suo approccio al cattolicesimo sotto un profilo meramente solidaristico. La solidarietà, uno dei tre principi rivoluzionari alla base anche della carta costituzionale statunitense, è l'aspetto del cristianesimo più spiccatamente "civico". E' quindi ciò che rende il cristianesimo accettabile e condivisibile. Ma non è la sua Verità, è semplicemente una derivazione della sua Verità. Ecco perchè Obama accosta le principali religioni mondiali nel principio del "vedere nel prossimo un altro me stesso". Perchè si ritiene che il confronto fra le religioni del mondo sotto il profilo della Verità sia impraticabile e foriero di conflitti, mentre quello sulle loro conseguenze civili sia invece auspicabile e da incentivare.

E quando il Presidente propone un modello di dialogo sulle tematiche legate all'aborto lo fa partendo dal presupposto che vi siano posizioni inconciliabili su questo tema. Giusto. Tuttavia è alquanto ipocrita per chi ha proposto in maniera netta una legge estremamente abortista, presentarsi ad un uditorio cattolico e parlare di moderazione delle posizioni su questo tema. Anche perchè sia su questo punto, sia su quello delle staminali embrionali, sia su quello dell'eutanasia, il meccanismo di propaganda attiva esercitato dai fautori di tali pratiche prevede di combattere i cattolici o più in generale gli umanisti (ovvero coloro che hanno a cuore la difesa dei più deboli) con i loro medesimi principi.
Così nel caso dell'aborto si parla delle sofferenze morali della donna. In quello delle staminali, si parla delle sofferenze dei malati, in quello dell'eutanasia, delle sofferenze di chi è costretto ad uno stato vegetativo. Il conflitto etico non viene affrontato, ma annullato da un nuovo conflitto etico. Il vero problema è però che tutte queste tematiche sono proposte non come possibilità o dubbi attivi, bensì come certezze che i cattolici, piuttosto che tutti coloro che a prescindere dalla propria fede disapprovano questi atti, dovrebbero semplicemente ratificare. E non ci si pone il dubbio che, indipendentemente dal suo valore morale e relativo alla salvezza delle anime che ha per il cristianesimo, l'atto dell'aborto (come quello dello sfruttamento di embrioni o l'eutanasia) possa essere un crimine reale, quindi semplicemente un fatto che riguarda lo Stato in quanto garante della vita dei suoi cittadini.
Piuttosto si da per scontato l' "abbaglio fideistico" della Chiesa e dei suoi seguaci. Anche allorchè il Presidente richiama la sua reazione alla lettera del medico critico sulle parole da lui usate per definire gli abortisti sul suo sito web, Obama non fa che confermare questo approccio. Tanto più che tutto il discorso è un elenco di buone intenzioni sui metodi, senza alcun accenno ai contenuti ed alle ragioni che dovrebbero indurre i cattolici a rivedere le proprie posizioni. Ecco l'astuzia: diffondere fumo sul futuro, sulla speranza, sulla solidarietà, ma mai affrontare le questioni che potrebbero costargli il ruolo di Messia della Nuova America.
In ultima analisi però Obama ha detto una cosa giusta: la Chiesa è proprio un faro e un crocevia. Il problema è che il crocevia non può essere attraversato senza guardare a destra e a sinistra, solo confidando nella bontà della propria strada, nè tantomeno si possono ridurre i problemi bioetici a dei conflitti interiori degli uomini religiosi.
Concluedendo quindi non possiamo fare a meno di evidenziare il tono potentemente moralistico e quasi clericale, da sermone della domenica, del discorso. Anche l'estremo riferimento alla natura di pescatori di ciascuno di noi (chiara allusione evangelica) non fa che rincarare il tono religioso tenuto dal Presidente, degno di un pastore che predica dal suo ambone. Ma forse non ci è ancora chiaro a quale Chiesa appartenga questo predicatore chiamato Barack Obama.

sabato 23 maggio 2009

IL TESTO DEL DISCORSO MESSIANICO DI OBAMA A NOTRE DAME


Pubblichiamo il famoso e controverso discorso del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, tenuto presso l'Università Cattolica di Notre Dame lo scorso 17 Maggio. Seguirà a breve una nostra analisi di questo discorso dai toni messianici. Potete scaricare il file in pdf con la traduzione del discorso cliccando qui o sulla foto.

venerdì 22 maggio 2009

LA RUBRICA DI CIRO LOMONTE: RITORNO AL FUTURO n.1


E' un grande onore per il nostro blog presentarvi l'avvio della rubrica intitolata "Ritorno al Futuro" a cura del noto architetto e giornalista Ciro Lomonte. Di seguito la prima puntata.

di Ciro Lomonte

Gli architetti contemporanei sono “intellettuali”. Il termine va inteso nell’accezione corrente in Italia: pensatori che attribuiscono un valore maggiore alle idee (non di rado cerebrali) piuttosto che alla realtà. Di quali idee si tratta? Di postulati propagandati dalle sirene suadenti della modernità, primo fra tutti, per efficacia, Le Corbusier.
Ci troviamo nel campo delle ideologie, imposte nel Novecento con le ragioni della forza più che con la forza della ragione. Non a caso Le Corbusier cercò di guadagnare alla sua causa (trasformare radicalmente l’ambiente antropizzato, facendo tabula rasa delle architetture precedenti) tutti i dittatori a lui contemporanei, di destra o di sinistra che fossero. Né disdegnò di mettersi al servizio della Chiesa Cattolica, per quanto figlio di pastore calvinista e agnostico. Anche se, a ben vedere, fu lui a porre la Chiesa al servizio delle sue sperimentazioni, raffinate ed elevatissime, ma impregnate di un vago panteismo.
Può essere utile, per comprendere meglio di cosa stiamo parlando, citare per intero un ottimo articolo di Maurizio Cecchetti, pubblicato su Avvenire il 10 settembre 2004.

Città, futuro in bilico tra caos e libertà

«La metamorfosi è un tema mitico. Ma anziché raccontare una storia oggi il mito ci immerge in un magma immateriale. Il caso tipico di questa zona incerta è, oggi, l’architettura.
Da oltre due decenni la tecnologia viaggia con una velocità d’innovazione tale da consentire ai nuovi architetti di adattare al loro pensiero qualsiasi materia, spazio, dimensione. In un certo senso, non è più vera l’equazione dell’architettura modernista o razionalista, secondo cui la forma segue la funzione. È vero, semmai, che la forma crea nuove funzioni, o le adatta alle prerogative di una architettura che vuole e punta a essere soprattutto una scenografia urbana, una sorta di quinta per una società che ha bisogno di emozioni sempre più forti e frequenti.
La vita è metamorfosi, dice Kurt Forster, il direttore della Biennale d’architettura di Venezia che inaugura la scena domenica. Dunque, con un sillogismo abbreviato, anche l’architettura è metamorfosi. Si potrebbe insinuare che sia, piuttosto, un falso sillogismo. Ma qualcosa di vero c’è. In effetti, la modernità liquida di cui parla Bauman; questa immersione totale nello spazio fluido, che sarebbe poi la versione aggiornata dello spazio-tempo, è tipico del discorso attuale sulle immagini. Ed è qui che il sillogismo di Forster traballa: oggi si è portati a credere che vita e immagini siano due cose sovrapponibili, intercambiabili (almeno sembra questo il dogma culturale vigente), ma l’immagine, che viaggia spesso sulle corde rapide del pensiero, è un’entità che tende a surrogare il reale, e può dissolvere anche le strutture psicologiche costruite non nei secoli, ma nei millenni di progressiva aggregazione e vita in comune degli uomini.
Entrando all’Arsenale, cuore di questa Biennale d’architettura, quattro megaschermi fissano una data storica di partenza: 1980. È l’inizio del postmoderno: la Strada Novissima di Portoghesi, il Teatro del Mondo di Aldo Rossi, i saggi e le architetture di Robert Venturi e Denis Scott Brown; ma anche delle prime decostruzioni di Gehry e Eisenman (che però terranno la scena qualche anno dopo quando anche il postmoderno tramonta). Che cosa c’era e c’è in comune fra questi architetti?

Proposte agli antipodi
Per Bruno Zevi erano agli antipodi: il postmodern era un tentativo formalistico di rivisitazione del passato, un regresso insomma anche se per contestare l’accademia modernista che ormai risultava a molti dogmatica e vuota di idee; Eisenman, Gehry e Libeskind col decostruttivismo riaffermavano invece, secondo Zevi, un’idea aperta e antidogmatica dell’architettura, derogante da ogni formalismo o canone stabilito nel passato. Avevano un nume tutelare in comune i postmoderni e i decostruttivisti, quel Philip Johnson che era stato, in gioventù, un esponente di spicco del modernismo americano, l’unico ad aver attraversato da protagonista tutte le fasi di sviluppo e di crisi del Novecento architettonico. Ma in realtà i due movimenti condividevano qualcosa di più specifico e determinante: la convinzione che da quel momento i vincoli modernisti non avevano più alcun senso, perché la tecnologia consentiva di dare briglia sciolta all’immaginazione. È così che Gehry ha eretto il suo monumento più celebrato, il Guggenheim di Bilbao (nella Biennale di oggi c’è il grande plastico della sua Concert Hall disneyana, che non è da meno quanto ad arditezze plastiche).
In definitiva, questa totale liberazione dal vincolo strutturale e funzionale ha fatto sì che l’architettura sia diventata un enorme territorio di sperimentazione immaginaria. Percorrendo le Corderie veneziane ti accorgi che l’edificio è diventato una sorta di Golem, un essere creato e vitalizzato dai poteri della mente umana, che esiste per se stesso, ovvero si autoriflette narcisisticamente, anche con una certa aggressività, e punta a stupire l’uomo che ormai contempla il suo gigante dal basso con l’orgoglio di tanto potere di cui sono cariche le sue mani. Qualcosa che non è più nemmeno il mito della torre di Babele (ai Giardini, nell’ex Padiglione Italia, Massimo Scolari ce ne propone una curiosa versione dove la torre è caduta a terra frantumandosi in tre tronconi), in quel simbolo la questione morale della sfida al potere divino aveva un sottofondo chiaro di consapevolezza dei rischi prometeici cui va incontro l’uomo. Oggi è il potere stesso dell’immaginazione che guida la mano di architetti sempre più succubi alle manie autorappresentative di una committenza, privata e pubblica, che ha fatto dell’architettura il suo più potente mezzo di espressione per intorpidire le masse.
I nomi di punta del gotha architettonico ci sono: Isozaki, Gehry, Coophimmelb(l)au, Zaha Hadid, Einseman, Roger, Tadao Ando, Dagmar Richter, Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Jean Nouvel, Alvaro Siza, Rafael Moneo, Daniel Libeskind... e accanto a loro altri studi prestigiosi che ci offrono un idioma senza centro coagulante. Dev’essere questa l’idea di metamorfosi che hanno i nostri architetti contemporanei: edifici che si spezzano, ribaltano allineamenti, scardinano simmetrie, si gonfiano come membrane elastiche, si scheggiano come specchi infranti, si distendono in vertiginose teorie curvilinee. Eppure non ti lasciano capire quale idea di uomo e di mondo custodiscano. Non hanno un vero rigore formale salvo una criptica lingua espressionista che ha illustri precursori (Scharoun, Taut, Mendelsohn), ma rispetto a questi manca di quella complessità interiore che, solitamente, scaturisce dalla soluzione di problemi ardui con una disponibilità di mezzi ridotta (il resto lo compensa il genio). Oggi invece abbiamo un eccesso di mezzi, e una certa facilità nella realizzazione di involucri che non sono molto diversi dalla Strada Novissima, soltanto che al formalismo storicista e passatista si sostituisca quello avveniristico. È il delirio dei mezzi che cancella da un lato il genio creativo, dall’altro livella l’espressività su una sorta di linguaggio internazionale a cui si deve sottostare per poter calcare le scene giuste. Di umano che cosa resta?

Metamorfosi e canone
Sarà poi vero – come sostiene Kurt Forster – che questi equilibrismi nello spazio non euclideo stanno dissolvendo la metrica vitruviana dell’architettura? C’è da sperare, piuttosto, il contrario, non nel senso del ritorno alle colonne e ai capitelli, ma di una nuova ricerca sul canone architettonico che non è affatto in contrasto con la necessaria metamorfosi che deve accompagnare ogni progetto. La deroga dalla norma diventa creativa soltanto se si riconosce alla norma stessa un valore di originaria necessità, rispetto alla quale si possono fare tutte le variazioni che servono per andare incontro all’uomo senza negare all’architettura quel principio di corrispondenza con la forma che si è inscritta nella psiche umana a partire da tempi immemorabili. La prevalenza dell’immaginazione sulla concretezza s’impone anche nell’allestimento che punta molto su disegni, foto più o meno piccole, plastici, qualche corredo artistico. Anche nel modo di fare le mostre d’architettura è necessaria una metamorfosi (concettuale) che renda meno tecnica e “disegnata” l’opera consentendone una esperienza più vicina e simile alla realtà. In definitiva, l’unico modo per capire l’architettura è starci dentro, e queste mostre – che aspirano a documentare l’avveniristico – risultano ormai sempre più datate nel progetto espositivo e non delineano scenari comprensibili (salvo il caos, che non è però il terreno ideale della metamorfosi)».


Metamorfosi e canone, nuova sensibilità: su questo abbiamo bisogno di riflettere per elaborare se necessario (e pare proprio che sia necessario, non solo per l’arte sacra) una proposta alternativa all’antitesi passatismo-modernismo.

mercoledì 20 maggio 2009

LA MINISTRA SPAGNOLA DELL'UGUAGLIANZA: "UN FETO AL TERZO MESE NON E' UN ESSERE UMANO"


Aido: "Un feto di 13 settimane è un essere vivente ma non un essere umano"

Il Ministro per le pari opportunità, Bibiana Aido, ha commentato in una intervista andata in onda su Cadena SER il progetto di legge sulla salute sessuale e riproduttiva e l'aborto affermando che un feto di 13 settimane di gestazione non è un essere umano. La ministra per l'Uguaglianza è stata interrogata da un ascoltatore che ha chiesto se un feto di tredici settimane, che è molto simile ad un bambino, ad un essere vivente, lo sia davvero, ha risposto: "Un essere vivente, ovviamente, ma è chiaro che non si può parlare di un essere umano perchè ciò non ha alcuna base scientifica".
Ha inoltre riconosciuto che il disegno di legge sulla salute sessuale e riproduttiva e l'aborto "implicano questioni morali che portano al bivio, ma il governo non è competente a livello dei sentimenti". Il Ministro per le pari opportunità ha dichiarato che quando si parla di aborto "si tratta di decisioni che riguardano la vita" e che il governo dovrebbe concentrarsi sulla "garanzia della certezza del diritto". D'altro canto, ha lamentato il "pellegrinaggio" per ottenere la pillola del giorno dopo e ha ribadito che sarebbe più conveniente espanderla in tutto il territorio, come in Andalusia, dove i centri di salute somministrato il farmaco gratuitamente.

Tuttavia, la Aido ha promesso che "da parte del Ministero delle pari opportunità sarà dato un maggiore accesso alla contraccezione" e ha insistito sul fatto che la pillola del giorno dopo non è un metodo, ma un ' "emergenza". Bibiana Aidoo ha definito questo progetto uno dei "più emozionanti" tra quelli ai quali lavora il suo team, ovvero la legge sulla parità di trattamento e ha garantito che il testo non è stato ancora varato e si prevede un processo di ascolto per i gruppi che vengono discriminati. "L'obiettivo è quello di evitare che qualcuno, per motivi di sesso, età, disabilità o religione venga discriminato", ha concluso.
Inoltre, la Aido ha fatto notare che resta ancora molto da fare prima che il Parlamento giudichi se la legge sul diritto di interruzione della gravidanza si "qualificata" o meno a trattare questioni come la prima informazione ai genitori in caso di aborto di un bambino.
Nel commento prima di prendere parte a una convegno sull'occupazione giovanile, Aido ha risposto così quando le è stato chiesto si rispondere alle dichiarazioni del ministro dello Sviluppo, Jose Blanco, che aveva affermato che "tutto è possibile" e che nell'iter parlamentare "si può dare spazio a tutto". Il ministro ha sottolineato che fissare l'età di 16 anni, per avere aborti senza il consenso dei genitori "è solo lo spirito e il fondamento" del testo approvato dal sottocomitato del Congresso che ha studiato legge di riforma. Secondo la Aidoo infatti, mettendo il limite di soli 16 anni si è cercato di equiparare la decisione di interrompere la gravidanza a qualsiasi altro intervento medico.

Tratto dall'Agenzia di informazione ABC - Copyright ABC.es

La Spagna è in una morsa di satanismo compiaciuto ed evidente. L'arroganza ed il cinismo, la brutalità ideologica con cui vengono applicate leggi e visioni del mondo anticristiane non hanno paragoni nella storia di questa grande nazione. Chi reagisce? I cattolici sono considerati alla stregua di minorati mentali, disprezzati con l'alterigia e la presunzione di chi crede di possedere la verità ed il diritto, con la spocchia dei tanti piccoli Odifreddi prodotti in serie come polli in batteria dalla cultura del nichilismo anticristiano.
Un feto al terzo mese non è un essere umano? E cos'è forse? Un'ameba? Una spugna?
La ministra è sposata, ha figli? Sa cosa vuol dire avere un figlio? Ma questa gente da dove proviene? Sembrano tutti prodotti in fabbrica, personaggi fuoriusciti dal Mondo Nuovo di Aldous Huxley!!!
E che dire del resto della Spagna? Solo nei giorni scorsi la Regina Sofia ha partecipato alla riunione del Bilderberg a Voula, sobborgo sudorientale di Atene. Regnanti ormai senza spina dorsale! Questo è il blog della Aido: www.bibianaaido.wordpress.com fatene quel che volete! Notate però la statua alla destra della sua foto, con la data della costituzione massonica del 1812, la costituzione di Cadice.

lunedì 18 maggio 2009

FINI E L'APOLOGIA DEL LAICISMO: CHE BARBA, CHE NOIA!

di Francesco Colafemmina

L'On. Gianfranco Fini ha ormai da tempo indossato il grembiulino. Complimenti!
Ognuno di noi può esser libero di condividere gli insegnamenti della sua Chiesa preferita. Noi condividiamo quelli della Chiesa Cattolica, lui quelli della Chiesa Massonica. Perchè scandalizzarsi di ciò?
Il percorso iniziatico di Gianfranco Fini è stato lento e obliquo. Difficile per l'ex presidente di AN cedere d'un tratto alle lusinghe di squadra e compasso. Eppure il potere attende i vittoriosi figli della vedova. Così, la sua appartenenza data almeno 2004, anno in cui viene nominato Ministro degli Affari Esteri, carica notoriamente riservata alla nota associazione filantropica.

E cominciano a farsi sentire le sue "stonature". Stonature chiaramente collegate al suo passato di leader del MSI prima e della moderata AN dopo. Un partito che si richiamava apertamente ai valori cristiani, al fondamento etico e culturale della nostra Nazione (Nazione? Quale Nazione?).
Così nel 2005 Fini ha dichiarato guerra alla Chiesa Cattolica mostrandosi assolutamente contrario all'astensionismo per il referendum sulla fecondazione assistita. E non si è nascosto dietro il paravento dell'obbligo di voto, ma ha proprio fatto una scelta di campo, appoggiando la fecondazione assistita e andando contro quanto previsto dalla Legge 40. Quattro anni dopo la Consulta (grande garante del laicismo e delle sentenze insensate e tardive, ma composta da gente che viene da noi pagata a partire dai 400.000 € annui per il Presidente, per finire ai 28.000 € mese per i componenti), gli ha dato ragione almeno su un punto. E Fini è subito intervenuto: "una legge basata su dogmi etico-religiosi è sempre suscettibile di censura di costituzionalità".
Quindi con ciò il Presidente ha escluso l'ipotesi che la "costituzione" sia un dogma laico e fondato sul nulla o meglio sull'imbecillità dei cittadini...(Ci ripensi Presidente!).
Ma l'offensiva anticlericale molto stilosa, garbata, raffinata, quasi felpata, non si è fermata qui. Ha preso altre strade: quelle dell'antisemitismo. Accusare la Chiesa Cattolica di antisemitismo è uno sport universale. Forse fra qualche anno vedremo un gruppo di alieni provenire da una galassia lontana per dirci che i Cattolici sono antisemiti! Così il Presidente non ha mancato di esprimere la sua indignazione ed il suo monito molto politically correct: "C’è da chiedersi perché la società italiana si sua adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, e duole dirlo, da parte della Chiesa Cattolica". Per poi aggiungere: "Dobbiamo mantenere sempre desta e vigile la coscienza dei cittadini. Una democrazia vigile e attenta deve saper contrastare con efficacia l’antisemitismo nelle vecchie e nuove forme ideologiche che questo oggi assume". Vigiliamo, don't warry mr President!
Poi è venuto il giorno in cui AN è entrata nel PDL. E l'oracolo ha parlato: "Et in cauda venenum...Siamo sicuri che il testo approvato al Senato sia laico? Quando si impone un precetto per legge, siamo più vicini allo Stato etico che allo Stato laico". Il riferimento era al testo sul testamento biologico, ovvero su quel pezzo di carta con cui ci si condanna a una strana morte per paura della mancanza di salute.
Qualche giorno fa, sempre sulla stessa scia, dopo aver ricevuto delegazioni di vari movimenti omosessuali ha affermato: "Vi invito a un approccio graduale e non massimalista. Iniziamo a far capire che al centro della questione c'è la dignità della persona umana". Ed ha specificato: ""Il problema è che in Italia c'è una scarsa consapevolezza su questi temi, dobbiamo colmare questi ritardi".
Dunque in quest'Italia ritardata abbiamo finalmente un baluardo del laicismo trionfante, con tanto di cazzuola e compasso! Che avanzamento!
Veniamo quindi a quanto detto oggi da Fini a Monopoli: "Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso". Dunque la solita solfa della politica italiana asservita al Vaticano. Il solito pannelliano "no vatican, no taliban!"! Ma che barba che noia!
Possibile che il laicismo sappia solo offrire predicozzi paludati e altisonanti alla massa non iniziata e tuttavia doverosamente ammaestrata dai seguaci dell'anticlericalismo postrivoluzionario? Possibile che in trecento anni questa organizzazione non sia riuscita a produrre nulla di concreto se non consorterie e ammaestramenti moralistici (perchè di questo si tratta)? E tutto ciò proviene da gente che partecipa a riti ridicoli e segreti, zeppi di corbellerie alla "Codice da Vinci", roba da ragazzini con la mania dell'esoterismo!

Presidente Fini, almeno non sia così autoreferenziale. Ci dica qual è il suo modello di Stato, cosa intende lei per laicismo e laicità - parole abusate e senza senso, vuoti simulacri di un nulla da riempire di potere -! Dov'è finita la destra che vantava valori e radici? E' tutto annullato nel velinismo da una parte e nel grembiulinismo dall'altra? E perchè ritiene opportuno e quasi scontato dovere morale quello di moralizzare (in base al suo dogma che però i suoi confratelli non chiamano mai con tal nome) il popolo italiano, asservendolo agli ideali ambigui ed equivoci della Libertà, Uguaglianza e Fratellanza?
Certo la Chiesa si è data da fare per tirarsi addosso gli strali di tutti... e l'operazione "Vaticano S.p.A." è una chiara operazione "8 x mille", ovvero un tentativo di indebolire anche finanziariamente una Chiesa Cattolica sempre più in difficoltà mediatica. Ma la Chiesa ancorchè fatta di gerarchie è costituita di uomini e donne per lo più silenziosi. Vive nei cuori e nelle piccole delicatezze quotidiane. Vive nel sacrificio di migliaia di sacerdoti, di suore, di religiosi, che animano il Corpo Mistico di Gesù. Costoro non pensano affatto alle sottili e artificiose differenze fra Stato Etico e Stato Laico, costoro sono animati dall'amore per i piccoli, non per i potenti, non per le ideologie vane e mutevoli (Fini ne è esperto).
Questo Corpo Mistico di Cristo vive e riposa fra le strade delle nostre città, vive ed anima ancora questa Nazione al capolinea. Preghiamo perchè la Sua voce possa udirsi anche nel silenzio delle anime che offuscate dai miraggi del potere ne ignorano il valore salvifico per l'intera umanità.

SHAME ON YOU, MR. PRESIDENT!

Come già segnalato sul sito di Paolo Rodari, vi mostriamo le immagini di Padre Norman Weslin, battagliero prete antiabortista, arrestato dinanzi alla Notre Dame University, durante la visita-fiasco del presidente abortista Obama. Immagini da meditare! Padre Weslin è stato anche processato a Los Angeles nel 2007 per aver pregato dinanzi ad un consultorio abortista scongiurando le mamme di salvare i loro figli. Questa è la Chiesa che ci piace, fiera e sofferente, umiliata dal mondo e mai in combutta con esso, viva come il Mistero di Cristo sulla Croce!

DOMENICA 24 MAGGIO SANTA MESSA SECONDO IL RITO TRIDENTINO A BARI

- Padre Pio ha sempre celebrato secondo il Rito Antico in tutta la sua santa esistenza -

Domenica 24 Maggio, Festa dell'Ascensione, si celebrerà la Santa Messa secondo il Rito Tridentino presso la chiesa di S. Giuseppe nella città vecchia di Bari alle ore 11.00

LA CEI APRE AI FILM SU OMOSESSUALITA', EUTANASIA ETC.

di Francesco Colafemmina

Leggiamo su Panorama di questa settimana a pagina 38 che don Dario Viganò, presidente della Fondazione Ente per lo Spettacolo, nonchè della Commissione Nazionale Valutazione Film della Cei, ha autorizzato la proiezione nelle sale parrocchiali di pellicole che parlano di omossessualità, eutanasia, crisi della fede, quali Brokeback Mountain, In memoria di me, Million dollar baby, Diverso da chi?.
Una domanda sorge spontanea: possibile che su Rai Due il film Brokeback Mountain sia stato inizialmente censurato ed epurato delle scene più squallide, per poi essere ritrasmesso in seconda serata nel marzo scorso e adesso la Cei ne autorizza la visione nelle sale parrocchiali? Forse la Rai è più sensibile della Cei alle tematiche da proiettare sullo schermo?
Fatto sta che a quanto pare la cultura gay è di moda nel mondo ecclesiale (e forse non è un caso). Addirittura adesso si promuovono incontri di preghiera fra cattolici e anglicani (noti per le loro aperture) e veglie in onore delle vittime dell'omofobia! E questa è solo una goccia nel mare dell'omofilia più che dell'omofobia. Lo sdoganamento è un'opera lenta ma graduale che va applicata in maniera anodina agli argomenti che più accorano l'autoreferenzialità di alcune figure. Perchè non ricordare a tal proposito una vasta operazione nata in quel di Milano alla fine degli anni novanta e allora ben sponsorizzata?
E che dire dell'eutanasia? Discutiamone, si, e lasciamo che le sale parrocchiali si infestino di volonterosi pannelliani! Ma forse è meglio così. La chiesa è oggi "adulta", emancipata, libera. Apre dibattiti, discussioni eminenti su tematiche che solo pochi anni fa erano un tabù. Accetta l'evoluzionismo biologico (non darwiniano), crede nell'esistenza degli UFO (e ogni tanto ne fa atterrare qualcuno progettato dall'architetto svizzero Botta)... cosa si può volere di più? Un lucano? No, neanche quello. I lucani hanno già fatto abbastanza danni (vedi lo sconcertante volume "Vaticano S.p.A." appena uscito in libreria). La mondanizzazione è al completo.
Una Chiesa che sotto la scusa del confronto si piega al mondo e prima di aver chiara la propria identità si affretta a prostituirla con le lobby più scatenate è ormai un rottame autoreferenziale che solo la preghiera di molti laici e sacerdoti silenziosi potrà salvare da se stessa. E quest'ultimo piccolo fenomeno italico cinematologico è solo l'ennesima conferma del fatto che i fedeli sono spesso considerati degli "utili idioti" da certa gerarchia che tenta di imporre nella Chiesa elementi di una cultura estranea e deviante, facendoli passare per fondamentali espressioni di una modernità matura. E con ciò non parliamo solo di film, bensì di arte, architettura et cetera. Sempre imposti dall'alto, con la spocchia di un intellettualismo illuminato in grado di decidere cosa è meglio per le pecorelle del gregge di Dio, senza alcun rispetto per ciò che sostanzia la Chiesa ovvero la fede e la tradizione. A questo punto inutile prendersela con Dan Brown e Ron Howard: forse i loro film saranno delle emerite idiozie ma almeno sono divertenti!

venerdì 15 maggio 2009

"ANGELI E DEMONI": UNA RECENSIONE DIVERTITA


di Francesco Colafemmina

Un pout-pourri del mistero esoterico-ecclesiastico. Anticlericale? Forse, ma non quanto paventato da molti censori cattolici. Così si presenta ai nostri occhi il film Angeli e Demoni, ultima prodezza del regista Ron Howard.
Il racconto del presunto ritorno della setta secentesca degli "Illuminati", con la sua minaccia di distruggere la Chiesa Cattolica, uccidendo l'intero collegio cardinalizio, è una vicenda avvincente, un thriller dai ritmi incalzanti con qualche lieve venatura di anticlericalismo di maniera.

Partendo da quest'ultimo punto il film cerca di riprodurre la lotta apocalittica tra scienza e fede, dove la fede ed il Cattolicesimo sembrano divisi tra progressisti scientisti (i quali ritengono che la scienza sia soltanto un altro metodo per conoscere Dio) e oscurantisti radicali che tentano di annientare i tentativi di appaisement dei primi.
Questa divisione, questo conflitto interno alla Chiesa non è tanto una creazione di fantasia quanto piuttosto una precisa - per quanto sfocata imprecisa e talvolta magnanima - descrizione di reali tensioni vissute dalla Chiesa Cattolica.
Nel film i progressisti sono i Papi. L'ultimo Papa, Pio XVI, è un progressista amabile ed anziano, dai tratti simili a quelli di Giovanni Paolo II. Il Pontefice osannato e di larghe vedute cerca di annunciare al mondo la complementarità tra scienza e fede in contemporanea con la sperimentazione del CERN di Ginevra che sta per isolare l'antimateria. La scoperta del bosone di Higgs, impropriamente chiamato "la particella di Dio", ovvero l'ultimo elemento del modello della fisica delle particelle. Questa particella - sempre ipotizzata in base ad uno schema matematico - la cui esistenza non è mai stata dimostrata, è alla base del thriller clerical-scientifico tratto dal romanzo di Dan Brown.

Se si segue la parte "clerical" del film, ci si rende conto di innumerevoli errori ed anacronismi, in parte dovuti al contenuto del romanzo, in parte all'approssimazione della dimensione filmica. Il camerlengo ad esempio è il segretario del Papa - un semplice monsignore - mentre nella realtà deve essere un cardinale. Anche l'abbigliamento del segretario del Papa è inusuale: talare con mozzetta nera. Ciò detto, il compiacimento nella descrizione del conclave e la rievocazione dei funerali di Papa Giovanni Paolo II è evidente. D'altra parte soprattutto gli statunitesi sono affascinati dall'antico rituale delle elezioni papali e il film si sofferma ampiamente e minuziosamente sui dettagli (spesso erronei) del rituale. Una profonda incongruenza ed un anacronismo storico è quello su cui si basa l'intera vicenda: il rapimento dei cardinali "preferiti". Sappiamo perfettamente che queste figure di candidati al Soglio di Pietro non esistono nella Chiesa Cattolica e basterebbe solo questo a squalificare la qualità della trama. Senza la presenza di queste quattro figure di porporati, infatti, il percorso alla ricerca della "chiesa dell'Illuminazione" non avrebbe alcun senso.
La pellicola però punta tutto sulla fantasia scenografica, sulla solennità dei luoghi e la descrizione di un Vaticano misterioso, sospeso fra l'ipertecnologica ed improbabile biblioteca vaticana e la figura medievale (e realmente esistente) del clavario. Proprio questo aspetto è una delle ragioni del suo fascino. Sappiamo perfettamente che la Chiesa Cattolica è l'unica istituzione occidentale a durare da quasi duemila anni, con i suoi rituali, le sue pratiche stratificate nei secoli, l'aura di mistero che circonda inevitabilmente la sede del suo Capo spirituale. Tutto ciò indica un concreto stupore anche dinanzi al Mistero della fede sulla quale vive la Chiesa stessa. Uno stupore che il regista e prima di lui lo stesso Dan Brown mostrano unito ad una forma di deteriore invidia per il "potere", alla cui logica sembrano ridotte le azioni principali della gerarchia ecclesiastica. Forse non sanno la ragione stessa di quel rosso cardinalizio, indice dell'apertura al sacrificio dell'intera gerarchia. E non sanno che quanto più la Chiesa è perseguitata, tanto più essa storicamente riesce a trionfare.

Ma è proprio qui che lo spettatore non deve ingannarsi. La storia è in fondo totalmente ecclesiocentrica. Il nemico - lo si scoprirà soltanto alla fine - è interno al Vaticano ed è asservito alla logica del potere imposto attraverso il terrore e l'omicidio e gestito per mezzo del denaro. Quella degli Illuminati è quindi una storia posticcia, la riesumazione di una antica (e peraltro cronologicamente mal collocata) setta illuminista (della quale non hanno mai fatto parte nella realtà nè Bernini, nè Galileo).
L'allusione evidente - e sempre cara a certa massoneria - è invece alle leggende collegate alla morte di Giovanni Paolo I. Parlo di leggende non perchè effettivamente si tratti solo di mitologia, quanto piuttosto perchè la mitologia vuol fare di quel venerando Papa un martire dell'oscurantismo e delle mafie interne al Vaticano e dipingerlo come un progressista "illuminato" stroncato proprio mentre si accingeva a riforme radicali. Nel film e nel romanzo il Papa Pio XVI è infatti ucciso con una dose letale di eparina, lo stesso ingrediente citato nell'approfondito saggio di David Yallop "nel nome di Dio". Il papa del film viene comunque ammazzato perchè pronto a dichiarare una tregua alla scienza, vedendola semplicemente come una forma alternativa di raggiungimento del divino (secondo la concezione galileiana). Un'idea che però non viene approfondita rispetto al tentativo della scienza non solo di conoscere il divino, bensì di sostituirsi ad esso e di manipolare la creazione a fini puramente umani ed ingiusti (vedi polemica sulle staminali marginalmente sfiorata nel film).

Dunque un film sull'oscurantismo montante di una Chiesa che ambisce a mantenere viva la lotta allo scientismo? Non proprio. Più che altro il film descrive l'ambizione di un solo uomo che, pur di ottenere il suo scopo (il papato), è disposto ad usare i mezzi più vili. La Chiesa invece sembra anche nel film riuscire a sopravvivere a tutto ed essere sempre pronta a conciliare e pacificare i conflitti di una umanità deteriore. Le ultime parole del cardinale Strauss sono emblematiche allorchè afferma che il male può esserci anche nella Chiesa visto che quest'ultima, seppur divina, è fatta di semplici uomini.
E infatti qualche uomo di Chiesa stava per aiutare il "diabolico" team di Ron Howard, Dan Brown e Tom Hanks, a servirsi delle chiese di Roma e del Vaticano quali scenografie del film. Il Vaticano però ha espresso un secco e doveroso rifiuto ma il team non si è arreso ed ha sguinzagliato decine di assistenti che muniti di telecamere si sono mescolati ai pellegrini ed hanno ripreso piazza San Pietro e la Basilica da varie angolature, garantendo la ricostruzione al computer delle magnifiche ambientazioni vaticane. L'uomo che allora stava per aiutare il team era il Card. Wetter, invitato a cena presso la sede degli Illuminati di Baviera, in P.zza di Spagna, 35 dall'ex Gran Maestro Di Bernardo nel 2007. Alla cena - che fu poi riproposta in una sconosciuta località svizzera - avrebbero partecipato anche Murdock e figlio.

Quindi, in conclusione, possiamo solo dire che l'organizzato team dotato di grembiulino, non è riuscito a produrre una grande opera di pubblicistica anticlerical massonica. Piuttosto ha prodotto un film divertente, sgangherato, iperbolico, ma tutto sommato gustoso, che invece di incriminare la Chiesa, finisce per esaltare l'opera misteriosa dello Spirito Santo che sconfigge i malvagi e fa sempre trionfare il Corpo Mistico di Cristo.
Una nota finale per gli scientisti anticlericali: non sarà forse un po' retrogrado pensare alla Chiesa come al luogo in cui la scienza è negata e vedere in essa soltanto la verità in grado di rendere autorevole anche la fede cristiana? Sotto questo profilo infatti sia Dan Brown sia Ron Howard, sia i loro fratelli in grembiulino dovrebbero aggiornarsi. Non siamo più nell'ottocento positivista e scientista e forse non ci sono più coscienze da illuminare con la scienza e la tecnologia. L'uomo di oggi ha bisogno di fede e mistero e siamo certi che se gli illuminati creatori di questo film non si fossero serviti del mistero e della fede custoditi dal Papato, dal Vaticano e dalla storia del Cattolicesimo, le sale cinematografiche sarebbero rimaste pressochè vuote almeno quanto le loro estrose zucche!

mercoledì 13 maggio 2009

L’ARTE: PEDAGOGA NELL'INIZIAZIONE ALLA FEDE E ALLA LITURGIA


di Gaetano Schiraldi

La recente e graduale rivalutazione dei beni culturali di varie istituzioni che si và affermando a partire dagli anni Novanta è alla base di rinnovate riflessioni, frutto dell’osservazione e dell’approfondimento storico, artistico ed antropologico.
La proliferazione di musei, sia civili che ecclesiastici, di biblioteche, di pubblicazioni scientifiche su argomenti storici, artistici, archivistici e biblioteconomici è conseguenza felice di tali approfondimenti ed un elemento fondamentali per suscitano la riflessione e aprire al dialogo e al confronto.
Oggi visitare un museo vuol dire mettersi alla scuola di una cultura, di una tradizione, di un modo di pensare, di vivere. Entrare in un museo dovrebbe essere non un semplice guardare o vedere, bensì immergersi in una realtà, apparentemente estranea a noi, ma che ci appartiene in modo profondo, quasi in modo ontologico. Il museo non è un deposito, cioè un luogo in cui si sistemano più o meno finemente opere di un certo valore artistico, ma è un depositum, inteso nel senso cristiano, cioè come testimone avente in se contenuti di una certa importanza: testimone dei tempi passati, testimone nella corsa culturale della vita intellettuale dell’uomo.
I musei, le chiese, le biblioteche, gli archivi custodiscono testimonianze di tempi passati, ma costituiscono il mezzo con cui si trasmette il depositum, il testimone di una determinata tipologia di cultura. E negli ultimi anni la fioritura di musei, archivi e biblioteche di carattere ecclesiastico o religioso è stato l’input per nuove riflessioni ed approfondimenti sull’arte nelle sue diverse espressioni e in primo luogo quale pedagogia dell’iniziazione dei cristiani alla fede e alla liturgia. In effetti, le realtà cui abbiamo fatto cenno, senza nulla togliere ai monumenti in quanto tali di carattere religioso, costituiscono i mezzi con cui la chiesa si è fatta mater et magistra sapiente per la catechizzazione dei suoi figli. Si pensi, ad esempio, alla bellezza con cui si presentava la vita del Cristo ai fedeli per mezzo degli elementi scultorei del portale della cattedrale di Altamura: una vera catechesi impressa nella pietra. O si tengano presenti gli splendidi rotoli pergamenacei di Exultet delle cattedrali di Troia e Bari, per rimanere in ambito pugliese. Oppure i vari codici liturgici che sono stati prodotti lungo la storia per la decorosa celebrazione liturgica. È evidente che non si devono trascurare le varie opere d’arte presenti nelle chiese. Si pensi ai mosaici absidali di Sant’Apollinare in Classe di Ravenna. Gli esempi possono essere davvero infiniti.
Un dato è chiaro: l’arte è pedagoga per il cristiano e l’accompagna mano nella mano nella comprensione dei misteri della fede e l’introduce nell’azione di Cristo e della Chiesa, che è la liturgia, realtà antica e sempre nuova, che è storia, cultura e tradizione, ma soprattutto vita. La liturgia nella trasmissione della fede si serve dell’arte; è tramite questa dimensione della cultura dell’uomo che la liturgia continua ad esprimere la sua antica vitalità.
La liturgia è portatrice di cultura; essa trasmette tradizioni culturali di antica origine che fanno parte dell’identità stessa dell’uomo. Questo se si guarda alla liturgia da un punto di vista prettamente storico e sociologico. Ma la liturgia è introduzione alla fede, accompagnata e sostenuta dall’arte; essa rende visibile e concreta l’immagine del Divino. La liturgia si serve dell’arte per l’opera catechizzatrice e con il suo ausilio rende, per dirla con Schelling, finito ciò che è Infinito.
L’arte accompagna il cristiano alla comprensione dei misteri di Cristo offrendone plastici esempi. Nell’opera d’arte il fedele può leggere ciò che Gesù ha fatto e detto, ciò che i Santi hanno operato, mossi dall’amore per Cristo e la Chiesa. Nelle varie realizzazioni artistiche splende la bellezza del mistero di Cristo. L’opera d’arte comunica all’osservatore non solo il contesto storico-culturale in cui è stata realizzata, la tecnica adottata dall’autore, la sua formazione culturale e religiosa, ma traspare l’insegnamento che Gesù, per mezzo della Chiesa, ha dato per un itinerario di fede verso la santità.
La bellezza artistica risalta nelle statue, negli altari, nei libri e codici liturgici, nei paramenti, nei vasi liturgici, e soprattutto nella forma dell’edificio-chiesa. La struttura della chiesa un tempo esprimeva un preciso messaggio catechetico. Si pensi, in ambito pugliese, alla cattedrale romanica di Trani, alla iconologia della facciata della cattedrale di Troia, a quella presente nella zona absidale esterna del duomo di Bari.
La Chiesa ha fatto suo il mezzo dell’arte per far cogliere al credente nell’arte stessa il Bello, un concetto che riunisce in sé nello stesso tempo la persona e la cosa, cioè il contenente e il contenuto. E questa operazione è stata sempre viva nei secoli e carica di significato teologico e liturgico. Questo modus agendi della Chiesa per la cura animarum ha assunto sempre più un valore pedagogico date le varie situazioni storiche in cui la Chiesa è venuta formandosi ed arricchendosi. Una strategia pastorale e mistagogica diretta al cristiano in cammino; una tipologia che si è andata consolidando ed istituzionalizzando sempre più fino ad inculturarsi nella vita di fede della comunità. L’uso dell’arte nella liturgia per la maggiore comprensione dei fedeli è divenuta tradizione, ossia una realtà viva che si trasmette (tradere) con tutte le sue caratteristiche e proprietà. Molti vanno affermando la positività di un’innovazione della tradizione o delle tradizioni. A questi rispondiamo con sincera convinzione che l’innovazione non costituisce un fattore estrinseco alla tradizione. La tradizione non và giudicata per i caratteri esterni che, nonostante le numerose critiche, costituiscono una testimonianza di un determinato periodo storico, di una certa cultura. La tradizione va innovata, ma dall’interno. È lo spirito che sta nella tradizione a dover essere mutato e ricaricato di nuove significazioni. Una riflessione terminologica circa questo argomento può chiarire meglio l’idea: in-novare, ossia far nuovo (novare) dal di dentro o dentro (in). In questo sta il senso dell’innovazione. Se si guarda all’arte con tale ottica vediamo che le innovazioni proposte nei tempi antichi aiutavano il fedele ad entrare nello spirito della liturgia. Ai nostri giorni invece l’innovazione attuata nelle nuove chiese introduce il fedele nel mistero? Quale la motivazione di questa mancanza di cui il fedele del terzo millennio sente terribilmente il peso? Evidentemente si è erroneamente confuso il concetto di tradizione con quello di innovazione o creatività. Ciò sta alla base di questa totale confusione che oggi si vede qua e la.
La nascita di nuove congregazioni di stampo “tradizionale”, di associazioni di fedeli che hanno fatto scelte di vita radicali, di un “ritorno” al canto e alla liturgia gregoriani sono indice di una reazione a questa confusione che si è sollevata e diffusa tra tradizione e innovazione. Il fedele si è reso conto che l’arte per la liturgia, finalizzata alla comunità, non invita più alla contemplazione del Bello, alla rivelazione seppure minima del Divino.
Per tale motivazione ci sembra necessario un certo metodo di “conservazione” (cum-servare), che non è certamente “conservatorismo”, dell’arte per la liturgia. In questo senso “conservare” viene letto in un’altra accezione: «conservare è il verbo che salva il passato, che preserva la gratitudine, che fa della memoria un albero ricco di frutti, del cuore un archivio di grazia». Lo spirito della liturgia ci spinge a “conservare” e tutelare la bellezza dell’azione del popolo «per lasciarsi inserire in qualcosa più grande dell’istante».

SANCTA VIRGO FATIMAE


Beata Vergine Maria di Fatima

Mira il tuo popolo, bella Signora,
che pien di giubilo oggi ti onora.
Anch’io festevole corro ai tuoi piè:
o Santa Vergine prega per me.

Il pietosissimo tuo dolce cuore
è refrigerio al peccatore.
Tesori e grazie racchiude in sé;
o Santa Vergine prega per me.

In questa misera valle infelice
tutti t’invocano Consolatrice.
Questo bel titolo, conviene a Te,
o Santa Vergine prega per me.
j
Pietosissima mostrati con l’alma mia
Madre dei miseri, Santa Maria.
Madre più tenera di Te non v’è;
o Santa Vergine prega per me.
h
Domine Iesu,dimitte nobis debita nostra,salva nos ab igne inferiori, perduc in caelum omnes animas, praesertim eas, quae misericordiae tuae maxime indigent.

martedì 12 maggio 2009

SECONDO - E ULTIMO - ROUND KIKIANO


Gentile Signor Colafemmina,

Solo ora leggo la sua risposta alla mia mail.

Mi compiaccio per i suoi titoli!!Evidentemente la fanno sentire tanto "competente" da giustificare il suo tono e i suoi attacchi. Se può interessarla mi risulta che Kiko sia laureato in belle arti. E' un pittore di professione oltre che un docente di disegno. Non mi sembra sia uno sprovveduto non crede? Le ricordo poi che non ci sono "confratelli"come dice "beandosi" nel suo intervento ma fratelli nella fede cattolica, che sono anche suoi fratelli!!
Nelle sua parole mi sembra di scorgere compiacimento nel fatto di aver "provocato",con il suo articolo,"irritazione":Le chiedo:Ne va fiero?
Mi creda il panteismo non c'entra proprio nulla!!Ritengo abbia preso una svista.Si convinca è fuori strada!
Mi dispiace dirlo ma il suo intervento ha tutte le caratteristiche di un attacco ideologico!! del tutto insincero.E questo rattrista!Afferma che ha voluto confutare la bellezza presunta della chiesa di Prato Fiorito.Ne ha tutto il diritto,la bellezza è qualcosa di soggettivo e personale.Mi sembra però un discorso poco sincero un attacco a "prescindere"!!!
Lei stesso riconosce di ignorare Kiko e suppongo che ignori anche il Cammino Neocatecumenale!Le chiedo:Non sarebbe stato più giusto essere più prudenti?Mi sembra di aver capito che ritiene ci sia una lobby di architetti.Non li paga certo Kiko!Nè è lui a costruire chiese!ILe sue comunque mi sembrano affermazioni molto discutibili di cui si assume tutta la responsabilità. Si cimenta in un analisi del volto di Cristo dipinto di Kiko.Le chiedo:Per dimostrare cosa?Vorrei domandarle ancora una volta visto che non ha risposto:Crede che Kiko usi l'immagine del volto di Cristo per esercitare un plagio sulle persone?
Questo quello che sostengono i suoi amici amministratori del blog"La verità sul Cammino Neocatecumenale"che le hanno fatto questa segnalazione .
Trovo bizzarro che mi chieda prove quando e lei a dover dimostrare le sue "teorie".Circa le mie ultime affermazioni la invito a consultare Mons. Juan Arrieta.E comunque vorrei precisare che lei ha parlato di settarismo .Il Cammino secondo lei sarebbe una "setta".Se asserisce ciò,a mio modo di vedere, fa un' affermazione gravissima perchè intacca l' Infallibilità e l'autorevolezza del Papa e della Chiesa.Come le ho detto il Cammino Neocatecumenale è stato dotato,di personalità giuridica pubblica.Secondo il Diritto Canonico la personalità giuridica pubblica indica anzitutto "particolare autorevo
lezza ecclesiale".inoltre indica che tale realtà agisce e si esprime non a titolo personale ma a nome della Chiesa.In parole povere significa che Il Cammino viene impartito e agisce a nome e con l'autorità della Chiesa non di Kiko.La prego di informarsi da un canonista!Attaccando il Cammino quindi e affermando che sia una setta attacca la Chiesa stessa.Non mi dilungo nel ricordarle i tanti attestati di stima,di cui l'ultimo è quello di Papa Benedetto XVI° lo scorso 10 gennaio e di tanti Vescovi e prelati. Mi permetta di rimbalzarle la domanda : Lei crede che il Cammino sia parte della Chiesa o pensa sia una setta?

Lara Cambiaghi

RISPOSTA:

Cara Laura,

grazie per questo suo contributo alla libertà d'espressione. Kiko Arguello sarà anche professore di belle arti, tuttavia i miei rilievi non sono sulla sua bravura ma sulla possibilità che il volto di Cristo delle sue icone sia misteriosamente simile al suo. Forse quando si guarda allo specchio si piace e immagina la bellezza di Cristo simile alla sua... de gustibus! Non ho detto comunque che Kiko vuole esercitare potere sulle persone, ma magari se avesse letto meglio la mia risposta lo avrebbe capito.

Mons. Arrieta specifica nelle annotazioni canoniche - come da me già indicato - : "Ciò che contiene lo Statuto del Cammino, e ciò che approva adesso la Santa Sede, non è un’associazione di persone, né un “movimento ecclesiale” di fedeli. La Chiesa ha dato la sua approvazione non a ciò che solitamente potrebbe denominarsi una “aggregazione di persone”, bensì ad un “metodo di formazione cattolica”, sebbene l’approvazione da parte dell’autorità ecclesiastica del metodo e dei contenuti impegni in modo riflesso quanti propongono o ricevono tali mezzi a rispettare le relative regole, senza creare tra di loro alcun legame associativo, come accade con tutta normalità tra i compagni di scuola o i colleghi dell’università. Soltanto in questo senso può interpretarsi il termine “neocatecumeni” usato in riferimento alle persone che “propongono” il Cammino o che “fanno” il Cammino." E aggiunge: "Ciò che in questo caso riceve personalità giuridica pubblica nella Chiesa è propriamente l’itinerario di formazione cattolica, cioè, il metodo di catecumenato post-battesimale che gli Statuti descrivono."

Quindi senza tema di smentita le ribadisco che la Santa Sede approva un metodo educativo alla fede cattolica. Il metodo esemplificato dagli Statuti. Non approva necessariamente il contenuto dottrinale di tale metodo, nè tantomeno riconosce una Chiesa nella Chiesa. Le rammento che il Santo Padre lo scorso 10 gennaio ha pregato il Cammino di essere fedele alle direttive dei vescovi e di ambire all'unità della Chiesa, forse consapevole delle esigenze "settarie" del Cammino stesso. Ad esempio se io le chiedessi di partecipare ad una vostra celebrazione del sabato senza voler con questo aderire al cammino lei mi farebbe partecipare?
Se io volessi conoscere le catechesi del Cammino, così per mia cultura personale, lei me le farebbe leggere da qualche parte?
Ad ogni modo se lei ha opinioni differenti dalle mie e se ne è capace, apra un blog e ci scriva le sue opinioni. E' inutile criticare o censurare chi la pensa diversamente, soprattutto se non c'è disponibilità al dialogo e si immaginano complotti ai danni del Cammino Neocatecumenale. Ciò detto le confermo che quanto da me scritto sul blog che curo è mia personale riflessione e se ci sono altri blog che giungono a conclusioni simili alle mie, significa che ci sono teste pensanti che riflettono e scrivono.

Se poi crede di fare la sofista di scuola gorgiana, spaventandomi con lo spauracchio dell'infallibilità, le faccio notare che il magistero petrino è infallibile e di sicuro le opere di pseudo arte del signor Arguello non sono parte del magistero petrino dunque sono fallibili. E anche i contenuti del Cammino sono fallibili in quanto umani.
Ciò detto se ha da dire qualcosa risponda nel merito senza assumere toni inquisitori e oscurantisti. La libertà di pensiero e di espressione è ancora un valore nella mia Chiesa Cattolica. Pensi che oggi Lucia Annunziata scrive sull'Osservatore Romano ed io non potrei scrivere in questo piccolo blog i miei commenti sulle orripilanti icone kikiane?

Shalom!

Francesco Colafemmina