martedì 30 giugno 2009

ECCO COME I FRATI DI SAN PIO STRUMENTALIZZANO LE PAROLE DEL SANTO PADRE

di Francesco Colafemmina

Adesso, come è nello stile dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo e come da questo blog avevamo già anticipato una settimana fa, si usano non solo i gesti ma anche le parole del Papa per dare un crisma all'oscena cripta ricorperta d'oro zecchino che dovrebbe diventare (sempre escludendo la possibilità di un crollo statico) prossima dimora delle spoglie del Santo.
Fra Antonio Belpiede, portavoce dei Cappuccini, afferma in un comunicato che trovate qui sotto (evidentemente in risposta a questo articolo del Corriere) che il Santo Padre avrebbe detto a padre Rupnik che la sua opera: 'oltre ad essere di una bellezza straordinaria è anche una lezione di teologia magistrale'.
Dove nasce questa affermazione del Papa? Nasce sul sito di Teleradioerre.it con un articolo del 21 giugno postato alle ore 21.10 da Marzia Campagna. L'articolo più che una news somiglia ad un comunicato dei frati cappuccini. Leggiamolo insieme:
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FOGGIA, domenica 21 giugno 2009 - ORE 21.10 Papa a padre Rupnik, mosaici lezione di teologia
'Oltre ad essere di una bellezza straordinaria è anche una lezione di teologia magistrale'. Queste le parole che Papa Benedetto XVI ha rivolto a padre Marko Rupnik in riferimento ai 54 mosaici che l'artista e teologo di fama internazionale ha realizzato per impreziosire la chiesa inferiore di San Pio da Pietrelcina e la sua rampa di accesso. I mosaici ricoprono una superficie complessiva, tra rampa e chiesa inferiore, di circa 2000 metri quadrati e costituiscono l'opera più grande realizzata da Rupnik e dall'Atelier composto da artisti provenienti da otto Paesi diversi e appartenenti alle Chiese Cattolica Romana, greco cattolica e ortodossa. Sono stati inaugurati oggi dal Santo Padre e rappresentano da un lato la vita di san Francesco e dall'altro quella di san Pio. Sono stati realizzati, in un anno, con l'oro donato dai fedeli di Padre Pio e con milioni di tessere che provengono da diverse parti del mondo (Italia, Francia, Grecia, Macedonia, Turchia, Egitto, Brasile, Messico, Sudafrica, Iran, Afghanistan, Pakistan, Cina, India). Marzia Campagna

Dal momento che questa frase nasce (e muore) solo sul sito di Teleradioerre.it, e viene ripresa identica da molte altre agenzie o blog o siti di informazione, ci domandiamo se non sia una creazione dei frati cappuccini. E quand'anche si trattasse delle autentiche parole del Santo Padre, visto che non stiamo parlando di estratti di un comunicato o di una nota ufficiale della Santa Sede e non essendo neppure parole reperibili in una fonte certa chiara e indipendente, ci domandiamo come le si possa strumentalizzare al fine di indicare l'approvazione papale per quell'opera. Come è possibile che frate Belpiede, dopo aver udito quelle parole del Papa le abbia subito rilanciate in una nota a Teleradioerre e poi all'ADNKRONOS oggi? E' diventato anche portavoce di Sua Santità? Come possono d'altra parte dei frati cappuccini degni del loro saio, prima fare uso della presenza del Papa per fargli benedire una lapide trabocchetto e poi fare uso delle parole del Papa per tacitare i critici di quell'opera milionaria che è la cripta ricoperta d'oro?
Forse sperano così di placare le polemiche relative alla traslazione della salma di San Pio che sicuramente non mancheranno?
Forse sperano di intimidirci col sillogismo: questi mosaici sono piaciuti al Papa, se criticate i mosaici allora state criticando il Papa? Suvvia!
Quanto alla questione dell'oro quale connotato della "gloria celeste" di San Pio, lorsignori dovrebbero ricordare che Padre Pio ha chiesto nel testamento di riposare in "un tranquillo cantuccio di questa terra", non sotto volte dorate. E comunque non è il caso di glissare sul punto principale della questione. Perchè hanno mentito l'anno scorso sulla traslazione di San Pio? Perchè oggi dicono il contrario di quanto affermato un anno fa? E perchè un anno fa hanno mentito sapendo di mentire, dato che la cripta era in fase di realizzazione?

Caro Belpiede, risponda a queste domande invece di ricorrere alla storia dell'arte! Anche perchè quella chiesa di Renzo Piano è un autentico guazzabuglio di stili e di concezioni dell'arte e dell'architettura ed è ridicolo paragonarla alla Basilica di Assisi per coerenza simbolica e strutturale... ed è oltremodo ipocrita. E non ci sembra che l'ipocrisia sia una virtù per un frate cappuccino!
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Foggia, 30 giu. (Adnkronos) - ''E' un'opera d'arte di livello straordinario: se non la si contempla dal vivo, non la si puo' descrivere. Non ci sono parole efficaci''. Lo dice all'ADNKRONOS, frate Antonio Belpiede, portavoce dei frati minori cappuccini di San Giovanni Rotondo, a proposito dei 2.000 metri quadrati di mosaico, opera del padre gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik e del suo gruppo di lavoro, che impreziosiscono la cripta della nuova basilica dedicata a San Pio. Dopo la visita di papa Benedetto XVI del 21 giugno, in questi giorni i pellegrini possono cominciare a visitarla.
''Il corridoio che si attraversa per arrivare alla cripta e' stato realizzato secondo lo stile delle antiche basiliche cristiane - spiega frate Belpiede - tende cioe' a rallentare il ritmo del pellegrino per dargli la possibilita' di pregare e di contemplare. Ci sono le vite in parallelo dei due santi: san Francesco e san Pio. Ero li' a due metri dal papa, alla presenza del maestro Rupnik - continua - quando l'ha visitata e inaugurata. Vedendo quell'opera il santo padre ha commentato letteralmente: 'non solo e' un'opera di straordinaria bellezza ma costituisce una lezione di teologia magistrale'''.
''Detto da un grande teologo come il papa, e' un riconoscimento importante. Qualcuno, pochi in verita', ha contestato l'uso dell'oro e lo sfarzo. Ma l'uso dell'oro - argomenta - c'e' in tutte le basiliche antiche della cristianita' e anche nella basilica inferiore di Assisi dove si celebra il passaggio dalla morte alla vita: l'unico dipinto in oro e' quello che celebra la gloria di San Francesco. Di fronte alla gloria di san Francesco salta via tutta l'austerita' e la poverta'. Noi - prosegue frate Belpiede - per la cripta dedicata a San Pio abbiamo pensato di seguire la tradizione antica e di celebrare con un baluginio di oro la gloria di padre Pio che entra ricco di gloria nella gloria dei cieli. La Chiesa ha sempre fatto questo tipo di scelta. Se qualcuno non la pensa allo stesso modo - conclude - e' libero di farlo''.

Il "BREVE ESAME CRITICO" DEI CARDINALI BACCI E OTTAVIANI

Il Cardinal Ottaviani incorona Papa Paolo VI

Visto l'interesse suscitato in questi ultimi giorni dalla diatriba sul Messale Antico ed il suo uso da parte di San Pio da Pietralcina, riteniamo opportuno offrire ai lettori uno strumento ben noto, ma sempre utile e capace di suscitare nuove riflessioni. Ci riferiamo al "Breve esame critico sul Novus Ordo" presentata sottoforma di supplica dai Cardinali Bacci e Ottaviani a Sua Santità Papa Paolo VI. Queste note ancor oggi di fondamentale importanza, chiariscono insperatamente le ragioni al centro del dibattito emerso nella distinzione fra il Carattere Sacrificale dell'Eucaristia preservato dal Rito Antico e l'accentuazione dell'aspetto "comunitario" del Novus Ordo.

Chiaramente come afferma l'art.1 del "Summorum Pontificum": "Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la espressione ordinaria della “lex orandi” (“legge della preghiera”) della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa “lex orandi” e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della “lex orandi” della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella “lex credendi” (“legge della fede”) della Chiesa; sono infatti due usi dell’unico rito romano."

Nondimeno essendo le differenze a dar senso alle cose è fondamentale soffermarsi su alcuni aspetti liturgici propri di entrambi i "due usi dell'unico rito romano" le cui risonanze non mancano di incidere anche sull'arte sacra, sull'organizzazione degli spazi sacri, sul ruolo del sacerdote, su quello dell'assemblea, e sulla stessa radice teologica dell'atto rituale.

lunedì 29 giugno 2009

SULLA FOTO DI LEFEBVRE CON PADRE PIO E IL SACRIFICIO DELL'EUCARISTIA

di Francesco Colafemmina

Una precisazione riguardo alla foto di Padre Pio con Lefebvre: la foto fu scattata durante il brevissimo incontro fra i due che avvenne dopo la Pasqua del 1967. Citiamo le parole dello stesso Mons. Lefebvre in una sua lettera dell'8 Agosto 1990: "l'incontro ebbe luogo dopo la Pasqua del 1967 e durò due minuti. Ero accompagnato da Padre Barbara da un Frate dello Spirito Santo, frate Felin. Ho incontrato Padre Pio in un corridoio, mentre si dirigeva verso il confessionale, accompagnato da due cappuccini. Gli ho detto in poche parole lo scopo della mia visita: che lui benedicesse la Congregazione dello Spirito Santo che doveva svolgere un capitolo generale straordinario, come tutte le società religiose, per un aggiornamento, incontro che temevo avrebbe condotto a dei problemi. Allora Padre Pio gridò: 'Me, benedire un Arcivescovo, no, no, è lei che dovrebbe benedire me!' E si chinò, per ricevere la benedizione. Io lo benedissi, lui baciò il mio anello e continuò il suo cammino verso il confessionale... Questo è stato tutto l'incontro, né più né meno. Per inventare un resoconto come quello che mi avete inviato ci vuole una fantasia satanica e menzognera. L'autore è un figlio del padre della menzogna!".
Il riferimento di Lefebvre era al resoconto in base al quale Padre Pio avrebbe ammonito l'Arcivescovo a restare obbediente al Papa ed alla Chiesa ed a non prendere iniziative che rompessero l'obbedienza. Questa leggenda nata - evidentemente - in data successiva al 1967 è stata utilizzata per dipingere da un lato il solito Lefebvre ribelle e scismatico e dall'altro un Padre Pio "conciliare" e contrariato dall'atto di indisciplina di Lefebvre.
Il giudizio su Lefebvre non viene intaccato o modificato dalla presenza di Padre Pio. Infatti il Santo Padre Giovanni Paolo II lo ha scomunicato per il mancato rispetto dell'obbedienza e specificamente per l'illecita ordinazione episcopale di quattro vescovi. Un atteggiamento che mal si concilia con quella silenziosa sopportazione che ha caratterizzato l'intera travagliata esistenza di San Pio.
Però, non allo stesso modo, si può affermare che San Pio fosse in grado di testimoniare con la sua esistenza e la sua essenza cristiana una Chiesa rinnovata dal Concilio Vaticano II. Anzi, anche i recenti tentativi da noi smascherati, di recuperare un Padre Pio conciliare e devoto al Novus Ordo, fanno parte di una sorta di "angoscia anti-tradizionale" che persiste nella Chiesa e che ultimamente a seguito della lenta "rinascita liturgica" promossa da Papa Benedetto si manifesta ancora più rabbiosa e preoccupata. Tutto ci sembra legato ad un aspetto letteralmente vissuto da San Pio nella liturgia eucaristica: la dimensione sacrificale dell'Eucaristia. Questo grande tabù della liturgia postconciliare - sebbene non estraneo allo "spirtito del Concilio" - resta uno scoglio tremendo sul quale inciampano tutti coloro che cercano di conciliare l'idea "comunitaria" del Novus Ordo, con la prassi liturgica del grande Santo di Pietrelcina. Nell'ambito dell'ermeneutica della continuità e della positiva discussione sul tema mi piace citare quanto affermato da un grande uomo diventato Papa: Joseph Ratzinger nel suo intervento del 2001 al Convegno di Fontgombault. Questo estratto del suo saggio ci spiega chiaramente perchè è considerato ancora "scandaloso" e "strumentalizzabile" il fatto che Padre Pio celebrasse la Santa Messa secondo il Messale del 1962.

Il sacrificio rimosso in questione

Tornando al Vaticano II, vi troviamo la seguente descrizione di questi rapporti: "La liturgia, mediante la quale, soprattutto nel divino sacrificio dell’Eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e l’autentica natura della vera Chiesa" (ibid. n. 2).
Tutto ciò è diventato estraneo al pensiero moderno e nemmeno trent’anni dopo il concilio, persino tra i liturgisti cattolici, è oggetto di punti interrogativi. Oggi chi parla ancora del sacrificio divino dell’Eucaristia? Certo le discussioni intorno alla nozione di sacrificio sono tornate ad essere sorprendentemente vive, sia da parte cattolica che protestante. Si avverte che in un’idea che ha sempre occupato, sotto molte forme, non soltanto la storia della Chiesa, ma la storia intera dell’umanità, vi deve esserci l’espressione di qualche cosa di essenziale che riguarda anche noi.
Ma nello stesso tempo restano ancora vive ovunque le vecchie posizioni dell’illuminismo: accusa a priori di magia e di paganesimo, sistematiche opposizioni tra rito ed ethos, concezione di un cristianesimo che si libera dal culto ed entra nel mondo profano; teologi cattolici che non hanno per nulla voglia, per l’appunto, di vedersi tacciare di anti-modernità.
Anche se si ha in un modo o nell'altro il desiderio di ritrovare il concetto di sacrificio, ciò che alla fine resta è l’imbarazzo e la critica. Così recentemente Stephan Orth, in un vasto panorama della bibliografia recente consacrata al terna del sacrificio, ha creduto di riassumere tutta la sua inchiesta con le constatazioni seguenti: oggi, persino molti cattolici ratificano il verdetto e le conclusioni di Martin Lutero, per il quale parlare di sacrificio è il più grande e spaventoso errore, è una maledetta empietà.
Per questo motivo vogliamo astenerci da tutto ciò che sa di sacrificio, compreso tutto il canone e considerare solo tutto ciò che è santo e puro. Poi Orth aggiunge: " dopo il Concilio Vaticano II questa massima fu seguita anche nella Chiesa cattolica, per lo meno come tendenza, e condusse a pensare anzitutto il culto divino a partire dalla festa della Pasqua, citata nel racconto della Cena. Facendo riferimento ad un’opera sul sacrificio edita da due liturgisti cattolici di avanguardia, dice in seguito, in termini un po’ più moderati, che appare chiaramente che la nozione di sacrificio della Messa, più ancora di quella del sacrificio della Croce, è nel migliore dei casi una nozione che si presta molto facilmente a malintesi.
Non è necessario che dica che io non faccio parte dei "numerosi" cattolici che considerano con Lutero come il più spaventoso errore e una maledetta empietà il fatto di parlare di sacrificio della Messa". Si comprende parimenti che il redattore abbia rinunciato a menzionare il mio libro sullo Spirito della liturgia che analizza nel dettaglio la nozione di sacrificio.
La sua diagnosi risulta costernante. È anche vera? Io non conosco questi numerosi cattolici che considerano come una maledetta empietà il fatto di comprendere l’Eucaristia come un sacrificio. La seconda diagnosi, più cauta, secondo la quale si considera la nozione di sacrificio della Messa come concetto altamente esposto a malintesi, si presta invece a facile verifica. Ma, se si lascia da parte la prima affermazione del redattore, non trovandoci che una esagerazione retorica, resta un problema sconvolgente che occorre risolvere. Una parte non trascurabile di liturgisti cattolici sembra essere praticamente arrivata alla conclusione che occorre dare sostanzialmente ragione a Lutero contro Trento nel dibattito del XVI secolo; si può del pari ampiamente constatare la medesima posizione nelle discussioni post-conciliari sul sacerdozio.
Il grande storico del Concilio di Trento, Hubert Jedin, indicava questo fatto nel 1975, nella prefazione all’ultimo volume della sua Storia del Concilio di Trento: "il lettore attento... non sarà, leggendo ciò, meno costernato dell’autore, quando si renderà conto del numero di cose, a dire il vero quasi tutte, che, avendo una volta agitato gli uomini, sono di nuovo proposte oggi".
Solo a partire da qui, dalla squalifica pratica di Trento, si può comprendere l’esasperazione che accompagna la lotta contro la possibilità di celebrare ancora, dopo la riforma liturgica, la Messa secondo il messale del 1962.
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Joseph Cardinal RatzingerFontgombault, 22-24 juillet 2001

BEAUTY IN THE EYE OF THE BEHOLDER


In questo splendido saggio del professor Hamilton Reed Armstrong, docente di "Fine arts" presso l'International Catholic University di Notre Dame, è possibile ritrovare la radice di una concezione artistica in linea con l'idea del sacro, ovvero concentrata su uno dei due aspetti fondamentali di un'arte che voglia dirsi cristiana: la Bellezza. L'altro aspetto è quello della Verità. Bellezza e Verità uniti dalla Ragione sono probabilmente i tre cardini sui quali si può logicamente e cristianamente reggere l'arte sacra. Inoltre il saggio si sofferma con accuratezza su molti aspetti della deviazione storica dell'arte dai suoi poli primari. Una lettura molto proficua e stimolante. Potete scaricare il saggio cliccando qui. Buona lettura a tutti! Download the file here and good reading!

domenica 28 giugno 2009

PADRE PIO E VETUS ORDO: CHI MISTIFICA LA STORIA?

Padre Pio bacia l'anello a Mons. Lefebvre (1967)

di Francesco Colafemmina
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Nel marzo scorso sul blog di Luigi Accattoli appare un articolo piccato e rabbioso volto a distruggere la "mitologia" di Padre Pio "amante" del Vetus Ordo e "ribelle" al Concilio. L'articolo di Accattoli viene ripreso - pari pari - oggi in una lettera piccatissima del portavoce del Convento di San Giovanni Rotondo, Stefano Campanella, alla Gazzetta del Mezzogiorno.

Il problema è che a quanto pare entrambi farebbero riferimento ad una visita erronea del cardinal Bacci a Padre Pio quale fulcro della questione. Secondo Accattoli e Campanella Bacci si sarebbe recato a San Giovanni il 1 Aprile del '64, una data incompatibile con quella indicata per la consegna da parte del cardinale dell'indulto a Padre Pio. Indulto che Padre Pio richiedeva invece nel febbraio 1965.

Forse però gli è sfuggito che - almeno stando a storici autorevoli come Yves Chiron - Bacci si recò a San Giovanni Rotondo il 9 marzo 1965. E in occasione di questo incontro Padre Pio comunicava al cardinale una preghiera, quella di chiudere al più presto il Concilio.

Per chiarezza riportiamo prima il piccato intervento di Accattoli e poi la documentazione storica che attesta l'incontro di Bacci con Padre Pio nel 1965. La tesi - condivisibile - di Chiron è che dopo lo strappo del Vaticano per indurre Padre Pio a nominarlo suo erede universale, l'indulto sia stato concesso quale "contentino" al frate stigmatizzato. Notevole inoltre lo spirito di umiltà con il quale Padre Pio tenta di ottenere l'indulto ed anche lo stratagemma giuridico della trasformazione della messa pubblica in messa privata. Non sarà forse giunto il momento di smetterla con questa storia di contendersi Padre Pio e addirittura di usare la sua figura per dare un "crisma" di santità al Concilio ed al Novus Ordo? E poi citare le immagini dell'ultima messa di San Pio è oltremodo cinico: chiunque può vedere che l'altare postconciliare non muta la tensione spirituale del Padre che continua a seguire la sequenza del Vetus Ordo e viene costantemente rimbeccato e ricondotto sulla giusta dizione dai frati ai suoi lati. Povero Padre Pio, anche il suo ardente rispetto per la tradizione e per la Messa come Sacrificio stanno tentando di mistificare!


Continua a girare nella Rete – che è la prateria di tutte le bufale – la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”. Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio. All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita. La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria. Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche.
Il cardinale Bacci fa visita a Padre Pio il primo aprile 1964. A seguito dell’introduzione nella “messa con il popolo” di alcune parti da leggere in italiano, su sollecitazione del Padre il 17 febbraio 1965 il guardiano del Convento, padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, scrive al cardinale Ottaviani facendo presente che “Padre Pio ha 78 anni, ha la vista indebolita ed è sofferente per la vita di lavoro che conduce e per le altre sofferenze a tutti note”; per queste ragioni chiede “che la Santa Messa da lui celebrata tutte le mattine ad orario inconsueto – 4,30 circa – e cioè due ore prima delle messe ad orario solite a celebrarsi nel nostro Santuario, venga considerata come messa privata e come tale esente dalle norme concernenti la messa con partecipazione di popolo; fermo restando l’aggiornamento a l’uniformità per le altre cerimonie da osservarsi nelle messe private”. Così è documentato nella Positio della causa, vol. III/1, p. 753. La lettera di risposta positiva del cardinale Ottaviani porta la data del 20 febbraio 1965 (Ivi, p. 754). Non c’è traccia, nei documenti, di alcuna frase di Padre Pio contro il Concilio. Anzi, dalla lettera del guardiano si apprende che la dispensa riguardava solo la lingua (a causa della “vista indebolita” che impediva a Padre Pio di leggere i nuovi testi, mentre quelli in latino li conosceva a memoria), ma Padre Pio osservò le altre norme liturgiche venute con il Concilio, come si può vedere dalle immagini delle Messe celebrate sulla mensa rivolta al popolo (il filmato della cosiddetta “ultima messa di Padre Pio”, celebrata il giorno precedente la morte, lo mostra rivolto al popolo e propongono immagini e audio del diacono e del suddiacono che leggono il Vangelo e l’epistola in italiano). La stessa ragione aveva indotto già nel 1961 il Padre a chiedere la dispensa dalla recita del breviario, sostituito con quella del rosario. Inoltre nella lettera famosa di Padre Pio a Paolo VI a sostegno dell’Humanae vitae si legge: “L’Ordine dei cappuccini è stato sempre in prima linea nell’amore, fedeltà, obbedienza e devozione alla sede apostolica; prego il Signore che tale rimanga e continui nella sua tradizione di serietà e austerità religiosa, povertà evangelica, osservanza fedele della regola e delle costituzioni, pur rinnovandosi nella vitalità e nello spirito interiore, secondo le direttive del Concilio Vaticano II” (Epistolario IV, p. 12 e 13).


Tratto da "Padre Pio, una strada di misericordia" di Yves Chiron:

La faccenda della dichiarazione (si riferisce alla dichiarazione imposta a Padre Pio e con la quale nominava erede universale la Santa Sede -ndr) aveva provocato una certa emozione in Vaticano. Monsignor Dell’Acqua aveva avuto la conferma che era stata ottenuta “in nome dell’ubbidienza”. Ed è proprio su questo punto dell’ubbidienza che Paolo VI interviene di nuovo, come per riparare la pressione che aveva subito Padre Pio. Attraverso l’intermediazione del cardinal Ottaviani, il gonfaloniere impavido e fedele, il papa ordinò di “comportarsi d’ora in avanti con Padre Pio come se non fosse tenuto al voto di ubbidienza”. Un ordine sconcertante e dimostrativo di una bella fiducia, che il cardinal Ottaviani trasmise il 12 febbraio 1965 a padre Clemente. Padre Pio aveva trovato in Paolo VI un protettore efficace.
E tuttavia, tra il papa che voleva che la Chiesa diventasse “la sorella e madre di tutti” e che prendesse le strade dell’Uomo e del mondo e il vecchio cappuccino stigmatizzato che amava dire che i “santi si sono sempre beffati del mondo e dei mondani e si sono messi sotto i piedi il mondo e le sue massime”, che differenza! E che contrasto tra il papa che perseguiva un concilio riformatore e d’”apertura” e il frate che, più che ogni altro a quell’epoca, scandalizzava gli spiriti moderni con la straordinarietà soprannaturale della sua vita!
Ciò nonostante, il cappuccino del Mezzogiorno e il papa intellettuale non erano estranei l’uno all’altro, anche se la loro visione della Chiesa era diversa e anche se le loro preoccupazioni erano contrarie. Paolo VI, continuatore di Giovanni XXIII; considerava il concilio che si avviava alla fine come una tappa essenziale verso “la restaurazione dell’unità tra i cristiani”. Il primo schema studiato dai padri conciliari era stato la costituzione sulla liturgia, che i suoi promotori intendevano riformare in senso essenzialmente ecumenico. La costituzione sulla liturgia era stata promulgata il 4 dicembre 1963. Iniziò allora la revisione di certi riti e la preparazione di nuovi testi liturgici. Un Consilium di liturgia, messo in piedi da Paolo VI il 25 gennaio 1964, si dedicò a questo lavoro. Monsignor Annibale Bugnini e il cardinal Lercaro ne furono i principali responsabili. Si trattava di riformare tutti i riti sacramentali, e in primo luogo la messa, in una prospettiva di ravvicinamento con le altre confessioni cristiane. Il rito tridentino, detto di San Pio V, sarebbe stato sostituito, dopo il concilio, con un nuovo rito, il Novus Ordo Missae, promulgato in maniera definitiva da Paolo VI il 3 aprile 1969 e che proponeva una nuova formulazione teologica del sacramento dell’eucaristia, ma anche la possibilità di celebrare la liturgia in lingua volgare.
La riforma liturgica preoccupava certamente Padre Pio. Anche se il Novus Ordo non entrerà in vigore ufficialmente e in maniera obbligatoria solo nel 1969, e cioè sei mesi dopo la sua morte, fin dalla prima domenica di Quaresima del 1965, che cadeva il 7 marzo, furono celebrate per la prima volta messe in lingua volgare, seguendo testi liturgici “sperimentali” del cardinal Lercaro e di monsignor Bugnini. Questa liturgia “sperimentale”, che abbandonava il latino e sconvolgeva la formulazione teologica del sacramento, non poteva incontrare l’assenso di Padre Pio. Prima ancora che fosse ufficialmente autorizzata, chiese, il 17 febbraio, di poter continuare a celebrare la messa secondo il rito tridentino.
Il fatto che il cardinal Lercaro, suo amico e protettore in svariate occasioni, fosse fra gli iniziatori della riforma non bastava a fargliela apprezzare in qualche modo. Paolo VI acconsentì ben volentieri alla richiesta di Padre Pio e, il 9 marzo, inviava il cardinal Bacci a portare di persona l’indulto che autorizzava il vecchio cappuccino a continuare a celebrare la messa della sua ordinazione. La scelta di Bacci non era senza significato. Oltre ad essere stato uno dei pochi prelati che aveva sempre manifestato sostegno ed amicizia a Padre Pio nei momenti più difficili della seconda persecuzione, era anche stato durante il concilio, che sarebbe terminato pochi mesi dopo, uno degli animatori della tendenza conservatrice e un ardente difensore del rito tradizionale in latino.
L’autorizzazione a poter celebrare la messa in latino fino alla morte sollevò Padre Pio, che era preoccupato delle diverse riforme e novità che agitavano la Chiesa e che rinfocolavano le divisioni tra i padri conciliari. Dopo aver ringraziato il cardinal Bacci dell’indulto concesso dal papa, gli diede una specie di consiglio:
“Il Concilio, per pietà, finitelo in fretta!”
Nove mesi dopo, l’8 dicembre 1965, Paolo VI chiudeva solennemente il concilio Vaticano II.
Tratto da "Padre Pio - una strada di misericordia" di Yves Chiron - Edizioni Paoline 1997
Pag.334-336

Tratto dalla rivista "Il Settimanale" del 04-01-1975

L’aneddotica della Chiesa si è arricchita, inaspettatamente, di una clamorosa rivelazione. E’ stato Padre Pio di Pietralcina, il cappuccino venerato come un santo dai fedeli ancor prima che fosse introdotta la sua causa di beatificazione e ostegggiato in vita dalla Curia romana (subì due inchieste, due “persecuzioni”), a indurre Paolo VI ad anticipare la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Papa Montini, assalito dal dubbio che i padri conciliari si stessero avventurando pericolosamente verso una imprevedibile svolta, inviò a S. Giovanni Rotondo un suo autorevole ambasciatore segreto, il grande latinista recentemente scomparso cardinale Antonio Bacci, “per sentire cosa ne pensasse Padre Pio”. Molte voci. Sotto Papa Giovanni XXIII erano corse molte voci, e talune malevoli sul pensiero di Padre Pio a proposito del Concilio. Una volta aveva sentenziato con burbanza contadina, parlando con un monsignore del Santo Uffizio: “Il pesce puzza dalla testa”. Un’altra volta si era lamentato con un giornalista dell’ Osservatore Romano: “La Chiesa è senza nocchiero”. Per i più sospettosi, alla “seconda persecuzione” subita proprio sotto Papa Roncalli non era estranea la drasticità di questi giudizi, anche se la spedizione motivata del visitatore apostolico monsignor Maccari, inviato come epuratore a San Giovanni Rotondo, veniva attribuita al segretario-factotum del Pontefice, monsignor Loris Capovilla, ora in disgrazia ma allora potentissimo e intimo del Vescovo di Padova Bortignon, inguaiato con lo scandalo Giuffrè e avversario di vecchia data di Padre Pio da Pietralcina. “Il Concilio? Per carità, lo chiuda al più presto”, fu il responso ottenuto dal cardinale Antonio Bacci. L’ultimo colloquio avvenne nella cella n° 5 del convento di Santa Maria delle Grazie, il porporato latinista era venuto anche per portare al cappuccino abitudinario la dispensa vaticana dall’obbligo, sancito appunto dal Concilio (una delle tante innovazioni non condivise) di celebrare la Messa in italiano. Poteva continuare a dirla ogni mattina all’alba nel suo latino, come aveva sempre fatto da oltre mezzo secolo. Padre Pio pianse di gratitudine. All’incontro erano presenti alcuni frati, che orecchiarono e riferirono. Ma a rivelare pubblicamente l’episodio è stato Padre Carmelo da Sessano, sguardo azzurro e barba da Patriarca, che fu prima compagno di studi e poi guardiano di Padre Pio dal 1953 al 1958. Si è sbilanciato nel corso di una conferenza stampa passata pressoché inosservata (un po' lo sciopero dei giornali, un po la solita congiura del silenzio) e indetta per la presentazione del libro Padre Pio da Pietralcina, un Cireneo per tutti, edito dal Centro Culturale Francescano e scritto da Padre Alessandro da Ripabottoni, della provincia monastica di Foggia. Si tratta di una biografia di 890 pagine, la prima ufficiale e autorizzata, compilata utilizzando documenti e testimonianze del Dossier per la causa di beatificazione del cappuccino stigmatizzato: “non tutti però”, confessa l’autore, “perché si è dovuto trattare in modo limitato dei difficili rapporti tra Padre Pio e la Santa Sede e si è preferito non scrivere sopra fatti sui quali certi convincimenti nostri non collimavano con l’orientamento ufficiale”. Testimone l’incontro, con pochi giornalisti e molti devotissimi, si è svolto in un' atmosfera catacombale nello scantinato dell'Hotel Alicorni, vicino a S. Pietro, già prescelto per certe riunioni di preti del dissenso e di avanguardisti sinodali. Questa volta, però, il protagonista era un prete dell'assenso e un tradizionalista. Padre Pio, difatti, è sempre stato considerato un prete della vecchia Chiesa (un tradizionalista). E' appunto in nome della vecchia Chiesa che Padre Pio scongiurò di chiudere il Concilio. "Il nostro confratello", ha spiegato Padre Carmelo da Sessano, "non era tanto contrario al Concilio, quanto preoccupato della piega che aveva preso. Temeva le innovazioni irrompenti, diffidava del fronte olandese che con austriaci ed altri si era già costituito".

sabato 27 giugno 2009

L'ARTE SACRA DI JANNIS KOUNELLIS E LA NEGAZIONE DELL'ARTE SACRA - CON IL PLACET DEL VATICANO!


Jannis Kounellis è l'artista chiamato dal Vaticano a rappresentarlo nella futura Biennale di Venezia del 2011. Senza aggiungere alcun commento invitiamo i lettori a ad ascoltarlo nelle sue farneticazioni sull'arte e soprattutto sulle forme dell'arte sacra. Questo artista è particolarmente apprezzato da Mons. Ravasi. Invitiamo tutti gli artisti, architetti, critici, che vedranno questi due video inquietanti e farneticanti ad esprimere copiose reazioni nei commenti.


L'intervista monologo è stata realizzata in occasione della sua mostra presso l'ex oratorio di San Lupo di Bergamo.









UN PALLIO PER SUA ECCELLENZA "MANICURE"

S.E.R. Mons. D'Ambrosio, nuovo Arcivescovo di Lecce riceverà il Pallio dal Santo Padre. Senza alcun tono polemico ci permettiamo di ricordare le sue parole all'apertura (notturna e segreta) della tomba di San Pio, evento che ha fruttatto molti milioni a San Giovanni Rotondo. Evento che oggi scopriamo essere stato causato dalla necessità di raggranellare un po' di denaro e di spostare la salma di San Pio nella nuova chiesa. In barba a tutte le dichiarazioni dell'anno scorso - anche da parte di S.E.R. - che smentivano ogni ipotesi di traslazione. Grazie per l'onestà intellettuale!
«Sin dall’inizio si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo il ginocchio, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure».

venerdì 26 giugno 2009

PANORAMA...SULLA CURIA ROMANA

Tratto da "Il Velino":

Il settimanale Panorama, nel numero in edicola da domani, svela “scontri al vertice della Curia” romana, nonostante le esortazioni rivolte dal Papa ai suoi collaboratori ad “abbandonare carrierismo e lotte di potere”. Scrive il settimanale del gruppo Mondadori: “Il Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, si prepara a far saltare la ‘sacra corona’”, definizione ironica per indicare l’entourage del sostituto degli Affari generali, monsignor Fernando Filoni. Nei corridoi vaticani si parla da tempo della partenza di monsignor Gabriele Caccia, assessore agli affari generali, uomo-chiave della “gestione Sodano”, di monsignor Paolo Sardi, editor dei discorsi papali, oltre che vice camerlengo, e di monsignor Carlo Maria Viganò, delegato alle rappresentanze pontificie. Ma c’è anche chi scommette sul cambiamento dello stesso Filoni, oggi numero tre della Curia ratzingeriana, diplomatico di spicco del pontificato wojtyliano, ma chiamato a Roma proprio dall’attuale Pontefice. Un dossier francese riportato dalla stampa italiana al tempo dell’imbarazzante vicenda del vescovo lefebvriano Williamson, ha indicato in alcuni di questi monsignori la “falla” nell’organizzazione della Curia romana, addebitando anche intenti contrari alla linea del nuovo pontificato. E quindi in rotta di collisione con l’attuale Segretario di Stato.
Sarebbe irreale e utopico pensare a una Curia in cui tutti sono d’accordo, e infatti esistono e sono sempre esistite divergenze di opinioni tra i cardinali su molti punti sensibili - che Panorama cita -, dalla questione dei lefebvriani alle relazioni con gli ebrei, dal dialogo con la Cina alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Panorama sostiene che gli “scontri” in atto siano l’inizio di “manovre per il prossimo conclave”, nonostante “una risonanza magnetica e altre analisi svolte nelle scorse settimane abbiano escluso guai seri per il cuore del Papa”. Ma eventuali spostamenti all’interno della Curia potrebbero essere l’esito di un rendimento di conti e di una riorganizzazione proprio a seguito dell’“affaire Williamson”. Ai “duelli”, il settimanale ascrive anche una contrapposizione tra il cardinale statunitense William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e il porporato spagnolo Antonio Canizares. Entrambi sono arrivati a Roma nominati da Benedetto XVI, il primo all’inizio del pontificato, il secondo da alcuni mesi. Indicazione che porta acqua al mulino di chi sostiene che le nomine dell’attuale pontificato si siano rivelate nel tempo quasi tutte sbagliate.
Ancora. Il processo di beatificazione di Giovanni Paolo II sarebbe la causa delle frizioni tra l’ex segretario di Stato Angelo Sodano e l’ex segretario personale di Karol Wojtyla, Stanislao Dziwisz, i due uomini che più a lungo sono stati al fianco del Pontefice polacco. Ci sarebbe poi una “fronda” contro il Segretario di Stato Bertone guidata dall’ultraottantenne cardinale Achille Silvestrini - scrive Panorama -, anch’egli diplomatico di lungo corso. Il porporato romagnolo non è comunque l’unico tra i principi della Chiesa a sopportare a malincuore che il comando della Curia sia affidato a un teologo salesiano. Non è un segreto che le critiche all’attuale segretario di Stato formano ormai un ampio partito trasversale. Nel numero anche lo stesso Sodano, di cui si ricorderà la riluttanza a lasciare i suoi appartamenti nel Palazzo Apostolico all’attuale Segretario di Stato, che per alcuni mesi ha abitato nella Torre di San Giovanni all’interno dei giardini vaticani.

Copyrigth Il Velino (Marinella Bandini) 25 giu 2009


Le notizie di Panorama sono in parte tendenziose ma per lo più VERISSIME. La "sacra corona" starebbe per cadere... ma il dossier Williamson era un dossier italiano! La questione dei movimenti in vista di un futuro conclave è purtroppo vera e l'operazione Vaticano S.p.A. parrebbe essere una delle prime mosse del genere... ma il Papa sta benone! Quanto alla causa di beatificazione di Giovanni Paolo II sembrerebbe che Dziwisz sia fortemente "impressionato" dalle lettere in fase di pubblicazione della signora Wanda Poltawska... lettere che come avrebbe affermato lo stesso postulatore della causa "basterebbero da sole per il processo di beatificazione" (vedi intervista di Tornielli del 9 giugno). Su Silvestrini, che dire? Certi uomini non si arrendono mai all'avanzare degli anni...

IL PREZZIARIO DEI FRATI DI SAN PIO

Questo prezziario tratto dal sito dei frati di San Pio http://www.conventopadrepio.com/ è l'emblematica dimostrazione di come siamo caduti in basso. Padre Rupnik indubbiamente è uomo facoltoso, grazie anche alle donazioni di tanti fedeli di San Pio, ai quali consigliamo d'ora in poi di far doni immateriali e più spirituali ovvero preghiere per i fraticelli totalmente distratti dalla prosecuzione dell'opera del Santo di Pietrelcina. Possono farlo inviando lettere a San Pio affinchè illumini i suoi confratelli.


SMENTITA DI DON NICOLA BUX

A seguito di una conversazione telefonica con Don Nicola Bux confermiamo ancora una volta che la notizia di Golias è una bufala! Come è evidente dopo le bufale alla diossina napoletane...ecco che Golias ne produce una "francese".

LE BUFALE DI GOLIAS


La notizia apparsa su Golias e ripresa da Messainlatino.it secondo la quale don Nicola Bux sarebbe il ghost writer di un fantomatico motu proprio per il reintegro della Fraternità Sacerdotale San Pio X è totalmente destituita di ogni fondamento. Per chi volesse approfondire il pensiero di don Bux si consiglia la lettura oltre che del diffusissimo "La Riforma di Benedetto XVI", tradotto anche in spagnolo con prefazione del Cardinal Canizares, di prossima pubblicazione in francese ed in inglese, anche di volumi quali: "Pietro ama e unisce", o "I misteri degli orientali" o ancora "Dove Egli dimora" e lo splendido "Il Signore dei misteri".

mercoledì 24 giugno 2009

ECCO IL VIDEO: LA "BENEDIZIONE" DELLA CHIESA DI RENZO PIANO

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di Francesco Colafemmina
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Pubblichiamo il video che mostra chiaramente l'episodio increscioso di domenica scorsa. Come è possibile vedere chiaramente e come è stato riscontrato da più parti, la benedizione della lapide a mosaico non era prevista dal cerimoniale nè tantomeno dal programma. Da una analisi approfondita dell'audio di questo video emergono i seguenti fatti: il Santo Padre ha appena ringraziato alcuni benefattori. Quindi un sacerdote si avvicina e dice: "Ci avviamo verso la rampa...". Padre Rupnik risponde: "Sì, almeno...". Poi viene additata dal Cardinal De Giorgi la lapide e Rupnik aggiunge, indicando anche lui: "Se si può benedire questa lapide...". Il tono chiarisce la sorpresa del gesto. Oltretutto mentre Rupnik chiede al Papa di "benedire la lapide" non così recita il testo della stessa:

In occasione della visita pastorale di
Sua Santità Benedetto XVI
in questa chiesa
impreziosita dalla devozione dei fedeli
con la bellezza dell'arte
per custodire
il corpo di San Pio da Pietrelcina
ha sostato in preghiera e l'ha benedetta
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Il testo afferma - seppur con un costrutto volutamente ardito - che il Santo Padre a. "ha visitato questa chiesa" b. vi "ha sostato in preghiera" c. "l'ha benedetta" d. che questa chiesa è stata impreziosita "per custodire il corpo di San Pio da Pietrelcina".



Dunque ricostruiamo la vicenda. Nel 2008 e precisamente il 17 gennaio padre Rupnik presenta il progetto dei mosaici. Recita il comunicato: "Giovedi, 17 gennaio 2008, Padre Marko Ivan Rupnik, S.J., Direttore del Centro Studi e Ricerche “E. Aletti” e del Pontificio Istituto Orientale di Roma, ha presentato il progetto del mosaico da realizzarsi nella Chiesa Inferiore del Santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. L’incontro con i responsabili del Santuario e stato un momento molto sobrio. L’artista ha presentato le 17 scene che raffigurano, in parallelismo, il Padre San Francesco e San Padre Pio. Particolarmente significativa la scena 15°, in cui San Pio incontra alcune personalita della cultura, dell’arte e della politica. Il Mosaico raffigura, inoltre, alcune scene bibliche, compresa l’Annunciazione a Maria."
Poi fra gennaio e febbraio, grazie anche alle polemiche suscitate dalla denuncia presentata dall'Associazione Pro Padre Pio che sin dal primo momento ha affermato che si aveva l'intenzione di traslare la salma di Padre Pio nella nuova chiesa, e anche grazie alla contrarietà diffusa nel "popolo dei fedeli" comincia a farsi strada l'idea di affermare che la salma resterà sempre nella cripta di Santa Maria delle Grazie, laddove era stata sepolta nel 1968.
A distanza di più di un anno nel programma ufficiale della visita papale del 21 giugno si apprende che il Santo Padre "inaugurerà" il ciclo di mosaici realizzati da padre Rupnik nella cripta della nuova chiesa.
Il 21 giugno, mentre il Santo Padre si avvia verso l'uscita della cripta, prima gli viene indicata la targa. Il Papa legge con un certo stupore. Poi, mentre continua ad incedere, Mons. D'Ambrosio che avrà visto giungere dall'uscita della cripta un frate cappuccino con un aspersorio, mette un braccio dietro il Papa e poi con l'altro braccio gli blocca il passo, indicando l'aspersorio. Entra in scena trionfalmente il cappuccino che porge l'aspersorio a Papa Benedetto. Così viene benedetta rapidamente e senza neppure una preghiera la targa in questione. L'unico a segnarsi è Mons. D'Ambrosio.
A questo punto, nella consapevolezza che questo atto non era previsto e soprattutto che la targa invece di riferirsi alla benedizione della stessa o dei mosaici, si riferisce a quella dell'intera chiesa, viene spontaneo domandarsi che genere di persone abbia accolto il Santo Padre a San Giovanni Rotondo.
Resta tuttora inevasa la domanda cardinale: perchè il Vescovo ed i frati cappuccini hanno mentito riguardo alla traslazione del corpo di Padre Pio? E perchè l'hanno fatto consapevoli di mentire, proprio mentre programmavano il rivestimento aureo e musivo della cripta? E perchè hanno teso - mi si passi il termine - un "tranello" al Santo Padre? Perchè?

lunedì 22 giugno 2009

BUGIARDI! CHE PADRE PIO VI PERDONI!


di Francesco Colafemmina

E così ieri abbiamo appreso un'altra novità: il corpo di Padre Pio sarà finalmente traslato nella nuova mostruosità di Renzo Piano. Per l'occasione al Santo Padre hanno fatto inaugurare i patetici mosaici del grande artista Ivan Rupnik. Un'opera d'arte che adorna l'accesso alla cripta. La quale - come afferma la Gazzetta del Mezzogiorno di oggi (pag.4) -: "riluce di oro e broccati. Si, proprio l'oro frutto di tante donazioni a Padre Pio, fuso per l'occasione, oggi volta preziosa di quel capolavoro paragonabile secondo i cappuccini alla Santa Sofia di Costantinopoli".
Avete capito bene: la chiesa di Renzo Piano paragonata a Santa Sofia! I cappuccini oltre ad essere avidi di denaro (e di oro) sono anche strabici.
Lascio in pace don Rupnik ed i suoi mosaici che - francamente - mi ricordano troppo la moda kikiana di fondere la bidimensionalità orientale con la sensibilità cattolica, secondo moduli formali che personalmente definirei discutibili. Comunque mi permetto solo di far notare che Rupnik ha realizzato mosaici nella cappella degli appartamenti papali "Redemptoris Mater", sulla facciata del Santuario di Lourdes, all'interno del nuovo mostro sacro di Fatima...e adesso nella cripta di San Giovanni Rotondo. Un'invasione artistica che sembra essere inarrestabile.

Pure, questo è solo un aspetto secondario della questione. I mosaici di Rupnik coprono l'intero percorso a spirale che il fedele dovrà compiere scendendo in cripta. E' lì infatti che ci attende la sorpresa. Come afferma Radio Vaticana: Il Santo Padre "ha poi benedetto la stessa cripta dove, hanno reso noto i frati cappuccini, saranno trasferite le spoglie di Padre Pio".

Aggiungiamo dall'ANSA che - a scanso di equivoci - è stata anche scoperta una targa che identifica il luogo come quello in cui saranno custodite le spoglie del Santo:
La targa scoperta ieri: "In occasione della visita pastorale di Sua Santità Benedetto XVI in questa chiesa impreziosita dalla devozione dei fedeli con la bellezza dell'arte per custodire il corpo di San Pio da Pietrelcina ha sostato in preghiera e l'ha benedetta"
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"Subito dopo l'Angelus si è abbattuto un nubifragio che ha costretto la folla (50 mila persone, secondo gli organizzatori) a fuggire in una calca indescrivibile. Nel pomeriggio, di fronte ai malati che all'aperto e sotto la pioggia lo ascoltavano, Benedetto XVI ha parlato del mistero della sofferenza, causata dalla potenza del male che "anche nel presente cresce in modo inarrestabile" e non si può eliminare con le sole forze umane. L'ultimo appuntamento, stavolta all'interno della Chiesa di San Pio è stato con i giovani, i religiosi e le religiose. Poi il papa è sceso a benedire i mosaici di un nuovo ambiente: in una targa, anch'essa a mosaico, l'annuncio che il luogo è stato costruito per custodire il corpo di padre Pio."
E poi: "Una cripta, quella del Santuario di Santa Maria delle Grazie, che sarà ancora per poco tempo la 'casa' di San Pio. Da oggi è infatti ufficiale: le spoglie del Santo di Pietrelcina saranno trasferite nella cripta della Chiesa a lui dedicata (quella realizzata da Renzo Piano) e benedetta oggi dal Papa. Non c'é una data. E' possibile che le spoglie siano trasferite nella nuova cripta qualche tempo dopo il termine dell'ostensione, il prossimo 23 settembre."

Quindi le spoglie di Padre Pio finiranno nel tempio massonico. Come era stato ampiamente dimostrato da chi quel tempio l'ha studiato, senza il corpo di Padre Pio, era da intendersi quale macchina spenta, la cui accensione dipendeva dalla presenza del corpo del Santo. Quella chiesa, costruita con l'intento di creare un percorso iniziatico doveva condurre alla rivelazione. E la rivelazione doveva essere il "corpo incorrotto" di Padre Pio. Così dunque sarà!

A questo punto però i tanto bravi frati cappuccini, accompagnati dal Vescovo Mons. D'Ambrosio rivelano soltanto la propria natura di mentitori matricolati.

Cito una serie di articoli dello scorso anno:

"D. – E’ nella stessa cripta dove è stato sepolto per 40 anni?
R. – Sì, rimarrà sempre nella stessa cripta. L’ostensione la lasceremo forse per un intero anno: di sicuro l’ostensione avverrà in un’urna che tutti potranno osservare."
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CITTA’ DEL VATICANO - “Non ci sara' nessuna traslazione delle spoglie di Padre Pio nella nuova Chiesa intitolata al Santo con le stimmate, ma soprattutto non si e' mai parlato di una possibile traslazione del corpo del Santo”. Lo ha affermato all'Agi Stefano Campanella, direttore di Teleradiopadrepio a nome dei frati cappuccini del convento di San Giovanni Rotondo. "Il sette gennaio scorso - ha aggiunto Campanella - durante una trasmissione televisiva lo stesso Monsignor Domenico D'Ambrosio, vescovo di Manfredonia-San Giovanni Rotondo e Vieste, aveva chiarito che le spoglie di San Pio da Pietrelcina sarebbero state esposte al pubblico nel luogo dove e' stato sepolto, ribadendo anche che non ci sarebbe stata nessuna traslazione del corpo nella nuova Chiesa di Renzo Piano". Intanto fervono i preparativi per la riesumazione delle spoglie di Padre Pio che secondo indiscrezioni e' ormai imminente e dovrebbe avvenire entro pochi giorni per poter organizzare l'evento mondiale del 24 aprile prossimo quando la salma del Santo sarà esposta al pubblico.
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"Proprio ieri pomeriggio l'associazione torinese «Pro Padre Pio» aveva presentato alla questura di Torino una «istanza di sequestro » della cripta della vecchia chiesa di Santa Maria delle Grazie, nella quale si trova la tomba del santo, al fine di bloccare l'atto di esumazione.
Gli aderenti all'associazione torinese oltre a considerare irrispettosa l'esumazione temono che essa costituisca soltanto un «primo passo» in vista del trasferimento nel nuovo santuario costruito su progetto di Renzo Piano. Ma il progetto del trasferimento è stato più volte smentito dai frati cappuccini di San Giovanni Rotondo e dall'arcivescovo.
Il quale, durante una trasmissione televisiva, ha detto che le spoglie di San Pio da Pietrelcina saranno «esposte alla venerazione dei fedeli nel luogo dove è stato sepolto», ribadendo che "non ci sarà nessuna traslazione del corpo nella nuova chiesa".
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"Non c' è traccia invece, dei battaglieri esponenti dell' associazione "Padre Pio non si tocca" guidati da un avvocato torinese, Francesco Traversi, nato a Cerignola, che si battono perché le ossa del santo non siano traslocate all' interno del tempio avveniristico tirato su da Renzo Piano nel 2004, ma chiuso per «lavori di manutenzione». è il portavoce dei Cappuccini, Stefano Campanella, a gettare acqua sul fuoco delle polemiche: "Padre Pio riposerà nello stesso luogo in cui è stato sepolto quarant' anni fa".

"Anche per questo c’era chi pensava che l’esumazione fosse solo il primo passo per un nuovo colpo di scena capace di attirare altri pellegrini: il trasferimento del corpo del santo dalla vecchia chiesa in cui aveva vissuto il cappuccino nel nuovo santuario San Pio aperto un paio di anni fa e disegnato da Renzo Piano. Un’ipotesi smentita ancora una volta ieri dal portavoce dei cappuccini: «Non sarà spostato dalla vecchia cripta». Il corpo sarà vestito di nuovi paramenti, uguali a quelli che san Pio aveva al momento della tumulazione, ormai bruciati dal tempo: saio, mezzi guanti e stola. Nessuna reliquia sarà ricavata dalla salma, nonostante le richieste che arrivano da tutto il mondo. Il corpo sarà sistemato in una teca di vetro, sollevata da terra con un piedistallo."

Sangiovannirotondo.net del 21 luglio 2008 - Antonio Lo Vecchio:
San Pio non si muoverà dalla cripta del convento di Santa Maria delle Grazie”. Con questa dichiarazione frà Antonio Belpiede, portavoce dei frati Cappuccini della provincia di Foggia risponde alla notizia apparsa questa mattina su alcuni giornali relativa ad un tour itinerante della salma del santo con le stimmate in giro per i conventi dove il frate visse da giovane. “Notizie totalmente infondate – continua Belpiede – che non fanno altro che turbare i milioni di fedeli che si recano in visita dal santo. Lasciamo che l’ostensione di Padre Pio rimanga circoscritta negli argini della spiritualità, senza andare a cercare sensazionalismi da quattro soldi”.

Ciò detto vorrei aggiungere solo quanto affermato da Filomena Carriero, la donna di Mesagne operata 552 volte per una malattia rarissima e scomparsa appena prima di poter incontrare il Papa a Brindisi nel giugno scorso (avrebbe voluto dire con la sua voce al Santo Padre, quanto San Pio le aveva detto). Filomena vide nel marzo del 2008 Padre Pio in sogno che le diceva testualmente che "non voleva essere spostato" altrimenti la terra avrebbe tremato.

Non possiamo a questo punto fare altro che pregare il Santo di Pietrelcina di tirar giù il mostro architettonico e tutta la sua arrogante magnificenza di ori e lussuose opere di pseudo arte, augurandoci che voglia farlo di notte, mentre tutti riposano, così che al risveglio il miracolo possa essere visibile al mondo intero e possa convertire anche i bugiardi mentitori del tutto indegni di essere uomini di chiesa e sacerdoti di Cristo.

sabato 20 giugno 2009

PADRE GUMPEL E QUELLE PRESSIONI CONTRO LA BEATIFICAZIONE DI PIO XII


di Francesco Colafemmina

Ancora una volta, - e fortunatamente - Padre Gumpel, il gesuita postulatore della causa di Beatificazione di Papa Pio XII, ha ripetuto l'unica verità su questa vicenda triste ed annosa. Ieri, durante un incontro tenutosi nella libreria internazionale Paolo VI, presso il palazzo di Propaganda Fide, Gumpel ha affermato nettamente che Benedetto XVI non ha ancora firmato il decreto sulle eroiche virtù di Papa Pacelli perchè "è impressionato da diversi incontri che ha avuto con membri di alcune organizzazioni ebraiche che gli dicono chiaro e tondo che se fa una minima cosa a favore della causa di Papa Pacelli i rapporti tra la Chiesa e gli ebrei sarebbero definitivamente e permanentemente compromessi".

Questa dichiarazione lungi dal voler accusare il Papa di alcunchè, sta a testimoniare piuttosto il grande affetto filiale del Santo Padre per la sua Chiesa e la profonda saggezza con cui compie i suoi gesti. Magari qualcuno vuole leggere in queste dichiarazioni un tentativo da parte di Gumpel di forzare la mano al Papa, ma personalmente credo che il postulatore della causa di beatificazione sia soltanto esasperato dalla costante diffusione di menzogne e ricatti sulla questione Pio XII.

Fioccano intanto le smentite da parte di Padre Lombardi, ma - al di là del giusto accento posto sull'indipendenza delle decisioni papali - è innegabile che le cose stiano in questi termini. La maggiorparte del rabbinato non avrebbe alcun problema a gettare fango sulla Chiesa Cattolica appena il Papa volesse procedere con la causa di beatificazione di Pio XII. Questa ingerenza pesante e drammatica negli affari interni e spirituali della Chiesa non ha paragoni nella storia.

Sappiamo perfettamente che Papa Pacelli era stimato dalle principali cariche dell'allora neonato Stato di Israele (quello che oggi Netanyahu ha definito con toni piuttosto razzisti "Stato ebraico"). Sappiamo che addirittura il rabbino capo di Roma Israel Anton Zoller si convertì al cattolicesimo e dovette attendere il 1945 per farsi battezzare, evitando le accuse di essersi convertito per paura. E cambiò il suo nome in quello di Eugenio Pio Zolli!

La verità è che le comunità ebraiche di mezzo mondo non nutrono un rispetto sincero per la Chiesa Cattolica, ma un rispetto strumentale, utilitaristico. Così, la minaccia al mito persecutorio rappresentata dalle testimonianze di aiuto, protezione e salvezza offerti da Pio XII diventa un'insostenibile offesa. Questa unicità della persecuzione che talune potenti (soprattutto finanziariamente) comunità ebraiche rivendicano costantemente è altrettanto strumentale, perchè consente loro di lamentarsi sempre, anche quando a Gaza muoiono donne vecchi e bambini sotto il fosforo bianco. Anche quando l'Iran cerca di sviluppare un piano di produzione di energia nucleare per scopi civili, mentre lo Stato di Israele possiede almeno 400 testate nucleari in grado di distruggere l'intero pianeta. Questa ipocrisia si rispecchia anche nella questione relativa alle proprietà della Chiesa in Terra Santa. Possiamo star certi che finchè non saranno sicuri che l'attuale Papa non firmerà quel decreto, gli accordi con la Chiesa Cattolica non saranno mai firmati.

La politica del ricatto e della minaccia è sotto gli occhi di tutti. Prendiamo ad esempio il comportamento del Rabbino Rosen. Basta andare sul suo sito o su quello dell'American Jewish Commitee per rendersi conto di quanti appelli, note, dichiarazioni vi sono su ogni aspetto del pontificato (dal Motu Proprio, all'affaire Pio XII, a quello dei Lefebvriani). E pensare che questo rabbino ortodosso è stato addirittura nominato Cavaliere Comandante dell'Ordine Pontificio di San Gregorio Magno nel 2005!

Leggete ad esempio l'arroganza di un articolo come questo, intitolato "Papal Fallibiliy" e dedicato all'udienza concessa dal Santo Padre per spiegare la questione Williamson e Lefebvriani.

Per fortuna non mancano i singoli rabbini o storici di fede ebraica che sono sinceramente a favore della causa di beatificazione di Pio XII. Vedi ad esempio quanto affermato recentemente dal rabbino Erich Silver. Purtroppo si tratta sempre di singole persone, mai di comunità ebraiche. Perchè questa è una questione definitivamente politica. Pio XII rappresenta infatti una idea di Chiesa Cattolica che si vuole obliterare e cancellare dalla memoria. La Chiesa Cattolica parte dal "Beato" Giovanni XXIII. Il resto deve essere demonizzato e messo nel dimenticatoio perchè sic convenit!

E' chiaro d'altra parte che se si criticano le ingerenze costanti e pesanti del mondo ebraico negli affari interni alla religione cattolica (cosa che ha già detto chiaramente il Cardinal Montezemolo qualche mese fa), non per questo si deve incorrere nell'accusa di "antisemitismo", che a quanto pare non si nega a nessuno. Piuttosto dinanzi alle pressioni ed alla potenza mediatica sembra che l'unica possibilità che ci viene concessa sia quella del silenzio. Grazie dunque a Padre Gumpel per averlo violato!

venerdì 19 giugno 2009

DIN DIN DIN... A TARANTO SUONA LA CAMPANELLA PER I NEOCATECUMENALI!!!


Pubblichiamo un documento esclusivo: il decreto di S.E.R. Mons. Benigno Papa, Arciescovo Metropolita di Taranto contenente disposizioni in materia di liturgia eucaristica Neocatecumenale!
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Scaricate il documento cliccando qui (pag.1) e qui (pag.2)

PADRE CABRA E IL PRETE POSTCONCILIARE

Un esempio emblematico di "prete postconciliare": il prete-asino
di Francesco Colafemmina

A che gioco sta giocando l'Osservatore Romano? Proprio quando si inaugura l'Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI e che esplicitamente si richiama ad una figura di sacerdote incarnata dal modello del Santo Curato d'Ars, il "giornale del Papa" dà ampio spazio ad una stanca tirata sul modello del "prete postconciliare". L'articolo è interessante perchè traccia un netto discrimine, anche con un'aria di sufficienza e saccenteria notevole, sempre condita dall'immancabile "spirito di carità cristiana". L'articolo è di padre Piergiordano Cabra e si intitola senza mezzi termini "Il prete del postconcilio".

Il Cabra sin dalle prime righe entra in aperta polemica col Papa, la tipica polemica pretescamente sussurrata, con la compiacenza di chi sà che il suo pezzo identifica la "fronda" antipapale. Vale la pena citarle: "Quando si parla di santità sacerdotale il pensiero va spontaneamente alle grandi figure del passato, preferibilmente dell'Ottocento, illustrato da eminenti personalità di preti che si sono imposti al loro tempo, suscitando ammirazione e stupore per il loro modo di porsi e d'incidere nella società. Difficilmente il pensiero va al prete degli anni del postconcilio, tanto scossi da terremoti culturali e sociali, oltre che caratterizzati da un processo di ridefinizione della figura del prete, non privo d'incertezze teologiche e operative. Eppure la seconda metà del secolo scorso può essere caratterizzata da una "nuvola di testimoni" che sono vissuti nella tensione tra vecchio e nuovo, tra lealtà alla Chiesa e amore delle necessità del proprio gregge, tra attese e realizzazioni, tra risultati promessi e delusioni pratiche. "

Dunque il riferimento al Curato d'Ars non è esplicito - perchè la fronda parla sempre per omissioni -. Emerge invece la "nuvola di testimoni" del postconcilio: preti dimidiati, schizofrenici, descritti come elementi "dialettici" di una Chiesa che ha perso la sua identità.

Ma andiamo oltre:

" Vorremmo qui rendere onore a questi "santi anonimi" senza riconoscimenti e senza aureola, d'una santità che si potrebbe chiamare della difficile e costosa fedeltà creativa, dell'inserimento del profeta sul sacerdote."

Cosa intende il Cabra per "fedeltà creativa"? Non riconosciamo qui il tipico vaniloquio melloniano e enzobianchesco: tante parole, nessun significato?

Eppure questo è solo l'inizio. Segue un racconto "creativo" della vita di uno di questi "santi preti postconciliari" che è tutta da leggere dall'inizio alla fine:

"Il Vaticano II aveva aperto il cuore a grandi speranze. Si prevedeva una fiorente primavera, segno della rinnovata giovinezza della Chiesa, scossa da una nuova Pentecoste. Il clima di entusiasmo creato dal concilio era tale che si attendeva un balzo in avanti della Chiesa nel cuore degli uomini e nella società. Con grande sorpresa le chiese, invece di riempirsi, cominciarono a svuotarsi e alla fugace primavera sopraggiunse il tardo autunno, foriero di venti freddi e inospitali. "

Le ultime righe sembrano uscite da uno di quei pensierini del venerabile Enzo Biagi in cui parlava dell'autunno e del riscaldamento che non funziona. Ma il Capra, indefesso, procede:

"E qui comincia il calvario del prete solo con la sua gente. Gente che guarda sempre meno a lui, attratta da altri interessi, sommersa in un mare d'informazioni che intaccano la sua parola. Cominciano i dibattiti sul Vaticano II, con la domanda spesso presente, anche se non sempre detta: di chi è la colpa? Di chi ne frena l'applicazione o di chi ha osato troppo? C'è chi si schiera da una parte e chi dall'altra. Il prete santo prima esita, valutando e soffrendo e poi fa le sue scelte, tenendo fermo il dettato evangelico del "non giudicare per non essere giudicati" e del primato della carità che gl'impedisce di demonizzare chi non la pensa come lui. E, soprattutto, fa un atto di fede nello Spirito Santo che "ha parlato per mezzo del Concilio", sapendo che il buon seme darà frutto a suo tempo, dove e come il Padrone della messe vorrà. È la santità del lavorare non tanto per ottenere risultati, ma per essere fedeli al proprio compito. "

Eh sì! Lo Spirito Santo "ha parlato per mezzo del Concilio" e quindi è lì l'assoluta verità! Credete sia finita qui? Aspettate ancora un attimo che arriva il meglio:

"Nella costruzione della comunità la prima attenzione è data alla Parola di Dio, che "ritorna dall'esilio", e alla liturgia che diventa culmen et fons della sua azione pastorale. Grande è stato l'entusiasmo per l'introduzione delle lingue correnti nella liturgia e nella proclamazione della Parola. Ma dopo le prime incuriosite e attente assemblee, a poco a poco cala l'interesse. La Parola è intesa nella propria lingua, ma la comprensione non è così ovvia. "

La Parola di Dio che ritorna dall'esilio! Per 2000 anni che fine ha fatto? Chiediamolo al Cabra! Seguono altre divagazioni sui contrasti e le vicissitudini di questo prete postconciliare che ha perso la bussola e sembra sballottato qua e là dalle correnti (ricorda molto la descrizione del cattolico adulto fatta dal Cardinal Ratzinger nell'omelia della messa per l'apertura del Conclave!). Parla del Purgatorio come luogo ideale per giustificare i tanti peccati dell'umanità contrastata e della politica quale viva tentazione sociale e sacerdotale.

Ma chi è in fondo questo prete postconciliare?

"Egli si sente piccolo e grande, servo e solo servo, ma del Signore del tutto a cui tutto fa ritorno. Piccolo e grande, annunciatore di un mondo che non muore. Piccolo e grande, come Maria, che è diventata per lui, col passare degli anni, "vita, dolcezza e speranza". Rivedendo la sua vita, egli constata che il Signore gli ha cambiato l'ideale di santità, attraverso imprevisti mutamenti nelle scienze, nella cultura, nella società, mutamenti che hanno prodotto il cambio delle domande della gente e, di conseguenza, il suo posizionamento. Non sa se vi ha risposto, ma sa di averle prese sul serio. Ha constatato che anche la gente gli ha insegnato molte cose, specie quelli che chiacchieravano di meno e volevano essere più discepoli che maestri. È contento di aver guardato ai superiori con rispetto e sovente anche con amore, tenendo sotto controllo la tentazione della contestazione o della piaggeria. Comprende le loro difficoltà, anche se in cuor suo li vorrebbe più creativi. "

Si, questo prete postconciliare, questo Cabra vorrebbe i superiori "più creativi". Ve lo immaginate voi il "Papa creativo"? Io no.

Tiriamo comunque le somme di questo articolo. Anzitutto è un articolo che fomenta la discontinuità tra Concilio e Pre-concilio. E lo fa in barba a quanto più volte affermato dal Santo Padre in merito a questo tema. E' un articolo come al solito melenso, patetico, pasoliniano; ed è uno schiaffo equilibratore a chi in Vaticano ha accolto con entusiasmo l'indizione dell'Anno Sacerdotale. Ed è uno schiaffo alla Santità VERA di San Giovanni Maria Vianney!

Come si può ad esempio parlare di preghiera affermando: "Il santo prete sente che deve perseverare nella preghiera, anche quando è arida e vuota, perché sa che qui riceve la forza dello Spirito assieme alla sua consolazione"?

Ciò è l'esatto contrario di quanto diceva il Santo Curato d'Ars: "Per mostrarvi il potere della preghiera e le grazie che essa vi attira dal cielo, vi dirò che è soltanto con la preghiera che tutti i giusti hanno avuto la fortuna di perseverare. La preghiera è per la nostra anima ciò che la pioggia è per la terra. Concimate una terra quanto volete, se manca la pioggia, tutto ciò che farete non servirà a nulla. Così, fate opere buone quanto volete, se non pregate spesso e come si deve, non sarete mai salvati; perché la preghiera apre gli occhi della nostra anima, le fa sentire la grandezza della sua miseria, la necessità di fare ricorso a Dio; le fa temere la sua debolezza."

Oggi la Chiesa ha bisogno di Sacerdoti che sappiano introdurre gli uomini al Mistero, che sappiano mostrare all'uomo la Verità di Cristo che è potentemente contagiosa e capace di rivoluzionare il mondo. Pensiamo per un attimo alla tormentata Palestina del I secolo d.C. : in quel luogo operava un Uomo divino chiamato Gesù. Non aveva giornali, nè radio, nè televisioni. Non era ricco, non era potente, non era legato ai ricchi e ai potenti. Il Suo lieto annuncio parlava di una vita che viene dopo la vita, parlava di salvezza e di eternità. Quell'annuncio si è diffuso in pochi anni in tutte le regioni del Mediterraneo. In tre secoli è diventato religione di stato dell'Impero più grande della storia. Ha cambiato l'assetto del mondo, ha convertito i cuori, ha sovvertito il pensiero degli uomini. Questa è la forza di Cristo! I preti che hanno paura e si fanno sballottare dalle correnti forse mancano del coraggio di essere seguaci del Leone di Giuda! Non servono alla Chiesa di oggi.

Convertire col cuore e con l'amore di Cristo è la missione del sacerdote oggi. E non deve preoccuparsi di seguire le tendenze del mondo, di assecondarle. Gli basta essere testimone di Cristo non solo con la testa, ma molto di più con il cuore.

Il vero problema è che, come soleva affermare il Curato d'Ars: "molti sono i cristiani che non sanno assolutamente perché sono al mondo… “Mio Dio, perché mi hai messo al mondo?”. “Per salvarti”. “E perché vuoi salvarmi?”. “Perché ti amo”." E tra questi cristiani ci sono anche molti preti. E anche molti Cabra...

giovedì 18 giugno 2009

NO MARTINI? NO PARTY!

di Francesco Colafemmina

Sulla prima pagina di Repubblica appare oggi una notevole intervista al Cardinal Martini. Tralasciando il patetismo delle descrizioni scalfariane, il dialogo con il Cardinale è estremamente interessante sotto molti punti di vista. Anzitutto perchè come sempre nella dimensione ecclesiale dell'anziano biblista si scorgono gli elementi condivisibili di una viva critica all'autoreferenzialità clericale. E in secondo luogo perchè la sua critica è permeata di un tentativo "nuovo" e seducente di dare vita ad una inedita leadership cattolica nell'avvicinamento alla sensibilità decadente della contemporaneità.

Partiremo proprio da quest'ultimo punto. Martini nell'intervista spiega che i problemi della Chiesa di oggi sarebbero: "anzitutto l'atteggiamento della Chiesa verso i divorziati, poi la nomina dei Vescovi, il celibato dei preti, il ruolo del laicato cattolico, i rapporti tra la gerarchia ecclesiastica e la politica."

Escludendo l'ultimo aspetto, si può facilmente riconoscere in questa sequela di tematiche "calde", l'agenda dei principali gruppi di pressione in continua rotta di collisione con il Vaticano e più in generale con la Chiesa Cattolica. Lo scopo di questi gruppi? Lo descrisse egregiamente Papa Leone XIII nell'enciclica "Inimica Vis". Citerò un passo di quell'enciclica estremamente emblematico:
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4. Dalle rovine religiose alle sociali brevissima è la via. Non più sollevato alle speranze e agli amori celesti il cuore dell'uomo, capace e bisognoso dell'infinito, gittasi con ardore insaziabile sui beni della terra: ed ecco necessariamente, inevitabilmente una lotta perpetua di passioni avide di godere, di arricchire, di salire e quindi una larga ed inesausta sorgente di rancori, di scissure, di corruttele, di delitti. Nella nostra Italia morali e sociali disordini non mancavano certo anche prima delle presenti vicende; ma che doloroso spettacolo non ci porge essa i nostri dì. Nelle famiglie è assai menomato quell'amoroso rispetto che forma le domestiche armonie; l'autorità paterna è troppo sovente sconosciuta e dai figli e dai genitori; i dissidi sono frequenti, i divorzi non rari. Nelle città crescono ogni dì le discordie civili, le ire astiose tra i vari ordini della cittadinanza, lo sfrenamento delle generazioni novelle che cresciute all'aura di malintesa libertà non rispettano più nulla né in alto né in basso, gl'incitamenti al vizio, i delitti precoci, i pubblici scandali. Lo Stato invece di star pago all'alto e nobilissimo ufficio di riconoscere, tutelare, aiutare nella loro armoniosa universalità i divini e gli umani diritti, si crede quasi arbitro di essi, e li disconosce o li restringe a capriccio. L'ordine sociale infine è generalmente scalzato nelle sue fondamenta. Libri e giornali, scuole e cattedre, circoli e teatri, monumenti e discorsi politici, fotografie e arti belle, tutto cospira a pervertire le menti e corrompere i cuori. Intanto i popoli oppressi e ammiseriti fremono; le sette anarchiche si agitano; le classi operaie levano il capo e vanno ad ingrossar le file del socialismo, dell'anarchia; i caratteri si fiaccano, e tante anime non sapendo più nè degnamente patire, nè virilmente redimersi dai patimenti, abbandonano da se stesse, col suicidio, codardamente la vita.
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Papa Leone aveva individuato un nemico o meglio una "forza nemica" il cui operato è lento, profondo, ambiguo. Che è capace di rivoluzionare i costumi e le credenze, di modificare radicalmente le menti umane. Il suo prodotto è l'attuale condizione della nostra società. Così, a voler banalizzare il discorso di Martini, ci si rende conto che il problema che gli sta a cuore sembra essere principalmente quello del matrimonio e del rapporto uomo/donna. Celibato e divorzio sono tematiche care ai riformatori, perchè rappresentano ancora l'"incoerenza" cristiana con le modalità espressive della contemporaneità e dei suoi valori.
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Prendiamo ad esempio il divorzio. Questo tema molto caro a milioni di italiani è stato - è vero - drammaticamente dimenticato e superficialmente trattato dalla Chiesa. Quante volte coppie sull'orlo della separazione si sono sentite sole anche dinanzi alle moralistiche e vacue esortazioni di quei sacerdoti che le unirono in matrimonio? Quante volte i preti sono incapaci di rispondere alle difficoltà delle coppie? E questa loro incapacità, ottusità, ignoranza è spesso valutata dalle coppie sposate come logica conseguenza del celibato. Così i sacerdoti inesperti della vita di coppia non sarebbero in grado di offrire soluzioni o soltanto di comprendere un marito ed una moglie in crisi.
Ed è proprio così: la Chiesa non sa più dare risposte vere, autentiche, credibili! Eppure questo problema non nasce dal celibato, anzi, nella considerazione della vita di rinuncia e della castità potrebbero esserci numerose risorse per rendere specularmente raggiante la vita matrimoniale. La questione nasce invece dalla malintesa socializzazione del sacerdozio, dalla scomparsa del ministero sacerdotale integro e sereno e dalla sua sostituzione con un agitato attivismo sociale il più delle volte moralistico e vacuo. Il Santo Padre Benedetto lo sa bene e perciò ha indetto l'anno sacerdotale. Come non rendersene conto e continuare a blaterare le solite rivendicazioni moderniste?

Se un sacerdote e conseguentemente anche i fedeli, sanno essere immersi nel mistero e vivere con piena serenità, con gioia, la propria fede, sapranno anche trovare risposte vere, solide, nei momenti di crisi delle coppie. E sapranno assicurare ai divorziati anche una dimensione non di ghetto, non di esclusione, ma di accoglienza e comprensione. La vita di molte persone separate o divorziate è infatti una non vita, una vita recisa. Spesso persone che hanno vissuto dall'adolescenza in simbiosi affettiva, sono costrette a separarsi dopo molti anni di matrimonio perchè un virus malefico sembra essere entrato in loro ed averli divisi. E questo virus è o non è il pensiero debole della nostra autosufficienza e della continua esibizione di modelli umani tutti ricalcati sulla materialità ed in costante sete di spirito e verità affettiva?

D'altra parte questo virus non emerge soltanto dopo il matrimonio, ma frequentemente anche prima. Così il progetto di famiglia diventa oggi un terno a lotto, una scommessa sulla capacità di resistenza dei due attori che si incamminano sulla strada di una vita unita. E, a voler risalire ancora più indietro, la verità è che la deregulation sessuale, le istanze più dirompenti del femminismo manovrato dagli uomini creatori del nuovo ordine sociale, ha creato una dimensione della coppia fondata sull'instabilità e la libertà. Questa condizione sebbene sia difficilmente modificabile è vissuta con profonda difficoltà dai giovani e con preoccupazione o fatalistica ed ipocrita rassegnazione dai non più giovani. Pure, nessuno cerca di individuare le radici di una tale disfatta sociale, le radici della crisi dell'istituto matrimoniale e della famiglia stessa.
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E fa specie che anche il Cardinal Martini, si accodi alla massa che invece di comprendere le ragioni del disagio si sforza di traghettare la Chiesa nel marasma irrazionale del materialismo spiritualizzato. Così non esita ad affermare la necessità di convocare un "concilio" per discutere ad esempio il tema del divorzio!
Eppure il Cardinale si richiama alla "carità" cristiana, quindi bisognerebbe pensare che la sua opinione sul tema sia molto meno preoccupante e non allineata all'ortodossia cattolica di quanto Repubblica voglia farci pensare. Certo però seduce moltissimo l'immagine del Cardinale vegliardo dall'occhio azzurro intenso che parla di un rivoluzionario concilio perchè la Chiesa non subisca gli attacchi esterni della società, ma addirittura si faccia promotrice di un avvicinamento, di una rivoluzione culturale ecclesiale in merito a temi come il divorzio o il celibato!
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Geniale, no? Beh, almeno lo è per Scalfari e La Repubblica che, assieme al Corriere, sono gli organi principali della formazione del consenso in Italia. E sono anche i giornali laicisti e di quella classe illuminata di intellettuali in grado di stabilire le giuste opinioni sulle più avvincenti questioni ecclesiali. E che Martini si presti ancora a queste "operazioni" di anarchismo dottrinale ed opposizione dialettica all'impegno magisteriale di Papa Benedetto, lascia un po' interdetti.
Il Cardinale infatti vorrebbe apparire come la voce fuori dal coro, l'immacolato uomo di fede, che ha rinunciato al potere ed ai lustrini della sua carica gerarchica e che è impegnato nella caritatevole opera di riavvicinamento della Chiesa all'uomo...
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Sarà, ma questa immagine non sembra corrispondere alla reale esperienza del Cardinal Martini. E fa anche molto pensare il silenzio assordante di tutti gli altri Cardinali italiani sulle parole di Martini o piuttosto sull'uso delle parole di Martini fatto da Repubblica e dal Corriere. Timor sacro o latente condivisione della sua personale battaglia? Perchè se in prima pagina ci finiscono alternativamente o Martini o il Santo Padre, vuol dire che bisognerebbe riequilibrare qualcosa: d'altra parte - fino a prova contraria - non siamo più nel medioevo ed il nostro Papa non ha bisogno di essere contrapposto ad un improbabile quanto posticcio Antipapa.

mercoledì 17 giugno 2009

CARO MELLONI, MA DI QUALE CHIESA PARLA?


di Francesco Colafemmina

Il Professor Melloni quando parla fa dei "vaticini", espressioni oracolari di una sapienza al limite del mistico. Non affronta gli argomenti cercando di comprendere le ragioni di chi non la pensa come lui, ma con un'abile reductio a fatti di ben cinquant'anni fa, spazza via ogni possibile reinterpretazione attualizzata del "Novus Ordo Missae".
Melloni, seguendo la sua solita linea di strenuo difensore della "sacralità" del Vaticano II e delle sue conseguenze (spesso slegate dalle sue reali prescrizioni), si scaglia contro le anticipazioni del nuovo libro di Martin Mosebach, pubblicate sul Corriere lo scorso 13 giugno. E lo fa semplicemente rievocando le presunte ragioni che portarono al cambiamento, a quella rivoluzione culturale della Chiesa i cui frutti ultimi sono ad esempio quelli del clero di Linz...
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Così, non possiamo non rivolgerci direttamente al coautore del volume "Chi ha paura del Concilio Vaticano II", assicurandogli in anticipo che non abbiamo alcuna paura del Concilio, quanto piuttosto della inflessibilità dei suoi "difensori", gli stessi che sono stati così "flessibili" nello spazzar via due millenni di storia della Chiesa. Il problema, caro professor Melloni, è che la situazione presente non può essere giustificata da quella del pre-concilio. Le condizioni della Chiesa di allora e di quella odierna - dovrà pur ammetterlo - sono totalmente differenti. E con Chiesa non dobbiamo solo intendere il mondo dei consacrati e l' "apparato istituzionale" del governo ecclesiale, bensì semplicemente quello dei fedeli e della consapevolezza della fede. E' o non è evidente che nel corso di questi cinquant'anni, indipendentemente dalle buone intenzioni dei padri conciliari, molte "riforme" attuate in quella sede si siano rivelate più dannose che proficue per la Chiesa Universale? E' o non è evidente che da quel momento le vocazioni sono drasticamente diminuite? E' o non è evidente che l'aderenza alla dottrina cattolica, seppur minata dai fattori esterni di un mondo sempre più secolarizzato ed asservito alla materialità, si sia fatta talmente labile da diventare impalpabile, non dico nei laici ma addirittura nei chierici? E quando si parla di "arte" nessuno può negare che la situazione sia degenerata progressivamente nell'abominio, nell'antiarte, nell'informe diabolico di cui parla Mosebach!

Capisco d'altra parte che il vezzo del cattocomunismo cattedratico sia quello di ricorrere al "pietismo" campestre o di periferia: la parrocchia gestita dal prete di frontiera che deve far fronte a situazioni drammatiche di disagio sociale e non ha tempo per il latinorum... Ma questa non è forse la Chiesa ONG deprecata da Papa Benedetto? La Chiesa "antimafia" dei vari don Ciotti così impegnati nel sociale da aver completamente dimenticato o posto drammaticamente in secondo piano il centro del loro ministero ovvero la liturgia? O vogliamo parlare dei vari Enzo Bianchi che straparlano di liturgia e teologia senza neanche essere sacerdoti, o che si abbigliano da "abati" senza essere deputati a quel ruolo? Questa è la Chiesa cui lei appartiene? Quella del "monastero" di Bose e delle sue suite strapagate?

Tornando alla sua replica a Mosebach la storia del "devozionalismo" tanto cara all'iconoclasta gnostico Crispino Valenziano, non regge affatto. La devozione è l'anima di una fede "popolare" dunque comunitaria, vissuta come partecipazione familiare e sociale al mistero. L'individualismo religioso non credo appartenga alla società per lo più contadina e radicalmente familiare degli anni '50, quanto piuttosto alla modernità spiritualizzante ed alienata del nostro tempo.
Oggi la partecipazione al mistero non è la stessa di cinquanta anni fa e le aspettative del Concilio ormai sono ampiamente superate. Quindi la giustificazione di quella follia iconoclasta che prosegue tuttora non può essere effettuata attraverso un richiamo alla storia. Oggi la mania socializzante di una Chiesa sempre più pneumatica, vaga, nebulosa, moralisticamente ipocrita e deforme, è vissuta con indifferenza o sopportata con tollerante indignazione dalla maggiorparte dei fedeli che in questa Chiesa ancora si riconoscono.

Una delle caratteristiche del pneumatismo della Chiesa contemporanea vaticanosecondista, bosiana, melloniana è proprio quella dell'insignificanza concettuale. Parole messe in fila per affermare concetti vacui. Ad esempio nella sua piccata nota mi ha colpito questa frase: "sappiamo anche che questa messa bruttina è l’unica risposta reale alla privatizzazione pentecostale della fede, al pietismo che dice a Gesù «io, io, io» e così facendo scalza quella forma di chiesa che è quella eucaristica, per sua natura comunitaria e ugualmente vera anche nella più radicale deprivazione estetica".
La frase è di quelle ad effetto ma è un puro gioco di parole senza alcun contenuto. Dire, come fa lei, che il novus ordo è l'unica risposta al pietismo individualista che scalza la chiesa eucaristica non significa alcunchè! E dire che questa fantomatica "chiesa eucaristica" sia "ugualmente vera anche nella più radicale deprivazione estetica" cosa vorrebbe significare? Da domani allora andiamo a dir messa nei campi o sulla spiaggia, magari usando una tavola da surf come altare, una noce di cocco come calice ed una foglia di fico come patena? E magari con un prete in costume da bagno...? No, grazie! Questo genere di cerimonie vorrebbero tanto farle in Austria, peccato però che lì non abbiano il mare.

Mi domando allora perchè proprio lei non voglia consigliare la stessa "radicale deprivazione estetica" ai suoi amici col grembiulino? A che serve l'apparato parasacrale e farsesco di guanti, scapolari, martelletti, ricami egizi et cetera di cui fanno così largo uso i suoi fratelli? Forse però, a questo punto, riesco a comprendere il suo profondo disagio e la sua reazione. Sarà rimasto di sasso, infatti, nel leggere una descrizione fatta da Mosebach di questa sua fantomatica "chiesa eucaristica e comunitaria":

"Il modello della nuova liturgia è il tavolo presidenziale di una riunione di partito o di una associazione con microfono e fogli, a sinistra sta un vaso ikebana con piante esotiche bizzarre di colore arancio con vecchie radici, a destra si trovano due luci da televisione posate su candelieri fatti a mano. Con dignità e raccoglimento, i membri del consiglio di amministrazione guardano il pubblico, come i chierici durante una concelebrazione. Una tale assemblea, regolata da un democratico ordine del giorno, è il fenotipo della nuova liturgia, e questo non è altro che una conseguenza inevitabile del fatto che chi non vuole il mistero sovratemporale, questi inevitabilmente approderà alla realtà politica e sociale"

Questo genere di assemblea non somiglia forse un po' troppo a quella del Grande Oriente?