mercoledì 30 settembre 2009

11 OTTOBRE: SOLENNE MESSA PONTIFICALE AL TRONO CELEBRATA DAL CARD. CASTRILLON


Domenica 11 Ottobre 2009, alle ore 16.00, presso la Chiesa ‘Santa Maria della Speranza’ di Battipaglia (Salerno), l’Eminentissimo Signor Cardinale Dario Castrillòn Hoyos celebrerà una Solenne Messa Pontificale al Trono nella Forma Straordinaria.

On Sunday, October 11th 2009, at 16.00, at St. Mary of Hope Church in Battipaglia (Salerno), His Eminence Cardinal Dario Castrillòn Hoyos will celebrate a Solemn Pontifical Mass to the throne, in the Extraordinary Form.


Per ulteriori informazioni: +39 3336597263
For further informations +39 3336597263

The celebration is promoted by Gianluca Barile, director of PETRUS
La clelebrazione è promossa da Gianluca Barile, direttore di PETRUS

AL MACERO LE NOTE DELLA CEI: L'ESEMPIO DI ORIA


di Francesco Colafemmina


Siamo a Miami? In qualche altra ridente località della Florida? O piuttosto nell'assolata California, fra Santa Barbara e San Diego? No, vi sbagliate! Siamo ad Oria e questa è la nuova chiesa del Complesso Parrocchiale di San Francesco da Paola, dedicata a San Barsanofio, l'eremita egiziano patrono della cittadina in provincia di Brindisi.
Il progetto proposto inizialmente nel 1999 si è concluso solo oggi, ma non si è trattato evidentemente di un lento lavoro artigianale e comunitario, come ai tempi delle grandi cattedrali, bensì della solita colata lavica di cemento che ha piazzato nel bel mezzo del paesello brindisino una specie di Guggenheim capovolto, un auditorium della West Coast, condito di immancabili palmizi di quart'ordine.
Eppure ad Oria non mancano chiese splendide e magnifiche, quali la Basilica o la chiesa di Sant'Antonio. Ma è evidente che gli architetti sanno solo ispirarsi alla propria autoreferenziale creazione. Non conoscono più la imitatio, intesa come recupero positivo e stimolante delle più belle creazioni architettoniche nelle quali si è incarnata la fede locale; sanno soltanto creare abominevoli e ributtanti spazi coperti affidandosi alle premurose norme della C.E.I.
In questo caso l'architetto Riccardo Rampino racconta nel suo studio sulla chiesa di essersi ispirato all'ennesima "Nota Pastorale" della C.E.I. risalente al 1993. E aggiunge: "La Chiesa da sempre è uno spazio unitario dedicato al culto e connotato da luoghi significativi definiti spazi liturgici o spazi celebrativi, nei quali funzione e significato caratterizzano le grandi presenze simboliche permanenti: l'altare, l'ambone, il battistero e il fonte battesimale, il luogo della penitenza, la custodia eucaristica, la sede del presidente."

Possibile che nessuno dei vari vescovi avvicendatisi durante il complesso parto (meglio sarebbe definirlo aborto) architettonico non abbia avuto la capacità di far notare all'architetto che la Presenza Reale di Cristo nel Tabernacolo non è una "presenza simbolica"?
Possibile?

E' evidente infatti che il decentramento spaziale, la focalizzazione univoca sull'altare quale "presenza simbolica di Cristo" sia una contraddizione in termini di logica e di teologia. Se infatti l'altare è "segno permanente di Cristo", come si può pensare che esso sia più importante della "presenza reale di Cristo" ovvero della cosiddetta "custodia eucaristica"? Il Tabernacolo è il centro. La chiesa è del Suo divin Padrone, perciò è logico e giusto che chi vi entri debba essere introdotto a Lui, non semplicemente al "segno della Sua presenza".

Ecco perchè le "note pastorali" della C.E.I. dovrebbero essere mandate al macero senza troppi complimenti: in esse sta infatti lo scandalo principale che poi conduce architetti e committenti a realizzare degli aggregati di cemento armato ispirati all'ideologia protestante, imposti ai fedeli quali luoghi di culto.
I fedeli hanno ragione nel lamentarsi, laddove ancora il legame fra fede e devozione non è stato bandito ed oppresso, quando si vedono propinare progetti di chiese che nulla hanno a che vedere con la storia del territorio e con l'architettura tradizionale. Fede e devozione sono un tutt'uno nel popolo di Dio. E le chiese sono sempre state espressione di questo legame. Una volta scissa la fede dalla devozione ed erasa quest'ultima dall'esperienza cristiana, la religione trasformata in pneumatismo, in concetti volatili a mo' di new age cristiana, anche le chiese hanno cominciato a mutare, a perdere identità, a scomparire nel nulla di uno spirito esausto ed intellettualistico.

Perciò se qualche fedele ha ancora "devozione" ovvero è completamente votato alla sua Chiesa, che si opponga pure con gioia alla realizzazione di queste brutture. Come potrebbe infatti il Signore esser lieto di stare in un angolo buio e sperduto, in una vile cassettina, mentre il Suo posto lo usurpano le ingombranti "sedi dei presidenti"? Eppure sappiamo bene nel nostro cuore che Cristo si accontenta anche di un piccolo angolo nella Sua infinita misericordia, ma è davvero questo il modo in cui l'uomo è capace di onorare e ringraziare il Salvatore per il Suo amore infinito?


martedì 29 settembre 2009

PREGHIERA A SAN MICHELE

Oggi si festeggia San Michele. Vi pongo pertanto una domanda (retorica): secondo voi San Michele ce lo dobbiamo immaginare con l'aspetto di un uomo, come fa Guido Reni nel suo celebre dipinto, stante il dogma dell'Incarnazione e la creazione dell'uomo a immagine e somiglianza di Dio, talchè anche gli Angeli devono essere a immagine e somiglianza del loro Creatore; oppure dobbiamo immaginarcelo come un manichino dalla testa oblunga, gli occhi neri e vuoti, le forme asimmetriche e stilizzate, le gambe aperte etc, come fa padre Rupnik?


Preghiamo dunque San Michele Arcangelo perchè ci liberi non solo da Satana ma anche dalla bruttezza!


LE NORME DELLA C.E.I. SONO OBSOLETE?


di Francesco Colafemmina

Confrontarsi con le problematiche quotidiane dell' "adeguamento liturgico" ci induce oggi ad una riflessione di fondo: le norme varate dalla CEI nella "nota pastorale" dal titolo "L'Adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica" del 31 maggio 1996 sono compatibili con il Motu Proprio Summorum Pontificum?
A parte il fatto che si tratta di una semplice "nota pastorale" è opportuno rimarcare che il Motu Proprio consente ad ogni chiesa cattolica di questo mondo di celebrare anche secondo la forma straordinaria del rito, se i fedeli lo richiedono.
Dunque è concepibile la permanenza di norme volte alla distruzione di altari preconciliari ed alla sostituzione di altari mobili con altari fissi, a detrimento evidente degli altari rivolti Versus Deum?

Ma ricapitolare non farà male.
La nota pastorale si sofferma sulla questione dell'altare al punto 17:
L'altare nell'assemblea liturgica non è semplicemente un oggetto utile alla celebrazione, ma è il segno della presenza di Cristo, sacerdote e vittima, è la mensa del sacrificio e del convito pasquale che i1 Padre imbandisce per i figli nella casa comune, sorgente di carità e unità (25). Per questo è necessario che l'altare sia visibile da tutti, affinché tutti si sentano chiamati a prenderne parte ed è ovviamente necessario che sia unico nella chiesa, per poter essere il centro visibile al quale la comunità riunita si rivolge.
La sua collocazione è di fondamentale importanza per il corretto svolgimento dell'azione liturgica e deve essere tale da assicurare senso pieno alla celebrazione.
La conformazione e la collocazione dell'altare devono rendere possibile la celebrazione rivolti al popolo (26) e devono consentire di girarvi intorno e di compiere agevolmente tutti i gesti liturgici ad esso inerenti.
Se l'altare esistente soddisfa alle esigenze appena indicate, lo si valorizzi e lo si usi. In caso contrario occorre procedere alla progettazione di un nuovo altare possibilmente fisso e, comunque, definitivo.
La forma e le dimensioni del nuovo altare dovranno essere differenti da quelle dell'altare preesistente, evitando riferimenti formali e stilistici basati sulla mera imitazione. Per evocare la duplice dimensione di mensa del sacrificio e del convito pasquale, in conformità con la tradizione, la mensa del nuovo altare (27) dovrebbe essere preferibilmente di pietra naturale, la sua forma quadrangolare (evitando quindi ogni forma circolare) e i suoi lati tutti ugualmente importanti. Per non compromettere la evidenza e la centralità dell'altare non è ammesso l'uso di materiali trasparenti.
Nel caso in cui l'altare preesistente venisse conservato, si eviti di coprire la sua mensa con la tovaglia e lo si adorni molto sobriamente, in modo da lasciare nella dovuta evidenza la mensa dell'unico altare per la celebrazione (28).
Qualora non sia possibile erigere un nuovo altare fisso, si studi comunque la realizzazione di un altare definitivo, anche se non fisso (cioè amovibile) (29).
Si ritiene anche opportuna la rimozione delle reliquie presenti nell'altare preesistente, poiché solo a quello nuovo - di fatto l'unico riconosciuto come centro della celebrazione - spetta la prerogativa della dedicazione rituale (30).

Dunque i requisiti sono:

a. visibilità dell'altare
b. centralità dell'altare
c. orientamento al popolo dell'altare
d. possibilità di girare attorno all'altare
e. obsolescenza di altari mobili o rivolti ad orientem
f. disprezzo per gli altari versus orientem che - privati di funzione liturgica - devono sopravvivere in uno status a metà strada fra prodotto museale e mensola portaoggetti da mantenere vuota.

La questione dell'orientamento è motivata altresì da alcuni riferimenti.

In particolare dalla precisazione n.14 del documento CEI "Principi e norme per l'uso del Messale Romano" che recita:

L’altare fisso della celebrazione sia unico e rivolto al popolo. Nel caso di difficili soluzioni artistiche per l’adattamento di particolari chiese e presbitèri, si studi, sempre d’intesa con le competenti Commissioni diocesane, l’opportunità di un altare «mobile» appositamente progettato e definitivo. Se l’altare retrostante non può essere rimosso o adattato, non si copra la sua mensa con la tovaglia. Si faccia attenzione a non ridurre l’altare a un supporto di oggetti che nulla hanno a che fare con la liturgia eucaristica. Anche i candelieri e i fiori siano sobri per numero e dimensione. Il microfono per la dimensione e la collocazione non sia tanto ingombrante da sminuire il valore delle suppellettili sacre e dei segni liturgici.

Qui si parla chiaramente di altare "unico". Scompaiono quindi cappelle e cappellette, figuriamoci gli antichi altari maggiori!
L'altra nota rimanda sempre ai "Principi e norme etc", Capo Quinto, art. 259. Questo articolo a sua volta rimanda alla costituzione Inter Oecumenici, il cui testo recita:
Maius altare praestat ut extruatur uno seiunctum pariete, ut facile circumiri et in eo celebratio versus populum peragi possit (898, nr. 91).

Tuttavia è evidente che il testo in questione non è affatto normativo, giacchè il latino dice "praestat" "sarebbe meglio", "sarebbe più utile". La Costituzione mette infatti in evidenza l'aspetto funzionale dell'altare e non quello liturgico-sacrale.
Ma riguardo questo punto è bene rileggere quanto affermò Padre Lang tre anni fa in un suo articolo in risposta ai soliti "obiettori di altare"...

In questa sede ci preme invece ribadire che stante il Motu Proprio pubblicato il 7 Luglio 2007, la C.E.I. deve rivedere assolutamente le norme per l'adeguamento liturgico, giacchè esse si conformano alla sola "forma ordinaria" del rito e costituiscono grave limitazione alla possibilità di celebrare il rito nella "forma straordinaria".
Oltretutto tali norme incrementano giornalmente una furia iconoclasta irragionevole ed ideologica che sta privando anche le antiche cattedrali o chiese di grande interesse storico dei propri altari rivolti al Signore.
Se il "manuale del piccolo iconoclasta" ha il suo testo fondamentale, la sua principale fonte catechetica nella "nota pastorale" della CEI non sarà forse giunta l'ora di abolirla definitivamente?

lunedì 28 settembre 2009

"LAICITA'": NEUTRALITA' E MULTICULTURALISMO, MODELLI DI DIALOGO?


Pubblichiamo oggi uno splendido saggio in anteprima per Fides et Forma, a cura del Prof. Don Matteo De Meo.

di don Matteo De Meo

Di fronte a certi avvenimenti, soprattutto drammatici, che hanno come sfondo una certa morale, o cultura o religione, ci ritroviamo spesso spaesati e confusi. L’ultimo avvenimento di cronaca- l’omicidio di un padre musulmano che uccide la propria figlia perchè aderisce al modo di vivere occidentale richiama fortemente l’urgenza di un dialogo fra le culture e le religioni nella nostra vecchia Europa. Ma come? É possibile? Oppure stiamo lentamente scivolando verso un inevitabile scontro fra civiltà? La religione che funzione può avere in merito? Qualcuno in questi giorni continua fortemente a sostenere che l’unica soluzione è una laicizzazione a tutto campo! E che questi tragici avvenimenti sono l’ennesima riprova di una sostanziale insidia costituita dal fenomeno religioso....!

Uno dei “valori” propri di questa cultura laicista -e direi tra i più subdoli nel suo diffondersi- è da ravvisarsi in quella neutralità, tanto invocata, in una società che si tende a definire come globalizzata, multietnica e multiculturale. Una neutralità, ritenuta da molti Stati, come unica e necessaria opzione, ai fini di una uguaglianza, di una parità di diritti, di un rispetto e di una tolleranza! Tutti valori, in sè positivi (che affondano le loro radici in un sostrato culturale cristiano) e fatti propri dal mondo laico, ma traviati e imposti da una visione laicista che ha, invece, la meglio, nel suo trasformarsi in mentalità comune (politica, sociale, culturale, giuridica), sempre più evidente nella nostra Europa. La gestione di interi Stati è determinata da essa (guardiamo la Spagna di Zapatero, la laicissima Francia, per fare solo alcuni esempi!).
L’uso di riferirsi alla nozione di “laicità”, per rivendicare una vera e propria separazione fra la religione, la fede e la ragione, è ormai ovvio, anche per molti cristiani! Questa separazione viene declinata anche nel mondo civile, naturalmente, applicandola al rapporto Chiesa e Stato. Riemerge ancora, quella pericolosa insidia, a cui si accennava nelle pagine precedenti, e che bisogna mettere bene in luce: “separazione” non si equivale ad “autonomia”. Mi spiego.
In primo luogo, troppo spesso, si dimentica che la laicità, ovvero l’affermazione della legittima autonomia di tutto ciò che riguarda il seculum, il mondo, l’uomo e la sua natura, fa parte di un’eredità di pensiero e di riflessioneche è propria dell’eredità cristiana. Basta approfondire anche solosemplicemente la storia del termine “laico”, (dal greco “laikòs”, del popolo) che si origina all’interno del popolo di Dio per indicare la distinzione tra “chierici” e “non –chierici” (cioè laici).

Continua e scarica l'intero saggio cliccando qui.

venerdì 25 settembre 2009

UN'ALTRA CHIESA CONVERTITA IN MUSEO EBRAICO! A QUANDO UNA SINAGOGA CONVERTITA IN MUSEO CRISTIANO?


di Francesco Colafemmina

Lo aveva detto pochi giorni fa il Card. Bagnasco: "la Chiesa Cattolica non ha intenzione di convertire gli ebrei". Evidentemente però sembra esser valido il contrario, visto che a Trani in nome dell' "amicizia ebraico cristiana" si è deciso di convertire la Chiesa di Sant'Anna in "museo ebraico". Questa chiesa era per la verità una sinagoga almeno fino al XIV secolo, poi fu trasformata in Chiesa Cattolica. Oggi che la comunità ebraica tranese sembrerebbe essere in fermento si è deciso di donare la Chiesa ai nostri "fratelli maggiori" per allestirvi un museo ebraico stabile. Ciò accade dopo la cessione e conseguente trasformazione in sinagoga di un'altra chiesa, quella di Santa Maria di Scolanova, sempre a Trani, nel 2005.

E' evidente che non si può lanciare l'accusa di antisemitismo allorchè ci si ricorda del concetto di reciprocità: "io do una chiesa a te, ma tu dai una sinagoga a me?" Nè si può sempre invocare un guidrigildo eterno per le presunte colpe accumulate dai cristiani nei confronti degli ebrei.

Il vescovo di Trani (che già nel 2007 emanò norme restrittive per l'applicazione del Motu Proprio in aperta violazione del documento papale) ha dichiarato in un suo comunicato quanto segue:

Sono fiducioso che questa iniziativa contribuirà a creare un clima di reciproco e rispettoso dialogo, di serenità e di pace così necessario in un mondo avvilito da incomprensioni e discordie. Chela profezia di Isaia costituisca davvero l’anelito alla pace per ogni religione e per ogni popolo, quella pace che è dono di Dio, ma che chiede anche la buona volontà degli uomini:"Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà elevato sulla cima dei monti, e sarà più alto dei colli; Ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie, e possiamo camminare per i suoi sentieri". Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro tra i popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lanci in falci, un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra. Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore." (Is. 2,1-5)»

Può essere che S.E. Mons. Pichierri, tanto impegnato nel contrastare l'applicazione del Motu Proprio e a dialogare allegramente, non si sia accorto che la Santa Sede non ha ancora risolto la questione della titolarità di chiese e santuari di Terrasanta, aperta sin dal 1993?

Forse, Mons. Pichierri dimentica che una chiesa non è un oggetto che si dona o si cede a piacimento. E' un luogo sacro. Pertanto se i "fratelli maggiori" desiderano una nuova sinagoga o un museo, che se li finanzino da soli.

Certo se ci riferiamo al passato di Trani, e al fatto che quella chiesa fosse anticamente adibita a sinagoga, potremmo finire per dimenticare la nostra fede solo in nome di un malinteso rispetto dell'altro. Tutti ricordano ancora l'accusa di antisemitismo rivolta alla mostra che si tenne ad Orvieto nel 2007 sui "Miracoli Eucaristici". Allora l'imputato principale era un pannello che descriveva il Miracolo Eucaristico di Trani. Il pannello incriminato fu addirittura rimosso. Ma allora domandiamo a Mons. Pichierri: il Miracolo di Trani è autentico o è una semplice tradizione popolare? E se è autentico perchè vergognarsene? E perchè i tranesi devono difendersi dall'accusa di antisemitismo solo perchè credono nella verità di tale miracolo?

D'altra parte non si conoscono casi di sinagoghe donate ai cristiani per pregare Cristo. Se Sua Eccellenza sarà in grado di fornirmene uno sono disposto ad offrirgli una cena a base di falafel... sono certò che la gradirà!

CASTRILLON TO SUDDEUTSCHE ZEITUNG - FULL TRANSLATION


by Francesco Colafemmina

As it was easy to demonstrate, Cardinal Castrillon reveals himself a real Cardinal, i.e. a man that (instead of other small men) dress in red just to remember that blood that he is ready to spout for the Church of Christ. Above all the Cardinal isn't a naive and despite his old age (80) he's well experienced with softwares and computers (maybe so well experienced to send no one email to journalists...).
Castrillon clarifies to Suddeutsche Zeitung in a long interview his position. That of Arborelius is for him simply a "slander" - as anticipated also here on Wiener Zeitung website. And he adds "I'm sorry but this allegation is really doubtful, since is wrong (...) we store all the documents we received in digital format. Bishop Arborelius must tell us how, who, and when communicated this report and if this happened in written or oral form. ".
As I already said it will be right to search the responsible in the office of the Secretariat of State that has the duty to manage the relationship with Apostolic Nuncios: The First Section for General Affairs of the Secretariat of State! In which drawer of that office was missing the report on the Williamson "affair" sent by Arborelius?
Then Castrillon add about his relationship with Benedict XVI: "We always worked together closely. The Pope is an excellent theologian, a champion of the faith, a friend that always trust in me." You can also read here this interview to the Cardinal published by Pontifex.

The complete interview to Castrillon of Suddeutsche Zeitung is now available here:

In an interview with the Süddeutsche Zeitung Hoyos take position:


SZ: You were strongly criticized in Germany.

Hoyos: In Germany? Who did criticizes me in Germany?

SZ: You present yourself as the first responsible of the scadal of Richard Williamson, member of the SSPX, at the beginning of this year.

Hoyos: I don't care at all about what was said. For me, it's a sign that a country, a press and a public, that I believe at bottom honest, are not well informed.

SZ: What do you mean?

Hoyos: I mean that it seems that you don't know what is and in what consist the right of the Church. This means that everyone let take himself in a media whirlwind or a local hipersensibility, that we understand and respect.

SZ: So, what happened?

Hoyos: Marcel Lefevre made an act of rebellion when in 1988 he ordered four bishops without the papal mandate. It was a schismatic act and in consequence of this the four members of the SSPX were excommunicated together with Mons. Lefebvre. That's all. Both JP II and Benedict XVI were engaged in order to solve this conflict. For the rest, what was said lay on a foundamental ignorance of the intentions and the acts of the Pope.

SZ: Also in the Vatican the rapprochement process with SSPX was criticized.

Hoyos: The only aim of the Pope was to reduce the schism. Mons. Lefebvre was dead and those ordered by hom asked the revocation of the excommunication. The Pope accepted, after long consultations. And we, the bishops, must support the Pope, above all when the theme is a so foundamental one as that of Unity.

SZ: Which was your role in the rapprochement with SSPX?

Hoyos: In 2000 started the dialogue between Rome and the Fraternity, dialogue closely followed by Card. Ratzinger. After a meeting lead in 2001 by JPII, all the present Cardinals showed themselves in favour of this process. They explained that the excommunicated brothers weren't heretics or schismatics themselves, despite they committed a schismatic act. About their relationship with the Council, were underlined some difficulties of some interpretations of religious freedom and ecumenism. The Commission Ecclesia Dei, that I lead from 2000 until past July, had to analize this problem, nothing else.

SZ: Have you ever asked yourself whether your decisions may have political consequences?

Hoyos: The excommunication of four bishops, is not a political act. It is an act of mercy. It is therefore a pastoral-theological problem, not an interference of the church in the political sphere. So I do not concern myself. My job is not to judge a brother bishop. That is the task of the Congregation for Bishops and the Congregation for the Doctrine of the Faith.



SZ: But the Catholic Church has an opinion on antisemitism and the holocaust.

Hoyos: The rejection by the Church of the very unjust violence which Jewish people were subjected to is quite clear. Such racial genocide is an immoral crime against humanity.

SZ: Why then did you not stop the lifting of the excommunication of a Holocaust denier?

Hoyos: Williamson was excommunicated because of his illegitimate episcopal ordination, not because of his theories, judgments or statements about the Holocaust. Seeing the matter in the other way is a German mistake!

SZ: It's simply a german mistake? There are different opinions in the Church.

Hoyos: In fact, in the Church there were critical reactions. Is what the Pope indicated in a letter addressed to all the bishops of the wordl. But the Pope of course is not alone: is so to speak surrounded by the episcopate. He didn't act by ignorance. The fact that other variables come into this matter, is another thing.

SZ: You say that you didn't know about the Williamson's interview. What would the Pope have done if he had known about it?

Hoyos: I would speculate no hypotheses about what the pope would have to do. I am just referring to what he knew, as the lifting of the excommunication was made public. At this moment none of us knew nothing about Bishop Williamson's statements. None of us! And no one had the duty to know it!

SZ: Since 1989 Mons. Williamson denied in a sermon the gas chamber for the jewish. You couldn't know it before?

Hoyos: Don't say since... At that time Mons. Williamson was a young bishop that acted outside the Church and without legal legitimacy. In 1989 the young bishop shared his opinion on a book that proposed an historical analysis of Holocaust that many of us don't approve. But maybe all must know that book? No one is obliged to read all the works that are published, and above all when they are on such specific themes.

SZ: But the words of Williamson were clear: "no one jewish was killed in gas chamber! That were lies, lies, lies! The Jewish invented Holocaust". From 1987 to 1991, you were president of the Episcopal Council of Latin America: at that time the position of Williamson was known in Argentina. And however you didn't know it?

Hoyos: At that time I knew about him what i knew about Maradona. I just learned the existence of Maradona only when I was in Rome. I learned something about Williamson only in 2000. What I can tell you is however that nor the Curia, nor the Congregation for Bishops, nor the Secretariat of Statem nor the Nuncios, nor the Canadian, German, Swiss, Austrian , French and Holland Episcopate, said nothing about Mons. Williamson to Ecclesia Dei Commission.

SZ: Neither on January 2009?

Hoyos: I only know that the STV interviewed him on the occasion of a deacon ordination. And I got only on Feb. 5th informed about what he said in it. The Nunciature gave me the information in a sealed envelope that I kept.

SZ: Since January 21st a fax arrived in the Vatican with the report on the Williamson interview.

Hoyos: We just learned it on February 5th. I made to myself this question many time: if the interview was made on november 2008, why it was broadcasted on January 21st? Apparently they awaited that the decree of revocation of the excommunication was signed on January 14th. Why this?

SZ: What do you think?

Hoyos: I don't love too much speculations.

Sz: Now the Bishop of Stockholm Anders Arborelius states that he informed the Nunciature in Stockholm as early as in November 2008.

Castrillón: I deplore this untrustworthy (German: inseriös)statement a lot, because it is false. It is a slander (Gr.: Verleumdung)to spread out this kind of information. We save all the documents we get in digital form. Bishop Arborelius should say how, whom, and when he passed the information on, and whether it was passed on in written form or orally.

(This is the original text: SZ: Jetzt behauptet der Stockholmer Bischof Anders Arborelius, er habe shon im November 2008 die Stockholmer Nuntiatur über Williamsons Holocaust-Leugnung informiert.
Hoyos: Ich bedauere diese unseriöse Äußerung sehr, denn sie ist falsh. Diese Information zu verbreiten, ist eine Verleumdung. Wir speichern alle Dokumente, die wir bekommen, in digitaler Form. Bischof Arborelius sollte also sagen, wie, wem, und wann er das mitgeteilt hat, und ob das schriftlich oder mündlich geschah.)

SZ: The Magazine Spiegel reported the interview of Williamson in 2008. Nobody reads it in the Vatican?

Castrillón: It is possible that the German department in the Secretary of States knew about this report. I didn't.

SZ: Father Fellay, the General of the SSPX, might have known already what Williamson said in Interview, if we believe the letter he sent to the STV on the 21th. Jan., in order to prevent the series from being broadcasted.

Castrillón: I know nothing about this.

SZ: Williamson said, he got to know you during a lunch?

Castrillón: I had at that time just become the President of Ecclesia Dei. And there I saw in midsummer a group of persons in cassocks, so I asked my secretary to inform himself about this group. He told me they are Lefebvrists. So I invited them to me.

SZ: What was your impression of them?

Castrillón: That they are good people, but sometimes too much fixed upon the idea that all evil in the world has the reform to the Council as its source. As I tried to relax the atmosphere and joked that if I would choose a language for Mass, I would take the Aramaic, the language of Christ, as I didn't know who had the bad idea to change the language of the Lord against the language of His persecutors. They found it a very bad joke. After this meeting it came the dialog with JPII, and then another dialog in Aug. 2005, with Pope Benedict.

SZ: Can you make a picture of Richard Williamson at that time?

Castrillón: He is a honest man, somewhat eccentric. Not silly, but obsessive and stubborn.

SZ: An honest man?

Castrillón: He speaks out what he thinks. Williamson appears to me not like someone who want to cheat. Rather, he is a uncomplicated person who holds extreme positions: but with a simple and honest belief in them.

SZ: When the scandal came out even the Speaker of the Holy See attacked you publicly.

Hoyos: Father Lombardi made to a french journalist an bold commen on myself, but then he retracted his accusation. He offered his excusation to me and we must underline this point: at that moment he didn't act on the Pope's request.

SZ: Cardinal Battista Re felt cheated by you.

Castrillón: As far as I know, he has never said this. But I know well that he has said some incautious words about me to the press. So I wrote him a letter, in which I said if anybody had known about the Williamson Holocaust-interview beforehand, it must be he alone. He was for many years in the Secretariat of the State. Today he is the head of the bishops' congregation. It is his task to watch over the bishops.

SZ: Did this scandal changed your relationship to the Pope?

Castrillón: Yes, to the good! We have worked together hand in hand, not only because he is the Vicar of Christ, but also he is a first class theologian, a defender of the Faith, he has always trust in me. This has not been changed.

SZ: You affirmed that the debate on the existance of gas chamber isn't a moral matter, but just historical. Can you explain it?

Hoyos: The genocide of the jewish nation is an act morally reprehensible, as much as torture. But to affirm that there were 5 dead instead of 10 is not a moral judgement but an historical mistake.

SZ: Williamson denies the attempt to annihilate the jewish people.

Hoyos: in my opinion he didn't denies the genocide. He reduced it. It's an historical matter. The moral problem is exclusively on the level of the racist genocide.

SZ: What would the Vatican have done if Williamson didn't minimize the Holocaust, but just denied it?
Hoyos: Negationism doesn't touch the essence of the Church. It's a solvable problem. Is the same problem of those that doen't condemn trrorism or defend those that practice abortion. Mons. Williamson is still subjected to SSPX, that can go up to the prohibition to enter in a church or to celebrate a Mass, for lack of judgement.

SZ: You will restart in the same way?
Hoyos: Exactly!

SZ: Did you feel yourself hurt by the media?
Castrillón: I had a lot of experience with the media and got now a thick skin. I never asked for emendations, because it is useless. The truth will finds its own way. And the only truth is that what I just told you.

CASTRILLON: QUELLA DI ARBORELIUS E' UNA "CALUNNIA"

For our english speaking readers the translation is here!

di Francesco Colafemmina


Come volevasi dimostrare il Cardinal Castrillon si rivela un vero Cardinale, ossia un uomo che (a differenza di altri omuncoli) veste color porpora per ricordare il sangue che egli è disposto a versare per la Chiesa di Cristo. Oltretutto il Cardinale non è uno sprovveduto e nonostante l'età (80 anni) è uomo esperto di software e computer (magari non così tanto da mandare emails ai giornalisti...).
Castrillon afferma al Suddeutsche Zeitung in una lunga intervista la sua posizione. Quella di Anders Arborelius la bolla - come riporta anche la Wiener Zeitung il cui originale trovate a questo link - come una "calunnia". E aggiunge: "Mi dispiace ma questa dichiarazione è molto dubbia, perché è sbagliato (...) noi archiviamo tutti i documenti che abbiamo ricevuto in forma digitale. Il Vescovo Arborelius dovrebbe dire, come, chi e quando ha comunicato questa informativa, e se ciò è accaduto per via scritta o orale".
Come già detto sarà opportuno cercare i responsabili nell'ufficio preposto alle relazioni con i Nunzi Apostolici: Prima Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato! In quale cassetto di quell'ufficio si è smarrito il report sull'affaire Williamson inviato da Arborelius?
Aggiunge poi Castrillon sulle sue relazioni con Benedetto XVI: "Abbiamo sempre lavorato gomito a gomito. Il papa è un teologo eccellente, un campione della fede, un amico che ha sempre fiducia in me". Leggere anche questa intervista pubblicata da Pontifex.

L'intervista a Castrillon è ora disponibile qui grazie agli amici di Messainlatino. Grazie ad un amico lettore siamo riusciti a fornire la traduzione della maggiorparte dell'intervista che in sostanza chiarisce la posizione che la Chiesa di Cristo deve avere in merito alla questione.


SZ: Lei ha affermato di non essere a conoscenza dell'intervista di Williamson. Cosa avrebbe fatto il Papa se lo avesse saputo?

Hoyos: Non vorrei accampare ipotesi riguardo a quello che il Papa avrebbe potuto fare. Mi riferisco solo a ciò che egli sapeva, al momento in cui la revoca della scomunica è stata resa pubblica. In quel momento nessuno di noi conosceva minimamente le affermazioni di Williamson. Nessuno di noi! E nessuno aveva il dovere di conoscerle!

SZ: lei non ne sapeva nulla neanche nel 2009?

Castrillón: Sapevo soltanto che la SVT lo aveva intervistato in occasione dell'ordinazione di un diacono. Ed ho appreso solo il 5 febbraio ciò che egli vi aveva affermato. La Nunziatura mi ha gato l'informazione in una busta sigillata.

Sz: Adesso il Vescovo di Stoccolma A,nders Arborelius, afferma di aver informato la Nunziatura di Stoccolma sin dal Novembre 2008.

Castrillón: Deploro molto questa affermazione inaffidabile (in tedesco: inseriös) poichè è falsa. E' una calunnia (ted.: Verleumdung) diffondere questo tipo di informazioni. Noi salviamo tutti i documenti in formato digitale. Il Vescovo Arborelius avrebbe dovuto dire come, a chi e quando egli ha fornito l'informativa e se l'ha passata in forma scritta o orale.

(Ecco il testo originale: SZ: Jetzt behauptet der Stockholmer Bischof Anders Arborelius, er habe shon im November 2008 die Stockholmer Nuntiatur über Williamsons Holocaust-Leugnung informiert.
Hoyos: Ich bedauere diese unseriöse Äußerung sehr, denn sie ist falsh. Diese Information zu verbreiten, ist eine Verleumdung. Wir speichern alle Dokumente, die wir bekommen, in digitaler Form. Bischof Arborelius sollte also sagen, wie, wem, und wann er das mitgeteilt hat, und ob das schriftlich oder mündlich geschah.)

SZ: Il Magazin Der Spiegel ha riportato l'intervista di Williamson nel 2008. Nessuno l'ha letta in Vaticano?

Castrillón: E' possibile che il dipartimento Tedesco della Segreteria di Stato conoscesse questo report. Ma io no.

SZ: Padre Fellay, il Generale della FSSPX, potrebbe aver già saputo il contenuto dell'intervista a Williamson, se dobbiamo credere alla lettera che egli inviò alla SVT il 21 Gennaio, per prevenirne la trasmissione.

Castrillón: Non ne so nulla.

SZ: Williamson, dice di averlo conosciuto durante un pranzo?

Castrillón: In quel tempo ero appena divenuto Presidente di Ecclesia Dei. E lì ho osservato in piena estate un gruppo di persone in abito talare, perciò ho chiesto al mio segretario chi fossero. Lui mi ha detto che erano Lefebvriani. Così li ho invitati a pranzo.

SZ: Che inpressione le hanno fatto?

Castrillón: L'impressione che sono brava gente, ma talvolta un po' troppo fissata sull'idea che tutto il male del mondo ha la sua fonte nella riforma del Concilio. Così cercai di rilassare l'atmosfera e scherzai dicendo che se avessi voluto scegliere una lingua per la Messa avrei preferito l'Aramaico, la lingua di Cristo, dal momento che non sapevo chi avesse avuto la cattiva idea di cambiare la lingua del Signore con quella dei Suoi persecutori. Loro la trovarono una pessima battuta. Dopo questo incontro è arrivato il dialogo con Giovanni Paolo II e poi un altro dialogo ad Agosto del 2005 con Papa Benedetto.

SZ: Ci può fare una descrizione di Richard Williamson?

Castrillón: E' un uomo onesto, in qualche modo eccentrico. Non sciocco, ma ossessivo e testardo.

SZ: Un uomo onesto?

Castrillón: Lui dice quello che pensa. Williamson mi sembra non uno di quelli che vogliono ingannarti. Piuttosto è una persona disinibita che mantiene posizioni estremiste: ma con una semplice ed onesta convinzione.

SZ: Lei condivide le posizioni della FSSPX?

Hoyos: La FSSPX pensa che loro stiano difendendo la verità sulla tradizione sacra e che non possono essere scomunicati per questo. Ciò può essere compreso, sebbene non condivida tali opinioni. Quanto a questo è indiscutibile che loro abbiano spezzato una legge fondamentale della Chiesa.

SZ: Lei si è mai domandato se le vostre decisioni potevano avere delle conseguenze politiche?

Hoyos: La scomunica di quattro vescovi non è un atto politico. E' un atto di misericordia. E' quindi un problema pastorale e teologico, non una interferenza della Chiesa nella sfera politica. Perciò non mi preoccupo. Il mio lavoro non è quello di giudicare un mio fratello vescovo. Questo è il compito della Congregazione per i Vescovi e della Congregazione per la Dottrina della Fede.

SZ: Ma la Chiesa cattolica ha una sua opinione su antisemitismo ed olocausto.

Hoyos: Il rigetto da parte della Chiesa di ogni violenza ingiusta subita dal Popolo Ebraico è piuttosto chiara. Tale tippo di genocidio razziale è un crimine immorale contro l'umanità.

SZ: Perchè allora non ha bloccato la revoca della scomunica ad un negatore dell'Olocausto?

Hoyos: Williamson è stato scomunicato per la sua ordinazione episcopale illegittima non per le sue teorie, giudizi o affermazioni sull'Olocausto. Guardare i problemi in un altro senso è un tipico errore tedesco!

SZ: Il Cardinal Re si è sentito ingannato da lei.

Castrillón: Per quanto ne so, non ha mai detto ciò. Ma so bene che ha detto qualche incauta parola su di me alla stampa. Perciò gli ho scritto una lettera nella quale gli ho detto che se qualcuno avesse saputo anticipatamente dell'intervista sull'Olocausto di Williamson, sarebbe dovuto essere soltanto lui.
Lui ha lavorato per molti anni in Segreteria di Stato. Oggi è a capo della Congregazione per i Vescovi. E' suo compito monitorare i Vescovi.


SZ: Questo scandalo ha mutato le sue relazioni con il Papa?

Castrillón: Si, in meglio! Noi abbiamo lavorato gomito a gomito, non solo perchè lui è il Vicario di Cristo, ma anche perchè è un teologo di prima classe, un difensore della Fede, e ha sempre fiducia in me. Ciò non è mutato.

SZ: Si è sentito urtato dai media?

Castrillón: Ho avuto una notevole esperienza con i media ed ora ho ci ho fatto il callo. Non ho mai chiesto rettifiche, perchè è inutile. La verità troverà da sola la sua strada. E l'unica verità è quella che le ho appena detto.

ICONOCLASTIA POSTCONCILIARE AD ORISTANO UPDATED!

Ecco nuove sconvolgenti foto dell'iconoclastia in atto ad Oristano. Di seguito vi riporto il testo della mia mail (visto che le mails vanno di moda oggi...) alla Soprintendenza di Cagliari il 28 Agosto scorso e la loro risposta. Evidentemente hanno "soprinteso" molto in questi giorni tanto da consentire che questo scempio andasse avanti...


Mail inviata il 28 Agosto scorso:

Egregia dottoressa Marras,

mi permetto di scriverLe per segnalarLe uno "scempio artistico" in corso ad Oristano in questi giorni. Mi riferisco alle operazioni di "adeguamento liturgico" del presbiterio della Cattedrale di Santa Maria Assunta. L'attività di demolizione dell'altare settecentesco di questa splendida cattedrale sarda è stata giustificata da S.E. l'Arcivescovo come una operazione di ripulitura dello stesso dalle aggiunte subite nel corso dei secoli. Non constando l'esistenza di particolari aggiunte che non siano riconducibili al XVIII secolo, risultando irragionevole lo smembramento di una preziosa opera marmorea che perfettamente armonizzava con l'ambiente dell'intera aula liturgica, ma soprattutto tenendo conto delle molteplici fasi di realizzazione del tempio che impediscono la riscoperta di un momentum originale sotto il profilo stilistico, invito la S.V. a vigilare su tali operazioni (in ottemperanza all'art.12 della legge 121 del 25 Marzo 1985 così come recepita dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio all'art.9) che rischiano di cancellare non solo la funzionalità liturgica dell'intero presbiterio, ma anche l'impianto artistico architettonico della sua concezione.
A tal riguardo mi premuro di allegarLe alla presente una documentazione fotografica dell'altare prima e durante la fase di demolizione. Infatti, nonostante le pubbliche affermazioni di S.E. l'Arcivescovo, l'altare in questione viene in questi giorni smontato e privato degli angeli marmorei laterali, del tabernacolo e del ripiano superiore, insomma viene completamente ridotto ad altro da sè. RingraziandoLa anticipatamente per la Sua attenzione ed in attesa di un Suo riscontro alla presente, porgo i miei più cordiali saluti.
Francesco Colafemmina


Risposta:

La ringrazio per la segnalazione, ho provveduto tempestivamente ad inoltrarla al Soprintendente Ing. Gabriele Tola ed ai funzionari interessati.
Mariangela Marras

giovedì 24 settembre 2009

THE ENEMY AT HOME


by Francesco Colafemmina

And so was launched this new surface-to-air missile from Sweden. Actually the propulsion of these days was a bit 'exaggerated compared to the size of the real missile. But that's it: newspapers have now something to speak about, or better to badmouth.

Let's go now to the transmission of Uppdrag granskning of September 23th. A brief episode that is supported just by the allegations made by HE Anders Arborelius and an unpleasant interview with Cardinal Kasper.

Theorem: in November, just after the recording of the interview with Williamson a report was prepared by the Diocese of Stockholm and sent to the Vatican through the Apostolic Nuncio for the Northern Countries Archbishop Emil Paul Tscherrig. In the Vatican, the report was lost up to the end of January. On January 21st the interview is broadcasted by SVT and on the 24th the decree is published, after a few crucial days in which they could remedy the issue of excommunication (maybe - this is what you can understand from the transmission - not revoking it). The main suspect in respect of this matter is Cardinal Castrillon Hoyos. So that the same transmission is entitled: "Kardinal".

Nothing new, then!

This was already revealed by the italian newspaper "Italia Oggi" on January 29th, 2009 proposing the "off the records" of Cardinal Re:

There is one question that in those few days travel across the Tiber, and that many are made on the high side of the river, especially in the palaces of the policy: maybe there is someone who has pulled Pope Benedict XVI, hiding the trap Bishop denier in the dossier on rehabilitation of the followers of Archbishop Lefebre? Many inside and outside the Vatican gave their response in these hours. But to understand more you needed to be last Sunday on a bus. On one of the two coaches that like every year starting from St. Peter's Square to reach the Basilica of St. Paul Outside the Walls, for the celebration of the Feast of the Conversion of the Apostole of the Gentiles. The bus, or even close. Because from one of the first seat was exploding the deep voice of Cardinal Giovanni Battista Re, prefect of the Congregation of Bishops. Almost a scream, "That Bungler!" (in italian "Pasticcion" - that sounds like "Castrillon") , The way to mangle the name of a fellow prelate, Cardinal Dario Castrillon Hoyos. Yes, all the fault according to Re was made by Castrillòn -Bungler, which according to his fellow cardinal Re instructed the practice in a hurry so as not to miss the historical opportunity of closing the schism Lefebre. "Even to me," thundered Cardinal Re according to the other passengers of the bus (other prelates and bishops), "he gave us just few hours of time to put the needed signature. All because shortly Castrillòn (the "Bungler") turns 80 years old and he retires. If he didn't immediately close the dossier, would not have been up to him ...». According to the outburst of Cardinal Re "That text was leaking from all sides! On the other hand was written by Francesco Coccopalmerio (President of the Pontifical Council for Legislative Texts), who already is in quarrel with the Italian language ... In short, if you had waited a month and maybe break the news when you also developed a new legal status of lefebrians, it would be quite different and there would have not been exposed to this gaffe. " This was said by an angry- at least -Cardinal Re on his way to the function celebrating the conversion of Saint Paul. He provides us with details even in the face of questions of the guests. But then all was a fault of 'improvisation? Nobody knew the case of Archbishop Richard Williamson and his shock at the Swedish TV-interview in which he denied the extermination of Jews during the Second World War? Not at all! Said Re to the other travelers. Everithing was known to Castrillòn-Bungler. He knew, probably he didn't say anything to the Pope, and certainly underestimated the consequences. According to a report of one of the guests of the bus, Castrillon would contact the Superior General of lefebrians Monsignor Bernard Fellay, who would ensure that "one should not keep up with Williamson. He moreover came from the Anglican church, and says he does not want to enter the Catholic Church. But it is ill for some time, maybe have a few weeks of life, and he's not reasoning anymore. He come out of his mind every day, and I wonder how much things he will still say ...». A clinical case then, that does not give too much importance. Certainly, according to Re, artfully assembled by the media the next day, but "it was necessary to reckon with, and there was this terrible and unreasonable haste to Castrillon, avoidable, really avoidable.

That said, one can not help but notice a number of dark issues:

a. Castrillon had hidden the dossier to the Pope according to Re and Kasper, but if they knew why they haven't done their part denouncing this case to the Pope (and they are not alone according to what said by Arborelius)? Why they allowed this unprecedented exposure of the Pope? And why Re, who gave the tip to the Spanish blogger (before anyone could know) Francisco Jose Fernandez de La Cigüeña even on 17 January, has done nothing and he merely communicated something to the journalists Italia Oggi only after the event?

b. Also if we admit that Castrillon avoided talking about this issue, since there were dozens of report circulating on SSPX and since the act of remission of excommunication is to be understood as an act of mercy issued by the Pope, where is the fault in all this? The Church has the right to manage its internal affairs independently and it is undeniable that the quite far right positions of some members of the SSPX were clearly known to anyone. Nevertheless, and perhaps to induce the SSPX to the conversion on these issues was chosen the path of merciful reintegration . It remains the disruptive construction of the case by the Swedish TV and its propagation thanks to the complicity of the media around the world.

c. So: why the Swedish TV is so moved to compassion for the Church and the Pope to organize the interview to Williamson and to spread what he said in an outside broadcast in Germany: i.e. that he still believed in some of his assertions made in Canada in 1986 on the existence of gas chambers? We have to think that those journalists are the right arm of the Vatican investigators on reconciliation with the Lefebvrians? In short, the Swedes are informants or service to the Church (I highly doubt) or are good tools used by someone willingly (inside the Vatican) to destroy the image of Castrillon and block the reinstatement of the fraternity?

d. And again, why we have to think that Kasper and Arborelius are two pious men who've taken the trouble to complain to the Swedish TV that Castrillon had not informed the Pope? They needed the microphone of Ali Fegan to communicate these issues to the Pope?

e. And is acceptable that Kasper told us that thanks to him and his personal ties with the rabbis of half the world has managed to retrieve one of the most serious crisis between Catholicism and Judaism in recent years? It is acceptable that Kasper was capable - laughing slyly - to blame for this dust (that of January-February) Castrillon, a Cardinal and a brother in the cardinalate, and not to the jackals of the Swedish television or the arrogance of Bishop Williamson?

f. Father Lombardi may even be the future victim of this turbillon, in fact very much weakened compared to expectations, however it is undeniable that he have been put in trouble by himself. How can the Speaker of the Holy See Press Office speak by phone with journalist Fegan and say "for now I can not answer to your questions but I will answer by email"? And then send them an email in which he is like the three monkeys and says he didn't seen, didn't heard, didn't speak about the "report" on Williamson?

Fortunately, this whole story is much less impressive than expected. Nevertheless the responsibility of many come to the surface powerfully. But perhaps more than anything else, comes to the surface the powerful short-circuit in communication and identity of which the Catholic Church is now victim more than ever.

P.S. Someone has to advise Mons. Filoni that the first section of the Secretariat of State is deputed to mantain the relationship with the Nuncios and to manage the Press Office of the Holy See. So if the report was given by the Nuncio to someone, this someone has a name. That of Filoni!

FRATELLI COLTELLI



di Francesco Colafemmina

E così è stato lanciato l'ennesimo missile terra-aria dalla Svezia. A dire il vero la propulsione di questi giorni è stata un po' esagerata rispetto alle dimensioni del missile reale. Ma tant'è: a breve i giornali avranno di che parlare, o meglio di che s-parlare.
Veniamo dunque alla trasmissione di Uppdrag granskning del 23 settembre. Una breve puntata che si sostiene sulle affermazioni di S.E. Anders Arborelius ed una spiacevole intervista al Cardinal Kasper.

Il Teorema: a novembre, appena dopo la registrazione dell'intervista a Williamson un rapporto sarebbe stato preparato dalla Diocesi di Stoccolma e inviato in Vaticano tramite il Nunzio Apostolico per i Paesi Nordici Mons. Emil Paul Tscherrig. In Vaticano il report si perde sino al mese di gennaio. Il 21 viene trasmessa l'intervista dalla SVT. Fino al 24, data della firma del decreto, passano alcuni giorni decisivi, nei quali si poteva porre rimedio alla questione della scomunica (magari - così si evince dalla trasmissione - senza revocarla). Il principale indagato riguardo a questo dossier scomparso è il Card. Castrillon Hoyos. Tanto che la stessa trasmissione si intitola: "Kardinal".

Nulla di nuovo, dunque!

Ne aveva già parlato Italia Oggi il 29 gennaio 2009 proponendo dei "fuori onda" del Cardinal Re:

C'è una domanda che da qualche giorno circola oltre Tevere e che molti si sono fatti sull'alta riva del fiume, soprattutto nei palazzi della politica: ma c'è qualcuno che l'ha tirata a Papa Benedetto XVI°, nascondendo la trappola del vescovo negazionista nel dossier sulla riabilitazione dei seguaci di monsignor Lefebre? Molti dentro e fuori dal Vaticano hanno fornito la loro risposta in queste ore. Ma per capire di più bisognava essere domenica su un pullman. Su uno dei due pullman che come ogni anno partono da piazza San Pietro per raggiungere la Basilica di San Paolo fuori le mura, per la celebrazione della festa della conversione dell'apostolo della genti. Sul pullman, o anche nei pressi. Perché da uno dei primi sedili stava esplodendo il vocione del cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della congregazione dei vescovi. Quasi un urlo, «Quel Pasticcion!», il modo di storpiare il nome di un collega porporato, il cardinale Dario Castrillòn Hoyos. Sì, tutta colpa secondo Re del Castrillòn-Pasticciòn, che secondo il collega cardinale avrebbe istruito la pratica in fretta e furia per non farsi sfuggire l'occasione storica della chiusura dello scisma lefebriano. «Anche a me», avrebbe tuonato il cardinale Re secondo gli altri viaggiatori del pullman (altri prelati e vescovi), «non ha dato che qualche ora di tempo per mettere la controfirma necessaria. Tutto perché tra poco Castrillòn (il «Pasticciòn») compie 80 anni e se ne va in pensione. Se non si chiudeva subito il dossier, non sarebbe toccato a lui...». Secondo lo sfogo del cardinale Re «quel testo faceva acqua da tutte le parti! D'altra parte l'ha scritto Francesco Coccopalmerio (presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi) che già bisticcia di suo con la lingua italiana... Insomma, se si fosse aspettato un mesetto e magari dare la notizia quando si era messo a punto anche il nuovo stato giuridico dei lefebriani, sarebbe stata tutt'altra cosa e non ci si sarebbe esposti a questa gaffe!». Furente- ed è dire poco- il cardinale Re mentre si recava alla funzione celebrativa della conversione di San Paolo. E prodigo di particolari anche di fronte alle domande degli ospiti. Ma allora tutta colpa dell' improvvisazione? Nessuno sapeva del caso dell'arcivescovo Richard Williamson e della sua intervista-choc alla tv svedese in cui si negava lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale? Macchè, ha spiegato Re agli altri viaggiatori. Tutto noto a Castrillòn-Pasticciòn. Che sapeva, probabilmente non ha detto nulla al Papa, e certo ha sottovalutato le conseguenze. Secondo quanto riferisce uno degli ospiti del pullman Castrillon avrebbe contattato il superiore generale dei lefebriani, monsignore Bernard Fellay, che gli avrebbe assicurato che «non bisognava stare dietro a Williamson. Lui per altro veniva dalla chiesa anglicana, e dice di non volere entrare in quella cattolica. Ma è malato da tempo, forse ha poche settimane di vita, e non ragiona più. Sbarella tutti i giorni, e chissà quante ne dirà ancora...». Un caso clinico quindi, a cui non dare troppa importanza. Certo, secondo Re, montato ad arte dai mass media il giorno successivo, ma «bisognava metterlo in conto, e non ci fosse stata questa terribile e immotivata fretta di Castrillòn, evitabile, evitabilissimo».

Ciò detto, non si può fare a meno di notare una serie di aspetti equivoci:

a. Castrillon avrebbe nascosto il dossier al Papa. Ma se Re e Kasper sapevano perchè non hanno fatto la loro parte in tal senso (e non dovevano essere i soli stando a quanto afferma Arborelius)? Perchè hanno consentito tale esposizione senza precedenti del Papa? E perchè proprio Re che aveva dato la soffiata al blogger spagnolo (prima che chiunque potesse saperlo) Francisco Josè Fernandez de La Ciguena addirittura il 17 gennaio, non ha fatto nulla e si è limitato a comunicare qualcosa ai giornalisti di Italia Oggi solo post eventum?

b. Anche ammesso che Castrillon avesse evitato di parlare di questo dossier, dato che sulla SSPX ne circolano e ne sono circolati a migliaia e dato anche che il gesto della remissione della scomunica è da intendersi come un atto di misericordia da parte del Papa, cosa ci sarebbe di talmente osceno in tutto ciò? La Chiesa ha il diritto di gestire i suoi affari interni in piena autonomia ed è innegabile che le posizioni piuttosto spinte dei lefebvriani non fossero una novità per nessuno. Ciononostante e forse proprio per indurre la SSPX alla conversione su queste tematiche si è scelta la via del reintrego misericordioso. Resta invece la dirompente costruzione del caso da parte della TV Svedese e la sua propalazione grazie alla complicità dei media di mezzo mondo.

c. Quindi: perchè la TV Svedese si sarebbe talmente mossa a compassione della Chiesa e del Papa da intervistare Williamson e da fargli dire in un fuori onda, in Germania, che credeva ancora in certe sue affermazioni degli anni ottanta in Canada sull'esistenza o meno delle camere a gas? Dobbiamo pensare che i giornalisti svedesi siano il braccio destro degli inquirenti vaticani in materia di riconciliazione con i Lefebvriani? Insomma: o gli Svedesi sono degli informatori al servizio della Chiesa (ne dubito fortemente) oppure sono dei bravi strumenti utilizzati volentieri da qualcuno in Vaticano per distruggere l'immagine di Castrillon e bloccare il reintegro della Fraternità.

d. E ancora: perchè dobbiamo pensare che Kasper e Arborelius siano due uomini pii che si son presi la briga di denunciare alla TV Svedese che Castrillon non aveva informato il Papa? Avevano bisogno del microfono di Ali Fegan per comunicare tali questioni al Papa?

e. E' accettabile che Kasper venga a dirci che grazie a lui ed ai suoi legami personali con i rabbini di mezzo mondo si è riusciti a recuperare una delle più gravi crisi tra Cattolicesimo ed Ebraismo degli ultimi anni? Ed è accettabile che Kasper debba dare - ridendo furbescamente - la colpa di questo polverone (quello di gennaio-febbraio) a Castrillon, un suo fratello Cardinale e non agli sciacalli della TV svedese o all'arroganza di Mons. Williamson?

f. Padre Lombardi potrà pur essere la futura vittima sacrificale di questo turbillon per la verità molto ma molto depotenziato rispetto alle attese, tuttavia è innegabile che si sia messo anch'egli nei pasticci da solo. Come può il Portavoce della Sala Stampa della Santa Sede parlare per telefono con il giornalista Fegan e dirgli: "per ora non posso rispondere alle sue domande, ma le risponderò per email"? E poi inviargli una email nella quale fa come le tre scimmiette e dice di non aver visto, non aver sentito, non aver parlato?

Per fortuna tutta questa storia è molto meno impressionante del previsto. Purtuttavia le responsabilità di molti vengono a galla prepotentemente. Ma forse più di ogni altra cosa, viene a galla il potente corto circuito comunicativo e identitario di cui la Chiesa Cattolica è oggi vittima più che mai.

P.s. Qualcuno avverta Mons. Filoni che la I sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato è deputata a gestire i rapporti con i Nunzi e con gli organi di stampa della Santa Sede. Se il Nunzio Apostolico dei Paesi Nordici ha inviato un report, questo report deve essere arrivato nelle mani di qualcuno che ha un nome ben preciso. Quello di Mons. Filoni!

mercoledì 23 settembre 2009

ECCO LA MAIL DI PADRE LOMBARDI: DA NON CREDERE!


Ecco il testo della mail di Padre Lombardi. Ma è mai possibile che la Sala Stampa Vaticana sia capace di inviare email di questo genere? E' mai possibile? Ingenutià o cosa?
Sotto il testo originale in inglese consultabile anche qui dal sito della SVT.

Caro signor Fegan,


l'unica cosa che posso dire è che non ho avuto alcuna conoscenza dell'intervista con il vescovo Williamson prima che fosse trasmessa. Dopo di essa fui informato in proposito dai giornalisti e colleghi svedesi della Radio Vaticana.
Il Card. Castrillon non mi disse alcuna parola su di essa prima della trasmissione dell'intervista.
Non sapevo che l'informativa su Williamson fosse stata inviata in Vaticano, e io non so chi l'abbia ricevuta e letta. Nessuno mi ha detto una sola parola su di essa.
Il Papa ha detto che non era stato informato quando ha approvato la la revoca delle scomuniche. Sono certo che il Papa dica la verità.
Quando ho informato i miei Superiori sulla sua intervista con Williamson, ho riscontrato che la decisione circa la revoca delle scomuniche era già stata presa.
Quindi l'unica cosa che potevo fare, era quella di distinguere fortemente il senso e lo scopo della decisione della revoca della scomunica da parte del Papa, e l'assolutamente inaccettabile negazionismo di Williamson come una sua posizione personale, che non era collegata in alcun modo all'origine della scomunica. Questo è quello che ho ripetuto molte volte in quei tristi giorni.

Mi auguro che questa risposta sia chiara.
Grazie per la vostra attenzione. Con i migliori saluti.
F. Lombardi

Dear Mr Fegan,
the only thing I can say is that I did not have any knowledge about your interview with Bishop Williamson before It was broadcasted. After that I was informed about it by journalists and Swedish colleagues of Vatican Radio.
Card. Castrillon said me no word about it before the interview was broadcasted.
I did not know that an information was sent about Williamson to the Vatican, and I do not know who has received it and red it. No one said me any word about it.
The Pope has said that he was not informed as he approuved the lifting of the excommunications. I am sure that the Pope tells the truth.
As I informed my Superiors about your interview with Williamson, I saw that the decision about the lifting of the excommunications was already done.
Therefore the only thing I could do, was to distinguish strongly between the sense and the intention of the decision of lifting the excommunication by the Pope, and the absolute inacceptability of the negationism of Williamson as his personal position which was not connected in any manner with the origin of the excommunication. This is what I have repeated many times in those sad days.
I hope that this answer is clear.
Thank you for your attention. Best regards.
F.Lombardi


C'E' DEL MARCIO IN SVEZIA... E NEL VATICANO

Ecco la traduzione di un comunicato appena apparso sul sito della TV Svedese: da brivido!

Uppdrag granskning rivela che il Vaticano era realmente a conoscenza dell'intervista ormai nota in tutto il mondo con il negatore dell'Olocausto Vescovo Richard Williamson, quando la decisione di rimuovere la scomunica fu presa - nonostante precedenti dichiarazioni in senso contrario.

L'intervista con l'allora scomunicato Mons. Williamson, membro della Società Tradizionalista Cattolica di San Pio X (la SSPX), trasmessa nel programma di giornalismo investigativo della TV Svedese Uppdrag granskning nel gennaio 2009, ha scatenato la più severa crisi tra Cattolici ed Ebrei nei tempi recenti. Nell'intervista, Williamson negava l'esistenza dell'Olocausto. "Credo che non siano esistite camere a gas" è una delle sue numerose affermazioni in merito. Solo tre giorni dopo la decisione del Papa e del Vaticano di rimuovere la scomunica ventennale al Vescovo, viene annunciata, suscitando onde di stupore attraverso il mondo. Israele ha reagito chiedendo di irrigidire tutti i legami diplomatici con il Vaticano, un membro del Congresso Americano ha inviato una lettera di protesta al Papa e ministri di varie nazioni europee hanno apertamente criticato il perdono del Vaticano.Il Vaticano ha ribadito che non vi era alcuna conoscenza dell'intervista con Williamson quando la decisione della revoca della scomunica era stata presa. Uppdrag granskning è ora in grado di rivelare che il Vaticano era realmente a conoscenza delle affermazioni di Williamson ben prima della decisione e che uno dei più stretti collaboratori del Papa, il Cardinal Castrillón Hoyos era stato informato.

L'informativa era inclusa in un report interno scritto dalla Diocesi Cattolica di Stoccolma, in Svezia, nel Novembre 2008, non molto dopo l'intervista di Uppdrag granskning a Williamson in Germania. Questo report include alcune affermazioni fatte da Williamson che esprimono le sue vedute riguardo all'inesistenza dell'Olocausto ed altre affermazioni che sono considerate un crimine in Germania.

La Diocesi Cattolica di Stoccolma asserisce che questo report è stato fornito all'emissario vaticano (il Nunzio) di Stoccolma. Secondo il Vescovo Anders Arborelius della Chiesa Cattolica Svedese "Lui (il rappresentante papale) fu molto turbato e cercò di inviare il report a Roma".

Il Rappresentante papale ha declinato l'intervista, ma ha confermato di aver immediatamente inviato il report. In aggiunta a ciò ha anche contattato numerosi funzionari in Vaticano - incluso il Cardinal Castrillón Hoyos,che, assieme al Papa, ha negato la conoscenza dell'intervista televisiva.
Per otto anni, il Cardinal Hoyos è stato il più stretto collaboratore del Papa nelle negoziazioni con la SSPX. Il Cardinale ha attualmente 80 anni ed è in pensione. Il Vaticano continua a sostenere che il Papa non era a conoscenza degli eventi. In una e-mail inviata a Uppdrag granskning, il portavoce vaticano Padre Federico Lombardi ci assicura di essere "certo che il Papa stia dicendo la verità".

Ma non è pazzesco che il Vaticano smentisca le questioni sollevate dalla TV Svedese con una mail??? E non è pazzesco che Arborelius riveli tutta questa storia ora e proprio alla TV Svedese??? Ma che Vescovi sono questi???

P.s. alle 21.00 sarà possibile chattare con Ali Fegan (il giornalista di origini turche autore del reportage) sul sito della TV Svedese. Chi può e vuole può comunicare con lui in inglese e chiedergli magari perchè non è andato in Germania a testimoniare contro Williamson? Anche lui ha i suoi scheletri nell'armadio infatti, assieme al produttore Nils Hanson.

CONVERSIONE SELETTIVA

Gesù era ebreo... ma forse non sapete che Gesù fu crocifisso dagli alieni, non certo dai Giudei...

di Francesco Colafemmina

Evangelizzare. Disse una volta il Cardinal Biffi: "Dovere statutario del popolo di Dio e compito di ogni battezzato è di far conoscere Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, e il suo necessario messaggio di salvezza. E´ un preciso ordine del Signore e non ammette deroga alcuna. Egli non ci ha detto: "Predicate il Vangelo a ogni creatura, tranne i musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama"."

La sua riflessione oggi è messa in piena discussione specificamente dal dialogo con il "mondo ebraico". Ieri il Cardinal Bagnasco ha affermato che la Chiesa Cattolica non ha intenzione di "convertire" gli Ebrei.
Dunque si potrebbe parlare di "conversione selettiva": cinesi, indiani, filippini, sudamericani sì. Ebrei, musulmani, buddhisti, no. Anzi, musulmani e buddhisti quasi, ma Ebrei decisamente no.
Questa "selezione naturale" dell'evangelizzazione è basata su cosa?
Non è dato saperlo. C'è chi si va ad intorcinare in arrampicamenti teologico dottrinali in base ai quali il Dio di Israele sarebbe il nostro stesso Dio. Tuttavia il Dio del "popolo eletto" non è Unitrino. E Gesù non corrisponde a Jahvè, per i rabbini. Quindi parliamo di entità divine totalmente differenti.
Logica vuole che se A (Gesù) sta a C (i Cristiani) come B (Jahvè ebraico) sta a D (gli Ebrei). E se A è diverso da B, anche C sarà diverso da D. Rileggere Aristotele non farà male di questi tempi.

Il problema però è forse altrove. Ditemi: esiste una religione che si identifica con il sangue? Mi spiego meglio: esiste una religione che viene trasmessa non "culturalmente", bensì geneticamente?
Ne esiste, a quanto pare, una sola al mondo: l'ebraismo. Così questa identità fra genetica e religione pone il "popolo ebraico" in una condizione di immunità religiosa permanente. E' infatti da considerarsi impossibile ed offensivo per gli Ebrei che qualcuno possa "convertire" un figlio del popolo eletto. Ciò letteralmente non datur.

A questo punto per fugare ogni dubbio è opportuno rileggere la Nota Dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2007. La Nota Dottrinale concludeva così:

"L'azione evangelizzatrice della Chiesa non può mai venire meno, poiché mai verrà a mancarle la presenza del Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo, secondo la sua stessa promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Gli odierni relativismi ed irenismi in ambito religioso non sono un motivo valido per venir meno a questo oneroso ma affascinante impegno, che appartiene alla natura stessa della Chiesa ed è «suo compito primario»[54]. «Caritas Christi urget nos - l’amore del Cristo ci spinge» (2 Cor 5, 14): lo testimonia la vita di un gran numero di fedeli che, mossi dall'amore di Gesù hanno intrapreso, lungo tutta la sua storia, iniziative ed opere di ogni genere per annunciare il Vangelo, a tutto il mondo ed in tutti gli ambiti della società, come monito ed invito perenne ad ogni generazione cristiana ad adempiere con generosità il mandato di Cristo. Perciò, come ricorda il Papa Benedetto XVI, «l’annuncio e la testimonianza del Vangelo sono il primo servizio che i cristiani possono rendere a ogni persona e all’intero genere umano, chiamati come sono a comunicare a tutti l’amore di Dio, che si è manifestato in pienezza nell’unico Redentore del mondo, Gesù Cristo»[55]. L'amore che viene da Dio ci unisce a Lui e «ci trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia “tutto in tutti” (1 Cor 15, 28)»[56]."

E probabilmente di amore ne avrebbero bisogno moltissimi ebrei, tenendo conto del loro iperattivismo nella lotta all'antisemitismo ed antigiudaismo che mal si concilia con la persecuzione e l'odio razziale ai danni del popolo palestinese.

Per approfondire leggere anche qui e qui.

SANCTE PIE, ORA PRO NOBIS


Sancte Pie, ora pro nobis

Finisce oggi l'oscena ostensione del grande Santo di Pietrelcina. Finisce oggi l'esposizione dello scheletro del Santo, ricoperto da una maschera al silicone ed offerto ai fedeli, come fosse prodotto di incorrotta santità corporea, per raggranellare denari. Che Padre Pio perdoni tutti i lucratori che si nascondono nei luoghi che egli amò. Che Padre Pio abbia misericordia dei mestatori e maneggioni suoi fratelli in grado di sfruttare con impudenza ed indegnità la fede del popolo semplice e bisognoso di grazie!

Di seguito per comodità dei lettori i link degli articoli relativi pubblicati su Fides et Forma:

27 Maggio: Qualche interrogativo sul prossimo pellegrinaggio del Papa a S.Giovanni Rotondo
29 Maggio: Una lettera inquietante sulla nuova chiesa di S.Giovanni Rotondo
3 Giugno: Coincidenze Massoniche
12 Giugno: Il programma del viaggio del Santo Padre a S.Giovanni Rotondo
22 Giugno: Bugiardi! Che Padre Pio vi perdoni
24 Giugno: Ecco il video: la benedizione della chiesa di Renzo Piano
26 Giugno: Il prezziario dei frati di San Pio
28 Giugno: Padre Pio e vetus ordo: chi mistifica la storia?
29 Giugno: Sulla foto di Lefebvre con Padre Pio e il Sacrificio della Messa
30 Giugno: Ecco come i frati di San Pio strumentalizzano le parole del Santo Padre
1 Luglio: L'agente betulla e l'oro per San Pio
1 Luglio: Sull'arte di Padre Rupnik
3 Luglio: A San Giovanni Rotondo l'audience del sacro
6 Luglio: Troppo oro per San Pio?