lunedì 28 dicembre 2009

DIBATTITO SULLA SEDIA GESTATORIA: RISPOSTA A D. GIOVANNI

Nel post precedente ho trovato questo bel commento. Lo ripubblico con una mia risposta.
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Ma che razza di argomentazioni contorte si propongono?La SEDIA GESTATORIA (quella tradizionale) è stata abolita da qualche Pontefice e tale resta.S e dovessimo ritornare a tutte le cose abolite non finiremo mai di ripristinare. Ma il mondo e la storia vanno avanti e non all’indietro! L’attuale Pontefice lo sa benissimo. E per quanto ogni tanto accontenti qualche nostalgico figlio, noto che va avanti secondo gli obiettivi che la chiesa si è prefissato a partire dal concilio Vaticano II. (vedasi per esempio la partecipazione del Papa al pranzo del 27 u.s. della Comunità di Sant’Egidio. Comunità, considerata da non pochi fratelli cattolici, eretica).meno mane e Grazie a Dio abbiamo un Papa che è Papa di tutti! Ora, per restare in argomento, mi chiedo che senso ha riproporre la Sedia Gestatoria – Trono, cosa obsoleta e adatta ad un Papa-Re più che a un Papa Servo dei Servi; mi chiedo invece come mai non si è proposto o non si voluto proporre quella piattaforma mobile che usava Giovanni Paolo II negli ultimi tempi? (riportata tra l’altro nelle foto del post). Era alta poco più di 70 cm e bastava perché il Papa venisse visto dai fedeli e allo stesso tempo fosse “protetto” da eventuali aggressioni… Capisco che riproporre una tale “volgare sedia a rotelle” peraltro “moderna” non è la stessa cosa che riproporre la Sedia-Trono della santa Tradizione… è evidente allora che non è l’incolumità del Papa che sta a cuore e che si vuole tutelare ma forse è il ripristino delle cose vecchie perché sono “più belle” e solo per mezzo di esse si può avere più fede e più spiritualità.


D. Giovanni


RISPOSTA

Caro d(on?) Giovanni,

si, ma che razza di contorte argomentazioni! Peccato che pensavo di esser stato chiaro, logico, razionale nell'argomentare. Lei aggiunge alla "sedia gestatoria" l'attributo di "tradizionale": mi dica esiste forse una sedia gestatoria "progressista"? Ma, in fondo, lo sa che ha proprio ragione? Papa Benedetto ha infatti ripristinato il camauro e il galero preso da un impeto progressivista! Idem dicasi per le pianete, i faldistori e gli altri oggetti liturgici ormai "aboliti da qualche pontefice". Ah, che sciocco, dimenticavo il Motu Proprio Summorum Pontificum: anche della messa di San Gregorio Magno si diceva che fosse stata abolita da "qualche pontefice"... ma non era vero! Come non è vero che la sedia gestatoria sia stata abolita: leggere le parole di don Mauro Gagliardi in questo articolo in spagnolo.

Lei dice però una cosa divertentissima nel suo commento: "il mondo e la storia vanno avanti e non all’indietro!". Lo sa che ha proprio ragione? "Il mondo e la storia" vanno avanti, ma la Chiesa è forse parificabile al mondo? Non rientra nell'ordine sacro che è per sua stessa essenza fuori dal mondo e fuori dalla storia?

Forse lei dimentica che durante la Messa compie riti che hanno 2000 anni. Anzi, proprio il Concilio dei novatores è andato a ripescare anafore e preghiere del cristianesimo dei primi secoli: i padri conciliari e Bugnini erano forse dei passatisti? Andavano indietro e non avanti?

Poi, mi perdoni se la butto in politica, ma questa patacca ermeneutica della storia progressiva è creazione hegeliana confluita nel marxismo. Non è un caso se l'utopia socialista e comunista viveva di questo progressivismo storico: ricorda l'Avanti, o il "sol dell'avvenire"? Erano tutte panzane ermeneutiche riguardo all'uomo ed alla storia che tendevano a dimostrare la "superabilità" della storia e la necessità del progresso. Circa 100 milioni di morti nel pianeta sono stati causati da questa utopia, mica scamorze!

Oggi che potremmo recuperare un senso più "umanistico" della storia, ovvero guardare in essa l'espressione della costante umana, lei cosa fa, mi viene a riproporre gli errori fantasiosi di Hegel e Marx e dei loro improsciuttati proseliti?
La storia non va avanti ma al massimo diviene, muta, il mutamento storico implica che ciò che viene prima non è morto, ma può essere attualizzato alla bisogna. Se quindi viene attualizzato non è più passato ma presente.Legga quello che dice della musica un grande musicista come Jordi Savall: "la musica antica non esiste - dice Savall -! Ogni volta infatti che la musica di ogni epoca viene eseguita allora essa è attuale, è contemporanea!".
Il concetto capisco che possa sfuggire alle menti corrose dal modernismo ideologico, eppure è di una semplicità strabiliante. E' l'uovo di Colombo.

Ma andiamo oltre. Lei attribuirebbe a questa presunta "attualità" papale la visita promossa ieri dalla Comunità di Sant'Egidio. Eppure non ci vedo nulla di "moderno" o di "nuovo". Il servizio di Sua Santità per la Chiesa è sempre attuale e non riguarda soltanto Papa Benedetto ma anche i pontefici che l'hanno preceduto. Ricorda ad esempio la famosa visita al carcere di Regina Coeli fatta da Giovanni XXIII? O quella visita del Venerabile Pio XII al quartiere di San Lorenzo devastato dal bombardamento alleato?

Il punto nevralgico della sua tiritera è la parte finale. Il "Trono" non sarebbe indicato per un Papa che deve essere servo dei servi di Dio. Vuol spiegarmi, di grazia, se lei ritiene il Vescovo di Roma dotato di potestà piena suprema e universale sulla Chiesa tutta? Crede agli art. 882 e 937 del Catechismo della Chiesa Cattolica, riportati nel precedente post? Allora dov'è lo scandalo?
Credo che lo scandalo sia nelle teste, ormai disabituate a pensare queste ovvietà, e per il morbo strisciante dell'oclocratismo postmoderno, incapaci di attibuire potestà o autorità superiori ad altri uomini. Ma non solo: il vero problema è la "tradizione" ovvero quel crogiuolo nel quale viene gettato tutto ciò che precede il Concilio. E guai a chi tenti di recuperare qualcosa! Vae traditionibus! Guai alle tradizioni!

Si arriva quindi all'accusa - già riscontrata altrove - rivoltami: quella di essere un vile manipolatore, un approfittatore degli eventi che tenta di sfruttare l'increscioso episodio occorso al Papa per poter inserire la zeppa tradizionalista della Sedia gestatoria!
A tanto arriva la livida malafede di taluni sciroccati cattolici! Ebbene chiarisco una volta per tutte che non sono nè tradizionalista nè lefebvriano! Che la mia parrocchia è stata da sempre una chiesa contemporanea e spoglia, grigia e a forma d'ovale, con l'altare in basso, l'aula a forma di teatro greco e il tabernacolo in disparte. Sono cresciuto con la catechesi di catechiste di periferia, ideologizzate abbastanza da invitare i cresimandi a non fare il digiuno quaresimale, bensì a boicottare la Nike e il Mulino Bianco...

Un giorno però, ho riscoperto che la nostra Chiesa Cattolica aveva buttato al macero secoli di gloria, bellezza, ordine e armonia... sono rimasto a bocca aperta nel corso di anni di ricerca personale... ed ogni volta che ritornavo nella mia chiesa spoglia e grigia iniziavo ad osservarla e a riempirla con l'immaginazione di affreschi, lucerne dorate e non faretti cinematografici, statue e suppellettili sacre consone ad un luogo sacro e mi sembrava che bastasse poco per riappropriarsi della sacralità di quel luogo... perchè era logico, bello e soprattutto utile! E sono tanto poco "tradizionalista", cioè ideologicamente innamorato del passato, che alla messa di Natale non sono andato in una delle rare chiese che celebrano col rito antico ma nella mia antica parrocchia dove ho assistito con un sorriso anche all' "applauso a Gesù Bambino" esortato dal mio parroco cui voglio tanto bene per la sua semplicità ed autenticità, ma che non mi risparmia canti osceni con battimani e melensi e noiosi accordi... questo perchè la messa non è nè antica nè moderna ma eterna e non è fatta dall'uomo, bensì dal Signore... anche quando qualche Bugnini di troppo si mette sulla Sua strada...

Ciò detto è proprio in virtù di quei principi che andavo riscoprendo nella mia personale indagine che mi sono chiesto se non si potesse ripristinare la sedia gestatoria: perchè essa è utile, bella e logica!
Purtroppo per don Giovanni, non ho un "programma tradizionalista", ma cerco solo di sensibilizzare i miei lettori alla scoperta di un passato obliterato e cancellato con violenza, ma ancora ricco di risposte per il presente. E' poi a suo modo logico che tutto debba essere cassato buttandolo nel calderone di un inesistente "tradizionalismo", parola abusata da chi non ha argomenti per condannare tutti coloro che si sforzano di mantenere vivo ciò che hanno ereditato dal passato! Così infatti ragionano i veri misoneisti, cioè coloro che sono fossilizzati sulla nuova era postconciliare, letta alla luce della discontinuità: un errore ermeneutico superato da Benedetto XVI!

Mi dispiace che molti cattolici siano ostili a questa sensibilizzazione. Pertanto sono certo che Papa Benedetto XVI non possa e forse non debba neppure ripristinare la sedia gestatoria: lo dico per l'affetto filiale che gli porto, la profonda devozione personale ed il rispetto per l'autorità petrina.
Vi immaginate i tanti don Giovanni che darebbero di matto dinanzi ad un simile "ripristino"?

La mia era dunque una "provocazione" ed una proposta che ha suscitato l'effetto atteso: dimostrare come l'ideologizzazione di certi cattolici impedisca loro di guardare il bene e l'utile che provengono dal passato e dalla tradizione, soltanto perchè sulla tradizione ed il passato della Chiesa pesa un bando iconoclasta difficile da rimuovere. Peccato! Anche i Cattolici non si sottraggono all'adagio che vuole l'uomo un essere ingrato. Quanta gratitudine dovremmo ai nostri antenati che ci lasciarono tante bellezze e invece noi le cancelliamo mettendole in archivio... che spreco!
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Un caro saluto e tanti auguri,
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Francesco Colafemmina

domenica 27 dicembre 2009

SEDIA GESTATORIA: UNA RISPOSTA AI CRITICI


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di Francesco Colafemmina

La proposta del ripristino della sedia gestatoria sta riscuotendo in questi giorni commenti positivi un po' ovunque. Mi permetto, pertanto, di approfondire la questione, cercando di affrontare gli argomenti ostili a tale proposta.

Potremmo ridurli essenzialmente a due motivi di fondo interconnessi fra loro:

a. Il ripristino della Sedia gestatoria costituisce un inutile passatismo;
b. E' sconveniente che un uomo venga portato su un trono da altri uomini.

Partiamo dalla prima argomentazione: oggi è sempre più diffusa l'accusa di "passatismo" distribuita indifferentemente a chiunque ammiri o rievochi elementi formali o sostanziali che sono andati dispersi nel tempo o sono stati abbandonati consciamente o inconsciamente. Questa accusa è fondata allorquando si esagera, ovvero si esalta il passato per un mero culto di ciò che è antico, superato, in contrasto con la modernità, quasi a volersi rinchiudere nella liturgizzazione di ciò che è stato. Un tale atteggiamento oggi ritorna spesso, ma è più esito di letture erronee e pregiudizievoli che di una reale e oggettiva espressione di pensiero.
Mi spiego: il più delle volte è la mentalità contemporanea a tacciare di passatismo tutti i ragionamenti o i comportamenti volti ad assicurare un ritorno della "forma" sui "contenuti", dell'esteriorità sull'interiorità e così via. Ciò perchè per anni ci si è abituati a considerare in maniera manichea la distanza fra "forma" e "contenuti", senza capire che la forma è l'unica struttura in grado di esprimere oggettivamente dei contenuti e che dunque i due elementi sono interconnessi fra loro come lo è la carne in rapporto allo spirito.
L'abituale ricorso all'univoco spiritualismo hegeliano ha indotto molti a travisare il senso del giusto ricorso alla sobrietà formale, quindi della cancellazione delle inutili e ridondanti escrescenze formali che la Chiesa aveva accumulato nel corso dei secoli. Questa "purificazione" della Chiesa a seguito del Concilio è stata tuttavia esasperata in nome di un manicheismo spiritualista che è ancor oggi in grado di bollare qualsiasi elemento apparentemente di esclusivo carattere formale come "passatismo".

Lo stesso dicasi per la sedia gestatoria. Un "mezzo", quindi uno strumento di trasporto del Papa che alla sua utilità motoria univa quella visiva, rendendo il Papa osservabile dalle folle dei fedeli, si è trasformato in oggetto d'antiquariato, in museale ricordo del passato che non può più tornare. Ed è un vero peccato, perchè l'aggiornamento della Chiesa, la sua purificazione non significa la sua immobilità nel postconciliarismo. La Chiesa non è un fossile incapace di ricorrere alle migliori idee del passato! Essa sa aggiornarsi e quando è il caso sa recuperare elementi formali e sostanziali del passato. Quando nel 1999 le condizioni di salute del Venerabile Giovanni Paolo II si decise di ricorrere ad una pedana mobile rialzata. Allora qualcuno si ricordò della gestatoria, eppure non vi si fece ricorso. Si preferì una macchina piuttosto pacchiana ad una antica tradizione della Chiesa di Roma.

Questa riflessione è perfettamente legata alla seconda argomentazione contraria al ripristino della Sedia gestatoria. Se ci si limita all'osservazione visiva si tratterebbe di un uomo investito di una autorità che viene portato a spalle su un trono da altri uomini. Dunque si sarebbe indotti a pensare che quell'uomo ha potere sugli altri uomini, non è al suo stesso livello ed ha dei servitori che lo portano a spalle. Tale lettura sarebbe oggettiva qualora il Sommo Pontefice fosse una semplice autorità mondana, legata al "potere" materiale sulle cose del mondo. Ciò - in una lettura marxista - significherebbe che un uomo (il padrone) sottomette altri uomini (gli operai o i suoi schiavi) in un rapporto di contrasto dialettico.

Ma è evidente a tutti che il "potere" e l'autorità del Successore di Pietro non riguardano regni terreni, bensì rinviano alla regalità di Cristo su un regno che "non è di questo mondo". Basta rileggere il Catechismo della Chiesa Cattolica: "882 Il Papa, Vescovo di Roma e Successore di san Pietro, « è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli ».« Infatti il Romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente »." Quanto al vero potere del Papa, basta leggere sempre il Catechismo: 937 Il Papa « è per divina istituzione rivestito di un potere supremo, pieno, immediato e universale per il bene delle anime ».

Ora, questa "sostanza" può, anzi, deve manifestarsi anche attraverso una forma visibile. Per questa ragione il Santo Padre ha una autorità superiore a quella del Collegio dei Vescovi, dei sacerdoti, dei consacrati in genere e dei laici. Questa autorità non esprimendosi nei termini del mondo poggia anche sulla "tradizione". La tradizione rappresenta la stratificazione impersonale di questa autorità. Perciò anche un mezzo "antico" come la sedia gestatoria non rappresenta un "potere mondano" del Pontefice, ma l'estensione nella contemporaneità di una autorità discendente dall'Apostolo Pietro. Il servizio e la devozione espressa verso il Pontefice dai "sediari pontifici" è dunque attestazione di un legame specifico con il Successore degli Apostoli, come già diceva Benedetto XVI nel 2006: "Tutto questo, cari amici, deve portarvi a vedere nella vostra attività, al di là dei suoi aspetti transitori e caduchi, il valore del legame con la Sede di Pietro. Il vostro lavoro, pertanto, si inserisce in un contesto dove tutto deve parlare a tutti della Chiesa di Cristo, e deve farlo in modo coerente, imitando Colui che "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10, 45). "

Aggiungeva Benedetto XVI che la funzione dei sediari era stata "riformata" da Paolo VI, con un cerimoniale maggiormente sobrio. Chiaramente Benedetto XVI non si riferiva alla sedia gestatoria, usata sino a Giovanni Paolo II che volle abbandonarla. Ma la sobrietà è un giusto auspicio: come non ritenere inutili ed obsoleti i flabelli ad esempio, quei ventagli di piume usati sino a Paolo VI? Inutili orpelli che non devono essere confusi con l'utilità della sedia gestatoria.

Per tutte le ragioni qui esposte continuo a credere che quella della sedia gestatoria possa essere ancora oggi una soluzione valida, sobria ed utile che non impedirebbe al Pontefice il contatto umano, lo renderebbe più visibile al popolo dei fedeli ed assicurerebbe, soprattutto nelle celebrazioni in San Pietro, il massimo ordine tra i banchi dei fedeli ed una maggiore sicurezza. A ciò si collega anche un aspetto spirituale che non può essere obliterato nè sottovalutato.

venerdì 25 dicembre 2009

E SE SI RIPRISTINASSE LA SEDIA GESTATORIA?

di Francesco Colafemmina

Siamo stati tutti testimoni dell'incredibile atto di una squilibrata che ha fatto violentemente cadere il Sommo Pontefice durante la solenne celebrazione della notte di Natale. Ognuno di noi sarà rimasto turbato da quelle immagini di una crudezza inaudita. E molti si saranno domandati come sia stato possibile tutto ciò.

Ebbene, è d'obbligo una precisazione su quanto avviene costantemente in Basilica ad ogni celebrazione presieduta da Sua Santità. Nella parte posteriore della navata centrale non esistono banchi in legno, bensì sedie di plastica beige ancorate tra di loro, del tipo comunemente usato nelle sale d'attesa degli ospedali.
Così, quando il Papa passa in processione, la gente, presa dal delirio, inizia a spingersi sulle transenne lignee che delimitano il passaggio dei celebranti. Non solo: per poter fotografare il Papa non si esita a spostare le sedie ed a salirci su per ottenere la visuale migliore. Scene degne di un concerto rock più che di una solenne celebrazione nel centro della Cattolicità. E' incredibile, ma si creano in questo modo due ali di gente che preme, sale sulle sedie, tenta di toccare i Cardinali, lancia flash in pieno volto al Pontefice, e via dicendo.
E' pertanto estremamente difficile per i pur vigili occhi della Gendarmeria, individuare esaltati o pazzi di turno che tentino di spingersi oltre le transenne, data la confusione che si genera.

Come rimediare a tutto ciò?

Una soluzione estremamente valida potrebbe consistere nel ripristino della Sedia Gestatoria!

Con questo solenne trono il Santo Padre non solo diverrebbe a tutti visibile, ma si eviterebbe anche l'assembramento dei fedeli che vogliono fotografarlo in prima linea. Oguno se ne starebbe al proprio posto con il Papa ben visibile e i Gendarmi potrebbero controllare molto meglio la situazione, perchè ogni movimento in quell'ordinata assemblea richiamerebbe immediatamente la loro attenzione. Inoltre il Papa sarebbe protetto da eventuali attacchi da ben 12 o 14 sediari. Ne trarrebbe inoltre un evidente vantaggio la solenne maestà di Sua Santità che per una strana, ma mediaticamente comprensibile abitudine, viene invitato a stringere le mani a chiunque, a questo contatto fisico che normalmente è sempre stato limitato e scrupolosamente moderato in considerazione dell'Autorità papale e del rispetto dovuto al Vicario di Cristo. Il contatto fisico, tra l'altro, potrebbe esserci sempre, ma meno osceno di quanto non sia oggi: tanta gente sembra quasi volersi attaccare come una piovra alle mani del Pontefice. Altri, invece, vorrebbero baciargli contemporaneamente l'anello: scene talvolta sconvolgenti, anche se motivate dalla buona fede.
Sappiamo tutti che la sedia gestatoria è stata utilizzata senza problemi sino a Giovanni Paolo I. Inoltre tutti possiamo attestare il disagio nel ricordo di quella discutibile pedana mobile che fu utilizzata negli ultimi anni del pontificato del Venerabile Giovanni Paolo II. Sarebbe stato più opportuno o no utilizzare la sedia gestatoria in quel caso?
Purtroppo chi si azzarda a revocare questo solenne "mezzo di trasporto" papale viene dipinto solitamente come un nostalgico in cerca di pompose memorie del passato o di aristocratici ninnoli pontifici. Invece bisognerebbe capire una volta tanto che taluni oggetti del passato non erano espressioni di esteriorità magnificente, bensì utili e pratici strumenti che aiutavano i fedeli a guardare il Papa, esaltavano il senso di rispetto dovuto al successore di Pietro, salvaguardavano la salute e la stanchezza di Sua Santità. Si dirà: ma non è accettabile che un uomo venga portato a braccio da altri uomini! E' un segno di potere!
Ovvietà che derivano da una visione meramente materialistica del Papato. L'amore e l'affetto per il papa rendono lieto il compito ai sediari, la cui istituzione permane viva e pronta a servire il Pontefice. Un uomo anziano portato a spalle su un piccolo trono è anche segno concreto delle parole del Signore a Pietro in Giovanni, 21,18: "In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi". Quel trono è segno di una diversa potestà, di una autorità completamente distinta da quella del mondo e del potere materiale: è la potestà dell'amore e l'autorità del Pastore che "pasce le pecorelle" di Cristo! E' la potestà e l'autorità del Pontefice che è retto fisicamente dai sediari e spiritualmente da tutti i fedeli. E' la potestà e l'autorità del padre che governa la Chiesa di Roma e nella successione apostolica non rappresenta semplicemente se stesso, la propria persona, ma l'auctoritas pontificale discendente dalla missione che Gesù affidò a Simon Pietro.
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Nell'eventualità di questo "ritorno al passato" certamente i mass media non farebbero salti di gioia e qualche giornale potrebbe cogliere l'occasione per abbandonarsi a spiacevoli commenti, eppure sarebbe difficile farlo in questo momento, dinanzi all'evidente esigenza di assicurare la massima sicurezza e protezione al Pontefice.
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Non sono forse queste delle valide e cogenti ragioni per reintrodurre la sedia gestatoria?
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E poi chi l'ha detto che il Papa per essere "amato" deve fare bagni di folla modello rock star o politico intraprendente?
La solennità del suo sacerdozio dovrebbe aiutare i sacerdoti ad aver più rispetto di sè ed i fedeli ad avere maggior rispetto per l'autorità pontificia e sacerdotale che il Papa incarna quale vicario del Pontefice Massimo, del Nostro Signore Gesù, il Re dell'Universo!

BUON NATALE

Domenico Ghirlandaio - Natività

Cari amici lettori, nel rivolgere a tutti voi i miei più cari auguri di buon Natale, vorrei proporvi un'interessante antologia di inni ortodossi della notte di Natale accompagnata da un breve commento. Questa antologia trasmessa in Grecia è stata da me tradotta e sottotitolata affinché anche noi cattolici del 2009 possiamo comprendere il grande valore della tradizione cristiana legata all'arte musicale per l'adorazione del Signore.

Che il Natale porti a tutti noi la speranza e l'innocenza, la gioia e la capacità di meravigliarci dinanzi al Mistero di Dio incarnato e alla Bellezza che Egli solo può offrire ai nostri cuori.

Auguri!

Francesco Colafemmina


giovedì 24 dicembre 2009

INTERVISTA A DON NICOLA BUX SUL VENERABILE PIO XII

Intervista esclusiva rilasciata a Francesco Colafemmina da Don Nicola Bux in merito alla Causa di beatificazione del Venerabile Papa Pio XII

Pio XII è stato proclamato Venerabile. Che significa per la Chiesa?

Don Bux: Chi conosce la procedura che il Dicastero Vaticano per le Cause dei Santi deve seguire per qualsiasi candidato agli altari, sa che dopo il pronunciamento della plenaria dei Cardinali e dei Vescovi, ossia l’istanza suprema della Congregazione, non resta che l’atto pontificio con cui si decreta il riconoscimento delle Virtù eroiche del Servo di Dio. Ma il decreto suppone il riconoscimento già fatto dall’istanza predetta. E’ quanto è avvenuto per il Servo di Dio Pio XII in data 8 Maggio 2007. Il Sommo Pontefice pur essendo sovrano nella sua decisione, non può non tener conto del pronunciamento avvenuto, peraltro, in modo unanime. Questo significa che il Venerato Pontefice Pio XII è ritenuto idoneo a salire agli altari dalla Chiesa nel suo insieme. Ciononostante, il Papa ha voluto un ulteriore supplemento di indagine negli archivi vaticani che, per quanto è dato sapere, non ha portato ad altro che a confermare il pronunciamento della plenaria. Questo dimostra con quanta prudenza e pazienza si muova la Chiesa.

Un atto di Papa Benedetto XVI, ma anche di tutta la Chiesa, dunque, rappresentata da Vescovi e Cardinali. Eppure ieri la dichiarazione di Padre Lombardi alla Radio Vaticana in merito ai percorsi separati delle cause di beatificazione di Pio XII e Giovanni Paolo II, sembra aver spento gli entusiasmi dei fedeli legati alla figura di Papa Pacelli. Forse questa precisazione significa che l'iter verso la beatificazione del Pastor Angelicus è momentaneamente bloccato?

Don Bux: Niente affatto. Sappiamo tutti che Paolo VI volle avviare contestualmente l’iter di beatificazione dei suoi venerati predecessori, Pio XII e Giovanni XXIII, ai quali congiuntamente riconosceva il merito di aver traghettato la Chiesa attraverso il terribile conflitto, l’altrettanto critica fase post bellica, fino alla convocazione di una assise plenaria della Cattolicità quale appunto il Concilio. Il fatto che Papa Paolo VI abbia compiuto quel gesto sincronico, non significava in alcun modo che le cause di beatificazione di quei pontefici dovessero marciare all’unisono, come di fatto è avvenuto, a prescindere da valutazioni del caso. Quindi altrettanto si può dire per l’iter di Karol Wojtyla e di Eugenio Pacelli. Sempre questi sono ben distinti ed hanno ciascuno il proprio percorso, non sono cumulabili mai. Una volta che il candidato è dichiarato Venerabile c’è solo da prendere in esame gli asseriti miracoli attribuiti alla sua intercessione, esame che spetta in primis alla Consulta Medica. Riconosciuto incontrovertibilmente il miracolo spetterà ancora una volta al Sommo Pontefice, d’intesa con le istanze superiori della Santa Sede, procedere alla beatificazione. Questa procedura è valida per tutti le cause di Santi. E’ da comprendere in tal senso quanto dichiarato dal portavoce della Sala Stampa.

La nota specificava che le virtù eroiche di un candidato alla santità sono separate dal giudizio storico sulle sue scelte e sul suo operato. Ma le virtù di un servo di Dio non sono forse inserite in una dinamica storica?

Don Bux: Sappiamo che in occasione della beatificazione di Papa Pio IX si sollevarono analoghe polemiche (soprattutto da parte ebraica, laicista e protestante ndr), che ritenevano la beatificazione di Papa Mastai quasi una canonizzazione del suo agire specificatamente politico, visto che è stato l’ultimo “Papa-Re”. All’epoca fu dichiarato che non è affatto a questo che mira il processo di canonizzazione, stante il fatto che l’agire umano è comunque sempre fallibile. I Santi non sono i meno difettosi ma i più coraggiosi, in quanto hanno rischiato nella loro vita l’esercizio delle virtù cristiane all’interno della storia. A questa valutazione non si sottrae nessun candidato agli altari, né può esserne condizionato il giudizio sull'eroicità delle sue virtù. Si può sintetizzare la questione affermando che, come è logico, il giudizio sulle scelte storiche appartiene all'ambito dell'opinione relativista, la dòxa, mentre il valore dell'uomo, la sua rettitudine e la sua virtù morale, pur essendo visibile attraverso l'agire storico, è un elemento concreto ed oggettivo della personalità umana, dunque è inserito nel campo dell'alétheia. Questo discorso è valido sia nel caso di Pio XII che in quello di Giovanni Paolo II.

Dunque le accuse da parte ebraica ricadono nell'ambito della doxa, dell'opinione, mentre l'autorità del giudizio etico è facoltà esclusiva della Chiesa?

Don Bux: Certo, e la riprova di ciò paradossalmente viene proprio dal campo ebraico, ove come è noto – e non da ora- le valutazioni su Pio XII sono variegate. Si parte dal giudizio unanimemente positivo a partire dalla fine della guerra fino alla morte di Papa Pacelli ( si ricordino le parole di Golda Meir) per giungere vicino a noi alla creazione della "leggenda nera", ma anche alla sua contestazione da parte di non pochi gruppi ebrei (uno fra tutti Pave the Way). Sarebbe il caso che invece di lanciare accuse generiche al presunto silenzio di Pio XII, ci si avvicinasse con molta umiltà a valutare gli atti e i documenti a disposizione negli archivi della Santa Sede, ai quali finora, per quanto si sappia, nessun esponente ebreo si è avvicinato. E’ del resto noto che Paolo VI commissionò a Pierre Blet la pubblicazione di tutto quanto concerneva il periodo bellico. Sono stati mai compulsati i ben 12 volumi da questi pubblicati? E che dire del prezioso ed enorme contributo di Suor Margherita Marchione e delle testimonianze di ebrei italiani come Michele Tagliacozzo?

Personalmente credo che in questa questione vi sia una sorta di paradosso. Alcuni esponenti del mondo ebraico da un lato aprono alla ricerca d'archivio, ma dall'altro vorrebbero la prova che Pio XII avesse gridato al mondo la condanna del Nazifascismo e dell'orrore olocaustico. Un grido che sicuramente non ci fu. Ma non è per questo che l'azione di Pio XII fu meno incisiva nella costante opera di aiuto, carità, e protezione di numerosi ebrei.

Don Bux: Chi chiede al Papa regnante in qualsiasi tempo di alzare la voce per denunziare i crimini del dittatore di turno, dovrebbe anche mettere in bilancio la reazione o meglio la rappresaglia che questi metterebbe in atto nei confronti in primis dei cattolici, visto che il Papa è innanzitutto il capo della Chiesa Cattolica. Pio XII avrebbe potuto travolgere il regime nazista e mettere fine ai suoi crimini - si pensa -, ma non lo fece. In altre parole, alle critiche è sottesa la supposta “certezza” che se il Papa avesse, per esempio, pronunciato la “scomunica” esplicita (con la minaccia di condanna all’inferno), non solo sugli aderenti al partito nazionalsocialista, ma anche su tutti quanti con essi avessero collaborato, non solo sugli SS, ma anche sui componenti del Wehrmacht, ed infine su tutti i servitori del Reich, compresi funzionari delle poste e così via – se solo il Papa avesse agito in questo modo, il Reich sarebbe crollato e lo sterminio degli Ebrei evitato… Una tale conclusione è puramente illusoria ed immaginaria, solo che si tenga conto del grado e della profondità della scristianizzazione subita dall’Europa nei due secoli precedenti. Certa invece sarebbe stata la ferocia della reazione della tirannia pagana. Ad una tale “dichiarazione di guerra totale” da parte del Papato, il Reich nazista avrebbe risposto con “guerra totale” da parte sua, mirando alla totale ed immediata distruzione della Sede Apostolica e di tutte le strutture (e le persone) da essa dipendenti. In tal modo, non sarebbe rimasta in piedi, in nessuna parte dell’Europa occupata ed abusata dal nazifascismo, alcuna struttura capace di far tutto ciò che di fatto la Chiesa di PIO XII fece per salvare almeno alcuni, per portare sollievo almeno ad una parte delle vittime. Invece, al posto del Papato e della Chiesa, sarebbe rimasta solo terra bruciata. Si potrebbe osservare, inoltre, che lo stesso comportamento quel Venerato Pontefice lo tenne nei confronti del Comunismo in genere senza mai fare nomi di persone, ma, come avrebbe detto poi Giovanni XXIII, distinguendo fra l’errore e l’errante. A proposito, questa frase è proprio di Pio XII e Giovanni XXIII con mirabile continuità l’ha fatta propria. Comunque in ogni caso la storia non si fa né con i "se", né con i "ma". Temo purtroppo ci siano persone che non sono mai paghe, qualsiasi spiegazione documenata gli si fornisca, anzi, se la vogliamo mettere in termini evangelici, dovremmo ricorrere alla parabola del ricco epulone. Questi chiese ad Abramo di mandare qualcuno sulla terra, dai propri fratelli per invitarli a far penitenza, ma Abramo gli rispose: “Se non ascoltano Mosè né i Profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti”. (Luca 16,30-31).

RITORNO AL FUTURO n.2: COME RIFONDARE L'ARCHITETTURA

Cari amici come strenna natalizia vi propongo questo splendido articolo di Ciro Lomonte, inserito nella rubrica Ritorno al Futuro. Un enorme grazie a Ciro per il suo impegno e per il pensiero cristallino e positivo che anima la sua riflessione.
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di Ciro Lomonte

Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2, 19). Il Figlio di Dio si riferiva al suo Corpo, nuovo e definitivo Tempio della Shekinah, che sostituiva il Tempio di Gerusalemme, la cui demolizione sarebbe stata provocata non da lui ma dal fanatismo degli zeloti.
Non è da tre giorni, ma da ben oltre due secoli – dalla Rivoluzione Francese ad oggi – che vengono sistematicamente distrutti o deturpati i templi cattolici, luoghi di culto del Corpo Mistico del Signore, e si costruiscono nuove chiese che a malapena possono dirsi veramente tali. Eppure ancora il Signore non interviene. Perché avviene tutto ciò?
È possibile che difendere la Chiesa dai nemici della fede sia divenuto più difficile a partire dal Secolo dei Lumi. Se è vero infatti che la Rivoluzione Francese ha procurato molti martiri, seme di nuovi santi (si pensi alla Vandea da un lato e a S. Giovanni Battista Maria Vianney dall’altro), è altrettanto vero che l’Illuminismo è nato in ambiente cattolico, vale a dire in un contesto culturale di estrema fiducia nella ragione. Del resto esso poteva nascere soltanto in seno al cattolicesimo (che ha la rivelazione del Logos alle sue radici), in quanto né l’islam né altre confessioni religiose apprezzano in eguale misura l’intelletto. Una volta che la presunzione del razionalismo è penetrata nelle élite culturali cattoliche, l’orizzonte ha assunto tinte gradualmente più fosche. In fondo si tratta della metamorfosi della gnosi, insidia costante per i cristiani sin dai primi secoli. Solo che adesso lo gnosticismo si presenta come autonomia assoluta della ragione.
Un’adeguata architettura per il culto ha sempre avuto due componenti, ben armonizzate fra loro: riti generati dall’azione della grazia nella vita della Chiesa, alla luce degli approfondimenti del Magistero e della riflessione teologica; forme artistiche che esprimono le realtà antropologiche e soprannaturali nella comune ricerca della bellezza.
Il Movimento liturgico, per quanto benemerito nel suo intento di rendere più fruttuosa e consapevole la celebrazione dei sacramenti, nasce nell’Ottocento e si sviluppa in un clima di ottimismo della ragione e di entusiasmo per il progresso, che sminuisce il valore della tradizione fino a tentare di eliminarla del tutto.
Nel frattempo gli intellettuali e gli artisti, per la prima volta, dichiarano la propria indipendenza dalla religione, sviluppando un’estetica più rivoluzionaria che innovativa, con alcune caratteristiche in aperta opposizione alla fede cattolica. Le formule “arte per l’arte”, “ripartire da zero”, “astratto contro figurativo”, sono proclami radicali e iconoclasti orientati alla nascita di un paradiso immanente.
Per queste ragioni è quanto meno ingenuo illudersi di fondare una nuova arte sacra su un rinnovato dialogo con gli artisti contemporanei. Costoro si ritengono sacerdoti di una nuova religione, l’arte stessa. Quest’ultima però – almeno nella ricerca sofferta degli autori sinceri – produce domande inquietanti, dubbi a volte laceranti; non trova in sé le risposte né tanto meno gli strumenti di salvezza. Che senso ha rivolgersi a costoro per progettare un luogo dove si celebrano i misteri della Redenzione (dramma e non tragedia, la Croce che ci riapre le porte del Paradiso)? Si possono attendere soluzioni da chi ha solo quesiti?

Rifondare l’architettura

In questo periodo storico la pittura e la scultura vivono una profonda crisi: prosegue per inerzia la sperimentazione di per sé esausta dell’informale e del concettuale, che fa della teatralità della trovata il vero contenuto dell’opera, rendendola quanto mai effimera, cerebrale e – in definitiva – brutta.
L’architettura invece gode di popolarità ed è usata – nel mondo delle immagini e della pubblicità – come un logo prestigioso di chi vuole farsi notare, soprattutto a fini commerciali. I linguaggi moderni, soprattutto quelli protetti dal marchio del decostruttivismo, sono molto apprezzati dalla finanza internazionale, perché la loro grammatica (originalità sovversiva delle regole tettoniche, uso dei materiali più innovativi, creazione di ambienti adatti a cyborg) garantisce enorme visibilità mediatica.
Sul fronte opposto si attesta la traditional architecture (Duncan G. Stroik, Thomas Gordon Smith, Notre Dame University,…) ed il new urbanism (Léon Krier, Lucien Steil, Prince of Wales Foundation, INTBAU,…). Insoddisfatti della disumanizzazione dell’architettura e dell’urbanistica contemporanee, alcuni autori si sono rifugiati nella riproposizione dei linguaggi tradizionali. Si tratta di una forma di eclettismo aggiornato che ha molta fortuna negli Stati Uniti, dove i pregiudizi contro lo storicismo non sono così forti come in Europa. Scriviamo eclettismo invece di classicismo perché i protagonisti di questa corrente progettano seguendo i canoni di qualsiasi stile del passato.
Il fenomeno è una risposta ad un desiderio piuttosto diffuso di un nuovo Rinascimento. Alcuni considerano una buona strada da percorrere il ricorso pedissequo al passato per formulare una proposta valida per oggi. Il limite della metodologia dei tradizionalisti è l’uso della copia (più che dell’imitazione) delle forme architettoniche, monca e mutila per almeno due ragioni:
- i materiali e le tecnologie impiegati, che sono quelli odierni, camuffati;
- il ruolo assolutista dell’architetto, che non dialoga fino in fondo con artisti e artigiani.

In realtà la fioritura esuberante delle arti nei secoli XV-XVII, al di là dei luoghi comuni della storiografia recente, può costituire un punto di riferimento valido per la rinascita dell’arte contemporanea. Fra l’altro noi non viviamo in un mondo “gotico”, come Vasari definiva spregiativamente il Medio Evo, ma in un vero deserto, originato da una nuova barbarie che ha cancellato accuratamente tante tracce di civiltà. Una barbarie proteiforme, una società post cristiana estremamente confusa e priva di punti di riferimento (corruptio optimi pessima).

La soluzione radicale per dare vita di nuovo all’architettura autentica è il “ritorno al futuro”. Vale a dire occorre ripercorrere a ritroso la strada fino a dove è avvenuta la rottura con la tradizione e poi tornare alla nostra epoca applicando i debiti correttivi. Gli artisti rinascimentali lo fecero esercitandosi sulle opere d’arte classiche e sui trattati. Noi dobbiamo fare attenzione a non chiuderci nella gabbia della ricerca stilistica. Dobbiamo invece privilegiare il recupero dei principi.
Non è affatto facile. Esistono autori interessanti che hanno studiato la questione, più da un punto di vista scientifico e tecnico che da quello dei fondamenti metafisici (Cristopher Alexander e Nikos A. Salìngaros negli Stati Uniti, Paolo Marconi ed Ettore Maria Mazzola in Italia). Ma bisogna andare decisamente controcorrente. Nelle Facoltà di Architettura si respira un clima dogmatico. Dagli inizi del Novecento ad oggi è stata creata una sorta di “religione” dell’architettura moderna, i cui “maestri” si sono erti a nuovi messia e latori di messaggi ispirati. Al di là di una naturale evoluzione del gusto si nota che si è istaurata una vera e propria dittatura dei sofismi formali. Sarebbe interessante studiare come il minimalismo sia riuscito a imporsi in modo così generalizzato.
Un vero Maestro a cui guardare con attenzione è Antoni Gaudí, anche se (e forse proprio per questo) esiste un certo ostracismo nei suoi confronti. La sua lezione è molto attuale e ricca di spunti ancora da sviluppare. Oggi che i software CAD e CAM ci consentono soluzioni prima impensabili, capire il metodo della statica volumetrica permetterebbe di creare strutture nello spazio di grandissima bellezza e molto più consone alle caratteristiche spirituali e fisiche dell’essere umano, alla sua unità psico-somatica. Ma comprendere fino in fondo il procedimento di Gaudí comporta un sofferto travaglio in architetti educati a comporre angoli retti e archi di circonferenza.
Probabilmente per favorire questa rinascita dell’architettura ci vorrebbe una Facoltà di Architettura in cui far crescere sin dal primo anno gli studenti in questa nuova consapevolezza. Lo stesso si può dire per le Accademie di Belle Arti: ne serve una nuova in cui inserire i docenti giusti per rifondare pittura, scultura e altre arti.
La sintesi ambiziosa dei due progetti sarebbe la creazione di una nuova Bauhaus, la scuola di architettura aperta a Weimar nel 1919, che comprendeva corsi di un po’ tutte le arti. Mentre la Staatliches Bauhaus aveva fra i suoi principi quello di azzerare metodicamente la tradizione, coinvolgendo i migliori artisti del momento, la nuova Scuola potrebbe essere un vivace laboratorio di rinascita delle arti, riancorandole all’immenso patrimonio del passato.
Parlare di tutte le arti non è affatto fuori luogo nel caso dell’architettura per il culto, perché i riti cattolici richiedono di per sé stessi il meglio della produzione artistica.

mercoledì 23 dicembre 2009

APPLAUSI A PADRE LOMBARDI


di Francesco Colafemmina
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Propongo qui di seguito un breve commento alla nota di Padre Lombardi alla Radio Vaticana riguardante la firma da parte del Papa del decreto sulle virtù eroiche di Pio XII. In corsivo la nota. Faccio umilmente notare che questa nota dovrebbe servire a placare l'Assemblea Rabbinica Italiana che si riunisce questa sera a Bologna. Fa specie, inoltre, che il messaggio di Padre Lombardi sia stato pubblicato su Radio Vaticana e non, come dovrebbe avvenire in questi casi, sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede. Dunque è una dichiarazione ufficiale o un mero commento personale? Non è dato comprenderlo, sebbene sia evidente che dovrebbe trattarsi di una dichiarazione ufficiale. Intanto tutte le agenzie del mondo fanno sapere che la Santa Sede smentisce la prossima beatificazione di Pio XII e fa "marcia indietro". Ottimi risultati di comunicazione! Stiamo toccando i vertici dell'abilità diplomatica e mediatica... Veniamo però al testo della "dichiarazione":

"La firma da parte del Papa del Decreto “sulle virtù eroiche” di Pio XII ha suscitato un certo numero di reazioni nel mondo ebraico, probabilmente perché si tratta di una firma il cui significato è chiaro nell’ambito della Chiesa cattolica e degli “addetti ai lavori”, e può meritare alcune spiegazioni per un pubblico più vasto, in particolare quello ebraico, comprensibilmente molto sensibile a tutto ciò che riguarda il periodo storico della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto."

Premesso che la Chiesa Cattolica non deve rendere conto a nessuno delle sue decisioni interne, andiamo oltre:

"Quando il Papa firma un Decreto “sulle virtù eroiche “ di un Servo di Dio, cioè di una persona di cui è stata introdotta la Causa di beatificazione, conferma la valutazione positiva che la Congregazione delle Cause dei Santi ha già votato - dopo attento esame degli scritti e delle testimonianze – sul fatto che il candidato ha vissuto in modo eminente le virtù cristiane e ha manifestato la sua fede, la sua speranza, la sua carità, in grado superiore a ciò che si attende normalmente dai fedeli. Perciò può essere proposto come modello di vita cristiana al popolo di Dio."
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Citiamo la Instructio Sanctorum Mater del 2007:

Art. 4- § 1. La causa di beatificazione e canonizzazione riguarda un fedele cattolico che in vita, in morte e dopo morte ha goduto fama di santità, vivendo in maniera eroica tutte le virtù cristiane; o gode di fama di martirio perché, avendo seguito più da vicino il Signore Gesù Cristo, ha sacrificato la vita nell'atto del martirio.
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"Naturalmente si tiene conto in questa valutazione delle circostanze in cui la persona ha vissuto, occorre quindi un esame dal punto di vista storico, ma la valutazione riguarda essenzialmente la testimonianza di vita cristiana data dalla persona (il suo intenso rapporto con Dio e la continua ricerca della perfezione evangelica – come diceva il Papa sabato scorso nel suo discorso alla Congregazione delle Cause dei Santi), e non la valutazione della portata storica di tutte le sue scelte operative. Anche una eventuale successiva Beatificazione si colloca nella stessa linea, di proporre al popolo di Dio – con l’ulteriore conforto del segno di grazie straordinarie date da Dio per intercessione del Servo di Dio – un modello di vita cristiana eminente. In occasione della Beatificazione di Giovanni XXIII e di Pio IX, Giovanni Paolo II affermava: “La santità vive nella storia e ogni santo non è sottratto ai limiti e condizionamenti propri della nostra umanità. Beatificando un suo figlio, la Chiesa non celebra particolari opzioni storiche da lui compiute, ma piuttosto lo addita all’imitazione e alla venerazione per le sue virtù a lode della grazia divina che in esse risplende” (3.9.2000)."
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E' evidente - nonostante l'inciso di Giovanni Paolo II - che l'operato in vita dei Santi e dei Beati riguarda la valutazione della loro attualizzazione nella storia delle virtù cristiane. Lo dice lo stesso Giovanni Paolo II affermando che la "santità vive nella storia". La virtù non vive certo fuori dalla storia. Come si può dunque affermare che la "portata storica" delle "scelte operative" di un Santo o di un Beato, sia indifferente rispetto alla proclamazione delle sue "eroiche virtù"?

Si tratta di una contraddizione logica evidente: Se Pinco Pallino è stato perfettamente virtuoso ma ha omesso di salvare milioni di esseri umani (ammesso che fosse stato possibile salvarli) è chiaro che l'autenticità delle sue "eroiche virtù" sarebbe clamorosamente messa in discussione.
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"Ciò non intende dunque minimamente limitare la discussione circa le scelte concrete compiute da Pio XII nella situazione in cui si trovava. Per parte sua, la Chiesa afferma che sono state compiute con la pura intenzione di svolgere al meglio il servizio di altissima e drammatica responsabilità del Pontefice."

Mettiamoci d'accordo! O la Chiesa afferma che queste "scelte concrete" sono state compiute con "la pura intenzione etc." oppure sospende il giudizio. O una cosa o l'altra! E Benedetto XVI ha già indicato il suo pensiero in merito affermando:

"Agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perché, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei."

Questo è un giudizio sull'operato storico di Pio XII, non un'opinione secondaria sulla sua "portata storica". Ed è espresso dal Sommo Pontefice che a norma di Diritto Canonico ha potestà suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa. E' lui che firma il decreto sull'inchiesta della Congregazione della Causa dei Santi ed è egli, illuminato dallo Spirito Santo ad agire in piena libertà!

Can. 331 - Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l'ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; egli perciò, in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente.

"In ogni caso, l’attenzione e la preoccupazione di Pio XII per la sorte degli ebrei – cosa che certamente è rilevante per la valutazione delle sue virtù – sono largamente testimoniate e riconosciute anche da molti ebrei. Rimane quindi aperta anche in futuro la ricerca e la valutazione degli storici nel loro campo specifico. E nel caso concreto si comprende la richiesta di avere aperte tutte le possibilità di ricerca sui documenti. Già Paolo VI aveva voluto favorire rapidamente tale ricerca con la pubblicazione dei volumi degli Actes et Documents. Per l’apertura completa degli archivi – come si è detto più volte – occorre provvedere all’ordinamento e alla catalogazione di una massa enorme di documenti, che richiede un tempo tecnico ancora di alcuni anni. Quanto al fatto che i Decreti sulle virtù eroiche di Papa Giovanni Paolo II e Pio XII siano stati promulgati nello stesso giorno, ciò non significa un “abbinamento” delle due Cause da ora in poi."
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Che vuol dire? Che senso ha questa giustificazione? Era utile? Era opportuna?

"Le due Cause sono del tutto indipendenti e seguiranno ciascuna il proprio iter. Non vi è quindi nessun motivo di ipotizzare un’eventuale Beatificazione contemporanea. Infine, le disposizioni di grande amicizia e rispetto del Papa Benedetto XVI verso il popolo ebraico sono state già testimoniate moltissime volte e trovano nel suo stesso lavoro teologico una testimonianza inconfutabile. E’ chiaro quindi che la recente firma del Decreto non va in alcun modo letta come un atto ostile contro il popolo ebraico e ci si augura che non sia considerata un ostacolo sul cammino del dialogo fra l’ebraismo e la Chiesa cattolica. Ci si augura anzi che la prossima visita del Papa alla Sinagoga di Roma sia occasione per riaffermare e rinsaldare con grande cordialità questi vincoli di amicizia e di stima."

In conclusione: invece di difendere il Papa e l'autorità pontificia, la si sminuisce dunque, quasi che il Santo Padre fosse il segretario firmatario di atti altrui. Invece di ribattere alle ingerenze vergognose del mondo ebraico negli affari interni della Chiesa Cattolica si viene loro incontro come agnellini miti ed obbedienti. Invece di difendere la dignità dei fedeli e della Chiesa tutta dalle accuse in malafede ed ipocrite dei vari rabbini sbraitanti che si fa? Ci si piega obbedienti alle loro richieste...

Complimenti!
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p.s. fare un giretto, prego, sul sito seguente e guardare i commenti pieni di amicizia e stima per i Cattolici ed il Papa firmati da esponenti di spicco delle comunità ebraiche italiane.


Fantastica vignetta pubblicata sul sito delle Comunità Ebraiche Italiane (leggere i cartelloni esposti davanti al Papa funambolo)

martedì 22 dicembre 2009

ARCHIVI E IPOCRISIE - SECONDA PUNTATA

Targa di ringraziamento a Pio XII delle Comunità Israelitiche Italiane (Roma, Museo della Liberazione)


di Francesco Colafemmina

Nonostante il mondo ebraico non sia nè monolitico, nè ostile in massa alla figura di Pio XII, - notevoli esponenti ebraici continuano inascoltati a proclamare la grande levatura morale ed umana di papa Pacelli - stamane tutte le agenzie e i principali quotidiani mondiali rilanciano le dichiarazioni del magnate statunitense Ronald S. Lauder (patrimonio stimato intorno ai 3 Miliardi di dollari), presidente del World Jewish Congress. Mentre nessuno si premura di leggere - ad esempio - le 277 pagine del rapporto della fondazione Pave the Way dell'ebreo Gary Krupp, no... tutti vanno dietro alla propaganda vuota del WJC!

Lauder, filantropo di gran fama, ha dichiarato in una nota reperibile sul sito del WJC quanto segue: "Fino a quando gli archivi sul periodo cruciale dal 1939 al 1945 rimangono chiusi, e fino a quando non verrà raggiunto un consenso unanime sulle azioni - o inazioni - di Pio XII in merito alla persecuzione di milioni di Ebrei nell'Olocausto una beatificazione è inopportuna e prematura."

Ha poi aggiunto: "Sebbene sia una decisione completamente interna alla Chiesa Cattolica decidere a chi devono essere rivolti gli onori religiosi, ci sono forti preoccupazioni sul ruolo politico di Pio XII durante la II guerra mondiale che non possono essere ignorati." E ancora: "data l'importanza delle buone relazioni fra Cattolici ed Ebrei e in seguito ai difficili eventi dell'anno scorso, sarebbe stato apprezzabile se il Vaticano avesse mostrato maggiore sensibilità su questo problema."

Tutto ciò cosa ci ricorda se non la dichiarazione dell'Antidefamation League? Faccio notare, tra l'altro, quanto sia insopportabile quell'inciso sulla "libertà della Chiesa" di beatificare chi ritiene più opportuno. Se da un lato si mostra - mediaticamente - rispetto per le decisioni della Chiesa, come si può dall'altro lato pretendere di intervenire sulla questione suggerendo tempi e modi della beatificazione? Perché tutta questa aperta e strabordante ipocrisia?

Leggiamo poi quanto afferma il leggiadro rabbino capo di Francia, Gilles Bernheim: "dato il silenzio di Pio XII durante e dopo la Shoah, non voglio credere che i Cattolici vedano in Pio XII un esempio di moralità ed umanità. Spero che la chiesa voglia rinunciare a questa beatificazione pianificata e voglia così onorare il proprio messaggio e i propri valori".


Si dirà: ma cosa c'entrano queste storie spiacevoli con la questione Pio XII? C'entrano eccome! Se, infatti, autorità come il WJC si prodigano tanto nell'indicare alla Santa Sede l'atteggiamento da tenere nei riguardi della beatificazione di Pio XII, restano invece MUTI dinanzi alle violenze spregevoli subite da religiosi e religiose in Terrasanta. Perché la loro idea di dialogo religioso è intesa costantemente a loro esclusivo vantaggio? Perché credono di poter "fare le pulci" alla Santa Sede, mentre presumono una "immunità costitutiva" rispetto alle azioni di minoranze deviate del mondo ebraico? E che dire della squallida attitudine allo sputo sui cristiani di cui recentemente si è occupato anche il Jerusalem Post?

Se ADL, WJC ed altre sigle simili fossero tanto zelanti nel promuovere e salvaguardare il rispetto dei Cattolici in Terrasanta, quanto lo sono nell'opera costante, quasi "liturgica" di salvaguardia della "memoria", forse avrebbero una certa credibilità e potrebbero apparire istituzioni meno ipocrite di quanto non siano in realtà. Se queste istituzioni mondiali protestassero dinanzi alle violenze subite dai Cristiani in Terrasanta forse il loro appello al Vaticano sulla ricerca storica potrebbe sembrare sincero. In realtà non lo è. Si tratta piuttosto di pura ideologia. Ideologia a senso unico, monologo più che dialogo, incapacità di comprendere l'altro e ingerenza ossessiva negli affari della Chiesa Cattolica.

Le reazioni stanno montando come la panna in tutto il mondo. Finora si tratta di reazioni provenienti da una parte selezionata e - ahimè - maggioritaria del mondo ebraico, mondo per sua costituzione variegato e non omologabile in un'unica categoria. Leggo adesso il commento del Presidente dell'European Jewish Congress: "la valutazione papale riguardo alle "virtù eroiche" mostrate dall'altamente controverso papa Pio XII è un grosso schiaffo in faccia alla memoria dell'Olocausto." E ha aggiunto che la questione non riguarderebbe le relazioni giudaico cristiane ma la "memoria dell'Olocausto".

Qualche giornalista cerca di ottenere dichiarazioni di parte cattolica. E resto personalmente sbigottito nel leggere che il Cardinal Bagnasco ha preferito evitare commenti sulla questione in una intervista pubblicata oggi su La Stampa. Si attende a breve la reazione del clero tedesco e francese, molto sensibile quando si tratta di criticare l'operato del Papa.

Stupefacenti anche le rivelazioni de La Repubblica di oggi. Stando ad Orazio La Rocca i massimi vertici delle Comunità Ebraiche italiane starebbero per presentare - per tramite della Comunità di Sant'Egidio - una richiesta di chiarimenti al Pontefice. Si tratterebbe insomma di ottenere dal Vaticano la garanzia di bloccare l'iter della causa di beatificazione ponendo degli specifici paletti. Tra le righe si accenna alla necessità di chiarire la questione in occasione della visita alla Sinagoga di Roma prevista il prossimo 17 gennaio.

"La guerra mise in evidenza l’amore che nutriva per la sua “diletta Roma”, amore testimoniato dall’intensa opera di carità che promosse in difesa dei perseguitati, senza alcuna distinzione di religione, di etnia, di nazionalità, di appartenenza politica. Quando, occupata la città, gli fu ripetutamente consigliato di lasciare il Vaticano per mettersi in salvo, identica e decisa fu sempre la sua risposta: “Non lascerò Roma e il mio posto, anche se dovessi morire” (cfrSummarium, p.186). I familiari ed altri testimoni riferirono inoltre delle privazioni quanto a cibo, riscaldamento, abiti, comodità, a cui si sottopose volontariamente per condividere la condizione della gente duramente provata dai bombardamenti e dalle conseguenze della guerra (cfr A. Tornielli, Pio XII, Un uomo sul trono di Pietro). E come dimenticare il radiomessaggio natalizio del dicembre 1942? Con voce rotta dalla commozione deplorò la situazione delle “centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento” (AAS, XXXV, 1943, p. 23), con un chiaro riferimento alla deportazione e allo sterminio perpetrato contro gli ebrei. Agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perché, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei. Per questi suoi interventi, numerosi e unanimi attestati di gratitudine furono a lui rivolti alla fine della guerra, come pure al momento della morte, dalle più alte autorità del mondo ebraico, come ad esempio, dal Ministro degli Esteri d’Israele Golda Meir, che così scrisse: “Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo, durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata a favore delle vittime”, concludendo con commozione: “Noi piangiamo la perdita di un grande servitore della pace”.Purtroppo il dibattito storico sulla figura del Servo di Dio Pio XII, non sempre sereno, ha tralasciato di porre in luce tutti gli aspetti del suo poliedrico pontificato. "

Queste parole evidentemente non bastano a soddisfare i farisei moralisti ebrei i quali oggi fanno sapere quanto segue:

"(Adnkronos) - A quanto apprende l'ADNKRONOS, si riunisce domani a Bologna l'assemblea dei rabbini italiani per discutere della vicenda relativa alla beatificazione di Pio XII e alla prossima visita del Papa alla sinagoga di Roma in programma il 17 gennaio. Nell'occasione il presidente dei rabbini italiani, Giuseppe Laras, fara' alcune comunicazioni sulla visita di Joseph Ratzinger al tempio ebraico della Capitale e sulla situazione di tensione che si e' venuta a verificare dopo l'approvazione del decreto sulle virtu' eroiche di Pacelli da parte del Pontefice. Al termine dell'incontro verra' diffuso un documento nel quale di fara' riferimento al caso Pio XII. Fra le questioni che saranno discusse il problema della'apertura degli archivi segreti del Vaticano relativi al periodo che va dal 1939 al 1945. Cio' che viene messo in discussione da parte dei rabbini non e' la beatificazione in quanto tale, ma il fatto che attraverso di essa si porti ad esempio e modello per tutti la figura di Pacelli, mentre sui suoi comportamenti esistono ancora dubbi; e' quindi necessario conoscere ogni dettaglio e ogni aspetto della sua azione negli anni del secondo conflitto mondiale."

Dunque siamo al farsesco ed al grottesco! Sono gli storici (magari di parte ebraica) a dover sancire secondo le varie comunità ebraiche in subbuglio nel mondo, la "moralità" e quindi anche l'esemplarità di Pio XII! Cosa dobbiamo dedurne? Dovremmo pensare che per i signori delle varie comunità ebraiche mondiali Pio XII doveva farsi ammazzare dai nazisti per essere portato oggi ad "esempio e modello per tutti"? E allora, con un tantinello di rabbia mi viene da dire: se per 5 anni di guerra tutti sapevano dei campi di concentramento e nessuna potenza mondiale ha fatto nulla o ha potuto far nulla per bloccare la Shoah, CHE COSA DIAMINE AVREBBE DOVUTO FARE IL PAPA??? Cosa avrebbe dovuto fare più di quanto fece ed è già documentato?

E chi da a questa gente l'autorità morale per giudicare un Venerabile Papa della Chiesa di Roma?

Loro che non hanno mosso un dito quando il giorno di Santo Stefano dell'anno scorso Israele ha bombardato ferocemente Gaza uccidendo centinaia di bambini e di innocenti con armi proibite come le bombe al fosforo?

Loro che in qualità di guide religiose avevano il dovere morale di gridare la necessità della Pace hanno invece consentito una violenta esibizione di odio e prepotenza! Loro non hanno detto una parola una quando i Rabbini di Israele hanno concesso l'esenzione dallo Shabbat ai militari che intrapresero la guerra su Gaza (il 26 era infatti venerdì e il venerdì al tramonto comincia lo Shabbat)!

E allora consentitemi di citare Matteo, 23:

1Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 2"Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 4Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattéri e allungano le frange; 6amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 7e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. 10E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 11Il più grande tra voi sia vostro servo; 12chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.
13Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci 14.
15Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.
16Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati. 17Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro? 18E dite ancora: Se si giura per l'altare non vale, ma se si giura per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. 19Ciechi! Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta? 20Ebbene, chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra; 21e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l'abita. 22E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.
23Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. 24Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. 26Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!
27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. 28Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.
29Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, 30e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; 31e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. 32Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!
33Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? 34Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; 35perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l'altare. 36In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione.
37Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 38Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! 39Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!".

GESU' IL SALVATORE - NUOVO LIBRO E RUBRICA RADIOFONICA DI DON BUX


di Francesco Colafemmina

Ieri sera è stato presentato a Bari l'ultimo volume di don Nicola Bux dal titolo "Gesù il Salvatore.Luoghi e tempi della sua venuta nella storia" ed. Cantagalli. La presentazione è stata introdotta dall'amico Michele Loconsole che ha magistralmente spiegato una questione fondamentale: l'oggettiva realtà della datazione della nascita di Cristo.

In linea con quanto detto dal professor Loconsole, che ritrovate qui sotto in un suo contributo pubblicato ieri su Zenit.org, don Bux ha sottolineato come troppo spesso vi sia una tendenza diffusa a ridurre gli eventi della fanciullezza di Cristo e naturalmente della sua nascita, a pure leggende imbastite su una "persona" sulla cui storicità generalmente si concorda.

Si è pertanto riferito a questa indubbia caratteristica della critica esegetica che invece di partire dalla necessaria credibilità ed affidabilità delle scritture e delle tradizioni liturgiche, cerca di smentirle costantemente più col pregiudizio che con l'ausilio delle scienze storiche e filologiche.

Un vero e proprio "dramma" la cui persistenza è interna alla Chiesa Cattolica. Così - ha affermato don Bux - si cerca ancora oggi come nei lontani anni settanta, di guardare alle scritture non con la fiducia ed il rispetto che meritano, bensì con il pregiudizio del sospetto, con la presunzione di essere noi moderni assai più saggi e consapevoli dei fatti storici di quanto non lo fossero i testimoni oculari della vita di Cristo.

La bellezza di una ricerca in linea con la tradizione -ha poi aggiunto - è nella sua capacità di diffusione naturale fra uomini e donne di buona volontà in grado di creare vere e proprie scuole di pensiero che si oppongano a modelli interpretativi ormai obsoleti e dissacranti.

Purtroppo non possiamo non concordare con l'analisi di don Bux: quanti professori di religione, catechisti, addirittura sacerdoti, ci insegnano che il 25 dicembre sarebbe una data simbolica? Che in realtà il 25 dicembre ricorderebbe il culto mitraico del Sol Invictus celebrato il 21 dicembre? Che quindi le date sono mero simbolismo solare? Già San Pio X avvertiva nella Pascendi Dominici gregis che il "simbolismo" è uno dei pericoli più gravi della modernità. Per fortuna però, l'evidenza storica, comprovata anche da scoperte impensabili, conferma la storicità del 25 dicembre, quale data di nascita di Cristo.

Consapevoli, dunque, che, come già affermato da Benedetto XVI nell'Angelus di domenica scorsa, il Natale non è una favola per bambini, ma un evento che ha cambiato il corso della storia, prepariamoci a festeggiare la Sua nascita con gioia e fede salda.
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Ricordo inoltre che oggi 22 Dicembre, a partire dalle 18.00 fino alle 19.30 su Radio Maria sarà possibile intervenire nell'ambito di una rubrica radiofonica curata da don Nicola Bux sul tema Chiesa e Liturgia. Questa rubrica andrà in onda ogni quarto martedì del mese sempre su Radio Maria.


La storia conferma la nascita di Gesù il 25 dicembre


di Michele Loconsole*


(Copyright ZENIT.org).- Molti si interrogano se Gesù sia nato veramente il 25 dicembre. Ma cosa sappiamo in realtà sulla storicità della sua data di nascita? I Vangeli, come è noto, non precisano in che giorno è nato il fondatore del cristianesimo.
E allora, come mai la Chiesa ha fissato proprio al 25 dicembre il suo Natale? È vero, inoltre, che questa festa cristiana - seconda solo alla Pasqua - è stata posta al 25 dicembre per sostituire il culto pagano del dio Sole, celebrato in tutto il Mediterraneo anche prima della nascita di Gesù?
Cominciamo col dire che il solstizio d’inverno – data in cui si festeggiava nelle culture politeiste il Sol Invictus - cade il 21 dicembre e non il 25.
In secondo luogo è bene precisare che la Chiesa primitiva, soprattutto d’Oriente, aveva fissato la data di nascita di Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte.
Continua a leggere qui...

lunedì 21 dicembre 2009

ARCHIVI E IPOCRISIE

di Francesco Colafemmina


Più precisamente l'Anti Defamation Legue afferma:

L'ADL ha da anni insistentemente affermato che è nei migliori interessi sia della Chiesa Cattolica Romana che del popolo ebraico, declassificare e rendere disponibili a studiosi indipendenti e storici tutti gli archivi più importanti pre e post II guerra mondiale, per cercare la migliore verità possibile sul ruolo di Pio XII durante l'Olocausto. Questo materiale dovrà includere materiale noto come gli Archivi Segreti Vaticani, gli archivi delle Conferenze Episcopali Europee e gli archivi delle nunziature apostoliche di tutto il mondo durante il papato di Pio XII. Sebbene noi riconosciamo completamente che il processo di santità è una questione interna alla Chiesa, il problema di quanto Pio XII abbia o non abbia fatto per salvare gli Ebrei durante l'Olocausto è una questione profonda che deve essere risolta in primo luogo per il bene delle relazioni ebraico-cattoliche. Questi documenti ecclesiastici rivestono particolare importanza per i sopravvissuti dell'Olocausto e le loro famiglie. Procedere oltre nella causa di beatificazione senza avere nelle mani tutta l'evidenza fattuale, sarebbe prematuro dal momento che così tante cose sono sconosciute in merito alla verità storica delle azioni vaticane intraprese durante la guerra. Fino a quando tutti gli archivi segreti Vaticani della II guerra mondiale non saranno declassificati e resi disponibili a studiosi indipendenti per studi ed analisi, la figura di Pio XII in rapporto agli Ebrei continuerà ad essere velata e fonte di controversia e contesa. Premiamo fortemente il Vaticano di considerare una sua più alta priorità il completo e pieno accesso agli archivi.

A prima vista può sembrare una richiesta ammissibile. In realtà non lo è. Consultare la documentazione d'archivio relativa agli anni del secondo conflitto mondiale ed a quelli immediatamente successivi, significherebbe -stando a stime esorbitanti di parte ebraica- declassificare almeno 16 milioni di documenti. Questi documenti dovrebbero essere analizzati da chi? Sicuramente da storici incaricati di difendere l'ortodossia olocaustica e la rispondenza della storia alle esigenze di parte israeliana, visto che questa richiesta giunge solo da gruppi di pressione di parte.

Una richiesta che è anche arrogante e presuntuosa quando accusa, implicitamente, il Vaticano di coprire col segreto informazioni sensibili sulle "sue azioni" negli anni della guerra. Tanto più arrogante in quanto proviene dalla massima autorità lobbistica ebraica mondiale, fondata nel 1913 dal B'nai B'rith ed oggi dalla bocca di autorità dello Stato di Israele. Ma soprattutto perchè sembra ignorare tutti i 12 volumi con più di 5000 documenti sul periodo della Guerra fatti pubblicare da papa Paolo VI e tutti i documenti e le testimonianze raccolti in quesi ultimi anni.

Da un lato c'è dunque una ingerenza di fondo che è letteralmente inammissibile e in malafede, giacché la Santa Sede non delega a nessuno la "certificazione" della sua storia. E' un'ingerenza doppiamente inammissibile allorchè sulla base di questa "certificazione" storica la Chiesa dovrebbe decidere la "santità" o meno di Papa Pacelli, subordinando così il mistero spirituale al materialismo storicistico ed alle convenienze politiche.

Se si trattasse di una semplice questione storica sarebbe come se l'Italia chiedesse ad Israele - uno stato sovrano - di consultare tutta la documentazione d'archivio relativa, che so io, al massacro di Sabra e Shatila o alle varie distruzioni effettuate a Gaza negli ultimi decenni, prima di autorizzare Israele a proclamare nel mondo le sue lamentationes olocaustiche. E' evidente che ciò sarebbe paragonabile da Israele ad un vero e proprio atto ostile.

Quando è invece il piccolo, ma potente, stato mediorientale a chiedere alla Santa Sede di aprire gli archivi per alcuni anni alla ricerca di studiosi "ortodossi", beh... il Vaticano dovrebbe ritenersi quasi onorato per la concessione...

A questa dinamica si aggiunge la completa ignoranza delle implicazioni ecclesiologiche e spirituali in genere che comporta la causa di beatificazione di Pio XII. Una ignoranza che personalmente ritengo vera soltanto a parole. Da un lato, infatti, si considera la Chiesa Cattolica una mera istituzione mondana e politica. Dall'altro siamo consapevoli che la questione strettamente storica è usata quale "paravento" ideologico delle implicazioni più autentiche della beatificazione di Pio XII. Implicazioni tutte intraecclesiali, appartenenti al mondo cattolico più che a quello ebraico.

Si "lotta" contro Pio XII perchè egli è l'ultimo papa prima del Concilio. Perchè rappresenta un modello di Chiesa considerato ormai superato e "defunto". Perchè si pensa che la Chiesa abbia intrapreso un nuovo cammino - accettabile al mondo ebraico - solo con la Nostra Aetate, e tutto ciò che la precede non possa essere che cassato, ostracizzato, ideologicamente gettato nel dimenticatoio. Anche rispetto alla beatificazione di Pio IX quella di papa Pacelli non può che essere considerata con maggiore fastidio e inesauribile ostilità. Quando nel 2000 fu beatificato Pio IX sembrava forse talmente lontano nella storia che la sua beatificazione finiva per ricadere nella categoria del pittoresco vaticano, più che in quella del pernicioso passatismo "antisemita"...

Sia come sia, oggi dobbiamo prepararci ad un'offensiva natalizia e postnatalizia nei riguardi del Santo Padre. Come nel gennaio scorso col caso Williamson, così anche nei prossimi giorni potremmo assistere all'inizio di una nuova via crucis mediatica del Sommo Pontefice.

Gli antidoti? Anzitutto l'unità di Vescovi e Cardinali. In vista del Natale sarebbe auspicabile che nessuno facesse dichiarazioni fuori luogo o palesemente ostili all'operato di Sua Santità. Non è nemmeno accettabile il silenzio non ostile. Servire il Papa ed amare la Chiesa dovrebbe spingere tutti ad avere un maggior senso di comunione e concordia, indipendentemente dalle proprie personali e mondane opinioni.

In secondo luogo si tratta di informare correttamente. Su questo punto non si può fare molto. I giornali sono sempre pronti a scatenarsi contro il Papa e a dar ragione alla political correctness della propaganda lobbistica.

Per smontare la propaganda sarebbe tuttavia opportuno ricordare almeno un evento fondamentale e porre una domanda discriminante: se Pio XII è stato un papa "controverso", che "non ha ritenuto di gridare di fronte al mondo in maniera forte e chiara la sua condanna del nazismo", perchè allora colui che fu Rabbino capo di Roma negli anni della guerra (1940-1944) si convertì al cattolicesimo pubblicamente il 13 febbraio 1945? E perchè lui, Israel Zoller, decise di farsi battezzare Eugenio Pio Zolli? E perchè dichiarò allora: "Io non ho esitato a dare una risposta negativa alla domanda se mi fossi convertito per gratitudine a Pio XII, per i suoi innumerevoli atti di carità.Ciò nonostante, sento il dovere di rendergli omaggio e di affermare che la carità del Vangelo fu la luce che mostrò la via al mio cuore vecchio e stanco. È quella carità che tanto spesso brilla nella storia della Chiesa e che rifulge nell’opera del Pontefice regnante"?

Questa vicenda rimossa dalla memoria storica dell'ebraismo italiano è una prova determinante delle menzogne e dei sospetti infondati e malevoli diffusi sulla figura del Venerabile Pio XII. E attesta ancora di più l'ipocrisia delle valutazioni storiche e delle richieste di aprire gli archivi vaticani. Ipocrisia che non occulta del tutto le vere ragioni dell'ostilità ideologica a papa Pacelli: il suo incarnare una Chiesa che si vorrebbe apertamente "archiviare", una Chiesa diversa dal mondo, fatta di carità silenziosa e non gridata, di obbedienza riservata e non di democratismo relativista e mediatizzato, fatta di persone operanti nella preghiera e non di attivisti in cerca di un posto al sole. Quella Chiesa di 60 anni fa è talmente incompatibile con la moderna mentalità da costituire un autentico "scandalo".

Perciò scandalizza l'ermeneutica della continuità fra quella Chiesa e la Chiesa dell'oggi: un'unica Chiesa in cammino verso l'Oriente, verso il Signore che ritorna. Ermeneutica della continuità che oggi Papa Benedetto ribadisce con grande coraggio e profonda serenità, indicandoci, in previsione del Natale, che il vero centro della nostra vita non sono tutti questi mondani cavilli e queste vili macchinazioni, bensì il Dio bambino che nasce a Betlemme. Quel Bambino che duemila anni fa ha cambiato la storia del mondo e cambia ogni giorno il cuore dell'uomo.

giovedì 17 dicembre 2009

UNA STATUA DELLA MADONNA NUDA?


di Francesco Colafemmina

Questa volta gli Stimmatini di Sezano l'hanno fatta grossa: una statua opera dello scultore Marco Danielon è ospitata nella loro "aula liturgica". E' quella che vedete in foto e s'intitola "Madre di Dio".

Una Madonna nuda non si era mai vista prima. A dire il vero qualche idiota ci aveva già provato a creare lo "scandalo". Mi riferisco all'iniziativa oscena di una associazione omosessuale spagnola che pubblicò qualche mese fa un calendario. La statua di Danielon è tuttavia ben altra cosa. Può certamente rappresentare poeticamente la maternità, ma non è di sicuro un'opera d'arte sacra. Dovrebbe stare dunque fuori da una chiesa. E la Diocesi o la Santa Sede dovrebbero intervenire immediatamente per far rimuovere questa statua. Mettetela in un centro di ascolto, in un consultorio familiare... lì ha un senso. In un reparto di ostetricia e ginecologia... Non però in Chiesa!
Persino il Parroco della cattedrale di Verona, Mons. Antonio Finardi, si è esposto incautamente con la stampa. A "L'Arena" ha detto:
«Non ho visto questa statuetta di Marco Danielon ma posso testimoniare che è un artista molto preparato e serio, un uomo di fede, che non compone un'opera con soggetto sacro se prima non ha studiato il tema dal punto di vista biblico e teologico e non si è consultato con sacerdoti e laici preparati. Per la cattedrale, commissionate da me, ha realizzato varie sculture, di grande valore».
Peccato per Danielon perchè in questo caso si sarà di certo consultato con sacerdoti e laici per nulla preparati...
I saccenti modernizzatori a tutti i costi, col cervello montato al contrario potrebbero protestare a tali affermazioni. E ribattere: "Ma cosa c'è di male a rappresentare la Madonna nuda? In fondo anche Cristo era nudo sulla croce...".
Il concetto forse sfugge a questi bipedi col Vangelo in mano e non nel cuore: l'arte sacra deve elevare l'uomo alla contemplazione delle cose Sante. Una statua della Vergine deve indurre l'uomo alla Venerazione di Maria. Venerare significa farsi piccoli al cospetto della grandezza dei Santi. Quindi come posso venerare una statua meramente umana, dalla quale non traspare se non l'umanità spoglia e dissacrata che sembra aver invaso le teste dei contemporanei?

E' singolare tra l'altro che in Australia un Pastore Anglicano abbia deciso, proprio in questi giorni, di esporre un cartellone con Maria e Giuseppe in un letto matrimoniale. I fedeli si sono ribellati e l'hanno cancellato. Ma l'obiettivo è lo stesso: ridurre il mistero dell'Incarnazione ad un archetipo umano, alla procreazione ed alla gravidanza... Sappiamo bene però che Maria non è soltanto "madre" in senso umano, ma è Colei che ha offerto la sua vita al Signore rendendo possibile la Sua venuta su questa terra per portare la Salvezza all'umanità.

Tutto ciò che riguarda la sfera teologica viene improvvisamente sottratto, cassato da questa nudità primigenia e adamitica. Concetti come il decoro, la dignità, il rispetto, l'armonia etc. sono dunque definitivamente decaduti in questa nostra epoca?


AI VISITATORI DEL SITO: informiamo che stiamo ricevendo messaggi con parole di violenza, volgari e di minaccia in riferimento alla scultura di M. Danielon, collocata nella nostra aula liturgica come segno dell'Avvento.
Il messaggio spirituale che proviene dall'opera e che molti hanno avuto modo di accogliere e interiorizzare, nulla ha a che vedere con questi toni polemici dai quali prendiamo le distanze.
Nel percorrere il cammino di Avvento con l'opera di Danielon ci sentiamo confortati nel messaggio di annuncio e di compimento che la persona di Maria la Madre di Dio porta con sé. (12.12.2009)

Dispiace per le reazioni "volgari e di minaccia", pure è comprensibile che i semplici fedeli non vogliano essere "scandalizzati" dai propri sacerdoti. E' questa la realtà! Oggi non sono più i laici, gli agnostici e i nemici del cattolicesimo a scandalizzarci ma gli stessi ministri della Chiesa... Mah...
Che dire poi del "messaggio spirituale che proviene dall'opera"? Quale sarebbe il messaggio spirituale di una statua "spersonalizzata", archetipizzata nella donna partoriente e privata della personalità, dei tratti caratteristici che la tradizione ha attribuito a Maria?
E' assurdo, inoltre, leggere che la Madonna porterebbe con sè un "messaggio di annuncio e compimento": quale annuncio e quale compimento non è dato saperlo. L'annuncio è solo quello di Cristo ed ogni compimento è in Lui, questo ci è dato sapere come cattolici.

Alla fine, però, mi domando se paradossalmente non siano più fedeli a Gesù e Maria gli Ortodossi che certi pseudocattolici. In Oriente Maria continua ad essere raffigurata vestita e velata con le tre stelle che ne indicano la purezza alla nascita, in vita e dopo la sua "dormizione". In Oriente Maria è chiamata "Ipermachos Stratigos", la "Condottiera Suprema". E' lei che sconfigge il serpente e lo calpesta...
Affidiamoci alla sua clemenza, perchè possa convertire i cuori sterili e le menti accecate che hanno dato vita a una simile blasfemia. E recitiamo rosari in riparazione di questo atto satanico.
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P.s. Su segnalazione di un lettore vi informo che sul forum presente a questo indirizzo prosegue l'accesa discussione su questa notizia che è stata qui ("qui" si intende "questo sito" ovvero "Tradizione.biz") presentata già da alcuni giorni.