mercoledì 20 gennaio 2010

LA FEDELTA' DEL SIGNORE DURA PER SEMPRE - BENEDETTO XVI IN SINAGOGA


ARTICOLO PUBBLICATO SU PETRUS - http://www.papanews.it/

di Francesco Colafemmina

Benedetto XVI lo aveva detto già all'Angelus: "malgrado i problemi e le difficoltà, tra i credenti delle due Religioni si respira un clima di grande rispetto e di dialogo". Questo è il clima che si respirava oggi a Roma fra ebrei e cattolici, in occasione della visita di Sua Santità alla Sinagoga della Capitale. Sebbene numerose nubi si siano addensate sullo sfondo dell’incontro, papa Benedetto ha saputo ricondurre il dialogo nella giusta direzione teologica ed antropologica.
Il dialogo fra cattolici ed ebrei non è infatti un mero esercizio retorico o una necessità politica, bensì un esempio di rispettosa convivenza e di approfondita speculazione sulle ragioni che condussero in passato a fratture, incomprensioni e divisioni fra fedeli delle diverse religioni. Il rischio però che questi incontri si trasformino in una ripetitiva sequela di lamentationes da una parte ed excusationes dall'altra è sempre alle porte. Ecco perchè Benedetto XVI ha preferito superare questo limitato e tautologico orizzonte del rapporto fra mondo ebraico e mondo cattolico.

Anzitutto lo ha fatto ribadendo i punti di contatto fra le due religioni: "La nostra vicinanza e fraternità spirituali trovano nella Sacra Bibbia – in ebraico Sifre Qodesh o "Libri di Santità" – il fondamento più solido e perenne, in base al quale veniamo costantemente posti davanti alle nostre radici comuni, alla storia e al ricco patrimonio spirituale che condividiamo. E’ scrutando il suo stesso mistero che la Chiesa, Popolo di Dio della Nuova Alleanza, scopre il proprio profondo legame con gli Ebrei, scelti dal Signore primi fra tutti ad accogliere la sua parola".
Il rapporto personale fra il Dio di Israele e il suo Popolo, narrato nel Vecchio Testamento - dice Benedetto XVI -, poi trasfuso nella Nuova Alleanza, è il centro fondamentale che unisce gli Ebrei ai Cristiani. Queste "radici comuni" inducono a considerare anche l'esegesi veterotestamentaria ebraica, ma soprattutto si concretizzano "nella centralità del Decalogo come comune messaggio etico di valore perenne per Israele, la Chiesa, i non credenti e l’intera umanità".
Come si può notare, papa Benedetto ha sempre la capacità di ampliare gli orizzonti della discussione verso un'autentica comprensione del rapporto fra Dio e l'uomo, superando le limitate polemiche, le discussioni che enfatizzano gli errori dei singoli e si distaccano dai principi condivisi e universali.
Ecco quindi che il papa ha voluto concentrare la sua riflessione su quegli sforzi comuni che andrebbero compiuti da Cristiani ed Ebrei: “Le "Dieci Parole" chiedono di riconoscere l’unico Signore, contro la tentazione di costruirsi altri idoli, di farsi vitelli d’oro. Nel nostro mondo molti non conoscono Dio o lo ritengono superfluo, senza rilevanza per la vita; sono stati fabbricati così altri e nuovi dei a cui l’uomo si inchina. Risvegliare nella nostra società l’apertura alla dimensione trascendente, testimoniare l’unico Dio è un servizio prezioso che Ebrei e Cristiani possono offrire assieme.” Staccare l’uomo dai vincoli del materialismo, ricondurlo ad una vera contemplazione del suo mistero di creatura attraverso “l’apertura alla dimensione trascendente”, questa è per il Sommo Pontefice la sfida principale cui si è chiamati a cooperare nella contemporaneità. Da questo iniziale tradimento di Dio compiuto dall’uomo con la costruzione di falsi idoli discende, nel pensiero benedettiano, l’assenza di rispetto per la dignità della persona umana: “Le "Dieci Parole" chiedono il rispetto, la protezione della vita, contro ogni ingiustizia e sopruso, riconoscendo il valore di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio.”

E ancora, da questa negazione del rispetto per la dignità dell’uomo e dalla superbia di un uomo che ha cancellato Dio, discende la distruzione sistematica della famiglia cui bisogna opporsi promuovendone la salvaguardia: “le "Dieci Parole" chiedono di conservare e promuovere la santità della famiglia, in cui il "sì" personale e reciproco, fedele e definitivo dell’uomo e della donna, dischiude lo spazio per il futuro, per l’autentica umanità di ciascuno, e si apre, al tempo stesso, al dono di una nuova vita. Testimoniare che la famiglia continua ad essere la cellula essenziale della società e il contesto di base in cui si imparano e si esercitano le virtù umane è un prezioso servizio da offrire per la costruzione di un mondo dal volto più umano.”
Inoltre alla base stessa dell’agire comune ad Ebrei e Cristiani vi è l’esercizio della carità, giacché: “Come insegna Mosè nello Shemà (cfr. Dt 6,5; Lv 19,34) – e Gesù riafferma nel Vangelo (cfr. Mc 12,19-31), tutti i comandamenti si riassumono nell’amore di Dio e nella misericordia verso il prossimo.”

Questo, in sintesi, il cuore della riflessione di papa Benedetto sul senso del dialogo e dell’amicizia fra Ebrei e Cristiani, alla luce della relazione fra Dio e l’uomo sancita dalla Bibbia.

Ancora più interessanti si rivelano, d’altro canto, i pensieri che il papa dedica al dramma più vivo nella memoria e nell’identità stessa dell’ebraismo contemporaneo: la Shoah. Il papa non si ferma alle diatribe della storia, supera i confini di un preciso e tragico evento accaduto durante la seconda guerra mondiale, risalendo alle radici antropologiche che condussero alla Shoah. Ha infatti affermato il papa nel suo discorso: "Il passare del tempo ci permette di riconoscere nel ventesimo secolo un’epoca davvero tragica per l’umanità: guerre sanguinose che hanno seminato distruzione, morte e dolore come mai era avvenuto prima; ideologie terribili che hanno avuto alla loro radice l’idolatria dell’uomo, della razza, dello stato e che hanno portato ancora una volta il fratello ad uccidere il fratello". Superare il limite di una certa interpretazione storica limitata alle radici culturali e politiche degli orrori del Novecento significa scandagliare gli abissi del cuore dell'uomo. Il papa suggerisce pertanto che le ideologie che portarono all'orrore della Shoah ebbero la loro radice "nell'idolatria dell'uomo". E aggiunge: "il dramma singolare e sconvolgente della Shoah rappresenta, in qualche modo, il vertice di un cammino di odio che nasce quando l’uomo dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro dell’universo".
Questa riflessione da sempre centrale nel pensiero di Benedetto XVI ci aiuta anche a comprendere l'universalità della tragedia concentrazionaria. La Shoah non fu soltanto espressione di un preciso odio razziale, ma esito infernale della superbia nichilista dell'uomo. Non fu opera di folli belve imbevute di odio ideologico, non fu ordinata e perpetrata soltanto da uomini che indossavano la divisa nazista, bensì fu anzitutto opera di “esseri umani”. Uomini, indipendentemente dalla loro origine, dal loro credo religioso apparente. Uomini che uccisero i propri fratelli perché avevano perso il legame con Dio che ci fa fratelli su questa terra. Uomini uguali nella loro idolatria razziale ai Turchi che sterminarono gli Armeni con le medesime tecniche di crudeltà inaudita durante la prima guerra mondiale, uomini uguali ai tanti carnefici politici e sociali del Comunismo che decine di milioni di morti produsse nei suoi spesso ignorati gulag. Uomini uguali ai macellai del genocidio ruandese, per parlare di eventi di meno di due decenni fa.
In questo senso non può non essere sempre attuale la memoria della Shoah. Ricordare quell’orrore non significa però rievocare semplicemente dei fatti storici circoscritti, ma riflettere sugli abissi del male che l'uomo è capace di aprire nella sua anima quando pretende di farsi dio. Così, ricordando il discorso tenuto ad Auschwitz nel 2006, Benedetto XVI ha affermato: “i potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità" e, in fondo, "con l’annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell’umanità che restano validi in eterno".

Fin qui l’alto magistero di Benedetto XVI. Come è stato però accolto il papa? E’ innegabile che nonostante il clima favorevole e sicuramente festoso, negli altri discorsi non siano mancati malcelati rimproveri, ricordi pedanti di momenti di ostilità fra Cattolici ed Ebrei, persino ammonizioni relative alle libere ed autonome scelte della Chiesa Cattolica Romana, in particolare in riferimento alla causa di beatificazione del Venerabile Pio XII.
Qualcuno nell’uditorio non ha potuto nascondere un sorriso ironico persino durante l’ascolto delle seguenti parole del papa in merito all’operato del Vescovo di Roma nei giorni del rastrellamento nazista del 1943: “Anche la Sede Apostolica svolse un’azione di soccorso, spesso nascosta e discreta.” Il riferimento all’azione silenziosa e discreta di Pio XII, in soccorso degli ebrei della Capitale, a qualcuno non è forse parso degno di menzione. Peccato però che lo stesso presidente degli ebrei romani abbia proprio ricordato che suo padre e suo zio furono salvati grazie all’ospitalità (“nascosta e discreta”) di un convento cattolico!
Probabilmente le polemiche su Pio XII permarranno anche dopo l’apertura degli archivi vaticani che, peraltro, sino ad oggi non sono stati consultati da nessuno studioso dello Yad Vashem. Il problema è però logico: come si può pensare di trovare un documento che dimostri l’indimostrabile? E’ infatti evidente che se Pio XII avesse gridato al mondo di fermarsi dinanzi all’orrore della Shoah, il suo grido sarebbe stato ascoltato. Ora, come è possibile continuare a cercare l’introvabile? Purtroppo guardare la storia con il senno di poi è un grave errore. Con quale certezza si dà per scontato, infatti, che Pio XII conoscesse l’esistenza di Auschwitz e dell’ “industria del massacro” organizzata dai Nazisti quando neppure gli Alleati ne erano a conoscenza ed anzi, se qualcosa sospettavano nulla mossero per fermare l’orrore? Tali miopie, ad ogni modo, non scalfiscono in alcun modo la grandezza di quel grande pontefice, autentico modello di amicizia e fraterna cura fra Ebrei e Cristiani. E proprio onde sottrarre la persona del Venerabile papa Pacelli alla polemica stucchevole e ripetitiva, Benedetto XVI ha preferito non citarlo direttamente ma parlare dell’azione della “Sede Apostolica”. Il papa intende pertanto slegare le decisioni di Pio XII dal giudizio strettamente personale sull’uomo e mettere in evidenza che egli fu il Successore di Pietro e in quanto tale la sua responsabilità non era meramente personale ma collettiva, di tutti i cattolici del mondo. Questa puntualizzazione non può essere strumentalizzata in alcun modo, ma va letta appunto per quello che essa rivela. Un papa non è mai un uomo solo o un monarca assoluto: il suo agire si misura col respiro quotidiano dell’intera Chiesa Cattolica. Ciò si è reso evidente anche nell’azione di Benedetto XVI. Egli, in occasione dell’incontro in Sinagoga, ha portato agli Ebrei romani la carità sincera e la profondità fraterna del Pastore della Chiesa Universale, non le sue personali opinioni o limitati slanci individuali.
E sarà forse un caso se proprio in concomitanza con questa visita del Papa in Sinagoga, tanto attesa, il sito PETRUS ha rivelato l'esistenza di un presunto miracolo attribuibile all'intercessione di Papa Pacelli?

Il Santo Padre lascia così un discorso memorabile alla Comunità Ebraica di Roma. Speriamo che le sue parole possano penetrare nei cuori di tutti coloro che lo hanno ascoltato ed assicurare al futuro un dialogo fra Ebrei e Cristiani che non consista solo di recriminazioni e accuse a senso unico, bensì di autentico amore e sincero rispetto.

5 commenti:

Caterina63 ha detto...

La mia Riflessione

La visita del Santo Padre alla Sinagoga deve essere per noi un chiaro riferimento ad un atto di buona volontà nel perseguire ogni strada che possa condurci AL RISPETTO E AL DIALOGO....premesso questo che resta indiscutibile, abbiamo anche il dovere di sottolineare quelle MANCANZE non solo in casa nostra (con continui -Mea Culpa- fino all'esasperazione o ai sensi di colpa!), ma anche da parte di chi, ospitandoci, pretenderebbe la condanna di un Pontefice (Pio XII) o che il suo Successore ABBANDONASSE IL CROCEFISSO DURANTE QUESTE VISITE....

La Visita alla Sinagoga, come ben sappiamo, è stata accompagnata anche da aspre critiche da parte di qualcuno che di fatto si è rifiutato di andare all'incontro e che per questo HANNO RICEVUTO LA SOLIDARIETA' PUBBLICA durante il discorso di benevenuto al Pontefice....davvero incoerente salutare l'ospite e al tempo stesso essere solidale con chi questo ospite NON lo voleva....

Seguendo la diretta ho trovato incoerente la commozione di Pacifici che nel ringraziare l'Istituto di Suore che ha permesso di salvare suo padre ed altre centinaia di Ebrei dai rastrellamenti, si dimentica (o finge?) di non sapere che fu grazie proprio a Pio XII che centinaia di Istituti e Conventi poterono salvare gli Ebrei perchè fu UN ORDINE IMPARTIRO DAL PONTEFICE...fino ad allora infatti, NESSUNO poteva entrare nei conventi, Pio XII fece aprire invece tutte le porte con l'ordine di salvare quante più persone si poteva... Non solo non fa accenno a questo permesso, ma davanti al suo Successore, gli sbatte in faccia l'ennesima UMILIAZIONE accusando il "silenzio di Pio XII" ben sapendo che il Papa in questo frangente NON avrebbe detto nulla, proprio COME GESU' DAVANTI AI SUOI ACCUSATORI....

Seguendo la diretta ho trovato davvero UMILIANTE la posizione del Sommo Pontefice, VICARIO DI CRISTO.... ma grazie a Dio non una umiliazione fine a se stessa, bensì quella umiliazione che perseguì il Cristo dalla Sinagoga fino al Calvario.... ancora una volta quell'immagine di un Vicario di Cristo perseguitato nelle richieste, mi ha fatto rivedere il VERO VOLTO DI CRISTO CHE AMA DAVVERO TUTTI, ANCHE CHIUNQUE LO PERSEGUITA NEL SUO VICARIO....

Una visita, alla fine, che probabilmente avrà risvolti a Dio piacendo.... ma che in una vignetta su "pagine ebraiche" non è stata priva di provocazioni....

Intanto posto l'immagine del Pretorio per una rinfrescatina alla memoria CATTOLICA....
http://img20.imageshack.us/img20/8015/eccehomopiusxii.jpg

ed ecco che abbiamo la ciliegina sulla torta.....ecco come la presenta Paolo Rodari:
http://www.paolorodari.com/2010/01/18/una-vignetta-per-b-xvi/comment-page-1/#comment-6064

http://www.paolorodari.com/wp-content/uploads/2010/01/PAGINE-EBRAICHE-2-10-politica-pag-2-3-VIGNETTA-Enea-Riboldi-12-821x1024.jpg

dice Rodari:

Così “pagine ebraiche”, il mensile dell’ebraismo italiano diretto da Guido Vitale, riassume con una vignetta firmata da Enea Riboldi la visita del Papa in sinagoga di ieri.
A volte una vignetta dice più di tante parole. Da parte ebraica c’è rispetto ma anche criticità: un bambino ebreo (impersona la minoranza ebraica italiana) porta il Papa a casa mentre la comunità romana lo saluta ricordandogli alcune cose che non vanno.



la mia risposta:

Ritengo irrispettoso quel cartello “No al Crocefisso in Sinagoga”, forse si dimenticano ora che Gesù era Ebreo e che frequentava il Tempio pagando anche la tassa e che al Tempio continuavano ad andarci anche gli Apostoli almeno per il primo secolo? Di che cosa hanno paura visto che tanto non ci credono?

Comunque abbiamo davvero un Papa mite e saggio, ottima la catechesi sul Decaologo che spero non si disperda fra le tante parole sui verdetti della storia umana…

C’è necessità di una conversione urgente e non certo ad un dio etico e morale o ambientalista, ma a quel Dio DELLA CROCE perchè senza di Lui NESSUNO può giungere al Padre, parola del Signore….

Anonimo ha detto...

Condivido in pieno il suo intervento cara Caterina. Un mio amico dopo aver visto la diretta tv della visita del Santo Padre in Sinagoga mi ha detto: ma Gesù in tutti quei discorsi dov'era? Non gli ho dato una risposta ma poi riflettendo ho pensato che Gesù c'era in quell'evento: il Vicario di Cristo sulla terra, il nostro Pontefice. Pacifici poi poteva risparmiarsi il riferimento alla politica internazionale, rapporti tra Israele e Palestina, qualcuno ha fatto notare poi l'assenza di riferimenti da parte del Papa a Israele, altri lamentano una rigidità di movimento del Papa, poco affettuoso etc.etc.
Comprendo il grande dolore che ancora provano i sopravvissuti ai campi di sterminio nazista, comprendo e m'inchino dinanzi alla comunità ebraica di Roma e alle altre per quei cari mai più tornati. Ma prendersela con Pio XII non mi piace, rappresenta per il mondo ebraico, quel passato della Chiesa in cui si puntava il dito, secondo loro, contro gli ebrei rei di deicidio. Risulta incomprensibile questo accanimento verso Pio XII e verso quella Chiesa che egli rappresentò da vero uomo di Dio, che poi, non dimentichiamolo, è la stessa Chiesa di oggi. Ciò infastidisce, lo so, i difensori del Vaticano II e le loro belle teorie della "nuova Pentecoste della Chiesa" tagliando di fatto il cordone ombellicale della Chiesa odierna postconciliare con la Tradizione e con il Suo Fondatore.
Quanto vorrei che dal frammentato mondo ebraico giungesse un gesto di pace vera, sincera e duratura. Vorrei proprio che Benedetto XVI aprisse di sua iniziativa gli Archivi Vaticani ad alcuni esponenti del mondo ebraico e si mettesse fine alle tante calunnie contro Pio XII e la Chiesa di quie Egli fu degno POntefice.
Roberto

Caterina63 ha detto...

Caro Roberto a Pio XII NON gli si perdona la CONVERSIONE DEL RABBINO DI ROMA EUGENIO ZOLLI, ma non si può dirlo, non se ne può parlare è tabù.... ;-)

Non si perdona a Pio XII questa vera e profonda amicizia che portò il Rabbino a farsi battezzare proprio da questo Papa, una amicizia fatta NON DI DIPLOMAZIE e di visite cordiali, il Papa pur non andando nella sinagoga frequentava questa amicizia, il massimo esponente della comunità ebraica romana...una pagina davvero da oscurare per la Sinagoga di Roma, vietato perfino parlarne in tutti i sensi...

Pio XII è un Pontefice da presentare in forma negativa per evitare che il suo spirito possa fare ancora "danni" e attirare magare qualche altro ebreo...

^__^

Anonimo ha detto...

Che orrore che orrore.

Anonimo ha detto...

Il Papa in sinagoga
di Marco INVERNIZZI
19-01-2010
>>
http://www.iltimone.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3492:il-papa-in-sinagoga&catid=1:ultime#content

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Credo che il pensiero del Santo Padre sia corretto ed individui anche qual'è il vero pericolo che corre l'umanità: quelle "ideologie anticristiane" (con la solita radice gnostica) che purtoppo stanno tornando in nuove forme.
Più volte ha parlato di "dittatura del relativismo abbinata alla tecnica". Il suo è il doveroso richiamo alla ragione ed al rispetto del diritto naturale >

http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=print&sid=1700

http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=print&sid=2773

http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=print&sid=2014
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ps: cosa è stato sempre condannato dalla Chiesa come "relativismo"?
> Leone XIII - Humanum Genus

http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_18840420_humanum-genus_it.html

http://www.alleanzacattolica.org/temi/massoneria/massoneria_appendice_iii.htm