
I meticci europei...
di Francesco Colafemmina
Di idee innovative sulla storia e la cultura europea ne avevamo sentite, pure, l'idea che oggi propone dalle colonne del quotidiano di Confindustria (il Sole 24 ore) Mons. Bruno Forte, ci sembra degna di una bella risata!
Partiamo dalla fine. Afferma Mons. Forte:
"Proprio così, ebraismo e cristianesimo, nel loro indiscutibile "meticciato" con la grande cultura greca e il pragmatismo latino, potranno offrire quel supplemento d'anima, di cui come mai l'Europa ha bisogno."
Meticciato? Tralasciando per un attimo la difficoltà naturale nel contemplare la "cultura ebraica" fra le matrici identitarie europee, ancor più complesso è cercare di identificare la nascita di questa identità nel "meticciato" fra ebraismo, cristianesimo, classicità greca e classicità romana. Un minestrone più che un meticciato. Un minestrone che emana anche un po' di nauseabondo olezzo...
Tornando però all'incipit dell'articolo di Mons. Forte, è interessante notare come riproponga concetti già da lui espressi nel 2007 a Sibiu. In particolare mi riferisco al rimando all'opera di Novalis "Cristianità o Europa", secondo il Forte una delle opere più profetiche sulla necessità di una costruzione spirituale dell'Europa. Un'opera però limitata dal sogno utopistico di un'Europa idealizzata.
Citazioni dotte a parte il concetto alla base di questo testo di Mons. Forte è una dichiarazione programmatica di fedeltà al relativismo.
Normalmente le radici cristiane dell'Europa vengono richiamate per identificare la fonte di una storia comune. Questa fonte significa che l'Europa si unisce su valori, storie, identità definite e comuni a buona parte del continente europeo. Per Mons. Forte invece il concetto è da ribaltare. Le radici non significano la necessità di ricordare il passato e la fonte da cui è scaturita l'Europa contemporanea. No.
Le radici significano l'esatto contrario, significano un bagaglio culturale antistorico e a-storico. Una riserva ideale, non a caso identificata con la parola cardine di ogni vacuità: la "spiritualità". Questa "spiritualità" o pneumatismo, contenuto nelle nostre radici, è in realtà una sorta di propellente verso il futuro, verso una nuova identità completamente diversa da quella del passato.
Dove non arriva dunque la logica, giunge la dialettica. Quella dialettica in grado di dimostrare che il bianco non è bianco, ma è verde. Anzi è verde per me, rosso per te, viola per quell'altro. E tutte queste definizioni sono contemporaneamente vere.
In altri termini quello di Mons. Forte è un vero e proprio manifesto relativista applicato all'identità culturale europea, non a caso sporcata col fango ideologico del "meticciato". Introdurre la parola "meticciato" in un contesto identitario e culturale vuol dire fare un pernacchio a tutti coloro che quell'identità la considerano "pura", autentica. Significa introdurre il germe del relativismo anche nella solida certezza della cultura che questa Europa ha fatto grande e che oggi è evidentemente in aperta decadenza da più di un secolo. Paradossalmente dunque, pur criticando Novalis, Mons. Forte sembra attaccarsi alla sua visione panteistico messianica nel formulare l'idea di "nuova spiritualità europea".
L'evidente approccio relativistico di Mons. Forte balza ancor più agli occhi se confrontato con questo splendido testo del Cardinal Ratzinger del 2004.
Ratzinger diceva allora:
C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova - certamente critica e umile - accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere. La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro. Di essa fa parte l’andare incontro con rispetto agli elementi sacri dell’altro, ma questo lo possiamo fare solamente se il sacro, Dio, non è estraneo a noi stessi. Certo, noi possiamo e dobbiamo imparare da ciò che è sacro per gli altri, ma proprio davanti agli altri e per gli altri è nostro dovere nutrire in noi stessi il rispetto davanti a ciò che è sacro e mostrare il volto di Dio che ci è apparso - del Dio che ha compassione dei poveri e dei deboli, delle vedove e degli orfani, dello straniero; del Dio che è talmente umano che egli stesso è diventato un uomo, un uomo sofferente, che soffrendo insieme a noi dà al dolore dignità e speranza. Se non facciamo questo, non solo rinneghiamo l’identità dell’Europa, bensì veniamo meno anche ad un servizio agli altri che essi hanno diritto di avere. Per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in Occidente è qualcosa di profondamente estraneo. Esse sono convinte che un mondo senza Dio non ha futuro. Pertanto proprio la multiculturalità ci chiama a rientrare nuovamente in noi stessi. Come andranno le cose in Europa in futuro non lo sappiamo. La Carta dei diritti fondamentali può essere un primo passo, un segno che l’Europa cerca nuovamente in maniera cosciente la sua anima. In questo bisogna dare ragione a Toynbee, che il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l’Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua eredità e sia così a servizio dell’intera umanità.
Una bella differenza dunque!


14 commenti:
Cerchiobottismo?
Mah....
Cosa avrebbe detto di tanto strano Mons. Forte? Non riesco a capire! Il cristianesimo non si è forse formato nell'altoforno delle credenze religiose del passato e non è forse venuto a contatto - nel suo formarsi - con la raffinata cultura greca oltre che con la pragmatica visione del mondo dei romani? Paolo di Tarso è l'esempio più illustre di questo meticciato: ebreo per nascita, cristiano per folgorazione, greco per lingua e cives romanus per scelta.
Il cristianesimo è, per sua natura, così "innovativo", che non lo si può definire un "meticcio". Non è "figlio" della cultura greca o latina (insieme a quella ebraica e a Gesù), semmai se la filosofia è stata sempre rivolta alla ricerca del Vero (con i suoi risultati, ovvio). E quanto all'ebraismo, non ha gettato le basi della storia e la mia non è di certo un'affermazione discriminatoria, ma solo storica!
Mescolare tutto, pare anche a me voler cucinare il minestrone poco profumato di cui ha scritto Francesco! Con buona pace del politicamente corretto!
Senza voler offendere nessuno, diamo pane al pane e vino al vino.
Monsignor Forte da tempo sembra aspirare a qualche importante poltrona (per esempio la Congregazione per i Vescovi) e perciò indulge al cerchiobottismo tipico di chi avverte sempre la necessità di ingraziarsi i potenti.
Pertanto le sue parole non vanno prese per quello che significano in lingua italiana (altrimenti ci scappa davvero una bella risata), ma per il "messaggio" che sottintendono: vedete? Vi mostro che io sono proprio la figura adatta per quella o quell'altra poltrona...
Per chi vuol giudicare il contenuto piuttosto che il contenitore, suggerisco (anzitutto al monsignore) la lettura di questo articolo: La Menzogna del Giudeocristianesimo.
Certi ecclesiastici, se proprio vogliono rivolgersi alla gente, alle persone normali, ai poveri (di spirito ancor prima che di soldi), rispondano per esempio a domande concrete come queste: perché la Chiesa? perché i Sacramenti? che vantaggio si ha nel credere? perché le chiese le facciamo costruire da Fucksas? perché SAT2000 è mortalmente noiosa? perché si prova vergogna ad entrare nella libreria delle Paoline?
Per evergreen
Non sono d'accordo sull'altoforno. Il Cristianesimo è stato un "unicum" scaturito dalla storia di Israele. Cos'ha preso San Paolo dalla filosofia greca? E quale influenza ha avuto sul suo pensiero la "pragmatica visione del mondo dei romani"?
Mah... il cristianesimo è tutt'altra storia rispetto all'ebraismo. Recentemente lo ha dimostrato anche il rabbino Neusner:
http://www.deastore.com/libro/ebrei-e-cristiani-il-mito-jacob-neusner-san-paolo-edizioni/9788821566271.html
Walter.
Carissimi, occorre tentare di decodificare quanto sta accadendo. È notorio che Mons. Bruno Forte ha già pastoralmente distrutto la diocesi di Chieti-Vasto. Ma questo solo perché è, forse, un buon accademico ed un cattivo pastore? No. Non stiamo parlando di contenuti o di prassi, ma esclusivamente, come ben evidenzia l’articolo, si tratta di “relativizzare” il tutto –scienza e fede- alla "dilatazione" della propria immagine, in altri termini tutto si “relativizza” in riferimento alla propria ambizione. Non è questa una sterile polemica, per colpire vilmente qualcuno, si vuole solo tentare di suscitare una riflessione per far comprendere che i “meticciati” o i “minestroni” o i “relativismi” sono spesso motivati non da insostenibili ragioni “teologiche” o “ideologiche”, quanto piuttosto e semplicemente sono causati da quella immaturità umana che genera presunzione, arroganza e metodi pastorali “totalitari” (Il grande teologo sostiene che in quanto Vescovo è un “Monarca” anche ciò è relativismo!). Il nostro Vescovo di Santa Madre Chiesa è in odore di promozione a Roma – i fedeli e sacerdoti di Chieti rivolgono al Signore preghiere e suppliche affinchè ciò accada presto- e gode della protezione dell’oscuro Mons. Filoni, Sostituto nella Segreteria di Stato, protettore dei neocatecumenali e stretto collaboratore del Papa. Il nostro Augusto Santo Padre, l’amato Benedetto XVI, ha spesso parlato di carrierismo all’interno della stessa Chiesa Romana; esiterà –unitamente alla preghiera allo Spirito Santo- un metodo capace di arginare questo fenomeno? È difficile trovare la maniera per far capire, con rispetto e assoluta carità dovuta ad ogni umana persona e tanto più ad un Vescovo, di arginare “intellettualismi” e “fumose fanteteologie” avvincenti, eppure che potrebbero intaccare il “depositum fidei” oltre che a creare “ strabismi ” della vita spirituale: la mancanza di parallelismo dei due assi oculari, per cui chi ne è affetto ha le pupille dell’orientamento della fede convergenti o divergenti, con conseguenti e “relative” scelte morali?
mons. Forte fa veramente ridere. Il guaioè che sia lui che tanti altri lo prendono sul serio.
Ma non c'è sostanza: solo una bella confezione regalo, tutta infiocchettata e accattivante ma dove dentro c'è il vuoto.
Il problema è che oggi conta più la copnfezione del regalo
C'era una ragione dietro questo articolo:
http://www.unipg.it/convegni/CentroStudiEbraicoCristiano-2010/locandina.pdf
http://www.agensir.it/pls/sir/v2_s2doc_b.rss?id_oggetto=188928
Mi scuso anzitutto per l'errore: "cives" in luogo del singolare "civis" e ringrazio il cortese Ben per non avermelo fatto pesare e notare. La carità è anche questo!
Hisce positis, provo a dare una sintetica risposta sull'"altoforno" ed un'altra parimenti sintetica (si fa per dire!) su Paolo di Tarso, che del cristianesimo fu il vero fondatore e l'instancabile comunicatore.
Comincio da quest'ultimo. La sua formazione si sviluppò secondo le prescrizioni del Levitico e quindi egli venne educato da perfetto giudeo. "Circonciso l'ottavo giorno, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo, figlio di ebrei, fariseo quanto alla legge, quanto a zelo persecutore della Chiesa e quanto alla giustizia, secondo la legge, irreprensibile"(notizie ricavate dalla lettera ai Filippesi). Per tutta la vita Paolo sarà fiero di essere nato giudeo. Il suo patrimonio culturale deriva tuttavia non solo dal mondo giudaico ma anche da quello ellenistico del quale assimilò la lingua (all'epoca, nel mondo greco-romano, il greco era la lingua usata nella corrispondenza, negli affari e nelle attività quotidiane, come oggi l'inglese) ed alcuni concetti propagati, sotto l'influsso della gnosi, dall'oriente fino alla Palestina. Per fare un unico esempio, l'uomo Gesù, che soltanto per effetto della resurrezione era stato innalzato a figlio di Dio, diventò per Paolo figlio di Dio fin dall'inizio dei tempi. Gesù incarna così il nuovo eone. Anche se Paolo lo definisce "secondo uomo" e "secondo Adamo", il concetto è praticamente lo stesso.
Per quanto riguarda il pragmatismo dei romani non c'è forse traccia di esso nella scelta dello stesso apostolo di farsi cittadino romano, di appellarsi in questa veste a Cesare, nell'organizzazione gerarchica delle chiese da lui fondate ed affidate a responsabili-missionari, come le Lettere pastorali dimostrano?
Per quanto riguarda invece il primo argomento e cioè l'"unicum" che sarebbe rappresentato dal cristianesimo, io penso che si tratti piuttosto di un "continuum", nel solco di quella progressione del pensiero e dello spirito che contraddistingue il faticoso cammino dell'umanità. Tante cose sono confluite nel cristianesimo. Dai culti di Mitra ai misteri ellenistici. "Non soltanto i misteri pagani conoscevano la figura del dio che muore a scopo salvifico", dice Bultmann, "ma la mitologia gnostico-pagana conosce benissimo quella figura di essere divino preesistente che, in ossequio alla volontà del Padre, prende vesti di uomo e assume su di sé dolori e miserie, odio e persecuzione per spianare la via del mondo celeste ai suoi seguaci".
Tutte le divinità misteriche sono divinità sofferenti. I culti misterici trovarono poi una continuazione nei sacramenti della nuova religione. Anche le pene dell'inferno vennero pensate dagli orfici prima ancora che dagli apocalittici giudaici e quindi dai primi cristiani. Del resto è evidente che tutto si tiene, niente si improvvisa, niente rimane isolato o a se stante, nemmeno in fatto di religioni. Nihil novi sub sole!
P.S.: con questo non voglio minimamente sminuire la incommensurabile grandezza del messaggio cristiano che per me rappresenta il massimo traguardo cui sia appprodato il pensiero e lo spirito umano.
la «menzogna» del giudeo-cristianesimo
Don Curzio Nitoglia
http://www.doncurzionitoglia.com/menzogna_del_giudeocristianesimo.htm
M
"Il guaioè che sia lui che tanti altri lo prendono sul serio"
Veramente, e per fortuna, è preso molto seriamente in considerazione dal Papa.
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