venerdì 26 marzo 2010

AVANTI UN ALTRO: ECCO A VOI "PADRE" THOMAS DOYLE


di Francesco Colafemmina

Ed ecco che anche dietro il caso americano c'è un prete pentito: Padre Thomas P. Doyle. Lo si può osservare mentre parla contro la Chiesa (il Vaticano) e il Papa (Ratzinger) al fianco dell'avvocato Anderson, colui che ha consegnato i documenti del caso Murphy al New York Times.

Ma chi è Padre Thomas P. Doyle? Grande combattente contro la Chiesa che protegge i pedofili, originariamente era un domenicano, dottore in legge canonica che per due anni è stato cappellano militare nella base di Ramstein in Germania... (uh, che coincidenza!). Poi nel 2003 è stato sospeso dalla cappellania per via della sua scarsa fede nella centralità dell'eucaristia nel sacerdozio, ma a quanto pare è ancora prete. Il Doyle non crederebbe nella presenza reale, ha una posizione contraria alla gerarchia nell'organizzazione della Chiesa Cattolica, è contrario al celibato e vorrebbe che la chiesa rivedesse i propri insegnamenti in materia sessuale.

Però! Curiose coincidenze col pensiero di Klaus Mertes, quello che ha aperto il fronte europeo...

Qui un articolo di Doyle scritto in occasione della visita del Papa negli States... in particolare notate questo punto: secondo Doyle il Papa dovrebbe:

"Fermare la persecuzione dei teologi e degli esperti che stanno dimostrando le evidenti contraddizioni esistenti negli insegnamenti e nella pratica cattolica, a cominciare dal celibato, fino in generale alla bizarra teologia sulla sessualità umana e inviare considerevoli donazioni a SNAP, NAPSAC e ROAD to RECOVERY"

Soldi e ideologia sono alla base di questi attacchi, perché, vedete, Benedetto XVI non ha avuto bisogno di questa ondata di squallida canea mediatica per scrivere nero su bianco che i vescovi devono denunciare gli abusi alle autorità civili. Lo ha fatto spontaneamente e con grande coraggio, perché la Chiesa con tutti i suoi enormi difetti umani non è facile da cambiare così, con uno schiocco delle dita. E adesso si è scatenato il tiro al bersaglio squallido e ipocrita. Perché una purificazione della Chiesa è giusta e sacrosanta, ma chi può avere l'autorità morale per purificarla? Il New York Times? Il Times? Padre Mertes? Padre Doyle? L'avvocato Anderson? E poi loro cosa vorrebbero farne della Chiesa? Calpestarla sotto i piedi?
Suvvia, rispondiamo con coraggio anche noi alle accuse, anche quando la Segreteria di Stato sembra dormire sonni profondi, preoccupandoci di rassicurare le anime disorientate e confuse dalla potenza dei media!

7 commenti:

Anonimo ha detto...

"libero pensiero" di loggia.

http://www.profeti.net/Studi/Massoneria/index.htm

m

Semiur ha detto...

Però Francesco, mi sto' facendo una cultura!! che dirti.... capisco ancora meglio l'"esigenza" del pregare per la Chiesa e il Santo Padre!!

Reginaldo ha detto...

Ben scritto, come sempre.

Anonimo ha detto...

Nihil sub sole novi... Caifa senza l'imbeccata di Giuda non avrebbe potuto nulla.
Il fumo di satana è sempre stato nel tempio, ed oggi forse spira più forte che mai, ingenuo pensare non ci fosse.

Grazie per queste biografie istruttive.

Giampaolo

Caterina63 ha detto...

Buona Settimana Santa a tutti:

http://www.rinascimentosacro.com/2010/03/lanima-devota-nei-giorni-santi2-la.html

Montmirail ha detto...

Si vuole l'incriminazione di Ratzinger, è questo il vero obiettivo, non si fermeranno finchè non l'avranno ottenuta.

"Nella vicenda dell'Oregon, i legali hanno sostenuto che i preti nel mondo siano «dipendenti» del papa dei quali lo stesso Santo Padre è responsabile".

Pedofilia, due corti Usa contro il Vaticano

Pietro C. ha detto...

Si tratta di faide tra due partiti ecclesiastici, per dirla in termini molto chiari: i filo-protestanti (che però non hanno tutti i torti) e i conservatori.

Per quanto riguarda papa Ratzinger comprendo la necessità di difenderlo ma il fatto che ora egli spinga alla denuncia civile non deve fare dimenticare che questa decisione nasce per tagliare alla radice uno dei capi per cui è accusato. A torto o a ragione, infatti, fino a poco prima riteneva giusto proteggere il clero pedofilo dalla giustizia civile. Un caso per tutti: padre Gino Burresi, spedito in Austria dalla congregazione per la Fede fino al momento in cui le accuse di abusi contro di lui caddero in prescrizione.