mercoledì 3 marzo 2010

QUALI CHIESE PER I CATTOLICI CONTEMPORANEI?


di Francesco Colafemmina

Qualcuno può pensare che la critica costante alle forme più eclettiche della moderna architettura chiesastica sia esposta al rischio di diventare sterile stigmatizzazione a senso unico di tutto ciò che è contemporaneo, con l’unico risultato di una univoca e un po’ giurassica esaltazione di un mitico passato.
Perciò, senza alcuna velleità tecnica, ma partendo da una semplice riflessione basata sul senso comune, ovvero sulla capacità di giudizio sintetico che è data a ciascuno di noi dalla ragione, vorrei esporre qualche riflessione su questo tema assai spinoso.

Qualche tempo fa, in occasione della redazione dell’appello al Santo Padre per l’arte sacra autenticamente cattolica, vi fu una interessante discussione fra architetti sulle indicazioni da offrire nell’appello in merito all’architettura chiesastica. Come definirla? Architettura “tradizionale”? Sì, è vero, l’architettura “tradizionale” ci rievoca la bellezza e la simmetria delle forme del passato, ma rischia al contempo di fossilizzare l’architettura all’interno di una dimensione ideologica. Il passato non è infatti un luogo finito, compiuto, perfetto. È invece un semplice momento del divenire. Pertanto esso può esser sì modello, ma non fine, altrimenti si rischierebbe di trasformarlo in ciò che non è mai stato: un’utopia, quindi un luogo inesistente, quindi un puro astrattismo ideologico.

Così si decise di utilizzare l’aggettivo “sacramentale”. Sì, l’architettura “sacramentale” è sicuramente il modello di riferimento. Ma cosa s’intende per architettura sacramentale? Non è facile anche in questo caso ridurre il senso di un aggettivo nel quale si sono stratificati significati molteplici. Diciamo però che per architettura sacramentale si intende una architettura costruita intorno ai sacramenti, una architettura che è modellata sulla liturgia, una architettura che è intrisa di sacralità nelle sue stesse forme. Questo concetto di “architettura sacramentale” è stato espresso più volte con grande autorevolezza dall’architetto statunitense Steven J. Schloeder, che ne ha suggerito l’inserimento nell’appello a Sua Santità.

Mi permetto quindi di tradurvi la parte finale di un suo storico articolo che ha arricchito il dibattito sull’architettura chiesastica contemporanea:

“Allo stesso modo del corpo, un chiesa progettata in maniera appropriata ha una identificabile unità, mentre è formata da molte parti specifiche: nartece, navata, presbiterio, campanile, battistero, baldacchino, pulpito, cantoria, cripta, navata laterale, ambulatorio, sacrestia, tetto, muri e colonne, pavimento, porte e finestre. Il battistero è ottimamente collocato all’ingresso; l’abside in qualità di luogo di gloria è tradizionalmente la sede del vescovo, e l’altare è tradizionalmente realizzato con un ciborio. È stato solo con la visione modernista di uno “spazio universale” indifferenziato e con il fascino anni ‘60 per la “multifunzionalità” che la chiesa è stata depauperata di spazi specifici ed articolati, espressivi della meravigliosa “unità nella diversità” che la Chiesa contiene.”

Ecco dunque un primo punto fondamentale: lo spazio non è indifferenziato in una chiesa e non è neppure ridotto alla funzionalità. Per questo personalmente credo che oggi non serva porre degli obblighi stilistici o dei riferimenti meramente imitativi all’architettura “tradizionale”. Oggi sarebbe opportuno aiutare l’architettura ad interagire con lo spazio della chiesa, uno spazio diverso dal comune e che non sempre gli architetti riconoscono nella sua “diversità”.
Se partissimo infatti dall’idea che una chiesa deve rappresentare il corpo di Cristo che è anche sintesi sacrale dell’Ekklesia, ossia del Corpo Mistico dello stesso Cristo, già molte aberrazioni sarebbero eliminate.
Se poi aggiungessimo che lo spazio interno della chiesa non è “indifferente”, ma che la centralità va lasciata al luogo della Presenza Reale, al Tabernacolo, sopraelevato rispetto all’altare; se aggiungessimo che il presbiterio dev’essere separato, quale luogo eminentemente sacro, dal resto della chiesa, l’architettura anzitutto tornerebbe ad una sua più specifica ed autentica prerogativa (quella di essere tecnica e scienza e non “arte” in una accezione particolarmente onnicomprensiva e relativistica del concetto di “arte”); ma soprattutto manterrebbe la propria aderenza alle necessità del presente (utilizzo cum grano salis di nuovi materiali, libertà espressiva all’interno di regole “sacramentali” predefinite).

Il professor Schloeder continua così le sue riflessioni:

“Altre preoccupazioni ci vengono in mente quando consideriamo la relazione fra il corpo e la chiesa come corpo, e possiamo apprezzare degli esperimenti falliti riguardo tali preoccupazioni. Per esempio, il corpo è assiale, simmetrico, gerarchico e proporzionato. Quando questi elementi determinanti sono negletti, l’edificio chiesa ne soffre. Una ragione per cui i vari esperimenti con chiese centriche falliscono iconicamente è che la loro forma è più simile a quella di una ameba o di un paramecio che del corpo umano. Il Corpo di Cristo non è rappresentato al meglio da un organismo monocellulare protoplasmico.”

Sappiamo infatti che questa idea delle chiese-ameba non è stata mai sancita dal Concilio, ma è frutto di elaborazioni teoriche contemporanee al Concilio. Esse trovarono un araldo convinto nel Cardinal Giacomo Lercaro il quale sosteneva candidamente che lo scopo di una chiesa-teatro totale era nient’altro che la rottura del rapporto gerarchico fra presbiterio e navata. Solo riequilibrando i “rapporti di forza” marxisticamente intesi, si poteva generare una “nuova architettura posconciliare”.

Prosegue quindi l'architetto statunitense:

“Un altro elemento chiave è la qualità della facciata - il corpo ha un volto ed è principalmente attraverso il volto che noi conosciamo le persone. Vorrei sottolineare che le chiese che “non sembrano chiese”, come la Cattedrale di Los Angeles, probabilmente falliscono su questo punto essenziale. La chiesa di Nostra Signora degli Angeli manca di una significativa facciata attraverso la quale il pellegrino o il passante viene attratto. I progettisti della cattedrale hanno mancato la più essenziale categoria semiotica, presentare un volto alla città attraverso il quale la chiesa potesse presentarsi come tale, perciò è variamente descritta come una chiesa che sembra un museo d’arte moderna, un centro commerciale o un edificio governativo.”

Riconoscibilità, che grande problema! Oggi le chiese nel senso comune del semplice uomo della strada non sono più in grado di esprimere identità. Sono contenitori indifferenti di qualcosa che sembra mutare col tempo. Ma la Chiesa-Cristo può mutare o piuttosto appartiene ad un ordine soprasensibile fatto di anime in comunione con Dio? Se è pur vero che materialmente, apparentemente la Chiesa muta, non muta la Verità che è il suo fondamento: Cristo. Ora, contenere la Presenza di Cristo e la liturgia con la quale Cristo salva l’uomo, all’interno di scatoloni di cemento di dubbio gusto estetico ma sicuramente privi di cattolica identità, significa dare per scontato che tutto debba adattarsi e mutare strutturalmente, identitariamente, radicalmente. È questo un errore profondo la cui responsabilità va esclusivamente ascritta alla committenza ecclesiastica! Con questo errore poi la Chiesa è diventata semplice amorfo tassello di un’urbanistica “laica”, mentre un tempo era il fulcro e il vertice dell’urbanesimo nonché della civiltà. La ritirata della Chiesa verso la periferia grigia delle città, nei capannoni industriali di un’architettura deformata, nelle chiese-torta falsamente democraticistiche (esperimento insuperato di politicizzazione ideologica del rapporto fra fedeli, sacerdote e Dio), è un evidente sintomo di arretramento culturale, identitario, sociale della Chiesa. Oggi grazie alla profonda spinta del rinnovamento liturgico promosso da Benedetto XVI stiamo vivendo dei veri miracoli grazie al recupero della bellezza di una tradizione rinnovata nel nostro tragico presente. Un ulteriore sforzo deve però esser fatto non solo nella liturgia ma anche nello spazio sacro che è destinato ad accoglierla e a riverberarla nel momento in cui essa termina.

Schloeder quindi conclude:

“La perdita di significato architettonico è stata devastante nel secolo scorso. Abbiamo attraversato cambiamenti radicali nel modernismo filosofico, liturgico e architettonico. Se ci troviamo o meno nell’era del postmoderno non è un aspetto fondamentale. Ciò che è centrale per il Cattolico è confrontarsi con la profonda sacramentalità dell’edificio chiesa. Provvidenzialmente possiamo servirci di questo vocabolario tradizionale ed anche rivelato di corpo, tempio e città. Oggi abbiamo bisogno di riappropriarci di questi termini e di trovare nuove strade per esprimere questa realtà nella Chiesa nelle nostre situazioni contemporanee. In questo modo possiamo ottenere un’architettura che sia, nelle parole di Sant’Agostino “sempre antica, sempre nuova”.

Spero che il dibattito sull’architettura sacra contemporanea possa essere positivo e ricco di proposte concrete, senza doversi chiudere nella pur necessaria critica o nella silenziosa e saccente verità di chi non concede spazio alla critica. Personalmente ho sempre ritenuto che chi critica qualcosa stia contemporaneamente esaltando altro. Se infatti si afferma che questo non va bene, che quest’altro è brutto, non lo si fa per partito preso, ma perché naturalmente ciascuno di noi possiede nella sede logica del giudizio un’idea alla quale tutto si rapporta. Quest’idea può emergere positivamente attraverso la riproduzione nella realtà, ma anche negativamente attraverso la demolizione di tutto ciò che la occulta, la copre, la incrosta.
Oggi l’onnipresenza del brutto sul quale si è alacremente lavorato per decenni ci impone di partire dalla critica. Perché solo scrostando il bello e l’idea che è occultata dalle deformità delle ideologie o degli intellettualismi antioggettivi, possiamo pensare di ripartire, di ricucire la storia dell’architettura ecclesiastica al passato da cui essa proviene e nel quale tutti noi godiamo della presenza immediata del mistero.

D’altra parte – e mi si perdoni la nota polemica – che le cose stiano in questi termini lo dimostra chiaramente lo stesso Monsignor Gianfranco Ravasi. Egli infatti ogni domenica quando appare su Canale 5 per disquisire di tematiche biblico evangeliche non si pone mai al centro di un mostro dell’architettura contemporanea, mai dietro un installazione di Anish Kapoor, mai dietro qualche decina di cappotti adagiati al suolo (opera senza titolo di Jannis Kounellis) e mai all’interno di una chiesa di Botta. Al contrario il “ministro della cultura” vaticana, sa perfettamente che scenografie del genere lo allontanerebbero dal pubblico e priverebbero le sue lezioni di quel fascino che indubbiamente contengono grazie anche alle scenografie classiche e tradizionali che egli seleziona.
Pertanto lo si vede costantemente apparire in maestose chiese barocche romane, in chiese dalla preziosa architettura romanica, luoghi dove la luce filtra appena appena e nei quali la sua presenza centrale sembra surclassare quella di Cristo che pure, da qualche parte nascosto, dovrebbe assistere alle sue dotte esibizioni.

Prendetela come una conferma del fatto che tutti nella Chiesa, persino i più grandi amanti dell’arte contemporanea (tanto da promuovere il padiglione del Vaticano alla Biennale di Venezia, stanca liturgia autoreferenziale dell’arte contemporanea), sono consapevoli di come il buon senso comune non sia in grado di apprezzare i nuovi orizzonti dell’architettura e dell’arte. Perciò un po’ con ostinata caparbietà e un po’ con saccente presunzione si continua a propinare arte e architettura astratta, decostruttivista... decadente, a fedeli sani nel giudizio e ancora legati – naturalmente e logicamente – a forme “classiche” e autenticamente cattoliche. È di qui che bisogna ripartire, dal buon senso dell’uomo della strada. Di fini pneumatici intellettuali ne abbiamo francamente abbastanza!

45 commenti:

Blas ha detto...

Potresti dare un esempio di chiesa "bella" secondo il tuo parere e spiegare perche la vedi bella. L´esempio dovrebbe essere una chiesa di meno di cent´anni e non fatta su modelli anteriori.

evergreen ha detto...

Le chiese secondo me non dovrebbero seguire le mode del momento pena la perdita più o meno completa della loro funzione e l'impoverimento del messaggio che le stesse forme architettoniche devono poter comunicare al credente. Niente di meglio allora che le splendide cattedrali a croce latina, con l'abside ad oriente, con le dodici colonne della navata centrale, con le facciate ricche di simbolismo e non omologate miseramente con quelle della restante architettura cittadina, sì da scambiare le chiese con auditorium o musei o cose del genere.

Fabrizio ha detto...

Bravo, bel post propositivo!
Invito a leggere questa sintesi del simbolismo che regge la struttura delle chiese cristiane.
http://deartesacra.altervista.org/architettura%20sacra.htm

Anonimo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=lbC3RLzzJgU&feature=player_embedded#

Maria ha detto...

Le riflessioni sul "volto" mi hanno colpita particolarmente. Oggi le Chiese vengono calate nell'urbanistica, rendendo indistinguibile una modernità dall'altra e facendo anonimato spirituale. In un paese vicino alla mia città, c'è addirittura, a pochi metri di distanza da una Chiesa "moderna", una Banca altrettanto "moderna". E ogni tanto, passando con l'auto da quelle parti, verrebbe da chiedersi: Quale delle due è l'edificio di culto? (tralascio le considerazioni sull'opportunità di fare della piazza uno spazio di banchieri, qualcuno me lo spiegherebbe con un simbolismo di compresenza delle realtà materiali ordinate a Dio e di realtà spirituali che sono calate nel reale!)
Ecco, l'anonimato è questo per me, la Chiesa è una delle tante "cose" che scompare dentro il tessuto urbanistico, cosi' come la fede scompare dentro la materialità dell'oggi. E la subliminalità di questo messaggio, forse a qualcuno arriva senza che nemmeno se ne renda conto.

Buona giornata a tutti

Caterina63 ha detto...

Caro Blas, intanto che Francesco ti darà la sua risposta mi permetto di aggregarmi alle altre risposte che hai ricevuto...

Un esempio di Chiesa "bella" non è questione di gusti poichè sappiamo bene che se il tutto si rinchiudesse nel gusto dell'artista o dei singoli, non avremo più una Chiesa, ma mille musei d'arte a seconda i gusti e non più della fede...

La fede Cattolica è UNA SOLA e così deve RIFLETTERSI in tutte le Chiese: l'arte deve esprimere visibilmente ciò che la fede conserva e tramanda NELLA DOTTRINA... ^__^

E' indubbio pertanto che le chiese di 100 anni fa esprimono appieno questa necessità, l'hanno espressa in modo tangibile, in queste Chiese l'arte figurativa esprime i concetti dottrinali della nostra fede Cattolica...

Nel momento in cui, oggi, questo non avviene più, abbiamo chiese (moderne) che stanno esprimendo NON una fede comune ma bensì un arte fondata sul sincretismo religioso, SUL NASCONDIMENTO DELLA FEDE (le chiese completamente spoglie, enermi all'interno e VUOTE, con ammassi di cemento opprimente), un arte che esprime DI NON CONOSCERE IL VOLTO DI DIO...

"Vedere bella" una Chiesa significa NON il gusto in se(quello può unirsi dopo), quanto il valore che attraverso l'arte ci vengono resi visibili i Dogmi e le dottrine della nostra comune Fede Cattolica, qualche esempio?
- LE PALE DELL'ALTARE; ossia un quadro (ma anche statue) che poste dietro in verticale sull'altare raffigurano il significato o a chi è stata dedicata quella Chiesa, o semplicemente ad un episodio del Vangelo, o al racconto di qualche Santo...
- IL TABERNACOLO; non a caso Esso era posto AL CENTRO perchè il fedele che entrava avesse ben sott'occhio IL PADRONE DI CASA...oppure in una cappella laterale nella quale il Tabernacolo venisse circondato da molte opere raffiguranti brani del Vangelo o le vite dei Santi..
- ALTARI LATERALI DEDICATI ai Santi o alla Devozione come il Rosario, il Sacro Cuore di Gesù, ecc...

oggi tutto questo è scomparso nelle nuove Chiese, abbiamo PERDUTO IL VOLTO DELLA NOSTRA FEDE, è stata cancellata ogni devozione, è scomparsa nell'arte delle nuove Chiese LA COMUNIONE DEI SANTI, LE LORO STORIE, I LORO MIRACOLI...
Una Chiesa BELLA è quella Chiesa che a colpo d'occhio ti sa spiegare la nostra Dottrina Cattolica...
per questo oggi con le Chiese nuove di bello non c'è più nulla ma appunto IL VUOTO, come vuota è diventata la nostra fede e per la quale dicono gli ultimi tre Papi: SIAMO NELLA APOSTOSIA SILENZIOSA...
e manco più tanto silenziosa!

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Blas,

il mio gusto personale non c'entra niente con quanto affermo nel post.
Se si trattasse di individuare chiese "contemporanee" belle si potrebbe accennare a questa o quella realizzazione, anche a progetti dello stesso Schloeder (http://www.liturgicalenvirons.com/Completed_Projects/Completed_Projects.html).

Ma il punto non è questo.

Personalmente ritengo, ma dati alla mano, che l'architettura contemporanea sia figlia di una sorta di rivoluzione e di rigetto dell'architettura "classica". Rigetto del ruolo classico dell'architettura. D'altra parte tutto il novecento è stato il secolo della ribellione e della rivoluzione nelle arti e quindi anche nell'architettura.

Oggi bisognerebbe fare uno sforzo per superare questa barriera ideologica. E lo sforzo non lo devono fare soltanto gli architetti. Lo sforzo deve farlo la Chiesa.

Deve porre le premesse per la nascita di una nuova architettura chiesastica. Una architettura condivisa e oserei dire "sociale", "civile". Con questo intendo dire che bisogna dar vita ad una nuova architettura chiesastica che sia realmente condivisa, che rassicuri e leghi i fedeli alla propria fede e alle devozioni locali, che si incardini nell'identità cristiana e locale, come sempre è accaduto.

Solo così la chiesa edificio potrà ritornare ad essere Chiesa, comunità, faro che illumina le nostre città e le unisce attorno a Cristo.

Per questo credo che bisognerà partire dall'individuazione di canoni costruttivi. Canoni semplici, essenziali, come appunto esplicitati da Schloeder: la pianta a croce, le navate, l'abside, il presbiterio sopraelevato. Il rispetto per la gerarchia e la simmetria. La centralità del tabernacolo sopra l'altare, le sedi poste lateralmente...etc.

Se ci sono questi paletti, se li si motiva con la loro intrinseca natura sacramentale, di ordine divino, si creano le premesse per lo sviluppo di una architettura davvero cattolica, nuova ma non innovativa, tradizionale ma non tradizionalistica.

Francesco Colafemmina ha detto...

P.s. aggiungo che probabilmente a molti uomini di chiesa questo argomento non interessa affatto. Hai visto un solo Vescovo in quest'ultimo anno parlare di arte sacra autenticamente cattolica?
Nessuno. Tutti dormono sonni tranquilli tranne risvegliarsi per inviare lettere gratulatorie a viva il concilio viva viva...
Questa è la mia vera preoccupazione. Una gerarchia scollegata dalle reali esigenze dei fedeli e dal loro giudizio più autentico!

Maria ha detto...

Caterina, a parte sottoscrivere quanto hai postato, approfitto di quello che hai detto sul Tabernacolo, per togliermi un rospo dalla gola.
Nella mia Chiesa parrocchiale stanno pensando di realizzare una cappella laterale per il Santissimo Sacramento. Aggiungo che attualmente il Tabernacolo è centrale (la mia Chiesa non ha se non un abbozzo di navata destra, essendo a pianta -mi pare-ottogonale).
Quando ne ho parlato con uno dei sacerdoti, mi ha fatta rimanere senza parole, perchè mi ha detto (testuali parole) : "IL TABERNACOLO, COSI' COME E'...E' ANTILITURGICO". Mi sono morte le parole in bocca, anche perchè poi ha detto che le sedie che danno lo schienale sempre al Tabernacolo vanno tolte etc etc.... ma che c'entrano le sedie con l'antiliturgicità di un Tabernacolo che sta nel posto (centrale) in cui sta da secoli in milioni di Chiese? Allora le cose sono due: o sono io ad essere completamente ignorante (ed in questo caso ogni sussidio per capirci meglio è graditissimo!), oppure ho inteso male quello che il sacerdote voleva dirmi.

Anonimo ha detto...

....oggi tutto questo è scomparso nelle nuove Chiese, abbiamo PERDUTO IL VOLTO DELLA NOSTRA FEDE, ....

AGGIUNGO, menomale che tutto questo è scomparso e ha messo in evidenza il nucleo centrale delal Liturgia; non concordo invece sulla secnda frase: nopn ho perduto affato il volto della nosta fede, anzi!
Sirbonis

salute a tutti ha detto...

qualsiasi chiesa è bella, se si guarda al Tabernacolo e a ciò che contiene.....

è quello che rende bella la chiesa, il resto è "fuffa"

Maria ha detto...

Eh, appunto perchè contiene il Tabernacolo, occorre "farle" meglio.... Altrimenti va bene di tutto, dalla Messa celebrata al lido, in estate, a quella nel supermarket e anche nel negozio del "Cavaliere del lavoro" (alias, una ferramenta, dove va ogni anno il Vescovo!)....il dispensario del degrado d'amore verso Nostro Signore!

Anonimo ha detto...

Una bellissima chiesa moderna, sorta prima del tanto avversato Concilio (così almeno non la si può annoverare tra quelle qui tanto combattute…), è la chiesa (“Pandoro” direbbe qualcuno) di SS Giorgio e Caterina a Cagliari. A molti non piace e d altrettanti piace. L’importante, aggiungo io, è che funzioni, che serva per lo scopo per cui è nata. Basta vedere se, per le celebrazioni, è frequentata o meno.
Se pensiamo invece che la chiesa, bella o brutta che sia, ci debba darci la fede, come qualcuno ha scritto nei commenti, beh, allora che dire? stiamo freschi…

- per chi vuole vedere e conoscere la storia della chiesa sopra citata: http://www.ufficiostampacagliari.it/news.php?pagina=604&sottopagina=1)

Sulus

Francesco Colafemmina ha detto...

Ripeto non è questione di estetica ma di fondamentali e come dice Mosebach di ordine...

Comuque la nota chiesa panettone glassato (gran nocciolato Maina o Tartufon c'est plus bon...) pur essendo "preconciliare" resta sempre una evidente deformazione concettuale dei fondamenti di una architettura chiesastica...

Per quanto concerne la fede. Beh, non è l'edificio a darcela. Al contrario dovremmo andare in chiesa se la fede ce l'abbiamo già. O no? Si vede che Caterina non è stata capita.

Voleva infatti dire che la chiesa deve incarnare la nostra fede, non che ce la deve dare...

Stefano78 ha detto...

Dice Francesco:

Voleva infatti dire che la chiesa deve incarnare la nostra fede, non che ce la deve dare...

In realtà l'Edificio-Chiesa ha entrambe le caratteristiche. Un tempo le Chiese venivano chiamate "Vangeli" di pietra.

Anonimo ha detto...

Bell'articolo !
Ne farò un copia per il Comune di Porto Recanati dove pare che si dovrà consumare l'ennesima colata di cemento...
Grazie !
Andrea

El Cid ha detto...

Un piccolo appunto sull'abside e sul trono del vescovo. Se si guarda la storia liturgica si scopre un particolare interessante: il seggio del vescovo era certamente in una posizione "importante", ma non necessariamente in una posizione assiale e frontale; ma soprattutto non fungeva affatto da "polo celebrativo" come lo intendiamo noi oggi: era il posto d'onore, punto e basta, mentre era l'ALTARE il luogo privilegiato.
Se non si tiene conto di questo, si rischia di riproporre (e quasi fondare "storicamente" e "teologicamente") un vizio dell'architettura postconciliare, che fu registrato già dal 1966 dal giovane Ratzinger: la sostituzione dell'altare con il seggio presidenziale.
Questa perversione degli spazi liturgici si sta verificando quasi ovunque (esempio tipico, visto che qui se ne parla, è la chiesa cagliaritana "pandoro": dove i recenti pseudorestauri, hanno eliminato l'altare preconciliare, sostituendovi proprio la sede del celebrante).
Un pressante invito all'ottimo Francesco ad approfondire la questione.

Anonimo ha detto...

http://www.avoe.org/urbanlovers.html

Anonimo ha detto...

http://delvisibile.wordpress.com/2009/12/18/ars-naturaliter-christiana-2/

Anonimo ha detto...

è molto "onesto" sparare a zero su cose che non siconsocono. Ma carissimo Francesco ci sei mai stato nella chiesa dei SS. Giorgio e Caterina di Cagliari per poter sparare certe gratite fesserie?
Se non la conosci ti invito a visitarla poi magari potrai esprimerti, ne sono certo, con cognizione di causa.
Diaz

Caterina63 ha detto...

Cara Maria,
come sai Benedetto XVI ha spiegato benissimo la questione del Tabernacolo nella Sacramentum Caritatis, riproponendo appunto la sua centralità....
la costruzione di un Tabernacolo in una Cappella laterale non è sconveniente laddove, naturalmente, lo richiedono altre necessità indipendenti da una scelta dottrinalmente sbagliata come tu stessa hai evidenziato dalle parole del sacerdote...

Purtroppo è prevalso in certi ambienti una strana dottrina eretica: L'INUTILITA' DELLA RISERVA EUCARISTICA...

fior fiore di teologi e sacerdoti appresso come qualche vescovo (per fortuna non tanti, ma quei tanti tacciono!) avanzarono con l'idea dell'inutilità del Tabernacolo stesso, a partire dagli anni '70, nel primo scempio delle Chiese ad essere colpito e rimosso fu proprio il Tabernacolo posto sull'Altare centrale della Chiesa...

Non a caso dunque Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis al n.66 risponde proprio a questa eretica visione del Tabernacolo...
leggetevi il passo che qui è troppo lungo da inserire...^__^
riporto solo una frase importante:

Un'obiezione allora diffusa prendeva spunto, ad esempio, dal rilievo secondo cui il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per essere mangiato.

Ecco che comprendiamo LO SCEMPIO delle Chiese...tutte trasformate IN RISTORANTI...IN ASSEMBLEE CONSUMATRICI DI UNA MENSA... dopo di che arrivederci e grazie...
via gli inginocchiatoi, infatti, via le cappelle laterali, via le statue della devozione...tutto VUOTO pronto per accogliere i fedeli ALLA MENSA...

Questa eresia sostenuta dagli anni '70 seppur abbandonata grazie a Dio a livelli catechetici (negli anni '80 fu uno scempio ed anche per questo Giovanni Paolo II scrise la Ecclesia de Eucharestia) tuttavia si è radicalizzata in molti ambienti non escluso l'ambiente di Ravasi e di chi si occupa della costruzione delle Chiese giacchè i nuovi progetti somigliano troppo all'applicazione di questa eresia che TOLLERA il Tabernacolo non essondo riuscito ad eliminarlo...

è triste, ma questa è la situazione...

Anonimo ha detto...

"LO SCEMPIO delle Chiese...tutte trasformate IN RISTORANTI...IN ASSEMBLEE CONSUMATRICI DI UNA MENSA... dopo di che arrivederci e grazie...
via gli inginocchiatoi, infatti, via le cappelle laterali, via le statue della devozione...tutto VUOTO pronto per accogliere i fedeli ALLA MENSA..."

Che tragica questa Caterina. Mi chiedo in che realtà vivi. Nella mia chiesa non c'è mai stato nulla di tutto questo, sarà che il parroco ha saputo catechizzare bene i fedeli. Il tabernacolo è sempre al suo posto centrale nell'altare maggiore; le cappelle laterali e le statue della devozionele sono sempre al loro posto, ben curate e addobbate da persone pie; la Messa è celebrata secondo le disposizioni della Chiesa.
debbo dire però che mi dispiace e trovo irrispettoso sentir dire da una cattolica che la chiesa è diventata UN RISTORANTE!
ho pèaura che qui ci sia qualche lacuna teologica in merito.
secondo me è ora di smetterla di essere criticoni a tutti costi, facendo di ttte le erbe un fascio. Quando si appplicano le norme e le disposizioni attuali della chiesa non si deve aver paura di nulla...
un consiglio: farsi un giretto dentro la Santa Madre Chiesa per rendersi conto che il buono è superiore al cattivo.

Francesco Colafemmina ha detto...

Anonimo,

mi viene da ridere a rileggere il tuo commento.

Purtroppo Caterina è troppo buona e troppo moderata nelle sue affermazioni.

Buon per te che hai la chiesa chiesa. Chi ha la chiesa sala conferenze o la chiesa palazzetto dello sport è invece un po' più sfigato...

Ciò detto, il buono sarà anche superiore al cattivo, siamo d'accordo. Ma questo irenismo incantato, questo ottimismo di quart'ordine non corrisponde ad alcuna realtà.

I fedeli sono sani, ma siamo ancora sicuri che tanti Pastori lo siano... In fondo le chiese panettone, pandoro, sala conferenze, auditorium, etc. non le costruiscono i fedeli...

Maria ha detto...

Ti ringrazio Caterina! Ho ancora tanto da imparare e ogni aiuto è prezioso:)

Caterina63 ha detto...

Gentile Anonimo delle 11,21....è evidente che non mi riferivo alla situazione di quanti hanno mantenuto una Chiesa "normale" e normalmente Cattolica....se avesse avuto l'onestà di leggere altri interventi dal Blog di Francesco, forse comprenderebbe che il discorso è molto ampio e si specificava la situazione delle NUOVE CHIESE....

Ergo il suo intervento è OT nei riguardi del mio intervento e di quanto voleva condividere lo stesso Francesco...
La Parrocchia dove sono io è degli anni '60 è decorosamente devota e dignitosamente Cattolica nonostante i venti del Concilio avessero preteso già di staccare l'altare per metterlo al centro...ma almeno il Tabernacolo è rimasto al suo posto con due meravigliosi Angeli laterali che invitano davvero ad una Guardia d'Onore al Santissimo li contenuto...

Ora si faccia lei un giro nelle NUOVE CHIESE e trovi gli altari devozionali, le Statue della Vergine o del Sacro Cuore di Gesù, scovi la posizione del Santissimo e cerchi anche gli inginocchiatoi, poi ne riparliamo...

Non sono solita generalizzare, ma proprio per questo abbiamo il dovere di dire DOVE le cose non vanno bene poichè grazie a Dio ancora nella maggioranza la Fede e l'interno di molte Chiesa è coerente e ben salda....ma fino a quando? Quali chiese per i nostri figli di domani? è ovvio che le domande non vengono mai lette come disfattismo o pessimismo, piuttosto come REALISMO e su questo lavorare INSIEME...

Santa Quaresima

Blas ha detto...

Ma il Concilio le direttive le ha date, pianta non ha croce il tabernacolo in una cappella anessa il popolo circondando l´altare...
Tu in realta quel che vuoi e disfare quello che é stato fatto.

Francesco Colafemmina ha detto...

Blas,

fammi vedere dove il Concilio ha stabilito queste robe. Indicami i documenti, grazie.

Stefano78 ha detto...

Caro Francecsco.

Blas ha dimenticato di scrivere "spirito del" Concilio...

Stefano78 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Stefano78 ha detto...

Volevo portare una mia testimonianza a conferma delle giustissime analisi di Caterina63. Analisi che sono corroborate dalla realtà dei fatti. Realtà "plastica", "fotografica", innegabile.

A volte l'esercizio schizoide di piegare la realtà all'ideologia fa ricordare i tanto terribili filosofi marxisti! Come OBBLIGARE ad essere "cattoliche" Chiese che sembrano tutto all'infuori di questo!

Di recente a Roma, nel mio quartiere, è stata costruita una "nuova" PArrocchia.
La costruzione della Parrocchia era necessaria, perchè la vecchia Chiesa era stipata (come spesso accade) in una specie di garage angusto.

Il risultato finale non è confortante, dal punto di vista cattolico! Ed è significativo il fatto che si sta parlando di una CHiesa Cattolica (o presunta tale)!

La Chiesa è un edificio in finti mattoni a forma di triangolo isoscele, nel vertice è sito il "presbiterio". La forma del presbiterio è la solita. La sede centrale, con le sedie dei concelebranti messe in semicerchio. Di fronte la "Mensa". A fianco l'Ambone.

Sulla testa del "presidente" resiste ancora (Deo Gratias) un bel Crocifisso.

L'interno della Chiesa, che conserva ancora (Deo Gratias!) gli inginocchiatoi, ha le panche disposte a mo' di arena, intorno al "presbiterio". Il Tabernacolo è in una c.d. Cappella Feriale, ANNESSA alla Chiesa "madre"! Il Tabernacolo è un blocco di pietra con una porticina dorata sulla quale c'è un Crismon. Incredibile a dirsi, ma anche nella cappellina "esterna" il Tabernacolo è messo A LATO dell'altare-mensa.

Altro punto caratteristico: la chiesa è VUOTA. Nessuna Icona, nessun percorso devozionale. Non c'è nemmeno la Via Crucis. Sono presenti due confessionali-cabine. Addossate a due colonne, ALLE SPALLE DEI FEDELI, una Statua della Vergine Immacolata e una del Santo titolare.

E' davvero triste. Personalmente sento la mancanza FISICA dei mezzi di santificazione stabiliti da Dio e che non trovano più nessun posto nelle "Sue" CHiese...

Anonimo ha detto...

E' davvero triste. Personalmente sento la mancanza FISICA dei mezzi di santificazione stabiliti da Dio e che non trovano più nessun posto nelle "Sue" CHiese...
Stefano, quaòli sono questi mezzi di santificazione stabiliti da Dio? le chiese a croce greca , latina, circolare... che cosa?

Anonimo ha detto...

E’ utile rilevare come la Lumen Gentium, dopo aver affermato la natura essenzialmente trinitaria e misterica della
Chiesa come ‘sacramento di Cristo’ in rapporto al ‘Regno di Dio’, al n. 6 ne offra anche una serie di immagini bibliche desunte sia dalla vita pastorale o agricola, sia dalla costruzione di edifici o anche dalla famiglia e dagli sponsali, e che si trovano già abbozzate nei libri profetici: la chiesa è un ovile (Gv 10,1-10), un gregge (cf. Is 40,11; Ez 34,11s), un podere e una vigna (1Cor 3,9), un edificio (1Cor 3,9.11; 1Pt 2,4-5; Ef 2,19-22), una famiglia [> casa di Dio] (1Tm 3,15), tempio santo, città [> nuova Gerusalemme], sposa dell’Agnello (Ef 5;Ap 19,7), pellegrinante [> tenda]; al n. 7 la presenta anche come corpo di Cristo; al n. 9 la descrive come popolo di Dio. Poiché la chiesa-edificio si trova in un rapporto epifanico nei confronti della chiesa-comunità, è evidente che queste immagini potevano offrire suggestioni e stimoli molto interessanti alla fantasia creativa degli architetti, oltre che ai pastori delle comunità. E in realtà, molti architetti vi si sono ispirati, quando hanno modulato il tema dell’edificio sacro come casa (di Dio e/o del popolo-di-Dio e/o della famiglia-di-Dio), oppure come tenda (del convenire insieme, del celebrare in movimento), o come ovile, con riferimenti sia al paesaggio naturale che alla situazione urbanistica.
Notevoli tensioni ha creato la contrapposizione della chiesa intesa come casa-di-Dio o come casa-del-popolo, spesso ideologicamente forzata; mentre invece la vera natura dell’edificio sacro deve configurarsi come casa-dell’incontro tra il Padre e il suo popolo nel Corpo-di-Cristo (unico vero luogo di culto) per la potenza agapica dello Spirito santo.
Ma fin dal primo capitolo si afferma che "la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano". Per cui la chiesa-edificio, epifania architettonica della Chiesa Corpo di Cristo, a sua volta dovrebbe essere segno e sacramento dell’azione salvifica del Signore e della sua Sposa nei confronti di tutti gli uomini. E al n. 8 si sottolinea come la Chiesa sia ‘insieme’ (e non in modo contrapposto) "assemblea visibile e comunità spirituale.."; le sue due dimensioni "non si devono considerare due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino", a somiglianza del suo fondatore, il Verbo incarnato.
Al n. 9 si sottolinea come la Chiesa, nuovo Popolo di Dio sia innanzitutto ek-klesìa, cioè ‘assemblea convocata’, che comporta perciò da parte dei fedeli un ‘uscire’ dalle proprie case, un ‘incontrarsi’ e ‘radunarsi’ in un solo luogo; e poi popolo pellegrinante, con la conseguenza di un ‘camminare’ verso un ‘escaton’, un approdo nella Gerusalemme celeste. L’edificio sacro perciò che la epifanizza è un luogo ‘verso’ cui convergere, e un luogo da cui ‘ripartire’ per nuovo cammino.
La dimensione del pellegrinaggio suggerisce stimoli per pensare la chiesa come luogo di arrivo, transitososta e partenza, e quella dell’escaton suggerisce richiami alla Gerusalemme celeste come a un qualcosa che sta al-di-là e oltre l’edificio terreno. L’azione liturgica si colloca dunque nel momento intermedio della sosta, a cui si arriva, ma per ripartire. Al n. 13 si afferma che "tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perciò questo popolo... si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli... [in quanto Dio] vuole radunare insieme tutti i figli dispersi (cf Gv 11,52).
La chiesa-edificio pertanto deve porsi come luogo di accoglienza di tutti gli uomini di buona volontà, che in qualche
modo si sentano attratti verso di essa.

Anonimo ha detto...

La Costituzione Gaudium et Spes
La quarta costituzione conciliare GS ha preso in considerazione il rapporto fra la Chiesa e il Mondo, quello contemporaneo in particolare. L’idea centrale del documento è la chiarificazione del ruolo della Chiesa, che non si pone di fronte al Mondo come alternativa per la salvezza, quasi che il mondo fosse una realtà fuori dell’orizzonte della salvezza stessa, e come se il Mondo dovesse diventare Chiesa per essere salvato. Il Mondo nella sua realtà creaturale di cosmo, terra, umanità e storia è innanzitutto opera dell’amore creante ed appellante di Dio, e questo suo statuto originario non può essere distrutto dalla malvagità umana, per cui c’è sempre la possibilità della salvezza, purché si ri-orienti a Dio, in obbedienza ai suoi appelli. La Chiesa è una comunità di chiamati alla salvezza, non tanto e non solo per sè stessa, ma piuttosto per essere mandata ad annunciare al Mondo che Dio lo vuole salvare in Cristo mediante lo Spirito, e ad offrire a tutti la comunione che Dio dona e instaura. Il Mondo salvato diventa così a poco a poco Regno-di-Dio, in cui Dio è tutto- in-tutti; a quel punto la Chiesa come istituzione scomparirà del tutto, avendo svolto il suo mandato nel tempo della storia.
esseso undie

er tripparolo ha detto...

aò a tuttologa Caterina
mò pure architetto è?
o gli è esperta de storia dell'arte?
ammazza'ao!
na cosa gli è certa però
che gli è prolissa
prolissa assai.
nun me voglio sbaijà
e se me sbajo chiedo venia
ma su n'artro sito, a signora
consigliava a un vescovo o cardenale, mò nun me arecordo
de ritirarse con voto de er silenzio.
amazza'ao, sò tutti boni a ddà consigli
in materie in cui nun ci hanno nessuna esperienza
(cioè er dono de esse dde poche parole, buone)

Anonimo ha detto...

Dal 1965 al 2000 alcune Conferenze Episcopali sono intervenute per dare direttive e disposizioni sulla costruzione
di chiese nuove e sull’adeguamento di quelle storiche, in applicazione dei documenti conciliari e quelli immediatamente post-conciliari, come la Inter Oecumenici del 26 settembre 1964. Non tutti i documenti trattano esplicitamente dell’aspetto esterno delle chiese e dei loro elementi sogliari; alcuni anzi lo ignorano del tutto.
Durante la celebrazione liturgica l’assemblea è ‘orientata’ all’altare-Cristo. Riporto a proposito una bella riflessione dell’episcopato tedesco in un recente intervento (1988) sulla valenza simbolica dei ‘materiali’: "Nella costruzione di chiese architetti e artisti non si servono di materiali diversi
da quelli degli altri edifici. La materia è la stessa, ma viene collocata in un contesto di significati nuovi.
Nella loro forma architettonica e artistica le cose diventano portatrici di significati che rimandano al di là di ciò che è superficialmente materiale. Come ambiente strutturato, esse rendono per gli uomini credenti il mondo trasparente di Dio. Il mondo materiale ottiene così per il credente il suo significato ultimo di creatura di Dio. Le cose vengono interpretate alla luce del Vangelo e così diventano significative. Al riguardo si tratta non di una sacralizzazione nel
senso di una segregazione, ma di un emergere delle tracce del Creatore delle cose" ...
CHIESA OGGI architettura e comunicazione n. 22/1996).
esseno

Anonimo ha detto...

vedere la chiesa Herz Jesu di Monaco di Baviera, caratterizzata
da grande rigore formale!
Rodrigo

Anonimo ha detto...

Il luogo nel quale si riunisce la comunità cristiana per ascoltare la parola di Dio,
per innalzare a lui preghiere di intercessione e di lode e soprattutto per celebrare i santi
misteri, è immagine speciale della chiesa, tempio di Dio, edificato con pietre vive. Così
l'edificio di culto cristiano corrisponde alla comprensione che la chiesa, popolo di Dio,
ha di se stessa nel tempo: le sue forme concrete, nel variare delle epoche, sono
immagine relativa di questa autocomprensione. Pertanto, la progettazione e la
costruzione di una nuova chiesa richiedono, innanzitutto, che la comunità locale si
sforzi di attuare il progetto ecclesiologico-liturgico scaturito dal concilio Vaticano II
che, in sintesi, esprime due convinzioni:
la chiesa è mistero di comunione e popolo di Dio pellegrinante verso la
Gerusalemme celeste (cf. SC 6.10; LG 4.9.13; GS 40.43);
la liturgia è azione salvifica di Gesù Cristo, celebrata nello Spirito,
dall'assemblea ecclesiale, ministerialmente strutturata, attraverso l'efficacia di segni
sensibili (cf. SC 7.14; DV 21).
Per prima cosa, nella chiesa vanno sottolineate le grandi presenze simboliche
permanenti: l'altare, l'ambone e il battistero e il fonte battesimale; seguono poi il luogo
della penitenza, la custodia eucaristica e la sede del presidente. Unitamente a queste,
sono da progettare gli spazi per i fedeli, per il coro e l'organo e la collocazione delle
immagini.
L'altare è il punto centrale per tutti i fedeli, è il polo della comunità che celebra. Non
è un semplice arredo, ma il segno permanente del Cristo sacerdote e vittima, è mensa
del sacrificio e del convito pasquale che il Padre imbandisce per i figli nella casa
comune, sorgente e segno di unità e carità (NON RISTORANTE!)
Sia unico e collocato nell'area presbiteriale, rivolto al popolo e praticabile tutto
all'intorno.
La sede esprime la distinzione del ministero di colui che guida e presiede la
celebrazione nella persona di Cristo, capo e pastore della sua chiesa. Per collocazione
sia ben visibile a tutti, in modo da consentire la guida della preghiera, il dialogo e
l'animazione. Essa deve designare il presidente non solo come capo, ma anche come
parte integrante dell'assemblea: per questo dovrà essere in diretta comunicazione con
l'assemblea dei fedeli, pur restando abitualmente collocata in presbiterio.
Il santissimo sacramento (cfr Can. 934 - 938 del Diritto Canonico) venga custodito in un luogo architettonico veramente
importante, normalmente distinto dalla navata della chiesa, adatto all'adorazione e alla
preghiera soprattutto personale.
Ciò è motivato dalla necessità di non proporre simultaneamente il segno della
presenza sacramentale e la celebrazione eucaristica. Il tabernacolo sia unico, inamovibile e solido, non trasparente e inviolabile. Non
si trascuri di collocarvi accanto il luogo per la lampada dalla fiamma perenne, quale
segno di onore reso al Signore.
(da Nota Pastorale
Commissione Episcopale Ufficio Liturgico Nazionale per la Liturgia)+
Queste sono le regole se vogliamo rispettarle come regpole dateci dal Magistero.
Ergife

El Cid ha detto...

Per Sulus e Diaz.
E' certo ottima cosa che la chiesa cagliaritana sia frequentata da molti fedeli e ferventi di fede. Ciò non toglie che la "ristrutturazione" degli interni ha pervertito le gerarchie dei poli celebrativi. Dove originariamente c'era l'ALTARE, oggi c'è la sede del presidente, che domina non solo l'assemblea, ma l'altare stesso, fraintendendo pure le norme attuali: la sede "deve designare il presidente non solo come capo, ma anche come
parte integrante dell'assemblea: per questo dovrà essere in diretta comunicazione con
l'assemblea dei fedeli...". La posizione odierna enfatizza unilateralmente il ruolo guida del sacerdote, a detrimento del mistero celebrato, e lo allontana pure dall'assemblea celebrante: come se il sacerdote fosse lì non per la ripresentazione del sacrificio di Cristo ...
I ferventi fedeli di quella chiesa dovrebbero lottare per una sistemazione del presbiterio molto più correttta teologicamente.

Caterina63 ha detto...

"er tripparola" deve essere il mio solito affezionato lettore, neppure romano dal momento che il suo accento è quello classico di chi imita er romanesco finendo per risultare davvero comico ^__^

Al di la delle frasi più o meno colorite ho piacere che er tripparola non ha trovato, neppure questa volta, nulla con cui ribattere, ergo lo ringrazio perchè le sue parole confermano che al di la del mio essere prolissa (ho scritto meno di altri anonimi), tutto sommato egli stesso non ha saputo portare elementi validi per dire quanto le mie valutazioni fossero errate...

Visto che sono state citate: LG e la GS non indicano affatto LO SVUOTAMENTO DELLE CHIESE come è avvenuto...
La Chiesa in quanto istituzione cesserà la sua funzione AL RITORNO DI CRISTO, non quando gli uomini avranno un "periodo di pace"...

Le "nuove" Chiese, secondo IL VERO ED AUTENTICO messaggio del Concilio e non "spirito" (termine condannato da Benedetto XVI più volte in riferimento al Concilio attribugliendogli i tanti cambiamenti abusivi avvenuti) era semplicemente una sorta di APERTURA DEL PRESBITERIO VERSO IL MONDO...punto!

L'allora Ratzinger nel suo "lo spirito della Liturgia" lo spiega paragando il tutto AD UN QUADRO OPACIZZATO il cui compito del Concilio fu semplicemente quello di SPOLVERARE QUESTO QUADRO E RENDERLO PIU' VISIBILE...

Il progetto delle NUOVE Chiese non ha semplicemente "spolverato" questo quadro, ma lo ha radicalmente modificato la struttura intaccando le fondamenta della CULTURA CATTOLICA....

Alcuni esempi concreti?
una delle prime azioni di Benedetto XVI a riguardo di san Pietro è stata quella di eliminare il ridcolo altare anni '70 posizionato sotto la Confessione di san Pietro e di ripristinare quello antico con il palliotto;

il secondo atto è stato nella cappella paolina, mi pare si chiami così, nella quale ha cancellato lo scempio che si stava facendo, rimettendo l'altare dove stava e con l'opportunità di poter celebrare nella Cappella anche rivolto a Dio....


Nella Sacramentum Caritatis il Papa, citando "LE INTENZIONI DEL CONCILIO" risottolinea l'importanza del Tabernacolo al centro e nel cuore della Chiesa nel rispetto, dice il Pontefice, DELLA RICCA TRADIZIONE DELLA CHIESA E NELLE SUE DEVOZIONI

Per interpretare correttamente i Documenti del Concilio non è necessario svuotare le Chiese, basta applicare alla lettera ciò che il Papa sta chiedendo...

Stefano78 ha detto...

Stefano, quaòli sono questi mezzi di santificazione stabiliti da Dio? le chiese a croce greca , latina, circolare... che cosa?

Rispondo con il Catechismo:

1145 Una celebrazione sacramentale è intessuta di segni e di simboli.
Secondo la pedagogia divina della salvezza, il loro significato si radica nell’opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi materiali dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell’opera di Cristo.
1146 Segni del mondo degli uomini. Nella vita umana segni e simboli
occupano un posto importante. In quanto essere corporale e spirituale insieme, l’uomo esprime e percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. In quanto essere sociale, l’uomo ha bisogno di se-
gni e di simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio, di gesti, di azioni. La stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio.
1147 Dio parla all’uomo attraverso la creazione visibile
...
1152 Segni sacramentali. Dopo la pentecoste, è mediante i segni sacramentali della sua Chiesa che lo Spirito Santo opera la santificazione. I sacramenti della Chiesa non aboliscono, ma purificano e integrano tutta
la ricchezza dei segni e dei simboli del cosmo e della vita sociale. Inoltre essi danno compimento ai tipi e alle figure dell’Antica Alleanza, significano e attuano la salvezza operata da Cristo, prefigurano e anticipano
la gloria del cielo.
...
Le sacre immagini
1159 La sacra immagine, l’icona liturgica, rappresenta soprattutto Cristo.
Essa non può rappresentare il Dio invisibile e incomprensibile; è
stata l’incarnazione del Figlio di Dio ad inaugurare una nuova «economia» delle immagini:
« Un tempo Dio, non avendo né corpo, né figura, non poteva in alcun modo essere rappresentato da una immagine. Ma ora che si è fatto vedere nella carne e che ha vissuto con gli uomini, posso fare una immagine di ciò che ho visto di Dio. [...] A viso scoperto, noi contempliamo la gloria del Signore ».
1160 L’iconografia cristiana trascrive attraverso l’immagine il messaggio evangelico che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola. Immagine e parola si illuminano a vicenda:
« In poche parole, noi intendiamo custodire gelosamente intatte tutte le tradizioni della Chiesa, sia scritte che orali. Una di queste riguarda la raffigurazione del modello mediante una immagine, in quanto si accordi con la lettera del messaggio evangelico, in quanto serva a confermare la
vera e non fantomatica incarnazione del Verbo di Dio e procuri a noi analogo vantaggio, perché le cose rinviano l’una all’altra in ciò che raffigurano come in ciò che senza ambiguità esse significano ».
(continua)

Stefano78 ha detto...

1161 Tutti i segni della celebrazione liturgica sono riferiti a Cristo: lo sono anche le sacre immagini della santa Madre di Dio e dei santi, poiché
significano Cristo che in loro è glorificato. Esse manifestano « il
gran numero di testimoni » (Eb 12,1) che continuano a partecipare alla salvezza del mondo e ai quali noi siamo uniti, soprattutto nella celebrazione sacramentale. Attraverso le loro icone, si rivela alla nostra fede l’uomo creato « a immagine di Dio », e trasfigurato « a sua somiglianza
»,35 come pure gli angeli, anch’essi ricapitolati in Cristo:
« Procedendo sulla via regia, seguendo la dottrina divinamente ispirata dei nostri santi Padri e la Tradizione della Chiesa cattolica – riconosciamo, infatti, che lo Spirito Santo abita in essa – noi definiamo con ogni rigore e cura che, a somiglianza della raffigurazione della croce
preziosa e vivificante, così le venerande e sante immagini, sia dipinte che in mosaico o in qualsiasi altro materiale adatto, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, sulle sacre suppellettili, sui sacri paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella dell’immacolata Signora nostra, la santa Madre di Dio, dei santi angeli, di tutti i santi e giusti ».
1162 « La bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera. È una festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna apre il mio cuore a rendere gloria a Dio ».La contemplazione delle sante icone, unita alla meditazione della Parola di Dio e
al canto degli inni liturgici, entra nell’armonia dei segni della celebrazione in modo che il mistero celebrato si imprima nella memoria del cuore e si esprima poi nella novità di vita dei fedeli.
...
1180 Quando non viene ostacolato l’esercizio della libertà religiosa,i cristiani costruiscono edifici destinati al culto divino. Tali chiese visibili non sono semplici luoghi di riunione, ma significano e manifestano la
Chiesa che vive in quel luogo, dimora di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo.
1181 « La casa di preghiera in cui l’Eucaristia è celebrata e conservata; in cui i fedeli si riuniscono; in cui la presenza del Figlio di Dio nostro Salvatore, che si è offerto per noi sull’altare del sacrificio, viene
venerata a sostegno e consolazione dei fedeli, dev’essere nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni ». In questa « casa di Dio », la verità e l’armonia dei segni che la costituiscono devono manifestare Cristo che in quel luogo è presente e agisce:
1182 L’altare della Nuova Alleanza è la croce del Signore 65 dalla quale scaturiscono i sacramenti del mistero pasquale. Sull’altare, che è il centro della chiesa,
viene reso presente il sacrificio della croce sotto i segni sacramentali. Esso è anche la Mensa del Signore, alla quale è invitato il popolo di Dio. In alcune liturgie orientali, l’altare è anche il simbolo della tomba (Cristo è veramente morto e veramente risorto).
1183 Il tabernacolo, nelle chiese, deve essere situato « in luogo distintissimo, col massimo onore ». La nobiltà, la disposizione e la sicurezza del tabernacolo eucaristico devono favorire l’adorazione del Signore realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Il sacro crisma (myron), la cui unzione è il segno sacramentale del sigillo del dono dello Spirito Santo, è tradizionalmente conservato e venerato in un
luogo sicuro della chiesa. Vi si può collocare anche l’olio dei catecumeni e quello degli infermi.
1184 La sede del Vescovo (cattedra) o del presbitero « deve mostrare il compito che egli ha di presiedere l’assemblea e di guidare la preghiera ».
(continua)

Stefano78 ha detto...

L’ambone: « L’importanza della Parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata e verso il quale, durante la
1348 liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli ».
1185 Il radunarsi del popolo di Dio ha inizio con il Battesimo; la chiesa deve quindi avere un luogo per la celebrazione del Battesimo (battistero) e favorire il ricordo delle promesse battesimali (acqua benedetta).
Il rinnovamento della vita battesimale esige la penitenza. La chiesa deve perciò prestarsi all’espressione del pentimento e all’accoglienza del perdono, e
questo comporta un luogo adatto per accogliere i penitenti.
2717 La chiesa deve anche essere uno spazio che invita al raccoglimento e alla preghiera silenziosa, la quale prolunga e interiorizza la grande preghiera dell’Eucaristia.
1186 Infine, la chiesa ha un significato escatologico. Per entrare nella casa di Dio bisogna varcare una soglia, simbolo del passaggio dal mondo ferito dal peccato al mondo della vita nuova al quale tutti gli uomini
sono chiamati. La chiesa visibile è simbolo della casa paterna verso
la quale il popolo di Dio è in cammino e dove il Padre « tergerà ogni lacrima dai loro occhi » (Ap 21,4). Per questo la chiesa è anche la casa di tutti i figli di Dio, aperta e accogliente.
(fine)

Stefano78 ha detto...

Per la Cappella Paolina, vedere Qui

Anonimo ha detto...

Rieduchiamoci al Bello 1 - La situazione culturale contemporanea
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=90&id_n=17498

Rieduchiamoci al Bello 2.a - La tirannia del brutto
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=90&id_n=17519

Rieduchiamoci al Bello 2.b - Che cosa è avvenuto?
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=90&id_n=17523

Rieduchiamoci al Bello 3 - Il ritorno alla bellezza perduta
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=90&id_n=17550

Rieduchiamoci al Bello 4 - Educazione al bello
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=90&id_n=17586

Rieduchiamoci al Bello 5 - Il Bello che salva
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=90&id_n=17635
__

La bellezza e il sacro
di Roger Scruton
http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3727 M

Anonimo ha detto...

propongo la mia chiesa parrocchiale in Portoviejo, Ecuador.

http://www.pietrevive.org/pietrevive/p3a.html

hector