martedì 13 aprile 2010

ARCHITETTURA SOCIALE DELLE CHIESE POSTCONCILIARI: SANTA MARIA ASSUNTA - UDINE

Ricevo e volentieri pubblico questo interessantissimo articolo su un tremendo specimen di architettura sociale chiesastica postconciliare. Un vivo ringraziamento all'autore!

di C. P.
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Questo edificio è stato costruito verso la prima metà degli anni ’70 riprendendo un modello olandese. Precedentemente, esisteva una piccola chiesa moderna ma tradizionale. L’allora arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti, in una delle sue visite alla parrocchia, attorno agli anni ’80, disse chiaramente: “Un tempo questo genere di realizzazioni non sarebbero state possibili. Oggi, con il Concilio Vaticano II, si possono accettare”.
Commentando questa realizzazione, non voglio fare alcuna polemica ma mostrare come anche questo tipo di edifici abbiano una loro logica e non siano ideati da una semplice originalità o arbitrio personali.
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Descrizione

Alla chiesa si accede attraverso un cortiletto interno, una specie di impluvium romano che sembra suggerire un legame tra l’edificio religioso e la domus romana antica. Questo legame storico suggerisce subito l’idea di una casa, non quella di un tempio.
Gli ingressi alla chiesa sono disposti in modo tale che chi vi entra per la prima volta non sa dove posare lo sguardo e ha una sensazione di disorientamento. La mancanza di un centro è espressamente voluta. Il disorientamento architettonico deve infondere un disorientamento esistenziale: chi vi entra deve spogliarsi delle sue sicurezze “preconfezionate” e sintonizzarsi su un certo relativismo religioso. Siamo, evidentemente, nell’ideologia religiosa che dominava buona parte del Cattolicesimo degli anni ’70 e ’80.

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D’altra parte questo relativismo spiega anche l’uso dell’edificio. Alla base del progetto non esiste l’idea di un uso unicamente religioso ma polifunzionale: “L’aula può essere usata per riunioni, conferenze, eventi vari e, perché no?, anche per una messa”, veniva spiegato a suo tempo, a chi visitava la chiesa.
In quest’edificio si può ravvisare un elemento ampiamente condivisibile: il religioso non deve rimanere qualcosa di astratto ma riferirsi ad eventi concreti della storia. Quest’intuizione è di suo positiva ma purtroppo, nel caso concreto, flette velocemente verso una concezione marcatamente sociale e ideologica. Lo capiamo dai tableaux disposti lungo la chiesa: i temi specificamente religiosi (la natività, l’ultima cena, la crocefissione) sono accostati a immagini di una favelas latino-americana, alla presenza di Paolo VI all’ONU, all’invasione dei carri armati dell’Armata rossa in Ungheria, ad un’oasi nel deserto e ad una sala operatoria. Si può legittimamente sospettare che il teologico sbocchi nell’antropologico. Questi temi, d’altronde, fanno in modo che l’edificio religioso sia datato già poco dopo la sua realizzazione: oggi l’invasione dei carri armati dell’Armata rossa in Ungheria è un evento che non dice assolutamente nulla alle ultime generazioni.

Il disorientamento e il logico relativismo al quale il visitatore è chiamato entrando in quest’aula, è rimarcato, d’altronde, anche dalla mancanza di un’area “sacra” o di un presbiterio. A scanso di equivoci faccio una precisazione. Dovrebbe essere ovvio che gli edifici ecclesiastici sono fatti per l’educazione religiosa dell’uomo e il termine “sacro” e “profano” si spiegano bene solo in riferimento ad un atteggiamento interiore dell’uomo stesso. Per questo, l’edificio ecclesiastico dovrebbe essere, di suo, un’educazione permanente alla pietà e alla verità su Dio e sull’uomo, come indica magistralmente un’opera di san Massimo il Confessore: la Mistagogia. Il santuario, o presbiterio che dir si voglia, è un luogo simbolico per indicare l’intangibilità e la reale presenza di Dio e, allo stesso tempo, il cuore dell’uomo, sede in cui si rivela la misteriosa presenza divina. L’edificio ecclesiastico tradizionale dispone i suoi elementi in modo armonioso fino a condurre a questo culmine altamente significativo: il santuario. Non è un caso che anche nella tradizione latina antica, quella pre-tridentina, il santuario fosse velato e nascosto agli sguardi: solo Dio legge nel santuario del cuore umano e solo un cuore purificato può entrare nel santuario di Dio. In questa simbolica liturgica c’è un profondo ed equilibrato concetto di Dio e dell’uomo. Solo dal Rinascimento in poi, in una temperie culturale sempre più lontana dalle antiche tradizioni cristiane, il presbiterio occidentale venne spogliato dai suoi veli in modo che anche uno sguardo profano potesse, dalla navata, correre ovunque indisturbato. Ciononostante, il santuario sopravvisse e, con esso, la possibilità di mostrare gli antichi significati.

Viceversa, in questo edificio non c’è traccia di santuario. Questo non solo ribadisce l’assenza di “sacro” ma abolisce pure una simbolica che aiuta l’uomo a convergere le sue forze nella vita interiore e mistica, nel cuore. Le forze dell’uomo, dunque, si devono esclusivamente proiettare in una dimensione esteriore e sociale. Ecco dunque spiegato, utilizzando una scelta architettonica, quell’orizzontalismo al quale è stato sottomesso buona parte del mondo cattolico postconciliare.

Conlcusione
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Alla fine di questo breve commento, mi sembra evidente concludere che questo genere di edifici traggono la loro reale originalità da una scelta veramente rivoluzionaria. Come gli edifici antichi, le realizzazioni moderne utilizzano le forme esterne per infondere un’educazione. Il punto è che il genere di educazione infuso mi sembra assai differente da quello al quale si atteneva la tradizione cristiana. Davanti a questi edifici alcuni minimizzano: si tratterebbe solo di mostrare delle accentuazioni differenti, per incarnare il cristianesimo nel presente. Altri, e a mio avviso non a torto, sospettano che vi sia un taglio profondo con le radici di una tradizione cristiana che sapeva educare religiosamente con un mirabile equilibrio armonico tra l’umano e il divino.

10 commenti:

bedwere ha detto...

E` un proprio patetico vedere queste chiese degli anni 70: archeologite (la domus romana), terzomondismo, istanze sociali... Formidabili quegli anni! Mancano solo il borsello ed i pantaloni a zampa di elefante. Tutto e` destinato a sparire, ovviamente. Sparira` con esso anche il cristianesimo italiano. O e` gia` sparito?

Anonimo ha detto...

Non ho capito! E' una chiesa?

Caterina63 ha detto...

Conoscevo già la "storia" di questa Chiesa....che di per se non ha una storia, essa nasce e MUORE nel contesto NON del Concilio MA DELLO SPIRITO DEL CONCILIO attraverso il quale i desideri più reconditi della RIBELLIONE ALLA TRADIZIONE, si materializzarono...

Ed è azzeccato il titolo stesso perchè, in quegli anni, si parlava proprio di NUOVE CHIESE ALL'INSEGNA DELLA SOCIALIZZAZIONE....
non dunque Chiese per il Culto a Dio, ma chiese NUOVE che invitassero l'assemblea alla SOCIALIZZAZIONE e in questa pregare insieme...

Il famoso CATECHISMO OLANDESE divenne di fatto ciò che vediamo quale esempio di applicazione a ciò che Benedetto XVI oggi denuncia attraverso più interventi, specialmente nella Lettera alla Chiesa d'Irlanda dove dice:

Si è verificato un velocissimo cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti avversi la tradizionale adesione del popolo all'insegnamento e ai valori cattolici. Molto sovente le pratiche sacramentali e devozionali che sostengono la fede e la rendono capace di crescere, come ad esempio la frequente confessione, la preghiera quotidiana e i ritiri annuali, sono state disattese. Fu anche determinante in questo periodo la tendenza, anche da parte di sacerdoti e religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo. Il programma di rinnovamento proposto dal concilio Vaticano ii fu a volte frainteso e in verità, alla luce dei profondi cambiamenti sociali che si stavano verificando, era tutt'altro che facile valutare il modo migliore per portarlo avanti. In particolare, vi fu una tendenza, dettata da una buona intenzione ma errata, a evitare approcci penali nei confronti di situazioni canoniche irregolari.

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Si pone ora una domanda: come lo risolviamo il problema delle nuove chiese costruite SULLA FALSA INTERPRETAZIONE DEL CONCILIO?

Anonimo ha detto...

Colpevoli, sempre più colpevoli , infinitamente colpevoli i Vescovi e i commissari CEI .
Non basta che ne debbano rispondere a Dio : dovrebero essere anche obbligatoriamente e forzatamente giudicati dai tribunali degli uomini !
Sunt lacrimae rerum

Anonimo ha detto...

cosa fare delle chiese dello 'spirito del Concilio'? adibirle a ciò per cui sono state costruite: sale polifunzionali. quindi diventino palestre, sale teatrali, luoghi per feste strapaesane, saloni per 'gite fuori porta' (tipo feste dell'Unità), ecc. ecc.
Non sono mai stati templi. Non li siano in eterno: le Eucaristie si celebrano altrove. Qualora qualche 'anima bella' sia presbiterale sia episcopale (Dio non voglia) volesse agire in contrario anatema sit! Cioè sia messo in condizione di non nuocere: sollevato da ogni incarico e invitato a preghiera e penitenza, come Maciel Machado che fu un grande peccatore perché sporcaccione, così i traviatori del popolo santo di Dio avrebbero 'spazio per una fruttuosa penitenza'. Il Signore ci salvi, soprattutto nell'era prossima ventura ...

Anonimo ha detto...

Quando andai a New York, qulche lustro addietro, mi divertivo a visitare templi e chiese di ogni confessione, data la grande varietà.
Dal confronto capii una cosa: più la pratica cultuale si allontana dall'ortodossia cattolica, meno si percepisce il senso del sacro nell'edificio: San Patrizio aveva un aspetto più mistico della cattederale episcopaliana di S. Giovanni, che era comunque meglio del tempio luterano, ma al minimo della sacralità stava la "chiesa" presbiteriana: un grande cinematografo con un tavolino e una croce nuda.
Qui mi pare ancora peggio perché non c'è neppure la croce. Siamo diventati più spogli e profani dei calvinisti d'oltreoceano.

Pauli ha detto...

L'articolo sarà interessantissimo, ma non corretto. L'edificio non riflette alcun modello olandese. E' stato approvato a Roma e l'idea di fondo che anima il tutto è che è la comunità il centro fondante delle strutture. L'articolo non è corretto anche perchè l'area "sacra" esiste ed è sulla destra costituita da un imponente altare di pietra su cui domina il tabernacolo in vetro con all'interno il calice il pane. A lato la croce astile. Questo "lato sacro" come ama definirlo l'autore, può essere protetto da un separè in caso di riunioni "profane" io dire meglio non liturgiche di interesse comunitario. Infine ritengo che l'edificio della chiesa in genere serva alla liturgia, fatta da più persone (Vangelo?)non tanto per l'educazione religiosa che può essere impartita in qualunque luogo. Anche perchè non credo che si sia santi perchè siamo in luogo sacro... a meno che il sacro santifichi a priori, senza la disposizione interiore.
Questa precisazione non è voluta per spirito di polemica ma per evidenziare alcuni "dettagli" trascurati che possono indurre ad una lettura diversa dalle intenzioni, direi originali.

Anonimo ha detto...

non conosco la chiesa in esame. mi permetto di dire la mia in qualità di architetto specializzato in spazi sacri. il post è interessante ed io non intravedo una idea preconcetta dell'autore che ne delinea i tratti in modo critico. ho solo da fare un appunto circa i luoghi di preghiera. essi non educano e non devono educare. sono i luoghi della comunità che si riunisce per pregare, per testimoniare la parola ed il corpo di Cristo. Quindi non mi azzerderei in critiche così integraliste come quelle che leggo nei commenti. liturgicamente la chiesa sembra funzionale agli scopi. punterei piuttosto su l'emozione che essa può infondere. cosa di cui non parlo perchè le foto non sono e non possono essere eloquenti.

Anonimo ha detto...

Devo rispondere a chi mi dice che le mie riflessioni sono fuorvianti. Sono l'autore dell'articolo.

L'edificio della Chiesa "santa Maria Assunta" di Udine è stato costruito con l'intento PRINCIPALE di NEGARE QUALSIASI SENSO DI SACRALITA'.

Questo è stato ripetuto a più riprese. Una volta lo disse lo stesso parroco in mia presenza, mentre polemizzava con due studenti di teologia che credevano a queste cose.

Poi se volete vedere aree sacre dove non esistono siete liberi di farlo ma, a questo punto, sarete pure capaci di santificare un ladro.

Consentitemi di fare questo paragone, se non altro per farvi aprire gli occhi.

Grazie per l'attenzione.

Anonimo ha detto...

Sempre nella linea architettonica degli anni '60 e '70 troviamo uno squallido esempio di capannone fatto passare per chiesa.