lunedì 10 maggio 2010

IL SILENZIO DEI CAPPUCCINI E LE MEMORIE DI PADRE SALDUTTO


di Francesco Colafemmina

Visto che i Frati Cappuccini preferiscono il silenzio stampa, onde evitare di dare pubblicità a quanto contenuto nel mio saggio, ho deciso di rivelare pubblicamente una serie di informazioni che ritengo oltremodo utili per comprendere la nascita e lo sviluppo di quella famigerata nuova chiesa nella quale è stato rinchiuso il sarcofago dorato contenente il corpo di San Pio.

Capisco che il silenzio è spesso un'arma molto sottile ed utile. Ma non è onesto! Se i Frati Cappuccini non hanno nulla da nascondere, se credono di essere in buona fede, perché non rispondono alle mie affermazioni circostanziate? Perché non spiegano ai fedeli le ragioni per cui nel 2008 li hanno ingannati affermando che non sarebbe mai avvenuta la traslazione di San Pio quando invece era già stata decisa nel 2002? Perché non spiegano come hanno potuto spendere quasi 50 milioni di euro per realizzare una chiesa dalla forma assurda, con panche senza inginocchiatoi e croci senza crocifissi?

Confidando nel tempo che scorre silenziosamente e probabilmente nell'ingenuità dei fedeli pronti a dimenticare e condonare tutto, i Cappuccini di San Giovanni Rotondo se ne stanno in silenzio. Solo il bravo Stefano Campanella, persona che personalmente stimo, ha parlato e non lo ha neanche fatto ufficialmente, ma in una breve conversazione telefonica con Bruno Volpe. Quindi anche quella non è una risposta ufficiale! In attesa di un loro cenno, vi vorrei riportare ad un giorno di febbraio del 1997...

La chiesa di Renzo Piano è un cantiere animatissimo, ma rischia di subire uno stop da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Di che si tratta? Ebbene, San Giovanni Rotondo rientra in una zona sismica, pertanto per realizzare edifici architettonici in pietra bisogna prestare particolari accorgimenti tecnici. Che dire poi di una chiesa fatta di enormi archi di pietra? Gli archi, in quanto sistemi spingenti, costituiscono elementi di carenza strutturale per un edificio soggetto alle azioni del sisma.

Così il 13 Febbraio 1997 Renzo Piano invia un fax ai Frati Cappuccini. Leggiamo le memorie di Padre Saldutto: "Renzo Piano elenca la serie di operazioni che gli archi in pietra, pur essendo una splendida sfida ingegneristica ed architettonica, comportano: approvazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, tests, complicazioni di montaggio in cantiere, i cui tempi non solo sono lunghi, ma soprattutto sono soggetti a dilatabilità incontrollata. Dichiara espressamente che si deve cambiare: gli archi in pietra devono diventare in legno, superando le osservazioni sollevate dal Consiglio Superiore dei LL. PP. e semplificando in modo drastico il montaggio e quindi i tempi del cantiere. Parla poi di risparmio, di significato spirituale inerente all'ordine francescano, 'povertà'."(p.176).

Questo, dunque, Renzo Piano. L'architetto non solo è intellettualmente onesto sotto il profilo tecnico, ma è anche in grado di contraddire se stesso, visto che il 10 ottobre 1991 a Roma, in Curia Generale, Piano si esprimeva così, rispondendo a chi gli faceva notare che la scelta della pietra avrebbe coinciso con un eccesso di lusso: "non sono i soldi che devono preoccupare, ma preoccuparsi di finanziare un progetto fatto bene" (p.45).
Concetto ribadito il 16 marzo 1992 a San Giovanni Rotondo, quando Piano - secondo quanto riferito da Saldutto - "si difende bene, a quelli che insistevano sull'argomento 'lusso'(=pietra) risponde che l'opera fatta bene non è un lusso, ma se proprio insistono sul cemento armato, risponde con educata fermezza: 'vi dico che avete sbagliato architetto'." (p.49).

Piano, la grande archistar, nel 1997 deve fare marcia indietro. Chi potrebbe approvare al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici un'opera così ambiziosa in una zona sismica di 2a categoria (classificazione del 1984)?

Alle 17.41 di quel 13 febbraio 1997 Piano telefona a padre Saldutto e gli dice: "stiamo per prendere una decisione storica, ti prego di non sottovalutare quello che sto per dire, nè devi rispondermi subito. Giacché il Consiglio Superiore dei LL. PP. è un ostacolo troppo difficile, dobbiamo tentare in tutti i modi di non portare più il nostro progetto. Lo so perché sta capitando la stessa cosa col mio progetto dell'Auditorium di Roma. Per ottenere questo dobbiamo modificare qualcosa nel progetto della chiesa: gli archi invece di farli in pietra li facciamo in legno. La chiesa sarà bella lo stesso, anzi più bella ancora, e comunque la pietra verrà utilizzata lo stesso in tantissimi punti...".

Come risponderà padre Saldutto? Sarà preoccupato per il rischio rappresentato da una struttura in pietra in zona sismica? Sarà preoccupato per la salute dei fedeli che non dovranno rischiare, fosse pure in una remota ipotesi, di vedersi crollare addosso la chiesa?

No, padre Saldutto è preoccupato di una sola cosa: delle offerte dei fedeli!
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Sentite:

"Gli obietto che mi coglie di sorpresa, che sono confuso, per non dire stordito, e che non sono affatto in grado di dare una risposta perché spetta ai miei superiori. E come si risolvono i problemi di tanta pubblicità: 'l'offerta per una pietra', la durata nel tempo, ecc."

Piano risponde che "della pubblicità fatta non se ne importa (si fa subito a cambiare...e in meglio)". Piano concede 12 ore di tempo a Saldutto. Così questi esce dalla sua stanza e trova "nel salottino di fronte il Padre Provinciale p. Mariano Di Vito ed il segretario provinciale p. Francesco Colacelli, sempre molto attento e solerte per tutto ciò che concerne i lavori per la nuova chiesa e p. Franco Guarino." Saldutto riferisce subito il contenuto della telefonata. E come regisce il Provinciale? Almeno lui sarà preoccupato per la salute dei fedeli, per la stabilità dell'opera? Considererà l'opportunità di quella "povertà" richiamata addirittura dall'archistar Renzo Piano?

Sentiamo: "Padre Mariano esclama subito: ma che sono pazzi! e dove nascondiamo la faccia! e che costruiamo un pagliaio!". Commenta dunque Saldutto: "Sono tutti convinti che non si può, e non si deve cambiare. Noi tutti siamo distrutti per ovvi motivi: lo scadimento del progetto, la figura davanti al mondo e ai mass media, le lungaggini, ecc.".

Dunque i Frati Cappuccini erano solo interessati all'effetto mediatico che avrebbe conseguito il cambiamento strutturale. Avevano spinto così tanto sulla pietra per motivare le offerte che ora temevano una reazione dei fedeli ed una chiusura dei rubinetti... Così decidono che nonostante tutto la chiesa si farà in pietra!

Il progetto alla fine verrà comunque leggermente modificato, sarà scelto un grande esperto per effettuare i calcoli strutturali e ci si avvarrà dell'aiuto e del supporto morale dell'ingegner Angelo Balducci. Quest'ultimo, dopo aver instaurato una bella relazione d'amicizia con Saldutto (cfr. ad es. p.151, 15 maggio 1996: "al Ministero dei LL.PP. incontro l'ing. Angelo Balducci, come sempre, ci scambiamo un fraterno abbraccio. Mi porta nel suo ufficio, la conversazione è piacevolissima."), una volta trasferito dalla Commissione che curava il progetto, assicura a Saldutto che "continuerà a seguire personalmente il nostro problema" (p.151).
Infatti, prima della discussione finale del progetto modificato dopo quel turbolento febbraio del 1997, nel luglio dello stesso anno chi viene contattato per partecipare all'Assemblea Generale del Consiglio Superiore LL. PP.? Chiaro, no? Angelo Balducci. Anzi, Saldutto specifica: "lo convinco pure a partecipare all'assemblea del 31 p.v. anche se deve affrontare un lungo viaggio. Arriva da Creta: lo farà volentieri".

Chissà come mai Balducci interrompe le proprie vacanze cretesi per correre a Roma in occasione della discussione del progetto dei frati. Tanto più che non aveva un ruolo esplicito nella vicenda. Padre Saldutto non lo spiega nei suoi diari e anche noi siamo costretti a prendere semplicemente atto di questo volonteroso impegno di Balducci.

Aggiungo una piccola nota di colore: nel 1994 Padre Saldutto è chiamato a testimoniare nell'ambito del processo per il fallimento della Fincredit, una finanziaria di Campobasso. Padre Saldutto confesserà di aver consegnato "ingenuamente" al titolare della finanziaria, Nicola Avornia, circa 6 miliardi di lire costituiti da offerte dei fedeli per la nuova chiesa. Questi 6 miliardi scompaiono con il crack della finanziaria.

Nonostante tutto Padre Saldutto viene "perdonato" dai confratelli e continua a gestire la realizzazione della nuova chiesa sino al 2004, anno della sua consacrazione. I brani sono tratti dal suo diario pubblicato nel 2008 dalle Edizioni San Pio da Pietrelcina e dal titolo "Bella come il Paradiso. Grande come il mare.".

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Francesco, una domanda: finché era in carica il Vescovo D'Ambrosio lui era il delegato della Santa Sede alle Opere di Padre Pio (in sostanza colui che gestiva la cassa delle offerte) adesso che questa figura del Delegato non è stata riproposta dalla Santa Sede, chi è praticamente che gestisce l'Opera di Padre Pio, e quindi le offerte?
Grrazie!

evergreen ha detto...

Ma questo Ing. Balducci, questo Gentiluomo del Papa lo si trova dappertutto?

Anonimo ha detto...

Resto senza parole. Ottimo Francesco.
Però..., il suo libro non arriva ancora e la mia libreria di fiducia a Roma lo attende ancora, che succede?
Roberto C.

Caterina63 ha detto...

Francesco....ho deciso....mollo la SIGNORA IN GIALLO e ti seguirò in questa nuova serie di gialli reali....^__^

Battute a parte volevo chiederti una cosa tanto per capire se sto leggendo anche attentamente il tuo libro:
padre Saldutto, quando scrisse questi "diari", le memorie per intenderci, comprendeva la gravità degli avvenimenti o riportava solamente una cronaca? cioè, che sensazione ne traeva da ciò che viveva e tramandava?

^__^