venerdì 28 maggio 2010

MINISTRI DELLA PAROLA E ARTE ORATORIA: UNA TRADIZIONE DA RISCOPRIRE


di don Matteo Malgioglio

A poche settimane dalla chiusura dell’Anno Sacerdotale, quando è ormai tempo di bilanci, vorremmo riflettere, ancora una volta, sul posto che occupa nella vita del presbitero il ministero della Parola, e con quali strumenti essa possa essere annunciata più efficacemente agli uomini del nostro tempo.

Nella celebrazione di quest’Anno Sacerdotale, indetto da Papa Benedetto XVI per «promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi», è stato dato ampio risalto alla centralità dell’Eucaristia e del sacramento della riconciliazione nel ministero dei sacerdoti, e molto si è detto anche sul valore della castità vissuta nel celibato. Ci chiediamo tuttavia se, in rapporto alla riflessione su queste importanti dimensioni della vita dei presbiteri, sia stata dedicata la stessa attenzione anche al ministero dell’annuncio del Vangelo, che il decreto Presbyterorum Ordinis chiama il “primo dovere” di ogni sacerdote.

Il ministero della Parola esercitato dalla Chiesa – ci dice il Direttorio Generale per la Catechesi – può assumere funzioni e forme diverse, come la chiamata alla fede o primo annuncio, la catechesi battesimale, la catechesi permanente, la stessa teologia, e la celebrazione liturgica, nella quale un ruolo eminente riveste l’omelia. Ed è infatti su questa speciale forma di annuncio della Parola – propria del ministro ordinato – che focalizziamo adesso l’attenzione.

Poiché l’annuncio della Parola non è soltanto una comunicazione di verità, di dottrine e di precetti etici, come sottolinea l’instrumentum laboris del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, ma una esperienza della potenza e della grazia di Dio, in cui si realizza una personale e comunitaria celebrazione dell’alleanza con Dio, il luogo privilegiato per l’esercizio del ministero della Parola è senza dubbio l’Eucaristia.

Non bisogna dimenticare, infatti, che ancora oggi l’Eucaristia domenicale, «mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo» (Dei Verbum, 21), è per la maggior parte dei cristiani l’unico momento di incontro sacramentale col Signore. Pertanto, ogni sacerdote dovrebbe impegnarsi con cura affinché questa preziosa – e spesso unica – occasione di annuncio non vada sprecata (si pensi soltanto alla celebrazione di matrimoni, funerali, ecc., in cui è possibile rivolgersi anche a uomini normalmente estranei alla vita di fede).

Tuttavia – come ben sappiamo – l’attività della predicazione omiletica svolta dai sacerdoti spesso non produce i risultati sperati, e non di rado lascia anche una profonda insoddisfazione tra i fedeli. A tal proposito, lo stesso Papa Benedetto XVI ha richiamato, nella Sacramentum Caritatis, alla necessità di migliorare la “qualità” di questo importante momento della celebrazione liturgica, che ha il compito di favorire una più piena comprensione della Parola di Dio, e di renderla più efficace nella vita dei fedeli.

Quali strategie comunicative e quali strumenti, dunque, usare oggi, affinché la predicazione possa essere, per l’azione dello Spirito, un’efficace e fruttuosa occasione d’incontro salvifico col Dio rivelato in Gesù Cristo?

In ambito ecclesiale, in questi ultimi anni, si sta sviluppando – anche mediante eventi e giornate dedicate – una speciale attenzione all’enorme contributo che le scienze della comunicazione possono offrire all’azione pastorale. A questa nuova attenzione verso i mezzi e le strategie della comunicazione si aggiunge, inoltre, la ripresa di un interesse verso le scienze del linguaggio e la loro applicazione nei processi comunicativi. Pertanto, grazie a tutti questi impulsi, da più parti si torna a parlare dell’uso dell’“arte del comunicare”, conosciuta sin dall’antichità come oratoria o rhetorica, anche nell’ufficio sacerdotale della predicazione.

Coltivata dagli autori biblici e dai predicatori di ogni tempo, anche ai nostri giorni questa disciplina del linguaggio potrebbe contribuire non poco all’efficacia dell’evento comunicativo in atto nell’annuncio. Quando, infatti, la Parola viene annunciata con sobrietà di forme, ordine e chiarezza di contenuti, probabilmente può attirare con più facilità l’attenzione del destinatario, soprattutto se chi parla possiede uno stile gradevole, amabile e gioioso di porsi agli altri, atteggiamenti che, del resto, in un prete non dovrebbero mai mancare.

L’esercizio del ministero della Parola, inoltre, sarà tanto più fruttuoso quanto più nutrito di Sacra Scrittura. Pertanto, al sacerdote è richiesta una profonda conoscenza della Bibbia, che deve essere l’anima della predicazione liturgica e catechetica, sia dal punto di vista dei contenuti che della metodologia.

Oggi nell’esegesi biblica hanno assunto una particolare rilevanza i metodi letterari. Sviluppati nell’ambito delle scienze umane, i metodi dell’analisi retorica, narrativa, semiotica, pragmatica, ecc. favoriscono efficacemente una maggiore intelligenza della Parola, per la capacità di far risaltare l’aspetto “comunicativo” e “performativo” del testo sacro, quale appello rivolto al lettore o ascoltatore a lasciarsi coinvolgere in un nuovo orizzonte di valori, che è la vita di fede. Questi metodi, infatti, analizzano i modi di “comunicare” e di “significare” propri dei racconti biblici.

In risposta a queste esigenze, negli ultimi anni, dall’Episcopato è stato proposto di elaborare un Direttorio sull’omelia, istituire corsi di omiletica nei Seminari, e pensare a una formazione più mirata a migliorare le “competenze” del sacerdote in questo fondamentale ambito del ministero.

Speriamo, dunque, che queste e altre proposte possano trovare nuova considerazione, e forme concrete di applicazione, anche grazie allo straordinario impulso dell’Anno Sacerdotale.

Come ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI, in occasione del 40° anniversario del decreto conciliare Ad Gentes: «l’annuncio e la testimonianza del Vangelo sono il primo servizio che i cristiani possono rendere a ogni persona e all’intero genere umano, chiamati come sono a comunicare a tutti l’amore di Dio, che si è manifestato in pienezza nell’unico Redentore del mondo, Gesù Cristo». E se ciò è vero per ogni battezzato, deve esserlo ancor più per tutti i sacerdoti.

13 commenti:

Maria ha detto...

Una cosa che noto nelle omelie (molto spesso) è che si faccia parecchio "autoreferenzialismo" e poca condivisione di un patrimonio comune.
Non che non possa andare anche bene, per carità, il Signore illumina tutti e ogni pensiero (fosse anche del prete appena ordinato!), se veramente è una luce che arriva da Dio, può essere fruttuosamente seminata.
Ma, mi chiedo, se nella storia della Chiesa ci sono stati grandi predicatori che, pur essendo stati fini teologi e Santi, hanno fatto molte volte ricorso al patrimonio dei Padri, nonché di altri Santi, come mai, oggi, questo "baule" dalle infinite ricchezze, non viene aperto quasi mai?
Idem per il Magistero, che si menziona una tantum (se va bene), da me, quasi mai.
Non parliamo poi di una cosa ancora più basilare: il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Roba da topi di biblioteca, non da omelia.
Non so, a me piacciono e gusto anche le omelie in cui c'è molto del vissuto del singolo sacerdote, le sue riflessioni, la sua esperienza; ma troverei più "completo" (e più stimolante, sotto vari aspetti) arricchire il tutto (facendone davvero anche un momento di catechesi), con l'esperienza della Chiesa bimillenaria, che si è espressa e si esprime negli scritti dei Santi, nel Catechismo, nel magistero...
Altrimenti diventa (in qualche caso), una bella "confessione" di confidenze, ma che rischia di battere sempre sullo stesso tasto, a seconda della sensibilità e del particolare vissuto di chi predica.
Ovviamente, nel corso dell'anno sacerdotale (almeno da me) non è cambiato nulla! (e lo ammetto con dispiacere)

Caterina63 ha detto...

Francesco, ti ho inviato una email, ma forse non l'hai ricevuta ^__^ ti mando qui l'allegato che ti avevo mandato:

....vi invito a fare vostro questo comunicato...
il pdf LO POTRETE SCARICARE DA QUI...
http://it.gloria.tv/?media=77553




Caro Amici, Vi trasmetto l'invito a partecipare a un convegno teologico che si terrà a San Marino il 12 giugno.
P.Giovanni Cavalcoli, OP

Centro Culturale Vera Lux - Bologna

Fin dalle origini la Chiesa ha sempre vissuto sofferenze e ostilità provenienti sia dal suo interno che dall’esterno, ma ha potuto contare sulla presenza di “sentinelle” che, per grazia di Dio, hanno saputo illuminarla su pericoli e rischi. Anche oggi non mancano le difficoltà e la barca di Pietro può contare innanzitutto sul suo timoniere, il Santo Padre Benedetto XVI, che con grande lungimiranza e profondità di insegnamento, la guida tra le tempeste che vorrebbero farla naufragare.
“Grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia.” (Benedetto XVI, Udienza del 10/3/2010).

Alla luce di questa “ermeneutica della continuità” è stato organizzato un incontro di studio sul tema “Passione della Chiesa. Amerio e altre vigili sentinelle”.

L’opera del teologo Romano Amerio (1905-1997) - “Iota Unum. Studio sulle variazioni della Chiesa Cattolica nel secolo XX” - propone una articolata indagine sul tormentato periodo post-conciliare e non a caso si chiude con queste parole: «Custos quid de nocte?» («Sentinella, che notizie porti della notte?») (Isaia 21, 11).

A partire da una analisi condotta da Don Nicola Bux sull’attuale situazione dottrinaria, il convegno si propone di ascoltare la voce di alcune “sentinelle” tra cui appunto lo stesso Amerio, il Servo di Dio Padre Tomas Tyn O.P. e, infine, Joseph Ratzinger Benedetto XVI.
Le riflessioni su Romano Amerio e P.Tyn saranno condotte rispettivamente dal Prof. Matteo D’Amico e da P. Giovanni Cavalcoli O.P., postulatore della Causa di beatificazione del frate cecoslovacco morto nel 1990.
La giornata di studi sarà presieduta da S.E. Mons. Luigi Negri Vescovo di S.Marino-Montefeltro che condurrà la riflessione finale sulla figura di Joseph Ratzinger Benedetto XVI.

In allegato l'invito a partecipare.

Cordiali saluti

Centro Culturale Vera Lux



--
Padre Giovanni Cavalcoli, OP
Convento di San Domenico,
Piazza San Domenico 13,
40124 Bologna
Tel. 051.6400418 - 051.6400411
Cell. 334.7803456
email: padrecavalcoli@gmail.com
www.studiodomenicano.com
www.arpato.org
http://arpatoblog.wordpress.com/

Caterina63 ha detto...

Concordo con Maria....tra l'altro, di recente, si sta svegliando nei Vescovi (grazie a Dio) la coscienza di condannare pubblicamente quelle omelie per i Defunto, cioè durante un funerale, in cui si fa L'ELOGIO DEL MORTO...trascurando completamente il suo essere divenuto qualcosa di eterno nel Bene o nel male...questo poi spetta Dio deciderlo, ma si va li, al funerale PER PREGARE PER QUELL'ANIMA, NON PER ELOGIARLA...

Diverso è per i funerali così detti Di Stato, dove è logico dover elogiare l'atto eroico di chi è morto per la Pace e che è un segno tangibile per il Paese in lutto: dei soldati hanno dato la vita perchè tu potessi vivere meglio...

Diceva a ragione padre Tomas Tyn o.p.
" Vedete io non racconto volentieri storie concrete della vita vissuta, questo stile strano, fa un po’ parte dello stile postconciliare, così detto stile pastorale, non dottrinale, quindi si raccontano fatti particolari, la propria esperienza, non lo faccio volentieri, sia perché penso che la mia esperienza sia poco rilevante, sia perché penso che anche se fosse rilevante, è difficile comunicarla, perché ciò che si vive, lo si vive sempre individualmente.

Tuttavia per dare un po’ un’idea del mio impatto con i testi conciliari, è accaduto un po’ così. "


^__^ qui trovate il resto:
http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=8767016&a=2#last

Maria ha detto...

E' vero Caterina, ma, almeno da me, la questione "omelia sul defunto", non è stata risolta dal Vescovo, ma dal nuovo parroco, che ha cambiato rotta. Ormai i funerali erano diventati (passatemi il termine) piccoli "show": qualcuno si portava pure il suonatore di violino!
Fare l'elogio del caro estinto, svilisce quella che è la "funzione" (ed anche la sostanza) di un'omelia, in quel caso poi, calata in una Messa "particolare".
A mio avviso, lo stesso svilimento c'è anche quando ci si appunta troppo su fatti di cronaca (locale o nazionale), senza badare ai giusti riferimenti "religiosi".
Mi pare che in quei casi si faccia molto bega di paese (o molto "sociale") e poca spiritualità...

Caterina63 ha detto...

Cara Maria....basti pensare, grazie all'aiuto anche di Francesco qui attraverso i suoi articoli, che tutto combacia:
-povertà nelle Chiesa
-povertà nella Liturgia
-povertà nella fede
-povertà NEI FRUTTI
-povertà nelle conversioni
-povertà NELLE VOCAZIONI (la nostra parrocchia ATTIVISSIMA, 5mila fedeli, circa 80 Prime Comunioni all'anno, circa 40 (la metà) di Cresime all'anno pochi matrimoni, pochi battesimi ENESSUNA VOCAZIONE DA DIECI ANNI)

ecc.. ecc...ecc...
è ovvio che non era questa la povertà evangelica richiesta dal Cristo :-(
piuttosto ha VINTO, a quanto pare, la povertà tanto cantata dal '68 e dai modernisti:
- vogliamo una chiesa POVERA
- vogliamo preti POVERI
- vogliamo chiese meno arricchite
- vogliamo semplicità NEI RITI
....

eccoli i risultati di questa povertà, ovviamente le omelie non fanno altro che seguire questo standart DI POVERTA' sbagliata...

;-)

Andrea ha detto...

Una parola per Maria e una per Caterina:
Cara Maria, il "baule" dalle infinite ricchezze non viene aperto quasi mai perché, oltre alla tragica presunzione di essere arrivati solo noi (cristiani nati dopo il 1940 circa) all'"età di ragione", c'è proprio un disprezzo per l'aspetto "economico" della Salvezza. In Is 55,1 il Signore dice di comprare da Lui, SENZA PAGARE, ciò che ci NUTRE. Invece l'uomo di oggi ("borghese",come dicevo altre volte) vuole commerciare tutto tramite il denaro, e muore di fame e di sete spirituali perché non avverte il richiamo divino ad accogliere il Dono. Quindi non gli interessano neppure i doni che altri hanno accolto e accolgono.
Cara Caterina, la questione del "panegirico del defunto" (anche questa di marca protestantica) è importantissima.
L'uso della retta ragione ci dice una cosa semplicissima: tutti sono peccatori- Cristo è vicinissimo, appena dietro la soglia della morte, ma lontanissimo perché è il solo Giusto- dobbiamo pregare con fiducia per il defunto. Credo che esistesse un esplicito divieto di parlare del defunto all'omelia, ma non ne sono sicuro.
Un'ultima nota sul secondo intervento di Maria: la mentalità del prete "aggiornato" anni '80 e '90 era: posso raccontre per la millesima volta ai fedeli, poniamo, le nozze di Cana? Saranno molto più interessati nel sentir commentare la crisi economica. Oggi, Deo gratias, le cose stanno migliorando

Caterina63 ha detto...

Confesso, caro Andrea, che sono stata per certi versi fortunata...qui il mio parroco (ma solo lui) fa delle prediche ECCEZIONALI...dottrinali e catechetiche...
Prende un punto dal Vangelo lo analizza associandolo alle altre Letture e naturalmente al perchè la Chiesa insegna questo "si e questo no"...
Non mi stancherei mai di ascoltarlo ^__^

ma proprio per questo noto di più la differenza con altre omelie VUOTE o troppo PIENE DI SE...
l'arte dell'oratoria è stata modificata come "l'arte celebrandi" ;-)
spesso il sacerdote diventato PROTAGONISTA nella Messa, non poteva far altro che predicare anche se stesso nell'omelia SPESSO PREDICANDO LE SUE OPINIONI...così come è accaduto anche nei confessionali...(denuncia questa fatta da Giovanni Paolo II)

Siamo in una società culturalmente avviata alla crisi di identità e per questo all'elevazione del PROPRIO "IO", il Papa l'ha chiamata "dittatura del relativismo e dell'individualismo" ed è ovvio che tutto ciò si riflette anche nell'oratoria e produce frutti di divisioni...

Il Sacerdote deve ritornare a predicare DIO e a gestire l'oratoria SECONDO L'INSEGNAMENTO DELLA MADRE E DELLA SPOSA, LA CHIESA...la famosa Mater et Magistra di Giovanni XXIII così accantonata...

;-)

Buona Festa della Santissima Trinità Gloriosa!

Andrea ha detto...

Grazie, cara Caterina.
E' molto bello che la S.Messa diventi davvero "mensa della Parola di vita eterna", oltre che dell'Eucarestia.
Sai meglio di me che la radice degli sbandamenti contemporanei è il FIDEISMO, anche del Clero: non importa ciò che Dio ci offre e ci chiede, importa il fatto che IO ho fede in Lui... non importa la fede sponsale della Chiesa, importa (terribile bestemmia) la MIA VERITA'.
Mille auguri

Caterina63 ha detto...

Ci vengono incontro anche queste riflessioni:

CITTA’ DEL VATICANO - Anche il sacerdozio può essere un mestiere logorante psicologicamente e anche i preti possono vivere il 'burnout', la sindrome da stress che colpisce i lavori che comportano uno stretto contatto con persone bisognose di aiuto.

E' l'allarme lanciato dall'Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), il Cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, Presidente di ‘Caritas International’. "Se i preti non riescono a recuperare nella profondità del proprio sé individuale le energie necessarie, rischiano di entrare nel vortice delle cose da fare, fino a sentirsi stressati e svuotati emotivamente: è una sindrome che va al di là della singola stanchezza o dello specifico malessere, e può diventare una vera e propria nevrosi pastorale", afferma il noto porporato hondureno.

"Tutto questo, se non è equilibrato con una sana vita interiore, può far emergere un senso d'insicurezza o di inadeguatezza, oppure dalla paura di fallire o di sentirsi giudicati, perdendo così di vista il significato stesso del loro lavoro". Per questo, afferma Maradiaga, "occorre che alimentino una costante attenzione a se stessi, ai propri bisogni umani e psicologici.

Ma anche una costante attenzione a Colui che li chiama a farsi servi, Gesù buon Pastore, che conosce a tal punto le disponibilità e i limiti di ciascuno da poter rivolgere al momento opportuno l'invito salutare: Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un poco".

Andrea ha detto...

Una nota all'ultimo intervento di Caterina:
-in termini filosofici: non si può dare ciò che non si ha. Se il prete non ha una salda ricchezza interiore, come può darla?
-in termini sociologici: ci aspettiamo di "mettere a posto" questo mondo ? In tal caso, l'amara delusione è sicura
-in termini ecclesiologici: il ministero apostolico non è quello delle "mense", ma quello della Parola e della preghiera: At 6, 2-4
-in termini teologici: Cristo si fa "prossimo" a ciascuno per salvarlo (in nuce oggi, in modo sovrabbondante dopo la morte) non per "buonismo", ma per scacciare con la forza il Demonio, che si era istallato nel mondo come "a casa sua" (Lc 11, 20-23). Così proclama nel mondo i DIRITTI DI DIO, da cui discendono subito beni temporali ed eterni per l'uomo

Maria ha detto...

In merito alla prima nota di Andrea, rispondo con quello che diceva Santa Teresa d'Avila, sui confessori: non potendone avere uno che sia dotto e santo, è preferibile il dotto al santo non dotto.
Sembra un assurdo, ma il paradosso essenzialmente si spiega in maniera semplice: tralasciando i casi di santità arricchite da particolari carismi, un sacerdote santo, confessore o omileta, potrebbe anche non saper comunicare niente, anche a livello di sostanza. E lascerebbe l'uditorio tremendamente "povero".
Un sacerdote dotto, anche ammesso che poi non fosse santo, basterebbe che citasse quello che hanno detto grandi Santi prima di lui, e potrebbe (non con la santità di vita, ma con le ricchezze di Santi),essere in grado di "accendere" l'animo dei fedeli.

Caterina63 ha detto...

Caro Andrea l'ultima nota non dovevi farla a me ma all'autore del breve che ho postato e che naturalmente condivido e che è un vescovo....e per una volta che un Arcivescovo dice cose giuste, sottolineamole...^__^

- in termini filosofici: se il prete non ha ricchezza interiore, ed è infatti questo l'allarme del Pontefice che non a caso ha indetto questo Anno Sacerdotale, deve trovarla a tutti i costi IN GINOCCHIO DAVANTI ALL'EUCARESTIA, non c'è altra scelta e la soluzione non può essere la resa...

- in termini sociologici è assolutamente errato pensato che stiamo facendo tutto questo per salvare il mondo! Piuttosto parliamo di salvare le anime nostre e quelle degli altri, Gesù dice PERSEVERATE NELLA FEDE, andate e predicate...e non dice "andate e salvate il mondo"...

- in termi ecclesiologici non c'è solo il passo di Atti ma anche Giovanni capitolo 6 ;-)

- in termini teologici Cristo affida ai Suoi Ministri l'Amministrazione dei suoi Beni che sono i Sacramenti, non a caso Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis dice testualmente che "la Chiesa vive e si nutre dei sette Sacramenti"...

Il prete è l'Alter Christi!
il guaio e il danno lo abbiamo nel momento in cui il prete dimentica questo e agisce in propria persona, ed è questo che sta avvenendo da 40 anni a questa parte a tutti i livelli...

^__^

Andrea ha detto...

Cara Maria (19.31), al tempo di S.Teresa, il Clero era dotto in campo ecclesiale, e quindi poteva amministrare i "tesori della Chiesa". Oggi un certo Clero corre dietro alla "scienza" del mondo, e disprezza gli stessi tesori. Di conseguenza penso che oggi S.Teresa preferirebbe (in molti casi) un confessore santo e non "dotto" - in altre parole, che non leggesse "La Repubblica" e gli ultimi libri di menzogne scientiste.
Buona giornata !