lunedì 24 maggio 2010

SUL PECCATO NELLA CHIESA


di Francesco Colafemmina

Ci si domanda da più parti se sia opportuno o meno parlare del peccato nella Chiesa. Se sia opportuno o meno indagarne le ragioni, esporne le manifestazioni. Ciò costituisce un detrimento, una minaccia per la Chiesa? E' in definitiva un male? Sarebbero preferibili il silenzio e la preghiera?

Per rispondere con i miei limiti a queste osservazioni, credo sia opportuno cominciare da un punto fondamentale: i peccati non sono "della Chiesa" ma, al massimo, attribuibili ad "uomini di Chiesa". Non si tratta, infatti, di peccati collettivi, ma di singoli peccati che possono accomunare alcuni membri della gerarchia ecclesiastica. Ciò facilita notevolmente l'approccio al problema. E' infatti innegabile che la Chiesa, come divina istituzione, sia Santa. Ma la Chiesa è composta anche da peccatori. Sbaglia, però, chi crede nella trasmissione del peccato - quasi per osmosi - dal peccatore all'istituzione divina, spesso ricorrendo all'improvvida interpretazione del "casta meretrix" di Sant'Ambrogio onde riconoscere nella Chiesa una duplice e ossimorica connotazione morale. Il peccato è infatti un atto personale, frutto del libero arbitrio che Dio ci ha donato. Il vero problema è però la "cooperazione" al peccato, ossia, secondo il Catechismo (n.1868) : "la responsabilità nei peccati commessi dagli altri, quando vi cooperiamo prendendovi parte direttamente e volontariamente;— comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli;— non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo;— proteggendo coloro che commettono il male."

In questo senso anche gli uomini di Chiesa hanno profonde responsabilità. E queste responsabilità non sono schermate da alcun tipo di immunità, giacché essi sono uomini come noi, deboli ed esposti al peccato. Quando però gli uomini di Chiesa cooperano al peccato di altri chierici, non solo si rendono cooperatori del peccato ma diffusori di scandalo, secondo quanto sancito dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n.2285: "Lo scandalo assume una gravità particolare a motivo dell'autorità di coloro che lo causano o della debolezza di coloro che lo subiscono. Ha ispirato a nostro Signore questa maledizione: « Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli, [...] sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare » (Mt 18,6). Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri. Gesù lo rimprovera agli scribi e ai farisei: li paragona a lupi rapaci in veste di pecore."

Ecco quindi spiegate, a mio parere, le ragioni per le quali ha un senso parlare anche dei peccati volgarmente detti "della Chiesa", ossia di quei peccati commessi dalle gerarchie ecclesiastiche. Parlarne dovrebbe avere pertanto una doppia funzione:

1) esortare alla preghiera l'intero Corpo Mistico: solo con la preghiera si combatte il peccato e la tentazione. Con la preghiera si intercede per i peccatori ed i persecutori della Chiesa (interni ed esterni). Con la preghiera infine ci si mette "in comunicazione" con il Signore: l'intero Corpo Mistico è così pervaso da quest'univoco movimento verso Cristo, origine e fine della sua esistenza.

2) esortare gli uomini di Chiesa a non perseverare nel peccato e ad essere più degnamente conformi alla loro autorità e al loro insegnamento: solo attraverso la coerenza e il senso della responsabilità si evitano gli scandali e si è fedeli al proprio ministero.

Non credo si debba aver timore nell'affrontare queste problematiche, e soprattutto non credo sia opportuno temere la strumentalizzazione anticristiana di coloro che affrontano gli scandali degli uomini di Chiesa. Perché due sono le strade: o tacere tollerando o peggio maldestramente giustificando gli scandali, o parlare con retta intenzione delle ragioni alla radice degli scandali onde l'innesto che non dà frutto sia reciso e sostituito da innesti fruttuosi per la Chiesa di Cristo. Le vie di mezzo non sono concesse perché riuscirebbero ambigue o compromissorie. Il peccato e lo scandalo, infatti, o ci sono o non ci sono. Tollerarli fino a quando non esplodono significa soltanto aggravarne il carico malefico. Se invece ne spieghiamo le ragioni, se, soprattutto, attraverso testimonianze autentiche e grazie all'indirizzo che il Sommo Pontefice ci offre, riusciamo a intravvedere le vie attraverso le quali il male si è insinuato nel seno della Chiesa, potremo ritrovare le energie e la forza per sconfiggerlo o per lo meno ridurne la portata, evitando gli scandali futuri.

E' vero, d'altra parte, che Cristo affermò che "è necessario che avvengano gli scandali" ma è altrettanto necessario leggere per intero il passo evangelico da cui è tratta questa frase usata spesso per minimizzare o banalizzare gli scandali: " 6 ῝Ος δ᾿ ἂν σκανδαλίσῃ ἕνα τῶν μικρῶν τούτων τῶν πιστευόντων εἰς ἐμέ, συμφέρει αὐτῷ ἵνα κρεμασθῇ μύλος ὀνικὸς εἰς τὸν τράχηλον αὐτοῦ καὶ καταποντισθῇ ἐν τῷ πελάγει τῆς θαλάσσης. 7 Οὐαὶ τῷ κόσμῳ ἀπὸ τῶν σκανδάλων· ἀνάγκη γάρ ἐστιν ἐλθεῖν τὰ σκάνδαλα· πλὴν οὐαὶ τῷ ἀνθρώπῳ ἐκείνῳ δι᾿ οὗ τὸ σκάνδαλον ἔρχεται. 8 εἰ δὲ ἡ χείρ σου ἢ ὁ πούς σου σκανδαλίζει σε, ἔκκοψον αὐτὰ καὶ βάλε ἀπὸ σοῦ· καλόν σοί ἐστιν εἰσελθεῖν εἰς τὴν ζωὴν χωλὸν ἢ κυλλόν, ἢ δύο χεῖρας ἢ δύο πόδας ἔχοντα βληθῆναι εἰς τὸ πῦρ τὸ αἰώνιον. 9 καὶ εἰ ὁ ὀφθαλμός σου σκανδαλίζει σε, ἔξελε αὐτὸν καὶ βάλε ἀπὸ σοῦ· καλόν σοί ἐστι μονόφθαλμον εἰς τὴν ζωὴν εἰσελθεῖν, ἢ δύο ὀφθαλμοὺς ἔχοντα βληθῆναι εἰς τὴν γέενναν τοῦ πυρός. 10 ῾Ορᾶτε μὴ καταφρονήσητε ἑνὸς τῶν μικρῶν τούτων· λέγω γὰρ ὑμῖν ὅτι οἱ ἄγγελοι αὐτῶν ἐν οὐρανοῖς διὰ παντὸς βλέπουσι τὸ πρόσωπον τοῦ πατρός μου τοῦ ἐν οὐρανοῖς. 11 ἦλθε γὰρ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου σῶσαι τὸ ἀπολωλός."

"Perché chi dovesse scandalizzare uno di questi piccoli che credono in me, conviene che gli si appenda una mola da asino al collo e lo si affoghi nell'abisso del mare. Guai al mondo per gli scandali: è necessario che gli scandali avvengano, ma guai a quell'uomo per mezzo del quale avviene lo scandalo. Se la tua mano o il tuo piede ti scandalizza, tagliali e gettali via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che, avendo due mani e due piedi, essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti scandalizza, strappatelo via e gettalo lontano da te: è meglio per te entrare nella vita con un solo occhio che avendo due occhi essere gettato nella Geenna del fuoco. Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli: infatti vi dico che i loro angeli nel cielo per sempre guardano il volto del Padre mio nel cielo. Venne infatti il figlio dell'uomo a salvare ciò che è perduto" (Matteo 18,6-11).

Detto ciò, è evidente che nessuno di noi ha l'autorità morale per giudicare alcun peccatore. Ciascuno di noi è vittima del peccato e la Chiesa, pur Santa, non è fatta di santi, bensì di peccatori. Ciò che però possiamo fare è semplicemente criticare e ragionare su quelle "strutture del peccato" le cui radici permangono nei peccati personali dei singoli, ma i cui frutti negativi sono autentico veleno per la comunità cristiana e per il Corpo Mistico di Cristo. Recidere le "strutture del peccato" interne alle gerarchie ecclesiastiche, estirparne le radici profonde identificabili con l'attaccamento ai beni materiali e l'amore per il potere in sè, sono delle necessità già individuate chiaramente dal Santo Padre. Se noi fedeli prendiamo coscienza sia del male sia del suo farmaco credo che la Chiesa tutta non potrà che trarne un vivificante e sincero giovamento. Tanto più che il male oggi affiorante nella Chiesa rimanda a ragioni storiche contingenti, ad un "modello" di Chiesa gerarchica ormai evidentemente fallimentare: quel modello che ha voluto per anni imporre alla Chiesa e al clero una totale dedizione al mondo. La mondanizzazione e la desacralizzazione sono state bacini di coltura di quella "struttura del peccato" radicata in pochi chierici, ma tollerata nella sua crescente metastasi anche dagli alti ranghi della gerarchia. L'importante è comunque non fermarsi dinanzi all'evidenza dello scandalo, non farsene travolgere, ma essere noi a travolgerlo con la preghiera, a sgonfiarlo attraverso la ragione, ad annientarlo con la giustizia. Non è forse questo un modo per facilitare l'opera di purificazione della Chiesa che il Santo Padre ha intrapreso, nonostante le tante pressioni e le costanti ostilità di una cospicua parte di sacerdoti, Vescovi e Cardinali?

16 commenti:

Piero61 ha detto...

Buonasera a tutti
questo articolo è molto bello e, significativo, fa il paio con un'altro che, ho letto oggi su effedieffe.
Questo scritto porta a riflettere, a pensare, a fugare dubbi, a ritrovare certezze.
Certezze che in un Cattolico e, non in un "cattolico adulto" non dovrebbero mai vacillare.
Che cosa differenzia molti ecclesiastici post-conciliari dai vari Casini, Fini, Bersani, Berlusconi, Diliberto, Vendola eccetera? Nulla.
Non posso io, comune mortale, dare soluzioni o ancor peggio, consigli al Papa, però se avessimo un segnale forte di questo genere: scomunica immediata ai Martini, Gallo, Tettamanzi a quel sacerdote(?) genovese che dal pulpito della sua Parrocchia ha vomitato insulti nei confronti di alcuni nostri militari morti in Medio Oriente e, eliminazione totale degli esiti nefasti del CVII, forse rimarremmo in pochi, ma saremo sulla retta via.
Buonanotte a tutti
Piero e famiglia

ragion per cui ha detto...

Veramente bello il suo articolo dott. Colafemmina, bello e estremamente veritiero.

Grazie!

A dire la verità non si sbaglia mai ed è grandemente meritorio. E' così che si dimostra di amare la Chiesa solo così. Il resto sono chiacchiere e depistaggi.

Andrea ha detto...

Una nota, caro Francesco: io direi piuttosto, parlando di mentalità anni '60 e '70, "mondanizzazione e SACRALIZZAZIONE". Fino agli anni del post-Concilio, nessuno avrebbe chiamato il suo parroco un "SACERDOTE": era il "prete" del paese o del quartiere. Peppone parlava con don Camillo "da uomo a prete" - i pretini dell'epoca vollero diventare "sacerdoti", gettarono la tonaca e il clergyman e a volte, anziché "uomini", divennero "omini-sessuali" !

Anonimo ha detto...

magari non c'entra niente e non vorrei ricordare "la cacciata dei mercanti" >
http://santaruina.splinder.com/post/18663440
...ma:
"questo week-end è fallita la Cassa di Risparmio "CajaSur".
"Cajasur è controllata dalla Chiesa Cattolica di Roma"
http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2010/05/questa-me-lero-persa-in-spagna-questo.html

m

Maria ha detto...

Sono pienamente d'accordo con te, ma credo che occorra veramente molta prudenza nell'affrontare certe tematiche, e anche quella che potremmo definire (un pò "superficialmente", delicatezza).
Tu hai trattato l'argomento senza infierire, rammentando che il primo fine di questo discorso, sia di indurre maggiormente alla preghiera, di emendarsi da certi comportamenti...e anche ricordando la principale distinzione fra peccato nella Chiesa e "della" Chiesa. Trovo che sia una riflessione interessante perché (specie in questo ultimo periodo) mi capita spesso di affrontare questo discorso, e ogni volta mi sento dire "casta meretrix" e giù di spiegazioni (anche a cristiani cattolici...).
Proprio per questo (la confusione vige anche tra quelli che dovrebbero conoscere la santità della Chiesa), ritengo che occorra una buona dose di equilibrio nel parlare di questi argomenti.
Purtroppo non tutti la possiedono, per cui, si finisce con l'essere causa di ulteriore caos, quando certe cose vengono dette con troppo astio, con attacchi ad personam che mi sanno più di "condanna", che non di monito verso certi atteggiamenti e di invito alla preghiera. E servirebbe anche una buona dose di "catechesi", visto che i primi ignoranti, spesso, non sono solo i non cattolici, ma proprio quelli che, pur vivendo dentro la Chiesa, parlano senza cognizione di causa e possono confondere anche altri, con le loro idee errate (in buona o cattiva fede, non so....ma di certo, hanno bisogno della Grazia per essere illuminati e comprendere certi concetti!)

Buona giornata

Francesco Colafemmina ha detto...

Ciao Maria, gentilmente puoi inviarmi nuovamente la tua mail? Il mio pc ha subito qualche macumba e mi ha abbandonato ieri sera lasciandomi impossibilitato a rispondere sia a te che ad altri lettori con i quali mi scuso dell'inconveniente.

A presto

Montmirail ha detto...

Penso che affrontare certi argomenti senza presunzione e lontano da derive sedevacantiste rappresenti un servizio non da poco in questa fase.
Occorre uscire da un certo clericalismo che da un lato ha esposto il popolo cattolico al ricatto della mentalità giacobina, dall'altro ha finito per far passare il messaggio che l'unica forma utile di impegno sia quella in campo sociale.

Anonimo ha detto...

Sulla verità come compagna
http://www.movisol.org/10news108.htm

Caterina63 ha detto...

Caro Francesco....ad un capolavoro non si può che rispondere con un altro capolavoro ^__^

SANTA CATERINA DA SIENA che ci rammenta non solo la drammatica situazione del suo tempo, ma anche le parole dure e severe con le quali affrontava cardinali, vescovi e papi ^__^

Proemio, di Niccolò Tommaseo alla Lettera 24:
Il ministro di Dio sia fiore nello spirituale giardino. I sacerdoti rei danno puzza di sensualità, d'avarizia che vende i doni di Dio, di superbia suntuosa. Il Pievano svella le male barbe; non si faccia egli bruto. Le opere ree sono giudici nostre alla morte. Dolce ai giusti la morte.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

“ A voi reverendissimo e carissimo padre mio in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' Servi di Gesù Cristo scrivo a voi, e raccomandomivi nel prezioso sangue di esso Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vero ministro suo, e che seguitiate sempre le vestigie sue. Siate, siate quel fior odorifero che dovete essere, e che gittate odore nel cospetto dolce di Dio.

Sapete bene, che il fiore quando è stato molto nell'acqua, non gitta odore, ma puzza. Così pare a me veramente, padre, che voi e gli altri ministri dobbiate essere. Ma questo fiore quando è messo nell'acque delle iniquitadi e immondizie de' peccati e miserie del mondo, non rende odore, ma puzza.

Oh quanto è misero e miserabile colui che è posto come fiore nella Chiesa Santa, a rendere ragione de' sudditi suoi! chè sapete, che Dio richiede nettezza e purità in loro. Oimè oimè, venerabile padre, egli si trova tutto il contrario; si e per siffatto modo che non tanto che siano eglino i puzzolenti, ma ancora sono guastatori di tutti coloro che s'accostano a loro.

Levatevi dunque su, e non più dormite. Assai tempo abbiamo dormito, e morti state allo stato della Grazia. Non ci è più tempo, perocchè egli è sonato a codennagione; e siamo condannati alla morte.

O dolcissimo padre, ragguardate un poco il pericoloso stato nostro, in quanto pericolo è annegato in questo mare amaro de' peccati mortali. Or non crediamo avere noi a giungere a questo punto della morte? Non dubitiamo; chè non è creatura che per ricchezza nè per gentilezza la possa schivare. Oh quanto sarà misera e miserabile allora quell'anima, la quale si è posto per specchio le dilezioni carnali, nelle quali si è involta, come porco nel loto. Onde di creatura razionale diventa animale bruto; involto ancora in quella putrida avarizia sua; tanto che spesse volte per avarizia e cupidità vende le grazie spirituali e doni.

Enfiati per superbia; e tutta la vita loro si spende in onori e in conviti, e in molti servitori, e in cavalli grossi, quello che si dee ministrare a' poveri.


continua....

Caterina63 ha detto...

Lettera 16 (XVI) di Santa Caterina da Siena al card. Di Ostia, citata da Paolo VI nella Proclamazione della Santa a Dottore della Chiesa il 4.10.1970:
Santa Caterina alterna, nella prima parte della lettera, brevi dialoghi fra lei e il Cristo Gesù che condivide così all’alto prelato a conferma dei suoi moniti per il bene delle anime e della Chiesa che non risparmia nella seconda parte della Lettera con suppliche ed insistente richiesta.

(seconda parte della lettera in cui si rivolge al cardinalke di Ostia)

Adunque ben vedete, reverendo padre, che il dolce e il buono Gesù amore, egli muore di sete e di fame della salute nostra. Io vi prego per l'amore di Cristo crocifisso che voi vi poniate per obietto la fame di questo Agnello. Questo desidera l'anima mia, di vedervi morire per santo e vero desiderio, cioè che per l'affetto e amore che voi arete all'onore di Dio, salute dell'anime ed esaltazione di santa Chiesa, ho volontà di vedervi tanto crescere questa fame, che sotto questa fame rimaneste morto.

Chè, come il Figliuolo di Dio (come detto abbiamo) di fame morì: così voi rimagnate morto a ogni amore proprio di voi medesìmo; e a ogni passione sensitiva rimanga morta la volontà e l'appetito; a stati e delizie del mondo, al piacere del secolo e di tutte le pompe sue. Non dubito che se l'occhio del cognoscimento si volge a ragguardare voi medesimo, cognoscendo voi non essere, troverete l'essere vostro dato a voi con tanto fuoco d'amore.

Dico che il cuore e l'affetto vostro non potrà tenersi che non si spasmi per amore: non cì potrà vivere amore proprio; non cercherà sè per sè per propria sua utilità, ma cercherà sè per onore di Dio, nè 'l prossimo per sè, per utilità propria, ma amerallo e desidererà la salute sua per loda e gloria del nome di Dio.

(..)

segue il pezzo forte

Caterina63 ha detto...

segue da sopra:


Oimè, oimè, disaventurata l'anima mia! Aprite l'occhio e ragguardate la perversità della morte che è venuta nel mondo, e singolarmente nel corpo della santa Chiesa. Oimè, scoppi il cuore e l'anima vostra a vedere tante offese di Dio. Vedete, padre, che 'l lupo infernale ne porta la creatura, le pecorelle che si pascono nel giardino della santa Chiesa; e non si trova chi si muova a trargliele di bocca.

Li pastori dormono nell'amor proprio di loro medesimi, in una cupidità e immondizia: sono sì ebbri di superbia, che dormono e non si sentono, perchè veggano che il diavolo, lupo infernale, se ne porti la vita della Grazia in loro e anco quella de' sudditi loro. Essi non se ne curano: e tutto n'è cagione la perversità dell'amore proprio.

Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi! S'egli è prelato ed egli ha amore proprio, egli non corregge il difetto de' suoi sudditi; perocchè colui che ama sè per sè, cade in timore servile, e però non riprende. Che se egli amasse sè per Dio, non temerebbe di timore servile; ma arditamente con virile cuore riprenderebbe li difetti e non tacereb

be nè farebbe vista di non vedere. Di questo amore voglio che siate privato, padre carissimo. Pregovi che facciate sì che non sia detta a voi quella dura parola con riprensione dalla prima verità, dicendo: «maladetto sia tu che tacesti».
Oimè, non più tacere!

Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perchè gli è succhiato il sangue da dosso, cìoè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l'onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro; e si ruba per simonia, vendendo i doni e le grazie che ci sono dati per grazia col prezzo del sangue del Figliuolo di Dio.

Oimè! ch'io muoio, e non posso morire. Non dormite più in negligenzia; adoperate nel tempo presente ciò che si può. Credo che vi verrà altro tempo che anco potrete più adoperare; ma ora pel tempo presente v'invito a spogliare l'anima vostra d'ogni amore proprio, e vestirla di fame e di virtù reale e vera, a onore di Dio e salute dell'anime. Confortatevi in Cristo Gesù dolce amore: chè tosto vedremo apparire i fiori.

Studiate che il gonfalone della croce tosto si levi; e non venga meno il cuore e l'affetto vostro per veruno inconveniente che vedeste venire; ma più allora vi confortate, pensando che Cristo crocifisso sarà il facitore e adempitore degli spasmati desiderii de' servi di Dio.

Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso: ponetevi in croce con Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso: fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso.

Perdonate, padre, alla mia presunzione. Gesù dolce, Gesù Amore.


Amen!

Andrea ha detto...

Dal punto di vista psicologico: amore per la Verità ("Est Vir qui adest") e per la LAICITA', continuamente richiamata dal Papa (in contrapposizione al fanatismo laicista, che opprime con le sue fisime "sacrali" e con la sua casta di "santi intellettuali").

Dal punto di vista storico-geografico: non c'è radice di autentica VIRILITA' (fin dall'antichità) se non a Roma.
Mi pare lampante la differenza fra l'adeguamento alla "Romanitas" che veniva richiesto al Clero fino al '60 e l'infezione nordico-occidentale-gallicano-sorridente che costatiamo. Se si dice "Urbi et Orbi" un motivo ci sarà, ed è il carattere costruttivo, imperiale (nel senso di coordinare e non di standardizzare) e universale della civiltà dell'Urbe.

Dal punto di vista spirituale: non occuparsi a "scovare i cattivi", ma a rimanere rivolti alla Luce ("ad Orientem"), in modo da diventare persone luminose. Il card.Newman, prossimo Beato, vedeva e benediceva la "gentle light" (luce gentile) di Dio.

Grazie

evergreen ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
evergreen ha detto...

@Piero61: lei vuole la scomunica immediata per Martini, Gallo, Tettamanzi e per quel sacerdote(?) genovese che dal pulpito della sua Parrocchia ha vomitato insulti nei confronti di alcuni nostri militari morti in Medio Oriente? Quel sacerdote al quale si riferisce presumo che sia don Farinella, prete genovese coraggioso e, secondo me, interprete genuino e scomodo del vangelo. Se non le dice un cristiano le cose che dice don Farinella, chi vuole che le dica? Da tempo ormai si parla la lingua del mondo, da tempo lo spirito delle beatitudini è stato volutamente annacquato per non correre il rischio di far saltare un ordine sociale basato sulle diseguaglianze e sullo sfruttamento dei poveri, da tempo si sono perse le tracce dell'antica regola cristiana. Per quanto riguarda specificatamente la condanna della guerra e di chi la combatte, cfr."Tradizione apostolica" - XVI: "...A un soldato dell'autorità civile si deve insegnare a non uccidere uomini, e a rifiutare di farlo se gli viene comandato; se non è disposto a regolarsi così, non può essere accettato. Un comandante militare o un magistrato civile che porti la porpora deve dare le dimissioni o essere respinto. Se un catecumeno o un credente vuole fare il soldato, deve essere respinto, perché ha dimostrato di disprezzare Dio." Così la Chiesa delle origini. Mi vuol dire allora chi è fuori della Chiesa: don Farinella o i cappellani militari al seguito delle truppe e i loro Ordinari?

Piero61 ha detto...

Buonasera a tutti
chiedo scusa, rispondo solo ora ad Evergreen, per il semplice fatto che siamo rimasti, senza linea telefonica per otto giorni.
Si "Don" Farinella, esatto. Ci sono dei morti, almeno l'Eterno Riposo poteva recitarlo.......poi. per favore, come può definire "coraggioso" un simile ipocrita? E' semplicemente un comformista, un codardo, uno che, se ci fosse il caporale austriaco al governo, sarebbe il primo a portare i chierichetti in processione con il passo dell'oca.
Sull'ipocrisia delle missioni di "pace" presumo che siamo d'accordo, parlo da militare di carriera e, ne ho fatte diverse perchè comandato, non su base volontaria; non siamo li a portare la pace; siamo li perchè USRAELE vuole cosi ma, la pietas, mi hanno insegnato, si deve a tutti. Don Farinella e gli altri come lui, sono solo ipocriti farisei; l'ennesima conferma dei disastri del CVII!
Saluti
Pace e Bene
Piero e famiglia

Piero61 ha detto...

Buonasera a tutti
chiedo scusa, rispondo solo ora ad Evergreen, per il semplice fatto che siamo rimasti, senza linea telefonica per otto giorni.
Si "Don" Farinella, esatto. Ci sono dei morti, almeno l'Eterno Riposo poteva recitarlo.......poi. per favore, come può definire "coraggioso" un simile ipocrita? E' semplicemente un comformista, un codardo, uno che, se ci fosse il caporale austriaco al governo, sarebbe il primo a portare i chierichetti in processione con il passo dell'oca.
Sull'ipocrisia delle missioni di "pace" presumo che siamo d'accordo, parlo da militare di carriera e, ne ho fatte diverse perchè comandato, non su base volontaria; non siamo li a portare la pace; siamo li perchè USRAELE vuole cosi ma, la pietas, mi hanno insegnato, si deve a tutti. Don Farinella e gli altri come lui, sono solo ipocriti farisei; l'ennesima conferma dei disastri del CVII!
Saluti
Pace e Bene
Piero e famiglia