mercoledì 30 giugno 2010

MOTU PROPRIO CALPESTATO: ECCO UN ALTRO VESCOVO DISOBBEDIENTE AL PAPA!


di Francesco Colafemmina

Non posso che essere indignato, arrabbiato, sconfortato nel leggere questa lettera che riporta le istruzioni del Vescovo di Iglesias S.E. Mons. Giovanni Paolo Zedda, in merito alla celebrazione del rito romano nella forma straordinaria.

A seguito del positivo indirizzo di Ecclesia Dei, infatti, un gruppo stabile composto da almeno 50 persone ha presentato al proprio parroco la richiesta di celebrare la messa tridentina, come previsto dal Motu Proprio Summorum Pontificum.

Il parroco ha ritenuto opportuno informare il Vescovo che ha quindi risposto come segue (in rosso i miei commenti):

1. Bisogna incontrare il gruppo richiedente per una preparazione alla celebrazione (nulla da eccepire!);

2. La Santa messa venga celebrata all'altare dal presbitero in uso attualmente per le celebrazioni, col celebrante rivolto verso il popolo (come come?);

3. Non si celebri all'altare monumentale unito alla parete alla quale si trova addossata la Cattedra, né si celebri agli altari delle cappelle laterali, così da mantenere l'importanza dell'unico altare per le celebrazioni nella medesima chiesa (help! Non ho capito bene!);

4. Vengano proclamate le letture del giorno in lingua italiana (eh sì, adesso riadattiamo il rito di San Gregorio Magno!).

Queste "condizioni" del Vescovo di Iglesias sono inaccettabili e vergognose e costituiscono dei veri e propri abusi liturgici! Dimostrano altresì una totale assenza di rispetto e di obbedienza nei confronti del Santo Padre nonché una arroganza inaudita, una incapacità di ascolto dei fedeli ed una chiusura a riccio in una mentalità ormai superata che possiamo identificare chiaramente con quello "spirito conciliare" che ha ammorbato il Cattolicesimo per almeno 50 anni, pur non avendo alcun riscontro nel Concilio stesso.

Cosa possono fare i fedeli dinanzi a queste prove di forza episcopali? Possono scrivere ad Ecclesia Dei, ma ciononostante resta una frattura, una divisione che non nasce a livello dei fedeli, ma viene costantemente alimentata dall'azione dei Vescovi, del tutto irrispettosi della prassi liturgica di Sua Santità Papa Benedetto. Com'è possibile che un Vescovo che magari cita il Papa quando gli fa comodo, ignori che Papa Benedetto ha più volte celebrato ad orientem in Cappella Sistina e in Cappella Paolina in Vaticano? Come è possibile che un Vescovo non si renda conto di "provocare" con queste "condizioni" lo sdegno dei fedeli?

Perché un Vescovo invece di ascoltare deve "provocare" i suoi fedeli? Perché mai?

Leggiamo cosa dice il Concilio Vaticano II a proposito dei Vescovi:

"Nell'esercizio del loro ufficio di padri e di pastori, i vescovi si comportino in mezzo ai loro fedeli come coloro che servono come buoni pastori che conoscono le loro pecorelle e sono da esse conosciuti, come veri padri che eccellono per il loro spirito di carità e di zelo verso tutti e la cui autorità ricevuta da Dio incontra un'adesione unanime e riconoscente. Raccolgano intorno a sé l'intera famiglia del loro gregge e diano ad essa una tale formazione che tutti, consapevoli dei loro doveri, vivano ed operino in comunione di carità". (Christus Dominus, 16)

Dunque: Vescovi dediti al servizio, che eccellono per lo spirito di carità e di zelo! E ancora:

"Nella loro qualità di maestri di perfezione si studino di fare avanzare nella via della santità i loro sacerdoti, i religiosi e i laici, secondo la particolare vocazione di ciascuno ricordino tuttavia di esse tenuti a dare essi per primi esempio di santità, nella carità, nell'umiltà e nella semplicità della vita". (Christus Dominus, 15)

Santità, Carità, Umiltà e Semplicità! Diamine, quante belle parole!

E perché non ricordare quanto segue: “Nell'esercizio del loro ministero di santificazione, i vescovi si ricordino bene di essere stati scelti di mezzo agli uomini e di essere stati investiti della loro dignità per gli uomini in tutto ciò che si riferisce a Dio, affinché offrano doni e sacrifici per i peccati.” (Christus Dominus, 15)?

Sorvolo, questa volta, sulle assurde mode di "adeguamento liturgico" che hanno minacciato anche la cattedrale di Iglesias, ma oggi voglio domandarvi: dove sbagliano dei fedeli che richiedono la celebrazione del rito antico? Perché il rito antico stesso deve essere umiliato dalla commistione col novus ordo? Perché è l'antico che deve adattarsi al moderno, contaminarsi, quasi che non sia già perfetto in sè e non costituisca una viva espressione della lex orandi. D'altronde il Papa stesso nella lettera ai Vescovi che seguì la promulgazione del Motu Proprio specificava: "Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto."

Proprio in questi giorni circola in rete una lettera al Santo Padre scritta dai webmaster dell'autorevole sito Maranatha.it . Una lettera dal titolo emblematico: "i nostri vescovi stanno uccidendo la nostra fede"! E' incredibile come sia diffuso lo sconforto nei confronti dei nostri pastori e, si badi, questo non per amore della critica, ma per riscontrare semplicemente l'incoerenza e - si può dire? - l'ipocrisia di tanti Vescovi che sono uniti a parole al Santo Padre, per poi concretamente allontanarsi dal suo magistero e dalla continuità della Chiesa che tanto sta a cuore a Papa Benedetto.

Che fare, dunque? Non ci resta che parlare, agire con carità ma con fermezza, cercando di richiamare i Pastori alla coerenza e alla fedeltà costante a Cristo e non alle ideologie momentanee e passeggere! Il Signore sicuramente ci ascolterà e ci aiuterà a penetrare i cuori di tutti quei Vescovi che preferiscono usare autoritariamente il proprio potere, invece di prestare ascolto alle esigenze spirituali dei propri fedeli e di rispettare nel loro stesso ministero la tradizione bimillenaria della nostra amata Chiesa Cattolica Romana.

33 commenti:

Anonimo ha detto...

http://www.diocesilugano.ch/datafiles/gestionedownloads/pdf/Prospetto%20Cattedrale%202009.pdf

Andrea ha detto...

Grazie per la limpidezza del discorso, caro Francesco.
Anche dando un'occhiata alla lettera di maranatha, che chiede il "licenziamento dei dirigenti d'azienda infedeli", ripeto che non dobbiamo insegnare al Papa a fare il Papa, ma solo seguirlo con amore, sia perché è il Papa sia perché è questo Papa (ai miei occhi un incredibile gigante, tanto umile quanto grande).
E' evidente che un'intera generazione di Clero si è "smarrita", credendo veramente che il mondo della sua gioventù fosse il mondo della pace e dell'amore (Peace & Love) cantato dal rock. Oggi sono attaccati all'arbitrio, anziché all'AUCTORITAS, che significa "potestà di far crescere" - a Dio il giudizio su di loro. A noi la sofferenza, la gratitudine per le cose belle dei nostri tempi e il lavoro per realizzare qualcosa (che non sia "impegno", altro infausto termine anni '70).

Grazie ancora

antonio ha detto...

sapete docve sta la questione?
Se si celebrasse all'altare ad Deum, il vescovo non potrebbe più demolirlo nei lavori di adeguamento, perchè a quel punto non sarebbe vero che quell'altare non è più utilizzabile!

Anonimo ha detto...

Caro dott. Francesco, lei non può immaginare quante lettere simili a quella da lei pubblicata nel suo blog sono state scritte e indirizzate ai vari gruppi "tradizionalisti" esistenti in territorio italiano, il Sud poi può avere una medaglia per quante di queste brutte lettere vengono scritte dai vescovi locali. Disobbedienza al Papa? Questo "marchio" viene appiccicato proprio dai nostri vescovi a noi e ai nostri gruppi: siamo definiti disobbedienti ai dettami del Vaticano II e denigratori ribelli dei nostri vescovi!
Questa è la storia, l'Ecclesia Dei? Un mistero, eppure ci rivolgiamo sempre a questa Commissione pontificia, con documentazione etc., ma non rispondono, non rispondono. Si dice in giro che noi richiedenti la Messa tridentina siamo quattro gatti, gente incapace di vivere in comunione con gli altri credenti, fissati con una liturgia vecchia e che non è cattolica (!). Lei lo sa che domenica scorsa a Reggio Calabria per la prima volta si è celebrata la Messa nel Rito "antico"con padre Nuara? Ebbene, la chiesa era stracolma di fedeli e di fedeli giovani! Purtroppo non si potrà ripetere detta santa messa perchè manca il sacerdote e anche se ci fosse un sacerdote a Reggio capace di celebrare more antiquo..., verrebbe subito sconsigliato dal mettersi su questa strada.
Occorre, a questo punto, una presa di posizione del Pontefice, un documento che migliori e chiarifichi meglio il Motu Proprio. Non ne possiamo più.

Anonimo ha detto...

State tranquilli, il documento sta arrivando...

Andrea ha detto...

Con tutta la simpatia all'anonimo di Reggio delle 11.16 e a quello delle 14.11 : pensate che un altro documento pontificio serva ? Non è del tutto evidente la volontà del Papa circa la indefettibilità della liturgia preconciliare ?
Molto interessante la testimonianza "il Sud...può avere una medaglia per quante di queste brutte lettere vengono scritte dai vescovi locali". Qualche giorno fa mi permettevo di evidenziare la continuità fra la "RIEDUCAZIONE" tentata dai Vescovi progressisti e quella importata da Garibaldi, in un territorio in cui l'idea di costituire un'etica civile contrapposta a quella cristiana era, giustamente, considerata DELIRANTE. Il secolo scorso è stato pieno di campi di rieducazione e di manicomi criminali per chi "non recepiva il messaggio (neo-Vangelo)".
Mi pare che come descrizione tragica dell' "Illuminismo" progressista ciò possa bastare - il guaio è che corrisponde al vero

Don Cossu ha detto...

Non per essere fuori dal coro, ma leggendo con attenzione la lettera in questione bisogna riconoscere onestamente quanto segue, e che Francesco, nel suo zelo un po' troppo zelante da finire a volte tra gli zeloti, non ha bene messo a fuoco.
1) Il Vescovo non proibisce la celebrazione (non potrebbe e non lo fa!), e il parroco accoglie "volentieri" l'invito a celebrare il rito antico.
2) Viene chiesto di celebrare all'altare attualmente in uso. Ciò non è uno scandalo. Su questo altare si celebrano tutte le sante messe. Nessun passaggio del motu Proprio stabilisce che il Vescovo non possa dire "dove" celebrare.
3) La posizione del celebrante, come tutti sanno, non è codificata nè nel rito antico nè in quello moderno. In entrambe le forme del rito romano è possibile celebrare, su un altare non a parete ovviamente, anche versus populum. Anzi questa posizione fu adottata ben prima della riforma liturgica del 1965, inizialmente in Germania, ancor prima della II guerra mondiale... Non ha quindi una relazione intrinseca col rito e la posizione preferita dal vescovo è legittima secondo tutte le rubriche.
4. Per quello che riguarda le letture: il vescovo non dice di farle SOLO in Italiano, ma di assicurarsi che nella celebrazione tridentina le letture del giorno (chiaramente della messa del giorno secondo il messale del 1962) vengano proclamate in italiano (che non esclude la lettura del prete in latino...). Questo è previsto esplicitamente dal motu Proprio di Benedetto XVI e pratica comune ben prima del Concilio Vaticano II.
Non vedo dunque dove sia lo scandalo.
Se qualcuno lo vede è forse perchè sa qualcos'altro. Ma dalla lettera pubblicata non si evince nulla di disobbediente. Solo una precisa direttiva del vescovo che rimane il regolatore della liturgia nella sua diocesi e pone alcune sue preferenze legittime.

Andrea ha detto...

Reverendo don Cossu,
mi dispiace sinceramente di oppormi a un prete, ma vorrei dire che lo scandalo c'è, perché l'escludere che si possa celebrare "ad Orientem" comporta l'automatica condanna di tutti gli altari a parete (e perciò di tutte le numerosissime cappelle laterali) a PEZZI DA MUSEO.
Il punto è tutto qui: vogliamo continuare a sostenere che la Chiesa preconciliare sia un ferrovecchio, magari ben dorato e lucidato? o vogliamo affermare una cosa semplicissima, cioè che Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre? In altre parole, ci interessa Colui che si offre per noi o come noi ci rapportiamo a Lui?
Mi permetto poi di invitarla a cogliere lo spirito del dottor Francesco, che è intenso ma mai fanatico. Ben diverso, purtroppo, è il fanatismo post-sessantottino al quale accennavo nel precedente intervento.
Filialmente - Andrea

Anonimo ha detto...

Con tutto rispetto per il sacerdote che è intervenuto, ha ragione, il vescovo non ha proibito la celebrazione della messa, ma perchè il celebrante deve rivolgersi verso il popolo? Parliamo di Rito romano antico, alcuni amici ortodossi rimangono sbalorditi nel sapere che si consiglia di celebrare verso il popolo (riguardo sempre al nostro Rito romano antico). Le letture: solitamente l'Epistola e il Vangelo sono letti in italiano prima dell'inizio della messa, ovviamente in quei luoghi dove la celebrazione della messa antica è quotidiana (e poi siamo forniti di messalini latino-italiano...). L'altare: solitamente si celebra su quello centrale, dato che hanno tolto quello antico.
Sì, in questo caso non c'è una proibizione, ma si poteva evitare di dare quei consigli così strani. Putroppo non ci è lecito pubblicare le altre lettere scritte da altri vescovi, perchè le abbiamo consegnate all'ecclesia dei, garantisco che la "proibizione" di celebrare more antiquo c'è, putroppo c'è. Per cui lo zelo di Francesco non è poi così "troppo zelante", anzi è uno zelo veritiero.

Anonimo ha detto...

io , invece, capisco che il vescovo dica di leggere le letture del giorno del Novus Ordo. spero di sbagliarmi!

Giorgio Roversi ha detto...

Ma perché si continua a coinvolgere i vescovi? Lo scopo principale del motu proprio Summorum Pontificum é proprio quello di togliere ai vescovi l'ultima parola sulla possibilitá di celebrare o meno la Messa tradizionale. I sacerdoti la celebrino quando vogliono senza informare l'ordinario locale.

Anonimo ha detto...

Ecco perchè Don Cossu lei non ha ragione, con rispetto naturalmente.
1) Che in passato si sia celebrata la S. Messa secondo il rito tridentino "coram Populo" è vero, ma la messa tridentina del Motu Proprio del Santo Padre è regolata secondo le norme vigenti nel 1962, e l'unico altare previsto è quello "Coram Deo" (leggere il messale rivisto dal Beato Giovanni XXIII per verificare).
2) l'altare della "Purissima" ad Iglesias attualmente in uso per le celebrazioni è una mensa di marmo senza consacrazione e reliquie, e celebrare la messa tridentina senza questi requisiti è un abuso liturgico.
4) La proibizione dell'uso degli altari delle cappelle, sia per la messa di Paolo VI, e tanto più per la messa tridentina non trova motivazioni plausibili nelle norme ecclesiastiche quando un parroco ritiene opportuno il suo utilizzo, se poi per la messa tridentina non si permette l'uso dell'altare maggiore (magari con la scusa di averci collocato la cattedra, altra cosa che il Santo Padre invita a non fare), e l'unico altare rimanente è la mensa sopracitata, questa proibizione, oltre che una maldestra furberia, fa parte dello stesso abuso liturgico. (E questo è il caso in questione).
3) Per quanto riguarda la proclamazione delle letture in italiano, se praticata durante lo spazio previsto dal messale per le letture è un altro abuso liturgico, certo, resta la possibilità di leggerle in italiano durante l'omelia, ma è una pratica prolissa e inutile se viene curata la stampa e la fruizione dell'ordinario e del proprio con testo italiano a fronte.
4) Quello che lei mette come primo punto è semplicemente un'altra.. ennesima.. maldestra furberia del Vescovo, perchè nel caso in questione ci troviamo davanti a una ripresentazione, da parte di 50 richiedenti, della domanda al parroco dopo la risposta della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Il primo parroco infatti aveva "girato" la decisione al Vescovo, e nessuno ha capito perchè nemmeno il Vescovo stesso che però si è ben preso l'autorità di negare la celebrazione stabilendo, davanti ai sacerdoti della diocesi, che nella stessa non vi fossero le condizioni per la celebrazione di detto rito. Assurdo perchè ci sono altari, (nonostante gli sforzi attuali della curia stessa di abbatterli e proibirli, cioè nonostante gli sforzi di rimuovere quindi alcune di queste condizioni!), e ci sono i sacerdoti e i fedeli che ben rappresentano le condizioni perchè il Motu Proprio venga accolto. Dunque è vero che il Motu Proprio è rivolto all'autorità dei parroci e non dei vescovi, ma nel caso di Iglesias i parroci si trovano di fatto davanti a una preventiva dichiarazione del vescovo riguardo alle condizioni che va superata parlandone con lui... A questo punto, dopo la risposta dell'Ecclesia Dei, un Vescovo deve dire "va bene, se sei disposto ad accogliere volentieri la loro richiesta puoi farlo e non te lo impedirò", mons. Zedda invece dice questo ma subito dopo impone il contrario tramite mezzucci come l'imposizione di condizioni inaccettabili tra le quali abusi liturgici ed escamotages ridicoli, e la cosa è drammatica, perchè viene impedito alle pecorelle dell'ovile di Pietro di pregare ed essere sotto la sua cura. Questa non è Chiesa!

Anonimo ha detto...

Ecco perchè Don Cossu lei non ha ragione, con rispetto naturalmente.
1) Che in passato si sia celebrata la S. Messa secondo il rito tridentino "coram Populo" è vero, ma la messa tridentina del Motu Proprio del Santo Padre è regolata secondo le norme vigenti nel 1962, e l'unico altare previsto è quello "Coram Deo" (leggere il messale rivisto dal Beato Giovanni XXIII per verificare).
2) l'altare della "Purissima" ad Iglesias attualmente in uso per le celebrazioni è una mensa di marmo senza consacrazione e reliquie, e celebrare la messa tridentina senza questi requisiti è un abuso liturgico.
4) La proibizione dell'uso degli altari delle cappelle, sia per la messa di Paolo VI, e tanto più per la messa tridentina non trova motivazioni plausibili nelle norme ecclesiastiche quando un parroco ritiene opportuno il suo utilizzo, se poi per la messa tridentina non si permette l'uso dell'altare maggiore (magari con la scusa di averci collocato la cattedra, altra cosa che il Santo Padre invita a non fare), e l'unico altare rimanente è la mensa sopracitata, questa proibizione, oltre che una maldestra furberia, fa parte dello stesso abuso liturgico. (E questo è il caso in questione).
3) Per quanto riguarda la proclamazione delle letture in italiano, se praticata durante lo spazio previsto dal messale per le letture è un altro abuso liturgico, certo, resta la possibilità di leggerle in italiano durante l'omelia, ma è una pratica prolissa e inutile se viene curata la stampa e la fruizione dell'ordinario e del proprio con testo italiano a fronte.
4) Quello che lei mette come primo punto è semplicemente un'altra.. ennesima.. maldestra furberia del Vescovo, perchè nel caso in questione ci troviamo davanti a una ripresentazione, da parte di 50 richiedenti, della domanda al parroco dopo la risposta della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Il primo parroco infatti aveva "girato" la decisione al Vescovo, e nessuno ha capito perchè nemmeno il Vescovo stesso che però si è ben preso l'autorità di negare la celebrazione stabilendo, davanti ai sacerdoti della diocesi, che nella stessa non vi fossero le condizioni per la celebrazione di detto rito. Assurdo perchè ci sono altari, (nonostante gli sforzi attuali della curia stessa di abbatterli e proibirli, cioè nonostante gli sforzi di rimuovere quindi alcune di queste condizioni!), e ci sono i sacerdoti e i fedeli che ben rappresentano le condizioni perchè il Motu Proprio venga accolto. Dunque è vero che il Motu Proprio è rivolto all'autorità dei parroci e non dei vescovi, ma nel caso di Iglesias i parroci si trovano di fatto davanti a una preventiva dichiarazione del vescovo riguardo alle condizioni che va superata parlandone con lui... A questo punto, dopo la risposta dell'Ecclesia Dei, un Vescovo deve dire "va bene, se sei disposto ad accogliere volentieri la loro richiesta puoi farlo e non te lo impedirò", mons. Zedda invece dice questo ma subito dopo impone il contrario tramite mezzucci come l'imposizione di condizioni inaccettabili tra le quali abusi liturgici ed escamotages ridicoli, e la cosa è drammatica, perchè viene impedito alle pecorelle dell'ovile di Pietro di pregare ed essere sotto la sua cura. Questa non è Chiesa!

Riccardo ha detto...

Vorrei rispondere all'anonimo delle 00.39 sulla questione del "versus populum" citando proprio le rubriche del messale tridentino.

"Si Altare sit ad Orientem, versus populum, Celebrans versa facie ad populum, non vertit humeros ad Altare, cum dicturus est Dóminus vobíscum, Oráte, fratres, Ite, Missa est, vel daturus benedictionem; sed, osculato Altari in medio, ibi expansis et iunctis manibus, ut supra, salutat populum, et dat benedictionem " (Ritus servandus in celebratione Missae, V, 3).

Se l'altare è ad oriente, verso il popolo, il celebrante rivolto al popolo, non gira le spalle all'altare, quando dice Dominus vobiscum, Orate frates, Ite missa est, o quando da la benedizione; ma baciato l'altare in mezzo, lì, allargando e congiungendo le mani, come sopra, saluta il popolo e dà la benedizione.

E' questo il caso di molte delle basiliche romane, come San Pietro. Qui infatti l'altare è rivolto verso est e contemporaneamente verso il popolo.

Nel Messale tridentino la direzione "coram Deo" è definita in realtà non dalla conformazione dell'altare (che può essere sia rivolto verso l'abside/parete -vedi Sistina-, sia verso la navata -vedi S.Pietro-), ma è definita dalla collocazione del Crocifisso, cioè l'Oriente liturgico, che -come avveniva spesso nei secoli passati- può coincidere con l'oriente geografico esprimendo così in maniera più evidente il vero significato dell'orientamento liturgico.

Inoltre cliccando QUI si può trovare l'immagine tratta dal Messale del '62 che illustra come incensare un altare rivolto al popolo.

Piuttosto un problema non indifferente che scaturisce da questa inopportuna indicazione episcopale è il fatto che la Messa in forma straordinaria deve essere celebrata su un altare con infissa nella mensa la Pietra sacra contenente le reliquie, caratteristica molto rara da trovare negli altari posticci.


Invece riguardo alle letture in italiano il Summorum Pontificum dice all'articolo 6:

Art. 6. Nelle Messe celebrate con il popolo secondo il Messale del B. Giovanni XXIII, le letture possono essere proclamate anche nella lingua vernacola, usando le edizioni riconosciute dalla Sede Apostolica.

Don Cossu ha detto...

Grazie a Riccardo per aver portato gli opportuni riferimenti che, nella mia ingenuità sacerdotale, pensavo ben noti ai lettori. E invece mi sbagliavo.

Per le altre notizie che ho trovato nel dibattito, cioè che il nuovo altare di quella cattedrale non ha reliquie e non è consacrato, effettivamente rimango stupefatto. Speriamo che il Vescovo provveda al più presto.

Andrea ha detto...

Chiedo lumi a Riccardo (1.46), che afferma "la Messa in forma straordinaria deve essere celebrata su un altare con infissa nella mensa la Pietra sacra contenente le reliquie, caratteristica molto rara da trovare negli altari posticci": questo significa che da qualche parte sta scritto che la Messa "ordinaria" può essere sistematicamente celebrata su un qualunque tavolo ?
Per don Cossu ("il nuovo altare di quella cattedrale non ha reliquie e non è consacrato"): la notizia è micidiale, e fa tornare il pensiero al corpo santo di padre Pio, deposto non sotto l'altare ma sotto il pilastro. Lei sa benissimo, caro reverendo, qual è la fonte del dileggio e della distruzione delle reliquie, grandissimo tesoro della Chiesa

Riccardo ha detto...

ATTENZIONE, non vorrei essermi spiegato male. Non intendevo dire che il nuovo altare della cattedrale di Iglesias non è consacrato o non contiene le reliquie infisse nella mensa; era solo un mio dubbio, non conoscendo la reale situazione.

Comunque resta il fatto che, se stiamo parlando della cattedrale (S.Chiara) di Iglesias, celebrare sull'antico altare maggiore così orrendamente mutilato
vedi foto è impossibile.

Bisogna quindi sperare che il nuovo altare risponda alle esigenze sopra citate.

Ora che ho visto la situazione del vecchio altare, però, credo sia più opportuno celebrare ad un altare laterale, dato che -a differenza di quanto dice il documento- nessuna norma lo vieta (vedi altari laterali di S. Pietro).

Comunque non capisco perchè debba essere imposto l'obbligo di celebrare verso il popolo; infatti se la conformazione dell'altare lo consentisse, si potrebbe celebrare anche stando sul lato verso la navata e rivolgendosi ad un crocifisso collocato sulla parte posteriore della mensa in direzione dell'abside o collocato sull'antico altare.
Anche nella cappella Paolina in Vaticano sullo stesso altare si celebra in entrambe le direzioni.

Se invece non è possibile celebrare in modo che sacerdote e popolo guardino nella stessa direzione, è sufficiente collocare il crocifisso e i candelieri e le tabelle sulla parte anteriore della mensa (per intenderci, stile celebrazioni papali dopo l'avvento di G.Marini).


Per Andrea:
Dall'ordinamento generale del Messale Romano (forma ordinaria) riguardo all'altare fisso

302. Si mantenga l'uso di deporre sotto l'altare da dedicare le reliquie dei Santi, anche se non martiri. Però si curi di verificare l'autenticità di tali reliquie.

Dal benedizionale riguardo all'altare mobile.

1269. Nella costruzione di un altare mobile si osservi, con gli opportuni adattamenti, tutto quanto è prescritto nelle premesse al rito della dedicazione di un altare (nn. 1270-1274); non è però consentito racchiudere nel suo basamento reliquie di santi.

Anonimo ha detto...

Il fatto è che esiste un rito, quello che hanno conosciuto coloro che hanno vissuto prima del concilio, conosciuto anche oggi per le sue peculiarità che lo rendono unico. E una di queste è l'uso dell'altare verso Dio (che così concepito aveva e superava in se anche il concetto simbolico di "verso oriente", pensiamo anche agli altari delle cappelle). Vi è poi un altro rito, arrivato dopo il concilio, che pone l'accento su altre caratteristiche, altri simboli e altre peculiarità. Oggi il Santo Padre ha riconosciuto, a quei fedeli e sacerdoti che esprimono meglio la loro preghiera mediante l'uso del rito antico pieno diritto di accedervi.
Perchè un vescovo deve invece impedirlo?
Perchè un vescovo, quando non può più impedirlo deve trovare scuse e cavilli più o meno giustificabili per rendere quella messa, diversa a tutti i costi da come l'hanno conosciuta i nostri nonni imponendole caratteristiche del rito attuale?

Andrea ha detto...

Risposta alla domanda sopra espressa: perché il vescovo è "illuminista"

Piero61 ha detto...

Buonasera a tutti
i Vescovi non ubbidiscono al Papa per il semplice fatto che prendono ordini dalla massoneria, associazione a delinquere, molto radicata nel clero conciliare e comunista.
In più sonno diventati gli scendiletto dei nostri "fratelli maggiori", inventori del concilio, della massoneria e del comunismo.
Spada e Rosario!
saluti
Piero e famiglia

Piero61 ha detto...

Buonasera a tutti
i Vescovi non ubbidiscono al Papa per il semplice fatto che prendono ordini dalla massoneria, associazione a delinquere, molto radicata nel clero conciliare e comunista.
In più sonno diventati gli scendiletto dei nostri "fratelli maggiori", inventori del concilio, della massoneria e del comunismo.
Spada e Rosario!
saluti
Piero e famiglia

Andrea ha detto...

Una piccola nota a Piero61: ciò che ci ammorba non è tanto l'affiliazione massonica di alcuni prelati, quanto la vasta diffusione della mentalità massonizzante. Per evidenziare due punti cruciali: quale percentuale del Clero pensa che la Chiesa "ancien régime", cioè prima del 1790 (Costituzione Civile del Clero nella Francia rivoluzionaria) avesse bisogno di una "purificazione" dall'ESTERNO, e che quindi le persecuzioni moderne siano state comunque utili ? Oppure: quale percentuale del Clero pensa in termini non sociologici, ma di salute (= salvezza) fisica, psichica e spirituale delle persone, viste CIASCUNA come un mondo plasmato da Dio e sfregiato dal Demonio ?
Purtroppo, direi che la risposta alla prima domanda è "grande", alla seconda "piccola"

Anonimo ha detto...

Il Vescovo ha perfettamente ragione! ne quel gruppetto di fedeli ne tu caro colafemmina siete abilitati a sparlare o disobbedire al Vescovo. Solo lui ha il diritto e il dovere di "vigilare" e amministrare nella sua diocesi! Tranquillo che il Vescovo conosce bene le sue "pecore" (nere).
Giancarlo Iglesias

Areki ha detto...

Chi cerca di difendere il Vescovo lo faccia con argomenti concreti e non con chiacchiere.
A mio modesto parere siamo difronte ad un abuso di autorità. Il sottoscritto celebra anche con il Rito Antico e non ha mai detto niente al vescovo perchè il Motu Proprio me ne da ampia libertà.
I Vescovi non sono padri e padroni solo Dio è Padre.
don Bernardo

Anonimo ha detto...

Benedetto XVI sta esortando i chierici a superare il carrierismo. Non è questione da poco.
Chi entra in seminario con il desiderio non ben orientato di arrivare in alto, diventa ostaggio di chi lo aiuta a perseguire i suoi scopi con il denaro o esercitando la propria influenza (NC, massoni o altri).

Anonimo ha detto...

Sono di Iglesias e vorrei rispondere a Giancarlo. Prima di tutto dovresti chiedere scusa a quello che chiami gruppetto di fedeli e apostrofi come pecore nere, mi pare che l'unica pecora nera in questo caso sia chi giudica e apostrofa e si mette a difendere non il proprio vescovo quando fa il suo dovere, obbedendogli come Dio ha stabilito, ma negli abusi di potere vergognosi, che rappresentano in questo caso anche vere sue disobbedienze al Papa e dunque a Dio stesso! Inoltre qui si giudica fatto per fatto, dichiarazione per dichiarazione, mi sembra che nessuno si sia sognato di apostrofare e giudicare le persone, vescovo compreso, quindi ti invito a moderare i toni e fare un esame di coscienza prima di parlare.
Questo utente ci faccia riflettere su quale sia l'atteggiamento del progressismo cattolico e quali frutti provengano da quale albero se qualcuno si azzarda a dire che un gruppo di pecorelle del Signore che ha sempre solo chiesto di pregare venga emarginato, insultato e lo si vorrebbe costretto a piegarsi al volere di un vescovo che sta agendo contro il Papa e la Chiesa.

Anonimo ha detto...

Dov'è il problema?
In casi come questi (cioè quando sussista discrepanza di giudizio tra due Autorità) si obbedisce all'Autorità più alta in grado e semplicemente si ignora quanto dice l'Autorità inferiore: UBI MAIOR MINOR CESSAT!
Bisognerebbe ancora chiederci se il problema non sia del parroco che non ha capito o non ha voluto capire quanto dice il Summorum Pontificum: la competenza è stata tolta ai Vescovi diocesani, i fedeli hanno il DIRITTO di celebrare anche con il rito straordinario e nessuno glielo può togliere.
PREGO INFORMARE IL SIGNOR PARROCO DELLA CATTEDRALE DI IGLESIAS!
Sacerdote cremonese

Anonimo ha detto...

quando in un altare moderno (mensa) non ci sono le reliquie, basta metterle per celebrare con il VO. Da me c'è una matonella di marmo con incastnate lke reliquie che si usava per le messe da campo o quando di celebra in qualche chiesetta di montagna. La cosidetta Pietra Sacra era utilizzata per queste occasioni. nulla impedisce di utilizzarla la dove è necessario per la celebrazione VO

Anonimo ha detto...

se l'altare postconciliare della cattedrale di Iglesias non ha reliquie e comunque non è consacrato una ragione c'è: è proibito avere due altari maggiori. Quindi se c'è l'antico altare (consacrato e con reliquie) quello nuovo non poteva esser consacrato ma solo benedetto.

questa motivazione la si usa anche per togliere di mezzo gli antichi altari.



Detto ciò io ho capito questo:
l'obbligo (legittimo) di proclamare le letture del giorno in italiano io lo intendo come imposizione delle letture del Novus Ordo (imposizione illegittima).
Spero di sbagliarmi.

L'obbligo di celebrare coram populo!
Ma se neppure il Novus Ordo è obbligatorio celebrarlo coram populo!
In questa imposizione si vede come il Vescovo di Iglesias sia prigioniero di una visione errata e superata della posizione del sacerdote all'altare.
Non possiamo pretendere che in un baleno ci si liberi delle incrostazioni sedimentatesi fin dagli anni sessanta.
Mia nonna ragiona uguale: guai a toccargli il tavolo di formica che acquistò nel 1965, per lei è il non plus ultra. Non viene intaccato nemmeno dai tarli, dice.Sfido io, con tutti i veleni di cui è formato, mica sono scemi i tari che se lo vanno a rosicchiare.

Comunque, se sull'altare metteranno dei bei candelabri, le carteglorie e quant'altro, i fedeli vedranno ben poco, per non dire nulla!
Si e nò potranno vedere il ciuffo del celebrante!
E allora le cose saranno due: o il prete è costretto a celebrare coram Deo oppure al posto dei candelabri metteranno dei moccoletti ed aboliranno le carteglorie.

Anonimo ha detto...

Guardate che basta inviare la lettera alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei con un quesito circa l'orientamento dell'altare nel Vetus Ordo. Risponderanno e il vescovo dovrà di necessità adeguarsi. Chiuso. Comunque, avete fatto bene a pubblicare, perchè tutti sappiano quanti escamotages si trovano pur di ostacolare i desideri spirituali dei gruppi che chiedono l'applicazione del motu proprio.

Andrea ha detto...

Per Areki (ieri 00.17): i Vescovi sono padri, non padroni - Dio è Padrone (Creatore), riacquistatore del Creato (Redentore) e Santificatore. Fortunati noi, che abbiamo per padrone nostro Padre!! Sembrano sottigliezze linguistiche, ma non lo sono.
Cordialità

Leon Zingales ha detto...

Ho scoperto da poco il Suo blog.
Forse può interessarLe l'articolo scritto da me nel mio blog (nel quale analizzo la situazione economica).
http://economiaincrisi.blogspot.com/2010/06/il-pifferaio-magico.html

Anonimo ha detto...

ma un gruppo di fedeli può obbligare un prete a celebrare con il VO?