lunedì 21 giugno 2010

RISVEGLIAMOCI E RESISTIAMO AL BRUTTO E AL DISORDINE CHE AVANZA!


di Francesco Colafemmina

Cari amici,

mentre ripenso alla presentazione di ieri ad Arezzo non posso trattenermi dallo scrivere qualche riflessione. A volte ho l'impressione che si faccia tutti molto poco per la nostra Chiesa, che ciascuno di noi finisce per vivere tutto compreso dal quotidiano, perdendo di vista quello spazio spirituale, interiore che dovrebbe dedicare alla fede.

E però sono convinto che dentro di noi sia chiara la radice del bene, del giusto, del bello. Quasi socraticamente serve un po' di maieutica, di arte del partorire queste creature ideali che sono già fondamentalmente pronte alla vita nei nostri cuori. Così lo vedo nei sorrisi della gente che si riscalda all'ascolto di parole che credo semplici ma vive, lo vedo nella vita nostra di laici fedeli di Cristo sempre più disprezzati da una gerarchia sorda e arrogante, ma sempre pronti ad animarci per difendere la bellezza rapita del mistero.

I fedeli del XXI millennio si ritrovano spesso pastori mediocri e insensibili. Uomini che in nulla paiono diversi da noi se non nel modo di vestire... e anche in quello non poi così tanto.
Sopportiamo quotidianamente il ratto silenzioso della bellezza, del sacro, dell'ordine e dell'armonia - come mi ha caramente ricordato un ragazzo che incuriosito dai discorsi sulla chiesa massonica di San Pio, si è avvicinato per ascoltarmi - e le nostre attività, le nostre corse furibonde per mettere in fila i giorni uno dopo l'altro, non ci lasciano spazio per riappropriarci di quella bellezza, di quell'ordine e di quella armonia che ci sottraggono con sempre maggiore lena.

Che fare?

Credo che una soluzione ci sia: risvegliarsi dal sonno dello spirito e resistere! Sì, noi fedeli dobbiamo resistere perché le nostre vite sono cariche di peccati ma anche di tanta santità nascosta, di tanta semplicità, di tanta innocenza. Tutto sta nel rievocare dal profondo delle nostre anime quegli ingredienti essenziali alla nostra gioia, alla pace dei cuori, all'elevazione degli spiriti. Per fare questo serve coraggio e coerenza. Serve avere la forza e il rigore di opporsi ad una vera e propria casta ideologizzata che pian piano sta cambiando i connotati al cattolicesimo non solo nella dottrina ma anche nelle forme materiali del culto e della devozione.

Ecco perché è sempre più chiaro, almeno per la mia limitata percezione, che solo dal basso, solo dal popolo dei fedeli semplici, senza particolari velleità e non mossi da interessi o vanità, può venire una autentica "contro"riforma, una grande esperienza di rinascita della bellezza e dell'armonia nella Chiesa. Non basta la preghiera, non basta affidarsi alle competenti autorità ecclesiastiche! Le varie commissioni non cambieranno nulla perché sono permeate fin nel midollo da logiche affaristiche, da intrecci di obbedienze e adulazioni, da personalismi ideologici che impediscono ogni progresso ai valori condivisi, al buon senso dell'uomo della strada che dovrebbe essere il vero fruitore dell'arte e dell'architettura sacra. Purtroppo le logiche dell'interesse finiscono sempre per prevalere su quelle dei valori.

Non basta poi l'affidamento costante al nostro grande Sommo Pontefice che già deve combattere contro la ressa di sgomitanti monsignori e prelati vari, intenti a fare i propri affari e nutrire le proprie ambizioni. Il Papa al contrario sia per noi un segnale, una sorta di semaforo: la via è libera! Il Vicario di Cristo ci offre molteplici insegnamenti, ci indica la strada, con la sua modestia e la sua pazienza ci presenta se stesso quale esempio e modello cui conformarsi anche nella considerazione della bellezza del sacro e della liturgia. Non vi sembra già tantissimo? Cominciamo dunque a ricordarlo ai nostri sacerdoti, ai nostri Vescovi. Loro seguono o no il Santo Padre?

Per intraprendere questo cammino di risveglio vi suggerisco un piccolo "compitino" semplice semplice. Se nella vostra diocesi c'è un progetto di "adeguamento liturgico", alias demolizione di altari, balaustre et cetera, fate una cosetta banalissima. Andate dal parroco o dal vescovo e chiedetegli in base a quale fantomatica norma stanno "adeguando" una fra le tante bellissime chiese che ci hanno lasciato i nostri antenati.

Vi risponderanno: "in base alle norme del Concilio!". E voi ribattete con fermezza: "no, non esistono queste norme! C'è solo una nota pastorale della CEI del 1993! Ma una nota pastorale cos'è? E' una legge? E' prescrittiva? E soprattutto: è più importante di un documento del magistero pontificio come l'Esortazione Apostolica Postsinodale Sacramentum Caritatis del 2007 firmata da Papa Benedetto?"

Vedrete che resteranno di stucco. Balbetteranno... E sì, perché la Sacramentum Caritatis al n.69 dice chiaro e tondo che se c'è il tabernacolo sull'altare lì va lasciato e bisogna evitare di porci le sedi dei celebranti dinanzi.

Quindi perché adeguare le chiese? A che serve? Perché l'adeguamento consiste essenzialmente nella rimozione del tabernacolo (da mettere nel retrobottega) e nella sostituzione della centralità del tabernacolo con quella dei vari troni e tronetti di preti e vescovi...

Magari non li fermerete e non si faranno convincere dal vostro caritatevole zelo ma almeno avrete dato testimonianza! Perché Cristo oggi dobbiamo testimoniarlo non solo attraverso la fede in Lui, ma anche attraverso l'amore per le forme con cui la fede deve esprimersi. Se il contenitore è infatti deforme, conterrà anche una fede deforme, ne sarà espressione conseguente. Ecco dunque la necessità che noi semplici laici, senza una cattedra e senza galloni o mozzette, ci riappropriamo della bellezza, dell'ordine e dell'armonia delle nostre chiese. Alla fine, ne sono certo, anche se saremo sconfitti, il Signore ci sorreggerà e la nostra fede si riscoprirà più viva e meno assonnata. E forse anche combattendo capiremo il perché della crisi che la Chiesa attraversa oggi e delle ragioni per cui è diventato così complicato riuscire a incontrare il mistero e a gioire del bello e del vero nei nostri amati luoghi sacri.


Colgo l'occasione per ringraziare profondamente l'amico architetto Pietro Pagliardini. Un caro saluto anche a tutti gli altri amici che hanno preso parte alla presentazione. Grazie di cuore!

10 commenti:

Caterina63 ha detto...

Sai caro Francesco....proprio ognuno nel suo piccolo e nel suo ruolo specifico...il mio padre spirituale ha usato un pò qualche tua forma di sollecitazione per definire la BRUTTEZZA di un Rosario detto senza meditazione ^__^
e quindi quell'essere sollecitati a fare qualcosa di più e meglio...

da tre settimane stiamo lavorando così per una campagna di evangelizzazione su che cosa è realmente il Santo Rosario e la sua vera ed autentica devozione... e come deve essere recitato per non banalizzare appunto questo strumento e relegarlo erroneamente nel termine di "RECITA"...
;-)

Su GloriaTV ci siamo attivati con una serie di video che verranno poi usati agli incontri o conferenze, o comunque donati e distribuiti...

Ti dico tutto questo perchè ciò che possiamo fare noi anche nei casi da te sollevati, è "solo" la divulgazione di materiale santo ed ortodosso...
ennesima riprova del senso profetico qual'era san Pio X che avvisò di come la divulgazione di testi marci avrebbero infettato l'ortodossia della fede...

Dobbiamo RIPULIRE...
e dobbiamo invadere il mondo con la buona stampa, video, siti web e quant'altro...
perchè poi a lavorare sarà la VERITA' stessa, che una volta seminata, germoglierà...
;-)

Montmirail ha detto...

Discorso molto ampio ed appassionato.
Credo che il bello a livello personale sia presente in tutti come hai sottolineato. Come spinta a superarsi, a riscattarsi , a tendere verso l'alto al di là delle tante mancanze e meschinità quotidiane.
Il problema oggi è affermare che il bello sia anche vero come "pretende" il Cristianesimo. E' innegabile che il bello in quanto tale non viene reputato capace di coinvolgere, di "dare emozione" secondo il clichè che vuole la sensazione immediata come unico criterio. Quindi, come ricordava
il Santo Padre, può apparire che non il bello, ma il brutto sia percepito come vero ( Ratzinger - "La bellezza La Chiesa" ).

Loro seguono o no il Santo Padre?

Ecco, mi sembra che la domanda sia retorica e cruciale al tempo stesso. Da una visione per molti versi protestantizzata della natura umana, di sfiducia
nella capacità di emendarsi con l'ausilio della grazia, non può che derivare la convinzione che il brutto sia ciò che è veramente vicino all'umano. Se l'uomo non può evitare il male nella concezione protestante (quella che Kiko e company continuano a smerciare in ambito cattolico) non può sorprendere l'entusiasmo con cui si propinano certe scene lugubri e deformi.

T. ha detto...

Caro Francesco,
a proposito della tua presentazione di ieri; parlando poi con la mia ragazza, ci siamo chiesti: ma perché i fedeli (ordinariamente) non riconoscono la presenza di simboli estranei al cattolicesimo? Vero, percepiscono "chiese" come quelle di San Pio come brutte, ma non si accorgono, ad esempio, che c'è una stella a cinque punte. E non è necessaria una cultura per sapere che la stella a cinque punte non è un simbolo cristiano. Ma sembrano non accorgersene.
Che siano frastornati dalla confusione, dal disordine, dalla disarmonia visiva e spaziale a tal punto? Oppure che ci siano lacune nella educazione cattolica, nel catechismo?

Cosa ne pensi?

Sono convinto che una chiesa debba essa stessa essere un un catechismo e una Bibbia di pietra (ma anche di cemento, purché racconti, purché ci sia la narrazione, come dicevi tu ieri); siamo quindi davanti ad un circolo vizioso, che ci vole abituare al brutto e far disimparare il passato?

T.

T. ha detto...

PS
Grazie per l'immagine di questo post!
Un omaggio ad Arezzo e alla chiesa di S. Francesco. Nonché all'arte di Piero della Francesca.
"In hoc signo vinces"

T.

Andrea ha detto...

Per Montmirail: il bello, nella "philosophia perennis" che i Papi praticano e raccomandano, è lo splendore del bene. Ricordo questo per dire che il nocciolo della questione, se certamente non è nella caccia alle emozioni estetiche (=decadentismo), non è neppure nella spinta a volare più alto delle meschinità quotidiane.
In altre parole, la via giusta (perché vera) non è quella PLATONICA (guardare il mondo dall'alto), bensì quella ARISTOTELICA: amare il Reale e il suo Autore. Se il mondo è sconvolto, la luce di Dio ci rischiara la strada e ci guida verso il Regno, che non negherà il mondo, ma non potrà accogliere chi non abbia messo a frutto la vita.

Per Francesco: le tue parole mi hanno ricordato quelle di J.de Maistre: "Fare la controrivoluzione non significa fare una rivoluzione contraria; significa fare il contrario della rivoluzione". La nostra via è essere "contro"(rivoluzionari), non essere "anti"(il partito rivoluzionario). Come dice Caterina, ciò che possiamo e dobbiamo fare è diffondere (direi "emanare") il bene.
Ciò non toglie affatto che sia dovere dell'autorità ecclesiastica usare il "bastone" del pastore, e che essa molto spesso abdichi a tale preciso dovere

raffa ha detto...

Grande Gn, come (quasi) sempre!

Raffaele

Pietro Pagliardini ha detto...

Caro Francesco, l'aria della mia città ti ha fatto molto bene, perché questo post è, come osserva Montmirail, ampio ed appassionato. Non che gli altri non lo siano, ma qui c'è più serenità, più calma del solito, senza per questo aver rinunciato alla tua solita determinazione.
In verità penso che sia merito più di quei due giovani intervenuti alla presentazione più che della città fredda e piovosa, i quali, con semplicità, chiarezza e convinzione, ti hanno dimostrato che il tuo impegno non è vano e che, come hai tu scritto, occorre un po' di capacità maieutica per tirare fuori il meglio che c'è nelle persone, quell'istinto naturale che fa riconoscere il brutto dal bello, l'armonia dal disordine.
Continua così.
Un caro saluto da me e da Massimo, che tu hai letteralmente "rapito".
Pietro

PIO XIII ha detto...

Carissimo Francesco,
innanzitutto mi spiace non essere potuto venire ad Arezzo: purtroppo l'ho saputo troppo tardi.

Iniziare dal nostro piccolo?
Ieri ho partecipato alla Messa domenicale in Asciano, Siena. La Messa della sera, raramente mi capita ma ho dovuto adeguarmi ai programmi di mia moglie.
Già il fatto che il Santissimo fosse recluso in una cappella laterale..
il celebrante è già sull'altare, dietro la mensa e da lì si sposterà solo per la Comunione; questo sta a significare che la lettura del Vangelo l'ha fatta da lì, così come l'Omelia... addirittura appoggiandosi alla mensa come se stesse fumando una sigaretta al balcone...

Iniziamo dal nostro piccolo...
Grazie Francesco, ma poi ho paura di esplodere!!!

rita ha detto...

Carissimo dott. Francesco, da molto tempo, per questioni di salute, non partecipavo alla Santa Messa nella mia chiesa parrocchiale; ebbene, domenica scorsa sono andata, mi sono seduta, ma avvertivo un disagio, non riuscivo a capire perchè, ma poi cercando il Santissimo, con la Sua fiammella rossa, che indicava la Presenza, non la trovavo... al posto della lampada e del S.S. c'era un trono enorme, rosso e dorato da fare invidia a Enrico VIII. Al momento della distribuzione della Comunione il prete è partito alla chetichella, è andato in un anfratto laterale e ne è ritornato con la pisside. Mi è sembrato un gesto clandestino, quasi furtivo. Mi è parso che il trono rosseggiante e indorato usurpasse il posto che spettava a un Altro. Lo dirò al parroco, anche se gia so che tirerà in ballo il concilio, i tempi attuali, ecc. Già la Sacra Mensa sembra più una tavola imbandita per un pic-nick invece del Sacrificio dell'Agnello di Dio, poi ci si mettono anche i celebranti, che dopo aver proclamato l'omelia si siedono sul trono con l'aria di chi si aspetta una standing-ovation dal pubblico, con, magari, un "bene, bravo, biiiiisss!" Lei ha proprio ragione; la controrivoluzione verrà dal basso, dalle piccole membra del Corpo di Cristo. La saluto con affetto!

Fabrizio ha detto...

Sempre grande Francesco!
Per me è già una consolazione enorme, e il segno di un cambiamento, la rimozione della croce di Pomodoro (e altri atti di "iconoclastia del moderno"). Sono convinto anche io che se verrà qualcosa di buono, sarà dai fedeli semplici, e dalle perosne di buona volontà come te.
Bisogna davvero alzare la guardia e non assuefarsi al brutto, non rassegnarsi al banale, non abbassare la soglia di tolleranza e accontentarsi del meno peggio. Spesso mi rendo conto anche io di considerare "normale" ciò che non solo non dovrebbe essere la norma, ma che è addirittura sbagliato, senza senso, equivoco e a volte desacralizzante. Bisogna aprire gli occhi anche se ciò che vedremo sarà tutt'altro che confortante.