martedì 13 luglio 2010

LA DECADENZA DELL'ARTE E DELL'ARCHITETTURA SACRA: UNA RIVOLUZIONE DA FERMARE AL PIU' PRESTO!



Cari amici, si è svolto oggi a Roma l'incontro alla presenza di Mons. Ravasi sui temi a noi cari. Purtroppo non ho potuto partecipare per un impegno di lavoro improvviso che mi ha portato a Londra... Ad ogni modo la mia presenza c'è stata sottoforma del contributo che è stato distribuito ai partecipanti dall'amico Manuel Grillo e che trovate qui sotto. Un resoconto dell'incontro - per quanto ne ho capito non particolarmente entusiasmante - sarà pubblicato a breve.

Ecco il testo del mio intervento:

LA DECADENZA DELL'ARTE E DELL'ARCHITETTURA SACRA:
UNA RIVOLUZIONE DA FERMARE AL PIU' PRESTO!

di Francesco Colafemmina

Lassù in alto, sulla montagna
C'è una chiesetta solitaria.
La sua campana non suona,
E non vi canta neppure un prete.

Una sola candela
E una croce di pietra
Sono il solo ornamento
Della povera chiesetta.

Ma il viandante che passa
Si ferma e s'inginocchia
E con gran devozione
Bacia la sua bianca croce.

Anghelos Vlàchos

Introduzione

Per formulare un pur breve discorso intorno all’odierna condizione delle arti e dell’architettura sacra, credo sia necessario partire da una premessa largamente condivisa: le arti liturgiche e l’architettura chiesastica vivono oggi uno dei più gravi periodi di crisi nella storia del Cattolicesimo.

Consapevoli di una tale oggettiva realtà, non possiamo far altro che cercare di individuare le ragioni di una simile crisi, svilupparne una critica fondata e formulare, infine, delle proposte che consentano alla nostra Chiesa di ritornare ad esser autentico faro del bello per mezzo del quale risplende la Verità di Cristo.

Anche se tutti possiamo convenire sull’attuale decadenza delle arti sacre, probabilmente a non tutti noi è chiaro il senso di questo termine: decadenza. Decade ciò che per processo fisico e naturale passa da una condizione di pienezza, di fiorita vigoria, ad un’altra miseranda, fatta di vecchiaia e deperimento. Le arti e l’architettura sacre sembrano invece decadere per un atto volitivo e programmatico, non per inerzia o fisica reazione. E siccome gli atti di volontà nella Chiesa sono eminentemente personali e non impersonali o stratificati in ciò che siamo soliti definire “tradizione” è agli uomini che ci tocca guardare.

Per leggere il seguito clicca qui!

18 commenti:

Fabrizio ha detto...

Una breve sintesi della situazione ma molto efficace. Non so quanto possa essere rimasta nel cervello di Ravasi&Co....non c'è peggior sordo....
personalmente sono molto molto molto sfiduciato riguardo un cambiamento della situazione, proprio perchè quegli stessi uomini, cui si deve imputare la responsabilità, non cambieranno idea.
Forse, fra una o due generazioni....forse con il paziente lavoro e le iniziative delle parrocchie locali, lontane dalle luci della ribalta...forse con la tenacia degli artisti che ora fanno la fame....

Andrea ha detto...

Un grande "grazie", caro Francesco!

Un paio di annotazioni:
1- mons.Montini, nato nel 1897, nel 1931 aveva 34 anni, e vedeva la strepitosa esplosione del razionalismo architettonico, che avrebbe dato frutti eccellenti nel decennio successivo. In quel momento Marconi avviava la stazione radio vaticana, pronunciando le splendide parole "Con l'aiuto di Dio, che tante misteriose forze della natura mette a disposizione dell'umanità, ho potuto preparare questo strumento che procurerà ai fedeli di tutto il mondo la consolazione di udire la voce del Santo Padre..."
Voglio dire che erano veramente gli anni della scopertà di una modenissima ESSENZIALITA' - più correttamente, potremmo dire che la questione della modernità, disastrosamente interpretata nel secolo e mezzo precedente, trovava una SOLUZIONE inaspettata ed esemplare. Anni dopo, P.L.Nervi mise in evidenza con grande eleganza le "linee di forza" dell'edificio nella nuova aula delle udienze in Vaticano.
La preoccupazione di Paolo VI fu non quella di idolatrare l'"artista", ma quella di veder fiorire un'arte cristiana nei "modi" attuali

2- se l'artista è un alchimista (cioè conosce i "segreti del mondo"), è inevitabile implorarlo di lasciar cadere qualche briciola della sua "gnosi" verso di noi, a carissimo prezzo. Se invece è un MAESTRO artigiano (un "artiere", come scrisse Carducci), conosce i segreti dell'arte sua (in senso antico), ed è un onore per lui che gli commissioniamo qualcosa di sacro.
I committenti ecclesiastici stessi
non devono pensare di "far passare" un contenuto evangelico, bensì di LASCIAR BRILLARE il volto di Cristo: non "didassi", ma percezione estetica, fruibile da colti e meno colti

Caterina63 ha detto...

TREMENDO!!!!
Ma l'avranno capito? ^__^

Ottimo l'inizio con la coraggiosa chiarezza della storpiatura della Mediator Dei....
Ottima la coraggiosa chiarezza nel dire le cose come stanno, parlando di spreco di danaro, di delusione dei fedeli, del tempo che inesorabilmente passa peggiorando la situazione se non si fa subito qualcosa!!

Ottimo il suggerimento di impiegare artisti CATTOLICI, se saranno (o se fossero seri?) seri potrebbero anche dare un incentivo alla ripresa economica ed alla occupazione ^__^
Ottimo l'aver sottolineato che molto e l'avvio del molto dipenderà da LORO, dai Vescovi, dai nostri superiori....

Ergo, non potranno mai più dire "ma io non lo sapevo"
^__^

Grazie Francesco!
Grazie a nome mio e di quanti avrebbero voluto essere li, ma ci siamo stati con la Preghiera...

Caterina63 ha detto...

Caro Andrea....
io non ci capisco molto di arte, vado al sodo però quando si tratta di ciò che l'arte dovrebbe dire della mia fede Cattolica...

quegli anni li (a partire dagli anni '50 ma specialmente anni '70) sono stati gli anni peggiori per l'arte Sacra...
Non dimentichiamo che il boom economico ridusse l'arte a mero commercio...qualche cosa certamente si salva ma, restando al nome da portato Nervi, oramai io lo associo a quell'orrendo ammasso di ferro che dovrebbe richiamarmi al RISORTO...
La prima volta che entrai li, avevo 12 anni era il '75 l'Anno Santo... dopo l'udienza ci portarono ad ammirare da vicina quell'opera spiegandoci che avremo dovuto vederci il Risorto....io più lo guardavo, più mi prendeva una tremenda angoscia che ancora oggi, a 47 anni non mi ha più abbandonata...vedo quell'immagine e mi viene ANGOSCIA!

Senza dubbio forse per altri può davvero raffigurare il Risorto e magari vedendolo provano gioia...
francamente però non ho mai letto elogi (non sull'opera in se) sull'enfasi di ciò che tale opera rappresenterebbe...

Se guardiamo al Cristo CROCEFISSO che nei secoli ha parlato a molti Santi e Beati, quale immagini vediamo?
CROCIFISSI AUTENTICI, UN UOMO GRONDANTE DI SANGUE, QUASI VERO che più lo guardi e più sembra parlarti...
Non mi risulta che da alcuna opera moderna il Cristo, in questo senso, abbia "parlato"...
Perfino la Madonnina di Siracusa, quella che pianse, lavorata su una mattonella di ceramica, ha un volto così espressivo che sembra umana....

I "Cristi" di oggi NON parlano più...manca L'ANIMA CATTOLICA...
parlare non intendo vocalmente, ma diretti al cuore...quanto più l'arte moderna che è per lo più astrattismo...ha invaso LE CHIESE E LA FEDE CATTOLICA tanto più ci ha resi ciechi di fronte AL VERO!
La fede Cattolica che è, come dice Cristo, per i SEMPLICI...si intende proprio in quella semplicità che pur nella complessità di un dipinto (vedasi la Cappella Sistina) o di una Statua, pur nella complessità interiore di un artista, ti dava LA REALTA' della vita di Gesù vissuta fra noi...

E' questo vissuto che manca nell'arte moderna...

;-)

Gianpaolo1951 ha detto...

Spero che il Santo Padre si liberi al più presto di un simile “prezioso” collaboratore…
Prezioso sì…, ma solo per quelli che cercano di distruggere quel po’ che rimane dell’arte sacra!!!

Andrea ha detto...

Cara Caterina,
sono lieto di poter parzialmente dissolvere la tua angoscia: il "Cristo che risorge dagli ulivi" non è di Nervi (architetto dell'Aula), ma di P.Fazzini (scultore marchigiano). L'opera fu completata nel 1977.
Per quanto riguarda il Cristo in Croce, guarda se vuoi il mio commento del 7 luglio alle 15.48.

Andrea ha detto...

Un'ultima annotazione: il razionalismo architettonico di anteguerra, di cui parlavo in termini molto positivi, NON si accompagnò a una tendenza astrattiva nella figurazione - tutt'altro.
Furono realizzati anche affreschi sacri "neo-medievali"

Caterina63 ha detto...

Andrea ha detto...
Cara Caterina,
sono lieto di poter parzialmente dissolvere la tua angoscia: il "Cristo che risorge dagli ulivi" non è di Nervi (architetto dell'Aula), ma di P.Fazzini (scultore marchigiano). L'opera fu completata nel 1977.

*************************

^__^
grazie della correzione, non lo sapevo..... non si finisce mai di imparare ^__^

bedwere ha detto...

Sul New Liturgical Movement c'e` una serie di articoli su "The Other Modern":

http://www.newliturgicalmovement.org/search/label/The%20Other%20Modern

Esiste un moderno che ha mantenuto contatto con la tradizione e quindi con la fede e morale cattolica.

Andrea ha detto...

Grazie a bedwere per la segnalazione.

Riporto una recente dichiarazione del card. Canizares sulla "Actuosa Participatio" alla divina liturgia:

"Partecipazione attiva non vuol dire fare qualcosa, ma fare il proprio ingresso nel rito nel ringraziamento, nel silenzio, nell'ascolto, nella preghiera ed in tutto cio' in cui realmente la liturgia consiste"

Anonimo ha detto...

"l'arte" sta servendo "il loro padrone" (astana -satana)
>
http://vigilantcitizen.com/?p=421
>
http://www.youtube.com/watch?v=GGOsfL7RBD4

_
http://santaruina.splinder.com/post/22939962/pensiero-magico-ed-evocazione

m

Francesco Colafemmina ha detto...

Grazie a tutti voi! Speriamo che queste piccole riflessioni vengano almeno lette...

Antonella Colaninno ha detto...

Ciao Francesco, dopo aver letto il tuo libro e il tuo articolo, mi vien da chiederti cosa ne pensi della partecipazione del Vaticano alla prossima Biennale di Venezia che sarà curata da Bice Curriger. Sarà la prima volta che il Vaticano parteciperà con un suo padiglione ad una delle più grandi e storiche manifestazioni di arte contemporanea al mondo. Non sarà forse che la chiesa voglia crearsi un potere(che, come ben sai, gira aihmè, intorno al mondo dell'arte)e, per avere visibilità nella sfera del contemporaneo, abbia deciso di seguire artisti noti e conclamati della tanto "invisa"arte contemporanea? Questo spiegherebbe anche la commissione di architetture e di molte opere d'arte sacra ad artisti contemporanei famosi.
Certo che, pensare alla presenza del Vaticano in una Biennale che accoglie le tendenze più "estreme"e alle volte dissacranti del contemporaneo, lascia un pò attoniti...
Certamente non sappiamo cosa il Vaticano intenda esporre ma credo non arte sacra "tradizionale" poichè si tratta di una vetrina sulla contemporaneità.
Un caro abbraccio e complimenti per l'articolo!

Antonella Colaninno ha detto...

Vorrei comunque precisare, che considero l'arte contemporanea una forma espressiva meritevole che segue linguaggi alle volte alternativi rispetto ai canoni della tradizione, benchè ci siano espressività molto forti e antiestetiche. La mia riflessione sulla presenza del Vaticano alla Biennale si chiede quali siano le posizioni della chiesa oggi in materia di arte sacra e come spiega questa scelta. Ritiene che i nuovi linguaggi della contemporaneità possano porsi in relazione con il valore del bello dell'arte sacra del passato?
Una buona settimana a te, Francesco.

Francesco Colafemmina ha detto...

Ciao carissima,

dunque, il Vaticano non parteciperà più alla Biennale per una serie di ragioni... Non ultima per il potenziale rischio di una simile partecipazione. La Chiesa non ha mai sponsorizzato l'art pour l'art, ma un'arte al servizio della liturgia e del sacro. Anche quando l'arte entrava nei sacri palazzi lo faceva con obiettivi specifici che non uscivano mai dalla sfera del sacro.
L'invenzione di un'arte "religiosa" ossia di un'arte spiritualista che al di là della fede in Cristo è in grado di esprimere la tensione verso il divino e il metafisico corrisponde ad uno dei rischi più gravi per la Chiesa: quello di fraintendere il rapporto fra verità della fede ed espressione artistica, subordinando quelle verità alla volontà dell'artista o al suo mondo estetico interiore che sarà sempre soggettivo ed autoreferenziale secondo i canoni estetici del contemporaneo. Non esprimerà altresì quel "carattere" proprio dell'artista classico, innovatore all'interno della tradizione, soggettivo nell'esprimere fatti oggettivi e verità comprensibili in un linguaggio a tutti noto, ma con parole proprie...

Anonimo ha detto...

http://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_585.pdf

Antonella Colaninno ha detto...

Grazie, è sempre piacevole discorrere con te su argomenti che sono per me, una passione ancor prima di essere oggetto di studio.
Seguirò il tuo blog e avremo modo di chiacchierare ancora.

Andrea ha detto...

Caro Francesco,
esprimo il mio entusiasmo per la tua condanna dell'arte "religiosa" o teologizzante. Ci ricordiamo l'arcano monolite nero che compariva più volte nel film "2001, Odissea nello spazio" ? Abbiamo ben chiaro (lo dico ai lettori) che quello è un modello direttamente opposto al dialogo responsabile con il Creatore e Redentore ?
Sottolineo ancora che anche le verità essenziali della Fede (dogmi) non sono rivolte "ad intra" ("il discorso è strutturato così"), bensì "ad extra" ("è questo il Dio che noi annunciamo, non perché l'abbiamo pensato così, ma perché così ci si è rivelato")