giovedì 8 luglio 2010

PROMEMORIA PER IL 13 LUGLIO: "VENITE, DUNQUE: VEDETE, AMMIRATE"!


Dall'Allocuzione di S.S. Papa Pio XI
in occasione dell'inaugurazione della nuova pinacoteca vaticana
27 ottobre 1932

"Tante opere d’arte, indiscutibilmente e per sempre belle, come quelle che stiamo per passare ammirando in rassegna; opere nella quasi totalità così profondamente ispirate al pensiero ed al sentimento religioso, da farle sembrare, ora, come fu ben detto, delle ingenue e fervorose invocazioni e preghiere, ora dei luminosi inni di fede, ora delle sublimi elevazioni e dei veri trionfi di gloria celeste e divina; tante e tali opere Ci fanno (quasi per irresistibile forza di contrasto) pensare a certe altre così dette opere d’arte sacra, che il sacro non sembrano richiamare e far presente se non perché lo sfigurano fino alla caricatura, e bene spesso fino a vera e propria profanazione. Se ne tentano le difese in nome della ricerca del nuovo, e della razionalità delle opere.

Ma il nuovo non rappresenta un vero progresso se non è almeno altrettanto bello ed altrettanto buono che l’antico, e troppo spesso questi pretesi nuovi sono sinceramente, quando non anche sconciamente, brutti, e rivelano soltanto l’incapacità o l’impazienza di quella preparazione di cultura generale, di disegno — di questo soprattutto — di quella abitudine di paziente e coscienzioso lavoro, il difetto e l’assenza delle quali danno luogo a figurazioni, o più veramente detto, a deformazioni, alle quali vien meno la stessa tanto ricercata novità, troppo somigliando a certe figurazioni che si trovano nei manoscritti del più tenebroso Medioevo, quando si eran perdute nel ciclone barbarico le buone tradizioni antiche ed ancora non appariva un barlume di rinascenza.

Il simile avviene quando la nuova sedicente arte sacra si fa a costruire, a decorare, ad arredare quelle abitazioni di Dio e case di orazione che sono le nostre chiese.

Abitazioni di Dio e case di orazione, ecco, secondo le parole di Dio stesso o da Lui ispirate, ecco il fine ed il motivo d’essere delle sacre costruzioni; ecco le supreme ragioni alle quali deve incessantemente ispirarsi e costantemente ubbidire l’arte che voglia dirsi ed essere sacra e razionale, sotto pena di non essere più né razionale né sacra; come non è più arte razionale né arte umana (e vogliamo dire degna dell’uomo e rispondente alla sua natura) l’arte amorale, come dicono, la quale nega e dimentica e non rispetta la sua suprema ragione di essere, che è d’essere perfettiva di una natura essenzialmente morale.

Le poche e fondamentali idee, che abbiano piuttosto accennate che esposte, lasciano abbastanza chiaramente intendere il Nostro giudizio pratico, circa la così detta nuova arte sacra. Lo abbiamo del resto già più volte espresso con uomini d’arte e con sacri Pastori: la Nostra speranza, il Nostro ardente voto, la Nostra volontà può essere soltanto che sia ubbidita la legge canonica, chiaramente formulata e sancita anche nel Codice di Diritto Canonico, e cioè: che tale arte non sia ammessa nelle Nostre chiese e molto più che non sia chiamata a costruirle, a trasformarle, a decorarle, pur spalancando tutte le porte e dando il più schietto benvenuto ad ogni buono e progressivo sviluppo delle buone e venerande tradizioni, che in tanti secoli di vita cristiana, in tanta diversità di ambienti e di condizioni sociali ed etniche, hanno dato tanta prova di inesauribile capacità di ispirare nuove e belle forme, quante volte vennero interrogate o studiate e coltivate al duplice lume del genio e della fede.

Incombe ai Nostri Fratelli di Episcopato, sia per il divino mandato che li onora e sia per la esplicita disposizione del Codice sacro, incombe, dicevamo, ai Vescovi per le loro rispettive Diocesi, come a Noi per tutta la Chiesa, invigilare affinché tanto importanti disposizioni del Codice stesso siano ubbidite ed osservate, e nulla nell’usurpato nome dell’Arte venga ad offendere la santità delle chiese e degli altari, a disturbare la pietà dei fedeli.

Siamo ben lieti di poter ricordare che già da tempo ed anche recentemente, da vicino a Noi e da lontano, non poche voci si sono levate a difesa delle buone tradizioni ed a riprovazione e condanna di troppo manifeste aberrazioni.

È con particolare compiacenza che fra le accennate voci ricordiamo quelle di Sacerdoti e di Vescovi, di Metropoliti e Cardinali, e tanto più solenni, concordi ed istruttive dove più grande appariva il bisogno.

Ma ecco che l’importanza delle cose e… la vostra filiale attenzione… quasi Ci facevano dimenticare di avervi Noi invitati non ad udire, ma a vedere ed ammirare… Venite dunque: vedete, ammirate."

3 commenti:

Andrea ha detto...

Mirabilia Urbis: cose da vedere e ammirare nello stesso tempo, a Roma (anticipazione della Gerusalemme celeste). Per estensione CATTOLICA, le Mirabilia sono presenti in tutto l'Orbe.
Nella stessa Roma, PORPORATA (cioè resa regale) dal sangue dei Principi degli Apostoli, si va a VIDERE PETRUM, sia nel senso di rendergli visita sia in quello di vedere fisicamente il Vicario di Cristo.

P.S. E' necessario sottolineare che la calata massonica ottocentesca su Roma mirava a cacciare il Papa, la Chiesa, Cristo, Dio dall'orizzonte del mondo? E' necessario sottolineare che senza sovranità territoriale la Santa Sede sarebbe la cappellania di qualche interessato potentato?

Fabrizio ha detto...

Sono parole stupende, quelle del Pio XII, molte delle quali le ho sempre pensate! Il nuovo, anche se diverso, dovrebbe essere almeno dello stesso livello, se non migliore, di ciò che l'ha preceduto. E invece, anzichè confrontarsi con il passato, in una competizione creativa, s'è preferito cancellarlo, come se mai fosse stato, e il risultato è stata un'arte davvero "primitiva", un livello zero di vagiti sconnessi.
Una canzonetta alla chitarra potrà mai essere paragonabile al più semplice versetto di gregoriano? L'eredità che lascerermo ai posteri sarà il Nulla.

Andrea ha detto...

La formula "competizione creativa con il passato" è meravigliosa nel definire lo spirito tradizionalista positivo, che si pone la domanda: riusciremo a essere all'altezza di chi ci ha preceduto ? (e di solito risponde: NO, ma i RISULTATI saranno anche superiori se saremo "nani sulle spalle dei giganti").
La tendenza al "primitivo" è in realtà tendenza all'istintuale, cioè all'animalesco (fatto coincidere con l'ultra-razionale):
siamo in piena de-costruzione gnostica