lunedì 23 agosto 2010

C'E' UN LAVORO COMUNE E UNA CHIESA PER TUTTI?


di Francesco Colafemmina

Cari amici, perdonate la lunga assenza, ma il mese di agosto è forse il periodo migliore per pensare e talvolta è necessario farlo distaccandosi un po' dalle abitudini e dagli appuntamenti fissi. In questi giorni non ho potuto fare a meno di riflettere sulla difficile situazione che sta vivendo la nostra Chiesa. Attaccata dall'interno e dall'esterno, sembra spesso vacillare, mentre è retta solidamente dal nostro Santo Padre e dall'assistenza dello Spirito Santo. Quest'ultimo, a dire il vero, temo che in molte occasioni sia costretto ad abbandonare molti uomini di Chiesa al loro destino, visto che pur con l'assistenza del Paraclito, le scelte degli uomini vanno ascritte al loro libero arbitrio e in molti casi le scelte della Chiesa restano scelte di uomini erranti...

Pensiamo, ad esempio, alla questione del Motu Proprio. Trascorsi tre anni dalla promulgazione del Summorum Pontificum, oggi siamo prossimi al redde rationem. Un rendiconto che non va letto strettamente nel rapportino che i Vescovi sono invitati a stilare onde definire il livello di adesione e di "successo" della liberalizzazione del rito antico. Piuttosto si tratta di una "resa dei conti" che molti di noi vedono prossima all'orizzonte e che oppone indifferenti o convinti sostenitori del novus ordo a convintissimi propugnatori del vetus ordo. Migliaia di laici han fatto di tutto in questi tre anni per vedere applicata la normativa papale, ma è innegabile che pochissimi sforzi sono stati compiuti da parte degli organi preposti, al fine di condannare e sciogliere i lacci e laccioli posti da numerosi vescovi alla celebrazione della messa di San Pio V. Si è detto spesso che il motu proprio originava nella necessità di riconciliare la Fraternità lefebvriana, dando un tono di pura strumentalità ad un atto pontificio, quasi si trattasse di arida realpolitik.

Troppe volte ci si è nascosti nondimeno dietro un dito, affermando che il ricorso al rito antico sarebbe da leggersi quale mero adempimento della volontà papale o quale riscoperta di una spiritualità più autentica. In verità, molti di noi hanno visto nella possibilità di partecipare alla Santa Messa secondo il rito tridentino, un'opportunità di redenzione dai tanti abusi liturgici subiti in quarant'anni. Detto esplicitamente: l'apprezzamento per il rito antico nasce da un "disagio" spirituale nell'accettazione di un novus ordo che sebbene sia stato varato molti anni fa, porta ancora su di sé una serie di dubbiose macchie che discendono da coloro che ne furono artefici e che la Chiesa non ha mai pensato di affrontare in maniera critica, pur nella stridente dissimiglianza fra un rito e l'altro.

Così, alla fine dei conti, ci ritroviamo con due riti che rispondono concretamente ad esigenze diverse di vivere la propria fede, nonostante siano in molti coloro che serenamente partecipano ad entrambi i riti. E se a ciò aggiungiamo che normalmente non vi è un gran rapporto osmotico fra i partecipanti al rito antico e i partecipanti alla forma ordinaria del rito romano, possiamo o no affermare che siamo in presenza di due anime della Chiesa in aperto conflitto, oggi acuito dalla duplicità del rito cui si rifanno?

Lo verifichiamo puntualmente appena scoppia qualche polemichetta come quella seguita alla pubblicazione sul Corriere della Sera di alcuni stralci di una prefazione di Mons. Burcke a un commentario sul Motu Proprio. Stralci estrapolati dal sito Rorate Caeli (che a sua volta li aveva presi dal blog tedesco Summorum Pontificum) e utilizzati come siluri contro l'asse Vian, Scaraffia, Vecchi che aveva promosso a pieni voti l'esibizione di chierichette in piazza San Pietro in una strana chiave neofemminista dai potenzialmente rischiosi esiti... All'articolo del Corriere è seguita una violenta rappresaglia, come ben testimoniato dagli amici di Messainlatino. Beghe di giornale, come quella che ha colpito l'Appello al Papa dalle pagine dell'Osservatore Romano, tacciando di ignoranza e inesperienza architetti del calibro di Steven Schloeder, Duncan Stroick, Nikos Salingaros, artisti come Aristides Artal Moreno o Alessandro Romano e via dicendo. Insomma, sembra che manchi un principio fondamentalmente cristiano: la ricerca della comunione e della Verità.

Cui prodest tutto questo indaffarato affilar le lame di fazioni in perenne contrapposizione subdola o evidente? Purtroppo le fazioni nascono non solo quando si perde di vista il bene comune, ma anche quando mancano riferimenti solidi e condivisi. Così appare in tutta la sua evidenza la difficoltà della lettura promossa da papa Benedetto di una ermeneutica della continuità. Inutile negarci che solo coloro che rispettano e amano la "tradizione" (intesa nel senso più sincero e meno sciovinistico del termine) sono in grado di sposare tale ermeneutica.

Gli altri? Gli altri continuano a perseguire una logica che a mio parere è chiarissima. Fare in modo che l'attuale pontefice con tutta la sua forza morale e dottrinale, venga esposto costantemente ad eventi in grado di minare tutto ciò che di buono egli sta seminando. O quantomeno di associare al suo pontificato tutto il grigiume e la negatività che possono essere racchiusi nell'espressione "crisi della Chiesa". Temo che alla fine l'esperimento del Motu Proprio sarà un bel virgulto da recidere sul nascere. Staremo comunque a vedere che accadrà. Sta di fatto che ad oggi le istruzioni applicative del Summorum Pontificum non sono state ancora prodotte, come nessuna clamorosa reazione v'è stata alle continue angherie e vessazioni episcopali nei riguardi dei laici richiedenti la celebrazione secondo il rito antico. Sicché non credo sbaglino coloro che temono una pubblicazione postuma delle istruzioni, rispetto alle lettere dei Vescovi sull'andamento dell'esperimento, onde restringerne l'applicazione e la portata. Non ci resta che attendere sperando, pregando e convertendo le nostre vite prima di tutto, perché senza conversione tutto il resto perde senso e ragione. Solo dalla conversione dei cuori può sortire la comunione fra i fedeli.

Nel frattempo posso annunciarvi che sta per partire una iniziativa volta a dimostrare (per quanto lo concederanno i lettori di Fides et Forma) che gli artisti e gli architetti autenticamente cattolici esistono eccome. Potrete così leggere a partire da settembre una serie di articolate interviste ad eminenti artisti e architetti cattolici il cui scopo è dar vita a chiese che siano luoghi dello Spirito e non i soliti casermoni ricchi di deformità a voi ben noti. In fondo la nostra missione di cristiani del XXI secolo l'aveva già profeticamente delineata il grande poeta Thomas Stearns Eliot in un coro tratto dalla sua opera The Rock:

In luoghi abbandonati
Noi costruiremo con mattoni nuovi
Vi sono mani e macchine
E argilla per nuovi mattoni
E calce per nuova calcina
Dove i mattoni son caduti
Costruiremo con pietra nuova
Dove le travi son marcite
Costruiremo con nuovo legname
Dove parole non son pronunciate
Costruiremo con nuovo linguaggio
C'è un lavoro comune
Una Chiesa per tutti
E un impiego per ciascuno
Ognuno al suo lavoro.

13 commenti:

Maria ha detto...

"l'apprezzamento per il rito antico nasce da un "disagio" spirituale nell'accettazione di un novus ordo ...etc etc"

Il problema è proprio questo: far capire a chi è stato imbonato (anche da alcuni religiosi!) delle solite idee sul Vaticano II e sulla "comprensibilità" di una Messa in latino, che, il detto "dai il dito e si prendono la mano", è stato purtroppo troppe volte attuato nel campo liturgico.

Se non si arriva a questa comprensione, tutti i discorsi per far capire la bellezza (e l'ortodossia) di un rito in latino, lasceranno il tempo che trovano.
Se non si capisce che il punto di partenza (per alcuni), ossia il Vaticano II,non racconta le frottole che ci hanno ripetuto a memoria certe persone, idem...siamo al punto di partenza.
Io mi sto "scontrando/incontrando" con questi muri, nell'affrontare l'argomento con alcune persone.

Quindi il primo elemento (a mio avviso), è fare "sana informazione" e ogni persona di buon senso (e di fede) dovrebbe prendere in mano i testi conciliari e leggerli, prima di partire in quarta!

Poi (fattore non secondario), credo che l'intensità della vita spirituale "indirizzi", ad un certo punto, verso un certo "gusto" per la Messa in latino...

Comunque, io non credo che siamo davanti a "due anime" della Chiesa.
Io sarei ben felice di poter avere anche da me la Messa in latino, ma ritengo che, in ogni caso, una Messa in italiano curata a dovere, possa in ogni caso essere fruttuosa, perché c'è sempre e comunque il sacrificio di Cristo che si rinnova.
Pensare oggi di tornare alla sola Messa in latino penso (per troppe persone) anacronistico e quindi o non sono maturi i tempi (eh!) o non lo saranno mai, ma tornare alla correttezza liturgica (anche in una Messa in lingua corrente), è sempre fattibile.
Bisogna volerlo (piccolo particolare....)
Buona serata

marconistalegionario ha detto...

Buonasera a tutti
troppi danni ha fatto il CVII, alcuni irreparabili e altri continua ad alimentarne.
Bisognerebbe, tutti, noi ed il Papa, avere il coraggio di imporre e di pronunciare la stessa frase di Gesù Cristo: o con me o contro di me, quindi contro il CVII e con Gesù!
Anche se si rimanesse in mille o poco più, sarebbe la rinascita questa volta definitiva.
Saluti
Piero e famiglia

Maria ha detto...

Il CVII va solo "letto" per come è stato scritto, non "interpretato" a proprio piacimento.
Dopodiché, si è con il CVII e con il Papa...e con Gesù!

Altrimenti facciamo l'errore di pensare che il CVII sia "alieno" alla Chiesa e al magistero del Papa!

Aloysius ha detto...

Penso che il Vaticano II possa essere letto cattolicamente.
Comunque è nato male, ed è stato condotto e applicato peggio.

Andrea ha detto...

Caro Francesco:
1- bentornato su internet.
2- rifacendomi alla mia "stagionata" età, vorrei dire che il torbido dei decenni passati si sta depositando: restano l'acqua trasparente ("viva") della Chiesa e il fondo limaccioso del modernismo.
3- le truppe "non limpide" (per usare un linguaggio cauto) hanno ampiamente occupato anche i posti ecclesiali di particolare responsabilità. Mi dispiace dover riaffermare che la matrice non sana è essenzialmente settentrionale, rispetto a Roma. Normalmente, se ambienti di Clero meridionale fanno pasticci è perché riecheggiano quanto sentono dalla "voce del padrone" nordico.
4- il Papa tedesco è un vero "meridionale": meridionale rispetto alla sua Patria, ma soprattutto nel sapere bene che Dio si manifesta nel colore, nei sentimenti, nella semplicità della vita, assai più che nelle tesi universitarie

Peter Moscatelli ha detto...

@Maria, messaggio 24/8 18:46

Mi chiedevo, leggendo il suo commento, se abbia mai pensato a farsi promotrice nella propria parrocchia di una richiesta di celebrazione secondo il motu proprio ... sono certo che ci siano persone (forse anche geograficamente vicine) che sarebbero liete di contribuire con consigli e aiuto pratico!

Maria ha detto...

@Peter:attualmente sono completamente "isolata"....e senza numeri, sono bloccata in partenza (almeno per ora).
Ne ho anche parlato con un don della mia parrocchia, ma ho avuto risposte alquanto avvilenti (e banali).

Peter Moscatelli ha detto...

@Maria

Se vuole, può scrivermi all'indirizzo Cardinalschuster@gmail.com
nel caso inviasse un numero di telefono, sarei ben lieto di chiamarla.

Piero ha detto...

Buonasera a tutti
Cara Maria
il CVII E' ALIENO alla Chiesa Cattolica!
Se si sta con Gesù, è impossibile stare con il CVII, a meno che, non si sia iscritti alla massoneria, la grande artefice, con i suoi capi (leggasi fratelli maggiori) e i suoi sgherri (comunisti), di tale misfatto.
Saluti
Piero e famiglia(ex Piero61)

Maria ha detto...

Caro Piero, credo che lei stia facendo un pò di confusione.
Dire che il "CVII sia alieno alla Chiesa", significherebbe dare la stessa "interpretazione" anche di Papa Benedetto XVI, che più volte ha parlato di ermeneutica della continuità al riguardo.

E' lo "spirito del Concilio" che alcuni hanno propagandato e messo in piedi, ad essere alieno alla Chiesa, non il Concilio in sè!

Anonimo ha detto...

"ci ritroviamo con due riti"

veramente, ed è il Papa ad affermarlo, sono due forme di un unico rito...

Francesco Colafemmina ha detto...

Sono d'accordo con Maria. Ad ogni modo Pietro, pur non essendo un teologo come neanch'io lo sono, credo esprima il senso profondo dell'ambiguità che spesso si ritrova nel Concilio. Se l'esito del Concilio fosse stato chiaro, univoco, indiscutibile, non avremmo avuto tutta quella vera e propria rivoluzione che ne è seguita. Come già diceva Machiavelli se si introduce una sola novità altre cento ne seguiranno...

Andrea ha detto...

Aggiungo alle ultime considerazioni di Maria e Francesco che si può accusare il Concilio non di aver prodotto documenti ambigui (ho letto da qualche parte che la sola cosa che metteva a disagio il giovane don Ratzinger era l'eccessiva positività riconosciuta all' "homo religiosus" non raggiunto dal Vangelo), bensì di aver troppo puntato su uno spirito "umanistico", che per molti diede l'avvio all'"umanitarismo".
E' qui che Piero coglie nel segno: mentre l'annuncio della Chiesa è l'Uomo Perfetto, grazie al quale possiamo realmente vivere, molte chiacchiere degli anni '60 e '70 (ma preparate molto prima) esaltavano "l'uomo" ASTRATTO, tipico idolo massonico.
Per quanto riguarda il rito preconciliare e quello postconciliare, basta porre l'accento su Cristo anziché su noi stessi: se andiamo in Chiesa per Lui, lo ritroviamo, inconfondibile, attraverso entrambe le forme.