lunedì 2 agosto 2010

ΔΙ'ΕΥΧΩΝ ΤΩΝ ΑΓΙΩΝ ΠΑΤΕΡΩΝ ΗΜΩΝ... PER MEZZO DELLE PREGHIERE DEI NOSTRI SANTI PADRI...


di Francesco Colafemmina

Isolarsi per qualche giorno aiuta a comprendere mille cose. Te ne accorgi quando torni a casa e ritrovi le solite polemiche, le affilate lame di gente che non sa bene cosa fare, trame cortigiane, marchette curiali e scomposte logorree.
Arriva un momento in cui realizzi che tutto ciò non ha alcun valore. Che probabilmente anche la tua lotta sacrosanta e sincera perde senso nella sterile dialettica. Che infine certa gerarchia della Chiesa Cattolica costituisce ormai una strana entità alla quale difficilmente si riesce ad associare il nome di Cristo.
Domina l'interesse, l'ambizione, dominano le stesse prepotenti passioni degli uomini semplici, quelli che non hanno bisogno di travestirsi da preti per condurre le proprie vite verso il baratro. Sono queste le divinità pagane cui molti monsignori, preti, cardinali si sono pienamente votati.
Per un attimo uno squarcio di cielo ti riporta all'essenziale e impercettibilmente sali su una collina dalla quale la frenesia umana ti appare insana e febbrile agitazione di anime mosse dall'interesse e dall'esaltazione dell'io.


Qualche giorno fa, mentre ascendevo non più metaforicamente, ma fisicamente, sull'aspra collina di un'isola greca, laddove un tempo s'ergeva un kastro veneziano, il mio sguardo è rimasto folgorato da una data: 1675. Questa data scolpita sull'architrave di una delicata chiesa ortodossa mi ha rapito in un vortice di memorie. In quegli anni l'Europa vedeva splendere gli ori del barocco, architetture leziose e audaci, opere d'arte sublimi che mirano a illudere e stupire, la musica avanzava verso nuovi orizzonti armonici, il teatro trionfava ovunque e le corti europee erano floride e raffinate (tra una guerra e l'altra...).


Quanta differenza nella Grecia sottomessa all'Ottomano invasore. Su quella collina la stessa terra secca di oggi, le stesse ruvide pietre e la semplicità del luogo sacro erano specchio di un popolo sinceramente cristiano. Così anche l'arte e l'architettura sacra di quel popolo erano intrise di Vangelo. Non è forse contenuta nel Vangelo una norma etica fondamentale che spinge l'uomo a mettere sempre l'altro dinanzi a sé, ad amare il più debole, il più semplice, a innalzarlo scorgendo nei suoi occhi quelli del Redentore?

Ecco dunque che quell'architettura semplice e banale, quell'iconostasi ferma ai canoni estetici dell'epoca bizantina classica, attestano la perfetta congiunzione fra un'arte e un'architettura intimamente sacre e cristiane, ossia in grado di comunicare con un linguaggio semplice e immediato i misteri della fede incarnati con somma elevazione teologica nelle forme materiali e spirituali. Il punto di maturazione di arte e architettura non più semplicemente sacre o chiesastiche, ma di Cristo e per Cristo, con i propri fruitori, i fedeli, cristallizzato nell'esperienza artistica bizantina, non richiese più modifiche, audacie o avanzamenti, ma bastò a se stesso.


D'altronde al di fuori della Corte Papale e delle singole corti delle Monarchie europee, non furono gli artisti più noti a trionfare, né tantomeno le mode più singolari o le tensioni innovative e rivoluzionarie, bensì la semplice pulizia degli anonimi artigiani, dei mastri costruttori, di manieristi maldestri o di geni sottovalutati. Ed è tutta quest'arte e quest'architettura anonima a perpetuare il messaggio di Cristo anche nei luoghi meno frequentati dal talento sublime o dal genio inarrivabile. Artisti e architetti scompaiono e restano opere solenni e benedette dal tempo e dalla fede che hanno nutrito.

Questo anonimato solenne l'ho ritrovato in quella chiesa dell'anno 1675 ancor più esaltato dall'intima volontà di aderirvi senza rampogne, non per semplice necessità, ma per convinzione.


Nel fiume in piena del tempo che non possiamo risalire un conto è veder passare panorami sempre nuovi e immagini riflesse che si susseguono senza tregua, in un impeto di superare il tempo col tempo, e un altro è contemplare un panorama che muta solo nelle sfumature, nei colori che il sole disegna sugli alberi e sull'acqua, nell'alternanza tra il giorno e la notte, e resta sempre uguale a se stesso, fedele a Colui cui radicalmente appartiene.

Quest'arte dà conforto e accompagna il fedele nella solida certezza del suo messaggio immutabile.

Ecco perché non si può non sorridere dinanzi ai vaniloqui ben calibrati, agli autoreferenzialismi accademici, alla vanità di quei quattro gatti che in fondo se la suonano e se la cantano fra di loro, ebbri di un aristocratismo castale rinsecchito e isterilito da un'assordante assenza di contenuti e da un silenzioso serpeggiare di ambizioni.

Ah, com'è bello il silenzio di quella chiesetta su cui soffia il meltemi, seduta sulla cima della collina a guardare le miserie del mondo, di una fede calpestata e spenta, mentre un vecchio sacrista ornato di un paio di grossi baffi grigi s'affretta a cambiar l'olio alle lanterne dell'iconostasi, prima che si canti l'esperinòs! Allora il sacerdote, mentre il sole allagherà il mare con i suoi colori, potrà ripetere serenamente: Δι' εὐχῶν των ἁγίων Πατέρων ἡμῶν, Κύριε Ἰησοῦ Χριστέ, ὁ Θεὸς ἡμῶν, ἐλέησον καὶ σῶσον ἡμᾶς. Ἀμήν. (Per mezzo delle preghiere dei noi Santi Padri, Signore Gesù Cristo, nostro Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amen.)

22 commenti:

Andrea ha detto...

Solo uno spunto, caro Francesco: è verissimo che nel 1675 l'Occidente era già ampiamente in preda alle crisi politico-religiose che sfociarono poi nell'esplicita aggressione alla Chiesa e a Cristo, ma è anche vero che l'Oriente ortodosso si precluse tante vie di apertura "laica" al reale per un senso di insofferenza verso Roma che si ricollega direttamente all'antico senso di superiorità verso il Romano antico conquistatore.
Tornando ai temi artistici, direi che davvero, come diceva un recente articolo di "Radici Cristiane", la partita si giocò nel XV secolo nel breve spazio tra Siena e Firenze: mentre Siena cercava la continuità dei modi espressivi sperimentati, Firenze "rinasceva", cioè tentava un neo-paganesimo su basi platoniche, rifiutando san Tommaso.
P.S. Condivido il tuo amore per il mare (il vero volto dell'Italia cristiana è quello delle Repubbliche Marinare, continuato da Colombo) e per l'alfabeto e il suono della lingua greca - per me accompagnato dall'amore per l'alfabeto e il suono della lingua araba

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Andrea,

gli "orientali" si sentivano pienamente romani! L'impero che noi definiamo bizantino era l'impero Romano e i greci fino alla rivoluzione del 1821 si sono sempre chiamati romei (ossia romani). La Grecia i Turchi la chiamavano Rum o in greco Rumeli: ossia Roma! Altro modo di dire era "Romania".
Oggi in Turco si chiama Yunan, che in realtà è l'unica parte dell'anatolia che ha sempre fatto gola ai Turchi, la Ionia.

Ancora oggi per indicare il concetto di "grecità" si parla di "Romiosini" ossia "Romanità".

L'insofferenza dell'Oriente è motivata dalla cosiddetta Frangokratia ossia dall'invasione di Costantinopoli nell'anno 1204 con la 4a crociata.

E' stato l'Occidente a tradire l'Oriente! Prima con la scomunica del Patriarca Michele Cerulario e poi con la barbarie dei regni franchi che si installarono nel seno dell'Impero Bizantino.

Anonimo ha detto...

anche io mi sono tatuato sulla fronte una data : 1571. Silvano

Francesco Colafemmina ha detto...

Grande Silvano! La battaglia di Lepanto è uno dei crocevia fondamentali della nostra storia europea!

p.s. a Milos non c'erano luoghi in cui fare gli happy hour... piuttosto spiagge deserte, tanta tranquillità e moltissime chiesette...

p.s.2 c'erano anche due chiesette cattoliche ma sembravano più evangeliche che cattoliche. Spoglie, vuote e abbandonate. Si chiedeva solo di lasciare offerte...

Piero61 ha detto...

Buonasera a tutti
questo articolo è molto toccante, ora potrò andare a riposare sereno.
Grazie.
Io ho scelto il mare per lavoro (sono sottufficiale di Marina Militare) e, sono stato anche in Grecia, sopratutto a Creta che, è stupenda d'inverno.
Le stesse sensazioni che lei, Francesco, descrive, io le provo, quando vado in montagna, nell'orto, sulle mie colline......in questi luoghi ti rendi conto della stupidità e della inutilità di tanta gente finta, che blatera a vanvera e, purtroppo ha in mano il tuo futuro;
solo qui a contatto con Dio e con il Creato trovo la forza di continuare a combattere; per me, per mia moglie, per i miei figli e per tutti quelli che non sono proni a tanta vile vanagloria.
Grazie ancora
Buonanotte
Piero e famiglia

PIO XIII ha detto...

Poesia...

Anonimo ha detto...

Francesco, posso chiederle di che isola si tratta?
PG

PIO XIII ha detto...

Per anonimo:
lisola è Milos, lo ha scritto tra le righe di una risposta Francesco!

Anonimo ha detto...

grazie Pio!
PG

Rachele ha detto...

Ciao Francesco,
ho comperato il tuo ultimo libro (ancora non posso iniziare a leggerlo ma non vedo l'ora). E' grazie alla pubblicità che hanno fatto su di esso che ti ho conosciuto e iniziato ad apprezzare tramite il blog. Ti rinnovo i miei complimenti, per fortuna che ci sono persone come te che riescono ad esprimere egregiamente i pensieri di Dio..
Questo tuo ultimo articolo è fantastico, mi ha colpito la frase "un aristocratismo castale rinsecchito e isterilito da un'assordante assenza di contenuti e da un silenzioso serpeggiare di ambizioni". Che tristezza ma sapevamo che sarebbe giunta anche questa prova.
Ti faccio una domanda sulla quale vorrei sapere il tuo parere, ma forse è un tantino complessa..: cosa ne pensi delle Crociate? Poco tempo fa ho letto un articolo che ne faceva l'apologia, in particolare di quella di Lepanto ma le difendeva nel complesso come esempio di Chiesa militante alla quale il cristiano è chiamato. Forse però andrebbero valutate una ad una. La Chiesa è attaccata sempre su questo argomento e io non sono preparata (a parte la convinzione che in mancanza di alcune crociate a quest'ora forse non sarei cattolica e magari costretta al burqa). Grazie, ciao e ancora tantissimi complimenti: continua così!

Anonimo ha detto...

Rachele, "costretta al burqa"?
E delle nostre figli costrette oggi ad essere vestite come battone non ti accorgi?
Ci vorrebbe sì una nuova Crociata, ma contro l'impero 'liberista'...

Andrea ha detto...

Donna svestita e donna "sepolta" dal burqa sono sempre donna-oggetto. Siamo ancora capaci di cogliere l'emozionante poesia femminile che scaturisce dalla Vergine Maria e dalle Sante ?

Anonimo ha detto...

Andrea, certo che si, ma ti ricordo che le 'Sante' portavano il 'velo', che le cristiane cattoliche fino a pochi decenni fa usavano velare il capo (come oggi si vede ancora in alcune celebrazioni del Vetus Ordo) e che quella 'grazia' cui tu richiami a me sembra di rivederla, certe volte nella splendida dignità di alcune giovani musulmane orgogliose di portare il capo velato in onore del Signore...
PG

Rachele ha detto...

Anonimo, sei sicuro che il velo lo portino solo in onore del Signore? A me risulta che le donne lo portano per una questione di pudore (?) estremo verso il sesso maschile (non possono mostrarsi in tutta la loro bellezza data in particolar modo dai capelli) e lo dimostra il fatto che se lo tolgono solo davanti al loro marito o fra donne. Sbaglio?

Anonimo ha detto...

Rachele, che conoscenza diretta hai del mondo islamico?
PG

Rachele ha detto...

Questo è quello che due persone di religione islamica mi hanno detto: una era all'ospedale con me quando abbiamo partorito e ho parlato un po' di alcuni aspetti religiosi con suo marito e l'altra ha lavorato con me alcuni anni. Che ti dico? Questo è tutto quindi, dato che non c'è niente di accademico, se mi puoi dire qualcosa di più preciso, volentieri! Ciao.

Anonimo ha detto...

Ti rispondo con le parole di Hanifah, una ragazza musulmana:
"Il velo è prescritto nel corano, ed è per noi una protezione, simboleggia il rispetto per quello in cui crediamo e il rispetto per noi stesse, se io decido di indossarlo è per mio beneficio, per compiacere Allah (swt)che vuole il meglio per noi e non per un obbligo da parte di padri e mariti, perchè quando decidi di indossare il velo, lo fai perchè senti nel cuore che quello è giusto per te: Questo è scritto nel corano:

"Di' ai credenti di abbassare il loro sguardo e di essere casti. Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce quello che fanno . E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare . "(24:30,31).

"O Profeta, di' alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate . Allah è perdonatore, misericordioso. " (33:59).

Inoltre anche nella bibbia è prescritto il velo, infatti, credo sia per questo che molte donne arabe cattoliche o cristiane lo indossino, a differenza delle ragazze, che qui in Italia e altrove, vanno in chiesa in gonna corta e canotta.

"Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli."( I Corinzi 11:3-10 )."

Non male, vero?
PG

mic ha detto...

le cristiane cattoliche fino a pochi decenni fa usavano velare il capo (come oggi si vede ancora in alcune celebrazioni del Vetus Ordo)

ci vorrebbe meno ignoranza delle verità della fede:

quel "velare il capo" delle donne cristiane cattoliche non significa sottomissione della donna !

La donna velata, nell'ordine cosmico riprodotto nella Santa e Divina Liturgia, rappresenta l'UMANITA' (uomo e donna) sottomessa a Dio.

Quante cose sono state 'oscurate' col pretesto del rinnovamentto che è diventato "rifondazione" della Chiesa!

Piero61 ha detto...

Buona Domenica a tutti
...prendo spunto dall'ultimo intervento di Mic, quando dice:....quante cose sono state oscurate col pretesto del rinnovamento che è diventato "rifondazione" della Chiesa, per dire questo:
oggi, a Messa il Parroco della frazione dove partecipo alla Funzione, ha pronunciato questa frase: la Chiesa deve essere nel mondo ma NON del mondo! in aperto contrasto, quindi, con il CVII.
O sbaglio? Se sbaglio potete aiutarmi?
Saluti
Piero e famiglia

Anonimo ha detto...

Mic:"ci vorrebbe meno ignoranza delle verità della fede:quel "velare il capo" delle donne cristiane cattoliche non significa sottomissione della donna !"

caro, ...ci vorrebbe anche meno 'foga' prima di dare dell'ignorante a destra e a manca... Chi ha detto che il velo è segno della sottomissione della donna?
io sono , diciamo così, a favore del velo in Chiesa, esattamente per i motivi che riportavi---

PG

Rachele ha detto...

Ciao a tutti,
riporterei dei passaggi del Catechismo della Chiesa Cattolica ma non mi accetta il testo perchè forse troppo lungo (vedi: II. La lotta per la purezza 2520 e ss.). In ogni caso (per quanto riguarda me) è la sola parola (insieme a quella, secondaria, del mio cuore, a guidarmi). Se la dottrina della chiesa cattolica prescrivesse il velo anche alle donne cattoliche lo avrebbe fatto chiaramente. Credo che il solo testo della prima lettera ai Corinzi non sia sufficiente ad affermarlo.

Infine, credo che la purezza di cuore, quella che ti rende forse più degno di rivolgerti al Signore in preghiera, non abbia molto a che fare con il velo sul capo. E penso anche che Gli sia gradita la preghiera anche se sei in mutande sul tuo letto o sotto la doccia. Infine penso che anzi il Signore gradisca di più la preghiera di colui che non ha per niente il cuore puro, figuriamoci l'aspetto, perchè Gesù è venuto per il malato e non per il sano, a condonare il debito più grande e a cercare la centesima pecorella.
In ogni caso, quando mettere il velo denota una grande devozione, tanto di cappello. Io non potrei mai perchè soffro il caldo da morire! A stare col velo guadagnerei il Paradiso dopo 5 minuti!

don Matteo ha detto...

Meravigliosa riflessione, Francesco... Non potrò mai dimenticare la splendida processione ortodossa di Aghìa Paraskevì a Chalkida nell'isola di Evia... non c'erano fastidiosi megafoni intermittenti, foglietti volanti, e canzonette alla "avevo tanta voglia di viaggiare...", ma una silenziosa schiera di vescovi ininterrottamente benedicenti lungo il percorso, e tutta la città devotamente riversa sulla strada al passaggio della icona della santa...