martedì 14 settembre 2010

PROGRESSIVISMO E LITURGIA FRA RIFORMA CONCILIARE E DECADENZA DELL'ANGLICANESIMO


di Francesco Colafemmina

Mentre i Vescovi inglesi devono ancora chiarire il senso del ridicolo glossario nel quale definiscono l'eucaristia mero "pane e vino", vi sottopongo un testo interessantissimo che mi è capitato fra le mani in questi giorni in Canada. Si tratta dell'introduzione al Libro dei Servizi alternativi, un Messale Anglicano riformato dai vescovi anglicani del Canada a partire dal 1971 e pubblicato nel 1985.
Ciò che è estremamente curioso constatare è l'imprevedibile aderenza delle argomentazioni dei "riformatori" canadesi con quelle dei talvolta ben più aggressivi "riformatori" cattolici fautori della riforma liturgica del Concilio e di tutta la paccottiglia liturgica "della rottura" postconciliare.
In particolare possiamo riscontrare tutta una serie di elementi comuni nella speculazione liturgica:

a. necessità di aggiornamento;
b. incentivo alla comunione e al ruolo del laicato;
c. necessità della traduzione nelle lingue vernacolari;
d. archeologismo (recupero di elementi medievali o comunque precedenti al messale tradizionale);
e. visione storicistica ed evolutiva della liturgia cui si accompagna una medesima visione della teologia;
f. necessità di far aderire la liturgia alle esigenze della contemporaneità.

Il testo è dunque oltremodo stimolante, giacché illumina le ragioni ideologiche tutte esterne alla fede, che hanno condotto non solo la Chiesa Cattolica all'aggiornamento più foriero di negative distorsioni della sua storia, ma anche una remota divisione (estremamente progressista) della Chiesa Anglicana ad applicare nella liturgia una mentalità modernista radicale. D'altronde la Chiesa protestante anglicana in aperta rottura con Roma su temi come l'ordinazione delle donne e dei preti omosessuali, si trovava nel 1985 in pieno accordo (almeno limitatamente al Canada, mentre successivamente nel 2000 la riforma liturgica anglicana è stata allargata anche al Regno Unito) con l'aggiornamento liturgico del Cattolicesimo.

Singolare è d'altra parte l'esito che questa mentalità ha avuto sulla Chiesa Anglicana Canadese. L'aggiornamento liturgico si univa già negli anni '70 alla rottura con la tradizione rappresentata dall'ordinazione di donne sacerdoti (1976) e, successivamente (1992), di donne vescovo. Così nel 1977 ci fu la famosa Dichiarazione di St. Louis, con la quale membri della Chiesa Episcopale Statunitense e della Chiesa Anglicana del Canada rigettavano sia l'aggiornamento liturgico che l'ordinazione di donne: uno scisma di vaste proporzioni interno all'Anglicanesimo.

Da questa Dichiarazione di St. Louis nacque il Movimento Continuatore Anglicano, al quale appartiene quella Traditional Anglican Communion recentemente rientrata nel seno del cattolicesimo.

Gettare nuova luce sulle radici ideologiche che hanno condotto alla perdita del tesoro liturgico e della "perfezione" teologica del Cattolicesimo, credo sia un ottimo modo per comprendere ancor di più la grandezza e la delicata criticità del lavoro che il Santo Padre sta compiendo per recuperare alla Chiesa Cattolica le sue vive radici teologiche e liturgiche onde depurarsi dalle persistenti corruzioni ideologiche del passato.
Inoltre, a pochi giorni dalla visita del Santo Padre in Inghilterra, credo sia giusto mettere in evidenza come il destino della Chiesa Cattolica sia largamente legato al rigetto di quella mentalità progressista che ha ridotto al lumicino i fedeli anglicani (meno del 3% della popolazione inglese). D'altra parte non c'è migliore testimonianza di fede in Cristo dell'affermare che il nostro scopo non è essere asserviti al regno dell'uomo e sposare tutte le novità del "mondo", ma preparare semplicemente le nostre anime al regno del Signore la cui buona novella è vecchia di 2000 anni in un'ottica mondana, ma sempre viva (e non ideologicamente "nuova") nell'ottica della fede.

Qui di seguito il brano tratto dall'edizione ufficiale del Libro dei servizi alternativi:

Il messale alternativo ora presentato per l'uso, riflette più di quattordici anni di continua ricerca, sperimentazione, critica e valutazione. Questa attività ha coinvolto non solo un susseguirsi di comitati, ma anche un vasto numero di liturgisti, di laici come anche di ecclesiastici, che hanno lavorato nel movimento per il cambiamento liturgico.
Il cambiamento liturgico è talvolta trattato come un fenomeno specifico del ventesimo secolo, una contro corrente nel flusso della pietà anglicana. La verità è che l'ethos distintivo dell'Anglicanismo è emerso nel periodo della riforma che è stato caratterizzato da un cambiamento anche maggiore dell'attuale.
Lo spirito della riforma non è nè anarchico nè distruttivo, ma è radicato nella convinzione che in tempi di grande insicurezza e cambiamento il centro non può essere mantenuto da una cieca preservazione delle forme nelle quali la tradizione è stata ricevuta, ma solo attraverso una diligente e appassionata ricerca di fresche espressioni ed evocazioni della tradizione. La meraviglia non sta nel fatto che così tanti cristiani del ventesimo secolo siano aperti al cambiamento ma nel fatto che gli esperimenti della riforma siano sembrati definitivi per quasi quattro secoli. Il Vangelo ha sempre un margine di riforma e reinterpretazione e il vangelo è sempre il soggetto proprio della liturgia.
Sebbene vi sia una forte corrispondenza fra le dinamiche della riforma e i nostri giorni, c'è una considerevole differenza nel dettaglio, che emerge dalle prospettive nell'interpretazione che la Chiesa da di se stessa e del mondo che la circonda. La riforma del sedicesimo secolo è avvenuta in un momento nel quale Chiesa e Stato intrattenevano una agevole interdipendenza. La Cristianità nel suo totale apparteneva ad un mondo noto ed esisteva, con rare eccezioni, laddove incontrava la protezione dei principi Cristiani. L'obiettivo sia della Chiesa che dello Stato era una società stabile nella quale la pace fosse mantenuta. (...).
La Chiesa dei giorni nostri è continuazione della Chiesa del sedicesimo secolo, ma differente, allo stesso modo in cui la Chiesa del sedicesimo secolo era in continuazione ma differente dalle sue radici medievali. La continuità liturgica si è sempre mantenuta in tensione con il cambiamento liturgico. Il Libro delle preghiere comuni (il messale anglicano tradizionale) raramente è stato usato esattamente secondo il senso dei suoi autori originari. Le sottigliezze cerimoniali hanno costantemente reinterpretato la tradizione liturgica, come indicato dalle controversie relative al posto in cui collocare la santa mensa, dove il prete dovrebbe stare, quali abiti deve indossare, l'uso dei colori liturgici, l'uso di fiori e candele, come anche vari atti fisici di riverenza. Lo stesso testo è stato riformato in vario modo nei libri di preghiera delle differenti provincie della Comunione Anglicana. L'apparizione di un nuovo e alternativo libro di preghiere attraverso la Comunione riflette un ulteriore riforma della forma e struttura del testo.
Il libro dei servizi alternativi rappresenta solo un momento nel processo di riforma. Il Vangelo è sempre perenne: non cambia ma è sempre nuovo nel suo confronto e nella trasfigurazione del mondo. La liturgia è il mezzo con cui la Chiesa è costantemente investita da questo Vangelo, nella lettura delle scritture, nella proclamazione, nella lode, nella preghiera accorata, e in quei segni-atti che senza l'aggiunta di parole incorporano il credente nella Parola. La liturgia non è il Vangelo ma è il processo principale attraverso cui la Chiesa e il Vangelo sono uniti per la vita del mondo. E' conseguentemente vitale che la sua forma inglobi l'idioma, la cadenza, la visione del mondo, l'immaginario della gente che è coinvolta in questo processo in ogni generazione. E' precisamente l'intima relazione di Vangelo, liturgia, e servizio che sta dietro il principio teologico della lex orandi: lex credendi, ossia la legge della preghiera è la legge della fede. Questo principio è particolarmente custodito dagli Anglicani, significano che la teologia intesa come il credo della Chiesa è iscritta nella liturgia, ossia dal punto nel quale il Vangelo e la sfida della vita cristiana si incontrano nella preghiera. Lo sviluppo della teologia non è un processo legislativo che è imposto alla liturgia. La liturgia è un processo di riflessione nel quale si può scoprire la teologia. La Chiesa deve essere aperta al cambiamento liturgico per mantenere la propria sensibilità all'impatto del Vangelo nel mondo e permettere il continuo sviluppo di una teologia vivente. Ci sono numerosi aspetti nei quali la Chiesa del presente differisce da quella della Riforma. Uno, già notato, riguarda il ruolo della Chiesa nella società che è oggi meno rigidamente strutturata. I Cristiani hanno scoperto una nuova responsabilità nel mondo, che l'amore per i loro vicini come per se stessi richiede qualcosa di più che l'aderenza alla legge civile. Come mette in evidenza la Lettera di Giacomo, non è abbastanza dire al povero: "va in pace, sii riscaldato e nutrito, senza dargli il necessario per il corpo" (2.16). Ciò trova espressione nella liturgia contemporanea nella consapevolezza del ministero di Gesù verso gli afflitti e nella preghiera per l'estensione di quella giustizia che è lavoro proprio di Dio.
Una seconda differenza nella Chiesa odierna emerge nella crescente consapevolezza fra i Cristiani del fatto che essi costituiscono una comunità complessa e variegata, con molti ruoli e funzioni differenti. Questa visione della Chiesa, vecchia come il Nuovo Testamento, non è mai andata interamente persa, ma si è certamente eclissata per un lungo periodo della storia Cristiana. Una linea retta corre tra il ruolo di guida del prete e la relativa passività del laicato. Oggi c'è il riconoscimento che la Chiesa non solo contiene ma necessita di molti ruoli e funzioni nella sua amministrazione, testimonianza e servizio come anche nella liturgia. L'obiettivo della guida del presidente (il prete) non è quello di dominare, ma di chiamare, incoraggiare e supportare una comunità di persone in tutti i loro lavori. Questo principio trova espressione nel Libro dei Servizi Alternativi.
Una terza differenza appare nel desiderio contemporaneo di una maggiore flessibilità e varietà nella liturgia. Come già notato, questo desiderio è stato espresso con forza da una risoluzione del Sinodo Generale sin dal 1971; riflette non un rigetto della tradizione ma il ritorno ad una tradizione ancora più antica che precedeva il periodo tardo medievale e della riforma. (...)
Una grande differenza in questi testi liturgici è costituita dall'uso dell'inglese moderno e vernacolare. L'uso di un linguaggio vernacolare, è stato, naturalmente, un principio fondamentale dei Riformatori e l'uso dell'inglese arcaico è stato sempre più antagonistico ai loro insegnamenti. L'aggiornamento delle liturgie per andare incontro al cambiamento linguistico è stata sempre fonte di problemi nella storia del Cristianesimo. Qualche volta la resistenza è stata così forte che la liturgia ha continuato per alcuni secoli ad essere celebrata in lingue "morte", note solo alle classi più colte. Il cambiamento del linguaggio ha sempre creato nostalgia e talvolta risentimento, come è avvenuto fra coloro che nel sedicesimo secolo propugnavano la continuazione del latino. Certamente il cambiamento nel linguaggio coinvolge sia una perdita che un guadagno. (...) Lo scopo della liturgia resta però quello non di preservare una particolare forma di inglese, ma quello di consentire alla comunità di pregare e ciò implica uno sforzo con la lingua vernacolare.
Il lavoro della riforma liturgica non è completo. Infatti non è mai finito. I testi liturgici non possono essere testati su una poltrona o davanti ad una scrivania, ma solo nell'uso. C'è sempre spazio poi per il raffinamento e il miglioramento nel linguaggio, nel simbolismo e nella teologia.

2 commenti:

Andrea ha detto...

Thank you very much, Mr Colafemmina!
Citando il tuo passo "... credo sia giusto mettere in evidenza come il destino della Chiesa Cattolica sia largamente legato al rigetto di quella mentalità progressista che ha ridotto al lumicino i fedeli anglicani... D'altra parte non c'è migliore testimonianza di fede in Cristo dell'affermare che il nostro scopo non è essere asserviti al regno dell'uomo e sposare tutte le novità del "mondo", ma preparare semplicemente le nostre anime al regno del Signore la cui buona novella è vecchia di 2000 anni in un'ottica mondana, ma sempre viva (e non ideologicamente "nuova") nell'ottica della fede", mi permetto di ripetere il motto di de Maistre: "Fare il contrario della Rivoluzione". In termini morali, se il Diavolo pesca nel torbido (trasformismo ossessivo), Dio rasserena, consolida, attira a Sé (dove non si trova monotonia, ma "corrispondenza di amorosi sensi").
Inoltre sottolineo, chiedendoti perdono, che la novità del Vangelo risplende non nell'ottica della fede, ma come dato di esperienza.
Good News for us!

Anonimo ha detto...

Ogni volta che vedo una fotografia come quella del post come prima cosa mi viene un colpo e poi mi chiedo ma in "cosa" (Chi è troppo) credono. E soprattutto cosa stanno facendo... E la brocca simil teiera/caffettiera? Ed il pane enorme, ma che senso ha l'enormità per loro?
annamarilù