lunedì 11 ottobre 2010

ARTE SACRA CONTEMPORANEA: PER UN'ERMENEUTICA DELLA CONTINUITA'

Un'immagine della "bottega" Stuflesser, tra le più importanti realtà italiane
nella creazione di opere d'arte sacra in linea con la tradizione


Con grande piacere pubblico un importante contributo di don Matteo De Meo in merito al dibattito su arte e architettura sacra nella contemporaneità. Nonostante il mainstream della riflessione estetica sul sacro continui a vivere di vita propria, alimentato da speculazioni e interessi molto materiali, credo sia fondamentale stimolare le intelligenze dei cattolici attraverso una sana e retta argomentazione. D'altronde gli innumerevoli denari utilizzati per la realizzazione di abominevoli opere di adeguamento liturgico, inguardabili nuove chiese e raccapriccianti mostre sul sacro, stanno a testimoniare quanto sia inutile oltre che cristianamente insano proseguire sullo sfondo delle ideologie della rottura postconciliare che tanti danni hanno inferto alla bellezza del sacro specie nel nostro Paese ricco di storia e tradizioni. Buona lettura.

Francesco



di don Matteo De Meo

Nel 1918 uno fra i più grandi intellettuali russi scrisse:

Il nostro tempo conosce uno straordinario slancio creativo e una debolezza creativa altrettanto straordinaria. L’uomo dell’ultimo giorno della creazione vuole realizzare qualcosa che non c’è mai stato e nella sua frenesia creativa oltrepassa tutti i limiti e tutti i confini. Ma questo ultimo uomo non è più in grado di creare le opere perfette e
bellissime che riusciva a realizzare l’uomo più umile delle epoche passate.”

Anche se da prospettive diverse si nota la crisi della “vecchia arte” e la ricerca di nuove vie, è innegabile che ci si trovi di fronte ad uno sconvolgimento su vasta scala dei canoni estetici che in modo particolare sembra accanirsi sulle arti plastiche. La realtà delle cose non può essere più descritta; gli “involucri materiali del mondo”, vengono considerati provvisori, fluidi, caduchi. Nella “vecchia arte”, che sembrava eterna, la descrizione della realtà, dell’uomo, seguiva dei canoni ben precisi. Ogni cosa aveva dei contorni ben chiari e si distingueva da un altra. Ora non è più così. Tutto è confuso, astratto, non definito.

L’arte deve essere libera”, “La creatività artistica non deve essere sottoposta a delle norme o a dei canoni, siano essi morali, sociali o religiosi.”

Si tratta di una tendenza che sembra diffondersi in maniera subdola anche nell’ambito dell’arte sacra: “L’architettura contemporanea è fluida, cangiante, proteiforme; così come un liquido si adatta al suo contenitore, essa si conforma alla sensibilità dell’artefice. Tutte le modalità di espressione artistica sono strettamente connesse alla soggettività”- in questi termini si esprime D. Bagliani, docente al politecnico di Torino; opinione riportata in un articolo “Nuove Chiese, progetti da premio” di L. Servadio, in merito ai tre progetti pilota di nuove chiese vincenti alla quinta edizione del concorso Cei, 2009...



2 commenti:

Caterina63 ha detto...

Dice ragionevolmente Don Matteo (che ringrazio di cuore, ed anche a Francesco per averlo pubblicato):

Ma, cosa succede di fatto? I fedeli si trovano spesso davanti ad opere e a spazi architettonici finalizzati alla culto, alla liturgia - e quindi propriamente sacri - “semplicemente” astratti (informi), dove il trascendente non è più riconosciuto: forme abbozzate, tratti confusi che non esprimono direttamente la realtà che intendono significare ma che richiedono un vero e proprio percorso di iniziazione per essere comprese.

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stupendo epilogo attraverso le cui parole è impossibile non comprendere la drammaticità del problema se non per volere proprio di ignorarne il dramma...

"DOVE IL TRASCENDENTE NON E' RICONOSCIUTO" o peggio ancora, come spiega don Matteo...un'arte PER POCHI INIZIATI....

In un altro thread più in basso Francesco ha pubblicato l'immagine DEVASTANTE di un Cristo, moderno, morto....ne abbiamo discusso con mio marito che un pò se ne intende...e senza andare a giudicare ciò che può provare l'artista e che dunque per lui quella immagine possa essere davvero Cristo morto, tuttavia non è scontato che tale approccio sia immediato nello sguiardo del fedele soprattutto più semplice che di arte non comprende nulla...

Insomma, oggi per guardare l'arte liturgica nelle chiese moderne, si è obbligati a seguire IL CRITERIO DELLA CRITICA CHE PROMUOVE O BOCCIA UN ARTISTA seguendo dei canoni, legittimi, che appartengono alla cultura del mondo ma che tuttavia NON seguono i canoni DEL VANGELO...e neppure i canoni della Chiesa...

Di conseguenza, chi non ha studiato ARTE e l'arte contemporanea NON capisce nulla di queste opere che rimangono appunto ASTRATTE E SOGGETTIVE...

Non era certo questa l'idea della difesa dell'iconografia, come appunto cita e spiega bene don Matteo nel testo....

Infine, come abbiamo sottolineato più volte, è fuori dubbio che l'arte di oggi si incarna IN QUELLA INQUIETUDINE che accompagna la nostra società e la nostra cultura finendo per costruire Chiese (e di fatto l'arte che le riveste) che NON esprimono più la Fede della Chiesa, ma bensì l'inquietudine dell'Uomo contemporaneo....facendo perdere alle nostre generazioni, attraverso le immagini, quel contatto diretto che Dio ha permesso attraverso l'iconografia, l'immagine a partire dall'INCARNAZION: Dio si è fatto VEDERE....

Grazie Don Matteo! con infinita riconoscenza ^__^

Andrea ha detto...

Solo una parola: la formula usata dall'arch.Bagliani di Torino (sempre città focale della diffusione dell'anti-cultura massonizzante sul "nostro" versante delle Alpi) è perfetta nell'esprimere l'attuale "dittatura del relativismo" in campo architettonico. I punti essenziali sono:
1- l'"artista" (battezzato tale dalla "cosca" professionale e mediatica) DEVE fare "ciò che gli pare" (formula tipica del satanismo). Di conseguenza, il "VOLGO" deve subire le sue mirabolanti estrinsecazioni.
2- l'"arte" di tale illuminato personaggio DEV'essere PROTEIFORME:
nel momento che se ne critica un'opera, egli sta già partorendo un diverso "effetto speciale".
3- il riferimento filosofico è il materialismo evoluzionistico: il "canone" (norma) è sempre sentito come censura, repressione, limitazione.
Il vecchio motto della pubblicità di una marca di orologi era "No limits !"

Auguriamoci che il nuovo Arcivescovo di Torino veda con quale groviglio "proteiforme" avrà a che fare.