martedì 19 ottobre 2010

LE PAROLE DEL PAPA AI SEMINARISTI

Seminaristi danzanti... "come i dervisci tourneur che girano..."


di Francesco Colafemmina

La lettera di Sua Santità ai Seminaristi è un esempio lampante di come il Santo Padre intenda il sacerdozio: una relazione intima con Cristo per la salvezza delle anime.
Senza questa relazione non si dà percorso di santità e nello stesso tempo questa relazione vive dell'umano, non sfugge verso uno spiritualismo inerte e tutto intellettualistico, come negli ultimi 50 anni si è insegnato ai sacerdoti.

Quindi per cominciare il Santo Padre afferma: "Nel volto di Gesù Cristo vediamo il volto di Dio. Nelle sue parole sentiamo Dio stesso parlare con noi. Perciò la cosa più importante nel cammino verso il sacerdozio e durante tutta la vita sacerdotale è il rapporto personale con Dio in Gesù Cristo. Il sacerdote non è l’amministratore di una qualsiasi associazione, di cui cerca di mantenere e aumentare il numero dei membri. È il messaggero di Dio tra gli uomini."
Il messaggio è chiarissimo e ribadisce quanto spesso il Papa ha ripetuto: il sacerdote non è un attivista qualunque, la Chiesa non è una organizzazione non governativa!

Sempre puntando alla rivalutazione della "relazione personale" col Signore, il Santo Padre continua concentrando la sua attenzione sulla relazione del futuro sacerdote con l'Eucaristia e la liturgia: " Per la retta celebrazione eucaristica è necessario anche che impariamo a conoscere, capire e amare la liturgia della Chiesa nella sua forma concreta. Nella liturgia preghiamo con i fedeli di tutti i secoli – passato, presente e futuro si congiungono in un unico grande coro di preghiera." La liturgia non è pertanto appannaggio del presente, non è soltanto il frutto di riforme recenti, né procede da mere elaborazioni formali dell'uomo, ma è la forma concreta con cui il Sacerdote ritorna al centro della sua relazione col Signore, cibandosi del suo pane quotidiano, ossia del Cristo eucaristico.

Si passa poi alla penitenza. La penitenza è elemento migliorativo della nostra condizione umana perché attraverso l'umiliazione e il riconoscimento dei nostri errori non viviamo da soli, ma continuiamo a relazionarci al Signore. La mia colpa è aver agito come se il Signore non mi guardasse, come se potessi fare a meno di Lui e delle Sue leggi. Riconosco la Sua presenza e vivo il Suo amore solo se mantengo la consapevolezza dei miei peccati. Inoltre il perdono del Signore è il movimento d'amore che Egli rivolge all'uomo. Attraverso la comprensione del valore del perdono il Sacerdote migliora anche le relazioni con chi lo circonda, perché la relazione "al centro" con Dio irradia tutte le altre relazioni della nostra esistenza.

Uno degli elementi centrali del messaggio di Sua Santità riguarda però la "devozione popolare". Si tratta di una sorta di "rivoluzione ideale" che Benedetto XVI ci propone. Basta con tutte le filosofie anti-devozionalistiche, le pastorali contrarie alle devozioni personali, familiari e popolari! Il Papa è chiaro: "Certo, la pietà popolare tende all’irrazionalità, talvolta forse anche all’esteriorità. Eppure, escluderla è del tutto sbagliato. Attraverso di essa, la fede è entrata nel cuore degli uomini, è diventata parte dei loro sentimenti, delle loro abitudini, del loro comune sentire e vivere. Perciò la pietà popolare è un grande patrimonio della Chiesa. La fede si è fatta carne e sangue. Certamente la pietà popolare dev’essere sempre purificata, riferita al centro, ma merita il nostro amore, ed essa rende noi stessi in modo pienamente reale "Popolo di Dio"."
L'irrazionalità della pietà popolare, la tendenza all'esteriorità non sono assoluti elementi di negatività. E' anzi evidente che queste forme concrete, vive, autentiche di espressione della fede sono per l'appunto i mezzi attraverso i quali "la fede è entrata nel cuore degli uomini". La fede non è infatti puro spirito, né una ideologia che s'impara sui libri. La fede la si vive, e ci giunge attraverso le relazioni con coloro che la vivono assieme a noi. Un cattolico non diviene tale per pura ispirazione, ma per via della fede che gli uomini sono in grado di trasmettergli ed è innegabile che proprio la pietà popolare è un elemento essenziale con cui il giovane cristiano percepisce l'unione del popolo di Dio nella relazione col Signore. Le feste patronali, le processioni, la venerazione dei Santi e della Vergine sotto i suoi tanti titoli, sono espressioni della vitalità della fede che unisce gli uomini nella gioia di ambire al Cielo e alla salvezza.

Gli ultimi tre paragrafi della lettera del Papa sono dedicati allo studio, alla maturazione umana e alla crescita attraverso l'esperienza dei movimenti interni alla Chiesa. Si tratta di argomenti fondamentali, forse quelli primari per dei giovani che intendono dedicare la propria vita a Cristo. Tuttavia il Santo Padre li postpone alle riflessioni precedenti. Solo quando un uomo è pienamente consapevole della sua relazione al centro con Dio, può incamminarsi sulla strada del sacerdozio!
Solo dopo la certezza di questa relazione con Dio, il seminarista deve guardare allo studio e alla maturazione umana come panoplie adamantine di crescita intellettuale e morale.
L'ultimo elemento, quello della convivenza tra seminaristi è, se vogliamo, quello più pratico. E il Papa lo lega anche ad un indirizzo speciale per i movimenti: "I movimenti sono una cosa magnifica. Voi sapete quanto li apprezzo e amo come dono dello Spirito Santo alla Chiesa.Devono essere valutati, però, secondo il modo in cui tutti sono aperti alla comune realtà cattolica, alla vita dell’unica e comune Chiesa di Cristo che in tutta la sua varietà è comunque solo una." Che il Papa si riferisca ai Neocatecumenali e ai loro seminari Redemptoris Mater è evidente anche ai ciechi. Eppure nella sua grande comprensione il Santo Padre riallaccia la capacità di un movimento di integrarsi nell'unica e comune Chiesa di Cristo alla capacità dei singoli seminaristi di convivere in un'unica comunità.

In sintesi questa lettera non solo è un importante documento per i seminaristi, ma un testo da meditare per ciascun fedele cattolico che voglia ricomprendere il senso e la verità della relazione al centro con Cristo, fondamento e vita della nostra fede.

5 commenti:

Caterina63 ha detto...

...una Lettera caro Francesco, che come le Udienze del Mercoledì e come gli Angelus, NON saranno mai date IN PASTURA(=PASTORALE AUTENTICA) ai fedeli nelle Parrocchie...

Cari FEDELI, tocca a voi rivendicare il diritto di ANDARE ALLA SORGENTE...non potete ignorare cosa il Papa stia dicendo mentre siamo affaccendati nel quotidiano parrocchiale e familiare...ricordiamoci dell'atteggiamento di Marta e Maria... sostare per MEDITARE cosa il Papa dice è la stessa situazione del Vangelo...
LASCIATE OGNI COSA e concedetevi il DONO DELLA CONOSCENZA pura...

^__^

Luisa ha detto...

"I movimenti sono una cosa magnifica. Voi sapete quanto li apprezzo e amo come dono dello Spirito Santo alla Chiesa.
Devono essere valutati, però, secondo il modo in cui tutti sono aperti alla comune realtà cattolica, alla vita dell’unica e comune Chiesa di Cristo che in tutta la sua varietà è comunque solo una."


Che il Papa si riferisca ai Neocatecumenali e ai loro seminari Redemptoris Mater è evidente anche ai ciechi."

Quel però sarà IGNORATO, si citerà solo la frase precedente ....vedete quanto il Papa ci ama e ci considera come dei doni dello Spirito Santo!

I nc prendono solo le parole postive, lodi e ringraziamenti, il resto lo ignorano.
E poi sappiamo che non si considerano un movimento, loro son diversi, un unicuum, quando fa comodo si associano, altrimenti rivendicano la loro diversità.
Mi dispiace che il Papa non usi un linguaggio più coercitivo ma solo quello esortativo.
I "se", "ma", "però"sono senza effetto presso chi fa tutto a modo suo da più di 40 anni senza mai essere stato corretto e anche sanzionato.
Purtroppo anche quando il Papa ordina, prescrive, come la modifica della "liturgia" neocat o la pubblicazione dei testi catechetici nc che, 16 mesi dopo la consegna dello statuto, NON sono ancora pubblicati( grave anomalia, una delle tante), il Papa non è obbedito, la sua volontà è bypassata.

Andrea ha detto...

Splendida l'espressione "La mia colpa è aver agito come se il Signore non mi guardasse, come se potessi fare a meno di Lui e delle Sue leggi."
Fa pensare immediatamente al secolarismo: "adesso" mi comporto secondo gli schemi del mondo(Homo homini lupus), "poi" (in Paradiso) avrò tempo per atteggiarmi come Dio vuole. Ma, su questa via, arriverò in Paradiso? 1Cor 6, 9-10

Anonimo ha detto...

Belle parole, ma che trovano i giovani aspiranti al sacerdozio nella maggior parte dei seminari?
Disciplina elastica, dottrina incerta o addirittura eterodossa, circiterismo e modernismo.

Anonimo ha detto...

Belle parole, ma che cosa trovano i giovani aspiranti al sacerdozio nei nostri seminari?
Disciplina elastica, dottrina incerta, circiterismo e modernismo.