venerdì 8 ottobre 2010

UNA QUIES IN VERITATE - MONS. PIACENZA NUOVO PREFETTO DEL CLERO


di Francesco Colafemmina

La notizia della nomina di Monsignor Piacenza - in tempo per ricevere la berretta cardinalizia il 21 novembre prossimo - è una delle più belle in questi mesi di "crisi" all'interno della Chiesa. Si è trattato di una fondamentale decisione di Papa Benedetto XVI che premia la linearità e la pulizia di un uomo totalmente votato al servizio di Cristo e della Sua Chiesa. Un servizio che è sempre nel nome della Verità. Quella verità della fede che il teologo e Vescovo ricerca per trovare la requie autentica nelle tempeste della vita terrena. E' infatti questo il motto episcopale di Monsignor Piacenza. Motto che già fu del Cardinal Carlo Dalmazio Minoretti, arcivescovo di Genova dal 1925 fino alla sua morte nel 1938.

Monsignor Piacenza merita tutto il nostro supporto con la preghiera per almeno due ragioni. In primo luogo per la sua riconosciuta attenzione rivolta a un sacerdozio autentico, privo di devianze verso l'iperattivismo e l'affarismo, ma tutto concentrato sull'imitatio Christi: un merito che, ahimè, in molti settori della Chiesa è considerato al contrario un ostacolo all'evangelizzazione sociale o a quelle forme di avanzata laicizzazione del clero i cui devastanti effetti solo oggi sembrano destare una qualche attenzione.
In secondo luogo perché Monsignor Piacenza ha cercato in ogni occasione di ribadire l'importanza fondamentale del celibato dei sacerdoti. Molto spesso, infatti, ad ogni intervista o mezza frase del Cardinal Hummes, in grado di far trasparire aperture e discussioni in merito al celibato, ha corrisposto una ferma dichiarazione di Monsignor Piacenza con cui si è ristabilito il valore essenziale del celibato per i sacerdoti. E ciò che colpisce in Monsignor Piacenza è quella tensione evidentissima a testimoniare Cristo, a guardare alla metafisica come ragione essenziale della realtà fisica. Nel chiarire l'essenza del celibato Piacenza si è recentemente espresso in questi termini: "Il celibato sacerdotale è un dono, un grande dono che Dio fa a coloro che chiama al sacerdozio nella Chiesa latina. Direi quindi che i doni sono sempre graditi e sono irrinunciabili se per di più vengono fatti dal Signore. Io vedo il celibato legato nella logica dell’ontologia sacerdotale: l’estrema convenienza del celibato sta all’interno della dottrina sul sacerdozio. Perciò, non è tanto una disciplina. Certo, è anche una disciplina, ma la disciplina è la seconda parte dell’antifona, è semplicemente la conseguenza, perché il valore è intrinseco e poi la disciplina norma semplicemente ciò che è un valore. Inviterei tutti quelli che vogliono capire qualcosa del celibato a leggerlo in chiave di fede, di fede cristologica e di ardore nella missione, allora si capisce."

E' evidente, dunque, che un Prefetto del Clero con idee così chiare avrà molte croci da portare e che anche noi fedeli dovremmo cercare di provvedere ad alleggerirne il peso con la preghiera.

Monsignor Piacenza è inoltre un grande amante dell'arte sacra "tradizionale" e dell'autentico canto liturgico: "Il canto gregoriano assembleare non solo può ma deve essere ripristinato, accanto a quello della schola e dei celebranti, se si vuole il rispetto dell’insegnamento del Vaticano II, il ritorno alla serietà della liturgia, alla santità, alla bontà delle forme e all’universalità che devono caratterizzare ogni musica liturgica degna di questo nome, come insegna San Pio X e ribadiscono sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI. Credo si potrebbe iniziare dalle acclamazioni, dal Pater noster, dai canti dell’ordinario della S. Messa, specie il Kyrie, il Sanctus, l’Agnus Dei. In molti paesi il popolo conosceva bene il Credo III e l’intero ordinario della messa VIII (de Angelis), e non solo! Come sapeva pure il Pange lingua, il Veni Creator, la Salve Regina e altre antifone. L’esperienza insegna che il popolo, a seguito di un semplice invito, si mette a cantare anche la Missa brevis e altre melodie gregoriane facili, che ha nell’orecchio, anche se è la prima volta che le canta. C’è un repertorio minimo da imparare, contenuto nel famoso “Jubilate Deo” di Paolo VI, ma dove è finito?, o nel “Liber cantualis”, ma dove è finito? Se si abitua il popolo a cantare quel repertorio gregoriano che gli si confà, sarà allenato a imparare anche i canti nuovi nelle lingue vive; quei canti, si intende, degni di stare accanto al repertorio gregoriano, che dovrebbe conservare sempre il primato. La questione è che devono cadere i pregiudizi ideologici!
Senza il canto gregoriano la musica di chiesa è mutilata. Non può esserci musica di chiesa, nella Chiesa latina, senza canto gregoriano. I grandi maestri della polifonia sono ancora più grandi quando si basano sul canto gregoriano, mutuandone le tematiche, la modalità e la poliritmia. Per questo spirito che ne informa la raffinata tecnica, per questa fedele aderenza al testo sacro e al momento liturgico, sono stati grandi Palestrina, di Lasso, da Victoria, Guerrero, Morales, e via dicendo. E non solo nelle composizioni complesse o corali, ma anche nel creare nuove melodie, in latino o in volgare, sia per la liturgia che per gli atti devozionali. Il vero canto popolare sacro - peraltro preziosissimo - tanto più sarà valido e sostanzioso quanto più si ispirerà al canto gregoriano."

Altrove Mons. Piacenza ha anche ribadito: "Il canto gregoriano dovrebbe essere guardato come punto di riferimento e, secondo le possibilità, ripristinato anche per l’assemblea. E questo nell’ambito di quel ritorno, tanto auspicato, alla serietà della liturgia, alla santità, bontà di forme e universalità, che devono caratterizzare ogni musica liturgica degna di questo nome, che rientra nell’ottica della dovuta obbedienza alla riforma liturgica esattamente come è stata intesa dal Concilio Vaticano II. A volte si ha l’impressione che i Pastori sottovalutino le capacità del popolo cristiano nell’apprendimento: e pensare che l’assemblea un tempo conosceva melodie gregoriane, che ora è stata quasi costretta a dimenticare, a vantaggio di altri canti a volte veramente carenti nella forma e nel contenuto!"

In merito all'arte sacra numerosi sono i suoi interventi, ma i più significativi sono venuti anche successivamente alla sua nomina a Segretario del Clero. Ricordo, ad esempio, queste sue parole: "Il mistero del Verbo fatto carne fornisce la base e l’argomentazione del culto delle immagini. La rappresentazione di Dio - superando l'esplicito divieto dell'Antico Testamento (cf Es 20, 4 e Dt 5, 8) - nella Nuova Economia è resa possibile dall'Incarnazione del Figlio di Dio. Dio stesso ha fatto la sua immagine, Gesù Cristo. Nell’Incarnazione, l’invisibile vita di Dio è diventata visibile agli uomini avviando l’ininterrotta serie di stagioni che hanno raccolto le opere dei più grandi artisti." Dunque, l'astrattismo va bandito dalle chiese: "Si nota che la questione delle immagini sacre è, in fondo, una questione teologica. Il fenomeno iconoclastico è presente in vari periodi della storia del cristianesimo; oltre a quello del movimento iconoclasta bizantino, risultato di molte e complesse cause, non dimentichiamo quello del calvinismo all’inizio dell’età moderna; anche il XX secolo ha conosciuto scuole di teologia sprezzanti nei confronti delle rappresentazioni figurative nell’arte sacra. In ogni caso, movimenti iconoclasti sono sempre sintomatici di una crisi di fede nel mistero dell’Incarnazione."

Tutto ciò concorre a delineare una figura sulla quale si deve concentrare la nostra preghiera, non solo perché da oggi costituirà un uomo di punta della Curia di Papa Benedetto, ma anche perché la sua profonda fede e il suo retto pensiero serviranno non poco a favorire un nuovo periodo di feconde vocazioni, attraverso il recupero dell'autenticità del sacerdozio.

A Monsignor Piacenza va il mio augurio sincero nella speranza che sempre più sacerdoti possano tornare a servire Cristo affrancandosi totalmente dalle illusioni del mondo, per salvare le anime di noi peccatori.


A questo link potete leggere l'intervista concessa ieri dal neo prefetto a Zenit

2 commenti:

Piero ha detto...

Buonasera a tutti
questa nomina, alimenta la speranza di un ritorno alle origini, di rinascita, non solo formale ma, soprattutto, spirituale.
In questi momenti è in corso, l'ennesimo, attacco alla famiglia, sulla scia di quanto successo a quella povera ragazzina, se non sbaglio, nel Salento.
Preghiamo affinchè vengano presto dispersi questi perfidi attacchi da parte dei soliti noti, proprio quelli che la famiglia l'hanno, volutamente, distrutta.
Buonanotte
Piero e famiglia

Caterina63 ha detto...

Faccio notare che proprio il 30 settembre poco prima della nobile nomina, mons. Piacenza ha scritto un breve al Clero nel quale li invita a RIPRENDERE LA CORONA DEL ROSARIO e a riscoprire la propria indentità sacerdotale nel Cuore di Maria....
^__^

a breve posterò un video su GloriaTV
per conto del Movimento Domenicano del Rosario