lunedì 27 dicembre 2010

ERMENEUTICA DELLA CONTINUITA' LITURGICA: COME LA INTENDE IL PAPA?


A seguito dell'articolo di Andrea Tornielli sulla questione del "protestantesimo tradizionalista", dell'intervista dello stesso Tornielli al Card. Canizares e delle recenti diatribe Introvigne-De Mattei vorrei proporre ai lettori una serie di considerazioni su ciò che sta accadendo alla "riforma della riforma liturgica" e alla galassia tradizionalista in Italia. Considerazioni strettamente legate anche alle questioni artistiche e arcihtettoniche, come vedremo più in là.


di Francesco Colafemmina

Come tutti ben sanno il Santo Padre parlò per la prima volta di "ermeneutica della continuità nella riforma" il 22 dicembre del 2005. Nel suo discorso alla Curia Romana, tuttavia, Benedetto non accennò mai alle questioni liturgiche, confidando in una ricezione globale del suo pensiero in merito al Concilio. Se vogliamo però comprendere meglio il senso di quanto pensa Papa Benedetto conviene riallacciarsi alla preziosa lettera pubblicata a settembre da Padre Matias Augé sul suo blog Liturgia Opus Trinitatis.

Affermava il Card. Ratzinger in questa lettera del 1999:

"Una parte non piccola dei fedeli cattolici, anzitutto di lingua francese, inglese e tedesca, rimangono fortemente attaccati alla liturgia antica, e il Sommo Pontefice non intende ripetere nei loro confronti ciò che era accaduto nel 1970, dove si imponeva la nuova liturgia in maniera estremamente brusca, con un tempo di passaggio di soli 6 mesi, mentre il prestigioso Istituto liturgico di Treviri, infatti, per tale questione, che tocca in maniera così viva il nervo della fede, giustamente aveva pensato ad un tempo di 10 anni, se non sbaglio. Sono dunque questi due punti, cioè l’autorità del Sommo Pontefice regnante e il suo atteggiamento pastorale e rispettoso verso i fedeli tradizionalisti, che sarebbero da prendere in considerazione."

Quindi anzitutto Ratzinger nell'affrontare il tema della riforma, metteva in evidenza la questione della "fretta" e dell'imposizione "estremamente brusca" di una liturgia nuova. In secondo luogo affermava:

"Mi sta però a cuore quello che riguarda l’unità del Rito Romano. Questa unità oggi non è minacciata dalle piccole comunità che fanno uso dell’Indulto e si trovano spesso trattati come lebbrosi, come persone che fanno qualcosa di indecoroso, anzi di immorale; no, l’unità del Rito Romano è minacciata dalla creatività selvaggia, spesso incoraggiata da liturgisti (per esempio in Germania si fa la propaganda del progetto “Missale 2000”, dicendo, che il Messale di Paolo VI sarebbe già superato). Ripeto quanto ho detto nel mio intervento, che la differenza tra il Messale di 1962 e la messa fedelmente celebrata secondo il Messale di Paolo VI è molto minore che la differenza fra le diverse applicazioni cosiddette “creative” del Messale di Paolo VI. In questa situazione la presenza del Messale precedente può divenire una diga contro le alterazioni della liturgia purtroppo frequenti, ed essere così un appoggio della riforma autentica. Opporsi all’uso dell’Indulto del 1984 (1988) in nome dell’unità del Rito Romano è, secondo la mia esperienza, un atteggiamento molto lontano dalla realtà. Del resto mi rincresce un po’, che Lei non abbia percepito, nel mio intervento, l’invito rivolto ai “tradizionalisti” ad aprirsi al Concilio, a venirsi incontro verso la riconciliazione, nella speranza di superare, col tempo, la spaccatura tra i due Messali."

Secondo il Cardinal Ratzinger e personalmente credo anche secondo Papa Benedetto XVI la questione è semplicissima: occorre bloccare le derive "creative" del Messale di Paolo VI e nello stesso tempo creare una nuova pax liturgica. Per fare ciò servirebbe consentire la celebrazione del rito precedente la riforma quale "diga contro le alterazioni della liturgia". Nello stesso tempo il Santo Padre sostiene la cosiddetta "riforma della riforma", espressione considerata troppo forte e minacciosa dai guardiani del Novus Ordo, ma nella mente e nel cuore del Papa utile via per una riconciliazione. Come?

Il Papa probabilmente pensa che durante la riforma liturgica furono attuate troppe trasformazioni radicali in un lasso di tempo brevissimo. Ciò generò rottura. La rottura portò alcuni gruppi di fedeli a restare ancorati alla forma più antica del rito. Si sarebbe potuta attuare una riforma più tenue e graduale. Ad esempio - e qui interpreto liberamente il Santo Padre - si sarebbe potuto mantenere l'orientamento del sacerdote al tabernacolo, come anche mantenere la lingua latina come alternativa al vernacolo utilizzabile quotidianamente. Si sarebbero potute evitare traduzioni-tradimenti, evitare le varie processioni offertoriali, lasciare le parti fisse cantate in lingua latina e greca, lasciare il canone così com'era. Invece nel giro di un decennio la secolare liturgia della Chiesa Cattolica Romana aveva completamente cambiato volto.
Pensiamo ad esempio a questioni esteriori, "formali" - come qualcuno è solito definirle - come l'abbigliamento liturgico o l'architettura e l'arte sacra. Risulta infatti tipico degli ipocriti affermare oggi che chi - come il sottoscritto - cerca di recuperare la bellezza dell'arte e dell'architettura sacra sarebbe un mero formalista, mentre proprio negli anni '70 si consumò l'esasperazione del formalismo al contrario: centinaia di migliaia di pianete distrutte, dalmatiche e piviali abbandonati in soffitta e venduti a collezionisti, paliotti miseramente disfatti, conopei strappati via dai tabernacoli, altari distrutti e chiese decostruite in nome di un pauperismo medievalizzante quanto mai ipocrita e ideologico. Quanti soldi infatti è costato recuperare spesso ridicole casule che si ritrovano in affreschi o sculture medievali, quanto distruggere le nostre chiese e ricostruire altari ideologicamente orientati al popolo? Insomma i veri formalisti furono coloro che cercarono di cambiar volto alla Chiesa non solo con la liturgia e cono lo spirito del Concilio, ma con le stesse forme esteriori.

In sintesi potremmo recuperare il pensiero più autentico di Ratzinger, attraverso le durissime parole della prefazione al volume di Klaus Gamber "La Réforme liturgique en question" del 1992:

"La riforma liturgica, nella sua concreta realizzazione, si è allontanata sempre più da questa origine. Il risultato non è stata una rianimazione ma una devastazione. Da un canto, abbiamo una liturgia degenerata in “show”, nella quale si cerca di rendere la religione interessante con l’aiuto di idiozie alla moda e di massime morali seducenti, con dei successi momentanei nel gruppo dei fabbricanti di liturgia, e una attitudine all’arretramento tanto più pronunciata presso coloro che cercano nella liturgia non lo “shomaster” spirituale, ma l’incontro col Dio vivente davanti al quale ogni “fare” diventa insignificante, essendo solo questo incontro capace di farci accedere alle autentiche ricchezze dell’essere. D’altro canto, abbiamo la conservazione di forme rituali la cui grandezza emoziona sempre, ma che, spinte all’estremo, manifestano un isolamento ostinato e alla fine non lasciano altro che tristezza. Certo, tra i due estremi rimangono tutti i sacerdoti e le loro parrocchie che celebrano la nuova liturgia con rispetto e solennità, ma vengono rimessi in discussione dalla contraddizione tra i due estremi, e la mancanza di unità interna nella Chiesa alla fine fa comparire la loro fedeltà, a torto per molti di loro, come una semplice verità personale di neoconservatorismo. Un nuovo impulso spirituale è quindi necessario affinché la liturgia sia di nuovo per noi una attività della comunità della Chiesa e che venga strappata all’arbitrio dei sacerdoti e dei loro gruppi liturgici."

Come già Romano Amerio affermava, la Chiesa non può ritorcersi su se stessa e vivere senza essere in divenire, altrimenti sarebbe già "compiuta" la sua missione nella storia. Eppure sappiamo che la Chiesa è in cammino verso Cristo, quindi la possibilità delle riforme non può essere esclusa. Tuttavia queste riforme devono accadere nella continuità, piccoli aggiustamenti, correzioni che non devono cambiare volto ad esempio all'atto liturgico o alla sua dottrina. Chiaramente perché ciò avvenga serve una "critica" della riforma liturgica. E serve a sua volta una "critica" dei movimenti, delle logiche, delle ideologie che hanno fatto approdare la Chiesa a quella specifica riforma liturgica. Si potrebbe aggiungere che servirebbe una "critica" dello stesso Concilio Vaticano II. Ma tale critica coincide con ciò che il Papa chiama "ermeneutica". Interpretare il Concilio secondo la continuità equivale infatti ad esercitare il proprio spirito critico con un chiaro indirizzo verso una interpretazione funzionale al divenire del rapporto fra il mondo e la Chiesa. Se infatti scopo del Concilio fu comunicare la Chiesa al mondo, per mondo non possiamo certo intendere qualcosa di stabile e trascendente, ma di transeunte ed immanente. Perciò questo metodo di comunicazione deve necessariamente considerarsi aperto ad ermeneutiche che ne adattino le forme al divenire del mondo contemporaneo, ma anche allo stesso dialogo della Chiesa al suo interno.

Perciò è importante il lavoro di "critica" positiva del Concilio alla luce dell'ermeneutica della continuità. E perciò credo siano pericolose le derive della rottura, specie quando provengono da ambienti (pseudo) tradizionalisti. Il tradizionalismo dovrebbe invece essere il più autentico fautore di una ermeneutica della continuità, proprio perché vive la Chiesa in senso diacronico e ne vede l'essenza nel tradere.

Dopo aver cercato di abbozzare ciò che Papa Benedetto pensa di questa ermeneutica della continuità nella riforma liturgica, veniamo ai punti dolenti. Il 22 agosto del 2009 Andrea Tornielli pubblicò un articolo ben documentato e proveniente da fonti sicure che parlava dell'approvazione da parte di Papa Benedetto di alcune "propositiones" presentategli dal Card. Canizares a seguito della plenaria del Culto Divino.
Tornielli specificava tuttavia che: "per l’attuazione della «riforma della riforma» ci vorranno molti anni. Il Papa è convinto che non serva a nulla fare passi affrettati, né calare semplicemente direttive dall’alto, con il rischio che poi rimangano lettera morta. Lo stile di Ratzinger è quello del confronto e soprattutto dell’esempio." Ciò non bastò comunque a causare una violenta reazione in Vaticano. Il vice direttore della Sala Stampa, p. Ciro Benedettini, smentì nominatim (fatto inaudito per un vaticanista!) l'anticipazione di Andrea Tornielli. Ma ancor più grave fu l'affermazione del Card. Bertone contenuta in una intervista all'Osservatore Romano il 27 agosto 2009: "Le altre elucubrazioni e i sussurri su presunti documenti di retromarcia sono pura invenzione secondo un cliché standardizzato e ostinatamente riproposto."

Questa ostilità evidente di alcuni ambienti curiali è bastata a frenare un processo chiaro e inequivocabile di "riforma della riforma". Ed ha ancor più tentato di mettere in discussione la professionalità di un eccellente vaticanista, colpevole soltanto di aver rivelato una notizia importante e da diffondere e sostenere.

Allora nessuno, ma dico proprio nessuno, emise un pur fievole flatus vocis, per sostenere l'autenticità del documento firmato dal Papa, difendere il Papa e Andrea Tornielli e promuovere la necessità della "riforma della riforma". Tant'è che pochi giorni fa, nell'intervista a Il Giornale, il Cardinal Canizares, pur ribadendo in sostanza alcuni degli argomenti presenti in quel documento dell'aprile 2009, si è sentito in dovere di sorvolare o meglio archiviare il termine "riforma della riforma":

Da cardinale Ratzinger ave va auspicato una «riforma della riforma» liturgica, parole oggi impronunciabili persino in Vaticano. Appare però evidente che Benedetto XVI la desideri. Può parlarcene?
"Non so se si possa, o se con venga, parlare di "riforma della riforma". Quello che vedo assolutamente necessario e urgente, secondo ciò che desidera il Papa, è dar vita a un nuovo, chiaro e vigoroso movimento liturgi co in tutta la Chiesa."

Pertanto che fine ha fatto la "riforma della riforma"? Ha solo cambiato nome? E chi sono i suoi sostenitori fuori dalla Curia Romana? Forse i tradizionalisti? O il Papa è piuttosto solitario nella sua silente battaglia per ridare dignità alla liturgia? Qui si inserisce infatti il problema della recente strumentalizzazione - a mio parere - del tradizionalismo, nel tentativo di far deragliare la "riforma della riforma", di mantenere in una sacra nicchia isolato e represso il rito antico in chiave anti "riforma della riforma", e di far infine trionfare tutte quelle forze che auspicano una rinnovata ghettizzazione dei fedeli che seguono la forma straordinaria, e la deregulation nell'ambito del novus ordo.


Fine prima parte - Segue "Tradizionalismo: cos'è? E come è nato?"

28 commenti:

Anonimo ha detto...

Lettera inedita del 1999 apparsa "Lunedì 20 settembre 2010 1 20 /09 /2010 05:00" sul blog (liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it) di un docente dell'Istituto Claretianum con la seguente premessa:
Una lettera del Card. Joseph Ratzinger
Non sono il primo a pubblicare delle lettere ricevute dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger. Mi sembra anche un modo di offrire dei documenti che contribuiscono alla conoscenza del periodo storico in cui ci troviamo. La mia lettera, come si evince dal testo qui sotto riprodotto, aveva come oggetto la contestazione rispettosa di alcune affermazioni che il Cardinale aveva fatto in un discorso pronunciato in occasione dei dieci anni del Motu Proprio “Ecclesia Dei”. Alle mie osservazioni il Card. Ratzinger rispose gentilmente qualche mese dopo. Sostanzialmente, la lettera conferma delle posizioni note.

http://www.ratzinger.us/modules.php?name=News&file=article&sid=255

m

Redazione di Messainlatino.it ha detto...

Ottima ricostruzione, Francesco.
Enrico

DANTE PASTORELLI ha detto...

Condivido il giudizio di Enrico.
La ricostruzione è ottima, non lo è la situazione liturgico-dottrinale della Chiesa. Il card. Ratzinger parlava di devastazione. Dopo una devastazione ci si rimbocca le maniche e ci si mette alacremente all'opera.
Ho sempre, da tempo immemorabile, sostenuto che per rimediare ai guasti conciliari e post-conciliari ci voglion decine d'anni: ma se mai si dà inizio ai lavori le decine d'anni diventan decine di secoli.
Intanto, per cominciar a raddrizzar le troppe cose storte come si fa a ritener sufficiente qualche sporadico, ed in limitatissimo ambiente, gesto del Papa nella giusta direzione?
Ci sono provvedimenti che non porterebbero alla ribellione nella
Chiesa. Paura di scisma? lo scisma, in molteplici forme, c'è già. Se il bubbone ha da scoppiare, s'incida in modo che almeno non diventi inarrestabile metastasi.
Se ci si attenta ad invocare una riflessione critica sui documenti conciliari e le riforme e i comportamenti pastorali che ne sono scaturiti, si vien attaccati come guastatori dell'ermeneutica della continuità. Hai ragione Francesco: la nostra volontà che dall'alto si faccia finalmente chiarezza su questi temi che ci pesano sull'anima esprime proprio la nostra volontà di accettare quest'ermeneutica: però non basta usar un'espressione come un apriti sesamo, e tutt'è risolto. Quest'ermeneutica deve portar ad un risultato: ci si indichi come i vari documenti o parti di esso conciliari possan collocarsi nel solco della Tradizione. Certi interventi spesso evocati sono mere ripetizioni del dettato conciliare.
Ora sembra che si agiti davanti agli occhi del Pontefice lo spauracchio del tradizionalismo per far riporre nel libro dei sogni vani ogni riforma che ridoni il senso del sacro alla liturgia: e c'è chi si lascia abbindolare da questo spauracchio, o da moniti e pressioni che vengon un po' a diversi di noi che si ocupan di questi problemi, non dal Papa ma da elementi di infima fila della Curia: siate cauti, non insistete, non lamentatevi, non esponetevi ecc. ecc. Ed invece si deve proceder nella battaglia santa, con le armi che la fede e la teologia ci offrono, per metter con le spalle al muro i veri nemici della Chiesa che sono all'interno della Curia ed anche intorno a Benedetto XVI: la diplomazia in quasi 50 anni ha prodotto poco, molto poco.
Come al solito si approntan trappole. Ma questo è il tempo del coraggio virile vivificato dalla Grazia: prudenza sì, ma defezione o giochini per non dispiacer qualche monsignorino che garantisca qualche entratura mai.
Da questa strada che ho semrpre seguito non m'allontanerò certo proprio ora.

Anonimo ha detto...

Caro Dante, faccio mio il suo intervento; prego il Signore che molti lo leggano e che sia loro di stimolo. Nel frattempo la prego (e Luisa con lei) di tornare sul blog messainlatino: ho come l'impressione che senza di lei stiamo perdendo il baricentro...
Camminante

azzurra ha detto...

Gentilissimo Signor Dante, La debbo ringraziare per questo Suo ultimo intervento intervento, chiaro semplice ed esaustivo esposto con splendida armonia.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro amico Camminante, come ho detto, a parte qualche intervento qui, sto seguendo una terapia di disintossicazione da blog.
Nel blog da cui mi sono allontanato tranquillamente (e silenziosamente) com'ero entrato, ci son persone validissime che hanno una preparazione di gran lunga superiore alla mia. Quindi seguite quelle discussioni sicuri che, ove ci fosse davvero uno spostamento del baricentro - sinceramente non so dire niente in merito -, ci sarà chi saprà raddrizzarlo. E portate la vostra testimonianza ch'è quel che conta.
Finita la terapia, che sarà abbastanza lunga, ove ricominciassi a frequentare il web,
potrò vagliare un eventuale ritorno se ce ne saran le condizioni, cosa di cui dubito assai.

Luisa ha detto...

Grazie Dante!
E un caro saluto a Camminante.

Il pistolotto anti-tradizionalisti di Tornielli in fondo rispecchia perfettamente il movimento che sta venendo a galla in modo sempre più palese che vede i nemici della Tradizione, quella viva, manipolare ingenui "tradizionalisti"che cadono nel tranello, quelli buoni, quelli che non alzano mai la voce, quelli che sembrano aver fatto loro l`ottimismo postconciliare, o forse tradi illusi che pensano accedere a ad una parcella di potere,
e ingabbiare tutti gli altri con una bella etichetta, quella di protestanti-neoprotestanti è molto apprezzata, quella di "lefebvriani"pure, quella di anticonciliari e disobbedienti al Papa è anche molto usata, uno spauracchio da agitare per far paura, per allontanare ogni rischio di avanzata e invasione tradizionalista.
Mettiamoli in gabbia, ghettifichiamoli, discreditiamoli, troviamo formule choc, stile il titolo del post di Tornielli, al diavolo il rispetto della verità, il rispetto tout court, quel che conta è non perdere nemmeno un millimetro del potere acquisito in 40 anni di egemonia, quel che conta è continuare a far diventare norma l`errore.
Purtroppo se possono farlo è perchè viene permesso loro di farlo,anche se vediamo il gioco sporco di questi tristi siri, siamo, sono perfettamente consapevole della mia impotenza.
Osservo, vedo, vedo l`inazione, vedo i giochini più o meno sporchi, spero solo che, come è già successo nel passato, ciò che vedo e il disgusto che mi provoca non riuscirà ad allontanarmi.

Anonimo ha detto...

Sembra le abbiano tolto i pulpiti e le tribune e pure il megafono.....

ora dove ripeterà la tiritera?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Il nobil anonimo non riesce a non dir sciocchezze. Ch'io sappia nessuno ha tolto niente a Luisa: l'allontanarsi spontaneamente da un blog è una scelta meditata. E ognuno fa le scelte che la coscienza impone. E su questo nessuna persona seria dovrebbe aver da ridire.
Non si vive di solo blog.
Oggi sto intervenendo più spesso del solito perchè sono in casa causa un raffreddore infernale.

Luisa ha detto...

Caro Dante, ho per abitudine, appresa sul blog dal quale mi sono allontanata e sul quale posso ritornare se, come e quando lo desidero, di sorvolare i "commenti" di certi blogger!

Detto questo vorrei dire quanto mi
è penoso vedere ciò che mi sembra stia accadendo e cioè un ingabbiamento dei cattolici che in forza della loro Fede e partendo da essa, il cuore e la mente rivolti a Cristo, osano esprimere e condividere il loro malessere, descrivono ciò che vedono e vivono, ciò che è sotto gli occhi di tutti ma che alcuni vorrebbero continuasse ad essere silenziato, ignorato, denunciano le disobbedienze dei pastori e purtroppo anche certi loro insegnamenti contrari alla Dottrina, osano rivolgersi al loro Pastore, il Papa, affinchè intervenga per correggere, raddrizzare ciò che è storto e anche sanzionare affinchè cacci dal gregge i lupi.
Si punta il dito contro di loro, li si affibbia di molteplici etichette, li si denigra , si vorrebbe ridurli di nuovo al silenzio.
Nel contempo con un`ipocrisia stridente alcuni di questi progressisti distribuiscono dei placet ai tradizionalisti a loro ben accetti.
Insomma sono i progressisti, coloro che hanno ridotto la Chiesa nello stato in cui si trova, che vorrebbero ancora farsi giudici di chi può parlare e di chi deve tacere.
Ho l`impressione che il risveglio dei fedeli legati al Rito antico, e anche l`interesse sempre più grande di molti giovani, ha sorpreso coloro che pensavano oramai aver sepolto definitivamente non solo la Santa Messa di sempre ma anche ciò che nel Magistero preconciliare non quadrava con la loro ideologia.
Purtroppo sono consapevole che questi personaggi hanno ancora in mano le leve del potere e che quando loro se ne andranno saranno i loro fedeli allievi a sostituirli.
Non mi faccio dunque nessuna illusione su un cambiamento di rotta per mano o mente umana.
E nemmeno mi illudo che i miei occhi possano vederla.
Chissà, forse è meglio così.

Francesco Colafemmina ha detto...

Cara Luisa, Caro Dante,

credo che al di là delle solite considerazioni "il Papa è solo", "il Papa è boicottato" vi siano da tenere in conto una serie di riflessioni di carattere meramente "politico".

Penso - ad esempio - al fatto che la Chiesa Cattolica rappresenta una vastità di realtà, bene o male cresciute all'ombra del Concilio. Pensiamo ad esempio a tutti i movimenti come Focolarini e Neocatecumenali. Poi ci sono le realtà conservatrici ma non tradizionaliste come Opus Dei e CL. E ancora i movimenti vicini a certi ordini religiosi, pensiamo ad esempio al Rinnovamento nello Spirito Santo.
Come mettere d'accordo - pur lasciando invariato il rito nella sua forma straordinaria - tutti questi movimenti sul rito nella sua forma ordinaria?

Non è un problema di coraggio quindi, ma a mio parere un problema di responsabilità. Il Papa deve necessariamente essere Papa di tutti e non può creare scompiglio decidendo di mettere in atto riforme che devono venire dal basso.

Ciò detto entra in azione il mondo tradizionale che deve testimoniare - a mio parere - un reale impegno di evangelizzazione, lasciando perdere questioni ideologiche o settarie nelle quali viene trascinato ormai sempre più spesso da teo con o neo con filoisraeliani che usano strumentalmente la tradizione per renderla ancora una volta nicchia di utili idioti amanti di pizzi e merletti. Non bisogna cascare in questo giochino! Mi spiegherò meglio nel prossimo post...

Francesco Colafemmina ha detto...

Grazie Enrico!

Un caro abbraccio e ancora Buon Natale!

Andrea ha detto...

Ottimo, Francesco. Vedo che il pericolo del momento presente (deriva neoconservatrice del filone "sano" dei Cattolici) ti è del tutto chiaro. Tanto per cambiare, si rischia di ripiombare in una struttura ottocentesca: "destra" contro "sinistra" nel Parlamento del neonato Stato italiano, ma dominio massonico generalizzato !
Per quanto riguarda il prof. de Mattei (uomo di grande e quasi commovente valore), la mia impressione è che sia stato tratto sul terreno paludoso delle richieste di "rettifica" del Concilio da mons. Gherardini, il quale, a sua volta, teme (è sempre la mia impressione) di subire l'ira di Cristo per non aver parlato chiaramente prima di morire.. e ha più di 90 anni!
Vorrei ripetere all'ottimo Monsignore un motto che mi colpì anni fa: "Metus interpres semper in deteriora inclinans".

Per quanto riguarda i termini linguistici, diciamo che la "riforma" liturgica postconciliare va "contro-riformata" nei suoi aspetti deteriori (come vi fu la ControRiforma dopo la "Riforma" luterana), mentre va semplicemente "proseguita" ("Ecclesia semper reformanda") nei suoi aspetti genuini. Tradizione come continuità vitale del Corpo Mistico, come tu dici !

Luisa ha detto...

"Non è un problema di coraggio quindi, ma a mio parere un problema di responsabilità. Il Papa deve necessariamente essere Papa di tutti e non può creare scompiglio decidendo di mettere in atto riforme che devono venire dal basso."

Beh, a me sembra che il Papa debba intervenire per sanare lo scompiglio che si è creato a seguito del permissivismo e non intervenzionismo dell`autorità di vigilanza durante i lunghissimi anni postconciliari.
Insomma non sarebbe il Papa a creare scompiglio,lo scompiglio c`è e il Papa dovrebbe rimediarvi
nei tempi e nei modi da lui scelti, il medico deve intervenire per sanare le piaghe.
Questa è la mia opinione.

Non penso che essere il Papa di tutti significhi accettare gli abusi neocatecumenali, le fantasie di altri movimenti, non offendere la sensibilità di nessuno, non correggere le eresie quando ci sono e ci sono, se questo è essere il Successore di Pietro allora non ho capito niente.
La riforma deve venire dall`alto, dal basso abbiamo visto che cosa è venuto, che cosa continua a venire...caos, confusione, anarchia.

Francesco Colafemmina ha detto...

Cara Luisa,

la riforma deve venire dal basso nel senso che i Preti e i Vescovi quanto a "riforma della riforma" stanno A ZERO!

E da preti e Vescovi non ci si può attendere molto! Specie da quelli in carica ossia della generazione cresciuta con il MITO del Concilio. E questo il Papa lo sa benissimo.

A chi bisogna dire grazie se c'è una "riforma della riforma" in atto? A preti, Vescovi, e monsignori in ordine sparso o ai tanti volonterosi fedeli che sin dal 2007 hanno cominciato a raccogliere firme, a costituire gruppi stabili, a cercar di convincere i sacerdoti a celebrare in forma straordinaria?

Credo che bisogna dir grazie ai secondi! E la testimonianza siamo noi che chiacchieriamo qui. Tutti laici! E tutti laici che nel loro piccolo ci tengono alla "riforma della riforma" se così vogliam chiamarla o al "nuovo movimento liturgico" se si preferisce.

Credo inoltre che il Papa sappia bene che una riforma calata dall'alto genererebbe il vero protestantesimo, non quello tradizionalista di cui parla Tornielli (perché nessun tradizionalismo autentico potrà mai esser protestante), bensì quello progressista!

Francesco Colafemmina ha detto...

Ora va solo cancellata l'ombra di revanscismo che da più parti comincia a calare su quell'area del mondo cattolico che promuove la riforma della riforma.

Quest'ombra la si cancella evitando di cadere nelle trappole neocon in salsa israelita: dividere per separare e annientare il nemico!

E lei sa bene chi ha la propria sede in terra di Israele! E quali potenze si affannano per far tacere una volta per sempre la spirituale perfezione della liturgia millenaria della Chiesa.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Mons. Gherardini non ha più di 90 anni, bensì 85. Inoltre per tutta la vita ha trasmesso ai suoi discepoli la sana dottrina cattolica e per quanto riguarda il concilio ha sempre cercato di incanalarlo nella Tradizione, offrendo motivi di riflessione a chi di dovere.

Caro FRANCESCO, poiché movimenti più o meno ereticali (ovviamente non mi riferisco a Opus Dei o ad altre associazioni che non professano una loro particolare dottrina) si sono sviluppati nella Chiesa con loro riti che che spesso è difficile definir cattolici, nell'incapacità o nell'indifferenza o con la complicità di chi avrebbe dovuto governar il gregge, il vertice che voglia obbedir al mandato ricevuto da Cristo non può fare a meno di intervenire proprio per il suo senso di responsabilità e per la responsabilità che si assume davanti a Dio ed alla Chiesa per colpe di omissione. Guai a me se non evangelizzerò!
Lo scompiglio mi sembra che ci sia da troppo tempo e vistoso e pernicioso per le forze centrifughe che formano pseudo-chiese filiali scombiccherate e devianti dell'unica Chiesa: sembra di esser dinnanzi ad una federazione di chiese senza più un comune denominatore credibile. La Chiesa dev'esser una e unica.
Eliminare gli abusi, riportare serietà nella celebrazione ora abbandonata alla creatività, riportare Cristo al centro della S. Messa e della vita, disciplina nel clero, imporre l'obbedienza ai vescovi ribelli, riformare il corso di studi e rimoralizzare i seminari non è compito nostro. Noi possiamo denunciare i mali che ci affliggono. Il movimento dal basso, con la nostra opera di evangelizzazione nei limiti tutt'altro che ampi che ci son consentiti, perché nelle parrocchie c'imbavagliano, è necessario, e non ce ne stiamo certo, e da decenni, con le mani in mano: ma se resta ai margini e gli vengon negati gli strumenti per esprimersi in modo da raggiungere più vaste fette di opinione pubblica, che almeno giunga la nostra voce al Papa che in tal modo saprà su quale parte del suo popolo potrà contare e dalla quale mai sarà abbandonato.
Proprio perché il Papa dev'esser il Papa di tutti, non può lasciar che circolino dottrine e prassi che minano la Fede, specie degl'ingenui e dei ragazzi,
Il Novus Ordo è stato frutto di un lavoro a tavolino, certo preparato da tempo ma non è venuto dal basso, sibbene da una cerchia di vescovi e teologi che, attraverso la liturgia, volevano mutare il volto e l'essenza stessa della Chiesa. La ribellione s'è estesa per il mancato esercizio dell'autorità, ben riscontrabile anche nella diffusione e nella lunga vita di catechismi eretici e nell'occupazione delle cattedre di neo-modernisti notoriamente condannati, nelle loro posizioni, da Pio XII.
Ognuno faccia la sua parte. E' il Pastor Bonus che guida al pascolo ubertoso e riporta le pecore all'ovile. E se le pecore han fame e sete, belano, e il Pastor Bonus deve provvedere.
Per quanto mi riguarda ho sempre detto e scritto che il Pontefice non ha la bacchetta magica, e che occorre lungo tempo per la riparare i danni di un cinquantennio. Ma si cominci seriamente una buona volta.
Inoltre, sempre per quanto mi riguarda - io parlo solo per me - non mi sono mai mosso in modo ideologico né, tanto meno, settario. Chi mi conosce questo lo sa bene.

res ha detto...

Alla luce delle sacrosante verità ribadite da D. Pastorelli, che sottoscrivo in toto, mi pare evidente che il Papa, procedendo con passo esitante e con sfibrante alternanza avanti-indietro, nonchè con lunghe battute d'arresto, nel processo iniziato appena, di restaurazione dell'Edificio in rovina, si metta nel serio rischio di reponsabilità di gravi omissioni quanto al suo ministero petrino, che prevede atti di Magistero chiaro e inequivocabile (non a due marce, una da Papa e una da "dottore", spesso la seconda in contrasto con la prima....)ed atti di Governo fermi ed altrettanto inderogabili, e non-delegabili ad altri, nè ad ecclesiastici a lui inferiori di grado, nè ai Vescovi, nè tantomento, io credo, al basso, caro Francesco ! ...e lo dico a chiunque sostenga, come si va ripetendo oggi, una riforma DAL BASSO! cioè di darne carico alle povere pecore smarrite quali siamo a milioni: ma quando mai le pecore hanno avuto l'ONERE DI GUIDARE LA CHIESA ?! questo può essere solo uno dei frutti marci derivati dalla mentalità conciliare che ha creato il caos nell'indisciplina generalizzata, e in seguito all'abbattimento dell'ordine gerarchico voluto da Cristo!
guardiamo la realtà in faccia, per favore: scardinata la gerarchia di funzioni e valori, nella Chiesa regna l'anarchia, fin dal Concilio, che di proposito volle rinunciare al rigore antico, sia nei pronunciamenti che nei procedimenti pratici indicati, pastorali e amministrativi.
Tutti proclamati sacerdoti, profeti e re : poi tutti soggiogati dal volere delle potenti conferenze episcopali, che contano più del Papa; ecco le chiese locali autocefale....il caos; ed ecco che si pretende una riforma dal basso, di cui sarebbero responsabili i laici e sacerdoti oppressi dal potere effettivo conciliar-episcopale; ma che scherzo grottesco è mai questo ?
Da una parte si dice alle pecore: obbedite ! dall'altra si dice loro: governate ! rimettete a posto voi lo sfacelo, riconducete i pastori nella strada diritta; addirittura si leggeva altrove l'esimia blogger Caterina63 affermare convinta che noi piccoli fedeli dobbiamo "restituire" infallibilità (sic) alle affermazioni del Papa quando esse ne sono carenti ! mi sembra francamente di assistere ad un delirio collettivo, quello di ritenere che l'ALUNNO debba INSEGNARE ALL'INSEGNANTE...ma quando mai si asserivano simili sciocchezze, fino a pochi anni fa, se la retta ragione era ancora desta ?
Dunque torniamo a chiederci:
1- Se il Papa dalla Cattedra di Pietro non riafferma la Verità eterna, in tanti modi oggi offuscata, chi mai dovrà farlo al posto suo ? un panettiere, forse ?
2- Se il Papa non esercita la sua sacrosanta Autorità di Governo della Chiesa e del Gregge a lui affidato, in maniera da tutelarlo con fermezza e sicurezza contro gli innumerevoli assalti dei lupi eretici e predatori di anime, chi dovrà farlo al posto suo, del Pastore Supremo ? chi mai dovrà occuparsi della salvezza delle anime, sia quella dei cattolici più o meno titubanti e bisognosi di guida dall'alto, sia anche dei tantissimi che non ancora conoscono Cristo e aspettano Luce dall'alto di quel Faro ? un tassista, forse ? o chi altro fra noi piccoli, ignoranti e MAI incaricati da Cristo a questa somma funzione ?

Andrea ha detto...

E perciò scelga lei, caro res:
se vuol essere "pecora" senza incombenze taccia, senza valutare né il Papa né il Clero - se vuole dare tali valutazioni, si prenda le sue responsabilità, almeno morali.
Dico questo a lei, con rispetto, indirizzandolo al mondo "tradizional-angustiato": con la cupa riaffermazione del disastro della Chiesa non si va da nessuna parte, mentre guardando al Volto di Cristo (e non all'andazzo dei corridoi di Curia, romana o locale) si vive e si fa vivere !

Anonimo ha detto...

c'è un interessante articolo sulle porcherie fuksassine & co. nell'ultimo numero de La Tradizione Cattolica, periodico della Fraternità San Pio X. Leggi, leggi Franceschiello !. Silvanik

Caterina63 ha detto...

In queste parole dell'allora Ratzinger e riportate dalla riflessione di Francesco,

Mi sta però a cuore quello che riguarda l’unità del Rito Romano. Questa unità oggi non è minacciata dalle piccole comunità che fanno uso dell’Indulto e si trovano spesso trattati come lebbrosi, come persone che fanno qualcosa di indecoroso, anzi di immorale; no, l’unità del Rito Romano è minacciata dalla creatività selvaggia, spesso incoraggiata da liturgisti (per esempio in Germania si fa la propaganda del progetto “Missale 2000”, dicendo, che il Messale di Paolo VI sarebbe già superato).

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così come il brillante sostegno di Messain latino, sottolineano la contraddizione delle riflessioni di Tornielli che somigliano molto ad una specie di ricapitolazione, un arrendersi di fronte alla dura ma giustissima e legittima battaglia di chi, nella sofferenza e nella persecuzione, ha cercato in tutti questi anni di salvaguardare la vera e sacra Liturgia...

Quelle parole di Ratzinger andrebbero davvero riportate in calce all'inizio ed al termine di ogni commento di chi intende giudicare l'operato dei "piccoli greggi legati alla tradizione autentica"....
Associare il PROTESTANTESIMO alla battaglia del sano tradizionalismo al quale OGNI VERO CATTOLICO dovrebbe sentirsi parte, MEMBRA.... è davvero un continuare a devastare l'unità e un continuare quella ROTTURA per la quale è proprio il "piccolo gregge" tradizionalista che sta cercando di porre una CUCITURA....

Buone Feste a tutti!

Anonimo ha detto...

quando al Timone di una barca c'è un fuffarolo con la Bussola rotta si va alla deriva ...

Luisa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Luisa ha detto...

"Dico questo a lei, con rispetto, indirizzandolo al mondo "tradizional-angustiato": con la cupa riaffermazione del disastro della Chiesa non si va da nessuna parte"

Innanzitutto dico a res che condivido la sua riflessione.
Ad Andrea, dirò, innazitutto che potrebe evitare di intimare a res o a chiunque di tacere, ed in seguito che per andare da qualche parte bisogna anche partire da qualche parte, bisogna avere ben chiaro in testa la meta, il percorso, come anche la consapevolezza degli ostacoli, degli imprevisti.
Trattandosi del gregge di Cristo affidato al Pastore universale io, pecora, devo poter contare sul Pastore, sulla sua guida sicura, chiara, senza tentennamenti sfibranti, cambiamenti di rotta, retromarcie, passi in avanti seguiti da passi a lato o indietro, devo sentirmi protetta dal mio Pastore che saprà cacciare i lupi, anche quelli travestiti in agnelli, dovrei poter contare sui pastori che guidano la porzione di gregge in cui mi trovo ed essere sicura che mi portano nella stessa direzione di Pietro, in unione con lui.
Sì, dovrei, ed invece vivo il disordine ed il disorientamento, causato da chi dovrebbe guidarmi.
Partire da qualche parte, sapendo che si è sempre in cammino, significa fare il bilancio di dove ci troviamo hic et nunc, descrivere la realtà che abbiamo sotto gli occhi, senza tanti giri di parole o arzigogoli svianti, ciò che vediamo è un disastro, è il regno del caos e dell`anarchia, è la visione di un Papa che sembra non poter più imporre la sua volontà, è la consapevolezza che le Conferenze episcopali son altrettanti minivaticani, e i vescovi spesso elettroni liberi che contestano o ignorano il Papa e il suo Magistero.
Questa descrizione le sembra "cupa"?
Ha ragione perchè lo è.
Partendo da questa realtà, constatato il disastro, non spetta certo a noi, pecorelle, rimediare.
Certo nel nostro piccolo possiamo mantenere lo sguardo fisso su Cristo e la Sua Croce, possiamo nella nostra piccola porzione di realtà operare e testimoniare, ma è dall`alto, dalla testa del gregge, dal Pastore che guida TUTTO il gregge, che deve venire confermato e riconfermato l`orientamento, la direzione, è dall`alto, da chi ha l`autorità e il dovere di farlo che deve venire la protezione sicura che espelle i lupi.
E con questo non nego la realtà di chi sta operando alla base ( enon da oggi) spesso ostacolati e derisi, per la conservazione della sacra Liturgia, per il ristauro della dignità e sacralità della Liturgia.

DANTE PASTORELLI ha detto...

E perché si dovrebbe tacere ove si ritenga indispensabile l'esercizio dell'autorità Petrina?
Ho già scritto che se han fame e sete le pecore e gli agnelli belano, richiamando l'attenzione del Pastor Bonus. E se han sentor di lupi fuggono e si disperdono e attendono che il Pastor Bonus le ritrovi e le guidi al sicuro.
Io conosco bene le greggi ed i loro belati quando, chiusi nella stalla è arrivata l'ora di uscire: non dan pace!

Ha ragione FRANCESCO quando afferma che siamo noi a crear un movimento di base di rinovamento della Chiesa, che certamente non sottovaluto. De non ne riconoscessi l'utilità per 50 anni avrei perso tempo. Purtroppo, è inutile negarlo, i nostri ambiti son ristretti. I preti secolari, e ancor più i religiosi, che vorrebbero celebrar il rito antico anche in parrocchia o fuori, son minacciati, costretti anche a rimangiarsi gl'impegni assunti. Oggi come ieri. Altrove a suo tempo, carte in mano, scrissi il vergognoso comportamento tenuto da Maggiolini verso Una Voce. Potrei, oggi, far dei casi a me vicini. Ma vi rendete conto che spesso diventa un tormento portare un segno del sacerdozio, non dico la talare? E' eroico un mio giovane amico sacerdote che sfida tutt'i confratelli indossandola in chiesa e nell'amministrazione dei sacramenti. Ma lui sa a cosa va incontro e medita già di partire in missione in Congo.
Da soli, non possiamo far molto contro la gerarchia ostile. E qui entra o dovrebbe entrar in campo il Papa con maggior decisione, che non significa imprudenza o velleitarismo, né tanto meno volontà di gettar scompiglio. Semmai il suo agire proprio lo scompiglio e questa frammentazione della Chiesa in rivoli più o meno separati deve portare ad armonia ed unità.
Noi dobbiamo stare intorno a lui, ma non possiamo prender decisioni al suo posto.
Io ripeto la mia sempre più fondata convinzione che il pur così importante motu proprio è stato un provvedimento di libertà vigilata. I vescovi son recalcitranti, i preti non se ne parli. E allora? Basta deporre uno o due vescovi ribelli per nazione e gli altri si adegueranno: al portafogli son sensibili, ché voglia di andar a lavorar per il pane quotidiano non ne hanno.
I vescovi non si costringono alle dimissioni soltanto perché pedofili o complici dell'altrui vizio.

Andrea ha detto...

In nota a Silvanik (9:45), da wikipedia:

_ (Francesco II delle Due Sicilie)

Molti storici -esclusi i neoborbonici- hanno sostenuto che Franceschiello fosse il nomignolo con cui si riferiva a lui proprio il popolo del suo regno.

Giova infine osservare che questo Sovrano, ultimo Re delle Due Sicilie, è stato anche l'ultimo a poter vantare una discendenza dal ramo principale dei Savoia. Infatti la madre era figlia di Vittorio Emanuele I. Dopo l'abdicazione (1821) e l'ascesa al trono del fratello Carlo Felice (che era prozio di Francesco), anche questi privo di discendenza maschile, la corona passò al ramo collaterale dei Carignano, decisamente lontano dal tronco principale. Paradossalmente, quindi, Francesco II di Borbone Due Sicilie era dinasticamente molto più vicino al ramo principale dei Savoia rispetto a suo cugino Vittorio Emanuele II. _

Non sapevo che Franceschiello fosse più Savoia dei Savoia !

Anonimo ha detto...

Sono stato molto lieto di legere i commenti di Dante Pastorelli e Luisa, di cui altrove sentivo la mancanza.

Visto che e' stato chiamato in causa il protestantesimo, mi affido ai detti del suo iniziatore, Martin Lutero:

"Io dichiaro che tutti i postriboli, gli omicidi, i furti, gli assassinii e gli adulteri sono meno malvagi di quell’abominazione che è la messa papista” (dal sermone della I domenica di Avvento)
e aancora
"quando la messa sarà distrutta, penso che avremo distrutto anche il papato... Infatti il papato poggia sulla messa come su una roccia. Tutto questo crollerà necessariamente quando crollerà la loro abominevole e sacrilega messa” (Contra Henricum).

FdS

Anonimo ha detto...

Mi ripeto dott. Colafemmina ma leggere lei, il prof. Pastorelli e Luisa è un grande piacere. Di più mi si rinfranca l'anima persa nelle unità pastorali della mia diocesi con la Santa Messa solo al sabato sera, pensando che sia già tanto! Esprimete perfettamente il mio sentire che io ignorante non saprei esporre. Grazie.
annamarilù