martedì 7 dicembre 2010

LEGGENDO LUCE DEL MONDO... - Parte Seconda



di Francesco Colafemmina

La seconda parte del libro intervista a Papa Benedetto XVI, "Luce del Mondo" è dedicata al Pontificato. Il Santo Padre sin dalle prime battute ci mostra la sua umiltà, l'uomo che guida la Chiesa di Cristo non si considera un monarca solitario scelto dallo Spirito Santo, dunque investito di una suprema autorità. Al contrario il Papa ci tiene ad affermare i suoi limiti, anche quelli relativi al suo potere: "ho capito che accanto ai grandi Papi devono esserci anhe pontefici piccoli che danno il proprio contributo" (p.107) e aggiunge "il Concilio Vaticano II ci ha insegnato, a ragione, che per la struttura stessa della Chiesa è costitutiva la collegialità; ovvero il fatto che il Papa è il primo nella condivisione e non un monarca assoluto che prende decisioni in solitudine e fa tutto da sé" (p.107).

In questo senso risulta illuminante anche quanto il Papa afferma più avanti riguardo ai segni esteriori di questa monarchia ormai dismessa: "la tiara era rimasta nello stemma papale, e adesso è sparita anche da lì. Non ho cancellato l' "io", ma ho lasciato entrambi, l' "io" e il "noi". Infatti, su molti argomenti non dico solo quello che è venuto in mente a Joseph Ratzinger, ma parlo a partire dalla comunitarietà, dal carattere comunitario della Chiesa. In un certo qual modo, parlo in intima comunione con i credenti ed esprimo ciò che tutti noi siamo e quello a cui insieme crediamo. Quindi, il "noi" non ha il valore di plurale maiestatis, ma indica il giusto peso che si vuole dare alla realtà del parlare a partire dagli altri, per mezzio degli altri e con gli altri. Ma quando si dice qualcosa di personale, bisogna anche utilizzare l' "io". Quindi utilizzo sia l' "io" che il "noi". "(p.124).

Quest'ultimo passaggio sul plurale maiestatis è, francamente, piuttosto aperto a controverse interpretazioni. Infatti che il Papa parli al singolare o al plurale, non fa differenza nella percezione dei fedeli e del mondo. Basti pensare alla questione del condom, affrontata più avanti in questa sezione del libro. Il Papa ha parlato in qualità di Joseph Ratzinger? O in qualità di Papa? E cosa fa la differenza? Certo, il Papa non è un politico, un membro delle istituzioni, che quando parla in Parlamento parla a livello istituzionale, e quando si ritrova fra amici, parla a livello personale. Tuttavia se già nell'ambito politico, è estremamente difficile scindere pareri privati da visioni istituzionali, quanto più complesso è questo genere di sottigliezza ermeneutica applicata ad un Sommo Pontefice?

Ad ogni modo se a queste affermazioni sommiamo le altre, espresse già nella prima parte del volume, riguardo alla natura di "Vicario di Cristo" del Papa, che Benedetto intende quale estensione del ministero sacerdotale, non possiamo non trarne una impressione di depotenziamento del primato petrino: "nell'annuncio della fede e nell'amministrazione dei sacramenti, ogni sacerdote parla e agisce su mandato di Gesù Cristo, per Gesù Cristo. Cristo ha affidato la sua parola alla Chiesa. Questa Parola vive nella Chiesa. E se nel mio intimo accolgo e vivo la fede di questa Chiesa, se parlo e penso a partire da questa fede, allora quando annuncio Lui parlo per Lui, anche se è chiaro che nel dettaglio possono sempre esserci delle insufficienze, delle debolezze. Quel che conta è che io non esponga le mie idee ma cerchi di pensare e di vivere la fede della Chiesa, di agire su Suo mandato in modo obbediente" (p.22).

Quello di vicarius Christi è un titolo antichissimo (lo si ritrova già in Sant'Ambrogio) che non contiene implicitamente soltanto il ministero sacerdotale. Esso esprime il primato nella maniera più diretta ed essenziale, ma nei secoli è anche diventato sinonimo delle prerogative pontificie, prima fra tutte lo ius ligandi atque solvendi. Chiaramente è difficile spiegare all'occidentale medio, abituato al democratismo, ossia a questa fantapolitica pseudo-democratica che ci governa, il senso di istituti così antichi e stratificati. E' difficile spiegare la possibilità che un uomo in carne ed ossa possa ottenere una potestà così esclusiva sulle anime, e un primato talmente inspiegabile sulla Chiesa. Ma tant'è! Questo è il Papato, non solo belle parole e viaggi apostolici.

Tornano a questo punto di moda le parole del gesuita Wilhelm Beltrams che già nel 1964, in pieno Concilio, riaffermava il senso della collegialità e del primato petrino. Nelle sue Quaestiones fundamentales iuris canonici del 1969 (Pontificia Università Gregoriana) affermava a proposito della collegialità (p.347): "Officium primatiale non potest habere structuram collegialem. Potius ipsum potest esse tale tantum, si est subiectum plenae supremae potestatis distinctum a subiecto, quod est collegium. Hac ratione revera Romanus Pontifex constituitur Vicarius Christi pro tota Ecclesia, idque ipsi soli convenit. Ipse personaliter Dominum representat directe toti Ecclesiae et ipsi collegio Episcoporum. Non tantum vicariatum directe a Domino habet - hoc etiam de collegio Episcoporum dicendum est - sed ipse habe a Domino vicariatum cum libera dispositione; iuxta verbum Domini illudque fideliter servans ipse personaliter habet semper actu exercitium liberum potestatis plenae supremae; collegium Episcoporum vicariatum Domini habet sine libera dispositione quoad exercitium, ita ut cum capite, sub capite semper agere teneatur. Vinculum iuridicum, quo collegium Episcoporum, ligatur, etiam quoad docendum et pascendum ecclesias particulares, imprimis etiam ligatione eorum ad caput constituitur. " (Tradotto: L'ufficio del primato non può avere struttura collegiale. Piuttosto esso stesso può essere tale solo se il soggetto della piena suprema potestà è distinto dal soggetto che è il collegio. In questo senso sin dai tempi antichi il Pontefice Romano è costituito Vicario di Cristo per la Chiesa tutta, e questo titolo si addice solo a lui. Bisogna pertanto dire che egli personalmente rappresenta il Signore direttamente per tutta la Chiesa e per lo stesso collegio episcopale. Non ha solo il vicariato direttamente dal Signore - perché la stessa cosa è da dirsi anche per il collegio episcopale - ma egli ha dal Signore il vicariato con la libera disposizione; secondo la parola del Signore e egli personalmente ha l'esercizio in atto, libero, di una potestà piena suprema nel conservare sempre fedelmente la stessa parola del Signore. Il collegio episcopale ha il vicariato del Signore senza libera disposizione per quanto attiene al suo esercizio, affinché sia sempre tenuto ad agire assieme al capo e sotto il capo. Il vincolo giuridico con il quale il collegio episcopale è legato è inoltre costituito in primo luogo dal legame dei vescovi con il capo anche per quanto attiene all'insegnamento e alla pastorale delle chiese particolari).

Questa questione ritorna nelle pagine dedicate all'Ecumenismo. Il Papa infatti sottolinea l'inadeguatezza di un titolo di "primus inter pares" che il mondo Ortodosso vedrebbe di buon grado attribuito al Papa, ma che snaturerebbe la natura del primato petrino: "il primo fra pari non è esattamente la formula in cui crediamo noi cattolici. Il Papa è primo ed ha anche funzioni e compiti specifici. In questo senso non sono tutti pari. "Primo fra pari" è una formula che l'Ortodossia accetterebbe senz'altro. Essa riconosce che il vescovo di Roma, il protos, è il primo, e questo fu già stabilito nel Concilio di Nicea. Tuttavia, la questione è: egli ha compiti specifici oppure no?" (p.133).

Ma un altro preoccupante argomento è introdotto a p.134, a proposito di un ipotetico titolo onorifico che gli Anglicani (non quelli degli Ordinariati!) avrebbero proposto al Papa:

Seewald: In ogni caso il Metropolita greco ortodosso Agoustinos oggi considera possibile un Primato onorario del Papa per tutti i cristiani. Anche il vescovo luterano Johannes Friedrich ha parlato di un limitato riconoscimento del Papa come "portavoce ecumenicamente riconosciuto della cristianità mondiale". E' questo che lei intende quando afferma che oggi le Chiese dovrebbero trarre ispirazione dall'esempio del primo millennio?

Papa: Anche gli Anglicani hanno affermato che potrebbero ipotizzare un Primato onorario del Papa di Roma, fra l'altro nel ruolo di portavoce della cristianità. Naturalmente si tratta già di un passo rilevante. E nei fatti il mondo già considera le prese di posizione del Papa sui grandi temi etici come la voce della cristianità. Il Papa stesso è attento, quando affronta certi argomenti, a parlare per i cristiani e a non mettere in risalto in maniera specifica la dimensione cattolica; per quest'ultima vi è un altro posto." (pp.134-135)

Chiaramente ci rendiamo conto della gravità di quest'ultima affermazione. E' come se il Papa che parla all'ONU fosse un Papa cristiano, mentre quello che parla dalla loggia del Palazzo Apostolico un Papa cattolico. Ma è dunque possibile scindere la cattolicità del Papa dalla sua cristianità?

Il Papa poi si sofferma sui contrasti coi Protestanti e afferma: "in quanto cristiani dobbiamo trovare una base comune, metterci nella condizione di parlare ad una voce sui grandi temi e testimoniare Cristo come Dio vivente. Non potremo realizzare la piena unità in un prossimo futuro, ma facciamo tutto il possibile per compiere una missione comune in questo mondo, per dare una testimonianza comune." (p.139)

Tralasciando le parole del Papa dedicate all'Islam, improntate ad una notevole moderazione e alla ricerca anche in questo caso di una "base comune di valori" e di un metodo comune di adattamento alla modernità, passiamo quindi alla sezione dedicata all' "Annuncio". Vengono qui presi in esame alcuni importanti atti papali. Dalla pubblicazione della Deus Caritas Est ("naturalmente la corporeità comprende molto più della sessualità, ma quest'ultima ne è parte essenziale. E' importante che l'uomo sia anima nel corpo, che come corpo sia veramente se stesso e che a partire da qui concepisca il corpo positivamente e la sessualità come un dono positivo. Attraverso di essa l'uomo partecipa all'opera creatrice di Dio" p.150), a quella del Summorum Pontificum nel 2007:

"La liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II è la forma valida in cui la Chiesa celebra la liturgia. Ho voluto rendere più facilmente accessibile la forma antica in modo tale da preservare il profondo ed ininterrotto legame che sussiste nella storia della Chiesa. Non possiamo dire: prima era tutto sbagliato, ora invece è tutto giusto. In una comunità infatti nella quale la preghiera e l'Eucaristia sono le cose più importanti, non può considerarsi del tutto errato quello che prima era ritenuta la cosa più sacra. Si è trattato della riconciliazione con il proprio passato, della continuità interna della fede e della preghiera nella Chiesa" (p.154).

Peccato che il Papa non faccia alcun riferimento alla tanto auspicata "Riforma della riforma". Di questa non v'è alcuna traccia in tutto il libro intervista!

Curiosamente però almeno il Papa fa riferimento alla musica nel ricordare alcuni dei suoi viaggi. Quello negli Stati Uniti: "a Whashington una celebrazione liturgica accompagnata da musica più moderna, a New York da una più classica"(p.165). E quello in Francia: durante "la recita dei Vespri nella Cattedrale di Notre Dame (...) la musica è stata eccezionale" (p.167).

Segue quindi la famosa questione relativa al profilattico. Sapete come la penso in merito, ma vorrei favorire ancor più la riflessione sull'argomento. Il Papa introduce la questione per schermirsi dalle incredibili accuse che gli furono rivolte nel 2009 quando affermò che il condom non aiuta a prevenire il contagio "ma anzi aumenta il problema". Lo fa così: "dicendo questo non avevo preso posizione sul problema dei profilattici in generale". Questa frase presuppone che il Papa non fosse contrario in principio all'uso dei profilattici, ma che avesse espresso una considerazione sull'uso del condom quale unica soluzione al contagio dell'AIDS. Aggiunge quindi, poco più sotto: "Ma solo questo (la distribuzione di condom ndr) non risolve la questione. Bisogna fare di più." E quindi cita la teoria ABC (astinenza, fedeltà, condom): "laddove il profilattico è considerato soltanto come scappatoia, quando mancano gli altri due elementi. Questo significa che concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità (...)".
Quindi, rileggendo l'intero passaggio è chiaro che il Papa considera il profilattico una soluzione che va sempre accompagnata. Non una soluzione in sé. Quando i vari neo-moralisti si sono affannati per difendere il corretto senso delle parole del Papa, hanno concentrato poi l'attenzione sul fatto che per la Chiesa l'uso del condom continuerebbe ad essere un peccato, in quanto i prostituti maschi (ma anche le prostitute e i trans) sarebbero già in stato di peccato, poiché avrebbero deciso di violare la castità. Non comprendono, tuttavia, che a questo punto è del tutto inutile limitarne l'uso ai soli prostituti. Anche i clienti dei prostituti, anche semplici uomini e donne che hanno deciso di fare sesso fuori dal matrimonio, anche una coppia in cui uno dei coniugi sia sieropositivo, in tutti questi casi se una persona decide di violare il sesto comandamento, l'uso del profilattico può costituire un "primo passo verso una moralizzazione". Per questa ragione le parole del Papa continuano a lasciarmi... senza parole.

Passando quindi al caso Williamson, si conclude la seconda parte del libro intervista "Luce del Mondo". Alcuni estratti relativi a Williamson li avete già letti. Personalmente ritengo che negare la remissione della scomunica a Williamson per il solo fatto di aver negato l'esistenza delle camere a gas naziste sia un eccesso. I Vescovi vanno giudicati per le loro opinioni sulla Chiesa e sulla fede, per la loro mancanza di obbedienza al Papa, per i loro abusi liturgici, per le malversazioni economiche, e non perché magari in maniera inadeguata e poco prudente, esprimono - su richiesta di giornalisti maliziosi arruolati da qualche esponente vaticano nemico della tradizione - pareri su fatti storici del passato.

Pensiamo ad esempio ai Vescovi che negano l'applicazione del Motu Proprio, a quelli che spendono e spandono milioni di euro per costruire nuove chiese orripilanti, per organizzare concorsi edilizi truccati e altre amenità simili, sono costoro davvero in comunione con il Papa più di Mons. Williamson e sono costoro più cattolici di Williamson che - per inciso - si è convertito al cattolicesimo ben prima di entrare nella FSSPX?


33 commenti:

antonio da monopoli ha detto...

mah!?!

xyz ha detto...

Che il card. Ratzinger per molti aspetti fosse un poco influenzato dagli endoxa progressistici, emerge chiaramente da questi articoli:

1) http://certitudes.free.fr/nrc08/nrc08106.htm

2)http://certitudes.free.fr/nrc11/nrc11042.htm

Articoli purtroppo quasi sconosciuti anche nell'ambiente tradizionale.

Anonimo ha detto...

A lungo termine la Chiesa romana deve avere di nuovo un solo rito romano

Lettera del 2003, dell'allora Card. Joseph Ratzinger, in cui sostiene, come teologo privato, che in futuro preferirebbe un solo Rito romano, più o meno come l'attuale Rito Extraordinario. Le decisioni del recente Motu proprio, intese a liberalizzare l'uso del Messale antico, potrebbero pertanto implicare che tale rito non deve essere solo eccezione.

http://www.ratzinger.us/modules.php?name=News&file=article&sid=238

Andrea ha detto...

Caro Francesco, il Papa è Vicario di Cristo semplicemente perché Egli disse a Simone di Giona, ribattezzandolo "Pietro", "..tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa...".
Questo carattere di "pietra di fondazione" passa ai successori di San Pietro perché non è pensabile che un organismo vivo nell'oggi (la Chiesa) riposi su un fondamento del passato - e la Chiesa è viva nell'oggi perché Cristo è Vivo definitivamente, dopo la sua Risurrezione.

La Chiesa è Corpo Mistico del Signore, e non solo comunità cui è affidata "la sua Parola". Se vogliamo tentare un approfondimento, possiamo dire che Cristo vive in maniera più "diretta" (fisica) negli aspetti veri e buoni delle esistenze umane (tutte), e in maniera più "mediata" (spirituale) nelle attività interiori dei Cristiani, che coscientemente Lo "amano" e Lo "servono".

Sempre invitandoti (a ragion veduta, credo) a non turbarti per le parole del Papa, resta vero però che Egli manifesta i lasciti della Sua formazione: quelli psicologici, come si diceva, per quanto attiene agl'Inglesi e agli Ebrei, e quelli culturali per quanto riguarda la "collegialità".

Caterina63 ha detto...

Caro Francesco, ti ringrazio per questi approfondimenti, sono alla seconda rilettura del libro e leggere ulteriori opinioni mi è di grande sollecitazione al ragionamento ^__^

.... riguardo al caso Williamson il Papa stesso si contraddirrebbe se, appunto, sostenesse IN TERMINI MAGISTERIALI, che una scomunica andrebbe (condizionale d'obbligo!) inflitta anche per questioni politiche nel senso di un "pro o contro".....

infatti, nel brano in risposta a pag. 41/43 sulla revoca, il Papa qui sostiene che LEVARE QUELLA SCOMUNICA ERA UN DOVERE....;-)
e lo spiega dettagliatamente dicendo:
"Non è stato spiegato abbastanza perchè questi vescovi fossero stati scomunicati e perché poi, già solo per ragioni giuridiche, quella scomunica doveva essere revocata."

"DOVEVA ESSERE REVOCATA" ordunque questa spiegazione è quella corretta ed è senza dubbio in conflitto l'altra, se non altro in termine magisteriale, con il pensiero avanzato dopo e da te riportate in finale....

Diciamo che su questo caso, ma anche su altri, il Papa ha cercato di restare in equilibrio.... ^__^

Credo che a noi spetta di interpretare il tutto IN CHIAVE CATTOLICA e magisteriale.... dove non si riesce è meglio affidarsi alla Divina Sapienza e PREGARE PER IL PAPA sempre e comunque, anche perchè non abbiamo altro Vicario di Cristo in terra....
^__^

Buona Festa per l'Immacolata a tutti!

se vi interessa c'è qui un bellissimo discorso di Pio XII sul Rosario in Famiglia, i suoi effetti ed i suoi benefici...

http://it.gloria.tv/?media=115422

DANTE PASTORELLI ha detto...

"Il Papa stesso è attento, quando affronta certi argomenti, a parlare per i cristiani e a non mettere in risalto in maniera specifica la dimensione cattolica; per quest'ultima vi è un altro posto."

E' tra le affermazioni più gravi e sconcertanti che s'inconcontran nel libro. Dinnanzi ai non cattolici il Papa non deve parlar da Vicario di Cristo e capo dell'unica Chiesa da Lui fondata su Pietro. Come cattolico parla in altre cicostanze.
Andate e rendete discepole tutte le genti, ma mi raccomando non dite tutta la verità, nascondete quel che gli altri non voglion sentire. Strano e inaudito concetto di missione e di "carità!".
Se prima avevo avevo dei dubbi sull'utilità dei questo libro, ora
mi chiedo quanto male farà ai fedeli.

Armando ha detto...

Capisco...in effetti le intenzioni del Papa di creare un clima di condivisione non so quanto siano seguite. Nonostante egli abbia sacrificato segni esteriori (ma i segni sono molto importanti, specie per il cattolico e specie oggi)e parli in quella maniera è percepito come un monarca solitario. Quello che è venuto meno purtroppo è la mancanza di rispetto per la figura stessa del Papa, nel senso istituzionale proprio. Non è certo per la gloria personale che i Papi portavano la Tiara. Si è insistito molto sull'essere portavoce, sono contento che lo considerino così anche gli altri Cristiani(e può effettivamente portare istanza più generali), ma quello che si è perso (anche se lui lo dice velatamente "ha compiti specifici oppure no?")è la figura del Pastore che pasce (Mi ami tu Pietro? Pasci le Mie pecore) le Sue pecore. Non è tanto scontata per i cattolici e non lo è ora.

Sulla liturgia non capisco quel è "la" forma valida, ci sono errori di traduzione oppure ha un altro senso? perchè sembra dire che le altre non sono valide, oppure sarebbe da vedere il significato di quel "chiesa", ma dopo effettivamente dice il contrario, a meno che non voglia far scaturire la riforma del motu proprio dal Concilio Vaticano II, in questo caso evviva il primato petrino!

Sulla questione del preservativo non riesco a capire la tua posizione.
Il Papa dice che il preservativo non riduce il problema e banalizza la sessualità che la fonte pericolosa di quell'attegiamento che non vede più la sessualità come amore. ae' chiaro che il pericolo di tale atteggiamento consumistico dell'amore sia il non rispetto dell'altro e il libero sfogo degli istinti. Per questo li Papa loda (termine esegerato ma lasciamelo passare) l'intenzione (non gli effetti reali che col rpeservativo potrebbero essere altri) di non infettare imopnendosi un autoregolazione, seppur minima, che potrebbe fa r capire il meccanismo della castità ossia della rinuncia completa. L'atto in sè non è morale o efficace, lo dice espressamente.
Non trovi?

Richard Collins ha detto...

Good post, many thanks.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Molto precisa l'analisi del Beltrams sui poteri del Pontefice e del suo rapportarsi alla collegialità. E' la dottrina tradizionale contro l'ambiguità della Lumen Gentium alla quale Paolo VI, messo sull'avviso dai Padri del Coetus Internationalis Patrum, piangendo e dichiarandosi ingannato, a quanto si sa, cercò di rimediare con la Nota Praevia stesa sotto la supervisione del Cardinal Ottaviani. Tale nota vien sistematicamente "saltata", perché, essendo "praevia", con molta coerenza è stata posta in calce alla Costituzione...
La Chiesa è per sua natura gerarchica. E il potere del Papa (CIC, can.331), in virtù della sua funzione di Vicario di Cristo, ha nella Chiesa un potere ordinario supremo, pieno, immediato e universale, che può sempre esercitare liberamente. Il potere gli deriva dalla sua funzione e non da una sorta di presidenza del collegio episcopale.
Del resto, se non erro il can. 1404
recita: Prima Sedes a nemine iudicatur. Dice niente?

Anonimo ha detto...

Ho chiesto a Massimo Introvigne sulla questione del Papa che parla non solo a nome dei Cattolici.

Ecco un estratto della risposta (diffusa con permesso di M. Introvigne):

=====

Si spiega che il Papa parla talora in nome della ragione anche per i non credenti, senza invocare la fede o il Vangelo (vedi per es. il discorso preparato per la Sapienza di Roma), qualche volta negli incontri tra cristiani aperti a non cattolici come interprete del Vangelo autorevole "senza mettere in risalto in maniera specifica la dimensione cattolica"; qualche volta - anzi il più delle volte - parla invece come capo dei cattolici ai cattolici.
Credo sia anche importante ricordare che il Papa spiega che un'intervista non è Magistero, anche se può aiutare a capire il Magistero, che però si esprime negli atti e documenti ufficiali

=====

Francesco Colafemmina ha detto...

Ringrazio per la risposta del Prof. Introvigne.

Certo, il modo corretto di intendere le parole del Papa potrebbe essere quello.

Ciò che permane oscuro è come possa il Papa farsi portavoce dei cristiani separatamente dai cattolici, o senza mettere in evidenza la dimensione cattolica.

Il punto non è: il Papa articola le sue parole in base al proprio uditorio.

Il punto è: il Papa parlando in nome dei cristiani, può evitare di mettere in risalto la dimensione cattolica.
Perché io credo in una sola chiesa santa cattolica e apostolica e non credo nè alla chiesa luterana nè a quella anglicana.

Andrea ha detto...

Sì, caro Francesco: il problema è se esiste la "cristianità" come campo SOCIOLOGICO di quanti si richiamano a Cristo (cioè Lo considerano importante) o la "Cristianità" come realtà vitale del Cristo nel mondo (cioè come realtà di quanti Gli CONSENTONO DI SALVARLI).
Nel primo caso dobbiamo fare attenzione a ogni minima "denominazione" cristiana; nel secondo, ringraziare Dio per ogni palpito di Vita Vera nel mondo.

Il limite culturale del teologo tedesco è reale - ancor più reale è il suo animo luminosamente cattolico (vedi Piazza di Spagna).

Montmirail ha detto...

Credo che questo libro rappresenti una sorta di "boccata d'ossigeno" per un certo mondo tradizionalista - meglio sedevacantista - che ce l'ha con Ratzinger per motivi molto semplici. Li ha costretti a scomodarsi un pochino aprendo qualche finestra e facendo entrare qualche spiffero di aria fresca.
Evidentemente erano molto più a loro agio col predecessore , dietro il riparo della scomunica. La cosa buffa è che se ci fosse quel sant'uomo di Lefebvre si guarderebbe bene dal proseguire su questa china. Se non altro eviterebbe che gruppi tradizionalisti finiscano fianco a
fianco ai più convinti esponenti del giacobinismo, come accaduto col caso Williamson.

Luisa ha detto...

"Il punto non è: il Papa articola le sue parole in base al proprio uditorio.

Il punto è: il Papa parlando in nome dei cristiani, può evitare di mettere in risalto la dimensione cattolica.
Perché io credo in una sola chiesa santa cattolica e apostolica e non credo nè alla chiesa luterana nè a quella anglicana."


Grazie Francesco, condivido anche queste tue parole!
Mi sembra poi di osservare che sempre meno si parli di cattolici e sempre più di cristiani...

Mi scuso presso Francesco Colafemmina se mi permetto di passare da questo spazio un APPELLO a DANTE PASTORELLI.

Caro Dante, la tua assenza dal blog Messa in latino si fa pesantemente sentire, avrai senza dubbio le tue buone ragioni, so che non sei sensibile alle pressioni ma mi permetto di chiederti di ridare il tuo prezioso contributo a quello spazio che mi sembra ne abbia un un gran bisogno.
Grazie e scusami se ti ho infastidito con la mia richiesta.

La verità vi farà liberi ha detto...

E' tra le affermazioni più gravi e sconcertanti che s'inconcontran nel libro. Dinnanzi ai non cattolici il Papa non deve parlar da Vicario di Cristo e capo dell'unica Chiesa da Lui fondata su Pietro. Come cattolico parla in altre cicostanze.Andate e rendete discepole tutte le genti, ma mi raccomando non dite tutta la verità, nascondete quel che gli altri non voglion sentire. Strano e inaudito concetto di missione e di "carità!".Se prima avevo avevo dei dubbi sull'utilità dei questo libro, orami chiedo quanto male farà ai fedeli.


Pastorelli ma dove hai letto che nel Vangelo Gesù ha detto di fare discepole tutte le persone della terra?Quale edizione del Vangelo hai!!una fatta in casa?A me risulta che gesù abbia detto di annunciare il Vangelo a tutte le persone non di farle dicepole

La verità vi farà liberi ha detto...

E' tra le affermazioni più gravi e sconcertanti che s'inconcontran nel libro. Dinnanzi ai non cattolici il Papa non deve parlar da Vicario di Cristo e capo dell'unica Chiesa da Lui fondata su Pietro. Come cattolico parla in altre cicostanze.Andate e rendete discepole tutte le genti, ma mi raccomando non dite tutta la verità, nascondete quel che gli altri non voglion sentire. Strano e inaudito concetto di missione e di "carità!".Se prima avevo avevo dei dubbi sull'utilità dei questo libro, orami chiedo quanto male farà ai fedeli.


Pastorelli ma dove hai letto che nel Vangelo Gesù ha detto di fare discepole tutte le persone della terra?Quale edizione del Vangelo hai!!una fatta in casa?A me risulta che gesù abbia detto di annunciare il Vangelo a tutte le persone non di farle dicepole

Stefano78 ha detto...

Dal Vangelo Secondo Matteo (28, 16-20):

"Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".

Stefano78 ha detto...

Dal Vangelo Secondo Giovanni (21, 15-17)

"Gesù disse a Simon Pietro: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci i miei agnelli". Gli disse di nuovo, per la seconda volta: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pascola le mie pecore". Gli disse per la terza volta: "Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: "Mi vuoi bene?", e gli disse: "Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene". Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecore"

Stefano78 ha detto...

Francesco.

Anche tu sai come la penso. Ma se è giusto invocare più equilibrio e stigmatizzare chi apostrofa di "imbecille" o altro chi ha dubbi e chi si pone domande, altrettanto giusto sarebbe evitare di apostrofare chi invece non concorda con questi dubbi, o per lo meno con il loro "sbocco", come "neo-moralista".

A parte il fatto che, a mio avviso, possono essere presi per moralisti molto di più quelli che si sono fatti prendere un infarto da una frase del Dott. Ratzinger, senza manco leggerla direttamente!

E poi, dopo averla letta direttamente, si sono soffermati su quella, deconstestualizzando e isolando il concetto. La maggior parte dei commenti, si è fossilizzata nella blogsfera e sulla rete su questo disgraziatissimo preservativo. Spaccando in quattro il discorso del Papa in tutti i sensi!

Finchè quella frase verrà letta con la lente della "novità assoluta", il contesto sarà sempre poco considerato o giudicato ininfluente. E ciò che precede la frase e ciò che la segue saranno sempre giudicate insufficienti. Il Papa ha cercato di togliere la base dal profilattico per portarla su altro. Moralizzazione del Sesso, consapevolezza di non poter fare quello che si vuole, umanizzazione del rapporto coniugale, ecc, ecc. Ma sembra proprio che l'attenzione delle persone sia ormai irrimediabilmente focalizzata SOLO sul preservativo!

Lo stesso dicasi per le risposte evasive del Papa negli altri argomenti.

Sono questo: evasive.

Certo, non contribuiscono alla Chiarezza. Ma non cessano di essere quello che sono: sono risposte che definirle caute è un efemismo. Perchè magari non rispondon subito, ma lo fanno più avanti, accennando quello che è giusto.

Certamente il libro non favorisce la chiarezza.

Ma spiace vederlo strumentalizzato un po' ovunque.

COn questo non mi riferisco a Fides Et Forma, lo specifico. Ma agli argomenti su cui si focalizzano un po' tutti...

Luisa ha detto...

Ma, Stefano, sai bene che il signor lvfl segue il vangelo secondo Kiko!
E purtroppo non è il solo!

Andrea ha detto...

A proposito di tendenze a essere "più papisti del Papa", caro Stefano, pare(dalla recensione di Introvigne) che de Mattei voglia condannare, nel libro appena uscito, non solo lo "spirito del Concilio", ma alcuni passi del Concilio stesso. Ed è un vero "grande"! (lo dico per averlo seguito con ammirazione da anni).

Dico questo per far presente:

1- che nessuno è perfetto
2- che, come sottolineavo giorni fa, l'accanimento sulla "lettera" è la "fregatura" in cui cadono, mosse da buone intenzioni, molte persone degli ambienti "tradizionali"

Luisa ha detto...

"Certamente il libro non favorisce la chiarezza."
Concordo Stefano.

E concordo anche con un mio amico che si domandava già sulla forma del libro: chi ha parlato?
Il Papa o il teologo?
Formalmente è il telogo e come tale può essere discusso, ma quel teologo è anche il Papa a chi è dovuto il consenso dell`intelligenza e l`adesione nel suo insegnamento ordinario e continuava dicendo che per interessanti possano essere i propositi non magisteriali del Papa, c`è il rischio di una confusione dei ruoli e che questa confusione potrebbe influenzare la recezione stessa del Magistero ordinario, il suo e quello dei suoi predecessori, in particolare pensava all`Humanae vitae.
Concludeva dicendo che forse sarebbe preferibile che un Papa evitasse di esprimersi al di fuori del suo ruolo di Papa.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro troll neocatecumenale, e culturalmente neocatacombale, il verbo greco "mateteusate" che comunemente si traduce "ammaestrate", significa rendete discepole.
Francesco Colafemmina, ch'è un filologo classico e ne sa più di me, potrà spiegarti il tutto per punto e per segno, se ne ha voglia. Potrei farlo meno bene io, ma non mi va di perder tempo.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Carissima Luisa,
ti ringrazio per la stima e la fiducia immeritate. Non credo che il blog risenta della mia mancanza, perché, quando me ne sono allontanato, vi ho lasciato (dico te, Mic, ed altri cattolici seri e assai preparati collaboratori di vecchia data) in compagnia di adulti e giovani ben formati e ricchi di entusiasmo.
In tutta sincerità non so cos'accada ora nel blog perché non lo apro. Ma non credo che la situazione sia diversa da quella che ho lasciato. Restano le medesime incompatibilità.
La mia mail potete richiederla a Francesco o a Enrico o la trovate facilmente anche in internet, se volete scambiar qualche opinione.
A quel blog ho dedicato parecchio tempo ed ora mi dedico ad altro, sempre in campo ecclesiale:
anche qui, come puoi notare, scrivo molto poco. Ovviamente per gli amici il tempo si trova.

Mic ha detto...

Caro Francesco,
ti segnalo con disappunto la posizione nei tuoi confronti del Secolo d'Italia che ho appena scorsa sul blog di Raffaella... una strumentalizzazione che non comprende o non vuol comprendere, perché guarda la realtà solo con gli occhi della politica, le ragioni della tua, che è anche la nostra Fede

appena posso scriverò la mia replica

Andrea ha detto...

Per Mic: "Il Secolo d'Italia" nuova versione non è un organo politico (cosa che sarebbe legittima), ma un organo di predicazione massonica e nulla più.

Anonimo ha detto...

attraverso "Il Secolo d'Italia" si avverte l'eco di quanto si pensa nell'"unica democrazia del medio oriente"...

Paolo

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Stefano,

che dire? Quando parlo di neo-moralismo mi riferisco a quegli encomi e panegirici alla Pacato Drepanio o alla Mamertino...che non intendono guardare alla realtà.

Gli elogi e i tentativi di spiegazione provenienti da persone che hanno sempre apprezzato il Papa sono indubbiamente ammirabili e condivisibili, nonostante il mio disaccordo di massima. E poi un soffio di ironia non fa certo male...

Perciò, detto questo, capisco la difficoltà nell'accettare queste mie considerazioni, tuttavia credo siano tutte fondate su elementi essenziali.
In particolare mettere in evidenza degli elementi che creano confusione presenti in quell'intervista, significa non attaccare il Papa, ma porsi - da cattolici fedeli al Papa - delle domande alle quali ci aspettiamo che qualcuno possa rispondere.

Francesco Colafemmina ha detto...

Ho letto l'articolo del Secolo d'Italia. Beh... che dire?

Essere definito reazionario e neo-intransigente dal quotidiano degli ex fascisti, ex alleati nazionali, ex pidiellini, e a breve forse ex futurolibertariperlitalia, dovrei ritenerlo un complimento o una battuta?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Non ho trovato l'articolo, ma non ha importanza. E chi lo legge quel foglietto?

Anonimo ha detto...

Dante, non è importante chi lo legge, più importante è arguire chi (davvero) lo scrive...

Paolo

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ma questo si sa bene. Da Dio Patria e Famiglia a Poltrona vuota (di Dio), Poltrone (in abbondanza e di varia destinazione per le proprie famiglie, cognati e suocere), Poltrona dorata attaccata alle chiappe (a danno della Patria da consegnare alle minoranze migranti in ricordo di faccetta nera: nuova democratica forma d'impero. Con otto milioni di coltelli alla gola visto che le baionette sono state sepolte nel deserto).

Anonimo ha detto...

...un'indizio sui mandanti lo dà Francesco con la foto sul suo post...

Paolo