mercoledì 31 marzo 2010
QUANDO I GLORIOSI DISCEPOLI - KONTAKIO DEL MERCOLEDI' SANTO
martedì 30 marzo 2010
INNO DI KASSIANI' - MARTEDI' SANTO
lunedì 29 marzo 2010
ECCO LO SPOSO - INNO DEL LUNEDI' SANTO
L'inno "Ecco lo sposo" viene cantato all'alba (orthros) del Lunedì Santo ed è il Mattutino del Martedì e del Mercoledì Santo. Il tema dello "Sposo" è quello introduttivo della Settimana Santa. Fino a Mercoledì le liturgie vengono anche definite "messe dello Sposo".
LA RIVOLUZIONE CULTURALE DEL PAPA E L'ANTICATTOLICESIMO AMERICANO

Il 14 Ottobre, nella pagine del New York Times, il reporter Paul Vitello ha esposto la drammatica estensione degli abusi pedofili nella comunità di Ebrei Ortodossi di Brooklyn. Secondo questo articolo, ci sono stati almneno 40 casi di questi abusi nella comunità solo l'anno scorso. Il Times non ha ancora posto le stesse richieste che erano indirizzate incessantemente alla Chiesa nel caso dello stesso tipo di abusi commessi da una minoranza di sacerdoti: rilasciate i nomi di chi ha commesso gli abusi, rivedete le prescrizioni, consentite indagini esterne, pubblicate tutti i documenti passati e aprite alla totale trasparenza. Invece, viene citato un avvocato che ha richiesto alle autorità legislative di riconoscere le "sensibilità religiose" e nessuna critica è stata offerta dall'ufficio del Procuratore Distrettuale per aver concesso ai rabbini Ortodossi di risolvere questi casi "internamente". Data la tremenda esperienza vissuta dalla Chiesa Cattolica, mi trovo in una situazione difficile per poter criticare i miei vicini Ebrei Ortodossi e non ho intenzione di farlo... Ma posso criticare questo tipo di "indignazione selettiva".
sabato 27 marzo 2010
SANTITA', MAI COME OGGI C'E' BISOGNO DI FERMEZZA!
Certamente, un’occasione unica per chi non aspettava altro che poter sparare nel mucchio... E quale occasione migliore dell’aver finalmente “scoperto” il sommerso mondo dell’immoralità dei chierici?
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Noi sappiamo, Santità, e conosciamo quella schiera silenziosa di sacerdoti, religiosi, religiose, che ogni giorno per le strade del mondo, o nel silenzio dei monasteri, offrono la loro vita per Cristo e per il bene delle anime. Ma il mondo non li conosce, e non li accoglie, perchè non riesce a soggiogarli al suo potere e alle sue lusinghe, li odia: “...se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi...ma abbiate fede, Io ho vinto il mondo...”. E per questo, tutto ciò che sta accadendo in questi giorni, in fondo non ci stupisce, anche se ci addolora, e per tanti aspetti, “il cor s’impaura”.
Basta tenere i piedi per terra, e non farsi travolgere dalla melma di ipocriti giudizi, per rendersi conto di quanta falsità, di quanto odio, e di quanta sete di distruzione si annida nel tumulto “giustizialista” di questi giorni.
Certo, con dolore, Santità, guardiamo il rumoroso dilagare e il viscido strisciare del male e della menzogna, della calunnia e anche dell'indifferente ignavia di coloro che più dovrebbero stringersi a Pietro per non lasciarlo solo in mezzo ai lupi, ma sappiamo anche riconoscere il Bene e la Verità, che fa molto meno rumore, e nel contempo è presente, opera, dà i suoi frutti e alla fine trionferà.
Ma è giunta l’ora, Padre santo, di guardare in faccia il male con lo stesso coraggio con cui la Santità Vostra ha deciso di affermare che non solo i responsabili degli abominevoli crimini ai danni dell'infanzia vanno consegnati alla giustizia civile perché criminali oltre che peccatori, ma anche che i Vescovi omertosi devono collaborare con le autorità civili nell'affrontare i tremendi autori dei suddetti crimini. Anche se fa paura, e appare invincibile e inattaccabile, è giunta l'ora di iniziare a sferrare una vera e propria battaglia per estirparne le radici e fare in modo che il male, come un veleno, non si diffonda dappertutto! Certo, ce lo ha ricordato lei Santità, pochi giorni fà: tanta indulgenza verso il peccatore, ma nessuna per il peccato e le sue strutture.
Queste domande accorano i fedeli e noi sacerdoti incapaci di trovare ragionevoli e cristiane risposte! Ma Voi conoscete bene, Santità, la vastità della sporcizia che è dentro la Chiesa e Voi sapete bene quanta devastazione in questi ultimi sessant’anni ha causato quest’esasperato progressismo non solo nella morale, ma anche nell’ortodossia della fede.
Mentre buona parte della Chiesa si nutriva di un certo “buonismo”o “spirito di comprensione”, si trastullava nel “dialogo” o negli “equilibri da rispettare”, si schermiva dietro la “discrezionalità diplomatica” o gli “scandali da evitare”, la piaga si è aggravata sempre di più, diffondendosi e devastando senza sosta!
Il popolo assiste oggi attonito e confuso, e chiede, più di ogni altra cosa, a noi i pastori, e ancor più a Vescovi e Cardinali e a Voi, Santità, Pastore grande delle pecore - che mai come in questo momento siamo chiamati a custodire e proteggere - FERMEZZA!
Quella sana fermezza della Chiesa - ritenuta come un male di altri tempi da certi teologi e intellettuali - che non cedeva a compromessi, nè verso l’immoralità, nè verso gli attentati alla sana dottrina; quella santa fermezza, Santità, invocata da santi e sapienti cristiani, e che tante volte nella storia ha salvato la barca di Pietro da terribili derive e catastrofici naufragi.
Si la fermezza, Padre Santo.
Un argine, che se non altro, permetteva di controllare al massimo certi fenomeni e che sicuramente non assicurava vita facile e lunga a persone e idee, ad intra o ad extra, miranti a trascinare la Sposa di Cristo nel fango, disseminando confusione e odio.
Dov’è finita, Santità, la sapienza e la prudenza dei pastori?
Dov’è finita la fermezza, la prudenza e il sano discernimento nei Seminari- tanto in questioni “de fide” quanto “de moribus” – che portava agli Ordini Sacri candidati di solida formazione e di retta spiritualità. Certo, il male e la fragilità umana è stata, è, e sarà una realtà con cui bisognerà sempre fare i conti, ma non prima di aver certezza davanti a Dio, si dovrebbero poter proclamare quelle solenni e gravi parole contenute nel Rituale per le Ordinazioni agli Ordini sacri: «Quantum humana fragilitas nosse sinit, et scio et testificor illos dignos esse» («Per quanto l’umana fragilità permette di sapere, so e testimonio che sono degni»).
Una certa carità ci ha spinti a doverci mettere in ascolto del mondo, ad aprici ad esso, dimenticando che noi non gli apparteniamo, e che la nostra Patria è nei cieli; confondendo così la terra con il cielo e il cielo con la terra, ci siamo persi in esso, e non ci riconosciamo più.
Abbiamo preteso di poter fare a meno della sapienza della Chiesa, dei suoi Santi, della sua spiritualità, dei suoi insegnamenti, della sua Tradizione; li abbiamo ritenuti superati: il mondo non ci capiva più, ci ripetevamo preoccupati.
Così nei Seminari, nei Conventi, e negli stessi Monasteri si è cominciato a rinunciare alla disciplina, e si è iniziato a sostituire lo spirito di penitenza e di mortificazione con uno spirito gaio e festaiolo, nel nome di una presunta gioia della fede.
Il clero, sia secolare che regolare, ha iniziato a trasformarsi in una sorta di categoria sindacale senza volto e senza identità, tutta protesa verso un umanitarismo sociale e filantropico; e ci faceva piacere, Santità, perchè il mondo ci applaudiva.
“A che serve pregare?” - ci dicevano – “…bisogna operare, fare, costruire, combattere. La vita interiore? …Un inutile spiritualismo... La pratica della penitenza?...Cose medievali, d’altri tempi...!”.
Era sorta una nuova primavera, quella dei nuovi tempi inaugurata dall’era conciliare, e per queste cose non c’era più spazio; finalmente, più liberi e più moderni!
E ....il risultato? È sotto gli occhi di tutti!
La disciplina, la regola, il rigore, erano armi indispensabili per il raccoglimento interiore e per irrobustire la vita di fede, - e Lei, Santità, e i suoi Predecessori lo sapete bene -, lo spirito di mortificazione era un’esigenza per chi aveva deciso di rinunciare al mondo per seguire e consegnarsi totalmente a Cristo, umile, casto e povero.
Ma si è voluto semplicemente “cambiare pagina”, e senza queste armi il vizio ha spalancato le porte alla menzogna in ogni sua forma.
In Seminario - lo ricordo ancora con tristezza - se si tentava di vivere con una certa serietà gli studi e la formazione al Sacerdozio (che di fatto è inesistente e, in un certo senso, bisognava cercarsela) nella fedeltà al magistero e al Santo Padre, richiedendo un certo rigore e rimproverando un certo lassismo formativo e dottrinale, si veniva subito classificati come squilibrati, derisi dai Superiori e, molti, venivano allontanati e costretti ad abbandonare la vocazione. Per costoro i provvedimenti dell’Autorità non tardavano a giungere, implacabili!
Ma la cosa che ricordo ancora con più dolore e tristezza, Santità, è che per quanti nei corridoi del Seminario si rincorrevano gai, chiamandosi con nomignoli femminili e atteggiandosi con fare altrettanto ambiguo, viceversa, tutto era perdonato, compreso, non considerato come un problema, nonostante le chiare indicazioni della Chiesa in merito.
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Allora, prima di rivolgersi ad extra, è ora, Padre Santo, di fare un’operazione ad intra e ripulire Atenei Pontifici, Seminari, Conventi, Curie e Sacri Palazzi da quella congerie di immondi personaggi che fanno scempio della dottrina e della morale cattolica, e che abusano delle loro cattedre o della loro funzione per demolire la Chiesa, assecondare i propri vizi o ricercare l’approvazione del secolo.
Perdonatemi, Padre Santo, se oso ricordare alla Santità vostra - in realtà intendo ricordarlo anche tutti quei Vescovi che sembrano ignorare le Vostre parole, i Vostri insegnamenti, le Vostre esortazioni, con cinica quanto poco cristiana indifferenza e ignavia - quanto già in tempi non meno confusi per la Chiesa, S. Caterina da Siena ripeteva ai vostri Predecessori: “...Pare, santissimo Padre, che questa Verità eterna voglia fare di voi un altro Lui; e si perché siete suo vicario di Cristo in terra, e si perché nell’amaritudine e nel sostenere vuole che riformiate la dolce Sposa sua e vostra, che tanto tempo è stata impallidita (…). Ora è venuto il tempo che Egli vuole che per voi, suo strumento, sostenendo le molte pene e persecuzioni, la Sposa sia tutta rinnovata. Di questa pena e tribolazione ella nascerà come fanciulla purissima…" (Lett.n. 346).
Si, Santità, come allora ancor più oggi, c’è bisogno di un rinnovamento soprattutto interiore, e su questo non si può più indugiare, e certo: “... Voi non potete di primo colpo levare i difetti delle creature, ma potete lavare il ventre della santa Chiesa, cioè procurare a quelli che vi sono presso e intorno a voi, spazzarlo dal fracidume, e ponervi quelli che attendono all’onore di Dio e vostro, e bene della santa Chiesa; coloro che non si lascino contaminare dalle lusinghe o dai denari. Se reformate questo ventre della sposa vostra, tutto il corpo agevolmente si riformerà; e così sarà onore a Dio, utilità a voi, santità delle membra e si spegnerà l’eresia.." (Lett. 364).
Verrà la persecuzione, ovviamente, anzi è già iniziata!
Ma senza salire al Calvario, Padre Santo, questa massa di Prelati e non, accecati dal mondo e dalle sue pompe, “...posti a nutrirsi al petto della Santa Chiesa...”, non potrà mai ambire ad esser parte del Corpo mistico di Cristo; se non saprà affrontare anch’essa la Croce, non meriterà di seguire Cristo nella gloria.
La Chiesa, Padre Santo, ha qualcosa di infinitamente più grande dei suoi limiti da offrire al mondo e che abbraccia le stesse vittime di tanta barbarie: l’abbraccio di Cristo e la sua promessa: “non praevalebunt”. Senza di questo non avremmo più scampo, e allora sì che il male prevarrebbe, e noi saremmo veramente perduti. Ci sentiamo un pò, come in quella notte, quando la tempesta imperversava su quel lago, e la povera barca sembrava sprofondare...e Lui a poppa dormiva....: “Maestro svegliati, non t’importa che periamo?...”, e Lui sgridò la tempesta: “...Taci, calmati...” e a quegli uomini, umanamente impauriti, con una tenerezza infinita disse: “...Perchè siete così paurosi? Non avete ancora fede?...”.
É il suo metodo, ci mette alla prova, tutti, perchè ci abbandoniamo a Lui con coraggio; perchè comprendiamo che senza di Lui non possiamo far nulla e tutto sarebbe irrimediabilmente perso; ma, soprattutto, vuol dirci di non temere perchè c’è Lui, nella Chiesa c’è Lui, e voi Padre Santo, di questo siete il segno grande e luminoso.
Che Dio abbia misericordia di me, Padre Santo, se qualche germe di orgoglio dovesse nascondersi anche solo dietro una di queste mie povere parole.
L’ultimo dei vostri figli, mentre conferma alla santità Vostra il suo filiale rispetto e incondizionata obbedienza, chiede indegnamente la sua Apostolica Benedizione.
venerdì 26 marzo 2010
AVANTI UN ALTRO: ECCO A VOI "PADRE" THOMAS DOYLE
giovedì 25 marzo 2010
ECCO DOVE VOGLIONO ARRIVARE...
ΤΗ ΥΠΕΡΜΑΧΩ ΣΤΡΑΤΗΓΩ - ALLA CONDOTTIERA VITTORIOSA
Τη Υπερμάχω στρατηγώ τα νικητήρια , ως λυτρωθεία των δεινών ευχαριστήρια
αναγράφω Σοι η Πόλις Σου , Θεοτόκε . Αλλ’ ως έχουσα το κράτος απροσμάχητον ,
εκ παντοίων με κινδύνων ελευθέρωσον , ίνα κράζω Σοι , Χαίρε , Νύμφη , Ανύμφευτε .
“Alla Condottiera Vincitrice di ogni battaglia la mia vittoria, perché io, la Tua Città, scampai ai pericoli a te ascrivo i miei ringraziamenti o Deipara. Ma tu che hai potenza invincibile, da ogni pericolo liberami, perché possa acclamarTi: Ave o Sposa Immacolata"
Oggi è il giorno dell'Annunciazione: che la Vergine possa difendere la Chiesa e i fedeli dagli scandali degli uomini, dalla rabbia dei nemici di Cristo, dall'ignavia dei Suoi innamorati. Oggi ricorre anche la festa nazionale greca, in ricordo di quel 25 Marzo 1821, quando il monaco Germanòs issò la bandiera della libertà dai Turchi: la nazione canta l'inno alla Vergine con devozione. Uniamoci ai nostri fratelli perché la Madre Celeste possa sempre difenderci dai pericoli.
martedì 23 marzo 2010
UN'ALTRA PERLA DI PADRE KLAUS MERTES...

Da una intervista del Tagesspiel di Padre Klaus Mertes del 03.02.2010:
"Si sente sostenuto dalla Chiesa nel suo lavoro di chiarificazione?
Padre Mertes: Dalla Curia Arcivescovile di Berlino sì. Ma dalla Chiesa cattolica nel suo insieme? Mi auguro che si possa parlare senza paura di tutto. Anche della propria sessualità. Mi auguro che la Chiesa si sia riconciliata con la modernità e la libertà. Che sia aperta a ciò che Dio vuole per la Chiesa di oggi. Che sia aperta alla rivalutazione teologica dell'omosessualità o all'ordinazione delle donne. Ma ci si dovrebbe impegnare sul presente e non reagire a tutto ciò con la difesa."
lunedì 22 marzo 2010
"SONO ARRABBIATO, DIO!" SI' CE L'HO COI PROGRESSISTI E CON I LORO FIANCHEGGIATORI...

CHI E' KLAUS MERTES?
Conoscete quest'uomo? No? Allora ve lo faccio conoscere. Si tratta di Padre Klaus Mertes, preside del Collegio Canisius di Berlino. Grazie a lui ha avuto inizio la diffusione mediatica dello scandalo pedofilia tedesco. Sì, è stato lui a rendere nota a gennaio l'esistenza di casi di abusi sessuali compiuti da sacerdoti nel Collegio di cui è preside. Ma abusi non dei nostri giorni, bensì di 30-40 anni fa. Ciò non ne cambia la gravità... eppure per come la storia si è andata evolvendo in questi giorni non posso fare a meno di pensare che tutta la vicenda sia stata programmata a tavolino.
Preghiera comunitaria nella chiesa della Pace (padre Mertes ha la casula bianca)
Aula
Criptadomenica 21 marzo 2010
SE CI SI DIMENTICA DEL TALMUD...

venerdì 19 marzo 2010
SAPPIANO CHE NON CI RIUSCIRANNO!
giovedì 18 marzo 2010
GRECIA 2005 - GERMANIA 2010: LA STORIA SI RIPETE?

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E' un fatto che sono esistiti, esistono ed esisteranno sempre nello scafo della Chiesa anche elementi indegni dell'onore che gli è stato concesso dal suo nocchiero. O per dirla meglio esistono ovunque anche pochi buoni, diamanti autentici, gioielli veri della Chiesa, che brillano e illuminano con la loro vita il mondo intero. Di costoro non si parla perché coloro che sono sporchi si occupano delle sporcizie, e le vanno a rimestare solo per provocare danni e mai per qualche vantaggio.
Avendo vissuto per parecchi anni sul Monte Athos e avendo imparato molte cose vicino al santo anziano Padre Paisios - sebbene indegno di una tale benedizione - ho visto un altro comportamento e ho imparato un altro modo di fare, quello giusto, quello dei padri, per combattere i problemi della Chiesa. Leggendo sia la vita che gli scritti di San Giovanni Crisostomo mi sono molto meravigliato della somiglianza che egli aveva con il Padre Paisios, mentre, al contrario, ho sempre notato una enorme differenza rispetto all'atteggiamento odierno di molti che scrivono e parlano come se fossero stati indicati da Dio in persona come giudici e maestri dell'ecumene con il prestigio del sinodo ecumenico. E naturalmente in questo caso non intendo i giornalisti che sono quel che sono...
Ma i nostri? Perché scrivono in questo modo? Uno spirito diverso non solo da quello del Padre, ma anche da tutti i santi Padri a lui contemporanei e da tutti i Padri della Chiesa i quali anche nei riguardi degli eretici continuavano a parlare con rispetto indipendentemente dalle loro differenze di opinione (lo spazio non ci permette di riferir qui degli esempi).
Ognuno ormai è testimone di un linguaggio così insolente da scadere nella volgarità che non solo è indegno di Cristiani ma pure di uomini seri.
In ogni caso gli errori non li si corregge in base ai suggerimenti dei nemici della Chiesa, ma come hanno sempre fatto i Santi della nostra Chiesa.
"Bisogna che Dio cominci a darci i suoi schiaffi e che cominci per primo da me".
Questi invece che fanno? Pensano di essere loro puri e così colpiscono. Per questo, dico, vedo una grande differenza, un altro spirito.
Un altro chierico accusa l'Arcivescovo apertamente di ingenuità e malizia e lo indica quale unico responsabile di tutti i mali e aggiunge "è caduta la torre di carta" etc. Mi vergogno di continuare! Non leggono le storie del Padre (o scrivono soltanto?), le sue affermazioni sul metodo con cui dobbiamo far fronte a simili problemi. E tutti quasi, piccoli e grandi ,"puri e impuri", laici e non, ortodossi e non ortodossi, gente di ogni genere colpisce senza pietà, senza rispetto, con insolenza, ironia, empatia, e non poche volte, sempre fraintendendo i discorsi dell'Arcivescovo.
Alcuni sono anche giunti (non li nominerò) a definire blasfemamente le preoccupazioni per la pace della Chiesa "anti evangeliche".
Mentre scrivo queste righe seguo anche i discorsi dell'Arcivescovo, che sbugiardano tutti coloro che ci incolpano di tutto ciò di cui ho scritto sopra, e le mie parole sgorgano dalla mia coscienza e solo i miei fratelli più stretti mi hanno spinto a pubblicarle. Quanti, chiaramente, si danno da fare per lanciare accuse, che le lancino pure contro di me, se gli sembra bello. Questa nostra vocazione è il martirio della nostra coscienza.
Fonte: Periodico “Εκ βαθέων” del Monastero di San Giorgio di Ghiannitsa. Numero 8, Maggio 2005
IL MOTU PROPRIO SCOMPARE DAL SITO DEL VATICANO? ECCO A CHI RIVOLGERSI!

martedì 16 marzo 2010
L'ERA DEL TERZO TEMPIO E' COMINCIATA?

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