
venerdì 30 aprile 2010
ANTEPRIMA DE "IL MISTERO DELLA CHIESA DI SAN PIO" SU PANORAMA!

mercoledì 28 aprile 2010
UN PENSIERO ALLA GRECIA: THEODORAKIS PREVEDE GRAVI SCIAGURE

Ed è strano che nessuno fino ad ora si sia occupato della cosa più semplice, ossia del nostro percorso attraverso numeri e dati da allora sino ad oggi, sì da comprendere anche noi ignoranti le reali ragioni di questo sviluppo improvviso e vertiginoso, che ha come risultato la distruzione della nostra autodeterminazione nazionale e al contempo l'umiliazione internazionale.
Sebbene sia stato e rimanga un sostenitore dell'amicizia fra Greci e Turchi, in questo momento devo dire che mi spaventa questa improvvisa stretta nelle relazioni governative, le relazioni fra ministri ed altri protagonisti dello scenario politico, le visite a Cipro e l'arrivo di Erdogan. Sospetto che dietro tutto ciò si celi la politica statunitense con tutti i suoi sospetti progetti che riguardano la nostra posizione geografica, l'esistenza di giacimenti petroliferi sottomarini, la situazione di Cipro, l'Egeo, i nostri vicini del nord e la posizione tracotante della Turchia, che hanno l'unico impedimento nella sospettosità e nell'opposizione del popolo greco.
Tutti intorno a noi, chi più chi meno, sono legati al carro degli Stati Uniti. L'unica dissonanza siamo noi, che a partire dal regime dei Colonnelli e dalla perdita del 40% di Cipro per arrivare agli abbracci con gli abitanti di Skopia e gli ipernazionalisti albanesi, abbiamo continuamente subito colpi su colpi senza mettere giudizio.
Ad ogni modo volevo preparare l'opinione pubblica e sottolineare che se la mia analisi è corretta, allora la crisi economica (che come ho detto ci è stata imposta) non è altro che il primo calice amaro del banchetto luculliano che seguirà e che questa volta riguarderà i nostri temi nazionali più vitali e critici, e non voglio nemmeno immaginare fino a che punto ci porteranno.
martedì 27 aprile 2010
CONFRONTO LITURGICO: DALLE STELLE DI MOSCA ALLE... STALLE DI LOS ANGELES...
lunedì 26 aprile 2010
IL SUNDAY TELEGRAPH E L'AGENDA DEL NWO PER IL PAPA?

giovedì 22 aprile 2010
FRA POCHI GIORNI IN LIBRERIA!
martedì 20 aprile 2010
MA RAVASI E' GIA' CARDINALE?

di Francesco Colafemmina

Sebbene la didascalia parli di una "dedica a S.E. Mons. Gianfranco Ravasi", la riproduzione del disegno mostra la dedica di Calatrava a "Sua eminenza il cardinale Ravasi".
lunedì 19 aprile 2010
SPIRITUALITA' FRANCESCANA A SAN GIOVANNI ROTONDO...

di Francesco Colafemmina
venerdì 16 aprile 2010
martedì 13 aprile 2010
ARCHITETTURA SOCIALE DELLE CHIESE POSTCONCILIARI: SANTA MARIA ASSUNTA - UDINE
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Commentando questa realizzazione, non voglio fare alcuna polemica ma mostrare come anche questo tipo di edifici abbiano una loro logica e non siano ideati da una semplice originalità o arbitrio personali.
Descrizione
Alla chiesa si accede attraverso un cortiletto interno, una specie di impluvium romano che sembra suggerire un legame tra l’edificio religioso e la domus romana antica. Questo legame storico suggerisce subito l’idea di una casa, non quella di un tempio.
Gli ingressi alla chiesa sono disposti in modo tale che chi vi entra per la prima volta non sa dove posare lo sguardo e ha una sensazione di disorientamento. La mancanza di un centro è espressamente voluta. Il disorientamento architettonico deve infondere un disorientamento esistenziale: chi vi entra deve spogliarsi delle sue sicurezze “preconfezionate” e sintonizzarsi su un certo relativismo religioso. Siamo, evidentemente, nell’ideologia religiosa che dominava buona parte del Cattolicesimo degli anni ’70 e ’80.
D’altra parte questo relativismo spiega anche l’uso dell’edificio. Alla base del progetto non esiste l’idea di un uso unicamente religioso ma polifunzionale: “L’aula può essere usata per riunioni, conferenze, eventi vari e, perché no?, anche per una messa”, veniva spiegato a suo tempo, a chi visitava la chiesa.
In quest’edificio si può ravvisare un elemento ampiamente condivisibile: il religioso non deve rimanere qualcosa di astratto ma riferirsi ad eventi concreti della storia. Quest’intuizione è di suo positiva ma purtroppo, nel caso concreto, flette velocemente verso una concezione marcatamente sociale e ideologica. Lo capiamo dai tableaux disposti lungo la chiesa: i temi specificamente religiosi (la natività, l’ultima cena, la crocefissione) sono accostati a immagini di una favelas latino-americana, alla presenza di Paolo VI all’ONU, all’invasione dei carri armati dell’Armata rossa in Ungheria, ad un’oasi nel deserto e ad una sala operatoria. Si può legittimamente sospettare che il teologico sbocchi nell’antropologico. Questi temi, d’altronde, fanno in modo che l’edificio religioso sia datato già poco dopo la sua realizzazione: oggi l’invasione dei carri armati dell’Armata rossa in Ungheria è un evento che non dice assolutamente nulla alle ultime generazioni.
Il disorientamento e il logico relativismo al quale il visitatore è chiamato entrando in quest’aula, è rimarcato, d’altronde, anche dalla mancanza di un’area “sacra” o di un presbiterio. A scanso di equivoci faccio una precisazione. Dovrebbe essere ovvio che gli edifici ecclesiastici sono fatti per l’educazione religiosa dell’uomo e il termine “sacro” e “profano” si spiegano bene solo in riferimento ad un atteggiamento interiore dell’uomo stesso. Per questo, l’edificio ecclesiastico dovrebbe essere, di suo, un’educazione permanente alla pietà e alla verità su Dio e sull’uomo, come indica magistralmente un’opera di san Massimo il Confessore: la Mistagogia. Il santuario, o presbiterio che dir si voglia, è un luogo simbolico per indicare l’intangibilità e la reale presenza di Dio e, allo stesso tempo, il cuore dell’uomo, sede in cui si rivela la misteriosa presenza divina. L’edificio ecclesiastico tradizionale dispone i suoi elementi in modo armonioso fino a condurre a questo culmine altamente significativo: il santuario. Non è un caso che anche nella tradizione latina antica, quella pre-tridentina, il santuario fosse velato e nascosto agli sguardi: solo Dio legge nel santuario del cuore umano e solo un cuore purificato può entrare nel santuario di Dio. In questa simbolica liturgica c’è un profondo ed equilibrato concetto di Dio e dell’uomo. Solo dal Rinascimento in poi, in una temperie culturale sempre più lontana dalle antiche tradizioni cristiane, il presbiterio occidentale venne spogliato dai suoi veli in modo che anche uno sguardo profano potesse, dalla navata, correre ovunque indisturbato. Ciononostante, il santuario sopravvisse e, con esso, la possibilità di mostrare gli antichi significati.
Conlcusione
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lunedì 12 aprile 2010
FERRANDINA: UN LUMINOSO ESEMPIO DI BELLEZZA

di Francesco Colafemmina
domenica 11 aprile 2010
ALTRO CHE JABBA! LA CHIESA DELL'AQUILA E' UN CUSCINO LUMINOSO!

giovedì 8 aprile 2010
MA E' UNA PROVOCAZIONE? A L'AQUILA VA IN SCENA LA CHIESA LUMACA!

di Francesco Colafemmina
LA TRASLAZIONE DI SAN PIO FRA IPOCRISIE E MISERIE UMANE

di Francesco Colafemmina
mercoledì 7 aprile 2010
LA STRATEGIA CHE HA CONDOTTO ALLA TRASLAZIONE DI SAN PIO

































