lunedì 31 maggio 2010

IESU' RISGUARDA ROMA CUM PERFETTO AMORE...


di Francesco Colafemmina

In questi giorni mi sto domandando incessantemente quale sia la strada verso la quale si incammina la Chiesa Cattolica... Una riflessione che nasce dallo sgomento dinanzi allo squallore che pian piano emerge e che riguarda la condizione di profonda corruzione delle gerarchie. Chiedo conforto ai Padri della Chiesa, vado compulsando manualetti del settecento, cerco e ricerco fra San Tommaso e San Domenico, ma non trovo risposte esaurienti. E' o non è un mistero profondo l'iniquità che ci circonda? Come è potuto accadere che la Chiesa Cattolica si trasformasse in un circolo di affari, potere, arroganza, depravazione e tradimento?
E' già accaduto, per carità. Ma non è il ricorso storico a sminuire l'entità degli scandali. Si parla ormai da mesi della sola questione pedofila. Eppure non è che la punta di un iceberg. Il vero problema è il denaro, il potere, il carrierismo. Questi elementi sono spesso accompagnati dal corteggio delle perversioni sessuali. Può, dunque, la Chiesa essere tenuta in ostaggio da un manipolo di lanzichenecchi travestiti da preti, vescovi e compagnia cantando? Perché sebbene sia scontato che ovunque il bene e il male finiscono per convivere, è innegabile che la preponderanza del male, specie quello che viene mediaticamente enfatizzato, finisce per ricadere in maniera del tutto uniforme sull'intero tessuto ecclesiale. E quanto più in alto sono gli artefici del male, tanto più diffusa è la sua ricaduta sui piccoli.
Se, ad esempio, i fedeli sospendessero una volta per tutte il pagamento dell'8 per mille alla CEI. Se, indignati per l'uso del tutto inadeguato dei loro denari che alimentano una struttura di potere che nulla ha a che vedere con la Chiesa di Cristo, i fedeli smettessero di dar soldi alla Chiesa, chi ne risentirebbe? I vari prelati e Monsignori che vivono nei superattici romani? I ricconi in talare che viaggiano su Audi e Mercedes? Gli occulti manipolatori di denaro, proprietà immobiliari e titoli azionari? No di certo! Alla fine sarebbero colpiti i tanti bravi sacerdoti che spendono le loro esistenze per aiutare il prossimo e lo fanno arrangiandosi, senza avere un vero aiuto dall'alto che non sia mero denaro, quasi che la sua sola erogazione basti a soddisfare le esigenze spirituali dei fedeli. Figuriamoci quando anche il denaro si esaurisce!
Mentre tanti uomini corrotti e perversi travestiti da preti, Vescovi e Cardinali continuano a vivere nella loro depravazione e nessuno riesce a scollarli dalle loro comode poltrone, c'è una Chiesa che soffre, che è tormentata dal dolore, dalla paura, dallo sgomento. E non fa che affidarsi a Cristo e al Papa, consapevole che la speranza non sostituisce il dolore, ma lo allevia soltanto. Questa Chiesa è fatta di tanti laici e pochi ecclesiastici. Tra questi ultimi c'è sicuramente il Santo Padre, mai come ora autentico colosso in mezzo a una platea di nani (...e ballerine)!

Dei tanti laici sono ancora pochi coloro che riescono a rendersi conto del tradimento di una parte del clero. Non riescono ad accettarlo e talvolta si comportano come quelle mogli che non riescono ad accettare il tradimento dei mariti. Finiscono per trovare le scuse più assurde pur di giustificare il consorte. Solo dopo prove evidenti si convincono di aver vissuto con traditori della peggior specie. E lì si innesca la rabbia, l'indignazione. Solo raramente il perdono, il più delle volte l'indifferenza. Ecco: finirà così? Mi auguro di no. Perché la fede che è oggi minacciata è quella dei piccoli, dei fedeli puri di cuore, della gente semplice, dei lavoratori umili che amano davvero la Chiesa e il Signore. Non la fede dei potenti, quella fatta di appartamenti in Via della Conciliazione o di case da qualche milioncino di euro. Quella non è fede. Quella è maledetta ipocrisia!

Ad ogni modo, non voglio farla più lunga del dovuto. Perciò lascio alla vostra meditazione questa preghiera di Fra Girolamo Savonarola. Un grande uomo che la Chiesa bruciò in piazza della Signoria, soltanto perché accusava le gerarchie di allora usando questi toni: "noi conduciamo li uomini alla simplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto alle soddomie e alle spurcizie e fattoli diventare come meretrici." Un profeta, vero?


Iesù, dolce conforto e sommo bene
D’ogni affanno core,
Risguarda Roma cum perfetto amore.
De! mira cum pietade in che procella
Si trova la tua Sposa,
E quanto sangue, oimè! tra nui s’aspetta,
Se la tua man pietosa,
Che di perdonar sempre se diletta,
Non la riduce a quella
Pace, che fu quand’era poverella.
Risguarda la bontà che già ti mosse
A prender carne umana,
E per noi farti come un verme in terra:
Socurri a la Romana
Tua santa Chiesa, che ‘l demonio atterra,
Rompendo i nervi e l’osse,
Se non ripari a le sue gran percosse.
Dove è, Signor, l’antica tua pietade,
E ‘l sangue in terra sparso,
E la memoria eterna del tuo Figlio?
Or par estinto et arso
Ogni buon spirto et ogni buon consiglio:
Non vedo altro che spade.
Iesù, perdona a nostre iniquitade.
Apri, Signor, or mai il tuo costato,
E lassa penetrare
Di toi devoti servi l’orazione:
Iesù, non ti adirare;
Occurri presto a tanta destruzione:
Rinova il nostro stato,
Poi che è da nui il gran Pastor sotrato.
Tu nostro Redentor e nostro Padre,
Tu sei refugio nostro,
Nostra fortezza e nostro firmamento,
In questo fragel chiostro,
Dove è ben cieco chi non fa lamento
Di queste armate squadre
Contra la nostra sacrosanta Madre.
Se questa volta la tua forte mano
Per lei non prende l’arme,
Essendo spento ogni perfetto lume,
Senza alcun dubio parme
Che ogni tuo culto et ogni tuo bel costume
Si perda a nostro danno,
O che rimanga Roma in grande affanno.
Converti, Signore mio, queste terrene
Anime nostre al regno
Dove fia pace a la tua santa Sposa:
Per quel pietoso legno
Che in terra e in ciel l’ha fatta gloriosa,
A te pietà convene:
Pupilli siamo, e tu sei nostra speme.
Iesù, dolce conforto e sommo bene
D’ogni affannato core,
Risguarda Roma cum perfetto amore.


venerdì 28 maggio 2010

MINISTRI DELLA PAROLA E ARTE ORATORIA: UNA TRADIZIONE DA RISCOPRIRE


di don Matteo Malgioglio

A poche settimane dalla chiusura dell’Anno Sacerdotale, quando è ormai tempo di bilanci, vorremmo riflettere, ancora una volta, sul posto che occupa nella vita del presbitero il ministero della Parola, e con quali strumenti essa possa essere annunciata più efficacemente agli uomini del nostro tempo.

Nella celebrazione di quest’Anno Sacerdotale, indetto da Papa Benedetto XVI per «promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi», è stato dato ampio risalto alla centralità dell’Eucaristia e del sacramento della riconciliazione nel ministero dei sacerdoti, e molto si è detto anche sul valore della castità vissuta nel celibato. Ci chiediamo tuttavia se, in rapporto alla riflessione su queste importanti dimensioni della vita dei presbiteri, sia stata dedicata la stessa attenzione anche al ministero dell’annuncio del Vangelo, che il decreto Presbyterorum Ordinis chiama il “primo dovere” di ogni sacerdote.

Il ministero della Parola esercitato dalla Chiesa – ci dice il Direttorio Generale per la Catechesi – può assumere funzioni e forme diverse, come la chiamata alla fede o primo annuncio, la catechesi battesimale, la catechesi permanente, la stessa teologia, e la celebrazione liturgica, nella quale un ruolo eminente riveste l’omelia. Ed è infatti su questa speciale forma di annuncio della Parola – propria del ministro ordinato – che focalizziamo adesso l’attenzione.

Poiché l’annuncio della Parola non è soltanto una comunicazione di verità, di dottrine e di precetti etici, come sottolinea l’instrumentum laboris del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, ma una esperienza della potenza e della grazia di Dio, in cui si realizza una personale e comunitaria celebrazione dell’alleanza con Dio, il luogo privilegiato per l’esercizio del ministero della Parola è senza dubbio l’Eucaristia.

Non bisogna dimenticare, infatti, che ancora oggi l’Eucaristia domenicale, «mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo» (Dei Verbum, 21), è per la maggior parte dei cristiani l’unico momento di incontro sacramentale col Signore. Pertanto, ogni sacerdote dovrebbe impegnarsi con cura affinché questa preziosa – e spesso unica – occasione di annuncio non vada sprecata (si pensi soltanto alla celebrazione di matrimoni, funerali, ecc., in cui è possibile rivolgersi anche a uomini normalmente estranei alla vita di fede).

Tuttavia – come ben sappiamo – l’attività della predicazione omiletica svolta dai sacerdoti spesso non produce i risultati sperati, e non di rado lascia anche una profonda insoddisfazione tra i fedeli. A tal proposito, lo stesso Papa Benedetto XVI ha richiamato, nella Sacramentum Caritatis, alla necessità di migliorare la “qualità” di questo importante momento della celebrazione liturgica, che ha il compito di favorire una più piena comprensione della Parola di Dio, e di renderla più efficace nella vita dei fedeli.

Quali strategie comunicative e quali strumenti, dunque, usare oggi, affinché la predicazione possa essere, per l’azione dello Spirito, un’efficace e fruttuosa occasione d’incontro salvifico col Dio rivelato in Gesù Cristo?

In ambito ecclesiale, in questi ultimi anni, si sta sviluppando – anche mediante eventi e giornate dedicate – una speciale attenzione all’enorme contributo che le scienze della comunicazione possono offrire all’azione pastorale. A questa nuova attenzione verso i mezzi e le strategie della comunicazione si aggiunge, inoltre, la ripresa di un interesse verso le scienze del linguaggio e la loro applicazione nei processi comunicativi. Pertanto, grazie a tutti questi impulsi, da più parti si torna a parlare dell’uso dell’“arte del comunicare”, conosciuta sin dall’antichità come oratoria o rhetorica, anche nell’ufficio sacerdotale della predicazione.

Coltivata dagli autori biblici e dai predicatori di ogni tempo, anche ai nostri giorni questa disciplina del linguaggio potrebbe contribuire non poco all’efficacia dell’evento comunicativo in atto nell’annuncio. Quando, infatti, la Parola viene annunciata con sobrietà di forme, ordine e chiarezza di contenuti, probabilmente può attirare con più facilità l’attenzione del destinatario, soprattutto se chi parla possiede uno stile gradevole, amabile e gioioso di porsi agli altri, atteggiamenti che, del resto, in un prete non dovrebbero mai mancare.

L’esercizio del ministero della Parola, inoltre, sarà tanto più fruttuoso quanto più nutrito di Sacra Scrittura. Pertanto, al sacerdote è richiesta una profonda conoscenza della Bibbia, che deve essere l’anima della predicazione liturgica e catechetica, sia dal punto di vista dei contenuti che della metodologia.

Oggi nell’esegesi biblica hanno assunto una particolare rilevanza i metodi letterari. Sviluppati nell’ambito delle scienze umane, i metodi dell’analisi retorica, narrativa, semiotica, pragmatica, ecc. favoriscono efficacemente una maggiore intelligenza della Parola, per la capacità di far risaltare l’aspetto “comunicativo” e “performativo” del testo sacro, quale appello rivolto al lettore o ascoltatore a lasciarsi coinvolgere in un nuovo orizzonte di valori, che è la vita di fede. Questi metodi, infatti, analizzano i modi di “comunicare” e di “significare” propri dei racconti biblici.

In risposta a queste esigenze, negli ultimi anni, dall’Episcopato è stato proposto di elaborare un Direttorio sull’omelia, istituire corsi di omiletica nei Seminari, e pensare a una formazione più mirata a migliorare le “competenze” del sacerdote in questo fondamentale ambito del ministero.

Speriamo, dunque, che queste e altre proposte possano trovare nuova considerazione, e forme concrete di applicazione, anche grazie allo straordinario impulso dell’Anno Sacerdotale.

Come ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI, in occasione del 40° anniversario del decreto conciliare Ad Gentes: «l’annuncio e la testimonianza del Vangelo sono il primo servizio che i cristiani possono rendere a ogni persona e all’intero genere umano, chiamati come sono a comunicare a tutti l’amore di Dio, che si è manifestato in pienezza nell’unico Redentore del mondo, Gesù Cristo». E se ciò è vero per ogni battezzato, deve esserlo ancor più per tutti i sacerdoti.

mercoledì 26 maggio 2010

LA CHIESA DEL SANTO VOLTO: ELOGIO DEL BRUTTO E DEL DEFORME!


di Francesco Colafemmina

Sono certo che molti di voi la scambieranno all'inizio per una moschea. In realtà è una chiesa! Si tratta della chiesa del Santo Volto a Roma, consacrata nel 2006 e realizzata da Piero Sartogo e Nathalie Grenon. Credo che le foto non meritino ulteriori commenti. Di seguito troverete però l'interessantissima Via Crucis di Mimmo Paladino. Ve lo ricordate, no? E' colui che ha realizzato i portali del Santuario di San Giovanni Rotondo e la copertina massonica della Nuova Bibbia Cei. Qui potete apprezzare uno specimen della sua idea di arte sacra. Altro che Madonne e Crocifissi d'annata, quelle brutte cosacce fatte con lo scopo di raffigurare la perfezione delle forme e i sentimenti umani nel loro drammatico mistero! Guardate qui che bellezza la deformità, che mistero nella banalità, che altezza nell'abisso dell'insignificante! Questa sì che è arte sacra!

Il presbiterio: notare il rosone a forma di... nautilus!

Il volto di Cristo nel confessionale, come nel film THX1138

Il tabernacolo


Via Crucis di Mimmo Paladino
Gesù è condannato a morte

Gesù è caricato della Croce

Gesù cade per la prima volta

Gesù incontra sua Madre

Il Cireneo porta la Croce di Gesù

La Veronica asciuga il volto di Gesù

Gesù cade per la seconda volta

Gesù incontra le pie donne

Gesù cade per la terza volta

Gesù è spogliato delle vesti

Gesù inchiodato sulla Croce
.
Gesù muore in Croce
.
Gesù deposto dalla Croce
.
Gesù al Sepolcro
.
Libera aggiunta di Paladino alla Via Crucis: Resurrezione

Avviso ai naviganti!


Cari lettori, mi scuso con quanti di voi mi hanno inviato mails negli ultimi dieci giorni. A causa di un problema sul mio pc non sono riuscito a salvarle e sono andate perse. Pertanto invito coloro cui non ho avuto il tempo di rispondere a rinviarmi le loro mails al solito indirizzo: fcolafemmina@safeweb.it

Un caro saluto a tutti!

Francesco

lunedì 24 maggio 2010

SUL PECCATO NELLA CHIESA


di Francesco Colafemmina

Ci si domanda da più parti se sia opportuno o meno parlare del peccato nella Chiesa. Se sia opportuno o meno indagarne le ragioni, esporne le manifestazioni. Ciò costituisce un detrimento, una minaccia per la Chiesa? E' in definitiva un male? Sarebbero preferibili il silenzio e la preghiera?

Per rispondere con i miei limiti a queste osservazioni, credo sia opportuno cominciare da un punto fondamentale: i peccati non sono "della Chiesa" ma, al massimo, attribuibili ad "uomini di Chiesa". Non si tratta, infatti, di peccati collettivi, ma di singoli peccati che possono accomunare alcuni membri della gerarchia ecclesiastica. Ciò facilita notevolmente l'approccio al problema. E' infatti innegabile che la Chiesa, come divina istituzione, sia Santa. Ma la Chiesa è composta anche da peccatori. Sbaglia, però, chi crede nella trasmissione del peccato - quasi per osmosi - dal peccatore all'istituzione divina, spesso ricorrendo all'improvvida interpretazione del "casta meretrix" di Sant'Ambrogio onde riconoscere nella Chiesa una duplice e ossimorica connotazione morale. Il peccato è infatti un atto personale, frutto del libero arbitrio che Dio ci ha donato. Il vero problema è però la "cooperazione" al peccato, ossia, secondo il Catechismo (n.1868) : "la responsabilità nei peccati commessi dagli altri, quando vi cooperiamo prendendovi parte direttamente e volontariamente;— comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli;— non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo;— proteggendo coloro che commettono il male."

In questo senso anche gli uomini di Chiesa hanno profonde responsabilità. E queste responsabilità non sono schermate da alcun tipo di immunità, giacché essi sono uomini come noi, deboli ed esposti al peccato. Quando però gli uomini di Chiesa cooperano al peccato di altri chierici, non solo si rendono cooperatori del peccato ma diffusori di scandalo, secondo quanto sancito dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n.2285: "Lo scandalo assume una gravità particolare a motivo dell'autorità di coloro che lo causano o della debolezza di coloro che lo subiscono. Ha ispirato a nostro Signore questa maledizione: « Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli, [...] sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare » (Mt 18,6). Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri. Gesù lo rimprovera agli scribi e ai farisei: li paragona a lupi rapaci in veste di pecore."

Ecco quindi spiegate, a mio parere, le ragioni per le quali ha un senso parlare anche dei peccati volgarmente detti "della Chiesa", ossia di quei peccati commessi dalle gerarchie ecclesiastiche. Parlarne dovrebbe avere pertanto una doppia funzione:

1) esortare alla preghiera l'intero Corpo Mistico: solo con la preghiera si combatte il peccato e la tentazione. Con la preghiera si intercede per i peccatori ed i persecutori della Chiesa (interni ed esterni). Con la preghiera infine ci si mette "in comunicazione" con il Signore: l'intero Corpo Mistico è così pervaso da quest'univoco movimento verso Cristo, origine e fine della sua esistenza.

2) esortare gli uomini di Chiesa a non perseverare nel peccato e ad essere più degnamente conformi alla loro autorità e al loro insegnamento: solo attraverso la coerenza e il senso della responsabilità si evitano gli scandali e si è fedeli al proprio ministero.

Non credo si debba aver timore nell'affrontare queste problematiche, e soprattutto non credo sia opportuno temere la strumentalizzazione anticristiana di coloro che affrontano gli scandali degli uomini di Chiesa. Perché due sono le strade: o tacere tollerando o peggio maldestramente giustificando gli scandali, o parlare con retta intenzione delle ragioni alla radice degli scandali onde l'innesto che non dà frutto sia reciso e sostituito da innesti fruttuosi per la Chiesa di Cristo. Le vie di mezzo non sono concesse perché riuscirebbero ambigue o compromissorie. Il peccato e lo scandalo, infatti, o ci sono o non ci sono. Tollerarli fino a quando non esplodono significa soltanto aggravarne il carico malefico. Se invece ne spieghiamo le ragioni, se, soprattutto, attraverso testimonianze autentiche e grazie all'indirizzo che il Sommo Pontefice ci offre, riusciamo a intravvedere le vie attraverso le quali il male si è insinuato nel seno della Chiesa, potremo ritrovare le energie e la forza per sconfiggerlo o per lo meno ridurne la portata, evitando gli scandali futuri.

E' vero, d'altra parte, che Cristo affermò che "è necessario che avvengano gli scandali" ma è altrettanto necessario leggere per intero il passo evangelico da cui è tratta questa frase usata spesso per minimizzare o banalizzare gli scandali: " 6 ῝Ος δ᾿ ἂν σκανδαλίσῃ ἕνα τῶν μικρῶν τούτων τῶν πιστευόντων εἰς ἐμέ, συμφέρει αὐτῷ ἵνα κρεμασθῇ μύλος ὀνικὸς εἰς τὸν τράχηλον αὐτοῦ καὶ καταποντισθῇ ἐν τῷ πελάγει τῆς θαλάσσης. 7 Οὐαὶ τῷ κόσμῳ ἀπὸ τῶν σκανδάλων· ἀνάγκη γάρ ἐστιν ἐλθεῖν τὰ σκάνδαλα· πλὴν οὐαὶ τῷ ἀνθρώπῳ ἐκείνῳ δι᾿ οὗ τὸ σκάνδαλον ἔρχεται. 8 εἰ δὲ ἡ χείρ σου ἢ ὁ πούς σου σκανδαλίζει σε, ἔκκοψον αὐτὰ καὶ βάλε ἀπὸ σοῦ· καλόν σοί ἐστιν εἰσελθεῖν εἰς τὴν ζωὴν χωλὸν ἢ κυλλόν, ἢ δύο χεῖρας ἢ δύο πόδας ἔχοντα βληθῆναι εἰς τὸ πῦρ τὸ αἰώνιον. 9 καὶ εἰ ὁ ὀφθαλμός σου σκανδαλίζει σε, ἔξελε αὐτὸν καὶ βάλε ἀπὸ σοῦ· καλόν σοί ἐστι μονόφθαλμον εἰς τὴν ζωὴν εἰσελθεῖν, ἢ δύο ὀφθαλμοὺς ἔχοντα βληθῆναι εἰς τὴν γέενναν τοῦ πυρός. 10 ῾Ορᾶτε μὴ καταφρονήσητε ἑνὸς τῶν μικρῶν τούτων· λέγω γὰρ ὑμῖν ὅτι οἱ ἄγγελοι αὐτῶν ἐν οὐρανοῖς διὰ παντὸς βλέπουσι τὸ πρόσωπον τοῦ πατρός μου τοῦ ἐν οὐρανοῖς. 11 ἦλθε γὰρ ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου σῶσαι τὸ ἀπολωλός."

"Perché chi dovesse scandalizzare uno di questi piccoli che credono in me, conviene che gli si appenda una mola da asino al collo e lo si affoghi nell'abisso del mare. Guai al mondo per gli scandali: è necessario che gli scandali avvengano, ma guai a quell'uomo per mezzo del quale avviene lo scandalo. Se la tua mano o il tuo piede ti scandalizza, tagliali e gettali via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che, avendo due mani e due piedi, essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti scandalizza, strappatelo via e gettalo lontano da te: è meglio per te entrare nella vita con un solo occhio che avendo due occhi essere gettato nella Geenna del fuoco. Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli: infatti vi dico che i loro angeli nel cielo per sempre guardano il volto del Padre mio nel cielo. Venne infatti il figlio dell'uomo a salvare ciò che è perduto" (Matteo 18,6-11).

Detto ciò, è evidente che nessuno di noi ha l'autorità morale per giudicare alcun peccatore. Ciascuno di noi è vittima del peccato e la Chiesa, pur Santa, non è fatta di santi, bensì di peccatori. Ciò che però possiamo fare è semplicemente criticare e ragionare su quelle "strutture del peccato" le cui radici permangono nei peccati personali dei singoli, ma i cui frutti negativi sono autentico veleno per la comunità cristiana e per il Corpo Mistico di Cristo. Recidere le "strutture del peccato" interne alle gerarchie ecclesiastiche, estirparne le radici profonde identificabili con l'attaccamento ai beni materiali e l'amore per il potere in sè, sono delle necessità già individuate chiaramente dal Santo Padre. Se noi fedeli prendiamo coscienza sia del male sia del suo farmaco credo che la Chiesa tutta non potrà che trarne un vivificante e sincero giovamento. Tanto più che il male oggi affiorante nella Chiesa rimanda a ragioni storiche contingenti, ad un "modello" di Chiesa gerarchica ormai evidentemente fallimentare: quel modello che ha voluto per anni imporre alla Chiesa e al clero una totale dedizione al mondo. La mondanizzazione e la desacralizzazione sono state bacini di coltura di quella "struttura del peccato" radicata in pochi chierici, ma tollerata nella sua crescente metastasi anche dagli alti ranghi della gerarchia. L'importante è comunque non fermarsi dinanzi all'evidenza dello scandalo, non farsene travolgere, ma essere noi a travolgerlo con la preghiera, a sgonfiarlo attraverso la ragione, ad annientarlo con la giustizia. Non è forse questo un modo per facilitare l'opera di purificazione della Chiesa che il Santo Padre ha intrapreso, nonostante le tante pressioni e le costanti ostilità di una cospicua parte di sacerdoti, Vescovi e Cardinali?

giovedì 20 maggio 2010

PADRE MARTIN E IL TERZO SEGRETO DI FATIMA


di Francesco Colafemmina

Da qualche giorno sono negli Stati Uniti per lavoro ed oggi entrando in una libreria mi è capitato fra le mani un libro sconcertante. Si tratta del volume di Padre Malachi Martin dal titolo "Hostage to the Devil", pubblicato originariamente nel 1976 e poi di nuovo nel 1992.

Perché questo libro è sconcertante? Molto semplicemente perché la prefazione alla sua seconda edizione sembra scritta oggi, proprio a ridosso di questi ultimi mesi di scandali pedofili nel clero cattolico, d'annata o più recenti.
Padre Martin, un gesuita già stretto collaboratore del Cardinal Bea sotto il papato di Giovanni XXIII, affronta nel suo libro cinque casi esemplari di possessione diabolica, chiarendo la reale esistenza del Maligno e consigliando come evitarne la penetrazione nelle nostre vite. Nella prefazione alla seconda edizione del volume metteva in evidenza la crescita del fenomeno del satanismo, la sua capillare diffusione, la sua penetrazione nella società e l'esposizione sempre più indifesa dei bambini al fenomeno satanista in tutte le sue espressioni. In particolare mi ha colpito questa frase: "In almeno tre grandi città degli USA membri del clero hanno a loro disposizione almeno un coven (luogo di ritrovo per il rituale satanico) pedofiliaco, popolato e mantenuto esclusivamente da membri del clero".

L'attenzione posta da Martin sul fenomeno della pedofilia nel clero cattolico è evidentemente inusuale per quegli anni (1992), dunque non può che meravigliare. Ed è estremamente interessante scoprire che padre Martin riteneva che i bambini di sesso maschile fossero preferiti dai satanisti in quanto sostituti di Gesù bambino, nel tipico rovesciamento diabolico.

A questo punto, corroborato peraltro dalla discussa ma rivelatrice dichiarazione di Papa Benedetto durante il volo verso Fatima del 12 maggio scorso, ritengo sia giunto il momento di parlarvi anche di un altro libro di Padre Martin. Si tratta del romanzo del 1996 dal titolo Windswept house (la casa spazzata dal vento). Inutile cercarlo in italiano, non lo troverete! Il libro non è mai stato tradotto, infatti, e probabilmente non è un caso.
Questo volume mi ha incuriosito molto per via di alcune citazioni presenti su internet, così qualche mese fa ho voluto ordinarne una copia. Il romanzo è ambientato in Vaticano durante gli anni novanta e parla in maniera piuttosto esplicita di vicende legate al pontificato di Giovanni Paolo II. Ciò che è però più interessante è una delle sue tre brevi premesse storiche indicata dall'anno 1963.

Cosa accadde in quell'anno? Secondo il romanzo il 29 giugno del 1963 in Vaticano e per la precisione nella Cappella Paolina fu officiato un rito satanico cui parteciparono alti prelati, vescovi, clero semplice e laici. Stando a Martin si trattava di adempiere ad una profezia del satanismo moderno che annunciava l'avvio dell'era di Satana nel momento in cui un Papa avesse assunto il nome di Paolo. L'ultimo Papa Paolo fu Camillo Borghese, morto nel 1621. Il 21 giugno 1963 fu invece eletto papa il cardinal Montini che assunse il nome di Paolo VI. Martin quindi racconta che la notte fra il 28 e il 29 giugno del '63, a una settimana dall'elezione di Paolo VI, fu organizzato questo rituale satanico in Vaticano, con lo scopo di intronizzare Satana nel cuore della Cristianità.
I satanisti non potevano però organizzare un rituale completo: come avrebbero potuto portare la vittima e l'animale sacrificale nel Palazzo Apostolico? Decisero pertanto di combinare due riti da officiare contemporaneamente. Uno incruento in Vaticano, nella Cappella Paolina ed un altro, cruento, da officiare negli USA. I riti sarebbero avvenuti contemporaneamente e li si sarebbe sincronizzati attraverso un telefono. Chi officiò in Vaticano? Martin non lo dice. Parla solo di Prelati, sacerdoti e laici. Quanto al rito parallelo è più chiaro e racconta che avvenne in una chiesa parrocchiale del South Carolina e ad officiarlo fu un tal "Bishop Leo". Un nome così non dev'essere casuale. Ed infatti nell'unica diocesi del South Carolina troviamo nel 1964 il vescovo Ernst Leo Unterkoefler. Questi nel 1963 era già vescovo titolare di Latopolis e partecipava attivamente al Concilio Vaticano II. Ecco dunque perché un vescovo di uno stato periferico degli USA poteva avere così stretti legami in Vaticano, sì da offrirsi per l'organizzazione di un simile abominevole rituale. Ma proseguiamo con la narrazione del romanzo. Il rituale verrà compiuto in South Carolina attraverso la violenza sessuale ai danni di una bambina, prima narcotizzata e poi abusata. In Cappella Paolina verrà invece officiato il rituale principale incruento, concluso dalla lettura di una sorta di "consacrazione" a Satana del Vaticano.

Fin qui si potrebbe dire che sono tutte fandonie, fantasie, orripilanti creazioni di un sacerdote amante della narrativa estrema. E invece ci si dovrebbe chiedere perché Benedetto XVI nel giugno scorso ha riconsacrato la Cappella Paolina e perché l'ha voluta restaurare cancellando il vecchio altare posticcio fatto collocare da Paolo VI nel 1975 e ripristinando quello antico, anche se leggermente staccato dalla parete. E ci si potrebbe anche domandare perché Padre Amorth abbia ancora recentemente ribadito che in Vaticano ci sono dei satanisti. Ancora, questa storia potrebbe spiegare benissimo il famoso "fumo di Satana" di cui parlò Paolo VI, probabilmente allorquando venne a sapere, anni dopo, della vicenda.

Ad ogni modo ci terrei ad aggiungere che Padre Martin fu tra i pochi che ebbero il privilegio di conoscere il terzo segreto di Fatima, precisamente da uno di coloro che lo lessero nel 1959, il Cardinal Bea di cui era segretario. E sempre Martin più avanti nel suo romanzo Windspwept house raccontava, certo, nella finzione del romanzo, quanto segue: "Improvvisamente divenne indiscutibile che ora durante questo papato, l'organizzazione della Chiesa Cattolica Romana portava dentro di sè una permanente presenza di chierici che praticavano il culto di Satana e lo apprezzavano; di vescovi e preti che si sodomizzavano a vicenda e sodomizzavano bambini; di suore che praticavano i 'riti neri' della wicca, e che vivevano in relazioni lesbiche... Ogni giorno, inclusa la domenica e i giorni santi, atti di eresia e blasfemia erano commessi e permessi ai sacri Altari da uomini che un tempo erano chiamati preti. Atti e riti sacrileghi non solo erano effettuati dinanzi i sacri Altari, ma avevano la connivenza o almeno il tacito permesso di alcuni Cardinali, arcivescovi e vescovi... Il loro numero totale era minoritario - qualcosa come dall'uno al dieci percento dei consacrati. Ma di questa minoranza, molti occupavano sorprendentemente alte posizioni o ranghi... I fatti che conducevano il Papa ad un nuovo livello di sofferenza erano principalmente due: i sistematici legami organizzativi - la rete , in altre parole - che era stata stabilita fra alcuni gruppi di chierici omosessuali e covens satanisti. E la disordinata potenza ed influenza di questa rete."(pp.492-493).

Sappiamo tutti che spesso si sceglie la strada della narrativa per raccontare vicende che sarebbe meglio non rivelare e alle quali difficilmente si riuscirebbe a credere. Pure, qualcuno mi deve spiegare come fosse possibile che padre Martin avesse dinanzi a sè un chiarissimo quadro della situazione della Chiesa Cattolica e di una parte della sua gerarchia in un'epoca nella quale non si gridava ancora allo scandalo pedofilo, quando nessuno ne parlava e nessuno prendeva provvedimenti. Ma soprattutto perché padre Martin collegava a Satana e al suo culto la devianza morale di una parte della Chiesa?
Molto probabilmente Martin avrebbe condiviso le parole del Santo Padre riguardo alla vera natura del terzo segreto: "oggi lo vediamo in modo realmente terrificante che la più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa. E che la chiesa ha quindi ha profondo bisogno di rimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia." Sebbene siano molte le resistenze che il Santo Padre ha subito e molte le omertà anche del mondo dell'informazione che sembra preferire - e forse a ragione - la vulgata del Cardinal Bertone all'evidenza sia dei fatti che delle parole del Papa, credo sia ormai difficilmente discutibile che il terzo segreto parli proprio di questa connessione fra Satanismo e una parte minoritaria del clero cattolico dedito ad atti abominevoli. Chi lo conosceva, come padre Martin, ha cercato per tutta la sua vita di lanciare segnali, di indicare l'elemento sconvolgente e raccapricciante dal quale nasce la persecuzione della Chiesa. E' rimasto inascoltato ed è morto nel 1999, prima che scoppiasse negli Stati Uniti lo scandalo pedofilo in tutto il suo orrore. Padre Martin celebrò per tutta la sua vita la messa secondo il rito antico. Oggi non possiamo non considerarlo una sorta di profeta, uno scrittore ed un sacerdote, un esorcista infine, che già da tempo proclamava la necessità di una purificazione della Chiesa senza demonizzare il Vaticano II e senza esaltarlo per trasformare la Chiesa Cattolica in una succursale del Protestantesimo.
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L'equilibrio e la lungimiranza di Padre Martin stavano forse nella sua capacità di osservare e raccontare fatti. E quei fatti oggi ci riconducono alla domanda ancora senza risposta: perché non è stato rivelato per intero il terzo segreto di Fatima?

martedì 18 maggio 2010

QUID EST VERITAS?


di Francesco Colafemmina

Non sono pochi i rumores di tacitiana memoria che parlano di una resa da parte della Pontificia Commissione per i Beni Culturali in relazione al progetto di realizzare un padiglione del Vaticano alla Biennale di Venezia del 2011. A quanto pare questo padiglione non si farà nel 2011, ma forse solo nel 2013, quando ormai il futuro Cardinal Ravasi si sarà già insediato a Milano. Intanto dalla fiera del libro di Torino, Mons. Ravasi fa sapere di essere impegnato per la realizzazione di un apposito dipartimento nel suo dicastero da dedicare "al dialogo con i laici". Marco Tosatti aggiunge nella sua cronaca per la Stampa: "Il progetto del 'Dialogo con gli atei' della Chiesa verrà presentato in Italia, presumibilmente a Bologna, il prossimo gennaio, e poi negli Stati Uniti, ha ancora detto monsignor Ravasi. E si articolerà intorno ai temi nodali dell'era moderna, quali il senso del limite, l'oltre vita, la trascendenza, la salvezza, la morte."

Ma questo progetto non si sarebbe dovuto chiamare "il cortile dei gentili"? E non si sarebbe dovuto trattare di una fondazione? Mah!

Ad ogni modo è molto più significativo un passaggio dell'omelia pronunciata lo scorso 13 maggio dal Cardinal Caffarra a Bologna in occasione della festa della Beata Vergine di San Luca: "Cari fratelli, come insegna il Concilio Vaticano II: «i presbiteri, in quanto cooperatori dei vescovi hanno come primo dovere [primum habent officium] quello di annunciare a tutti il Vangelo di Dio» [Decr. Presbyterorum ordinis 4; EV 1/1256].Su questo primato non possiamo avere dubbi. L’esempio e l’insegnamento di S. Paolo è per noi vincolante. Egli è consapevole che la predicazione del Vangelo precede ogni altra attività apostolica. Egli la paragona all’azione del piantare [Cf. 1Cor 3,6], della fondazione [Ibid. 3,10]. Ora nulla può crescere dove nulla è stato piantato, sarebbe stolto edificare senza fondamento. Non sto parlando unicamente e principalmente della predicazione del Vangelo che si realizza all’interno delle celebrazioni liturgiche.Sto parlando della predicazione del Vangelo che si svolge nel “cortile dei gentili”. È in esso che oggi soprattutto dobbiamo annunciare il Vangelo della fede. È nel “cortile dei gentili” che oggi il Signore ci chiede di esercitare il nostro munus propheticum più che nel recinto del Santo dei Santi."

Dialogare con i non credenti, con i laici e via dicendo, significa porsi ad un livello inferiore rispetto a quello dell'annuncio. Invece è sempre opportuno ricordare che senza l'annuncio di quella Verità che è Cristo, il Logos, ogni dialogo rischia di diventare una sterile emissione di fiato. D'altronde se i Cristiani la verità la conoscono già il loro obiettivo non è ricercarla, bensì aiutare anche nella forma dialogica il non credente a riconoscere lo splendore della Verità che adoriamo. Questo perché non c'è Logos senza Verità e non c'è Verità senza Logos. Mi accorgo però di essermi ormai addentrato in uno dei tabù del cattolicesimo moderno: il principio di non contraddizione!

Leggevo recentemente in un saggio del guru Mancuso che oggi la nuova enunciazione del principio logico aristotelico dovrebbe essere "il principio contraddizione". Secondo il teologo repubblichino (nel senso che scrive assiduamente su Repubblica), infatti, ogni cosa contiene in sè il suo opposto che si manifesta prima o poi e convive dentro di noi nella sua dimidiata identità. Questa genialata altro non è che la dialettica hegeliana. La Chiesa l'ha scoperta relativamente tardi ma essa non manca di affascinare molti cattolici adulti anche se è una trovata trita e ritrita per allontanare le certezze assolute e trasformarle in comode pantofole relativistiche del pensiero. Tutti i lettori di Mancuso sono soddisfatti perché non lesi nelle loro certezze individualistiche, bensì confortati da una filosofia che li giustifica e li deresponsabilizza. Ecco quindi che la Verità in assoluto cede al relativismo... Finisco così per ricordarmi quelle indimenticabili parole dell'allora Cardinal Ratzinger, pronunciate nell'omelia della Missa Pro Eligendo Romano Pontifice del 18 aprile 2005:

"Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità."

All'epoca queste parole suonarono come un tuono poderoso. Oggi già ce ne dimentichiamo. Forse però andrebbero rilette ai tanti dialoganti a tempo perso e ai dialettici sciupatori di carta che si atteggiano a rivoluzionari maitre a penser mentre in realtà non sono altro che abili manipolatori quell'ammasso di noiosissima paccottiglia filosofica che l'ottocento ci ha lasciato assieme al treno a vapore e all'orologio a cipolla...

giovedì 13 maggio 2010

PRESENTAZIONE DE "IL MISTERO DELLA CHIESA DI SAN PIO" A TORINO



Cari amici, sono lieto di invitarvi alla presentazione del volume "il Mistero della chiesa di San Pio" che si terrà sabato prossimo, 15 Maggio, alle 18.30 presso lo Stand della Regione Calabria, nell'ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino.

mercoledì 12 maggio 2010

QUANDO SI PARLA DEI NEMICI DELLA CHIESA... ORA LE PAOLINE MI DEVONO QUALCHE SPIEGAZIONE



Leggete tutti questa news. Personalmente non posso che essere indignato, visto che le stesse Librerie Paoline che non vogliono il mio libro su San Pio e che tra l'altro espongono le più grandi corbellerie di Mancuso, Augias, Odifreddi, per non parlare dei bei faccioni di fratel Enzo Bianchi... quelle stesse librerie, a Savona e chissà in quale altra loro succursale, hanno commercializzato una sottospecie di vino imbevibile e non commercializzabile, venduto per meri fini speculativi dall'attuale segretario dell'APSA, Mons. Domenico Calcagno!
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Ha ragione il Papa, i nemici sono dentro la Chiesa! E ha anche ragione quando afferma che il perdono non basta...

martedì 11 maggio 2010

IL TERZO SEGRETO DI FATIMA?


di Francesco Colafemmina
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La notizia è a dir poco straordinaria. Questa mattina il Santo Padre nel rispondere ad una precisa domanda posta da Padre Lombardi, come ha poi riferito Andrea Tornielli, ha chiarito alcuni dei contenuti del terzo segreto di Fatima. Chiaramente quanto oggi rivelato dal Santo Padre si inquadra nel contesto della famosa visione di Suor Lucia rivelata a Fatima nel 2000 per volontà di Giovanni Paolo II.

Ecco la domanda e l'incipit della risposta del Santo Padre:

Quale significato hanno oggi per noi le Apparizioni di Fatima? Il messaggio può essere esteso, oltre che all’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze dei Papi. E’ possibile inquadrare in quella visione anche le sofferenze della Chiesa di oggi, con i peccati degli abusi sessuali sui minori?

"Nel 2000 nella mia presentazione avevo detto che in un’apparizione c’è un impulso soprannaturale che non viene solo dalla situazione della persona ma in realtà viene dalla Vergine Maria, dal soprannaturale. Dall’impulso interno del soggetto che si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale, nelle sue possibilità di dire, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni formate dal soggetto si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo."

Il Papa sin da subito ricuce in maniera chiara e profonda il legame fra le parole della Vergine fino a "il dogma della fede si conserverà in Portogallo etc." (le prime due parti del segreto) e la visione di Lucia. Ed ecco la parte più interessante delle parole del Papa:

"Solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era diciamo era vestita in questa visione possibile alle persone concrete. Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in sostanza riferire a Giovanni Paolo II sono indicate realtà del futuro della chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Cioè è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta nella chiesa e quindi sono sofferenze della chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la chiesa sarà per sempre sofferente, in modi diversi fino alla fine de mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a situazioni particolari, ma la risposta fondamentale cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le virtù cardinali, fede, speranza carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la chiesa deve dare, che noi ogni singolo dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio è anche che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla chiesa, ma le sofferenze della chiesa vengono proprio dall’interno della chiesa, dal peccato che esiste nella chiesa. Anche questo lo vediamo sempre ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante che la più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa. E che la chiesa ha quindi ha profondo bisogno di rimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Dobbiamo imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera la penitenza, le virtù teologali e qui siamo realistica il male attacca anche dall’interno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che finalmente il Signore è più forte del male e la madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima risposta della storia."

Partiamo dal presupposto che queste parole possono avere una duplice chiave di lettura: possiamo riferirle al testo divulgato nel 2000, ma possiamo anche pensare che siano un accenno ad un altro testo, quello del cosiddetto "quarto segreto". Sappiamo dalle indagini approfondite di Solideo Paolini, poi riprese con coraggio da Antonio Socci e ripercorse da Marco Tosatti, che quella rivelata nel 2000 non sarebbe altro che una "visione" di Suor Lucia, successiva alla locuzione con la Vergine iniziata nella prima parte del segreto e terminante con le parole "il dogma della fede si conserverà in Portogallo, etc.". Quell' "etc." è stato pertanto interpretato come il punto di congiunzione fra secondo e terzo segreto di Fatima. Dunque il terzo segreto dovrebbe contenere parole della Vergine a Lucia. Tutti i più seri studiosi di questo "mistero" hanno da sempre affermato, basandosi su fonti fededegne, che il vero terzo segreto parlava essenzialmente dell' "apostasia" (morale o dottrinale) della Chiesa. Così ne parlò il Cardinal Silvio Oddi a "30 Giorni" a Tommaso Ricci nel 1990: "Secondo me c'è scritto più o meno che nel 1960 il Papa avrebbe convocato il Concilio dal quale, contrariamente alle attese, sarebbero indirettamente derivate tante difficoltà alla Chiesa". Ancora il Cardinal Ciappi ebbe ad affermare: "Nel terzo segreto si profetizza fra le altre cose, che la grande apostasia della Chiesa avrà inizio dal vertice". Anche il Cardinal Ottaviani nel 1967 affermò: "vi posso dire soltanto questo: che verranno tempi molto difficili per la Chiesa e che c'è bisogno di molte preghiere perché l'apostasia non sia troppo grande". Inoltre Suor Lucia stessa nel 1957 affermò in una famosa intervista a Padre Fuentes quanto segue: "Ciò che offende soprattutto il Cuore Immacolato di Maria e il Cuore di Gesù è la caduta delle anime dei religiosi e dei sacerdoti. Il diavolo sa che per ogni religioso o sacerdote che rinnega la sua santa vocazione, molte anime sono trascinate all'inferno ... Per questo il diavolo brama di impossessarsi delle anime consacrate. Cerca in ogno modo di corromperle, per addormentare le anime dei fedeli e condurle alla peggiore impenitenza."

Ma cosa c’è scritto nella “visione” rivelata nel 2000? Rileggiamola per intero:

"Scrivo in atto di obbedienza a voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Eccellenza Reverendissima il signor Vescovo di Leiria e della Vostra e Mia Santissima Madre. Dopo le due parti che ho già esposto, abbiamo visto a lato sinistro di nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembra dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza. E vedemmo in una luce immensa che è Dio: 'Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti' un Vescovo vestito di Bianco 'abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre'. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire su una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacilante, afflitto di dolore e di pena, pregare per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi d'arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatorio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio".
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E’ dunque chiaro che da nessuna parte di questa visione si parla di una Chiesa attaccata dal male al suo interno. Rileggiamo dunque con calma le parole pronunciate oggi dal Papa:

Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in sostanza riferire a Giovanni Paolo II sono indicate realtà del futuro della chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano.”

Oltre quindi la visione divulgata nel 2000, “sono indicate realtà del futuro della chiesa”. Prosegue quindi Benedetto XVI:

Cioè è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta nella chiesa e quindi sono sofferenze della chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la chiesa sarà per sempre sofferente, in modi diversi fino alla fine de mondo.

Quindi è chiarissimo: “oltre il momento indicato nella visione, si parla…” di “una passione della chiesa”. Quindi: "sono sofferenze della chiesa che si annunciano".

L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a situazioni particolari, ma la risposta fondamentale cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le virtù cardinali, fede, speranza carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la chiesa deve dare, che noi ogni singolo dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio è anche che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla chiesa, ma le sofferenze della chiesa vengono proprio dall’interno della chiesa, dal peccato che esiste nella chiesa. Anche questo lo vediamo sempre ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante che la più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa.”

Dunque, ripetiamo, la novità del messaggio di Fatima oggi è che "le sofferenze della chiesa vengono proprio dall'interno della chiesa, dal peccato che esiste nella chiesa." E ancora: “oggi vediamo in modo realmente terrificante che la più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa.”

Aggiunge quindi il Papa: “La chiesa ha quindi ha profondo bisogno di rimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Dobbiamo imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera la penitenza, le virtù teologali e qui siamo realistica il male attacca anche dall’interno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che finalmente il Signore è più forte del male e la madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima risposta della storia.”

Più chiaro di così! Queste parole drammatiche e commoventi del Papa aprono uno squarcio sulla realtà di oggi che ci consente di entrare nel progetto di salvezza del Signore. Sono parole dense di un significato straordinario che illuminano il cammino della Chiesa nel presente. Da oggi le parole dell'Angelo a Fatima racchiuse in quel grido "penitenza, penitenza, penitenza!" assumono un valore nuovo e più tremendo per tutta la Chiesa. E quindi come non ricordare quanto già Antonio Socci egregiamente raccontava nella sua dettagliata inchiesta sul segreto, ossia che il messaggio di cui oggi ha parlato il Papa fu già larvatamente rivelato nel testo della Via Crucis del 2005? Lungi dal voler individuare trame nascoste dietro le parole del Papa, ci atteniamo ai fatti. Ed è un fatto che il Papa abbia oggi ricondotto il messaggio di Fatima alla corruzione della Chiesa e al peccato che nasce all'interno della Chiesa ed agisce nel presente. Dunque il messaggio di Fatima non è riconducibile al solo passato come la visione rivelata nel 2000: "innanzitutto dobbiamo affermare con il Cardinale Sodano: "... le vicende a cui fa riferimento la terza parte del 'segreto' di Fatima sembrano ormai appartenere al passato". Pertanto il terzo segreto è altra cosa rispetto alla visione rivelata e commentata da Ratzinger nel 2000?


IL DIAVOLO INSEGNA IN SEMINARIO? UN NUOVO LIBRO INDAGA SULLA PEDOFILIA NELLA CHIESA


di Francesco Colafemmina

"È innegabile che il generale rilassamento dei costumi che ha interessato la società nel suo complesso (vedi la rivoluzione del 1968), si è verificato anche nella Chiesa a partire dal Concilio e dalle sue interpretazioni. Si è voluto aprirsi al mondo, “aggiornare” la fede, mentre il risultato è che essa si è pian piano oscurata. Il problema dell'immoralità è infatti una conseguenza della crisi della fede: la verginità sacerdotale, come la castità degli sposi, oggi così violate, sono entrambe perle che devono essere custodite gelosamente e con cura. Si tradisce la verginità sacerdotale, come si tradisce la castità matrimoniale, quando si è perso il senso profondo della vocazione cui si è chiamati. Occorrono preghiera e senso del soprannaturale: ciò che soprattutto la riforma liturgica postconciliare ha messo in ombra, soprattutto in molte sue applicazioni concrete."

E' questa una delle più significative conclusioni cui giunge il prezioso saggio di Francesco Agnoli appena pubblicato da Fede & Cultura. Il saggio che conta anche importanti contributi di Massimo Introvigne, Luca Volontè, Lorenzo Bertocchi e Giuliano Guzzo è la più recente e dettagliata pubblicazione in merito alla fragorosa esplosione mediatica del fenomeno pedofilia cominciata nel gennaio 2010.

Partiamo dal cuore dell'inchiesta condotta da Agnoli: "il problema dell'immoralità è infatti una conseguenza della crisi della fede". Questo è il centro del fenomeno attuale. Non si tratta di continuare ad occultare, nascondere, giustificare i vergognosi crimini, i delitti infami commessi dai sacerdoti pedofili. E non è, d'altra parte, necessario soltanto gridare questi crimini, quasi che gli alti lai dei giornali possano arrestarne la perpetrazione nel futuro. La questione è assai più complessa e delicata. E come già si intuisce dal sottotitolo del libro (Il diavolo insegna in seminario?) uno dei punti essenziali è quello della formazione dei religiosi.
L'eccessivo lassismo nei seminari è stato e in molti casi continua ad essere una delle principali concause dell'ordinazione di pedofili travestiti da preti. E ciò non semplicemente perché una educazione meno rigida e meno concentrata sulle devozioni, la preghiera ed il senso del sacro, conduce inevitabilmente a considerare l'etica una sorta di masso erratico della coscienza, che alfine ognuno modella in base al proprio estro; ma soprattutto perché le maglie troppo larghe di una formazione ecclesiastica che tutti accoglie pur di far numero, non hanno filtrato quei poveri uomini affetti da gravi patologie e da inquietanti deformazioni della propria sessualità.

Non sarà un caso, quindi, se già quelle famose presunte lettere "mitologiche" di prelati affini alle massonerie internazionali parlavano già negli anni sessanta (1961) di sovvertimento programmatico dei seminari: "organizzare silenziosamente come disgregare gli studi e la disciplina dei seminari". O ancora: "iniziare con la disgregazione dei programmi di studio, insistendo presso i nostri fedeli docenti perché, con nuovi argomenti di nuova pseudo-teologia e pseudo-filosofia, gettino il seme presso gli alunni, oggi sitibondi di novità. In tal modo, la disgregazione disciplinare sarà una semplice conseguenza che verrà spontaneamente". E infine: "bisogna diffondere in tutti i seminari il nostro concetto di libertà e dignità della persona umana, senza alcuna remora nè da parte dei superiori, nè da parte di alcuna legge".

Queste famigerate testimonianze scritte, per quanto fasulle possano essere, non mancano di autenticità storica. In fondo, non riassumono quanto è lentamente avvenuto nei seminari a partire da una data epoca? Queste lettere, peraltro, costituiscono una perfetta diagnosi del male che ormai stava imperversando in quegli anni di frenesie e debolezze. Non a caso Agnoli, nella sua approfondita analisi del fenomeno pedofilia nella Chiesa, ricorre alla rievocazione di quella confusione morale che nel '68 ha la sua origine e che si è sviluppata in maniera vorticosa negli anni a venire: "Tutto è stato messo in discussione, anche i principi basilari, non negoziabili: da qui lo sconcerto anche di molti religiosi, che hanno iniziato a barcollare, a non capire più la scelta impegnativa e generosa della verginità, a non comprendere più a pieno il proprio ministero. Dalle migliaia e migliaia che hanno lasciato la veste, proprio dopo il Concilio, a coloro che l'hanno tenuta, senza però più sentirla propria. La crisi della Chiesa poi ha tolto ogni argine alla crisi della società, che ognuno può toccare con mano ogni giorno."

Queste parole mi ricordano le coraggiose e determinanti riflessioni di quel gran faro della fede che fu il Cardinal Siri. Il grande Cardinale genovese scriveva già nel 1952, con la sua tipica previdente lucidità, che il principale problema della sua epoca era costituito da una "tristezza" diffusa, da una noia per la vita, per il quotidiano, che si traduceva in sete di novità, di eccessi, di liberazione dai freni inibitori di una morale considerata ormai residuo del passato. Alla base di tutto, per Siri, c'era la critica razionalistica e l'annientamento di quell' "alone del mistero" che è lo sfondo fondamentale delle nostre esistenze. Come coniugare questa crisi del mistero con la crisi morale? Ebbene Siri rispondeva già in questi termini: "I rapporti con Dio sono anzitutto nel culto a Dio e a questo culto inteso nel senso più comprensivo e più largo, appartiene il viver decorosamente morale, poichè non si adora Dio senza accettarne in concreto e verità e legge. Quello sfondo gli uomini hanno rimosso in una irragionevole euforia di sufficienza, e la loro vita non ha più come principale impegno, in ogni piano il culto del Signore; con questo hanno dilapidato il primo naturale costitutivo del loro equilibrio morale, vitale e psicologico, la più grande componente della loro pace e pertanto sono condannati alla noia ed alla tristezza."

Noia e tristezza che degenerano in un allargamento dei freni etici, in uno sdoppiamento delle personalità fra necessità del culto divino e necessità della carne: non più in opposizione pacificata dall'esercizio delle virtù e dalla preghiera, ma in dialettico dialogo. Così Siri, proseguiva la sua lettera pastorale al clero del 1952: "Insomma la noia e la tristezza dilagano perchè manca un equilibrio e l’equilibrio alla terra lo fa solamente il Cielo. Nessuna cosa della terra ha senso senza una ragione che stia in Cielo. Nessuna esperienza ha finalità e logica se non attinge il Cielo. Nulla è completo se manca il Cielo. Il Cielo in terra è il culto di Dio. Se questo manca, nulla tampona la terribile emorragia che prima o poi svuota ogni cosa terrena ed il mondo non si salva dall’insulso. (...) Il più sottile dei mali del nostro secolo - la noia e la tristezza - indolenzisce le anime perchè una buona volta esse guardino in alto."

Così giungiamo anche alle attuali esplosioni mediatiche del fenomeno pedofilia. Un fenomeno che è sì un fatto, quindi non può essere negato nella sua evidenza, ma è al contempo utilizzato strumentalmente non per purificare la Chiesa, come Papa Benedetto XVI sta facendo da tempo, bensì per attaccare proprio colui che con severa misericordia guida la barca di Pietro verso lidi più tranquilli ed acque più pure. Così, nel capitolo del nuovo saggio realizzato dal sociologo Giuliano Guzzo viene ricostruita la strumentalità di molte accuse al Santo Padre, materializzatesi nel famoso dossier consegnato al New York Times dall'avvocato Jeff Anderson per puri scopi di lucro e al fine di creare accuse generalizzate che mancano di puntualità e di obbiettività. Altrettanto incisivi i contributi di Luca Volonté, parlamentare dell'UDC e dello storico Lorenzo Bertocchi, tutti incentrati sulle ragioni non dette dell'attacco rivolto a Benedetto XVI. Utilissimo, inoltre, il saggio sociologico di Massimo Introvigne che, nel descrivere ancora una volta l'assurda miopia dei media, sempre pronti ad attaccare la Chiesa, ma reticenti nella descrizione di crimini diffusi anche nel laicato non cattolico, finiscono per demonizzare la categoria degli ecclesiastici creando una sorta di "panico morale", totalmente estraneo alla realtà dei fatti.

In fondo, riagganciandoci alle magistrali considerazioni di Siri, è stato proprio Benedetto XVI a riaffermare che i sacerdoti devono cercare di essere "angeli", dunque ritornare a quell'orizzonte celeste al quale è sempre necessario guardare per ridare slancio alle proprie anime.
Nessuno però può negare che il male morale della Chiesa sia prima di tutto un male morale del mondo. E dunque il punto centrale dell'ipocrisia degli attuali attacchi al Pontefice è racchiuso in una contraddizione di fondo: il Santo Padre che invita il clero a distogliere lo sguardo dal mondo e a ricondurlo verso il Cielo, purificando con atti concreti la Chiesa, è accusato di aver in qualche modo tollerato la deriva morale e criminale di una parte del clero. E' come se si criticasse l'unico farmaco in grado di guarire da una malattia virulenta e contagiosa. Invece è a lui che dobbiamo guardare come dono di grazia. E' il Santo Padre che offre il vero farmaco alla Chiesa composta sia dal clero che dal laicato cattolico. Così penso ancora a quanto affermava sempre il Cardinal Siri in un'altra splendida lettera pastorale al clero del 1967. Erano passati 15 anni dalla prima lettera e dalla noia si era passati a quella che il Cardinale definiva "mimetizzazione" del clero: "Le depravazioni morali hanno sempre dei precedenti intellettuali, perché hanno la pretesa di giustificarsi con qualche appropriata formula. Tuttavia può accadere ed accade che ci si adegui ad un determinato costume, senza affatto ricercarne i precedenti filosofici: comodità, conformismo e paura li possono egregiamente sostituire. Pertanto, almeno per qualche tempo, ci si può mimetizzare con un costume improprio ed anche immorale, senza avere la coscienza di fare una scelta di dottrina. In altri termini ci si può mimetizzare moralmente, senza perdere la Fede. Ma ci si mimetizza. Il mondo ha abolito sostanzialmente la modestia e il pudore. Ne salva alcuni limiti legali e lo fa con aria di sufficienza, coprendo di non sempre benevola compassione chi crede ancora alla modestia e al pudore. Non ha importanza che levi alte grida dinnanzi a fatti sgradevoli di cronaca ed a crimini che sono la conseguenza dell’oltraggio sistematico recato alla modestia ed al pudore. E’ perfettamente illogico, il mondo, e questo dovrebbe bastare per giudicarlo siccome merita; ma esso probabilmente si gloria anche della sua illogicità. Il suo contegno, logico o no, ha presa su coloro che non tollerano bene di essere esclusi dalla gran sala da ballo universale. Essi, per ottenervi un posticino ed una qualche considerazione, cercano di apparire ormai spogli a tre quarti di ogni rispetto alla modestia ed al pudore. Si sporgono, si pavoneggiano di libertà, di superamento delle viete formule, disdegnano i complessi di colpa (così li chiamano), cercano di farsi sorprendere a ridere su cose serie, fanno ogni sforzo possibile per piacere ai libertini, accaparrarne la nobile stima e giungono ad iscrivere tutto questo nei temi di «pastorale moderna». No! Non è pastorale moderna è solo mimetizzazione."

Così parlava Siri in quel lontano 1967 e come dargli torto? Aveva individuato il germe che corrodeva la fedeltà del clero. Ecco, quindi, che oggi Papa Benedetto ripropone al clero ma anche ai laici che di esso spesso devono prendersi cura, di vivere l'agone del vero Cristiano che non si mimetizza col mondo, ma vive con gioia e serenità la propria adesione a Cristo. Dalla lettura del saggio pubblicato da Fede & Cultura emerge con chiarezza come lo scandalismo degli ultimi mesi pur nella sua opera di luce sulla verità, abbia sbagliato il bersaglio. Nel contempo tutti non possiamo che gioire per l'opportunità unica che è stata offerta al Santo Padre per compiere con equanime fermezza quella purificazione della Chiesa che per tanti anni i fedeli hanno atteso e che oggi è diventata una ineludibile necessità.
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F. Agnoli - L. Bertocchi - G. Guzzo - M. Introvigne - L. Volonté
Il diavolo insegna in seminario?
pp. 76
€ 6,00
Fede & Cultura

lunedì 10 maggio 2010

IL SILENZIO DEI CAPPUCCINI E LE MEMORIE DI PADRE SALDUTTO


di Francesco Colafemmina

Visto che i Frati Cappuccini preferiscono il silenzio stampa, onde evitare di dare pubblicità a quanto contenuto nel mio saggio, ho deciso di rivelare pubblicamente una serie di informazioni che ritengo oltremodo utili per comprendere la nascita e lo sviluppo di quella famigerata nuova chiesa nella quale è stato rinchiuso il sarcofago dorato contenente il corpo di San Pio.

Capisco che il silenzio è spesso un'arma molto sottile ed utile. Ma non è onesto! Se i Frati Cappuccini non hanno nulla da nascondere, se credono di essere in buona fede, perché non rispondono alle mie affermazioni circostanziate? Perché non spiegano ai fedeli le ragioni per cui nel 2008 li hanno ingannati affermando che non sarebbe mai avvenuta la traslazione di San Pio quando invece era già stata decisa nel 2002? Perché non spiegano come hanno potuto spendere quasi 50 milioni di euro per realizzare una chiesa dalla forma assurda, con panche senza inginocchiatoi e croci senza crocifissi?

Confidando nel tempo che scorre silenziosamente e probabilmente nell'ingenuità dei fedeli pronti a dimenticare e condonare tutto, i Cappuccini di San Giovanni Rotondo se ne stanno in silenzio. Solo il bravo Stefano Campanella, persona che personalmente stimo, ha parlato e non lo ha neanche fatto ufficialmente, ma in una breve conversazione telefonica con Bruno Volpe. Quindi anche quella non è una risposta ufficiale! In attesa di un loro cenno, vi vorrei riportare ad un giorno di febbraio del 1997...

La chiesa di Renzo Piano è un cantiere animatissimo, ma rischia di subire uno stop da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Di che si tratta? Ebbene, San Giovanni Rotondo rientra in una zona sismica, pertanto per realizzare edifici architettonici in pietra bisogna prestare particolari accorgimenti tecnici. Che dire poi di una chiesa fatta di enormi archi di pietra? Gli archi, in quanto sistemi spingenti, costituiscono elementi di carenza strutturale per un edificio soggetto alle azioni del sisma.

Così il 13 Febbraio 1997 Renzo Piano invia un fax ai Frati Cappuccini. Leggiamo le memorie di Padre Saldutto: "Renzo Piano elenca la serie di operazioni che gli archi in pietra, pur essendo una splendida sfida ingegneristica ed architettonica, comportano: approvazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, tests, complicazioni di montaggio in cantiere, i cui tempi non solo sono lunghi, ma soprattutto sono soggetti a dilatabilità incontrollata. Dichiara espressamente che si deve cambiare: gli archi in pietra devono diventare in legno, superando le osservazioni sollevate dal Consiglio Superiore dei LL. PP. e semplificando in modo drastico il montaggio e quindi i tempi del cantiere. Parla poi di risparmio, di significato spirituale inerente all'ordine francescano, 'povertà'."(p.176).

Questo, dunque, Renzo Piano. L'architetto non solo è intellettualmente onesto sotto il profilo tecnico, ma è anche in grado di contraddire se stesso, visto che il 10 ottobre 1991 a Roma, in Curia Generale, Piano si esprimeva così, rispondendo a chi gli faceva notare che la scelta della pietra avrebbe coinciso con un eccesso di lusso: "non sono i soldi che devono preoccupare, ma preoccuparsi di finanziare un progetto fatto bene" (p.45).
Concetto ribadito il 16 marzo 1992 a San Giovanni Rotondo, quando Piano - secondo quanto riferito da Saldutto - "si difende bene, a quelli che insistevano sull'argomento 'lusso'(=pietra) risponde che l'opera fatta bene non è un lusso, ma se proprio insistono sul cemento armato, risponde con educata fermezza: 'vi dico che avete sbagliato architetto'." (p.49).

Piano, la grande archistar, nel 1997 deve fare marcia indietro. Chi potrebbe approvare al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici un'opera così ambiziosa in una zona sismica di 2a categoria (classificazione del 1984)?

Alle 17.41 di quel 13 febbraio 1997 Piano telefona a padre Saldutto e gli dice: "stiamo per prendere una decisione storica, ti prego di non sottovalutare quello che sto per dire, nè devi rispondermi subito. Giacché il Consiglio Superiore dei LL. PP. è un ostacolo troppo difficile, dobbiamo tentare in tutti i modi di non portare più il nostro progetto. Lo so perché sta capitando la stessa cosa col mio progetto dell'Auditorium di Roma. Per ottenere questo dobbiamo modificare qualcosa nel progetto della chiesa: gli archi invece di farli in pietra li facciamo in legno. La chiesa sarà bella lo stesso, anzi più bella ancora, e comunque la pietra verrà utilizzata lo stesso in tantissimi punti...".

Come risponderà padre Saldutto? Sarà preoccupato per il rischio rappresentato da una struttura in pietra in zona sismica? Sarà preoccupato per la salute dei fedeli che non dovranno rischiare, fosse pure in una remota ipotesi, di vedersi crollare addosso la chiesa?

No, padre Saldutto è preoccupato di una sola cosa: delle offerte dei fedeli!
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Sentite:

"Gli obietto che mi coglie di sorpresa, che sono confuso, per non dire stordito, e che non sono affatto in grado di dare una risposta perché spetta ai miei superiori. E come si risolvono i problemi di tanta pubblicità: 'l'offerta per una pietra', la durata nel tempo, ecc."

Piano risponde che "della pubblicità fatta non se ne importa (si fa subito a cambiare...e in meglio)". Piano concede 12 ore di tempo a Saldutto. Così questi esce dalla sua stanza e trova "nel salottino di fronte il Padre Provinciale p. Mariano Di Vito ed il segretario provinciale p. Francesco Colacelli, sempre molto attento e solerte per tutto ciò che concerne i lavori per la nuova chiesa e p. Franco Guarino." Saldutto riferisce subito il contenuto della telefonata. E come regisce il Provinciale? Almeno lui sarà preoccupato per la salute dei fedeli, per la stabilità dell'opera? Considererà l'opportunità di quella "povertà" richiamata addirittura dall'archistar Renzo Piano?

Sentiamo: "Padre Mariano esclama subito: ma che sono pazzi! e dove nascondiamo la faccia! e che costruiamo un pagliaio!". Commenta dunque Saldutto: "Sono tutti convinti che non si può, e non si deve cambiare. Noi tutti siamo distrutti per ovvi motivi: lo scadimento del progetto, la figura davanti al mondo e ai mass media, le lungaggini, ecc.".

Dunque i Frati Cappuccini erano solo interessati all'effetto mediatico che avrebbe conseguito il cambiamento strutturale. Avevano spinto così tanto sulla pietra per motivare le offerte che ora temevano una reazione dei fedeli ed una chiusura dei rubinetti... Così decidono che nonostante tutto la chiesa si farà in pietra!

Il progetto alla fine verrà comunque leggermente modificato, sarà scelto un grande esperto per effettuare i calcoli strutturali e ci si avvarrà dell'aiuto e del supporto morale dell'ingegner Angelo Balducci. Quest'ultimo, dopo aver instaurato una bella relazione d'amicizia con Saldutto (cfr. ad es. p.151, 15 maggio 1996: "al Ministero dei LL.PP. incontro l'ing. Angelo Balducci, come sempre, ci scambiamo un fraterno abbraccio. Mi porta nel suo ufficio, la conversazione è piacevolissima."), una volta trasferito dalla Commissione che curava il progetto, assicura a Saldutto che "continuerà a seguire personalmente il nostro problema" (p.151).
Infatti, prima della discussione finale del progetto modificato dopo quel turbolento febbraio del 1997, nel luglio dello stesso anno chi viene contattato per partecipare all'Assemblea Generale del Consiglio Superiore LL. PP.? Chiaro, no? Angelo Balducci. Anzi, Saldutto specifica: "lo convinco pure a partecipare all'assemblea del 31 p.v. anche se deve affrontare un lungo viaggio. Arriva da Creta: lo farà volentieri".

Chissà come mai Balducci interrompe le proprie vacanze cretesi per correre a Roma in occasione della discussione del progetto dei frati. Tanto più che non aveva un ruolo esplicito nella vicenda. Padre Saldutto non lo spiega nei suoi diari e anche noi siamo costretti a prendere semplicemente atto di questo volonteroso impegno di Balducci.

Aggiungo una piccola nota di colore: nel 1994 Padre Saldutto è chiamato a testimoniare nell'ambito del processo per il fallimento della Fincredit, una finanziaria di Campobasso. Padre Saldutto confesserà di aver consegnato "ingenuamente" al titolare della finanziaria, Nicola Avornia, circa 6 miliardi di lire costituiti da offerte dei fedeli per la nuova chiesa. Questi 6 miliardi scompaiono con il crack della finanziaria.

Nonostante tutto Padre Saldutto viene "perdonato" dai confratelli e continua a gestire la realizzazione della nuova chiesa sino al 2004, anno della sua consacrazione. I brani sono tratti dal suo diario pubblicato nel 2008 dalle Edizioni San Pio da Pietrelcina e dal titolo "Bella come il Paradiso. Grande come il mare.".

sabato 8 maggio 2010

NOVENA DI PENTECOSTE


Ringrazio don Luciano Micheli, Arciprete di Ferrandina, per questo dono a tutti i lettori di Fides et Forma. Il testo della novena potete scaricarlo cliccando qui.

giovedì 6 maggio 2010

SIMBOLI STRANI E CRISTIANI SMARRITI: INTERVISTA SU "TEMPI"


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Update: rettifica pubblicata. Grazie alla redazione di Pontifex.

Cari amici, in attesa della pubblicazione - garantitami telefonicamente da Bruno Volpe - di una mia replica alle accuse diffamatorie di Stefano Campanella (nessuno dei due ha letto il libro nè sa come sia fatto!), vi specifico che sebbene il ricavato della vendita del libro andrà in beneficenza (come è scritto a pag. 215) sarò contentissimo se si potranno vendere numerose copie dello stesso! Non solo ne riceveranno sollievo le missioni cattoliche cui io e l'editore abbiamo deciso di devolvere i proventi, ma credo sia giusto e sacrosanto che i fedeli sappiano quello che è accaduto lì, a San Giovanni Rotondo. E mi auguro che Padre Pio voglia assistere questa piccola opera di verità con il suo paterno aiuto, anche quando i suoi confratelli mancano di carità e ricorrono al discredito ad personam per schivare i contenuti.
Intanto vi propongo questa intervista apparsa su Tempi in edicola questa settimana!

di Valerio Pece

Laurato in Filologia classica, innamorato di tutto ciò che è cultura ellenica tanto da parlare correntemente il greco, è stato capace di trascinare nell’avventura dell’Appello al Papa per un’arte autenticamente cattolica mostri sacri come Nikos Salingaros e Martin Mosebach, oltre a illustri teologi, vaticanisti e docenti universitari. Tutti affascinati dall’impeto selvaggio e dal pensiero colto del giovane cavaliere, strenuo difensore della bellezza e dell’ordine classico.
Da pochi giorni è uscito il suo nuovo libro, “Il mistero della Chiesa di San Pio” (ed. Settecolori) in cui il giovane filologo conclude un’indagine durata anni sulla chiesa progettata da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo.

Dottor Colafemmina, nel sottotitolo del suo nuovo libro si legge: “Coincidenze e strategie esoteriche all'ombra del grande Santo di Pietrelcina", perché questa indagine?

Tutto è nato da un semplice viaggio a San Giovanni Rotondo. Da devoto di Padre Pio, nel maggio 2007 mi recai lì per una visita al santo, ma una volta entrato nel nuovo tempio sono dovuto fuggire, letteralmente spaventato. Ricordo poi che sentii un profondo richiamo da parte di San Pio. La notte non dormii e il giorno seguente ripartii subito alla volta di San Giovanni Rotondo. E’ così che è iniziata la mia inchiesta, che tra l’altro ho sempre sottoposto in Vaticano. A Mons. Piacenza, allora Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, e al Cardinal Josè Saraiva Martins, Prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi.

E cosa è emerso dalla sua inchiesta?

E' affiorata pian piano la percezione di un chiaro programma. Quella chiesa con tutte le sue stravaganti opere d'arte doveva avere uno scopo diverso da quello che ci si attende da un luogo sacro. Così, nel corso della ricerca, non ho potuto fare a meno di imbattermi nella presenza della massoneria.

Cosa l’ha turbata in quella chiesa?

Innanzitutto va detto che chi entra in quel tempio prova un senso di straniamento, e ciò per l’assenza di connotati tipici di un luogo di culto. E’ proprio da qui che bisognerebbe partire, da questa impressione riscontrata in maniera direi “oggettiva” da migliaia di fedeli, persone prive di pregiudizio ed esperienza nel riconoscere simbologie a-cristiane.

Proviamo a fare virtualmente il percorso del fedele che si appresta ad entrare nella nuova chiesa.

Anzitutto il viale che conduce al santuario non collega all’ingresso della chiesa, che è invece sul “retro” del santuario. Il fedele viene indotto ad entrare in chiesa in un modo nuovo, inusuale, a mo’ di “percorso di iniziazione”. Eccolo quindi dinanzi al portale: cosa rappresenta quel capretto con le gambe spezzate? Esiste nella simbologia cristiana? E quella stella a cinque punte? Sarebbe interessante saperlo.

Superato l’ingresso?

Chi entra viene accolto da due colonne sormontate da volti umani, misteriosi, colonne piene di simboli assolutamente inintelligibili. Il fedele cerca poi il tabernacolo ma.. non lo trova. Deve prima rintracciare e poi entrare nella “Cappella dell’Adorazione”, uno spazio a forma di triangolo in cui non c'è altro che una stele di pietra nera, una sorta di totem dedicato ad un Dio oscuro, nascosto e senza volto. L’esatto contrario del Dio cristiano. Ciò che più rattrista, poi, sono le formelle del tabernacolo: che ci fa una colomba nella scena della moltiplicazione dei pani e dei pesci? Non ve n’è traccia nella scrittura. E il gatto ai piedi del banchetto pasquale? E quel Cristo con una bandana al posto della corona di spine, e con le mani rivolte verso il basso? Potrei continuare ancora molto. Ecco, nel libro tento di documentare il vero significato di questa e altra simbologia.

L’altare?

Anche questo ha una forma esoterica: è una piramide rovesciata con il culmine al di sotto dell’altare. Alzando lo sguardo non va meglio. C'è il grande arazzo di Robert Rauschenberg, l'esponente della Pop Art americana scomparso nel 2008. Colui che ha sbeffeggiato il cristianesimo in chiave demoniaca nell'opera "Monogram", in cui un caprone che rappresenterebbe il Cristo intrappolato in uno pneumatico di automobile.

L’arazzo però rappresentata l’Apocalisse. O no?

Oppure una parodia dell’Apocalisse? Il protagonista dell’arazzo è indiscutibilmente il drago. Col suo Giudizio Michelangelo, per citare un esempio di immediata comprensione, non è stato certo equivoco: Cristo Giudice era bene al centro. Qui la stessa Vergine ha un ruolo marginale, il suo piede non schiaccia la bestia, piuttosto sembra difendersi, certo non la sconfigge. Dov’è Cristo Vincitore? Dov’è l’Arcangelo Gabriele? Non ci sono. C’è solo il rendere onore ad un terrificante drago rosso a sette teste che si erge - si badi bene - al di sopra della stessa Gerusalemme Celeste, stranamente posta non sopra ma sotto di lui.

Contempla la possibilità che con la sua indagine abbia preso il classico granchio?

In tutta onestà debbo dirle che i miei studi sono stati giudicati credibili sia da esponenti del mondo ecclesistico che da massoni professi a cui è stata chiesta una valutazione. Ciò detto però non sarebbe ragionevole escludere totalmente che io mi sia sbagliato, che tutta la mia analisi sia errata. Paradossalmente, però, la domanda più importante resterebbe in piedi: perché un cattolico totalmente estraneo alle dottrine esoteriche e alchemiche finisce per riscontrare in quelle che dovrebbero essere opere d'arte sacra dei simboli esoterico-massonici? Dov’erano i “controllori” dell’edilizia sacra mentre si realizzava un’opera dai connotati così ambigui?

Il 19 aprile si è aperto un nuovo capitolo. Le reliquie del santo, dopo 42 anni, sono state traslate da Santa Maria delle Grazie alla cripta della nuova chiesa, cripta che per la sua sontuosità non ha mancato di creare, uso un eufemismo, qualche perplessità.

Da devoto del Santo non posso fare a meno di notare la lenta e inesorabile trasformazione del Santuario in una sorta di circo!
La nuova cripta d’oro, che sarebbe certamente piaciuta a Ramses II o a Tutankhamon, è solo l’ultimo atto. Basterebbe leggere le volontà disattese di Padre Pio, come quella contenuta nel suo testamento dell’agosto 1923: “esprimo il mio desiderio che, ove i miei superiori non si oppongano, le mie ossa siano composte in un tranquillo cantuccio di questa terra”. Non esattamente sotto volte d’oro e pietre preziose, quindi.