martedì 20 luglio 2010

ELLADA... ERXOMAI!


Informo i lettori di Fides et Forma che il blog riposerà per una decina di giorni... mentre sarò nell'Ellade. Augurando un periodo di riposo per lo spirito oltre che per il corpo a tutti voi, vi lascio proponendovi la lettura di un saggio del professor Demetrios Costantelos, La Formazione della Mentalità Ellenica Cristiana Un contributo all'interpretazione del passo di Mt 16, 18. tratto da Christian Hellenism. Essays and Studies in Continuity and Change Pubblicato da Aristide D. Caratzas, New Rochelle, New York & Athens.

Un caro saluto a tutti!

Francesco Colafemmina

*

Dite questo al re; l’aula decorata è caduta a terra, Febo non ha più cella, né alloro di profezia, né fontana gorgogliante, perfino l’acqua cinguettante si è seccata.

Anonimo, Secolo quarto.


Il pensiero greco medievale o “Bizantino” fu il frutto della fusione di diverse tradizioni intellettuali, culturali e religiose dell’antichità, come quella greca, romana, ebrea, iranica e cristiana. Ma furono il pensiero umanistico dell’antica Ellade e la fede cristiana quelli che contribuirono di più alla genesi, formazione ed evoluzione del pensiero bizantino. Il pensiero dei greci antichi era molto più vivo durante l’era di Bisanzio perché i classici greci – letteratura, filosofia, storia, arte, istruzione e perfino mitologia – costituivano il programma di studi per tutto il millennio bizantino. Poiché l’era di Bisanzio era profondamente religiosa, il futuro del patrimonio culturale dei greci antichi – in particolare letteratura e filosofia – nell’Impero Bizantino veniva essenzialmente determinato dall’atteggiamento della Chiesa nei confronti della cultura laica.

I

Per rendersi conto del posto dei classici nello stato Bizantino, occorre capire la natura del conflitto tra il pensiero greco e la fede cristiana nel modo in cui si sviluppò nei primi secoli cristiani. L’incontro fra cristianesimo e paideia (cultura) classica produsse le forze che determinarono il futuro del pensiero greco bizantino.

Già all’epoca degli Apostoli, si tentò di presentare la nuova fede in modo comprensibile per i non ebrei. Giovanni scrisse il quarto Vangelo per gente di formazione greca. Le parole iniziali di Giovanni “In principio era il Verbo,” nonché la sua terminologia meditativa, mistica, simbolica e filosofica sono prestiti da Eraclito, dagli stoici e dal pensiero greco in generale. Le sue parole ben scelte verbo, luce, oscurità, carne, nascita, vita eterna, pane di vita, segno, spirito, risurrezione, e tanti altri cercavano di sottolineare non solo la preesistenza del Verbo di Cristo, ma anche la partecipazione di Dio nella storia fuori di Israele. Se ne desumeva che il Dio di Israele era il Dio dei greci, dei romani, degli sciti, e di altri, che non c’era conflitto essenziale tra il pensiero greco e la fede cristiana.

Questa linea di pensiero fu ulteriormente sviluppata da pensatori cristiani istruiti nei classici, come è il caso di qualche Padre Apostolico. Ad esempio, Giustino filosofo e martire (m. ca 165) insegnò che si può scoprire Dio attraverso gli scritti dei filosofi greci. La verità riguardante la natura e gli attributi di Dio fu affermata attraverso l’applicazione della ragione (logos), in particolare attraverso Eraclito e Socrate. Giustino mise in evidenza il fatto che tutti partecipano di Cristo, così cristiani come ebrei, greci o romani. “Tutti quanti vivono in conformità alla ragione sono cristiani, perfino quelli classificati come atei.” Sottolineò il fatto che gli insegnamenti di Platone o le dottrine degli stoici, dei poeti e dei prosatori dell’antichità greca, non erano contrari a quelli di Cristo. “Poiché tutti attraverso la loro partecipazione al Logos divino spermatico, parlavano bene . . . Tutto quello che è stato correttamente detto da chiunque appartiene a noi cristiani” (1) Parte dell’Occidente cristiano adottò una linea di pensiero diversa; ad esempio. Tertuliano, l’apologeta cristiano del secondo secolo, satireggiò con disprezzo “i sostenitori di un cristianesimo stoico, platonico o dialettico (aristotelico).” Il cristianesimo latino lottò durante parecchi secoli contro la questione tertuliana “Cosa ha Atene a che vedere con Gerusalemme?(2) Il cristianesimo greco riuscì a raggiungere fin dai primi tempi un equilibrio tra la saggezza delle due città: quella Thyrathen, o ellenica e quella sacra, o ebraica. Il cristianesimo ricevette il pensiero greco come un dono della Divina Provvidenza.

L’atteggiamento occidentale nei confronti delle lettere classiche veniva determinato dal livello culturale o dalla sua mancanza prevalente nell’Ovest in seguito alle invasioni barbariche. Mentre il cristianesimo aveva fatto pochi progressi tra l’aristocrazia romana, e le classi colte sfoggiavano una forte resistenza alla nuova fede, la gente ordinaria convertitasi al cristianesimo riteneva pericoloso il contatto con il sapere classico; il suo studio era, se non peccaminoso, scherzare col fuoco. Questa paura, corrispondente alla mentalità romana più conservatrice e tradizionale (contrariamente a quella greca più irrequieta e curiosa) incise sui cristiani colti che avevano conciliato la nuova fede con la cultura classica.

lunedì 19 luglio 2010

QUANDO LA CHIESA NON TROVA PACE: IL CASO DI SANTA MARIA INFRAPORTAS A FOLIGNO


di Francesco Colafemmina

Che a Foligno amassero i cubi lo potevamo dedurre dal cubo cementizio di Fuksas, costato svariati milioni di euro nonostante l'indiscutibile orrore che ne promana.
Non potevamo immaginare, però, che i cubi venissero anche installati al posto degli altari, come è accaduto recentemente nella chiesa più antica della cittadina umbra, quella di Santa Maria Infraportas.
Eretta nell'XI secolo, Santa Maria Infraportas può vantare uno straordinario numero di rimaneggiamenti e ripensamenti, soprattutto nel corso dell'ultimo secolo.
Vediamo un po' di far luce sul perché delle modifiche che ne hanno lentamente cambiato i connotati, sino al più recente adeguamento liturgico.


Ecco come si presenta il presbiterio della chiesetta nel primo dopoguerra. Le balaustre sono al loro posto, sulle pareti si notano affreschi probabilmente di epoca settecentesca. Un coro ligneo circonda il presbiterio, mentre le finestre dello pseudo abside sono poste ai lati di una grande pala raffigurante la Vergine Santissima. Una piccola bifora fa entrare la luce dalla lunetta superiore dell'abside. Sull'altare un piccolo tabernacolo sormontato dalla croce e i candelabri con reliquiari incorporati. Notate anche la presenza di due candelabri affissi alle pareti, dai quali pendono due lanterne. Si intravvede sulla sinistra il pulpito ligneo.

Passiamo quindi agli anni '80 ca.:


La chiesa è completamente spoglia, grazie a ripetuti interventi che partono dal restauro del 1957. Il presbiterio è completamente mutato. Non c'è più traccia del coro né tantomeno della pala d'altare. Le balaustre sono state abbattute e sostituite da una sorta di bassa ringhiera. Si è scoperta una bifora singola che sale sino alla volta dell'abside. I due solenni candelabri con le lanterne sono stati sostituiti da colonnine con due ceri rossi da camposanto... L'altare sembra ancora mantenere un po' di solennità. Per il resto sembra di essere in un bianco trullo di Alberobello...

Arriviamo dunque al 2000, quando la chiesa diventa anche luogo di incontro di gruppi neocatecumenali:


Ecco apparire un ambone con tanto di trinità kikiana (un rifacimento di quella famosa di Rublev). Le sedi dei celebranti sono messe dinanzi all'altare. Una Madonna e un Crocifisso appaiono misteriosamente a visitare questo luogo spoglio e violentato dall'uomo. Due vasi di fiori, al posto delle due colonnine con i lumini rossi, abbelliscono un presbiterio ormai privo della sua solennità. Tappeti persiani servono a dare decoro ad un luogo che ormai ha perso le ragioni del suo decoro. La bifora dell'abside è coperta da una tela priva di cornice, secondo la prassi sciatta e archeologistica particolarmente in voga negli ultimi vent'anni. Al bianco trullesco si sostituisce la scoperta della pietra viva.


Veniamo quindi ai giorni nostri. Il presbiterio ha ancora una volta cambiato volto! Sui lati sono state aperte due arcate che lo mettono in comunicazione con le piccole navate laterali, secondo il principio della "comunicazione democratica" fra presbiterio e luogo dell'assemblea. Le sedi sono passate dietro l'altare che questa volta ha preso la forma di un cubo di pietra. Ancora una volta riappare una finestra istoriata sull'abside che prende il posto della precedente pala d'altare. Tre candelabri palesemente kitsch sono deposti ai piedi dell'altare. Due statue nelle nicchie dell'abside sono testimoni silenziosi dell'ennesimo cambiamento...

Da quest'altra foto possiamo poi vedere come siano comparsi nuovi banchi dal design moderno, asettico ed essenziale.

P.s. il Tabernacolo non si sa che fine abbia fatto... Pare che alcuni cittadini abbiano indetto una caccia al tesoro... ma la Diocesi ha fatto sapere che di quel tesoro non gliene importa proprio un fico secco!

martedì 13 luglio 2010

LA DECADENZA DELL'ARTE E DELL'ARCHITETTURA SACRA: UNA RIVOLUZIONE DA FERMARE AL PIU' PRESTO!



Cari amici, si è svolto oggi a Roma l'incontro alla presenza di Mons. Ravasi sui temi a noi cari. Purtroppo non ho potuto partecipare per un impegno di lavoro improvviso che mi ha portato a Londra... Ad ogni modo la mia presenza c'è stata sottoforma del contributo che è stato distribuito ai partecipanti dall'amico Manuel Grillo e che trovate qui sotto. Un resoconto dell'incontro - per quanto ne ho capito non particolarmente entusiasmante - sarà pubblicato a breve.

Ecco il testo del mio intervento:

LA DECADENZA DELL'ARTE E DELL'ARCHITETTURA SACRA:
UNA RIVOLUZIONE DA FERMARE AL PIU' PRESTO!

di Francesco Colafemmina

Lassù in alto, sulla montagna
C'è una chiesetta solitaria.
La sua campana non suona,
E non vi canta neppure un prete.

Una sola candela
E una croce di pietra
Sono il solo ornamento
Della povera chiesetta.

Ma il viandante che passa
Si ferma e s'inginocchia
E con gran devozione
Bacia la sua bianca croce.

Anghelos Vlàchos

Introduzione

Per formulare un pur breve discorso intorno all’odierna condizione delle arti e dell’architettura sacra, credo sia necessario partire da una premessa largamente condivisa: le arti liturgiche e l’architettura chiesastica vivono oggi uno dei più gravi periodi di crisi nella storia del Cattolicesimo.

Consapevoli di una tale oggettiva realtà, non possiamo far altro che cercare di individuare le ragioni di una simile crisi, svilupparne una critica fondata e formulare, infine, delle proposte che consentano alla nostra Chiesa di ritornare ad esser autentico faro del bello per mezzo del quale risplende la Verità di Cristo.

Anche se tutti possiamo convenire sull’attuale decadenza delle arti sacre, probabilmente a non tutti noi è chiaro il senso di questo termine: decadenza. Decade ciò che per processo fisico e naturale passa da una condizione di pienezza, di fiorita vigoria, ad un’altra miseranda, fatta di vecchiaia e deperimento. Le arti e l’architettura sacre sembrano invece decadere per un atto volitivo e programmatico, non per inerzia o fisica reazione. E siccome gli atti di volontà nella Chiesa sono eminentemente personali e non impersonali o stratificati in ciò che siamo soliti definire “tradizione” è agli uomini che ci tocca guardare.

Per leggere il seguito clicca qui!

sabato 10 luglio 2010

PRESENTAZIONE A SAN MARCO IN LAMIS

Veduta panoramica di San Marco in Lamis

Questa sera alle ore 19.30 presso la Biblioteca Comunale di San Marco in Lamis (Foggia) si terrà la presentazione del volume
"Il Mistero della chiesa di San Pio"

Oltre all'autore, Francesco Colafemmina, nterverranno:

Il Sindaco Avv. Michelangelo Lombardi
Don Matteo De Meo (docente di Teologia Fondamentale ed Ecclesiologia presso la Facoltà Teologica Pugliese)
Manuel Maria Grillo (Edizioni Settecolori)

venerdì 9 luglio 2010

PRESENTAZIONE AD ACQUAVIVA DELLE FONTI

La Cattedrale della mia città natale...

Presentazione del volume "Il Mistero della chiesa di San Pio"
ad Acquaviva delle Fonti (Bari)

Oggi 9 luglio 2010 alle 19.30 sarà presentato ad Acquaviva delle Fonti nel salone delle feste di Palazzo De Mari il volume di Francesco Colafemmina “Il Mistero della chiesa di San Pio”. La presentazione sarà introdotta da un intervento del sindaco, ing. Francesco Squicciarini e moderata da Manuel Maria Grillo, editore della Casa Editrice Settecolori per i cui tipi è stato pubblicato il saggio. Interverranno l’autore e don Matteo De Meo, docente di Teologia fondamentale ed Ecclesiologia presso la Facoltà Teologica Pugliese.

Il saggio affronta le problematiche dell’arte e dell’architettura sacra oggi partendo dall’analisi del nuovo santuario per San Pio realizzato da Renzo Piano e aperto al culto nel 2004. Nell’aprile del 2010 le spoglie mortali di Padre Pio sono state poi traslate nel nuovo santuario. Ma quest’opera architettonica costata più di 40 milioni di euro cela forse simbologie massoniche ed esoteriche? Non è forse un’opera dalla forma insolita e piena di arcane opere d’arte sacra? E soprattutto è una chiesa in linea col millenario magistero della Chiesa?

Tutti questi argomenti sono affrontati attraverso un dettagliato studio sempre guidato dalla fedeltà al magistero della Chiesa Cattolica Romana. Il saggio, che ha ricevuto un positivo riscontro presso la stampa italiana, costituisce un momento di riflessione anche sulla condizione disastrosa delle arti e dell’architettura sacra contemporanee, in un panorama che vede sempre più diffuse chiese dalle forme strane e del tutto aliene alla tradizione ed opere d’arte eccentriche e provocatorie.

pp. 216
Edizioni Settecolori
Prezzo € 15
Il ricavato del volume sarà devoluto in beneficenza

giovedì 8 luglio 2010

PROMEMORIA PER IL 13 LUGLIO: "VENITE, DUNQUE: VEDETE, AMMIRATE"!


Dall'Allocuzione di S.S. Papa Pio XI
in occasione dell'inaugurazione della nuova pinacoteca vaticana
27 ottobre 1932

"Tante opere d’arte, indiscutibilmente e per sempre belle, come quelle che stiamo per passare ammirando in rassegna; opere nella quasi totalità così profondamente ispirate al pensiero ed al sentimento religioso, da farle sembrare, ora, come fu ben detto, delle ingenue e fervorose invocazioni e preghiere, ora dei luminosi inni di fede, ora delle sublimi elevazioni e dei veri trionfi di gloria celeste e divina; tante e tali opere Ci fanno (quasi per irresistibile forza di contrasto) pensare a certe altre così dette opere d’arte sacra, che il sacro non sembrano richiamare e far presente se non perché lo sfigurano fino alla caricatura, e bene spesso fino a vera e propria profanazione. Se ne tentano le difese in nome della ricerca del nuovo, e della razionalità delle opere.

Ma il nuovo non rappresenta un vero progresso se non è almeno altrettanto bello ed altrettanto buono che l’antico, e troppo spesso questi pretesi nuovi sono sinceramente, quando non anche sconciamente, brutti, e rivelano soltanto l’incapacità o l’impazienza di quella preparazione di cultura generale, di disegno — di questo soprattutto — di quella abitudine di paziente e coscienzioso lavoro, il difetto e l’assenza delle quali danno luogo a figurazioni, o più veramente detto, a deformazioni, alle quali vien meno la stessa tanto ricercata novità, troppo somigliando a certe figurazioni che si trovano nei manoscritti del più tenebroso Medioevo, quando si eran perdute nel ciclone barbarico le buone tradizioni antiche ed ancora non appariva un barlume di rinascenza.

Il simile avviene quando la nuova sedicente arte sacra si fa a costruire, a decorare, ad arredare quelle abitazioni di Dio e case di orazione che sono le nostre chiese.

Abitazioni di Dio e case di orazione, ecco, secondo le parole di Dio stesso o da Lui ispirate, ecco il fine ed il motivo d’essere delle sacre costruzioni; ecco le supreme ragioni alle quali deve incessantemente ispirarsi e costantemente ubbidire l’arte che voglia dirsi ed essere sacra e razionale, sotto pena di non essere più né razionale né sacra; come non è più arte razionale né arte umana (e vogliamo dire degna dell’uomo e rispondente alla sua natura) l’arte amorale, come dicono, la quale nega e dimentica e non rispetta la sua suprema ragione di essere, che è d’essere perfettiva di una natura essenzialmente morale.

Le poche e fondamentali idee, che abbiano piuttosto accennate che esposte, lasciano abbastanza chiaramente intendere il Nostro giudizio pratico, circa la così detta nuova arte sacra. Lo abbiamo del resto già più volte espresso con uomini d’arte e con sacri Pastori: la Nostra speranza, il Nostro ardente voto, la Nostra volontà può essere soltanto che sia ubbidita la legge canonica, chiaramente formulata e sancita anche nel Codice di Diritto Canonico, e cioè: che tale arte non sia ammessa nelle Nostre chiese e molto più che non sia chiamata a costruirle, a trasformarle, a decorarle, pur spalancando tutte le porte e dando il più schietto benvenuto ad ogni buono e progressivo sviluppo delle buone e venerande tradizioni, che in tanti secoli di vita cristiana, in tanta diversità di ambienti e di condizioni sociali ed etniche, hanno dato tanta prova di inesauribile capacità di ispirare nuove e belle forme, quante volte vennero interrogate o studiate e coltivate al duplice lume del genio e della fede.

Incombe ai Nostri Fratelli di Episcopato, sia per il divino mandato che li onora e sia per la esplicita disposizione del Codice sacro, incombe, dicevamo, ai Vescovi per le loro rispettive Diocesi, come a Noi per tutta la Chiesa, invigilare affinché tanto importanti disposizioni del Codice stesso siano ubbidite ed osservate, e nulla nell’usurpato nome dell’Arte venga ad offendere la santità delle chiese e degli altari, a disturbare la pietà dei fedeli.

Siamo ben lieti di poter ricordare che già da tempo ed anche recentemente, da vicino a Noi e da lontano, non poche voci si sono levate a difesa delle buone tradizioni ed a riprovazione e condanna di troppo manifeste aberrazioni.

È con particolare compiacenza che fra le accennate voci ricordiamo quelle di Sacerdoti e di Vescovi, di Metropoliti e Cardinali, e tanto più solenni, concordi ed istruttive dove più grande appariva il bisogno.

Ma ecco che l’importanza delle cose e… la vostra filiale attenzione… quasi Ci facevano dimenticare di avervi Noi invitati non ad udire, ma a vedere ed ammirare… Venite dunque: vedete, ammirate."

lunedì 5 luglio 2010

ARTE E ARCHITETTURA SACRA: LE RAGIONI DI UNA DECADENZA VOLUTA


di Francesco Colafemmina

Scandali grandi e piccoli volteggiano attorno alla nostra Chiesa. Si direbbe quasi che ad essere minacciato sia lo stesso messaggio evangelico (l'incarnazione, morte e resurrezione di Cristo per la salvezza dell'uomo), ormai quasi nascosto nella nebbia di parole, ipocrisie e veleni che in questi mesi si è sulfureamente diffusa in tutto il mondo.

In questo contesto di persecuzione interna ed esterna sembra quasi inutile e secondario parlare di bellezza, di arte e di architettura. Sono tutti argomenti fondamentali che si tramutano in vili accessori del culto, quando ad essere minacciato è proprio ciò che è alla radice di quel culto.

Poi ci pensiamo su per un attimo e vien facile rispondere che no, la bellezza del culto, della liturgia e dei luoghi ad essa deputati, non è un argomento slegato dalla complessiva crisi della Chiesa Cattolica. Vediamo allora perché!

Non vorrei apparire un po' sconveniente o ripetitivo, ma è innegabile che la Chiesa Cattolica sia oggi messa in crisi da almeno due secoli di lotta con la massoneria. Questa lotta nel XX secolo si è pian piano trasformata in una lenta infiltrazione della massoneria o, se preferite, del pensiero massonico, all'interno della Chiesa. Certo, il pensiero massonico ha invaso le nostre vite, trasformato la società, ricostruito la percezione dell'esistenza, attraverso un certosino lavoro di rieducazione intellettuale e spirituale delle masse. Pure, la Chiesa non si è data molto da fare in tal senso. Si è prima arresa e poi si è lasciata infiltrare.
Chiaramente certa opera di infiltrazione è lenta e meticolosa. Risale di sicuro a decine e decine di anni fa. Oggi però le metastasi di questo tumore stanno rivelando un corpo malato e dalla difficile guarigione. Un corpo malato che ha bisogno di tante cure: l'importante è però che tali cure siano dirette nella giusta direzione.

Prendiamo un documento datato come il Sillabo di Pio IX. D'accordo non esprime più tutte le verità della Chiesa, giacché in molte sue parti è stato messo in discussione. E allora dovremmo leggerlo proprio per questa ragione, per comprendere come e dove il pensiero massonico si è infiltrato nella Chiesa. Un esempio ci è dato dall'intero Capitolo III (Indifferentismus - Latitudinarismus) dove si condannano di seguito le seguenti tesi:

a. Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, col lume della ragione, reputi vera.
b. Gli uomini nel culto di qualsiasi religione possono trovare la via dell'eterna salvezza e l'eterna salvezza conseguire.
c. Almeno è da sperare bene dell'eterna salvezza di tutti quelli che assolutamente non si trovano nella vera Chiesa di Cristo.
d. Il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella qual forma, del pari che nella Chiesa Cattolica, è dato di piacere a Dio.

Inutile descrivere la confusione su questi quattro argomenti che oggi regna in ambito cattolico. E questa è solo una parte minima del Sillabo. Pensiamo poi a tutte le grandi encicliche dei Papi che hanno vissuto le rivoluzioni dell'ottocento. Vorrei citarvene largamente, una, pressoché sconosciuta, di Papa Pio VIII, la Traditi humilitati nostrae del 1829. Guardate come ci aiuta a comprendere cosa sia accaduto nel corso di quasi due secoli e quanto sia stata dura la lotta oggi esitata in una diffusa rovina che il Salvatore ci assicura non sarà mai totale o risolutiva:

"Ma per non sollecitare senza motivo chi già s’affretta, ometteremo volentieri di intrattenervi a lungo circa i doveri che devono essere tenuti presenti nell’esercizio del vostro ministero, secondo quanto prescrivono i sacri canoni; non occorre ricordarvi che nessuno deve abbandonare il luogo e la custodia del gregge a lui affidato e con che cura e diligenza si deve affrontare la scelta dei ministri sacri. Rivolgiamo piuttosto le Nostre preghiere a Dio Salvatore perché vi protegga con la potenza della sua grazia e conduca a felice esito le vostre azioni e i vostri sforzi.

Malgrado ciò, anche se il Signore Ci conforta per il vostro coraggio, Venerabili Fratelli, Noi siamo costretti ad essere ancora tristi, avvertendo le crudeli amarezze che, pur in una situazione di pace, i figli di questo secolo Ci infliggono. Parliamo, o Fratelli, di quei mali noti, manifesti che deploriamo con comuni lacrime, e che con solidale impegno dobbiamo correggere, estirpare, sconfiggere. Parliamo degli innumerevoli errori, delle dottrine perverse che combattono la fede cattolica, non più in segreto e di nascosto ma con palese accanimento.

Voi sapete in che modo uomini scellerati abbiano alzato insegne di guerra contro la Religione, ricorrendo alla filosofia, di cui si proclamano dottori, e a fatui sofismi tratti da idee mondane. Questa Romana Santa Sede del beatissimo Pietro, su cui Cristo pose le fondamenta della sua Chiesa, è soprattutto perseguitata; a poco a poco si spezzano i vincoli della sua unità. Si incrina l’autorità della Chiesa, i sacri ministri vengono isolati e disprezzati. Sono rifiutati i più virtuosi precetti, derisi i riti divini, il culto di Dio è esecrato dal peccatore (Sir 1,32); tutto ciò che riguarda la Religione è considerato come una vecchia favola e come vana superstizione. Diciamo tra le lacrime: "Davvero ruggirono i leoni sopra Israele (Ger 2,25); davvero si riunirono contro Dio e contro Cristo; davvero gli empi hanno gridato: distruggete Gerusalemme, distruggetela sino alle fondamenta" (Sal 137,7).

A questo fine mira la turpe congiura dei sofisti di questo secolo, che non ammettono alcun discrimine tra le diverse professioni di fede; che ritengono sia aperto a tutti il porto dell’eterna salute, qualunque sia la loro confessione religiosa, e che tacciano di fatuità e di stoltezza coloro che abbandonano la religione in cui erano stati educati per abbracciarne un’altra, fosse pure la Religione Cattolica. Certamente è un orrendo prodigio d’empietà attribuire la stessa lode alla verità e all’errore, alla virtù e al vizio, alla onestà e alla turpitudine.

È davvero letale questa forma d’indifferenza religiosa ed è respinta dal lume stesso della ragione naturale, la quale ci avverte chiaramente che tra religioni discordanti se l’una è vera, l’altra è necessariamente falsa, e che non può esistere alcun rapporto tra luce e tenebre. Occorre, Venerabili Fratelli, premunire i popoli contro questi ingannatori, insegnare che la Cattolica è la sola vera religione, secondo le parole dell’Apostolo: "Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo" (Ef 4,5). Perciò sarà un profano, come diceva Girolamo , colui che mangerà l’agnello fuori da questa casa, e perirà colui che durante il diluvio non si rifugerà nell’arca di Noè. E infatti, oltre il nome di Gesù, nessun altro nome è concesso agli uomini che possa salvarli (At 4,12); chi avrà creduto sarà salvo, chi non avrà creduto sarà condannato (Mc 16,16).

Bisogna inoltre vigilare sulle società di coloro che pubblicano nuove traduzioni della Bibbia in ogni lingua volgare, contro le salutari regole della Chiesa, per cui i testi vengono astutamente travisati in significati aberranti, a seconda degli umori di ciascun traduttore. Tali versioni vengono distribuite gratuitamente dappertutto, con spese esorbitanti, anche ai più ignoranti, e spesso vi sono inseriti perversi scritti in modo che i lettori bevano un letale veleno, là dove credevano di attingere le acque della salutare sapienza. Già da tempo la Sede Apostolica ha messo in guardia il popolo cristiano contro questo attentato alla fede, e ha condannato gli autori di così grande iattura. A tale scopo furono nuovamente richiamate alla memoria di tutti le regole statuite per decisione del Concilio di Trento e quanto fu disposto dalla stessa Congregazione dell’Indice per cui non devono essere consentite le versioni in lingua volgare dei sacri testi, salvo non siano approvate dalla Santa Sede e accompagnate da commenti tratti dalle opere dei Santi Padri della Chiesa . Allo stesso scopo il sacro Concilio Tridentino, per infrenare gl’ingegni più irrequieti, emise il seguente decreto: "In materia di fede e di costumi che riguardino la dottrina cristiana, nessuno osi confidare nel proprio senno e tradurre la sacra scrittura deformandola a proprio talento, ossia interpretarla in un senso diverso da quello che la Santa Madre Chiesa ha sempre seguito o contro l’unanime concordanza dei Padri".

Sebbene appaia evidente da questi decreti canonici che tali insidie contro la Religione Cattolica sono state da molto tempo respinte, tuttavia gli ultimi Nostri Predecessori di felice memoria, pieni di sollecitudine per l’incolumità del popolo cristiano, ebbero cura di reprimere quei nefasti ardimenti che essi vedevano rinnovarsi ovunque, e sull’argomento pubblicarono severe lettere apostoliche (Si leggano, fra le altre, la lettera apostolica di Pio VII all’Arcivescovo di Gniezno dell’1 giugno 1816, e all’Arcivescovo di Mohilew, del 3 settembre 1816). Usate le stesse armi, Venerabili Fratelli, per combattere le battaglie del Signore, mentre corre così grande pericolo la sacra dottrina, in modo che il letale veleno non si diffonda nel vostro gregge, portando a rovina gli stessi Sovrani.

Così, dopo aver evitato lo stravolgimento delle sacre scritture, è vostro dovere, Venerabili Fratelli, indirizzare gli sforzi contro quelle società segrete di uomini faziosi che, nemici di Dio e dei Principi, sono tutti dediti a procurare la rovina della Chiesa, a minare gli Stati, a sovvertire l’ordine universale e, infranto il freno della vera fede, si sono aperti la via ad ogni sorta di scelleratezze. Costoro si sforzano di nascondere nelle tenebre di riti arcani la iniquità dei loro conciliaboli e le decisioni che vi assumono, e per questo motivo hanno suscitato gravi sospetti circa quelle imprese infami che per la tristezza dei tempi, come da spiraglio di un abisso, eruppero a suprema offesa del consorzio religioso e civile. Perciò i sommi Pontefici Clemente XII, Benedetto XIV, Pio VII e Leone XII (Clemente XII, con la costituzione In eminenti; Benedetto XIV con la costituzione Providas; Pio VII, con la costituzione Ecclesiam a Jesu Christo; Leone XII con la costituzione Quo graviora), dei quali siamo successori anche se di granl unga inferiori per meriti, scomunicarono quelle società segrete (qualunque fosse il loro nome)con pubbliche lettere apostoliche, le cui disposizioni Noi confermiamo nella pienezza del Nostro potere apostolico ordinando la scrupolosa osservanza di esse. Noi, con tutto il Nostro zelo, vigileremo perché la Chiesa e la società civile non ricevano alcun danno dalla cospirazione di tali sette e invochiamo la vostra quotidiana assiduità in tale impresa, in modo che, indossando l’armatura della costanza e rinsaldando validamente l’unità degli spiriti, Noi possiamo sostenere la nostra causa comune, o, meglio dire, la causa di Dio, al fine di distruggerei baluardi eretti dalla fetida empietà di uomini scellerati.

Tra tutte queste società segrete, abbiamo deciso di descriverne una in particolare, costituita di recente con lo scopo di corrompere l’animo degli adolescenti che frequentano i ginnasi e i licei. Tale setta si adopera, con scaltrezza, di assumere maestri corrotti che conducano i discepoli sui sentieri di Baal, con dottrine contrarie a Dio, ben sapendo che le menti e i costumi degli alunni sono plasmati dai precetti degli insegnanti.

Siamo perciò indotti a deplorare, gemendo, che la licenza dei giovani sia giunta al punto di rimuovere il timore della Religione, di rifiutar la disciplina dei costumi, di opporsi alla santità della più pura dottrina, di calpestare i diritti del potere religioso e civile, di non vergognarsi più di alcun delitto, di alcun errore, di alcuna audacia, per cui possiamo dire di essi, con Leone Magno: "La loro legge è la menzogna, il demonio la loro religione, la turpitudine il loro culto" . Allontanate tutti questi mali dalle vostre Diocesi, o Fratelli, e, per quanto vale la vostra autorità e il vostro ascendente, fate in modo che siano incaricati della educazione dei giovani uomini eminenti non solo per la loro cultura letteraria, ma soprattutto per purezza di vita e di pietà.

In tal senso vigilate con la più assidua sollecitudine nei seminari sui quali a voi in modo particolare è stata affidata la sorveglianza dai Padri del Concilio Tridentino . Dai seminari infatti devono provenire coloro che, compiutamente educati alla disciplina cristiana ed ecclesiastica, e ai princìpi della più sana dottrina, dimostreranno tale devozione nell’adempimento del loro divino ministero, tale dottrina nella educazione del popolo, tale severità di costumi che il ministero a loro affidato sarà apprezzato anche dai profani, ed essi potranno, con virtuose parole, rimproverare coloro che si allontanano dal sentiero della giustizia. Noi chiediamo alla vostra sollecitudine, per il bene della Chiesa, di dedicare tutto il vostro zelo nella scelta di coloro ai quali dovrà essere affidata la cura delle anime, in quanto dalla oculata scelta dei parroci deriva soprattutto la salute del popolo, e nulla contribuisce di più alla rovina delle anime quanto essere guidati da coloro che cercano il proprio bene e non quello di Gesù Cristo, o da coloro che, scarsamente imbevuti di vero sapere, si fanno volgere in giro da ogni vento e non sanno condurre il loro gregge ai salutari pascoli che non conoscono o che disprezzano.

Dal momento che proliferano ovunque smisuratamente libri funesti, mediante i quali l’insegnamento degli empi si diffonde come un tumore in tutto il corpo della Chiesa (2Tm 2,17), vigilate sul gregge e non sottraetevi a nessuna fatica pur di scongiurare la peste di quei libri, dei quali nulla è più pernicioso; ammonite le pecore di Cristo a voi affidate con le parole di Pio VII, Nostro santissimo Predecessore e benefattore (In litt. encyclicis ad universos episcopos datis Venetiis), secondo le quali il gregge deve considerare come pascoli salutari (e di essi nutrirsi) solo quelli a cui li abbiano invitati la voce e l’autorità di Pietro; qualora quella voce lo diffidi e lo richiami indietro da altre pasture, le si consideri nocive e pestifere, ci si allontani da esse con orrore, non ci si lasci ingannare da nessuna apparenza o perversa lusinga.

Ma, dati i tempi in cui viviamo, abbiamo deciso di raccomandare vivamente al vostro amore per la salute delle anime, di inculcare nel vostro gregge la venerazione per la santità del matrimonio, in modo che non accada mai nulla che diminuisca la dignità di questo grande sacramento, che offenda la purezza del letto nuziale, che possa insinuare alcun dubbio sulla indissolubilità del vincolo matrimoniale; si potrà raggiungere questo intento se il popolo cristiano sarà pienamente convinto che il matrimonio non è soltanto soggetto alle leggi umane ma anche alla legge divina; che bisogna considerarlo un bene sacro e non solo una realtà terrena, e che perciò è totalmente soggetto alla Chiesa. Infatti il vincolo coniugale che un tempo non aveva altro scopo che di procreare e di continuare la specie, ora è stato innalzato da Cristo Signore alla dignità di sacramento e arricchito di doni celesti, in quanto la Grazia ne perfeziona la natura; pertanto quel vincolo non è allietato tanto dalla prole, quanto piuttosto dall’educarla a Dio e alla sua divina Religione: così tende ad accrescere il numero degli adoratori del vero Dio. Risulta infatti che questa unione matrimoniale, di cui Dio è autore, raffigura la perpetua e sublime unione di Cristo Signore con la Chiesa, e che questa strettissima unione tra marito e moglie è un sacramento, ossia un sacro simbolo dell’amore immortale di Cristo per la Sua Sposa. In tal modo è necessario istruire i popoli (Legatur catechism. Rom. ad parochos de matrimon.) e spiegare ad essi ciò che è stato sancito e ciò che è stato condannato dalle regole della Chiesa e dai decreti dei Concilii, affinché i popoli operino in modo di conseguire la virtù del sacramento e non osino compiere ciò che la Chiesa ha condannato; e, per quanto possiamo, chiediamo al vostro zelo di prestarvi in questo con tutta la pietà, la dottrina e la diligenza di cui siete dotati.

Avete appreso, Fratelli, ciò che ora più di ogni altra cosa suscita dolore in Noi che, posti sul soglio del Principe degli Apostoli, dobbiamo essere presi dall’amore per tutta la casa di Dio. Si aggiungono anche altri argomenti, non meno gravi, che qui sarebbe lungo enumerare e che voi sicuramente conoscete. Ma potremmo Noi trattenere la Nostra voce in una congiuntura così difficile per la cristianità? Forse che, impediti da motivi umani, o torpidi nell’indolenza, sopporteremo in silenzio che sia lacerata la tunica di Cristo Salvatore, che neppure i soldati che lo crocifissero osarono dividere? . Non accada, carissimi, che al gregge disperso venga a mancare la protezione del pastore amoroso e sollecito! Noi non dubitiamo che voi farete anche più di quanto vi chiede questo scritto e che vi adoprerete con i precetti, i consigli, le opere, lo zelo, a favorire la Religione avita, a diffonderla e a proteggerla.

Per la verità, ora, nella crudezza della situazione, dobbiamo in particolar modo pregare in ispirito e con maggior fervore; dobbiamo supplicare Dio affinché, come risanale piaghe d’Israele, faccia sì che la sua santa Religione fiorisca ovunque, e permanga incrollabile la vera felicità dei popoli; affinché il Padre della misericordia, volgendo lo sguardo propizio sui giorni del Nostro ministero, si degni di custodire e illuminare il pastore del suo gregge. Vogliano i potentissimi Principi, con il loro animo nobile ed elevato, favorire lo zelo e gli sforzi Nostri; quel Dio che loro ha donato un cuore docile all’adempimento delle sue prescrizioni, li rassicuri con un supplemento di sacri carismi, in modo che con tenacia compiano quelle azioni che riescano utili e salutari alla Chiesa afflitta da tante calamità."

Così, tutti gli argomenti che accoravano Pio VIII si sono trasformati in meno di due secoli nel pane quotidiano della Chiesa Cattolica. Una trasformazione lenta, per carità, ma anche molto molto profonda. Dov'è quindi il nesso con il problema dell'arte e dell'architettura sacra?

Ebbene, è molto semplice. Quando si parla di arte sacra oggi, si suole spesso aggiungere che le condizioni in cui verserebbe l'arte sarebbero di profonda decadenza. Personalmente credo che le cose non stiano in questi termini. La decadenza è infatti un fenomeno "naturale", indipendente dalla volontà. In questo senso si può ascrivere a fattori esterni che deresponsabilizzano l'uomo. Al contrario, sono convinto che la crisi odierna delle arti e dell'architettura sacra sia dovuta a mera volontà umana. Faccia parte di un "piano" per cambiare radicalmente volto al culto cattolico e alla religione stessa nei suoi fondamenti teologici. D'altra parte così come il cambiamento dottrinale è risultato in un capovolgimento delle verità assolute della Chiesa di soli 2 secoli fa, o in una ambiguazione diffusa di quelle verità. Allo stesso modo anche l'arte e l'architettura devono "incarnare" quella trasformazione dottrinale e devono farlo con ancor maggiore lena, giacché mentre a non tutti i fedeli sono chiare le sfumature ed i dettagli della teologia e della dottrina, tutti i fedeli devono al contempo essere colpiti ed assuefarsi ai cambiamenti dell'arte e dell'architettura sacra, autentici testimoni di un cambiamento più profondo cui adattare prima la propria percezione del sacro e del culto divino e poi la propria consapevolezza religiosa.

Fine prima parte