
di Francesco Colafemmina
Il 24 settembre scorso inviavo alla Diocesi di Acerra il seguente messaggio:
Gentili Signori,
Leggendo il bando del concorso per l’adeguamento liturgico della Cattedrale di Acerra, pubblicato sul sito internet diocesano e già arrivato alla seconda fase di selezione delle proposte progettuali, non ho potuto non notare l’assenza fra i documenti elencati a pagina 5 del suddetto bando, di un documento di fondamentale importanza e ben più recente delle norme per l’adeguamento liturgico CEI. Mi riferisco all’Esortazione Apostolica postsinodale “Sacramentum Caritatis” di Papa Benedetto XVI, pubblicata nel 2007.
Tale documento, mette in discussione taluni dati delle norme CEI, in particolare quando all’art.69 afferma: “in relazione all'importanza della custodia eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo, il Sinodo dei Vescovi si è interrogato riguardo all'adeguata collocazione del tabernacolo all'interno delle nostre chiese. La sua corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. È necessario pertanto che il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa. A tale fine, occorre tenere conto della disposizione architettonica dell'edificio sacro: nelle chiese in cui non esiste la cappella del Santissimo Sacramento e permane l'altare maggiore con il tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale struttura per la conservazione ed adorazione dell'Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante.”

Altare Maggiore
In particolare il testo ufficiale in lingua latina ribadisce: "opportunum est eadem uti structura ad servandam et adorandam Eucharistiam, dum impeditur ne celebrantis sedes ante eam collocetur".
Vista, tra l'altro, la particolare vigoria dell'insegnamento liturgico di Papa Benedetto XVI, e il suo costante impegno per scongiurare interventi di "adeguamento" spesso ideologici e distruttivi di quel senso della continuità della Chiesa che più volte il Santo Padre ha rammentato, sarebbe opportuno tener conto anche di questo elemento normativo nellavalutazione di un "adeguamento" liturgico.
Oltretutto è significativo che il Santo Padre abbia fatto restaurare la Cappella Paolina in Vaticano, ripristinando l'antico altare, senza alcuna forma di pregiudizio liturgico verso la celebrazione coram Deo.
La preziosa cattedrale di Acerra presenta tra l'altro una perfetta armonia fra altare, iconografia e funzionalità liturgica che andrebbe in ogni caso irrimediabilmente persa con forme invasive di "adeguamento".
D'altra parte vi sono ragioni specifiche per cui non si debba considerare l'applicazione della Sacramentum Caritatis in questo progetto?
E forse Sua Eccellenza Mons. Rinaldi reputa le esortazioni apostoliche meno importanti dei documenti della CEI? E più fondamentale dedicare, in questo periodo di grave crisi economica, 200.000 € ad un adeguamento liturgico (quasi che fra vetus e novus ordo vi fosse rottura e discontinuità - contrariamente a quando afferma il Pontefice) che alla cura pastorale dei fedeli disoccupati e in gravi situazioni di indigenza?
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti in Domino Jesu.
Aggiungo però che sul sito della Diocesi,
precisamente qui, è scritto quanto segue:
Balaustra: A fronte della richiesta della Soprintendenza per i Beni culturali a ricollocare la balaustra sull'Altare maggiore, ancora attuale, sono da considerarsi le necessità pastorali della Diocesi.
Mi domando ancora quali siano le "necessità pastorali della Diocesi" che impongano di non ricollocare la balaustra!!!
Ma ad Acerra sono, come si suol dire, "avanti"... Nella rivista il cui link mi è stato inviato sibillinamente si fa riferimento al processo di adeguamento liturgico della Cattedrale, specificando che: "prossima tappa del concorso sarà l’11 febbraio 2011 in cui si decreterà il vincitore del concorso con un convegno, una mostra e la pubblicazione del testo contenente tutte le idee progettuali presentate." Quindi una evidente discrasia fra obiettivi liturgici ed evento mondano che conduce alla sopravvalutazione di quest'ultimo nell'ottica di esaltazione del vuoto che troppo spesso contraddistingue i nostri pastori.
Esaltazione del vuoto, avete ben compreso, perché l'esibizione e la discussione sullo sperimentalismo dell'adeguamento liturgico a chi può interessare se non a 4, dico 4, gatti? Come può il popolo di Dio trovare interesse nell'esaltazione di progetti, ossia di idee vuote, perché non saranno mai realizzate, invece che nell'esaltazione della verità della fede che prende forma nell'arte e nell'architettura?
Mostre, convegni, pubblicazioni: a questo si riduce il processo di "adeguamento liturgico". E non potrebbe che essere così. L'ideologia, in tutte le sue forme, ha bisogno di "pressione culturale" o pseudo-tale per imporsi sulle masse. E visto che gli adeguamenti liturgici nascono solo da esigenze ideologiche è necessario che vengano accompagnati dalla creazione di "eventi" volti a ri-plasmare l'approccio dei fedeli con le forme del sacro e l'ordine dello spazio sacro.

La chiesa di Mussotto d'Alba: notate l'immagine di Cristo e le sedie (scomode) senza inginocchiatoi...

Assieme agli eventi giunge quindi l'esortazione ad aprirsi "al nuovo che avanza". Quindi la stessa rivista auspica la realizzazione di chiese che nulla hanno né di cattolico né di chiesa come quella realizzata nella
Diocesi di Alba a Mussotto dallo studio Dellapiana.

Il giudizio della rivista è positivo: "Molte sono le caratteristiche di questa nuova Chiesa; le linee semplici e ardite che interpretano in chiave attuale il simbolo della capanna, la luce che si riflette sulla copertura metallica, si insinua all'interno grazie al gioco dei tagli nella struttura, e l'acqua che, sfruttando la vicinanza di un canale, entra protagonista nella progettazione e fa da contorno alla nuova Chiesa parrocchiale. Elementi - la capanna, la luce e l'acqua - simboli della religione cristiana che sono stati interpretati e trasformati in una struttura evoluta: «è la celebrazione moderna del passato e delle tradizioni, la realizzazione di un simbolo che racchiude – e la riflette – la bellezza di ciò che la circonda; innalzando grazie alle linee ardite – lo sguardo verso l'origine di tutto»."
Eppure questo giudizio è ideologico. Perché non ci si può nascondere dietro un dito. Ai fedeli di tutto il mondo queste porcherie non piacciono proprio! Perciò si è reso necessario nel tempo imporle dall'alto, stabilendo un connubio ideale fra nuovi ideologi clericali e circoli dell'intellettualismo architettonico e artistico, entrambi nutriti di autoreferenzialismo ed elitarismo.
L'umiltà sia dei chierici che degli architetti e degli artisti è andata letteralmente a farsi benedire! E per umiltà si intende quell'atteggiamento spirituale, morale e ideale che parte dal rispetto e dal devoto apprezzamento prima per la tradizione ossia per quei milioni di cattolici che per secoli hanno pregato in chiese costruite a forma di chiese e su altari che non fossero mense e via dicendo, e poi mette l'io creatore e pensante dinanzi a questa esperienza della Chiesa, rinunciando ad atteggiamenti dialettici rispetto al passato, ma guardando nel passato un tesoro da far risplendere attraverso il proprio contributo nel presente.
Perdere il legame con il passato significa ricreare una nuova tradizione. Le chiese che si costruiscono da 60 anni a questa parte stanno già creando una nuova tradizione che si identifica con l'ideologia liturgica post conciliare e una visione distorta dell'ecclesiologia venuta fuori dal Concilio.
Questa è ermeneutica della rottura applicata nell'ambito dell'arte e dell'architettura e fino a quando non sarà stata sgominata la radice diabolica di tutte le distruzioni e manipolazioni compiute negli ultimi 60 anni, non si potrà ambire a costruire nuove chiese che siano espressione di quella sana continuità di cui deve per forza di cose nutrirsi il Corpo Mistico di Cristo.
Ringrazio intanto la Diocesi di Acerra per aver favorito queste mie riflessioni che, pur se non cambieranno la testa montata al contrario degli ideologi degli adeguamenti e delle riforme liturgiche, forse aiuteranno i fedeli a migliorare la propria consapevolezza delle ragioni di cambiamenti repentini, illogici ed ingiustificati, oltre che costosi.
Così, prima di concludere, vorrei ricordare ai lettori che la C.E.I. spende ogni anno vagonate di euro per "adeguare" le chiese antiche italiane e costruire nuove chiese dell'orrore. E la domanda legittima è: se il Papa non spende questi inutili soldi per rimpiazzare gli altari antichi di San Pietro, perché i Vescovi italiani devono sentire l'esigenza di buttare denari preziosi in tempo di crisi per costruire nuove chiese orribili e adeguare chiese antiche? Forse hanno perso di vista il valore del denaro? O piuttosto il servizio dell'ideologia del postconcilio è più forte di qualsiasi altro servizio nei riguardi del popolo di Dio e soprattutto di Dio stesso?