martedì 18 gennaio 2011

ARCHITETTURA SACRA E VACUA ERUDIZIONE



di Francesco Colafemmina

Dopo aver letto per la decima volta la lectio magistralis pronunciata oggi dal Cardinal Ravasi presso la facoltà di architettura dell'Università La Sapienza di Roma, confesso di non essere ancora riuscito a capire cosa Sua Eminenza volesse dire.
Ho contato ben 19 citazioni in un testo di due o tre pagine, tre dotti riferimenti a parole o espressioni ebraiche, e un pensiero etereo e vaporoso che si allontana dalla realtà per vagare fra le idee, al di là degli altissimi orizzonti dell'erudizione.

La rileggo per l'undicesima, ripenso all'agenda del Cardinale e forse mi par di averne individuato una chiave interpretativa... Il succo del discorso è: il tempio e la piazza devono comunicare. Ossia: il sacro deve estendere il proprio dominio nel profano, deve allargare le proprie onde spirituali al di fuori della porta del tempio. Sì ma cos'è il tempio? Facile no? E' "epifania dell’armonia cosmica ed è teofania dello splendore divino". Dinanzi ad una definizione così magniloquente ci si potrebbe arrestare estasiati dalle vette del pensiero combinato alla ricercata costruzione retorica.

Ma di quale tempio parla Ravasi? Di quello di Gerusalemme? Di una entità "tempio" che prescinde o supera il concetto di "chiesa cattolica" e si estende al "luogo sacro"? Cosa diamine è questo tempio?

Evidentemente, date le copiose citazioni bibliche, cabalistiche (sì, non è una battuta!) e rabbiniche, si intuisce che questa lettura del "tempio" è molto ebraica (propria dell'ebraismo sinagogale e non di quello antico!) e poco cattolica. Infatti da nessuna parte della lectio magistralis Ravasi accenna alla "Presenza reale" né tantomeno al "Santo Sacrificio". Il tempio è entità spirituale. Così per Ravasi la sacralità del Santo Sepolcro è costituita dalla pietra rovesciata, "segno della risurrezione". Eppure, a partire dal dato cruciale della sacralità identificata con il luogo sacralizzato da Cristo, si finisce per debordare in una sorta di panteismo: "C’è, dunque, nel cristianesimo una celebrazione costante dello spazio come sede aperta al divino, partendo proprio da quel tempio supremo che è il cosmo."

Questo principio è origine delle successive elucubrazioni di Sua Eminenza. Elucubrazioni che vanno tenute in debito conto, perché rilevatrici di una mentalità diffusa ma perniciosa.

Secondo Ravasi il tempio non è un luogo sacro perché in esso avviene il Santo Sacrificio di Cristo e perché in esso è custodito il Corpo vivo di Nostro Signore, si tratterebbe invece di "un santuario non estrinseco, materiale e spaziale, bensì esistenziale, un tempio nel tempo. Il tempio architettonico sarà, quindi, sempre necessario, ma dovrà avere in sé una funzione di simbolo: non sarà più un elemento sacrale intangibile e magico, ma solo il segno necessario di una presenza divina nella storia e nella vita dell’umanità. Il tempio, quindi, non esclude o esorcizza la piazza della vita civile ma ne feconda, trasfigura, purifica l’esistenza, attribuendole un senso ulteriore e trascendente. Per questo, una volta raggiunta la pienezza della comunione tra divino e umano, il tempio nella Gerusalemme celeste, la città della speranza, si dissolverà e “Dio sarà tutto in tutti” (1 Corinzi, 15, 28)."

Ravasi partendo dall'annuncio della morte e risurrezione di Gesù Cristo che si paragona al "Tempio di Gerusalemme", finisce per dedurre la natura "esistenziale" del Tempio-Cristo. Il che è quanto meno... eretico? Perché Cristo è il vero Tempio in quanto è Lui a salvare l'umanità attraverso il proprio sacrificio. Ed è la dimensione sacrificale intrinseca al luogo sacro a costituirne da sempre il fulcro sacrale. Senza il Sacrificio il luogo sacro non è pienamente tale. Lo è anzitutto perché è stato consacrato, dunque reso sacer, proprio di Dio. Ma la dedicazione a Dio è cosa diversa dalla natura sacrale che discende dalla Presenza di Dio, lo è non in sostanza ma in grado. Quindi il luogo sacro diventa eminentemente sacro per via della Presenza Reale. D'altronde solo per mezzo del Sacrificio un luogo circoscritto diventa templum, dal greco temno, ossia luogo ritagliato, ritagliato intorno all'altare, il centro costitutivo del rapporto fra Dio e l'uomo. E qui bisognerebbe rispolverare qualche nozione di religione greco romana, piuttosto che giudaica...

L' "esistenzialismo" del tempio, poi, ovvero il suo trascorrere nel tempo prima della sua inutilità annunciata da San Giovanni nell'Apocalisse nella visione della Gerusalemme Celeste priva di templi, è in realtà una bella parola ma vuota.

La chiesa, ossia il luogo in cui si ripete il Sacrificio di Cristo, ha senso prima del Giudizio Finale. Dopo il Giudizio, ristabilita l'armonia fra l'uomo e Dio, non avrà più senso il Sacrificio perché Dio regnerà sulla terra e avrà salvato i giusti.

Solo alla luce di questa confusione, di questo annientamento del Sacrificio nello spiritualismo ondivago e vaporoso, si riesce a comprendere la radice e il fine del ragionamento di Ravasi. Per il Prelato l'architettura del sacro deve necessariamente essere osmotica in relazione a quella della "piazza". E dev'esserlo sia temporalmente che spazialmente. Ciò significa che l'architettura sacra dev'essere osmotica con le creazioni della contemporaneità (specchio del presente) e costruita sul divenire dell'espressione spaziale del sacro (nuova ecclesiologia e nuova liturgia). Solo a partire da questa dimensione in divenire dell'architettura sacra si può cogliere secondo Ravasi il suo "spirito autentico". Di qui la sua ultima invocazione:

"il vento dello Spirito di Dio deve correre tra l’aula sacra e la piazza ove si svolge l’attività umana. Si ritrova, così, l’anima autentica e profonda dell’Incarnazione che intreccia in sé spazio e infinito, storia ed eterno, contingente e assoluto."

Questo "intreccio" relativo all'Incarnazione non è propriamente chiarito. Non significa infatti che l'Incarnazione di Cristo costituisca l'unione delle caratteristiche proprie di Dio con quelle proprie dell'uomo. Ciò sarebbe contraddittorio. E' invece Cristo, in quanto Figlio di Dio esistente ab aeterno ad assumere su di sé la natura umana che però non è confusa con quella divina. L'Incarnazione infatti "non significa che Gesù Cristo sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e di umano. Egli si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo" (Catechismo, 464).

Dunque l'osmosi non può sussistere nel passaggio dalla Sacralità/Divinità del Tempio alla natura profana/umana della piazza. Non può trattarsi di un percorso orizzontale, ma sempre e solo verticale: dal profano/umano al Sacro/Divino. D'altronde Ravasi non sta parlando di una forma di "evangelizzazione di ritorno" del bello e del Sacro, in quanto cita quale esempio di "sobria purezza di alcune realizzazioni contemporanee" la cappella di Notre Dame du Haut di Le Corbusier a Ronchamp. Questa cappella, consacrata nel 1955, è un prodotto del brutalismo, una corrente che tendeva ad identificare nelle forme grezze del cemento armato un connotato espressionista. L'edificazione della cappella di Le Corbusier rappresenta tuttavia un esempio clamoroso di violazione delle norme sull'arte sacra e l'architettura chiesastica stabilite dal Sant'Uffizio nell'anno 1952 nonché gli ammonimenti di Papa Pio XII del 1955 e 1958 concernenti la preoccupante freddezza delle chiese dalle quali si allontanavano le immagini dei Santi e gli altari loro dedicati.

Ma non sarà certo casuale il riferimento di Ravasi. Pensando ad un esempio di "sobria purezza" architettonica del Tempio (cattolico), ecco venirgli in mente il nome di Le Corbusier, un uomo molto vicino alla gnosi (leggere al riguardo "Le Corbusier and the occult" di J.K. Birksted e guardare questo mio video). Qualcuno direbbe similis simili gaudet, ma a me piace pensare più semplicemente che certa erudizione senz'anima troppo spesso si traduca in tanto fumo e poco arrosto.



29 commenti:

Anonimo ha detto...

Non dimentichiamo che Ravasi è lo stesso che, vergognosamente, qlc anno fa dichiarò che 'Gesù non è risorto ma si è innalzato'.

bedwere ha detto...

E` il fumo "Heresy Light" delle sigarette leggere, che si sa di poco e si inala piu` tranquillamente. Il cancro pero` le stesso.

El Cid ha detto...

Sempre attuale questo link:
http://www.unavox.it/055b.htm
Comunque col pretesto di distinguere il sacro dal Santo, si promuove una eversiva desacralizzazione.
Molto meglio quanto dice Inos Biffi:
"La Rivelazione, se non succede e non è il compimento
– sempre eadem linea – del sacro e della religione, neppure propriamen-
te mai li oltrepassa o li scioglie o ne prescinde. Anzi, il sacro e la religione
consistono o sono disposti all’interno della Rivelazione, trovandovisi, dal
principio, in una forma assolutamente originale."
Il link è a questa importante pubblicazione: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/san-tommaso/publications/dc7.pdf

DANTE PASTORELLI ha detto...

E allora innalziamo anche lui: mandiamolo nel tempio cosmico a dir Messa senza Sacrificio e a predicare alle pudiche stelle.

Andrea ha detto...

Caro Francesco, le affermazioni del Cardinale sono straordinariamente gravi, e rappresentano un tentativo di "canto lirico della Nuova Cristianità Illuminata e Disincarnata". Speriamo che sia un "canto del cigno!".

Faccio solo qualche accenno:
1- l'atmosfera psicologica e la tensione "omiletica" sono completamente di tipo rabbinico.
2- il fine è affermare la centralità (nell'Universo) di Gerusalemme, in cui si "riflette l'armonia cosmica". Nessun cenno a Roma (città "UMANA", non "cosmica": proto-cattolica e poi cattolica nel senso di "interessata a tutto il reale umano"). C'è invece il tentativo di stabilire un nesso fra Gerusalemme e Milano. Vorrei dire al Cardinale che a Milano c'è una tenerissima Madunina Nascente, e non il torvo occhio massonico di Dio, ma so che sarebbe inutile.
3- il grande traguardo è la DISSOLUZIONE DELLA CHIESA ("Edificio spirituale") nella Gerusalemme Celeste, anziché il riconoscimento dell'IDENTITA' tra Chiesa (trionfante) e Gerusalemme celeste, di cui quella terrena era prefigurazione. In altre parole, Cristo non ci ha aperto la via alla Città Definitiva, nostra vera Patria, ma, da "buon ebreo", vuole che "divino e umano si fondano nel Tempio", diffuso però sulle strade e sulle piazze.
Si torna sempre al punto messo a fuoco da Stefano78: o gli Ebrei erano proto-cristiani, o il Cristianesimo è post-Giudaismo.
Uso i termini "Cristianesimo" e "Giudaismo" perché si entra, in questa seconda impostazione, in una logica COLLETTIVISTICA, rinnegando il personalismo.
4- un grande grazie al "Cid" per la segnalazione degli Atti della Plenaria dell'Accad.S.Tommaso(2005). Mi pare che I.Biffi pensi ciò che sta a cuore a me: "Proprio l'intimità divina creatrice...mentre ordina il fondamento religioso, proscrive ed espelle qualsiasi
motivo di idolatria.
Ed è essa stessa ancora a operare, paradossalmente, la DESACRALIZZAZIONE."
Il mondo non è sacro: "sacro" è ciò che attiene al (vero) culto divino.
5- chiudo con una citazione da Ebrei 9: "Secondo la Legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue, e senza spargimento di sangue non esiste perdono. Era dunque necessario che le cose raffiguranti le realtà celesti fossero purificate con tali mezzi; ma LE STESSE REALTA' CELESTI, poi, dovevano esserlo con SACRIFICI SUPERIORI a questi. Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore."

Nato Stanco ha detto...

Bisognerebbe etichettare tutti questi post con "Meforio", in modo da avere in un unico link l'intera collezione (che -dico sul serio!- è da sganasciarsi dalle risate).

Nato Stanco ha detto...

Per l'Anonimo del primo commento: quando ne parlai con sua Eccellenza l'Ordinario del luogo, mi rispose che "Non è risorto ma si è innalzato" è sicuramente un titolo redazionale. Dopotutto quell'articolo del cardinal Meforio era nell'inserto culturale del Sole 24 Ore, mica nel paginone centrale di un trimestrale di alta teologia... (che poi il livello delle due cose sia lo stesso, è un altro discorso).

Anonimo ha detto...

Amici preghiamo tutti per la sede ambrosiana...

Andrea ha detto...

Ha ragione, anonimo delle 13:16.
Siete un ambiente che ha tanti meriti (sono stato, ad esempio alla Beatificazione di don Gnocchi), e che rischia di essere soffocato dalla massonizzazione proveniente da Occidente.

Sarò monotono, ma il mio pensiero torna a Napoleone, all'Arco della "Pace" (già allora!), alla strada del Sempione (Parigi-Milano).
Apprendo oggi che nel 1859 Napoleone III (massone) e Vittorio Emanuele II (massonizzante) scelsero l'Arco della Pace per entrare in Milano.

Non c'è, forse, invocazione più nitida contro simili "fumi" che la vostra : a Santa Maria Nascente !

Pellegrino ha detto...

Kiko sul "suo" catechismo:

"Spero che non ci obblighino a pubblicarlo, per noi sarebbe un male. C'è una progressione nel percorso, come un arcano, chi intraprende il cammino apprende i contenuti gradualmente."

...heem...cosa mi ricorda..??

http://paparatzinger4-blograffaella.blogspot.com/2011/01/kiko-arguello-spero-che-non-ci.html

Interiorista ha detto...

Sul fatto che certe opere di dubbio gusto siano o possano essere arte sò di accordo. E che ci sia na giusta critica pure.

Ma la critica alla erudizione intesa come vacua così come impostata me sembra eccessiva.
Artrimenti ogni erudizione potremmo defini e critica pè vacua nel relativo di ogni "capita", quando non arriviamo a capire o afferrare in pieno ciò che gli altri intendono o vorrebbero intendere e, per esempio e per assurdo, sarebbe criticabile che sò, quella (di erudizione un po ostica per i nostri livelli) del Papa o della sua sor Colafemmina.
Dà mia no, perchè sò gnorante.

Saluto tutti, sor Dante in particolare.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Il Papa sa. E sa quel che fa. Ogni responsabilità è sua.

Anonimo ha detto...

http://archiwatch.wordpress.com/2011/01/18/ravasi-divino
???

Andrea ha detto...

Per Interiorista: ma l'ipotesi dell'erudizione vacua, fatta da Francesco, era quella "dolce"!
L'altra, che io ho sposato in pieno, era quella del "similis simili gaudet": piena appartenenza del Cardinale a un ambiente ostile a Cristo.

Mi limito a richiamare il mio punto 2 : tentativo di stabilire (con sprezzo del ridicolo) un ponte fra Gerusalemme e Milano, città "centrate sul tempio", sorvolando l'aborrita Roma.

Aggiungo che, esaltando la chiesa di Le Corbusier, il Cardinale afferma esservi nel "Cristianesimo" (termine sociologico-collettivo) "una celebrazione costante dello spazio come sede aperta al divino, partendo proprio da quel tempio supremo che è il cosmo."

Mi esprimo in maniera semplice: se fossi il Papa, lo caccerei per questa sola frase.

Saluti

Interiorista ha detto...

Andrea.
Ravasi appartiene al Clero secolare, non appartiene ad un Ordine religioso.
Ha la sua bella cultura e parla da quel che è.
Insomma nun ci ha la semplicità di un francescano, nè rispecchia il fare di quel mondo.
Questo va tenuto in conto.

Per le eventuali insinuazioni, scusami, non ti seguo.

Andrea ha detto...

Caro Interiorista, io non ho detto che abbia la tessera di appartenenza massonica. Non lo so e non mi interessa.

Ho detto che il suo universo valoriale (ma fossero valori...è oro falso, o "paglia") è completamente massonico (sacralizzante in senso panteistico).
Ho detto che per lui non sono esistiti gli Ebrei come proto-Cristiani (dal proto-Vangelo a S.Giovanni Battista), ma esiste il "Cristianesimo" come "post-Giudaismo".
Ho detto che non sa leggere la Lettera agli Ebrei e che dipende dal massonico Arco della Pace di Milano, da cui l'influsso tossico proveniente da Nord-Ovest fluisce in Milano.

Non mi sembra poco.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Tripparolo interiorizzato, il lirismo panteistico non sfugge neppure ai bambini, via!
I contenuti son estremamente fumosi ed io non amo il fumo, specie se avverto un pur minimo sentore di zolfo malcelato da folate d'incenso al gelsomino.
Quando vuole Ravasi è chiaro: ricordo che lo fu nel 1995, se non erro, quando cercando di sminuire il valore del 7Q5 contro il Thiede e l'O'Callaghan, parlò di esilissimo papiro con poche lettere ebraiche. E fece ridere i polli tanto che il pio pio gli giunse agli orecchi, andò a vedere un po' meglio di cosa si trattava, capì che granchi così grossi non si perdonano neppure in IV ginnasio e si corresse dicendo che in verità erano lettere greche.
Ricambio sinceramente i saluti.

bedwere ha detto...

Gratta sotto l'universo dei valori di certo clero e ci trovi il vecchio arianesimo.

El Cid ha detto...

Ai rilievi di Francesco aggiungerei che non ha affatto senso condannare la bruttezza delle chiese contemporanee, se poi si ripropone il pregiudizio antirituale che ha ispirito gli autori di quelle chiese.
Il fatto che venga posto come emblematico dell'edificio liturgico contemporaneo proprio la chiesa di Le Corbusier dimostra la sordità alle critiche che quell'edificio ha ricevuto.
Non certo per vizi estetici, ma per un'insufficienza teologica, come ha dimostrato non un lefevriano paranoico, ma un architetto "conciliarissimo" come Sandro Benedetti: quell'edificio non germina dall'Altare del Sacrificio (come dovrebbe essere), ma riduce il presbiterio quasi come elemento accessorio. Ciò non è strano oggi. Tutte le archistar fanna così e teologi e gli esteti non sembrano accorgersene. D'altronde c'è un deficit teologico a monte, che Ravasi non cita, ma che condivide: è l'errata teologia dell'assemblea, che per quasi tutti sembra essere il nucleo d'origine dell'edificio. Come se l'assemblea fosse ecclesia prima o oltre la Croce e la Liturgia.

Andrea ha detto...

Per El Cid:
è sempre vero il binomio "La Chiesa fa l'Eucarestia / L'Eucarestia fa la Chiesa".

L'importante è tenere presente:
1- che l'Eucarestia è Cristo stesso
2- che per "Chiesa che fa l'Eucarestia" non si intende una gang con chitarre e magliette sgargianti, ma un Popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, i cui Presbiteri agiscono (sacramentalmente) "in persona Christi".

Quindi, forse, più che dire che l'edificio germina dall'altare sarebbe corretto dire che l'edificio (analogo al Corpo Mistico) si fonda sugli Apostoli e sui Santi (vedi Reliquie), si compagina intorno all'altare (e ha il Tabernacolo come cuore), svetta con la Croce (e non col gallo, come, ahimé, capita di vedere in ambienti "gallicani"!).

Anonimo ha detto...

sarò più ecumenico ... avete notato che il futuro arcivescovo di Milano ha citato nella Sua Lectio (poco) Magistralis due "personaggini in odor di grembiulini" come Chenu e Le Corbusier e non ha citato Gaudì ? ... tutto qui ... me la passa questa, Capo ? Silvanik

Andrea ha detto...

Scusate, capisco che avete un turbamento gastrico al vedere il mio nome:

e avete notato che la "Lectio" è stata tenuta il 17 gennaio, "Giornata per il dialogo ebraico-cristiano", presso la stessa Università di Roma dalla quale il Papa (vescovo di Roma) era stato tenuto fuori tramite la sommossa degli "studenti" e dei professori ?
e presso la Facoltà di Architettura, con cui un biblista non avrebbe nulla a che fare ?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Veramente il nesso tra facoltà d'architettura ed un biblista della nuova esegesi c'è e come: si devon costruir templi al GADU.

El Cid ha detto...

Andrea dice: "Quindi, forse, più che dire che l'edificio germina dall'altare sarebbe corretto dire che l'edificio (analogo al Corpo Mistico) si fonda sugli Apostoli e sui Santi (vedi Reliquie), si compagina intorno all'altare (e ha il Tabernacolo come cuore), svetta con la Croce (e non col gallo, come, ahimé, capita di vedere in ambienti "gallicani"!)."
Io ho fatto una traslazione "architettonica" dell'altro principio tradizionale, ripreso ex professo come PRINCIPALE e "PRINCIPIALE" da papa Wojtyla: "Ecclesia de Eucharistia". Proprio con la censura di questo principio, si è potuto pervertire lo spazio liturgico con le mille aberrazioni che abbiamo sotto gli occhi.
Non si può certo ridurre la chiesa-edificio a mero contenitore, come non si possono sconvolgere le gerarchie canoniche dei poli celebrativi.
Infatti, se la Chiesa è "civitas Dei" e l'edificio liturgico è sua immagine, la Croce (e l'Eucaristia che è la sua "reiterazione rituale") è il sacrificio che la fonda e l'altare è "imago et plenitudo crucis"; DUNQUE, DALL'ALTARE GERMINA LA CHIESA-EDIFICIO.

p.s.
Su "la Stampa" di oggi, la conferenza del card. Ravasi è letta come dura critica del modo di costruire le chiese oggi.
Effettivamente se tale voleva essere l'intento del cardinale, non si può non notare che perchè il discorso non risulti teoricamente retorico e praticamente inefficace, proprio dalle pecche denunciate da Francesco bisognerebbe ripartire...

Andrea ha detto...

Solo una mia pignoleria, caro El Cid: il sacrificio di Cristo sulla Croce fonda la Chiesa ?
Il Papa diceva recentemente che Cristo, posto dal Legno della Croce "all'altezza di Dio", ci dà la Vita (quella vera) perché ci dà Dio (in particolare con il fiotto impetuoso di Sangue e Acqua). Credo che gli "atti fondativi" della Chiesa, prima di questo, supremo, fossero già stati numerosi - e altri ne seguirono, fino alla Pentecoste.

Grazie

El Cid ha detto...

E' una bella immagine di un attulae prefazio, ma anche un argomento patristico: "L’acqua e il sangue sono anche simboli del Battesimo e dell’Eucaristia, e quindi nel Cuore trafitto si forma la Chiesa, comunità d’amore che da quei sacramenti nasce, su loro si fonda, e di essi è amministratrice. Gli antichi padri della Chiesa dicevano che, come dal costato di Adamo addormentato fu tratta Eva sua sposa, così dal costato di Cristo, addormentato in Croce nel sonno della morte, fu tratta la Chiesa sua sposa. Maria, che ai piedi della croce si era sentita dire da Gesù: “Donna ecco il tuo Figlio” (Gv 19,26), in quell’acqua e sangue usciti dal costato aperto si è vista affidare la Chiesa nascente al suo Cuore Materno, trafitto anch’esso da una spada di dolore."
http://www.piccolifiglidellaluce.it/archiviosentieri/2009/N.4-sentieri-giugno-2009.pdf

Tra l'altro, è dalla notte dei tempi che la fondazione di una città iniziava con un sacrificio (noi tradizionalisti siamo più "aperti" dei progressisti, sappiamo usare anche i dati dell'antropologia culturale e della storia delle religioni: cfr. l'input di Francesco: "bisognerebbe rispolverare qualche nozione di religione greco romana").

El Cid ha detto...

Ops! Era una super oblata:
"[V2634so] Munera quae tibi offerimus, Domine, suscipe benignus, et praesta, ut Ecclesia tua, de latere Christi in cruce dormientis exorta, ex huius participatione mysterii suam iugiter hauriat sanctitatem, qua semper vivat suoque digne respondeat auctori, Iesu Christo Domino nostro."

da http://www.rifugiodelleanime.org/m3/

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ma che significa che la Croce pone Cristo all'altezza di Dio? Cristo non era già Dio prima di incarnarsi e d'esser crocifisso?
E' una nouvelle théologie che mi lascia perplesso, molto, troppo, e di cui fo volentieri a meno.
Mi basta quel che ho imparato da bambino.

Andrea ha detto...

Significa, caro Dante (sempre se ben afferro il pensiero del Papa) che la Croce (nuovo Albero della Vita) svetta nella dimensione ultima, quella della Vita Vera e definitiva, dello spazio umano-divino.
Cioè è Albero del Paradiso. In Paradiso (nuovo Giardino dell'Eden), per suo eccessivo amore alla creatura umana, c'è Dio, che vuole "abitare con gli uomini", ovviamente quelli salvati e redenti. Ecco perché la Croce, tragico Trono di Cristo/Re, è "gloriosa" (spesso rappresentata come gemmata): nell'ora in cui la luce naturale si oscura, inizia a brillare la Luce dell'Agnello.