
di Don Matteo De Meo
Carissimi, dopo l’annuncio della giornata di preghiera “multireligiosa” di Assisi fatta dal Pontefice si è riaperto il fuoco di fila delle obiezioni e delle giuste perplessità che un gesto del genere porta inevitabilmente con sè, e di cui il Pontefice è certamente consapevole!
Innanzitutto una parola su questo a dir poco “globalizzato” concetto di “spirito di Assisi”.
Esso diviene spesso un pretesto per dire di tutto e di più e che con Assisi (ovvero con S. Francesco) non ha nulla da spartire!
Sicuramente, la figura di S. Francesco costituisce per tutti gli uomini, e perfino per gli atei, una grande provocazione, soprattutto perchè nel Serafico- come ebbe a dire Giovanni Paolo II, vedono realizzate, “in maniera esemplare, quelle cose alle quali essi maggiormente anelano, tuttavia spesso senza riuscire a raggiungerle nella loro esistenza: e cioè la gioia, la libertà, la pace, l’armonia e la riconciliazione tra di loro e tra gli uomini e le cose” (Giovanni Paolo II, Lettera a i Ministri generali delle famiglie Francescane, 15 agosto 1982). Ma invece di chiedersi l’origine e la causa di una tale straordinarietà, lo si riduce ad un specie di mito religioso, universale e vago, “aperto a tutti” e “amico di tutti”. Un tentativo che non si limita ai nostri giorni se lo stesso Benedetto XV rimproverava quella mentalità che tentava di fare del Serafico il “campione di un vago e vuoto ascetismo, che non può essere identificato con Francesco, nè considerato come un santo...” (Benedetto XV, Sacra propediem, 2), e Pio XI aggiungeva nel 1926: “...Non cessiamo perciò dal meravigliarci di come tale ammirazione per un Francesco, così dimezzato ed anzi contraffatto, possa giovare ai suoi moderni amatori....Chi apprezza il valore del Santo, deve apprezzarne anche l’ossequio e il culto dati a Dio; perciò o inizi ad imitare quello che loda, o smetta di lodare quello che non vuole imitare...” (Pio XI, Rite expiatis, 11).
Tutti mettono in rilievo in questi giorni la bontà dell’evento di Assisi evidenziando l’assoluta priorità e centralità di valori quale la pace, la libertà, il dialogo tra le religioni....! Ma ancora una volta abbiamo bisogno di un sano realismo cristiano per non naufragare nel mare magnum delle demagogie e delle ideologie. Mi sovviene quanto andava affermando, uno degli ultimi mistici del Novecento, D. Divo Barsotti, il quale di fronte al dilagare di un certo pacifismo cristiano affermava: “... la guerra è la condizione normale dell’uomo dopo il peccato originale. Dobbiamo renderci conto che la pace non si può mai predicare alle nazioni perchè, quando si parla di pace alle nazioni, il nostro linguaggio è sempre demagogico, è come se noi non riconoscessimo più che c’è il peccato nel mondo e che, come conseguenza del peccato, c’è tensione. Non ci sarà la guerra guerreggiata con le armi, ma ci sarà una guerra economica; non ci sarà una guerra economica, ma ci sarà una guerra culturale; non ci sarà una guerra culturale, ma ci sarà una guerra religiosa e ci sarà una guerra razziale. ... A me sembra non soltanto che il linguaggio sia demagogico, ma che sia anche pericoloso perchè, quando si parla di cose che non possiamo promettere, di cose che non possiamo donare, il nostro linguaggio è sempre più o meno strumentalizzato dagli altri. ...” (D. Barsotti, San Francesco preghiera vivente, pp. 317-318).
Ovviamente qui non è in discussione la pace evangelica che coincide con la persona di Cristo stesso, che è la Verità...! La pace è sicuramente un valore necessario all’uomo, così come lo è la libertà, a cui tutti in qualche modo aspirano. Ma il cristiano non deve dimenticare che il bene primario è Dio, sommo bene e vera pace. E la libertà è prerogativa della Verità la quale unicamente rende liberi: “...vi lascio la pace vi dò la mia pace...non come la dà il mondo io la dò a voi... la Verità vi farà liberi....” Al di là di questa prospettiva si finisce sempre per diventare servi di un potere ideologico e politico...a cui purtroppo un certo “spirito di Assisi” è sicuramente asservito! Ma veniamo alla giornata di Assisi che ancora una volta vedrà riunirsi rappresentati di varie religioni per implorare da Dio la pace!


16 commenti:
Non è vero, caro don Matteo, che ad Assisi si pregherà nuovamente per il dono divino della pace; invece si vorrà "..rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace. Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace..."
(Angelus, 1° gennaio).
In altre parole, il Papa spera di mostrare al mondo che l' "homo religiosus" è sostanzialmente sulla strada giusta, e di spingere gli "homines religiosi" a usare la testa e il cuore, e non la scimitarra o la bomba atomica (o la provetta dello "scienziato").
Per quanto riguarda il vero "punctum dolens", cioè le "fedi dogmatiche" (Giudaismo e Islam), se qualcuno vuole può leggere il mio commento a "Al-Azhar..." sul blog degli amici di papa Ratzinger (ammesso che venga pubblicato).
Caro Andrea,
ma hai letto bene il testo?
Don Matteo nega che ad Assisi si pregherà per "il dono divino della pace" e cerca di confutare le tesi di coloro che vorrebbero vedere in Assisi III questo genere di operazione.
La frase di don Matteo "il dialogo tra le religioni non è possibile" è gravemente erronea e da riprovarsi in quanto contraria a quanto espressamente stabilito dal Sacro Concilio Ecumenico Vaticano II che ha dichiarato essere il dialogo interreligioso non solo possibile ma addirittura raccomandato ai fedeli:
"La Chiesa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi".
(Nostra Aetate n.2)
Luigi Murtas
Cagliari
Caro Murtas,
anche lei è vittima della superficialità?
Non ha letto infatti l'intero testo. E non si è accorto che la frase non è di Don Matteo bensì di Benedetto XVI, in una lettera indirizzata a Marcello Pera nel 2008:
"Ella spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo. Mentre su quest’ultima un vero dialogo non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede, occorre affrontare nel confronto pubblico le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo. Qui il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari. "
La frase di don Matteo (titolo che lui ha dato al suo articolo) è "il dialogo tra le religioni non è possibile". Ed è appunto contraria al documento "Nostra Aetate" e al fatto che esista un Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.
Che poi la riferisca all'incontro di Assisi è anche contrario alle decisioni e al pensiero di Benedetto XVI.
Luigi Murtas
Cagliari
Ribadisco, caro Murtas, sono parole del Papa che si rivolge a Marcello Pera, apprezzando molto la sua opera:
"Particolarmente significativa è per me anche la Sua analisi dei concetti di dialogo interreligioso e interculturale. Ella spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo. Mentre su quest'ultima un vero dialogo non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede, occorre affrontare nel confronto pubblico le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo."
Che fa adesso, scomunica il Papa?
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/209954
Ottimo Colafemmina. Aggiungo che Il dialogo fra le culture non si fa nei luoghi sacri. Perchè è vergognoso ed oltraggioso "liberare" le chiese della presenza di Gesù Sacramentato per far spazio a concerti ed eventi culturali. Esistono sale conferenze e teatri dove fra l'altro non c'è bisogno di rimuovere crocifissi. Anche per questo Assisi è un pessimo esempio. Lo ripeto ovunque, fatelo a New York. Per il bene della Chiesa! Ma credo che qui stia il punto. Lo si impone ad Assisi per far rimangiare al Papa proprio le parole che tu sopra hai riportato. Purtroppo tutto è cominciato col successo del "golpe" contro il Curato D'Ars.
Mazzarino
E' evidente che la linea del Card. Ratzinger e del Concilio è quella di un dialogo tra persone e non tra religioni!
Ma il Papa invita i credenti di ogni religione a vivere nella loro falsa religione l'impegno della pace.
Verso quale Dio sono in cammino gl'infedeli e i pagani? Quale pace posson portare Manitù, Shiva, Visnu, Budda, ecc. Quale pace può portare l'Islam? Vi do la mkia pace, vi lascio la mia pace...Mia, mia, mia! Lo vogliamo capire? Mia, dice Cristo.
Questo invito pontificio serve a valorizzare (tornare a voler valorizzare) ciò che non ha valore alcuno, anzi è d'origine demoniaca: le religioni create dall'uomo.
Oculos habent et non videbunt...
Ho trovato un discorso di Giovanni Paolo II , rivolto nel 1985 ai giovani marocchini, nel quale fra l`altro leggo:
"Cristiani e musulmani, abbiamo molte cose in comune, come credenti e come uomini. Viviamo nello stesso mondo, solcato da numerosi segni di speranza, ma anche da molteplici segni di angoscia. Abramo è per noi uno stesso modello di fede in Dio, di sottomissione alla sua volontà e di fiducia nella sua bontà. Noi crediamo nello stesso Dio, l’unico Dio, il Dio vivente, il Dio che crea i mondi e porta le sue creature alla loro perfezione.
...
Credo che noi, cristiani e musulmani, dobbiamo riconoscere con gioia i valori religiosi che abbiamo in comune e renderne grazie a Dio. Gli uni e gli altri crediamo in un Dio, il Dio unico, che è pienezza di giustizia e pienezza di misericordia;
...
La lealtà esige pure che riconosciamo e rispettiamo le nostre differenze. Evidentemente, quella più fondamentale è lo sguardo che posiamo sulla persona e sull’opera di Gesù di Nazaret. Voi sapete che, per i cristiani, questo Gesù li fa entrare in un’intima conoscenza del mistero di Dio e in una comunione filiale con i suoi doni, sebbene lo riconoscano e lo proclamino Signore e Salvatore.
Ancora questo concetto di "stesso Dio" che non cessa di sconcertarmi.
C`è chi vorrebbe dirmi se ho torto di essere confusa e di non poter aderire a questo discorso?
E di spiegarmi perchè?
Grazie.
"Voi sapete che, per i cristiani, questo Gesù li fa entrare in un’intima conoscenza del mistero di Dio e in una comunione filiale con i suoi doni, SEBBENE lo riconoscano e lo proclamino Signore e Salvatore".
Insomma Cristo ci fa entrare nell'intima conoscenza di Dio nonostante lo proclamiamo Signore e Salvatore. Quale significato abbia questa frase concessiva non saprei dire.
Il Papa prossimo beato avrebbe dovuto dire: Gesù Cristo, proprio perché è l'unico Salvatore e Signore, come noi lo riconosciamo e proclamiamo, ci fa entrare in intima conoscenza del mistero di Dio, Uno e Trino.
Il resto son cortine di fumo ecumenico, e non aggiungo altro aggettivo o complemento di specificazione.
Quel "sebbene" mi è parso così fuori luogo, così incomprensibile. Sono "lieta", si fa per dire perchè a questo punto di confusione diventa sempe più difficile mantenere la serena letizia, che Dante lo abbia ripreso.
Dalle mie parti ho così tante prove di quel terribile e terrificante "ecumenismo fai da te", che non posso che intuire e temere che rimettere una dose di quel pasticcio di frutti misti stile Assisi non farà che portare acqua al mulino del sincretismo religioso, alla vulgata che tutte le religioni si valgono, che tanto Dio ci ama tutti, così come siamo, che bisogna andare aldilà delle religioni...ho sentito quest`ultima frase l`altro ieri alla TV italiana(La storia siamo noi)nella bocca di una delle "veggenti"di Medjugorje.
Caro Francesco,
anzitutto mi scuso per non aver potuto rispondere prima.
Non mi sembra proprio di essermi sbagliato: don Matteo dice che "..la giornata di Assisi.. ancora una volta vedrà riunirsi rappresentati di varie religioni per implorare da Dio la pace", e introduce poi delle stupende citazioni del Papa, del card. Ratzinger e della "Dominus Iesus" per mettere in luce la questione della Fede teologale e della Verità.
Afferma tra l'altro, giustamente, che "per il Pontefice la giornata di Assisi non può essere un momento di dialogo
interreligioso e ancor meno un incontro fra le “fedi religiose”", e che la preghiera, se eccezionalmente può essere MULTIreligiosa, non può mai essere INTERreligiosa. Come si diceva, esiste, non senza problemi, solo una preghiera "ecumenica" di Battezzati.
Ciò che io sottolineavo è che Assisi 2011 NON è convocata come giornata di preghiera, ma come "tratto di strada esistenziale verso Dio" (un giorno) da fare gli uni accanto agli altri.
Ciò che preme al Santo Padre oggi non è, se vedo bene, supplicare Dio che il mondo non sia incenerito da una guerra, ma (ricordando quella supplica del 1986), "vivere religiosamente" (orientato verso Dio), a fianco di altri fratelli dell'unica famiglia umana.
La sua preoccupazione non è la devastazione materiale, ma quella spirituale causata dall'irreligiosità, che si esprime anche nello strumentalizzare il nome di Dio per aggredire gli altri uomini.
P.S. Il piccolo commento a cui facevo cenno ieri è visibile sul blog degli amici di papa Ratzinger, ad "Al-Azhar congela..."
Veggente? direi visionaria.
Grazie infinite dott. Francesco, lei ha messo in luce ciò che da tempo ci si stà chiedendo,ovvero quale dialogo è possibile? Però ritengo altresì doveroso riflettere sul fatto inquietante, che oltre alle parole che sembrerebbero, voler togliere ogni dubbio (ad esempio l' espressioni del dialogo fra le culture ma non con le religioni recitate da Benedetto XVI, mi sembra e non so se sbaglio che invece si voglia ritornare alla prima opzione ovvero dialogo religioso e non tra le culture. A ben vedere poi la scelta del luogo non poteva essere meno azzeccata di questa. Il dialogo tra le culture si poteva benissimo fare anche in uno spiazzo qualsiasi. Assisi è diventato un luogo altamente simbolico per gli ecumenisti che non aspettano altro che riaffermare il loro "dogma".
Concordo con Dante e Luisa
Credo che Don Matteo nel suo articolo abbia messo il dito nella piaga, con capacità e intelligenza. Nessuna azione, seppur pregevole, può prescindere da Cristo per un cattolico........ pace, giustizia, libertà, tutte parole vuote in se che possono diventare vive e ricolme solo se riempite di Cristo, e solo da Lui!!! Questo è il messaggio che dovrebbe passare chiaro da Assisi III........ smentendo le varie congreghe e associazioni paracattoliche. Un solo Dio Una sola Fede.
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