domenica 9 gennaio 2011

"IL TESORO DELLA CHIESA DEVE TORNARE AD ESSERE DI TUTTI!" MONS. FELLAY CHIUDE IL CONGRESSO DI PARIGI


di Francesco Colafemmina

Il congresso della Fraternità San Pio X organizzato a Parigi dal Courrier de Rome si è appena concluso. E le ultime parole pronunciate sono state quelle di Mons. Fellay, superiore generale della Fraternità. E’ proprio da qui che vorrei cominciare per descrivervi cosa è accaduto in questi giorni. Monsignor Fellay è un uomo dotato di una stupefacente abilità oratoria, ma è soprattutto un uomo di fede autentica. Cos’è la Fraternità? Qual è il suo carisma? Sua Eccellenza, ricorrendo all’espressione “fides ex auditu” di San Paolo, ha spiegato il senso della fede nel Verbo Incarnato trasmessa attraverso la presenza del Verbo Incarnato, la Sua epifania nel mondo. L’uomo attraverso Dio ritorna a Dio. E il carisma della Fraternità consiste nel “restaurare” il Cattolicesimo, scoprire la fede nascosta dalle incrostazioni e dagli errori della modernità al fine di ricondurre le anime a Dio. Dunque un carisma concentrato sulla fede e la salvezza delle anime. Ma questo vuol dire essere cattolici autenticamente!

E qui c’è da rivelare il primo aspetto che mi ha colpito immediatamente durante questa tre giorni parigina: la Fraternità denominata con un tocco di disprezzo “lefebvriana”, non vive della memoria o del culto del fondatore carismatico. Monsignor Lefebvre è ricordato con amore, con passione, ma non come accade in tutti i vari movimenti e organizzazioni cattolici, con quella tipica venerazione ossessiva e ridondante. E nessun culto della persona è naturalmente riservato a Monsignor Fellay. C’è nello spirito dei tantissimi laici e dei numerosi sacerdoti il rispetto filiale che si deve al proprio Vescovo, ma la Fraternità non è nient’altro che una comunità cattolica autentica. Altri aggettivi non servono. Neanche l’aggettivo “tradizionalista”, perché ciò che contraddistingue la Fraternità è l’essere legati alla Chiesa e l’identificarsi con essa e la Chiesa è costitutivamente tradizione. Il Concilio è un momento della Chiesa, importante di certo, ma discutibile. Ed in nome della discutibilità del Concilio la Fraternità ha voluto preservare, anche a costo del sacrificio più grave, tutto l’insieme di teologia, liturgia, ecclesiologia e morale che costituisce l’essenza del cattolicesimo. In questo senso è interessante aggiungere un particolare emerso nel corso dell’intervento di Mons. Fellay, ossia che un ruolo non di poco conto lo giocò nello spingere Mons. Lefebvre ad ordinare i quattro vescovi nel 1988, l’incontro di Assisi risalente a due anni prima.

E conseguentemente Mons. Fellay non ha potuto trattenere la sua preoccupazione per l’evento Assisi 2011 che Papa Benedetto ha annunciato qualche giorno fa: “Un brivido mi è passato sulla colonna vertebrale. Si cerca poi di negare ciò che è accaduto la prima volta”. Ha quindi proseguito dicendo che la prima volta si sono offerte delle chiese cattoliche per le pratiche di culto di altre religioni, giungendo all’atto sacrilego di porre un Buddha su un tabernacolo! Questa volta pare ci sia intenzione di mettere a disposizione delle sale del Convento, ma eliminando rigorosamente i crocifissi! Ha perciò commentato: “E’ insensato! Si toglie così il mezzo della redenzione dell’uomo”. In particolare Mons. Fellay è rimasto colpito da una parola presente nel discorso di Papa Benedetto XVI dedicato all’annuncio dell’incontro del 2011. Si tratta della parola “fede”. Ma a lasciar perplessi non è la parola in sé, ma naturalmente il suo contesto. Dice infatti nell’Angelus del 1 gennaio 2011 il Papa, che andrà ad Assisi “allo scopo di fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore e di rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace.”

Si può parlare di altre “fedi religiose”? La fede è infatti una virtù teologale che il cattolico riceve attraverso il battesimo per mezzo della grazia di Dio. Ma può “lo stesso termine essere usato per circostanze diverse”? Solo il cattolico ha la fede. Il non cattolico crede nella propria divinità ma non si può usare il concetto di fede per definire il suo aderire alla propria religione: “si rischia così di mescolare cose diverse”. Assisi per Mons. Fellay rappresenta “un simbolo” e questo simbolo “anche qualora lo si corregga, non lo si elimina”. Permarrebbe dunque la sua forza evocativa. Quando Assisi potrebbe quindi avere un senso cattolico? “Il Vicario di Cristo dovrebbe dire: ‘c’è un solo Dio ed è Gesù Cristo, convertitevi!’ Così Assisi andrebbe bene!”. Con un sorriso divertito, forse consapevole che ciò non potrà mai accadere, Monsignor Fellay è passato a descrivere ciò che oggi la Fraternità può fare per la Chiesa. E lo ha fatto parlando proprio dell’Italia. Una nazione nella quale non c’è mai stata una forte presenza di “tradizionalisti”, ma oggi interessata notevolmente al risveglio della tradizione. Monsignor Fellay percepisce il rischio di una concentrazione eccessiva sul rito, sulla liturgia antica, che – come io penso – conduce solo ad un vuoto estetismo che ferisce quel “cattolicesimo tradizionale” che non è solo ritualità, ma autentica vita cattolica. Perciò ha voluto raccontare di un incontro con una trentina di preti diocesani italiani che si stanno avvicinando alla Fraternità. Sì trenta sacerdoti diocesani e il numero è già una gran notizia!

Monsignore ha rivolto loro una domanda: cosa vi aspettate dalla Fraternità? E, a parte i pochi che han chiesto di “imparare a celebrare il rito antico”, la maggior parte ha risposto: “ci aspettiamo LA DOTTRINA”. Così si giunge al caso emblematico di un Vicario generale italiano che ha detto ad un esponente della Fraternità: “ho cominciato a leggere il catechismo di San Pio X: ebbene, confesso che a quelle domande non saprei come rispondere… perché non mi hanno mai insegnato a farlo!”. E Monsignor Fellay ha aggiunto che le confessioni dei sacerdoti sono tristi: “non ci hanno insegnato niente!”. E’ come se molti di loro, nonostante le lauree universitarie e gli anni di studio, si fossero riempiti di strumenti dottrinali inutili, di contenitori e non di contenuto cattolico. Perciò tutti, quasi istintivamente, reclamano l’insegnamento di San Tommaso!

E qui Fellay ha aggiunto un commento che ieri mi aveva già riferito personalmente chiacchierando di arte sacra. Dicevo a Sua Eccellenza che i fedeli riconoscono immediatamente ciò che è bello e cattolico e subito lo amano, anche dopo decenni nel corso dei quali sono stati abituati al brutto e all’informe. E lui mi ha detto: “ma questo discende dal battesimo. E’ nel battesimo che il Signore ci dona la fede, diventiamo cattolici e anche a distanza di anni, anche senza aver mai visto la messa antica, anche dopo aver visto opere d’arte brutte, quando ne vediamo di belle, secondo la tradizione quando vi assistiamo subito si accende come una lampadina e la riconosciamo: ecco questo è cattolico.” Così per la messa. I sacerdoti che apprendono a celebrare la messa di sempre vivono un rinnovamento spirituale. Attraverso il rito iniziano a chiarirsi i dubbi delle loro anime, cominciano “a rimettere in ordine le loro vite e a riordinare le loro relazioni con i fedeli”. Questo Monsignor Fellay lo definisce: “il lavoro della Grazia sul prete attraverso la messa”. Così dalla liturgia si passa alla dottrina e dalla dottrina alla morale, perché “la fede senza opere è morta”. E quindi il sacerdote scopre un modo nuovo e antico di essere fedele al proprio ministero. E lo fa riscoprendo soprattutto “l’obbiettività e il realismo”. Il problema più grave della nostra epoca, il problema anche della crisi della Chiesa è la perdita di realismo, che Fellay identifica con la rivoluzione del pensiero razionalista tedesco a partire da Kant: “è il mondo del pensiero che ha tagliato fuori la realtà”. Così “non c’è più coerenza fra essere e apparire” e “si dà una tale importanza al soggetto che l’oggetto non ha più importanza”. Ma tutto “si rimette a posto grazie all’oggettività”. Dobbiamo quindi “adeguare la nostra intelligenza al reale”. Così il sacerdote che ha recuperato l’oggettività sarà in grado di operare davvero per la salvezza delle anime, non si perderà nel vuoto attivismo, in questo ciclo di eventi, iniziative, elucubrazioni che non lasciano nulla e hanno sempre bisogno di qualcosa di esterno. Il sacerdote ritorna al centro. Ciò accade attraverso il recupero di un cattolicesimo tradizionale, attraverso la messa e la dottrina: “questo è il tesoro della Chiesa e non è importante che sia nostro, ma di tutti!”.

Infine Monsignor Fellay ha parlato dei fedeli. “I fedeli rappresentano non la tradizione viva, ma la tradizione vivibile”. L’errore dello spirito del Concilio è stato quello di cercare di inseguire il mondo: “si sente il mondo che va via e allora facciamo l’aggiornamento”. Ma “il metodo preconizzato dal Concilio è stato troppo umano”. Eppure solo “vivendo i metodi eterni che la Chiesa ha sempre preconizzato i fedeli vedono che la vita cristiana oggi è possibile”. “Il mondo di oggi fa di tutto per farci credere che sia troppo difficile o irraggiungibile” il vivere cattolico. Esso “è invece realizzabile!”. E ciò perché “siete voi fedeli che edificate il Corpo Mistico!”. Con una preghiera alla Madonna di Fatima si è quindi concluso il Decimo Congresso Teologico del Courrier de Rome.

Certo che dopo questo mio articolo sarò bollato a vita come lefebvriano, mi preme inviare a tutti gli indignati, gli accigliati, gli scandalizzati di qualsiasi provenienza (neocon, teocon, progressisti, double-face, etc.) un solenne pernacchio! Se tutti voi vi foste trovati questa mattina nella chiesa di Saint Nicolas du Chardonnet, con quasi mille persone di ogni età avreste visto che la tradizione non è fatta di pizzi e merletti, né di quattro scomunicati esaltati. La tradizione è qualcosa che commuove, che fa piangere, che mette la gioia della speranza e la tristezza della perdita. La tradizione è vita pulsante, sono centinaia di occhi, di cuori, di teste, che si tramandano la propria fede e la vivono senza compromessi, anche a costo dell’emarginazione da parte della Chiesa progressiva e aggiornata. La tradizione sono anche i sorrisi sinceri di Monsignor Fellay, la sua calma, la sua prudenza, il suo amore per la Chiesa. E sono la fratellanza dei sacerdoti, il loro vivere familiarmente il proprio ministero sacerdotale, il loro essere abbracciati dai fedeli che amano e curano come la Chiesa ha sempre insegnato a fare, con coerenza e convinzione.

Perciò, consentitemi di dire: viva la Fraternità San Pio X!

35 commenti:

Aloysius ha detto...

Grazie Francesco per l'averci comunicato questa tua bella esperienza....... leggendola mi hanno colpito le parole di Mons. Fellay riguardo alla situazione di noi sacerdoti: è tutto vero. Nel mio piccolo sto facendo questa esperienza: liturgia..... dottrina.... morale e pastorale......
bello l'accenno alla fraternità vera: tra noi sacerdoti ce n'è tanto bisogno.....
Vai avanti in queste tue sante e sagge frequentazioni......
un sacerdote

azzurra ha detto...

Mi associo al grazie di Aloysius!!!

Andrea ha detto...

Molto, molto grave l'andare sui testi del Papa con la matita rossa e blu, da parte di un Vescovo.
Siamo sempre, purtroppo, al "S.ono P.azzi Q.uesti R.omani", nel senso in cui lo diceva Asterix.

A proposito della "propria fede religiosa" dei "credenti di ogni religione" (non IN ogni religione!): il Papa aveva evidenziato, un attimo prima, la differenza tra i "fratelli cristiani" e gli "esponenti delle tradizioni religiose del mondo". Il giorno dopo (2 gennaio) diceva:
"..Leggiamo ancora nel Prologo: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto:grazia su grazia” (Gv 1,16). “Qual è la prima grazia che abbiamo ricevuto?” – si chiede sant’Agostino e risponde – “È la FEDE”. La seconda grazia, subito aggiunge, è “la vita eterna” ".

Sperando di essere utile a qualcuno, e scusandomi per l'eccessivo numero dei miei interventi, riporto un tratto di un mio commento sul blog di Tornielli:
"...proprio il continuo voler mutare la scienza sperimentale (galileiana, se vogliamo) in gnosi decrittativa della Natura (supposta organica, vivente, misteriosa, cioè oscuramente divina) è il volto dell’irrazionalismo magico contemporaneo.
Tale spirito magico va ossessivamente all’attacco della “fede” cristiana, presentata come semplice fanatismo, quando invece è proprio essa a costituire l’essere umano come ragionevole e fiducioso nella sostanziale positività del reale. Ovviamente la Fede teologale, oltre che criminalizzata, viene ridicolizzata, equiparandola alle “credenze” più bizzarre sparse per il mondo..."

Per concludere, un appunto sullo "spirito del Concilio": esso non era "Andiamo dietro al mondo che si allontana", bensì "Il mondo ha solo voglia di "pace & amore": parliamogli in questi termini".

Purtroppo quella di "peace & love" era una maschera luciferina.

Francesco Colafemmina ha detto...

Andrea, per prima cosa mi sembra che sia tu ad andare con la matita blu e rossa sul discorso di Mons. Fellay.
Non c'è alcun riferimento ad Asterix, bensì una preoccupazione fondata. Anzi ti anticipo che sta per uscire un manifesto contro Assisi che sarà sottoscritto da diversi scrittori, intellettuali e giornalisti cattolici in Italia.

Secondo: è proprio del razionalismo kantiano interpretare le parole usando vari testi. E' invece tipico del realismo oggettivo leggere una parola nel proprio contesto, senza l'ausilio delle ermeneutiche.

"Le proprie fedi" è quindi nient'altro che la trasformazione di un concetto teologico (la fede) cattolico, in un concetto analogico (i vari credi religiosi). In questo modo si svilisce una parola che è una virtù teologale, applicandola all'induismo, allo scintoismo etc.

Logicamente la responsabilità non è del Papa, ma di tutto il complesso sistema di interessi che gioca con lo spirito di Assisi: Sant'Egidio, Focolarini, Giustizia e Pace. Sistema che ha reclamato questo incontro, come già l'aveva fatto nel 2006. Il Papa ha detto di sì. Ma non per questo l'incontro di Assisi è meno pericoloso.

Ultima notazione: l'Angelus è trasmesso in tv. Lo sentono e lo vedono milioni di fedeli. I discorsi del Papa a mala pena li leggono qualche decina di migliaia di fedeli.

Se il linguaggio del mondo laicizzato (religious faiths) entra nella Chiesa siamo sempre a quell'"andiamo dietro al mondo" di cui ha parlato Fellay. E la responsabilità non è pienamente del Papa perché i discorsi non li scrive lui, ma un ufficio apposito. E se glieli forniscono all'ultimo momento, non può nemmeno correggerli.

Francesco Colafemmina ha detto...

Dunque, normalmente non è mio costume moderare o censurare dei commenti, ma mi accorgo in questi ultimi tempi che sta accadendo qualcosa di strano nei commenti di Messainlatino, del blog di Andrea Tornielli, e del mio stesso blog.

Grazie all'anonimato ci si riesce ad infilare per inviare messaggi non attinenti al contenuto dei post, ma in grado di creare "un'atmosfera" poco serena, ricca di animosità e poco cattolica.

E' per questa ragione che da ora in poi i commenti saranno moderati. Toglierò il blocco quando ne avrò la possibilità.

Ricordo peraltro che l'etichetta del buon commentatore segue le seguenti regole...

Francesco Colafemmina ha detto...

1) Attenersi all'argomento del post, senza girarci attorno, ed evitando possibilmente le strumentalizzazioni;

2) Evitare di inserire link a questioni non attinenti l'argomento del post;

3) Evitare l'animosità eccessiva o lo spirito inquisitorio verso gli altri commentatori

4) Evitare di scrivere commenti civetta, ossia commenti apparentemente anti-progressisti, ma in realtà volti a screditare la tradizione della Chiesa e chi la diffonde.

5) Dibattere nel nome della verità arricchendo il confronto.

Grazie a tutti. Sono certo che comprenderete le mie ragioni.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Anch'io, come tripparolo, credo nell'Ubi Petrus ibi Ecclesia. Ma quando Petrus parla ed agisce da Petrus. Quando cioè il Papa parla ed agisce da Vicario di Cristo nel suo Magistero fedele al precedente Magistero ininterrotto e quando si pronuncia infallibilmente.
Se poi dice sempre di sì, caro FRANCESCO, a poteri devianti che lo circondano, per me in quella particolare circostanza non è più Petrus ma Simone, quello che nega di conoscere il Galileo, per cui poi sarà anche, pentito, pronto a dar la vita.
Io mi auguro soltanto che non vengano ulteriormente profanate le nostre sante chiese e non si sgozzino polli sull'altare di S. Chiara, e che papa e vescovi non si lascino benedire da sciamani.

mic ha detto...

Anzi ti anticipo che sta per uscire un manifesto contro Assisi che sarà sottoscritto da diversi scrittori, intellettuali e giornalisti cattolici in Italia.

questa importante iniziativa, nella quale ti prego di coinvongerci, è in tema con le parole di p. Kolbe:

"È possibile che i nostri nemici debbano dispiegare tanta attività, fino ad avere la superiorità, mentre noi restiamo senza far niente, tutt’al più applicati a pregare, senza metterci all’opera? Non abbiamo forse delle armi più potenti, la protezione del Cielo della Vergine Immacolata? LImmacolata, vittoriosa e trionfatrice su tutte le eresie, non cederà il posto al nemico che rialza la testa, se troverà dei servitori fedeli e docili ai suoi ordini: riporterà nuove vittorie più grandi di tutto quello che si può immaginare" (San Massimiliano Kolbe)

mic ha detto...

a grazie infinite, Francesco, per la tua appassionata, chiara, sincera ed efficace testimonianza, che trasmette anche molta Speranza.
Ci hai tramesso quello che hai vissuto e che si vive quando si è nella Verità

Pellegrino ha detto...

"da ora in poi i commenti saranno moderati"

Grazie, l'area commenti stava diventando decisamente sgradevole, nei modi e nei contenuti.

Andrea ha detto...

Caro Francesco,
qualche appunto di "metodo":

1- è sempre sbagliato, a mio giudizio, cercare di soppesare in ogni parola e in ogni atto del Papa quanto proviene da Lui, quanto dalla segreteria, quanto dai diversi "ambienti"...quanto dallo Spirito Santo.
Questo perché la realtà di Cristo, e del suo Vicario, è non solo "incarnazionista" (siamo in ballo qui e ora, non abbiamo tempo per cercare "mondi lontanissimi"), ma proprio umanizzante per tutti noi.
In altre parole, è più importante il VEDERE e L'ASCOLTARE (per poter SEGUIRE) che il "sapere".

Ovviamente ciò non significa che ogni atto del Papa sia "oro colato" (esistono anche i peccati), ma significa che Egli è fuori dalla normale catena di valutazione-discussione-risposta che vale per tutti gli altri.
Un tempo si diceva "Roma locuta, causa soluta".

2- purtroppo l'atteggiamento di mons.Fellay merita una censura. E lui non è il Papa!
Sempre scusandomi, riporto un mio commento del 4 u.s.:
"E' molto grave ritenere che "siamo in debito" verso mons.Lefebvre, che "se egli non si fosse sacrificato, oggi le cose andrebbero molto peggio" e simili. Ciò significa entrare in pieno in una mentalità di tipo politico: "io" (il Governo) faccio una cosa - "tu" (l'opposizione) dici il contrario - alla fine ci accordiamo per una via di mezzo."
Cristo ci salva non per mezzo del "dibattito" né della "dottrina", ma per mezzo dell'incorporazione a Sé: perché dove è Lui, nostro Capo, possiamo pervenire anche noi, sue membra.

3- è perfetto quanto dici, cioè che l'espressione "la propria fede religiosa" è ANALOGICA: ma voler usare un'analogia linguistica per accusare il Papa di relativismo è grave.
Se vogliamo, è proprio l' "analogia entis" la grande chiave del Tomismo.

4- per usare la matita rossa (errore di media gravità) su mons.Fellay, non è vero che Gesù Cristo sia l'unico Dio.
Gesù Cristo è la Seconda Persona dell'unico Dio, che viene a noi sapendo che solo una Presenza così "impossibile" ci avrebbe strappato dalla morte.
Il Credo parla di "Unum Deum" (Rivelante) e di "Unum Dominum" (il Signore Gesù), concludendo con lo "Spiritum Sanctum/Dominum et Vivificantem".
Al solito, le angustie cartesiane d'Oltralpe si esplicano nel dire "Noi sappiamo chi è Dio", mentre lo spirito veramente cristiano è "Dio ci conosce (sponsalmente); noi siamo in cammino sicuro verso di Lui se conserviamo il vincolo di appartenenza alla Chiesa".

5- per quanto riguarda il manifesto ontro Assisi, c'è stato in questi giorni uno scontro fra Messori e Socci (due grandi): il primo ha segnalato che i massacri di Baghdad e Alesandria non sono semplicemente frutto di aggressività islamica, il secondo l'ha accusato di aver "chiesto scusa" a nome dei Cristiani e di negare la storia di espansione violenta dell'Islam. Ha risposto, cioè, andando completamente fuori tema.
In ballo, sotto traccia, c'è la questione delle "radici giudaico-cristiane" AUT "radici cristiane": come dice spesso Stefano78, la questione se il Vecchio Testamento sia in vigore dopo il Calvario o no.

Cari saluti

Francesco Colafemmina ha detto...

Andrea,

continuo a non condividere.

1) Che il Papa si debba muovere "politicamente" lo penso io soltanto. E su questo possiamo avere idee diverse, son d'accordo.

2) Che Fellay volesse far le pulci al Papa è erroneo. Il Papa posso testimoniarti che è molto amato nella Fraternità. Non essendo uno sprovveduto ho cercato di capire come la pensino i sacerdoti. E devo confessarti che l'amore che nutrono per I PAPI è grande. Anche per Paolo VI, anche per Giovanni Paolo II. Certo, non mancano di riscontrare le difficoltà di talune operazioni o gesti accaduti nel passato. Ma senza mai mettere in discussione l'autorità di Pietro. Senza mai negarla. Ciò che intendeva dire Mons. Fellay, e ti assicuro che è così perché l'ho sentito con le mie orecchie e per intero è che quella di Assisi è una operazione rischiosa in sè. Non si tratta di correggere il Papa, ma di avvertire il Pontefice con amore filiale, del potenziale negativo che potrebbe sprigionare Assisi oggi.

D'altronde Ratzinger ne è ben consapevole, anvendo evitato di partecipare ad Assisi nel 1986 e nel 2006 e avendo scritto le proprie ragioni in "Fede Verità e Tolleranza".

Credo che tu sia condizionato dall'idea che la FSSPX sia fatta di "professorini" che pretendono di avere in mano la verità. Potremmo invece definirla una "coscienza critica" della Chiesa, il cui obiettivo è l'uscita della Chiesa dalla crisi (chiese vuote, calo vocazioni, laicizzazione totale). Visti i loro risultati, attuati grazie al recupero della tradizione, la loro ricetta mi sembra ottima.

Il Papa prima o poi li riunirà completamente alla Chiesa. Ed è questo ciò per cui dobbiamo tutti pregare incessantemente.

Francesco Colafemmina ha detto...

Le angustie cartesiane non appartengono affatto a Mons. Fellay!!!

Infatti nel suo intervento ha detto proprio questo: "la fede in Dio ci arriva dal battesimo attraverso la grazia e solo attraverso l'appartenenza alla Chiesa Cattolica."

Fuori dalla Chiesa non c'è verità.

Non farmi proprio tu il professorino cartesiano! Suvvia! :-)

Fidati! Ho sentito persino parlare con grande rispetto di Paolo VI! E poi c'è la professoressa Siccardi che ha scritto sia la biografia di Paolo VI (Ed. San Paolo) che quella di Lefebvre (Sugarco). Ti invito a leggerle entrambe. Secondo lei i due caratteri possono essere letti in parallelo. E i risultati sono molto molto interessanti.

Francesco Colafemmina ha detto...

Sulla questione "Roma locuta", Mons. Fellay ha aggiunto che lui stesso è rimasto stupefatto dell'avvio dei Colloqui Dottrinali.

Essi rappresentano in sè una dimostrazione della disponibilità di Roma a discutere di Concilio. Non erano stati richiesti affatto dalla Fraternità.

Di questo bisogna ringraziare il Santo Padre che attraverso la Fraternità vuol forse offrire un sano dono ermeneutico a tutti i cattolici.

mic ha detto...

Ovviamente ciò non significa che ogni atto del Papa sia "oro colato" (esistono anche i peccati), ma significa che Egli è fuori dalla normale catena di valutazione-discussione-risposta che vale per tutti gli altri.
Un tempo si diceva "Roma locuta, causa soluta"


rimando al commento di Dante Pastorelli, che condivido toto corde

il Papa stesso ha voluto differenziare le sue comunicazioni da 'dottore privato' da quelle come Pontefice.

Mi sembra che siamo in tempi, Andrea, in cui non è più dato tacere, per quello che ci stanno propinando. Ovviamente, il nostro parlare dev'essere con tutti i dovuti rispetto carità e motivazione magisteriale; il che non ci fa correre il rischio di esprimere opinioni personali, ma ci aggancia alla 'continuità' con la Trdizione, purtroppo solo proclamata e anche predicata, ma smentita da molti fatti nonché da molte prassi considerate 'ecclesiali', ma che tali non sono...

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro Andrea, le Persone son tre, ma Dio è uno. Dio uno e trino. Unità nella Trinità, Trinità nell'unità.
Queste cose le sappiamo. Suvvìa, non ci far più ignoranti di quel che siamo. E sappiamo chi è Dio perché ce l'ha detto Lui stesso attraverso la Rivelazione e l'Incarnazione.
Chi è Dio? Dio è l'essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della Terra. Così cominciava il catechismo di S. Pio X per i bambini che si apprestavano alla prima Comunione.
Noi ben conosciamo Dio e i Suoi attributi, ovviamente tramite quanto Egli stesso ha voluto farci di Lui conoscere e nei limiti della nostra ragione. Il finito non può comprendere appieno l'infinito.
Ma per comprendere che buddismo, scintoismo, induismo ecc. non hanno il vero Dio, quel che conosciamo tramite la Rivelazione e la ragione è più che sufficiente.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Compiuta la prima parte dei miei doveri di nonno, torno per dichiararmi in piena sintonia con le osservazioni di FRANCESCO ed esprimergli l'apprezzamento sincero per il suo post ed anche per la decisione del "blocco".
Quanto ai siti citati, la situazione lamentata non è, purtroppo, nuova, ma dura da molto, troppo tempo: non saprei dire come van le cose ultimamente, ma quando me ne sono andato l'aria era, per i miei gusti, decisamente irrespirabile.
Dunque, ben venga la censura, senza sconti per nessuno.

Maria ha detto...

In tutta onestà, trovo un poco eccessiva tutta questa esaltazione di Mons. Fellay e della fraternità in questi termini.

E anche io, come Andrea, penso che si stia prendendo l'atteggiamento di fare i professori che correggono ogni parola del Papa, specialmente in seguito all'uscita del suo libro-intervista.

Dire che dalla fraternità ci si aspetta la dottrina, che il Cattolicesimo debba essere rinnovato per mezzo suo e cose simili, mi lasciano molto perplessa.
Sembra quasi che ora i membri della fraternità (che ancora rifiutano il Vaticano II, bando alle ciance!), siano diventati i nostri salvatori!
Fra parentesi, la dottrina l'aspetto dal Magistero della Chiesa, non dalla fraternità San Pio X!

Penso che Tornielli abbia in parte ragione, si dà l'idea di remare contro il Papa, presupponendo di sapere noi quali siano i tempi adeguati per la famosa riforma della riforma.
Questo articolo, lo trovo un po' fuorviante, in questo senso.
Sembra esaltare la fraternità a scapito della nostra obbedienza al Magistero ed al Papa (e non intendo obbedienza da "cretini", come pare che alcuni intendano, solo perché si rimane nell'obbedienza, nonostante gli apparenti tempi lunghi per certe nostre attese)

Quanto al concetto di "fede", lo stesso CCC precisa "fede cristiana", mi pare quindi naturale, che se io parli della mia fede, mi riferisca a questa, intesa come virtù teologale, ma ciò non toglie che, levando l'aggettivo "cristiana", rimanga la fede, ben diversa (teologicamente parlando) di un qualunque altro essere umano che non sia cattolico.

Non capisco perché, allora, tanto di matita rossa (come dice Andrea) sulle parole del Papa.

Anonimo ha detto...

Mi permetto d'osservare che secondo la philosophia perennis e la theologia ad mentem divi Thomae, bisogna distinguere tra fede soprannaturale (virtù teologale ricevuta col santo battesimo e che ci rende figli di Dio) e fede naturale che (come dice in vari luoghi s. Agostino) si può definire una forma di conoscenza. Quella che viene più comunemente usata nella vita di tutti i giorni, come quando prendiamo il tassì sapendo pe "fede umana o naturale" che il tassista ci porterà al luogo da noi richiesto. Quindi è lecito (come ha fatto il santo Padre) parlare di diverse fedi religiose, nel senso di fede umana o naturale; mentre non lo sarebbe se si parlasse di fede soprannaturale, giacchè solo essa viene dalla ss.Trinità. Quindi si può dire che ci sia una fede mussulmana,buddista o animista (al limite anche marxista...) intendendo però per fede solo una fede umana naturale e non soprannaturale. Con tutta l'ammirazione che ho per la FSSPX, non posso impedirmi di rilevare che talvolta nei discorsi di mgr. Fellay o di altri manca la capacità di "distinguere"; ma chi non distingue "confonde".
Alfredo.

Anonimo ha detto...

Caro Colafemmina non ho conosciuto Mons.Lefebvre nè conosco la fraternità S.PIOX eppure da quando frequento la Messa vetus sono diventato "lefevriano" anch'io. Così vogliono, così siam tutti, così sia se vi piace.
Invece su certi temi, dobbiamo (perchè in questa fase possiamo farlo più di loro) essere più intransigenti della FSSPX. La faccenda di Assisi è per i cattolici come una polveriera sull'Etna. La storia finirà come quella del preservativo. Mentre si parlerà di fratellaza fra i popoli, si capirà che mai San Francesco avrebbe voluto convertire il sultano e che "tutto sommato" il Papa sopporta cattocomunismo, teologia della liberazione, il calderone sincretista. La Finocchiaro sul TG2 ha già cominciato a compiacersene. Preghiamo perchè il cattolicesimo debole dell'ultimo anno non finisca, grazie a quella "volpe" del suo segretario con una una bandiera arcobaleno in testa al Papa.
Mazzarino da ALMA PREX

Francesco Colafemmina ha detto...

La Fraternità non rifiuta il Vaticano II, ma crede che sia una delle concause della crisi della Chiesa. Secondo la FSSPX vi sono molti passaggi dei testi del Concilio che implicano una ambiguità di fondo. Fino a quando non saranno chiariti alla luce della dottrina cattolica di sempre (ermeneutica della continuità) non è che la FSSPX non rientrerà nella piena armonia con la Chiesa, ma molto semplicemente per la FSSPX vi sarà sempre spazio per una crisi che non accenna a diminuire.

Quanto alle ragioni di Tornielli, dissento pienamente. Come dissento sul giudizio in merito al mio articolo. Ti invito a fare un salto in qualche priorato della FSSPX, scoprirai che non c'è discontinuità fra ciò che la FSSPX insegna e il Magistero della Chiesa e del Papa.

Molto semplicemente gli strumenti teologici e dottrinali che la Fraternità ha preservato sono gli unici in grado di rendere pienamente comprensibile il senso della nostra fede. E questo non è per merito della Fraternità, ma per merito della Chiesa che nei secoli si è fondata su di essi.

Pensa solo, cara Maria, che nei seminari diocesani non si insegna il latino. In automatico secoli e secoli di teologia, di morale, di dogmatica etc. etc. alle ortiche! E sostituiti da cosa? Da Rahner, Congar e Schillebeeckx...

Credo sia un problema di ottica. Noi abbiamo (e mi ci metto anch'io) sempre utilizzato un'ottica ghettizzante nei riguardi della Fraternità: ecco i protestanti, i gallicani, quelli che tutto sanno e tutto pretendono di sapere e criticano persino lo Spirito Santo! Invece bisogna conoscere questa realtà per capire abbiamo solo una prospettiva erronea.

Francesco Colafemmina ha detto...

Per Alfredo:

la "fede naturale" è un fatto immanente. La "fede teologale" è trascendente.

Non si può applicare alla relazione con il Soprannaturale (fede religiosa) una fede naturale.

Pertanto sono due concetti distinti e separati.

Detto ciò il principio di avvertenza di Mons. Fellay non è una critica al Pontefice, ma una sorta di accorato appello a che vi sia attenzione per queste sfumature che rischiano di confondere i fedeli.
E in questo ci vedo sia l'amore per Pietro che l'amore per la Chiesa.

Aggiungo un esempio. Se io parlassi di matrimonio omosessuale, applicherei un concetto nato per definire l'unione fra un uomo e una donna, a un connotato che gli è del tutto estraneo. Finirei per confondere così il senso ultimo della parola "matrimonio".

Una cosa analoga è valida per il concetto di "fede religiosa" applicata appunto ad altre religioni non cattoliche. Perché la parola stessa "pistis" è creazione cattolica è oggettivamente un "fatto" cattolico. E non si può applicare neanche per analogia a ciò che cattolico non è.

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Mazzarino,

non credo che accadrà anche se Bertone è capace di tutto. Ad ogni modo, sono certo che il Papa sarà in grado di trasformare Assisi in un evento nuovo, nonostante tutti i pericoli connessi.

E poi, un evento come Assisi è destinato a passare...

Francesco Colafemmina ha detto...

Per Maria:

cito dalla Lettera del Papa ai Vescovi del Mondo del 2009:

"Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 – ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive."

Quanto al primo punto sembra che sia chiaro alla Fraternità, avendolo scritto nel numero 48 della Lettera ai confratelli preti.

E' sul punto numero 2 che ho qualche dubbio ci sia una vasta consapevolezza nella Chiesa!

DANTE PASTORELLI ha detto...

E riconosciamo anche che tra gli strumenti teologici conservati dalla S. Pio X v'è il linguaggio, inequivocabile. Ed il linguaggio diventa sostanza. Non è indifferente parlare di Transustanziazione o transignificazione e transfinalizzazione, ad es., anche se qualcuno ce lo vuol far credere.
La distinzione operata, in merito alla fede, da mons. Fellay va posta in questo contesto: quindi, d'accordo in tutto con FRANCESCO.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Quanto all'evento futuro d'Assisi, passerà, certo: speriamo, però, che non passi come un uragano lasciando dietro di sé devastazione e morte.

hpoirot ha detto...

Grazie Francesco! sono davide, ci siamo conosciuti al convegno. Questo articolo é bellissimo, ma sono soprattutto contento per te, per la tua anima. Hai capito l'essenziale...

Andrea ha detto...

Caro Francesco, e caro Dante:

il linguaggio netto, significante, inequivocabile è una risorsa meravigliosa, ed è frutto soprattutto della simpatia naturale fra l'animo illuminato dalla Fede (proprio quella vera!) e la verità delle cose.
Ecco però, di nuovo, il punto: cerchiamo (e troviamo) la verità nelle COSE, cioè nella realtà uscita dalla mano di Dio, o nella limpidezza e autoconsistenza del nostro discorso? Ci vogliamo chiudere nella nostra stanza, come faceva Cartesio, o vogliamo vivere per strada, a occhi e orecchie spalancati?
Concepiamo il Cristo come il maestro di una classe di "addottrinati", o come il Figlio del "Padrone della vigna", che ha i diritti e le conoscenze sul SUO ("in propria venit")?

Di conseguenza (non per fare il professorino, te l'assicuro: mi piace la strada, come ho appena detto!) non è giusto dire che "fuori dalla Chiesa non c'è verità", bensì che "ogni verità, da chiunque sia pronunciata, proviene dallo Spirito Santo".
E' vero invece che "Extra Ecclesiam nulla salus", nel senso che la Salvezza Eterna, di cui conosciamo le caratteristiche perché Cristo ce le ha rivelate, comporta necessariamente una CERTA partecipazione alla Chiesa/Corpo Mistico.

La precisazione di Anonimo su "fede naturale" e "fede soprannaturale" ci permette, di nuovo,di fuoriuscire dal soggettivismo:
Dio non ci chiede una "FEDE CIECA", bensì un'adesione di Fede fondatissima : "...affinché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli aiuti interiori dello Spirito Santo, si unissero
gli argomenti esterni della sua Rivelazione, cioè gli interventi divini, come sono principalmente i miracoli e le profezie che dimostrano luminosamente l'onnipotenza e la scienza infinita di Dio e sono segni certissimi della divina Rivelazione e adatti all'intelligenza di tutti." (Concilio Vaticano I, "Dei Filius").

Ultima annotazione: la questione del Latino è vitale, come Francesco dice, perché esso significa CIVILTA' UNIVERSALE, essendo stato mutuato dall'Impero Romano (che si tentò di sopprimere cent'anni fa, con l'attacco mortale all'Austria-Ungheria, sua erede).
Non a caso, il mondo anglosassone parla anche oggi di "Roman Catholics"; e oggi (almeno da un secolo) si confrontano il "Nuovo Impero", erede di quello britannico, basato sulla lingua inglese e su una concezione strumentale dell'uomo, e la Cattolicità, basata sul latino (o l'italiano suo erede) e sulla dignità della persona umana.

Anonimo ha detto...

Caro Andrea, tu parli di "ogni Verità", io parlo di Verità. Le singole verità, che sono sempre frutto dello Spirito ed eredità d'una Rivelazione rinnegata o della Chiesa rigettata, solo nella Chiesa Cattolica compongono "la Verità", splendido divino mosaico a cui non si può togliere neppure una tessera.
Quanto alla salvezza fuori della Chiesa ne ho parlato più volte: chi, senza sua colpa, non ha conosciuto la Verità Rivelata, ma è intimamente disposto ad accettarla qualora gli venga presentata, e vive rettamenter secondoi dettanmi della morale divino-naturale insita in ogni uomo PUO' salvarsi non "per" ma "nonostante o nella" sua falsa religione. E' una possibilità, non una certezza. Perché per la salvezza bisogna far parte della
Chiesa.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ohibò, l'anonimo delle 12,54 son io.

Fr. Duverger ha detto...

Dear Dr.
I'm Fr. Duverger from the FSSPX.
I found your article very interesting. Would you authorize me to post its translation on our US website?
I would send you, of course the translation for your free use.
In Caritate
Pierre Duverger

Francesco Colafemmina ha detto...

Absolutely yes, dear Father. Thank you for your appreciation,

In Domino Jesu

Francesco

Stefano78 ha detto...

Carissimo Francesco. Grazie per questo articolo.

Ma permettimi di fare alcune considerazioni sulla FSSPX.

Per quanto mi riguarda io credo, fermamente, che l'incardinamento canonico della SPX sarà un dono immenso per tutta la Santa CHiesa di Roma.
Ma ad una condizione imprescindibile. Che la SPX si faccia "Ancilla DOmini"!

Mi sento di condividere le perplessità e i disagi espressi sia da Andrea (che saluto), che da Maria.

E te ne spiego i motivi.

La San Pio X ha MOLTE ragioni (per non dire tutte). La SPX è stata INGIUSTAMENTE (LO DICE IL PAPA! Ma comunque lo dicono i fatti) perseguitata. La San Pio X era nel suo PIENO (PIENO) diritto quando celebrava (e celebra) nella VENERATA (LO DICE ANCHE IL PAPA EH!) fomra Gregoriana di SEMPRE, poichè pienamente legittima e mai abrogata. La San Pio X non professa altra dottrina se non qualla puramente CATTOLICA. La San Pio X riconosce il primato Petrino e celebra (da sempre) "Una Cum".

Ma è anche vero che oggettivamente:
1. Il suo Fondatore ha concretamente compiuto un atto che PUO' (sottolineo il PUO') diventare scismatico (quindi più che temerario)

2. I suoi membri non criticano ma DENUNCIANO certi atti dei Papi e del Magistero. Denunciano con toni che definire "forti", in certi casi, è un eufemismo.

Il fatto che la SPX abbia molte ragioni e che abbia subito persecuzioni ingiuste, non implica "de plano" che Essa attacchi perchè "ne ha il diritto"! Inoltre non implica che queste ragioni siano messe a base di una battaglia CONTRO ROMA MODERNISTA, poichè SOLO LA SPX sarebbe custode degna della Tradizione (SECONDO ALCUNI)! In ciò che sinteticamente ho detto (in modo da semplificare, ma mi sia consentito) si condensa molto dell'attività della SPX.

La San Pio X HA ORA UNA GRANDISSIMA OCCASIONE di essere aiuto per tutti. Occasione concessa dalla Bontà Divina e dalle loro preghiere. E' bene non sprecarla sull'altare della BATTAGLIA CONTRO ROMA MODERNISTA.

Grazie a Dio, Mons. Fellay è un bravo Vescovo, ma io prego sempre che si affranchi dalle "correnti centrifughe" che nella SPX gli tirano la tonaca per rimanere FUORI dalla Comunione piena, perchè ROMA E' IL MALE MODERNISTA.

Sono anche io in grande disagio quando, troppo facilmente, si distrubioscono epiteti, fra eretico e modernista, senza fare tanto caso a chi li si sta dando e senza fare tanto caso alla situazione concreta.

E' giusto pralre "Sì sì no no", ma è anche giusto USARE OGNI MAGNANIMITA' e RETTITUDINE, considerando la situazione e "facendosi tutto a tutti per guadagnarne il maggior numero".

Se la sitauzione della CHiesa si dovesse risolvere solo con una contro-battaglia tradizionalista, allora non saremmo più nella Chiesa ma in un partito dove due correnti, una ortodossa e l'altra eterodossa, si fronteggiano per il primato!

Invece siamo nella Chiesa, per grazia di Dio, e qui non si ragiona come il mondo, ma si "prende la Croce" e si soffre e si offre l'ingiustizia per il bene di molti!
(continua)

Stefano78 ha detto...

Durante il polverone sollevato dal famoso libro, mi piacque la seconda nota teologica dirmata dalla SPX. Che cercava di andare al fondo del problema, a differenza della prima.
SI deve contrastare l'opera del Nemico, che tende a portare divisione ovunque, mentre invece nel mondo tradizionale serve UNITA' di Fede e intenti.
E si notano le tendenze eccentriche che sono in seno alla SPX e che spingono dal di dentro per evitare l'unica cosa utile: l'inquadramento Canonico.
Sono molto, moltissimo a disagio quando, da fedele tradizionale, ho assistito non a legittimi dubbi come espressi qui, Francesco, ma in giro per la rete ad un autentico SBRANAMENTO del Papa, da parte di taluni GRUPPI TRADIZIONALISTI, i quali non si sono risparmiati in ATTACCHI (non critiche ma attacchi!) diretti e durissimi!
Io credo che OGGI la cosa da fare sia AIUTARE il Papa in ogni modo possibile. E credevo che quell'aiuto, SEBBENE NEL POCO, pochissimo che è stato per ora fatto, sarebbe venuto con una alacrità esemplare proprio dal mondo tradizionalista! Mentre invece non esigui gruppi di questo mondo, lo hanno infestato lavorando in modo che la Chiesa rimanga divisa.
Infatti Francesco, se siamo onesti possiamo affermare che quasi mai le vere e proprie BORDATE da parte di certo tradizionalismo possono essere definite semplici "dubbi e critiche di coscienza attenta"! Dare una "contro-verità" solo per rispondere alle critiche del Tornielli di turno, FORZANDO la realtà, non credo sia positivo.
Tornielli ha scritto quell'articolo, che non condivido nella generalizzazione, poggiandosi però su calci di rigore a prota vuota dati da certo tradizionalismo!
Per conculdere vorrei citare un passo del "La vera religione" di Sant'Agostino, che colpì anche me ben prima del Puon Enrico di MessaInLatino:
" Spesso la divina Provvidenza permette anche che, a causa di alcune rivolte troppo turbolente dei carnali, gli uomini buoni siano espulsi dalla comunità cristiana-Ora essi, se sopporteranno pazientemente l'ingiusto affronto per la pace della Chiesa, senza cercare di dar vita a qualche nuovo scisma o eresia, con ciò insegneranno a tutti con quanta autentica disponibilità e con quanta sincera carità si deve servire Dio. È loro intenzione infatti ritornare, una volta cessata la tempesta; oppure - se ciò non è loro concesso sia per il perdurare della tempesta sia per il timore che, con il loro ritorno, ne sorga una simile o più furiosa - non abbandonano la volontà di aiutare coloro che, con i loro fermenti e disordini, ne provocarono l'allontanamento, difendendo fino alla morte, senza ricorrere a segrete conventicole e mediante la loro testimonianza, quella fede che sanno proclamata dalla Chiesa cattolica. Il Padre, che vede nel segreto, nel segreto li premia . Questo caso sembra raro; gli esempi però non mancano, anzi sono più numerosi di quanto si possa credere. Così la divina Provvidenza si serve di ogni genere di uomini e di esempi per guarire le anime e formare spiritualmente il popolo."

Lea ha detto...

Sul tema attuale, il ritorno alla Tradizione, avrei tante richieste di chiarimenti da sottoporre all'ottimo Francesco e al prof. Pastorelli.
Ma per ora, visto che si ritorna a descrivere la posizione della FFSPX (di cui non sono aderente) che solo da poco tempo stiamo cominciando a scoprire e a valutare oggettivamente, secondo la realtà storica del suo nascere e crescere, a difesa della Dottrina perenne così tremendamente picconata dal CV2 ad oggi,
-giudicarla cioè nella pura REALTA' DEI FATTI che osserviamo da 48 anni, ricostruendo la storia con massima onestà intellettuale-
per ora vorrei chiedere a Stefano 78:
applicando quella riflessione di S. Agostino, lei ritiene davvero che la FSSPX sia una conventicola e che abbia dato VITA AD UNO SCISMA O ERESIA ?
proprio la FSSPX che è stata creata per difendere il cattolicesimo INTEGRALE, INCORROTTO, in mezzo alla corruzione che avanzava ?
Se lei, Stefano, con la sua infelice citazione, considera la FSSPX una conventicola scismatica ed eretica, io non posso che rimanere allibita di fronte all'accecamento che imperversa nella Chiesa, dimostrando ancora una volta l'avverarsi del grande castigo annunciato a Fatima.
Infatti, come da 50 anni, vediamo dilagare l'aspostasia che è iniziata dai vertici della Chiesa, come disse la Madonna, e come confermò spesso Papa GPII, continuiamo a vedere l'inguaribile cecità di tanti pastori e fedeli laici, che non si accorgono e spesso non vogliono vedere e capire la situazione di cui siamo tutti partecipi, in maggior parte come vittime del caos relativista promosso dal Concilio.
Caro Stefano, se lei, come tanti altri, continua ad avallare l'idea che la FSSPX sia scismatica ed eretica, non fa che negare l'evidenza: il fatto cioè, che è proprio l'intera Chiesa allo sbando da 45 anni, grazie alle ambiguità conciliari, che hanno portato la barca alla deriva, -e diciamo proprio: sulla china vertiginosa dell'eresia di fatto, sostenuta e propagata con la connivenza dei pastori, e ALLONTANAMENTO dalla Fede di sempre, dunque APOSTASIA REALE- e che solo la FSSPX, al seguito di Lefebvre, ha mantenuto la fedeltà al Depositum Fidei incorrotto e alla Liturgia perenne, senza alterarla, oltre a conservare il sacerdozio cattolico, che in tutta la Chiesa, come ben sappiamo, è stravolto nella sua antica identità.
E' una situazione paradossale, che non trova riscontro in tutti i secoli passati: che solo un ppiccolo gruppo ALL'INTERNO della Chiesa sia rimasto aderente alla Roccia, al Pietro di sempre, in vera continuità diacronica e sincronica, nella Comunione dei Santi, che è realtà sia temporale che eterna.
Ma vedo purtroppo (come in passato accadeva anche in me, nella vista interiore OFFUSCATA e in tanti credenti attorno a me) che imperversa dappertutto, quasi invincibile l'oscuramento e il rovesciamento della Verità, (voluto o inconsapevole) sia nell'usare le parole coi loro giusti significati, sia nel valutare uomini, fatti e situazioni, interpretando la storia secondo le menzogne divulgate dal potere, che impone il suo pensiero dominante, traviando le menti, prima che le anime.

Molti in fatti, anche in buonafede, (senza accorgersene) continuano a soggiacere al regno della menzogna, al quale il concilio ha aperto le porte.
Devastante effetto della ambiguità voluta di quei documenti: essi furono come porte aperte all’ingresso dell’eresia, del dubbio e di tutte le tempeste e assalti contro la Fede, Dottrina, Liturgia e Morale critiana, come paolo VI si avvide, troppo tardi, dopo aver favorito egli stesso tutte le improvvide e fatali aperture.