martedì 11 gennaio 2011

LA COMUNIONE IN GINOCCHIO? NON SIA MAI!


di Francesco Colafemmina

Oggi riporto un articolo pubblicato su Il Quotidiano della Calabria, ieri 10 gennaio 2011. L'articolo è una lettera aperta del mio editore e fraterno amico Manuel Grillo, vittima di un abuso da parte di un parroco che ha cercato di negargli la comunione soltanto perché si è inginocchiato dinanzi al Santissimo. Manuel mi ha confermato che, ritornato nella stessa chiesa, prima della Messa, il parroco lo ha avvicinato domandandogli: "e oggi come ha intenzione di ricevere la Comunione?". Alla risposta "in ginocchio", il parroco gli ha fatto notare che "così lei scandalizza l'assemblea dei fedeli". Ecco dunque l'ideologia comunitaria e assembleare prendere il sopravvento sul rispetto che si deve al Signore. E tutto ciò nasce dall'ideologia archeologistica del Concilio. Fu allora infatti che si pensò di introdurre la novità. Lo testimonia bene nelle sue memorie il Vescovo brasiliano Helder Camara: "l'opposizione all'eucaristia in piedi è condizionata da paure incoerenti: come se da secoli il sacerdote non si comunicasse in piedi!".
L'archeologismo filologico fu quello di saltare il Concilio Tridentino e andare ad epoche paleocristiane per recuperare ad esempio citazioni di San Basilio o Sant'Ireneo che consigliano lo stare in piedi, come testimonianza della resurrezione. In realtà l'adozione da parte di Roma della Comunione in ginocchio e in bocca coincide con la diffusione di eresie anti eucaristiche e trova la sua massima ragione nella negazione della presenza reale da parte del Protestantesimo. Visto che il Protestantesimo non è mai stato cancellato, non si vede dunque perché la Chiesa debba far finta che non esista, e arrotolarsi sulla sua storia.
Per questa ragione il Santo Padre amministra la comunione in bocca e in ginocchio: per far risaltare la centralità dell'Eucaristia e per insegnare agli uomini a riconoscere in essa la presenza reale di Cristo, il Cristo che si fa carne per la nostra salvezza.

E invece fu tipico dell'epoca conciliare questa sete di progresso al contrario: si predicava il progresso, ma lo si attuava ricorrendo al salto nel passato, rompendo la continuità della Chiesa e esponendo il culto alla desacralizzazione e alla banalizzazione perché eliminate le strutture protettive che la Chiesa aveva edificato nel corso di un millennio, si è esposta la fede ai pericoli e alle confusioni tipiche dell'era tardo antica, agli albori del medioevo, quando eresie e anarchie regnavano dappertutto.

Logicamente oggi l'impegno della Chiesa dovrebbe essere quello di "ri-educare" i sacerdoti. Perché fino a quando si idolatrerà il Concilio e il suo presunto Spirito, si continueranno ad ignorare gli strumenti correttivi che la Chiesa ha emanato anche negli ultimi anni, come appunto la Redemptionis Sacramentum del 2004.

Aggiungo anche una notazione ecclesiologica. Un ulteriore problema legato a questa vicenda nasce dal ruolo premaziale delle Conferenze Episcopali. E' infatti delegata dall'Institutio Generalis Missalis Romani, alle singole Conferenze Episcopali Nazionali, la decisione di distribuire la Comunione in piedi o in ginocchio. Dunque, l'autorità massima, il Papa, ha delegato con la riforma liturgica alle Conferenze Episcopali, una decisione di somma importanza. E naturalmente la CEI nel 1989, con un documento a firma del Cardinal Poletti (colui che ha fatto seppellire il boss della Banda della Magliana in Sant'Apollinare a Roma) definisce che il metodo migliore per ricevere la comunione sarebbe lo stare in piedi: "Particolarmente appropriato appare oggi l'uso di accedere processionalmente all'altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche".

La Redemptionis Sacramentum del 2004 afferma che in realtà, nonostante le decisioni delle Conferenze Episcopali, la comunione in ginocchio è il metodo migliore per ricevere la comunione e che il fedele non deve nemmeno fare riverenza perché già in ginocchio e che inoltre indipendentemente dalla decisione della CE, non la si può mai negare al fedele se egli sta "in piedi o in ginocchio".

Ma chi rispetta la Redemptionis Sacramentum? Pochi, perché l'autorità suprema, il Papa, è ecclesiologicamente ridotta dallo strapotere delle Conferenze Episcopali. E i sacerdoti preferiscono seguire la CEI che il Papa. D'altra parte non è il Papa stesso che agisce in contrasto con le norme CEI distribuendo la comunione in ginocchio e in bocca?


La Comunione mai in ginocchio?

DALL'EDITORE Manuel Grillo riceviamo la seguente lettera che pubblichiamo volentieri perché viene a sollevare un caso che nell'ambito religioso è sicuramente singolare oltre che interessante, sperando che il sacerdote chiamato in causa spieghi le ragioni del suo comportamento e su cosa esse poggiano.

“UNA storia che ha dell'incredibile. Mentre Papa Benedetto XVI continua a lanciare i propri chiari segnali per il ripristino della sacralità dell'eucaristia, a Vibo Valentia il sottoscritto è stato protagonista di un triste episodio d'intolleranza da parte di un sacerdote al momento di ricevere la comunione. E' accaduto durante la messa serale di domenica 2 gennaio nella chiesa dei Salesiani. In fila per ricevere la comunione, giunto al mio turno, come abitudine, mi sono inginocchiato dinanzi al Santissimo. Ma il prete mi intima: “Si alzi!”. Rotto il raccoglimento spirituale dinanzi al Cristo eucaristico chiedo il perché di questo ordine perentorio. Il prete risponde:“Se lei non si alza io non le do la comunione”. Sbigottito da una simile risposta, non perdendo la calma, rispondo al sacerdote che così facendo commetterebbe un intollerabile abuso pastorale.

Il prete, ignorandomi, si sposta, e continua a distribuire la comunione agli altri fedeli che - contrariamente a quanto prescritto dal- le norme della Cei - non sono ormai abituati neppure a fare la cosiddetta reverenza dinanzi al Santissimo. Vistomi rifiutare la Comunione resto tuttavia inginocchiato al mio posto fino a che il prete non termina di distribuire l'eucaristia. Soltanto allora, resosi ormai conto dello scandalo creato fra gli altri fedeli, il sacerdote si avvicina e mi offre l'ostia, ammonendomi: “Per questa volta passi, ma non sarà mai più tollerato, se vuole inginocchiarsi al momento della comunione vada in un'altra chiesa”.

Naturalmente, a messa terminata, provo ad avvicinare il sacerdote per chiedergli le ragioni di un simile comportamento, ma per tutta risposta il buon don, allontanandosi frettolosamente mi risponde “anche altre volte é stata negata la comunione in ginocchio, mi informerò”, lasciando non solo il sottoscritto amareggiato ma credo anche il resto dei fedeli con un punto interrogativo stampato nella testa: “cosa ha fatto di strano quel ragazzo per aver suscitato una simile reazione nel parroco?”.

Ebbene, io sono certo di essermi posto nel debito modo per ricevere i sacramenti, secondo la mia sen- sibilità e convinzione cattolica, e certamente nel pieno rispetto delle normative vigenti della chiesa. Afferma infatti la più recente istruzione vaticana in merito al modo in cui si riceve la comunione che: “ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l'Eucaristia in ginocchio oppure in piedi.” Questa istruzione (si chiama Redemptionis Sacramentum), redatta, per disposizione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti d'intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede, è stata approvata, nella solennità di san Giuseppe, dallo stesso Pontefice il 19 marzo 2004, il quale ne ha disposto la pubblicazione e l'immediata osservanza da parte di tutti coloro cui spetta l'amministrazione dei sacramenti.

Onde evitare il ripetersi di abusi pastorali che ledono la dignità e i diritti dei fedeli, nonché la sacralità dell'atto eucaristico, è opportuno che il vescovo mon. Luigi Renzo intervenga con fermezza, com'è nella natura del suo ministero, su tale materia, al fine di fare luce e chiarezza per quei sacerdoti confusi ed incerti o, peggio, in errore sull'amministrazione dei sacramenti.

Manuel Grillo


18 commenti:

Semiur ha detto...

Non finirò mai di stupirmi davanti a questi atteggiamenti colpevolmente e vergognosamente "scandalosi" da parte dei sacerdoti!!

Andrea ha detto...

L'archeologismo filologico è la quintessenza del progressismo: tutto l'ambiente protestantico finisce col dedicarsi agli alberi genealogici, alla "stirpe eletta", all' "Antico Testamento sempre in vigore" e così via.
Si tratta di un rifiuto cieco della zampillante novità che è Cristo, l'eterno "Figlio" che rinnova la decrepita discendenza di Adamo.
Ieri sera la rubrica "Gocce di Spirito" di Telepace, commentando le parole di Cristo "Il tempo è compiuto", ha trattato questo tema con fantastica profondità.

Anonimo ha detto...

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO
E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

ISTRUZIONE

REDEMPTIONIS SACRAMENTUM

su alcune cose che si devono osservare ed evitare
circa la Santissima Eucaristia

[...]

3. Le norme contenute in questa Istruzione si considerino inerenti alla materia liturgica nell’ambito del Rito romano e, con le opportune varianti, degli altri Riti della Chiesa latina giuridicamente riconosciuti.

[...]

90. «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme» .

91. Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che«i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli» . Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi.

[...]

Nonostante qualunque cosa in contrario.

Questa Istruzione, redatta, per disposizione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti d’intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede, è stata approvata dallo stesso Pontefice il 19 marzo 2004, nella solennità di san Giuseppe, il quale ne ha disposto la pubblicazione e l’immediata osservanza da parte di tutti coloro a cui spetta.

Roma, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti,
il 25 marzo 2004, nella solennità dell’Annunciazione del Signore.

Francis Card. Arinze
Prefetto

Domenico Sorrentino Arcivescovo
Segretario

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccdds/documents/rc_con_ccdds_doc_20040423_redemptionis-sacramentum_it.html

Anonimo ha detto...

Credo però sia corretto fare delle precisazioni altrimenti può esserci una certa confusione.

E' un ABUSO da parte del sacerdote non dare la Comunione a chi la desidera ricevere in ginocchio.

Non è però un abuso distribuirla a chi la desidera in piedi o sulla mano.

C'è da distinguere, perchè una cosa è la giusta lotta contro i sacerdoti che si rifiutano di distribuire la Comunione a chi la desidera in ginocchio.
Cosa ben altra è la lotta di chi desidererebbe che fossa distribuita a tutti solo in ginocchio.
Per fare questo bisognerebbe cambiare le regole vigenti.
L'oggetto della lotta allora si sposta dal sacerdote, e diventa contro la disciplina prevista dalla Chiesa.

Si può pur fare, ma all'interno di un movimento della Chiesa, e senza negare la validità della disciplina attuale.

Termino dicendo che ben noto la citazione delle parole di Benedetto XVI contenute in "Luce del mondo".
Il Papa giustamente ci tiene a specificare che sia ben messa in evidenza la "Presenza Reale".
Ciò non toglie però che chi riceve negli altri modi legittimamente previsti la Comunione, non abbia consapevolezza e rispetto per la Presenza Reale stessa.

Anonimo ha detto...

"l'opposizione all'eucaristia in piedi è condizionata da paure incoerenti: come se da secoli il sacerdote non si comunicasse in piedi!".

Ho l'impressione che Mons. Camara abbia dimenticato che il fedele che si comunica non e' un sacerdote e nemmeno ovviamente il celebrante.

FdS

Francesco Colafemmina ha detto...

Certamente non è un "abuso" distribuirla in piedi. Chi lo ha detto?

Tuttavia non sarebbe forse "opportuno" tornare a distribuirla in ginocchio?

Altrimenti il messaggio del Papa si arresta a pochi metri da Piazza San Pietro...

Davide ha detto...

Buongiorno e un caro saluto a Francesco.
Nella mia esperienza veneta, purtroppo debbo constatare che lo stare in ginocchio stà diventando un problema generale, non ci si genuflette più passando davanti al Santissimo; non ci si inginocchia all'atto di assumere il corpo di Cristo, non ci si inginocchia più negli assurdi confessionali modello cabina chiusa; non ci si inginocchia più al posto dopo la Comunione; non ci si inginocchia più il giorno di Pasqua all'atto della morte di Gesù Cristo ( e questo è proprio voluto dai Sacerdoti che nel mio caso hanno, con fare fintamente scherzoso, pubblicamente detto che in un giorno così felice(sic!) come quello della resurrezione, l'atto della morte non và rovinato con questa paura e timore, ma felici che arriva la Pasqua). Non ci si inginocchia più dove non ci sono gli inginocchiatoi davanti alle statue Sacre nelle Chiese, tolti e non scomparsi da soli. Io invece rimango convinto che una delle più belle prove del bene che si vuole a qualcuno è quando ci si può ricordare attraverso una cicatriceo o una ferita di averla ricevuta per amore. Stare molto in ginocchio provoca con gli anni un callo alla pelle che come disse Messori a proposito di alcuni apparteneti all'Opus Dei, che testimoniavano con questo, a prescindere dalla loro moderna disinvoltura, una grande devozione.
Beato chi dona la propria vita per i propri amici.

DANTE PASTORELLI ha detto...

E' accaduto anche a me, qualche anno fa a Iesolo, dov'ero in vacanza.
Il prete, m'imponeva di far la comunione in piedi, e io restavo in ginocchio: alla fine l'ebbi vinta, ma fui ripreso davanti a tutti i fedeli.
Dopo la Messa gli chiesi severamente conto del suo comportamento: e il povero ignorante ed arrogante a dire che i Vescovi avevano stabilito l'obbligo di riceverla in piedi, e io a ricordargli la Redemptionis Sacramentum che lui neppure aveva letto. Gli proposi di leggerla insieme, perché io non l'avevo con me dato che ero al mare, ma lui certamente l'aveva sulla sua scrivania: ma non se ne fece di niente e non per mia colpa.
Tornato a casa gli scrissi con le citazioni del documento di cui sopra: mi rispose senza porgermi le richieste scuse per la partaccia fattami coram populo e ribadendo le sue posizioni di disobbediente: a questo punto pubblicai il tutto, come da preavviso, sul mio bollettino Una Voce Dicentes.

Altrove, non ricordo bene, forse nel napoletano, un vescovo dava la comunione a coloro che erano in piedi sulla testa dei fedeli che s'erano messi in ginocchio a cui
veniva negata.
Purtroppo accade quando il Re regna ma non governa.

Quanto alla comunione in piedi, è ammesssa, ma previa "debita reverenza" che è o la genuflessione o l'inchino profondo.
Ma chi ottempera a tale dovere?
Le prime disubbidienti son le suore.
E pensare che S. Teresa diceva: per una reverenza darei la vita!

Gianpaolo1951 ha detto...

Caro Prof. Pastorelli, conosco bene sia la zona che i vari preti di quel posto…
Solo per pura curiosità – sempre che il fatto non La disturbi – mi potrebbe dire a che piazza faceva riferimento tal prete?
Trento, Trieste o Milano?
Grazie in ogni caso.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Sinceramente non ricordo.
Ricordo che la chiesetta, certamente di quelle aperte solo nel periodo estivo, era abbastanza vicina al mio albergo di cui mi sfugge il nome, ma dato il numero dei fedeli la Messa venne celebrata all'aperto.
Il sacerdote ch'era parroco d'una chiesa più centrale, disse che aveva problemi ad un ginocchio, per cui non poteva genuflettersi.
Da qualche parte ho il bollettino in cui riferii l'accaduto, ovviamente con tutti i dati: poiché non mi furono concesse le richieste scuse da sì alta cattedra, inviai la corrispondenza ed il commento al card. Scola.
Il giorno prima ero andato nella chiesa parrocchiale per confessarmi. Chiesi ad un signore mal vestito e sudato, pantaloni e camicia aperta a maniche corte, dove potevo trovare il parroco o un sacerdote: mi rispose "son io".

Andrea ha detto...

Una nota a Davide: la tua fotografia della situazione è perfetta, e ci presenta con vivezza con quale genere di eresia strisciante siamo alle prese.
Lo diceva padre Livio a Radio Maria tempo fa: quando si cita la lotta fra la Donna e il Drago, il prete "moderno" dice "Ma Cristo ha già vinto!".
Non mi dilungo - dico solo che, come diceva recentemente il S.Padre, ciò che porta Cristo "all'altezza di Dio" è la Croce, tragico "letto nuziale" del Suo sposalizio con la stirpe di Adamo ("Regnavit a ligno Dominus"), e che, se Cristo ha già vinto, noi no: Fil 3, 3-14.

Il piccolo gregge ha detto...

Nel mio piccolo paese, tutti si genuflettono passando davanti al Tabernacolo, compreso il prete e le suore.
La genuflessione(riservata solo a Gesù Eucaristico)viene fatta, in modo speciale, anche davanti al crocifisso il Venerdi Santo.
Si riceve la Comunione in piedi, ma tornando al proprio posto ci si inginocchia.
Una volta un ragazzo (forestiero)si inginocchio nel momento di ricevere la comunione e il parroco, pur rimanendo sorpreso, la diede tranquillamente senza creare scandalo negli altri.
Qui da noi tutto viene fatto in modo naturale.
Leggendo i vostri commenti, mi rendo conto di trovarmi in una specie di paradiso terrestre.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Beato te!
Tieni presente che in nessuna chiesa vien posto un inginocchiatoio ai piedi dei gradini dell'ex-presbiterio: chi ha una certa età, senza appoggio di sorta, non riesce ad inginocchiarsi, per cui è obbligato a prender la comunione in piedi. E' una gravissima violenza morale.

Anonimo ha detto...

Quel che è peggio è darla nelle mani... quasi tutti si sono uniformati. m

Anonimo ha detto...

Il concetto di non dar scandalo all'assemblea, nella mia esperienza, è stato esteso al ringraziamento successivo alla comunione. Durante un ritiro vocazionale, il padre spirituale del seminario mi ha caldamente ripreso perchè, stando in ginocchio mentre gli altri si mettevano seduti, 1) interrompevo l'armonia dell'assemblea, in cui tutti fanno le stesse cose; 2) una volta comunicati, si diventa tabernacoli viventi e non è rispettoso mettersi in ginocchio, dato che si ha Nostro Signore in corpo...

Andrea ha detto...

A proposito di "Nostro Signore in corpo" (vedi sopra), è molto significativo l'aneddoto di S.Filippo Neri (se ben ricordo), che, vedendo un fedele abitualmente comunicarsi e uscire subito, senza il ringraziamento, mandò due chierichetti con le candele ad accompagnarlo per la via. Perché -disse- era un Tabernacolo in movimento!

EvARCTURIANSOUL ha detto...

Carissimi a me è successa più o meno la stessa cosa. Sono della diocesi di Ivrea e non solo oggi mi sono sentita dire che, per il fatto che mi inginocchio per comunicare all'Eucarestia (con comunione direttamente in bocca) il sacerdote mi ha detto molto alterato che non mi darebbe più la Comunione ma ha aggiunto che, dal momento che, quando ( e sono davvero rari casi) vado a leggere le letture prima di tornare al "mio posto" bacio il Vangelo, mi ha detto che assolutamente non vuole più che legga durante le sue messe, che piuttosto legge Lui! Io ringrazio me stessa e Dio per la felice scoperta di questo blog e di questa lettera. Da una parte mi rincuora e mi stimola ( semmai non lo fossi già per amor di Cristo) a continuare sulla via del mio cuore. Dall'altra mi rattrista molto perchè sento che sono proprio questa aridità di cuore e questa lontananza dal Pastore (il Papa) che feriscono il cuore di Dio. Ma Gesù l'aveva detto: "verrà giorno in cui chi vi ucciderà, crederà di rendere culto a dio" E HO SCRITTO dio IN MINUSCOLO APPOSTA PERCHE' CERTAMENTE NON E' QUELLO IN CUI CREDIAMO, MORTO E RISORTO PER NOSTRO AMORE e ancora e sempre più subisce oltraggi e indifferenze da chi dovrebbe difenderlo in prima linea. Aggiungo che se non avesso avuto, grazie a Dio, una fede salda e il rataggio esperienziale che ho alle spalle di cammino ascetico e di contemplazione, delle accuse e minacce tanto aspre e "cattive" come quelle che mi sono sentita riferire oggi mi avrebbero ferita a "morte" e sicuramente scandalizzata. Invece da una parte mi deludono e dall'altra mi allargano alla speranza che Cristo Gesù è veramente prossimo a tornare! Marana tha! Vieni Signore Gesù!

EvARCTURIANSOUL ha detto...

Aggiungo un "particolare" che deriva anche dalla nostra Costituzione dei Diritti:
* La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo definisce la conversione come un diritto umano:
« Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti. » (Articolo 18)
E' la grazia dello Spirito Santo che cerca di risvegliare la fede, ed è detta grazia attuale: la sua prima opera è proprio la conversione. La conversione opera la giustificazione: l'uomo si volge a Dio, dando l'assenso alla richiesta di conversione. Essendo l'uomo libero, la conversione non può essere imposta con la forza, la violenza o l'inganno:
« Credere dipende dalla volontà » (San Tommaso d'Aquino)
L'assoluta libertà di scelta, quindi anche la possibilità di rifiutare il dono della fede, è espressa nella parabola del seminatore (riportata dai tre Vangeli sinottici: Matteo 13,3, Marco 4,3 e Luca 8,5), dove si paragona Dio, appunto, ad un seminatore che lascia cadere il proprio grano (la sua predicazione) su ogni terreno: è la conformazione del terreno a far sì che il grano attecchisca o meno, ma la semina non viene mai a mancare. Fonte: http://www.arcturiansoul.org/ita/la-mia-vita