giovedì 10 febbraio 2011

CASABELLA - CHIESA ORRENDA: IL DECALOGO DELLO STALINISMO ARCHITETTONICO CATTOLICO


di Francesco Colafemmina

Parlando di chiese moderne quasi tutti sembrano essere d'accordo sulla loro bruttezza. Infatti sono soliti lanciare moniti e sbruffi contro quelle orrende chiese moderne che somigliano a "garage" o "palasport". Eppure, eppure, eppure... gli stessi imbonitori del popolo cristiano continuano a promuovere chiese orride, vuote, spoglie, iconoclaste e totalmente radicate nell'ideologia criptosocialista del comunitarismo postconciliare.

Infatti fra queste chiese e la tipica architettura bolscevica c'è grande affinità! Ci ricordano senza alcun dubbio le periferie abbandonate delle città dell'est: Bucarest, Vilnius, Praga... E non sarà un caso se queste chiese moderne - che di moderno hanno solo il lucido sfavillio del cemento imbiancato - sorgono nelle periferie delle nostre città e ambiscono a sfigurare una urbanistica già degradata e insicura, gestita con l'arditezza della speculazione e il menefreghismo dell'ignoranza sociale.

Così accade di scoprire sul Corriere della Sera che qualche giornalista viene incaricato di recensire una mostra (scadente e marchettara) di Casabella a Milano. Mostra che ha il compito di esaltare quattro esempi di nuova architettura sacra cattolica, probabilmente in vista dei numerosi progetti in cantiere a Roma e nel resto d'Italia. Così, il nostro povero giornalista milanese del Corriere, viene catapultato in un mondo di schizofrenici, abitato da Portoghesi e Ravasi in aperto combattimento con la CEI, Enzo Bianchi e i vari architetti cammellati di Casabella. Ne nasce un articolo esilarante, dove ognuno crede di avere in pugno l'autentica ricetta per il rilancio dell'architettura sacra, ma nessuno ha il coraggio di confessare d'aver realizzato sinora soltanto delle chiese immonde. E soprattutto, nessuno ha l'onestà intellettuale di confessarci che i suoi programmi non intendono superare i modelli "garage" e "palasport", bensì spingersi ancora più in là... "verso l'infinito e oltre", come direbbe il famoso protagonista giocattolo di Toy Story.

Ci tocca quindi leggere frasi ispirate come la seguente: "La cattedrale gotica era il frutto della Scolastica. Ma di fronte a un pensiero che escludeva la presenza di Dio, mentre rimaneva forte il bisogno del sacro, l'architettura moderna ha saputo mobilitare muscoli e tendini in cerca di una risposta".

Letto l'articolo viene così spontaneo al nostro corpo reagire con un tumulto interiore: le palpebre cominciano a vibrare per un subitaneo accesso nervoso, la mano inizia a muoversi in un sussulto, e la lingua vorrebbe esclamare un caloroso... "ma vaf......". Ma, si badi, il tutto avviene senza perder mai la calma. Perché la calma proviene dalla consapevolezza che - al di là di architetti, monsignori, cardinali e giornalisti - la maggior parte dei fedeli cattolici ha ancora il cervello montato nel senso giusto. Il fatto curioso è che gli strefocerebri (quelli che hanno il cervello montato al contrario) sono soliti accusare il sottoscritto e tutti coloro che si permettono di criticarli, di "presunzione", "arroganza", "incompetenza", "saccenteria"; stranamente non si accorgono, però, che queste accuse finiscono dritte dritte in un grande specchio e ritornano al mittente.

Architetti, monsignori, cardinali e sacerdoti, ma anche laici devoti e qualche pseudo-monaco bosiano, si impegnano infatti a ripeterci da anni, un giorno sì e uno no, il seguente decalogo:

1. Solo noi sappiamo interpretare degnamente lo "Spirito del Concilio" in ambito artistico e archiettonico. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

2. Solo noi siamo i depositari dei corretti strumenti didattici per educare il popolo di Dio a comprendere la sua posizione nella Chiesa attraverso l'architettura sacra. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

3. Solo noi siamo deputati a parlare di chiese e architettura sacra. Chi non appartiene alla nostra cerchia deve solo tacere e obbedire. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

4. Solo noi siamo in grado di comprendere cosa volesse la Riforma liturgica e solo noi siamo i depositari del magistero autentico della Chiesa in ambito di architettura ed arte sacra. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

5. Anche se questo magistero non è mai stato scritto da nessuna parte, siamo noi ad assicurarvi che le chiese contemporanee se non fanno l'effetto del Dulcolax non sono degne di essere chiamate chiese. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

6. Anche se voi non comprendete la bellezza di queste chiese, noi vi assicuriamo che sono belle e cattoliche e che esprimono al meglio il senso del sacro. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

7. Anche se vi ripugna pregare in questo genere di chiese, noi certifichiamo che in esse si deve pregare come nelle grandi cattedrali gotiche, romaniche, barocche, neoclassiche, etc. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

8. Anche se qualche incompetente parla di "Riforma della Riforma" non è stata mai proposta alcuna "Riforma della Riforma". Solo noi siamo in grado di definire ciò che è architettonicamente e artisticamente cattolico. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

9. Papa Benedetto XVI non è mai esistito! E se è esistito, siamo solo noi quelli in grado di interpretare i suoi gesti, alla luce della Riforma liturgica conciliare. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

10. Le chiese sono luoghi sacri per i quali i fedeli devono solo versare i propri soldi, le proprie offerte, il proprio otto per mille. Per il resto devono solo obbedire e tacere. Se qualcuno ci contraddice anathema sit!

Di seguito alcuni specimina dell'architettura sacra promossa dalla CEI e da Casabella:



Dopo aver contemplato questa fantastica galleria degli orrori qualcuno potrebbe esclamare: "non ci resta che piangere". E invece credo che non possiamo fare a meno di ridere. Ridere perché tutti questi impegnati architetti e monsignori sembrano vivere nel loro piccolo mondo di Amelie. Volatili abitatori di una città incantata dove i cessi sono quadrati e le chiese tonde, ma non c'è differenza sostanziale sulla percezione di entrambi i loro prodotti creativi. Sostenitori di teorie pneumatiche che nebulizzano qua e là come un potente narcotico per le coscienze di fedeli che dopo 50-60 anni devono ancora imparare il "rinnovamento liturgico" promosso dal Concilio. E qui si sposano i deliri del monaco bosiano che si atteggia a gran liturgo del Cattolicesimo nuovo e progressivo, anche quando ricorre alle teorie di Schwarz e Guardini che di nuovo hanno ben poco e sono chiaramente regressive ad uno stato puerile dell'architettura e dell'arte sacra; con i deliri dell'ambiente milanese, montiniano e martiniano, imbevuto di aperture così ampie da essersi trasformate in contemplazione esclusiva dei propri ombelichi. E qui basta citare i soliti fanatici del contemporaneo e del progresso provenienti dal Centro San Fedele, e vecchie aderenze martiniane che già se ne vanno in brodo di giuggiole appena gli si cita il Cardinal Ravasi, in questi giorni impegnato a piantare nuove ortiche nel suo cortile (pensiamo ad esempio a Cacciari).

Insomma, come liberarsi di questi onfalopati (malati di sindrome compulsiva alla contemplazione dei propri ombelici)? Come cercare di portare fuori dal circolo di ripetitiva autoreferenzialità la discussione sull'arte e l'architettura sacra? Possibile che esistano solo questi architetti, questi monsignori e questi cardinali? Il resto del mondo tace, quasi impaurito dalla potente auctoritas di codesta élite culturale egemonica come quella comunista di qualche decennio fa. Sì, è un problema di egemonia culturale. E solo una rivoluzione dal basso, antitirannica ed anticlericale (nel senso di una corretta battaglia contro il clericalismo asfittico e stantio delle conventicole curiali e vaticane assetate di appalti e notorietà) ci potrà salvare. Intanto accontentiamoci di avere ancora il cervello montato nel senso giusto. Almeno così ci è dato di comprendere, alla vista di quelle immagini di chiese promosse a Milano quali modelli per il futuro del sacro che a Casabella corrisponde una Chiesaorrenda. E' il buon senso comune e scusate se è poco!

9 commenti:

Mauro ha detto...

Gent. Francesco, di quel che ha scritto mi piace soprattutto il decalogo a mo di Sillabo. Perfettamente azzeccato! Abbiamo in molti ormai constatato che nel grande clima di dialogo in cui la Chiesa sguazza felice, non c'è però posto per tutti. E' una prassi consolidata ormai che chi non la pensa in un certo modo viene escluso dalla "vita concreta" della Chiesa. Questi meccanismi cominciano già nel piccolo delle Parrocchie, figurarsi nel grande calderone cosa può accadere... Il dialogo, inaugurato dal Concilio, non prevede la multidirezionalità ma il senso unico: dialogare, per certi clericali moderni, è solo il modo per dirti che devi pensare come loro, altrimenti sei fuori. Non mi stupisce se lei Francesco opponendosi a certi meccanismi, si sia beccato del saccente, dell'arrogante e dell'incompetente. Nella Chiesa di oggi, per capire che sei dalla parte buona, è quasi necessario sentirsi rispondere così dal clero modernista. L'obiettivo principale di certe chiese moderne non è di favorire l'incontro con Dio ma pubblicizzare chi le ha commissionate e chi le ha progettate. Anche perchè oggi l' edificio chiesa non è più concepito dai moderni liturgisti-artisti catto-luterani come la "Casa di Dio", ma è vista come la casa della Comunità. Quindi anche se la casa non parla di Lui va bene lo stesso. Sono sempre più convinto che il male della Chiesa di oggi sia uno solo: il clero che si è sostituito a Gesù Cristo nei vari ambiti della vita ecclesiale e la gente di questo scambio non ne vuole sapere.
Un giorno Gesù disse che non si può servire Dio e il denaro. Anche i vescovetti e i monsignorotti dell'edilizia sacra avranno fatto la loro scelta. A ognuno lascio pensare quale delle due.

Davide ha detto...

Per me è semplice, ci vuole una Chiesa, la costruzione di una Chiesa. Trovata una parrocchia retta da un Parroco e che ne ha bisogno e che capisce cosa stiamo portando avanti, all'interno di una Diocesi retta da un Vescovo che capisce anche lui (primo vero ostacolo), si sottoscrive una petizione tra fedeli non necessariamente di quella parrochia e di quella diocesi, e con concorso oppure no, dipende, si da vita ad un progetto e ad una costruzione che sia pietra miliare. Nel bando, in caso di concorso, si sia il più chiaro possibile, (potresti scriverlo tu Francesco). Si potrebbe fare breccia nel muro di gomma qulificando la nuova chiesa come costruita per il rito straordinario. Fatemi sapere cosa ne pensate, in fondo il presente blog mi sembra abbia un certo carattere di operatività e non solo teorica, ma anche pratica.
Che ne pensate?

Ollonensis ha detto...

Caro Francesco, ho letto con attenzione e con "gusto" il tuo articolo e lo condivido pienamente. Hai scritto cose giuste e sacrosante che certamente molti condividono e altri non vorrebbero che fossero mai scritte. Grazie dei tuoi articoli: siamo con te per sostenere con te la battaglia per mettere fine agli scempi architettonici che si camuffano sotto il nome di "chiese". Condivido anche i commenti di Mauro e di Davide: bravi! Il 12 settembre 2008, all'omelia dei Vespri celebrati nella Cattedrale Notre-Dame di Parigi, Papa Benedetto XVI si esprimeva così: "Il Figlio di Dio ha preso carne nel seno di una donna, di una vergine. La vostra cattedrale è un inno vivente di pietra e di luce a lode di questo atto unico della storia dell'umanità...". Ma dove mai le chiese moderne sono "un inno vivente di pietra e di luce" a lode di Dio?

Areki ha detto...

Caro Francesco grazie ancora per quanto hai scritto.
Sono daccordissimo in toto.
Quello che mi stupisce è come questi signori non si vergognano a costruire chiese così brutte, così squallide, così paurosamente fredde...... Questi edifici invece di attirare le persone a Dio le mandano via......
Poveretti quelli che le hanno commissionate e volute..... questa cricca massonica del nulla elevato a falsa arte e anti bellezza.....
non ricordano la frase del Vangelo:
"Chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli è meglio per lui che si leghi al collo una macina da asino e si butti nel mare"?
don Bernardo

Andrea ha detto...

Qual è, caro Francesco, il vero frutto delle convulsioni culturali, religiose e sociali degli ultimi secoli ? Il piccolo borghese (o meglio, l'uomo piccolo-borghese): cioè colui che, recisi i legami naturali con Dio(suo Padre), Patria(sua "madre") e famiglia(suoi predecessori e compartecipi nell'avventura umana), si sente SOLO, gettando lo sguardo sul mondo intero come Cristo dal pinnacolo del Tempio. Suo unico compagno fidato, il conto in banca.

Costui dedica impegno mentale ed economico a rendere "Bella" la propria Casa (design, luci, elettronica ecc.). Se poi ha tempo e qualche "fisima" relativa al Mistero (inteso come "buco nero", dove potrebbe albergare di tutto), farà un salto ogni tanto in chiesa: quello spazio teatrale dove "tutto può accadere", preparato per lui dalla crema costruttivistica della società.

Sì, allora, al contrasto alla tirannia clericale (non alla "rivoluzione", che significa fare un giro completo, urlando e sparando, per tornare al punto di partenza); sì alla cultura (=coltivazione fiduciosa del campo dell'animo umano), contrapposta agli steccati che difendono il ceto "intellettuale" !!

Grazie

Pietro Pagliardini ha detto...

Davide suggerisce un percorso virtuoso per la costruzione di una vera chiesa, ma riconosce che è difficile trovare un vescovo "giusto". Già, il virus dell'architettura "moderna" è penetrato a fondo anche nelle gerarchie e questo ha una sua logica, dato che si tratta, come dice Francesco, di egemonia culturale.
In una chiesa di "cattolici maturi", cioè cattolici come pare a loro, che intendono il proprio ruolo nel mondo come impegno politico, l'egemonia culturale è un ottimo strumento per accreditarsi presso il mondo, quello dei media, della cultura ufficiale, dei circoli che contano. Una chiesa nel mondo che conta dunque, dove non è con gli archi, i timpani e la decorazione che si fa architettura, ma con la "purezza" delle forme geometriche lisce, bianche e vuote. Dunque due "chiese" che si uniscono insieme, quella dei cattolici maturi e quella del modernismo architettonico e artistico: una miscela esplosiva! Le chiese non come luogo sacro dedicato al culto ma come icone dell'architettura contemporanea, da pubblicare nelle riviste, da realizzare mediante concorso, in ossequio alla "forma" democratica. Però la Chiesa non ha a che fare con la democrazia, ma con il dogma, come ha detto Introvigne.
Come rompere questo circolo vizioso?
Difficile dirlo. Intanto sperare in Benedetto XVI (vedi questo link http://www.ilfoglio.it/soloqui/7665) e utilizzare le armi del nemico, cioè la "democrazia", lottando per ottenere di far giudicare ai fedeli, al popolo, i progetti dei "democratici" concorsi.
Quali argomenti tirerebbero fuori per rifiutare un metodo che loro stessi hanno voluto? Uno solo plausibile: io sono il Marchese del Grillo e tu non conti un ....!
E' lo stesso strumento che andrebbe utilizzato per tutta l'architettura, con la differenza che in campo civile la democrazia è, o meglio dovrebbe essere, la regola, in campo religioso l'eccezione.
Pietro

El Cid ha detto...

Post e commenti sono di livello immensamente superiore all'articolo di giornale. "Così va spesso il mondo... voglio dire, così va nel secolo ventesimo primo".

Caterina63 ha detto...

...e pensare, caro Francesco, che è stato fatto un Concilio per superare il Sillabo autentico.... e per PROGGREDIRE... ^__^ qui ci ritroviamo in una sorta di IMPOSIZIONE da regime totalitario...

Queste Chiese non rappresentano la Chiesa Cattolica, ma un forte SINCRETISMO RELIGIOSO, la nuova moda del momento, la nuova dottrina di questo tempo...
dove non è importante LA FEDE CATTOLICA, ma bensì una ASSEMBLEA CHE SI RIUNISCE IN AMICIZIA verso un dio PERSONALE....
è la dottrina eretica secondo la quale è la fede dell'uomo che ci conduce ad un dio....
dimenticando che Dio è venuto incontro a noi e si muove sempre per primo...

Nelle Chiese di un tempo c'è questa dottrina SANA del Dio Incarnato-Rivelato che HA MESSO LA SUA TENDA IN MEZZO A NOI...allora l'arte ruotava attorno al Dio VIVO E VERO PRESENTE NELL'EUCARESTIA E NELLA COMUNIONE DEI SANTI IVI PRESENTI ANCHE CON GLI ANGELI....
oggi l'arte si muove all'inverso:
essa oggi ruota attorno alla confusione del nostro tempo, ruota non attorno a Dio ma attorno ALL'UOMO...

il "nuovo" sillabo, caro Francesco, è una triste e cruda realtà per la quale non possiamo fare altro che sperare e ripetere:
NON RESTERA' PIETRA SU PIETRA...

Anonimo ha detto...

Il parroco ostenta idee chiare (e qualche fedele pure...):
http://www.gesuredentore.it/pages/chiesa/chiesa.html.