martedì 15 febbraio 2011

DIBATTITO SULL'ARCHITETTURA SACRA: UNO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE?


Cattedrale di St. John the Divine - New York - bozzetto di Santiago Calatrava
(notare le forme stilizzate di un Homo Vitruvianus con il pentalfa rovesciato al centro)


di Francesco Colafemmina

Sandro Magister ha puntato i riflettori sull'attuale dibattito (intra moenia) sull'architettura sacra, apparentemente scaturito da alcune riflessioni del Cardinal Ravasi e di Paolo Portoghesi, piuttosto critiche nei confronti dei recenti progetti sponsorizzati dalla CEI, progetti così recenti da risalire ad almeno 3 anni fa, come quello di Galantino a Modena, tanto che verrebbe da chiedersi: ma Ravasi e Portoghesi in questi tre anni forse dormivano?


Il gioco del "gruppo" della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

Credo di aver spiegato più volte che Ravasi, Portoghesi, il critico d'arte dell'OR, Sandro Barbagallo, l'abate Zielinski, e le diverse personalità che ruotano attorno alla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, non hanno alcuna intenzione di promuovere una "politica architettonica" in linea con la tradizione, né tantomeno di costruire "nuovi canoni architettonici". Il loro obiettivo è mettere in crisi il complesso intreccio fra curie diocesane, CEI, architetti, artisti e liturgisti, scompaginando con la propria autorevolezza culturale e con una truppa formidabile di artisti e architetti di grido, un certo "provincialismo" architettonico sciatto e ripetitivo, basato sulla mera imitazione e amorevolmente protetto dalla CEI e dai vescovi italiani.

Attraverso il conflitto con la CEI si tenta pertanto di rimettere in discussione l'egemonia culturale delle singole conferenze episcopali, riponendo nelle mani della Pontificia Commissione il ruolo di dominus delle tendenze e degli sviluppi dell'arte e dell'architettura sacra, un po' come accadde verso la fine degli anni cinquanta con la Commissione Centrale per l'Arte Sacra, guidata da Mons. Fallani (di cui Ravasi non è che una reincarnazione rinascimentale).


Chiesa del Volto Santo - Torino - Mario Botta

Per mettere in atto questo programma, il gruppo della Pontificia Commissione ha pensato bene di cominciare attaccando le "brutte chiese contemporanee". L'attacco riesce sempre facile e suscita la risposta positiva dei fedeli, attira i commenti dei giornalisti, provoca il rispetto di architetti devoti, ma non offre ricette...

Progetto di chiesa a Sambuceto - Mario Botta


Perciò, al fine di attutire il peso della vacuità ideale del conflitto con la CEI, il gruppo ha cominciato a battere sulla questione dell'orientamento, tema indubbiamente benedettiano, e ancora, su quella della forma, rievocando, ad esempio, il duplice modello basilicale e a pianta circolare. Nulla di nuovo sotto il sole, ma qualcuno forse pensa che la fiera della banalità sia una forma di novità!


Cattedrale Christ the Light - Oakland - Progetto di Santiago Calatrava


Qual è il mio modello di chiesa contemporanea?

Naturalmente tutte le riflessioni, i commenti, le analisi, sviluppate su questo blog, non figurano minimamente in alcun acconto dell'aulico dibattito sull'arte e l'architettura sacra. E le ragioni sono varie. Tuttavia, una volta per tutte, vorrei sfatare il mito di coloro che credono ch'io non abbia mai proposto un "modello" di chiesa contemporanea.

Anzitutto una chiesa non dev'essere "contemporanea". Essa dev'essere diacronica, deve attraversare il tempo dal passato verso il futuro, quindi non può essere mera creazione ex nihilo del nostro tempo. Perciò una chiesa "contemporanea" dev'essere anzitutto tradizionale, deve innestarsi cioè nel solco definito dalla Chiesa di Roma nel corso dei secoli. Naturalmente il metodo più semplice per legare un edificio architettonico alla tradizione è mantenere per esso le forme della tradizione. La forma tradizionale per eccellenza è quella basilicale, con pianta a croce latina. Ma da questa forma essenziale discende anche l'organizzazione interna della chiesa fondata sulla divisione fra navata, transetto e presbiterio. L'organizzazione degli spazi è infatti una "disposizione ordinata" e l'ordine deve ambire ad una declinazione dei livelli del sacro che si manifestano in ogni chiesa cattolica. La tradizione poneva il "progresso" verso il luogo più sacro longitudinalmente: dal sagrato al nartece, dalla navata al presbiterio, sino al confine dell'abside. Questa progressione era tuttavia anche verticale: dal sagrato si sale al livello della navata, e dal transetto si accede al presbiterio ancora più in alto, fino all'altare, anch'esso sopraelevato.
La disposizione ordinata degli spazi implica nondimeno una loro definizione nello spazio, una delimitazione: di qui la funzionalità strutturale delle colonne diventa anche elemento di separazione degli spazi. L'erezione di grate o balaustre a circoscrivere il presbiterio, la costruzione di grandi cori lignei, cantorie, etc. diventano modalità espressive dell'ordine spaziale necessario a garantire che ogni cosa sia al suo posto: ovvero che ad ogni spazio della chiesa sia associata non solo una funzione, bensì una sua specifica collocazione nell'organismo vivente del tempio articolato secondo la progressiva dignità del corpo di Cristo che incarna.

Ricapitolando quindi: pianta a croce latina, organizzazione e definizione degli spazi in navata, transetto e presbiterio, cosa manca? Mancano tutti gli elementi propri dell'arte: la scultura, la realizzazione delle vetrate artistiche, la pittura, l'arredo della chiesa. Sappiamo a tal riguardo che è proprio della tradizione e del magistero della Chiesa Cattolica il rispetto per le forme viventi e per la natura. L'Incarnazione di Cristo è il cardine della raffigurazione di Dio in forme umane. Il figurativismo è dunque la cifra comune a tutte le suddette arti. E visto che la forma umana è fondata sulla proporzione, sull'armonia e sulla perfezione che discendono dall'essere l'uomo creato "a immagine e somiglianza di Dio", ne discende che le forme che saranno associate alla raffigurazione di Cristo, della Vergine, dei Santi e dei Martiri, saranno forme geometriche perfette.

Tutti questi elementi fondamentali dovrebbero essere ricompresi in una sorta di "canone" artistico e architettonico di cui la Chiesa dovrebbe dotarsi. Un canone che non influenza o esaurisce lo stile, ma sul quale è lo stile a modellarsi, come ogni musica si modella sul pentagramma, con una serie limitata di note, in grado però di unirsi in una serie illimitata di creazioni artistiche.

Chiaramente quanto ho appena esposto non è una novità: è semplicemente il contenuto del famoso Appello al Papa del 2009! Snobbato e anzi attaccato dall'enclave dell'Osservatore Romano, afferente al gruppo della Pontificia Commissione, viene spesso dimenticato e trascurato nel dibattito, in una parola viene ignorato.


La duplice pianta di Timothy Verdon e l'evoluzione storica dell'uso di piante circolari

Si finisce quindi per parlare del nulla, spolverandolo qua e là con un po' di citazioni benedettiane e qualche rievocazione storica. Ed è a proposito di quest'ultimo genere di considerazioni che vorrei spendere due paroline. Timothy Verdon ha infatti recentemente ribadito sull'Osservatore Romano che le uniche forme tradizionali dell'epoca paleocristiana sarebbero sia quella basilicale che quella a pianta centrale:

"Nell’ambito della corte imperiale viene fatto poi un passo carico di significato per la storia dell’architettura cristiana: l’adattamento a scopi liturgici dell’edificio circolare o cilindrico tipico nel mondo tardo-antico dei mausolei di personaggi illustri.
Per la sensibilità greco romana, la forma cilindrica-chiusa infatti suggeriva il mistero della morte; proprio questa configurazione era stata usata nel IV secolo a Gerusalemme per la struttura costantiniana della "Anastasis", contenente la tomba vuota di Cristo. La stessa forma venne poi utilizzata dalla figlia di Costantino per il proprio mausoleo sulla via Nomentana, accanto all’antica basilica cimiteriale di Sant’Agnese.
Simili strutture circolari hanno un simbolismo particolare. Mentre le più comuni basiliche longitudinali implicano un cammino – dall’ingresso all’altare – la forma circolare, senza inizio e senza fine, ha dell’infinito: giungere al suo centro connota la fine della ricerca, l’arrivo nel porto sospirato.
"

Le considerazioni di Verdon sono parzialmente corrette. La forma circolare è infatti propria non solo dei luoghi di sepoltura (pensiamo alle strutture a tholos micenee), ma è spesso utilizzata nella realizzazione di templi di piccola dimensione suddivisi da Vitruvio in monopteri o peripteri. Verdon rievoca esempi di costruzioni di forma cilindrica "tipici nel mondo tardo antico dei mausolei". Ma, sappiamo bene che gli esempi più noti e diffusi di mausolei a pianta centrale e forma "cilindrica" sono di epoca augustea o precedente: il mausoleo di Augusto, quello di Cecilia Metella o di Cotta sulla via Appia, quello di Lucio Munazio Planco a Gaeta, solo per fare qualche esempio. Ed è sempre di epoca augustea il grande tempio circolare eretto da Agrippa, ossia il Pantheon. Ora, si può ben dire che le forme circolari vivono una rinascenza sotto Adriano con il rifacimento del Pantheon così come oggi lo vediamo e l'erezione del grande mausoleo funebre dell'imperatore, su cui più tardi sorse Castel Sant'Angelo.

Dunque, la pianta circolare, priva com'è di riferimenti direzionali ed omogenea nella suddivisione degli spazi, non poteva non passare nel cristianesimo che in specifici casi, come appunto quelli delle tombe dei martiri. La possibilità di garantire la peregrinazione, attraverso un deambulatorio interno, attorno alla centrale tomba del martire, era la ragione principale del ricorso a questa struttura. Ma un altra ragione è il riuso, la sacralizzazione dell'architettura pagana, attraverso la sua conversione in luogo di riposo dei martiri. Non ci si stupisca, d'altra parte, del caso dell'anastasis gerosolimitana. L'anastasis fu infatti inaugurata assieme al martyrium, ossia all'originaria basilica costantiniana: dunque essa era un fulcro del tempio, ma non un tempio in sé. Non a caso l'anastasi era definita aediculum ossia piccola cappella, un luogo che non esaurisce in sé la completezza del tempio, ma ne costituisce una parte.

L'idea finale, espressa dal Verdon, del tempio a pianta circolare quale "espressione simbolica dell'infinito" è invece mutuata dalla rielaborazione neoplatonica ed ermetica della geometria euclidea, rielaborazione di epoca rinascimentale. E' infatti col rinascimento che la chiesa a pianta circolare in qualche modo "esplode". E lo fa principalmente in Italia. Il recupero dell'architettura vitruviana, l'intenso studio dei modelli del passato, il recupero di una urbanistica utopica attraverso il concetto della "città ideale", furono ragioni ausiliarie che andarono a sostanziare quanto già contenuto nella speculazione ficiniana. La traduzione del corpus hermeticum da parte di Marsilio Ficino costituì infatti un motivo di fondamentale avvicinamento fra la geometria, la scienza architettonica e la filosofia. Era infatti Ermete Trismegisto ad assicurare con Platone che la forma perfetta di Dio era quella sferica e che nelle piante circolari, nelle cupole ambiziose, nell'unione insomma del cerchio con la sfera, l'uomo ottemperava al motto che garantiva l'unione fra microcosmo e macrocosmo: "tutto ciò che è in cielo è anche in terra".

Così il correttivo dovette giungere solo con la Controriforma, grazie a San Carlo Borromeo. Scriveva infatti San Carlo nelle sue Instructiones Fabricae:

"At vero illa huius aedificii ratio, iam inde ab apostolicis fere usque temporibus ducta potior est, quae crucis formam exhibet, ut plane ex sacris basilicis Romanis maioribus, ad eum modum extructis, perspicitur. Illa porro aedificii rotundi species, olim idolorum templis in usu fuit; sed minus usitata in populo christiano. Ecclesia igitur omins, ac illa praesertim, quae insignem structurae speciem requirit, ita ex aedificanda potius erit, ut crucis instar sit: quae cum multiplex, tum oblonga esse potest; haec in frequentiori usu, reliquae minus usitatae sunt." (Instructiones Fabricae, Liber 1, p.8)

"Ma invero la struttura di tale edificio, più di ogni altra usata fin quasi dai tempi apostolici è quella che mostra la forma di una croce, come chiaramente si può rilevare nelle sacre basiliche Romane maggiori, costruite secondo questa forma. L'altro aspetto, invece, di edificio circolare, fu un tempo in uso per i templi degli idoli, ma meno frequentemente usato nel popolo cristiano. Dunque ogni chiesa, e quella soprattutto che richiede un mirabile aspetto nella sua struttura, sarà piuttosto edificata così, a forma di croce: e sebbene possa essere di varie forme, la croce può essere anche oblunga e questa è di uso più frequente, meno utilizzate invece sono le altre forme."

Un correttivo, questo, che fu presto violato e dissimulato nelle piante ellittiche barocche, in quelle stellate, nelle ambiziose sperimentazioni di cui presto ci si stancò, in nome di un ritorno al classicismo. E il classicismo violò ancora una volta il dettame della Controriforma, con la scusa antica dell'esempio vitruviano e dell'insigne architettura romana il cui vertice d'ambizione strutturale fu proprio il Pantheon. Dopo gli inizi dell'ottocento la situazione finì per normalizzarsi. Le chiese tornarono alle forme antiche, ma il fuoco della circolarità covava sotto la cenere... E fu così che agli inizi del novecento ritornò e ritornò con l'ambizione di sostituire definitivamente la forma prettamente cattolica, la pianta a forma di croce latina, l'unica forma che pur derivando dalla basilica romana, poteva essere identificata esclusivamente con un luogo di culto cattolico. Le ragioni addotte dal XX secolo furono tutte sociali ed ecclesiologiche, eminentemente riformatrici dell'idea di Chiesa e non dell'architettura sacra. E quest'architettura comunitaria, affatto estranea alla concezione architettonica sia tardo antica che rinascimentale, trovò ampia sponda nel pensiero rivoluzionario del clero. Nacquero così le chiese contemporanee: con la volontà di distruggere la centralità di Cristo e di sostituirla con quella di un popolo equidistante, parificato, comunitario. Chiese che hanno distrutto ogni orientamento e ogni traccia di riferimento alla tradizione. Così la forma circolare è diventata la forma più an-identitaria e amebica, insignificante e banale, priva di carattere e definizione, che una religione potesse adottare. E il cerchio sostituita la croce sembra aver trionfato sulla correlazione oggettiva fra lo spazio sacro e la fede: una chiesa circolare è infatti specchio di una fede pneumatica, vaga, nebulosa e non dogmatica e l'antropocentrismo di questa fede non può essere negato dalla presenza di un altare centrale, perché questa presenza è succeduta alla dislocazione della custodia della presenza reale di Cristo, il tabernacolo: una dislocazione criminale che pesa inevitabilmente su ogni riorganizzazione dello spazio nel nuovo circo sacro impostosi nel post-concilio. Pertanto ogni giustificazione contemporanea della pianta centrale non potrà mai prescindere da una profonda critica dell'idea stessa che la pianta centrale ha assunto per la Chiesa Cattolica a partire dagli inizi del XX secolo. E fino a quando la pianta centrale non sarà subordinata a quella a croce latina, ogni riflessione storica sarà falsa e fuorviante. Ma ciò dipende probabilmente solo dall'onestà intellettuale di chi produce tali riflessioni storiche.


Conclusioni

L'articolo di Sandro Magister sta provocando numerose reazioni positive, ma anche una fondamentale confusione nel mondo cattolico. Sembra infatti che sia in atto una battaglia per ritornare a costruire belle chiese e che i condottieri impavidi che guidano la schiera dei "buoni" contro i "cattivi della CEI", siano i fedelissimi del gruppo della Pontificia Commissione. Purtroppo la strategia è un'altra. E credo di averla già ben spiegata. D'altronde Paolo Portoghesi non ha realizzato mai chiese con pianta a croce latina, ma dopo aver edificato la moschea di Roma, si è sbizzarrito con piante a forma stellata, come quella della chiesa di Valenza e di Calcata. E il Cardinal Ravasi non ha certo in animo di promuovere chiese dalle forme tradizionali, ma, ricorrendo alla ambiguità tipica della dialettica hegeliana, ha intenzione di proporre una nuova edilizia sacra ambiziosa e internazionale, del tutto contemporanea, facendola apparire come la ricetta migliore per un rilancio del sacro e delle sue forme. Per questo lancia una campagna mediatica il cui obiettivo è il recupero di un ruolo di premazia e supervisione per la Pontificia Commissione e il suo stuolo di architetti e artisti legati al mecenatismo ravasiano. Naturalmente la pressione esercitata su don Giuseppe Russo e sul Servizio Nazionale per l'Edilizia di Culto è notevole, ma è anche ridicola. Perché sia Russo che Ravasi hanno una impostazione storicistica ed hegeliana nel maneggiare l'arte e l'architettura sacra. Entrambi apprezzano l'arte rivoluzionaria contemporanea, e l'architettura estrosa e sperimentale. Entrambi operano senza accettare critiche o consigli, ma in piena autonomia.

Allora cosa sperano di ottenere i membri del gruppo della Pontificia Commissione? Probabilmente una fetta di appalti, qualche commessa importante, uno spazio nel processo decisionale. E intendono farlo sfruttando la delusione diffusa dei fedeli nei riguardi dell'edilizia di culto promossa dalla CEI. Chiaramente è un lusso che possono ampiamente permettersi, non avendo sinora proposto nessun progetto! Che lo facciano! Che ci mostrino finalmente cosa vogliono realizzare, invece di imbarcarsi in una faida che ha più il sapore della farsa! Ahimé sappiamo già quali sono le loro proposte (come quelle di Calatrava e di Botta, solo per far due nomi cari a Ravasi), le loro idee così innovative da essere già vecchie, così elevate da essere spesso guidate da meri interessi materiali, così paludate da essere inutili centoni di luoghi comuni e d'interpretazioni arbitrarie della storia dell'architettura ad uso e consumo dei loro personalistici fini.


26 commenti:

Anonimo ha detto...

Avendo frequentato il master di Architettura ed Arte sacra alla università Europea e conoscendo alcuni della pontificia commissione mi rendo conto che fai di tutta l'erba un fascio e sei ingiusto con alcuni...
purtroppo devo notare che un certo orgoglio ti porta a dare giudizi sopra le righe non rispondenti a verità. mene dispiace perchè su molte affermazioni hai ragione. Non è seminando odio che si fa il bene della Chiesa.
Saluti
Flavio

Francesco Colafemmina ha detto...

Non mi sembra di fare "di tutta l'erba un fascio". Conosco anch'io stimatissimi architetti e liturgisti che dirigono quel Master, ma cosa c'entra il Master con la Pontificia Commissione e con la sostanza del post?

Anonimo ha detto...

Sinceramente non capisco più nulla.
Ma chi sono qui i cattivi, la Cei (che fino ad oggi ha realizzato queste schifezze di chiese)o la Commissione (che non mi sembra abbia avuto così tanta voce in capitolo)?
Condivido ciò che dice Flavio.
A me sembra che ci sia un tantino d'odio nei confronti di Ravasi. Sii sincero, cosa ti ha fatto di personale?
Luciano (un tuo fedele lettore)

bedwere ha detto...

A me sembra chiaro: dalla padella (CEi) alla brace (Commissione).

Francesco Colafemmina ha detto...

Mah,

non c'è niente di personale, bensì la semplice evidenza di una operazione poco condivisibile. Basta stare ai fatti. Non mi sembra d'altra parte di aver scritto un post pieno di invettive, ma di aver descritto il senso dell'attuale dibattito, la mia posizione in merito alla costruzione di nuove chiese, una retrospettiva storica sulle chiese a pianta circolare e qualche conclusione in merito all'esito del dibattito avviato dal gruppo della PC, e una certa incoerenza fra quanto si predica e quanto si opera.
Credo che non ci si possa concedere il lusso di non comprendere quanto è fin troppo chiaro!

Anonimo ha detto...

Scusate, ma non capisco...
Se "non hanno alcuna intenzione di promuovere una politica architettonica in linea con la tradizione, né tantomeno di costruire nuovi canoni architettonici", di che cosa stiamo parlando?
Da questa frase penso che il gruppo PC sia colpevole solo di non aver ostacolato le stoltezze della Cei.
E' questa la colpa che giustifica tanto acredine?
Luciano

Francesco Colafemmina ha detto...

No, caro Luciano.

Vedo che non hai capito niente. Magari prova a rileggere questo altro post:

http://fidesetforma.blogspot.com/2011/01/intrallazzi-architettonici-vaticani-non.html

Ciò che ho cercato di dire è che tra CEI e Pontificia Commissione non c'è grande differenza. Entrambe propongono lo stesso tipo di architettura, solo che la CEI si affida a un consolidato gruppo di architetti poco internazionali che agiscono secondo schemi ripetitivi e banalizzanti, mentre la Pontificia Commissione ambirebbe a coinvolgere grandi nomi (tipo Calatrava o Botta), grandi artisti contemporanei, in un mix più elitario e sofisticato di nuova architettura sacra. That's all!

Per fare questo si innesca un dibattito inutile che invece di vertere sui punti essenziali (1 quali dovrebbero essere le forme tipiche di una chiesa?
2 quale la distribuzione degli spazi? 3 si deve usare il figurativismo o questo è bandito dalle chiese?
Etc. etc. etc.), finisce solo per disorientare i fedeli e illuderli d'un cambiamento che mai arriverà (di questo passo).

Andrea ha detto...

Scusate, riporto il mio commento del 27 gennaio all'ottimo articolo di Francesco del 26, che già delineava la situazione:

"La tua fotografia in quattro punti della strategia ravasiana, caro Francesco, è sicuramente molto aderente al vero.
Prima si lascia ampio spazio alle chiese-garage (l'ideologia anni '70 era non quella di "parcheggiare Dio", ma quella che "il Popolo Messianico aveva bisogno tutt'al più di una "tenda" per i PROPRI raduni), poi si arriva dicendo: "Noi"(i NON-PROVINCIALI) "vi regaleremo l'Arte Seria" !
La parola-chiave è "Seria" (con i sinonimi "internazionale", "attuale", "premiata", "riconosciuta in termini economici"). Siamo in pieno clima ottocentesco: caratterizzati, come allora, dalla creazione di un ceto di uomini "serii", "rigorosi", "innovatori", "cosmopoliti", per lo più dediti allo spiritismo e alla teosofia. E' il clima delle grandi esposizioni internazionali che si tennero fra '800 e '900.
L'unica differenza è che a quei tempi tale ceto "inarcava il sopracciglio" osservando la Chiesa dal di fuori, oggi lo fa osservandola dall'interno (secondo loro)."

Spero che ciò possa costituire una spiegazione anche per Luciano.

Per essere ancora più esplicito:

CEI contemporanea = modernismo massonico "paesano";
Pontificia Commissione = modernismo massonico "internazionale".

Nel primo caso, milioni di euro bruciati; nel secondo, possiamo temere, decine di milioni.

Anonimo ha detto...

Ai difensori della situazione attuale (che perdura da decenni), segnalo anche:

http://www.labussolaquotidiana.com/ita/articoli-le-chiese-moderne-che-sembrano-di-un-dio-ignoto-909.htm

Senza che nessuno si offenda: siate creativi e non imitativi!

Saluti
Antonio C.

Andrea ha detto...

Per Antonio: se intende dire che una sana architettura sacra dev'essere "creativa", gli rispondo
che in nome della "creatività" (= IO CREO il Bello) si è giunti alle scatole di cemento o, nel migliore dei casi, al design di tipo "interno borghese".

Per venire al pratico: è stato appena consacrato l'altar maggiore della Cattedrale di Noto, ricostruita mirabilmente dopo il crollo quasi totale degli anni '90. Affreschi della cupole e altare, senza "fingere" di essere antichi (e quindi senza essere imitativi in senso deteriore), si inseriscono nella continuità dell'edificio (perciò sono imitativi in senso VITALE).

Aristotele: l'arte imita la natura (fonte inesauribile di ispirazione) - Platone: l'arte imita il mondo, che imita il Mondo delle Idee, quindi è "imitazione dell'imitazione" (quindi vacua, sterile, ripetitiva).

Anonimo ha detto...

Per Andrea, in breve:
1 - concordo con il "pratico" ... e tutto il seguito.

2 - Quella ... "creatività" (= IO CREO il Bello)... io la chiamo "autoreferenzialità" e non le attribuisco un significato assai positivo... Inoltre ai miei tempi i catechisti ci insegnavano che solo Dio è Creatore!

Saluti
Antonio C.

Anonimo ha detto...

I lupi dentro la Chiesa - massoneria ecclesiastica
http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/Massoneria_e_chiesa.htm

Anonimo ha detto...

Caro Francesco... Chiarissimo, ho capito.
Ma perché fai riferimento solo a Ravasi e alla PC, e mai alla Cei?
Tra le chiacchiere (condivido il tuo pensiero al riguardo) della PC e i fatti della Cei, chi è il peggio?
Penso che il modo in cui la Cei spende i soldi dell'8permille sia assurdo.
Quando potrò leggere uno dei tuoi acuti (sic!) attacchi agli architetti consacrati, tipo Russo e compagni, che continuano a fare le loro porcate come se niente fosse?
Luciano

Francesco Colafemmina ha detto...

Luciano,

mi sembri tanto la reincarnazione di un tal I.A.F.I.V.I., giornalista camuffato da anonimo castigamatti...

Anche lui mi rimproverava (quando l'offensiva anti CEI del gruppo del PC era ancora in fase di gestazione) di non prendermela con la CEI e don Russo, eppure... eppure... eppure...

Io con la CEI me la sono presa innumerevoli volte. Ho cercato di dimostrare l'inconsistenza delle norme CEI sull'adeguamento liturgico.

Ho criticato le chiese brutte della CEI per un anno intero, attraverso interviste radiofoniche e televisive.

Ho spiegato l'approccio hegeliano di don Russo in vari articoli...

E adesso mi si rimprovera di attaccare il povero Ravasi che sta organizzando la pagliacciata della Biennale 2013 e intende inaugurare un nuovo mecenatismo architettonico e artistico e di risparmiare la CEI?

Sandro Barbagallo ha detto...

Non mi hai capito. Condivido tutto ciò che hai scritto su Ravasi, ma vorrei (io non ho i mezzi, né la cultura specifica) che anche Russo ricevesse le stesse bacchettate.
A proposito di Biennale, tu che sei così informato, perché nonostante l'annunciata presenza a quella di quest'anno, invece non ci stanno? Eppure era stata sbandierata la presenza per 2 anni... Cos'è successo veramente?
E cosa si prevede per il 2013?
Dobbiamo tremare, cominciare a nasconderci per la vergogna???
Luciano

P.S.: Io sono solo me stesso. Non i.c.p... o come si chiama...

Anonimo ha detto...

Sono Flavio...
ti sei dimenticaqto che la Pontificia Commissione di Arte Sacra è stata accorpata al pontificio Consiglio per la Cultura... prima era diretta dal Card. Piacenza...
Ed è lui che insieme ad alcuni miei amici ed a persone della cCommissione (ieri e oggi) ha iniziato il master.
Non tutti condividono la linea Ravasi (che comunque è sicuro meglio della CEI).
PS non è detto che la croce latina sia l'unica forma tradizionale, S.Sabina non è a croce latina...
Mi permetto di suggerirti più prudenza, mi pare che certi toni non facciano che danni alla causa che porti avanti...
Ciao

Anonimo ha detto...

Perché Barbagallo ha usato il mio nome?
Io sono Luciano Toscano.
Caro Francesco, mi sa che ti sta sfottendo!!!

bedwere ha detto...

Qualcuno e` stato colto colle mani nella marmellata.

Francesco Colafemmina ha detto...

Stendiamo un velo pietoso!

Mauro ha detto...

Gent. Francesco, lei sa per caso se il Calatrava di cui si parla in didascalia nella prima immagine (bozzetto Cattedrale di St. John the Divine - New York), è lo stesso Calatrava che ha realizzato il ponte che collega Piazzale Roma con la stazione ferroviaria a Venezia?

davide ha detto...

Per Mauro, si è lo stesso.
Per fortuna o per disgrazia, di Calatrava ce n'è uno solo, come di Benigni.
La sua idea fissa ispiratrice sin dall'inizio sono state le ossa degli scheletri dei grandi rettili preistorici. Come Giorgia O'Keeffe, solo che lei era una brava pittrice ritiratasi nel deserto del New Mexico e vedova del grande fotografo americano Alfred Stieglitz. Calatrava è solo una delle tante Archistar internazionali.
Davide

Anonimo ha detto...

Sì, quel Calatrava (architetto, ingegnere, scultore) è lo stesso del ponte sdrucciolevole di Venezia.

Anonimo ha detto...

per Davide : ha letto le Memorie della O'Keeffe uscite per Abscondita ? Sil

Claudio ha detto...

Gentile Francesco,
ho molto apprezzato le tue riflessioni,mi confermano quello che avevo capito frequentando "alcuni ambienti". L'architettura che tu vorresti per le chiese non è un utopia ma è possibile, la mie ricerca và nella stessa direzione.Ci sarà poi da vedere se ci riuscirò, ma non voglio sconti.Fai bene a tener duro.

Anonimo ha detto...

Caro Francesco,
molto interessanti le tue riflessioni sugli elementi costitutivi di una chiesa. Andrebbe affrontata anche la questione della "dinamicità" dello spazio liturgico. Nelle chiese non c'erano banchi, fino al Novecento. In quelle ortodosse non ci sono neppure oggi. Tendiamo a guardare ai modelli del passato senza tener conto che i fedeli prima si muovevano molto di più. Ma le chiese "drive in" non favoriscono la partecipazione attiva, men che meno quelle ad anfiteatro.
Ciro

Giacomo ha detto...

Salve a tutti, mi ricollego al primo commento del Sig. Flavio che dice di aver frequentato il Master di Architettura ed Arte Sacra all'Università Europea...
Pensavo di partecipare anche io quest'anno (bisogna iscriversi entro l'11 ottobre 2011) e volevo qualche commento a questo master e volevo chiedere qualche informazione in merito o molto più semplicemente: ne vale la pena di seguirlo?
Auspico qualche vostro intervento in merito, grazie e complimenti per il blog.
Giacomo (potete scrivermi a jakdark(at)gmail.com)