sabato 19 febbraio 2011

ELOGIO DELL'ORRIDO: IL CASO DI ACERRA


Le foto pubblicate precedentemente in di questo post erano tratte dalla rivista on line della Diocesi di Acerra, "Il Sacro e le sue forme". Si fa presente che pur presumendo trattarsi di foto tratte da un corredo illustrativo del progetto, sulla rivista "Il Sacro e le sue forme" non era esplicitato il copyright delle stesse.
L'architetto Marcuccetti, con metodi discutibili, (come la minaccia di un risarcimento danni per aver pubblicato foto il cui copyright non era esplicitato e per i giudizi da me espressi nel post), ha richiesto la rimozione delle foto. Rimozione da me effettuata questa mattina. Chiunque volesse guardare le foto del progetto in questione non deve far altro, tuttavia, che cliccare il link seguente: "Il Sacro e le sue forme".


di Francesco Colafemmina

Che non vi fosse limite al cattivo gusto o meglio al gusto dell'orrido, lo avevamo capito da tempo. L'esempio offerto dalla Diocesi di Acerra supera tuttavia in una spregiudicata corsa alla desacralizzazione ogni incubo più buio di montiniana memoria. A leggere l'articolo introduttivo della galleria degli orrori d'Acerra, pubblicato sulla rivista diocesana "Il Sacro e le sue forme" (potrebbero ribattezzarla "Il Sacro e il deforme") sembra che la Chiesa sia una specie di dinosauro che non sa evolversi in mammifero, refrattario ad ogni aggiornamento: ed ecco invece l'esempio luminoso di una diocesi del Sud che si adegua veramente. Leggiamo il commento di Gustavo Arbellino:

"E così, parlando in termini agonistici, dopo molto faticare, l’arch. capogruppo Andrea Marcuccetti, può inserire nella sua bacheca delle coppe, un nuovo trofeo proveniente da una Diocesi del Sud che a dispetto di tante altre, non ha avuto la paura di lanciarsi nel mare largo e lungo di un concorso nazionale, spinta dal desiderio di donare ai proprio fedeli un buon adeguamento liturgico della Cattedrale, e dare al mondo degli architetti e delle Diocesi uno spunto serio di riflessione e di confronto in questo delicato ambito di progettazione. (...) Le prime impressioni per tale esito sono di sorpresa e stupore; stupore che una Diocesi del Sud, agli occhi di tanti, più legata alla tradizione, abbia potuto promuovere un progetto definito ardito."

Ecco quindi il primo elemento che da meridionale mi indigna: pensare che una Diocesi del sud Italia, "agli occhi di tanti più legata alla tradizione", abbia potuto negare le proprie radici, la propria storia gloriosa, per sposare modelli d'abbruttimento liturgico provenienti dallo sterile vacuum estetico e storico nel quale vive l'arte contemporanea. Rinnegare se stessi, il proprio passato, la bellezza che scorre nelle vene del nostro popolo meridionale, significa essere indegni epigoni dei grandi antenati che ci affidarono la bellezza delle loro creazioni.

La cattedrale di Acerra "non adeguata"

Detto questo, il progetto vincente del concorso per l'adeguamento della cattedrale di Acerra non è tuttavia nient'altro che una riedizione del progetto di adeguamento liturgico del duomo di Alba, del quale già parlai in questo post un anno fa: spostamento dell'altare nel transetto al fine di ottenere la maggiore "partecipazione" dei fedeli, realizzazione di uno pseudo-ciborio dalle forme stravaganti (così ci si mette la coscienza a posto con la "tradizione"), produzione di altare, sede e battistero in marmo zebrato (una striscia colorata ed una bianca). Personalmente, se fossi al posto degli architetti che hanno ideato il progetto di Alba farei causa ai plagiari d'Acerra, ma ciò non risolverebbe lo scempio compiuto in entrambe le chiese!

FOTO RIMOSSA

Pianta della chiesa "adeguata"

FOTO RIMOSSA

Altare "adeguato"

FOTO RIMOSSA

Sede episcopale adeguata

FOTO RIMOSSA

Battistero adeguato

Quanto non può che suscitare la mia massima pena è tuttavia l'orribile e deforme croce che penzolerà sull'altare adeguato attraverso un triplice cerchio di ferro che si vuol far passare per un ciborio. La pseudo-croce è opera dell'artista (sic!) Francesco Landucci, una cui mostra (mostruosa) è stata sponsorizzata persino dal Servizio Nazionale per l'Edilizia di Culto della CEI (Barbagallo vedi che me la prendo anche con la CEI?)... Ma degno di esser citato è anche l'esimio liturgista che ha giustificato liturgicamente questo ignobile adeguamento: si tratta di Padre Silvano Maggiani OSM, preside della Pontificia Facoltà Teologica "Marianum". Costui, già promotore dell'orribile pallio che fu imposto a Benedetto XVI il giorno della sua intronizzazione, già Consultore dell'Ufficio per le celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, sostituito nel 2007 da Bux, Lang e Gagliardi (solo per fare qualche nome), è uno dei più strenui sostenitori dell'innovazione architettonica e artistica quale segno di rottura col passato e la tradizione introdotto dal Concilio. Basta leggere questa sua relazione per farsi un'idea in merito: Una nuova stagione per l'arte? Le attese della liturgia.



FOTO RIMOSSA


Un passaggio in particolare di questo testo verboso mi ha colpito:

"È possibile aprirsi al futuro per la riforma liturgica, perché «il risultato più grande è il processo messo in atto; non solo, come è stato detto, che la riforma ha il pregio di essere stata: la riforma è da completare, è in atto». Da qui nascono le attese intrinseche alla stessa liturgia, che nel nostro caso diventano esigenze di cui gli artisti, architetti, ingegneri, ecc., devono essere edotti. Bisogna aiutarci a far comprendere in concreto che il ritorno a una tradizione primordiale dell’azione liturgica e alla sua comprensione «per assicurare maggiormente al popolo cristiano l’abbondante tesoro di grazie che la sacra liturgia racchiude» (SC 21), ha voluto dire cambiamento di una mentalità ecclesiale propria di una Chiesa piramidale di cristianità per una concezione comunionale e tutta intera ministeriale; all’assunzione della Parola che forma e informa tutto l’agire ecclesiale, ne è derivata una rinnovata, anche se originaria, comprensione del processo rituale sacramentale o liturgico in genere. La ricomprensione dell’Ecclesia come soggetto integrale dell’azione liturgica, ha motivato una nuova regolamentazione del tempo e dello spazio (ecologia), una nuova sensibilità e comprensione delle dinamiche comunicazionali (etologia).
Non è un problema di stili o di moduli da salvaguardare o di luoghi sacri codificati negli ultimi cinquecento anni e ormai facenti parte dell’immaginario, tanto da confondere il secondario con l’essenziale. In questa nuova stagione, per fortuna, si sta prendendo consapevolezza che non è più un problema di storia dell’arte o non solo, quando si tratta della costruzione di nuove chiese o dell’adeguamento delle esistenti.
"

In poche parole padre Maggiani ci condensa il senso dell'architettura della rottura postconciliare e della sua gestazione contemporanea al primo movimento liturgico d'inizio novecento:

1. Antigerarchismo
2. Comunitarismo
3. Primitivismo

Questi tre aspetti si esprimono nell'ampliamento "ministeriale" dell'ecclesiologia del Vaticano II, in una pseudo-rottura del clericalismo preconciliare (che in realtà peggiora nel postconcilio), in un sogno del primitivismo liturgico e artistico pre-tridentino. Questa mentalità contorta è il segno più puro dell'ideologia. E' infatti significativo che per padre Maggiani cinquecento anni di storia si traducano in mero "immaginario collettivo", ossia è una nostra semplice sovrastruttura mentale immaginare le chiese così come le si è costruite negli scorsi 500 anni! E qui mi sovviene il pensiero di Romano Amerio il quale mostrava chiaramente in Iota Unum la contraddizione di un simile irrazionale uso ideologico della storia:

"Io so bene che la struttura e il sito dell'altare variarono nei secoli e che l'attuale assetto risale sostanzialmente al Tridentino, ma non credo che il solo essersi provato che una persuasione o un costume, successivamente perenti, sono preesistiti nella Chiesa, sia motivo per tornare a quelle modalità che già furono. Per risuscitare una forma che fu, occorre che quella forma, quando fosse risuscitata, realizzasse più pienamente che le attuali il senso della fede e le credenze della Chiesa. Infatti molte forme di vita della Chiesa storica rappresentano un grado inferiore di quella cognizione della fede e di quel sensus Christi che si sviluppa progressivamente nella Chiesa. Tornare ad esse implicherebbe un passo retrogrado. Basti pensare al culto e ai dogmi mariani, alla coscienza medesima del dogma teandrico e in genere alla superiorità di cognizione delle verità rivelate quale è nel presente confrontata al passato della Chiesa. Ora, la perfetta consapevolezza del dogma eucaristico e la necessità di venerare, adorare, custodire con somma cura il Sacramento è certamente meno presente nella riforma conciliare. " (Iota Unum, par.290).

Quindi il vero progresso è negato paradossalmente proprio da coloro che si fanno chiamare progressisti, i quali in nome di un malinteso senso della storia, accartocciano su se stessa la storia della Chiesa, arrestando l'avanzata lineare della Chiesa nella storia, per andare a ripescare nel passato ancor più remoto del medioevo o del paleocristianesimo le radici fondanti di un aggiornamento stucchevole di cui abbiamo ormai le scatole piene!

Intanto però godiamoci la visione del cattivo gusto di questi tiranni estetici della Chiesa Cattolica, tiranni che a spese dei fedeli abbruttiscono e deturpano ciò che di più bello i fedeli possiedono. E lo fanno in nome della loro falsa sapienza, della loro arrogante voglia di modernità, della loro stravagante iconoclastia desacralizzante. Fedeli di Acerra, disertate la cattedrale, andate a messa altrove, questa gente vi prende solo in giro!

FOTO RIMOSSA

La pseudo-croce pendente dallo pseudo-ciborio

72 commenti:

Andrea ha detto...

E' proprio come dici tu, caro Francesco: il marchio di ogni massonismo è tuffarsi nelle "tenebre del passato" alla ricerca del "Paradiso Perduto".

Per questa gente, alla famosa domanda "E' nato prima l'uovo o la gallina"? la risposta è chiara: l'uovo !!
E in adorazione dell'Uovo Primordiale, distruggono ogni gallina (e ogni uovo attuale).

Mauro ha detto...

E il vescovo della diocesi lascia che deturpino così la sua Cattedrale?

Anonimo ha detto...

Gent.mo Dott. Francesco, e della Cattedrale di Noto cosa ne pensa?
Gli affreschi realizzati di recente e il nuovo altare e l'ambone....
Mi farebbe tanto piacere un suo commento.

Ollonensis ha detto...

Caro Francesco, grazie del tuo articolo: sei la voce di tutti noi che condividiamo pienamente il tuo pensiero e le tue giuste preoccupazioni. Ho letto il tuo articolo e sono indignato e... arrabbiato!Bisogna assolutamente fermare questa gente che distrugge le nostre belle chiese; bisogna promuovere una campagna contro l'otto per mille per evitare che i nostri soldi servano a finanziare brutture del genere! Dobbiamo riconoscere che gli uffici della CEI, riguardino essi l'arte sacra, la liturgia o la musica sacra, sono un disastro. Ma i vascovi dove sono? Sono allora consenzienti? Miserere nostri, Domine.

Anonimo ha detto...

Ecco alcune foto della Cattedrale di Noto:

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/02/17/foto/noto_la_cattedrale_restaurata_dopo_il_crollo-12581745/1/

DANTE PASTORELLI ha detto...

Poche volte ho visto un'orrendezza simile, e non solo in ambito religioso.
Dico religioso anche se dubito assai che preti e architetti abbiano ancora un'anima religiosa.
Anche questa è ermeneutica della continuità?
Beato chi ancora s'illude.

Anonimo ha detto...

Al contrario di voi, io stimo molto l'architetto, lo trovo lungimirante! Infatti, avendo capito di aver disegnato una cagata, ha realizzato un sanitario come cattedra episcopale, affinché chi ci si siederà soprà possa esprimere tutti i sentimenti che la visione di tale presbiterio gli provocherà. Solo un appunto: non vedo la catena...

Francesco Colafemmina ha detto...

Commento fantastico!!!

DANTE PASTORELLI ha detto...

AIUTO!
Qualcuno m'aveva insegnato in altro blog come ingrandir i caratteri dei commenti e del post in modo semplicissimo, ma l'ho dimenticato. Purtroppo ho dovuto cambiar PC e questi caratteri minuscoli fo fatica a leggerli.
LUISA, te lo ricordi?

Avevo scritto un brevissimo commento simile a quello dell'anonimo di cui sopra, con linguaggio diverso. Ma poi m'era sembrato ardito... e l'ho cancellato. Però diciamo la verità: sanitari asettici sì, ma tremendamente ghiacci, idonei per il solleone.

bedwere ha detto...

Professore, con Ctrl e la rotella del mouse puo` ingrandire i caratteri.

Ottimo articolo. Direi che l'architettura va a braccetto con la "teologia". Se neghiamo, come fanno piu` o meno sottilmente alcuni vescovi, che Cristo e` vero Dio e vero uomo e quindi i dogmi mariani che seguono, non e` sorprendente che ci ritroviamo schifezza di chiesa.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Bedwere, io son Dante per tutti, anche per i ragazzini di campagna.
Professore ero, e discreto, ma in tempi ormai lontani!
Ovvìa, ci son riuscito, ad ingrandir i caratteri: grazie da parte dei miei occhi.

Anonimo ha detto...

Francesco, il sud? Basta andare più a sud, nel sud del sud.Noto....la cattedrale, l'adeguamento liturgico. Uno splendore..... affidato ad Oleg Superego e a Giuseppe Ducroit. Un altare e un ambone meravigliosi. Consservata lantica sede barocca 8restaurata). Tutto sotto la consulenza di vittorio Sgarbie del defunto mons Chemis.

Lo dica a quelli di Acerra. Vomitevole e dir poco

Andrea ha detto...

Conosco bene Noto, anche se non ho visto gli ultimi lavori.
Fra l'altro, la chiesa di San Carlo (dei Gesuiti fino alle soppressioni) è di un'architettura che dire mirabile è poco.

Una cosa assai importante, a mio parere, è che Noto si distinse nel travagliato Ottocento per la fedeltà alla Corona di Napoli. Alla Marina c'è la lapide che ricorda lo sbarco del Re Borbone (1830 circa, se ben ricordo), in visita alla città. Divenne capoluogo di provincia nel 1837, in seguito al moto carbonaro di Siracusa.

Questo per dire che, mentre la Sicilia si lamentava (preparando un terreno fertile all'invasione garibaldino-piemontese) per essere stata "declassata" nella restaurazione post-napoleonica del 1816 (soppressione delle due Corone distinte di Napoli e di Sicilia), Noto sapeva guardare all'essenziale, cioè al fatto che esistesse di nuovo una monarchia mediterranea, non francesizzante e non massonizzante.

La ricostruzione della Cattedrale (la Diocesi fu eretta nel 1844: la Cattedrale era la chiesa madre della Noto settecentesca) è un'opera contemporanea commovente.
P.S. Ieri era la festa del Patrono, l'amatissimo San Corrado.

Anonimo ha detto...

Basterebbe far passare il seguente imperativo:
VIETATO ADEGUARE!

Bisogna invece restaurare e salvaguardare.

Prediche inutili, lo so, ma la Carita' nella Verita'.

Francesco

Anonimo ha detto...

Signr Colafemmina
lei ha usato materiale di progetto senza le dovute autorizzazioni.
La diffido d'utilizzare materiale di progetto sull'"Adeguamento della cattedrale di Acerra".
Daro' mandato ai miei legali di valutare sia l'appropriazione indebita che lei ha fatto pubblicando abusivamente immagini non di sua proprietà, sia riguardo agli insulti da lei fatti e ospitati nel suo blog.
In tal caso provvederò per vie legali.
Mi domando se questo sito è "cattolico" vista l'aggressività e la violenza delle affermazioni scritte.

Andrea ha detto...

Sì, cara Azzurra, il grido di guerra del "Rinascimento" fu, appunto, la RINASCITA dell'antichità (Impero Romano), concepita come violentata e soffocata dalla fede dei "deboli": quella in Cristo.

La biforcazione che si aprì allora tra la verità (l'Impero è vivo, perché la Cattolicità riprende i tratti luminosi dell'Impero che esisteva ai tempi di Cristo e li espande in dimensione soprannaturale) e la menzogna (dobbiamo rimettere in piedi il dominio della forza: Assolutismi) giunge oggi a interpellare la vita di tutti.
Oggi la domanda è: "Roma o morte?", nel senso di "Papa o cultura di morte?", ed è viva non solo nei circoli culturali, ma per le strade e nelle piazze.

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Anonimo,

presumo sia l'architetto autore dell'adeguamento liturgico. Ebbene, anzitutto le immagini sono tratte dalla rivista "Il Sacro e le sue forme" che ho citato sin dall'inizio linkandola.

Quindi io non mi sono appropriato di un bel niente!

Quanto ai commenti:

1. Non mi sembra che definire "orrida" questo adeguamento liturgico sia elemento passibile di denuncia o querela. E' un giudizio estetico e fino a quando vi saranno persone in grado di esprimere liberamente il proprio giudizio su discutibili prodotti dell'estro umano spacciati indifferentemente come "opere d'arte" credo che l'umanità avrà qualche speranza di sopravvivenza.

2. Quanto ai commenti dei lettori, la prego di segnalarmi quelli che lei ritiene meno adeguati o offensivi, provvederò a rimuoverli. Al momento mi sembra che vi siano commenti sì, irriverenti, ironici, ma non offensivi...

3. Se la soglia di tolleranza delle critiche è così bassa beh, non ci sarebbe nulla di cui meravigliarsi, sbaglio o nei paesi sovietici o sotto il nazifascismo la critica era vietata e il pensiero unico era la sola opportunità di funzionamento delle proprie cellule cerebrali.

Quanto al cattolico, che dire? Nostro Signore non era certo un naif, o un amante del brutto, e non era nemmeno un indifferentista. Pensi che un giorno cacciò dal tempio i venditori di piccioni e animali sacrificali: del culto aveva un'idea piuttosto "tradizionale". A Dio vanno resi i massimi omaggi non secondo le regole che l'uomo si crea, bensì secondo le regole che l'uomo trae dalla perfezione divina che si specchia nel creato. E se noi inseriamo il deforme e l'estroso nella casa di Dio, come non potremo incappare in qualche cattolico che ci ricorderà che il tempio di Dio va preservato nella sua massima sacralità?

Saluti

Azzurra ha detto...

Caro Francesco tutto ciò che Lei denuncia E' la DIMOSTRAZIONE di come la Chiesa sia stata infestata da poteri occulti (massoneria, comunismo protestantesimo)che all'ombra dei seminari si sono preparati per l'ultimo e decisivo scontro. Non è dietrologia e nemmeno complottismo il mio dire ma LA CONFERMA di quanto immortalato dalle foto degli SCEMPI di cui questo ECCEZIONALE blog va' postando.

Ci sono opere grandiose che stanno cadendo a pezzi e di cui l' Italia dovrebbe prendersi carico, affrontando una tematica ancora sconosciuta. Trattasi di immobili antichi che sono stati "acquistati" da dei privati per una manciata di fagioli per farne poi un cambiamento d' uso e trattasi di antiche Pievi, Chiesette, Torri, Ville, Conventi) e nessuno fra coloro che dovrebbero VIGILARE ( commissari dei Beni Culturali) pagati dallo stato con fior fior di eurini, (salvo poi dar la colpa a Bondi per i disastri di Pompei, come fosse l'unico sito interessante), INVECE di vigilare fa lo gnorri e lascia morire le NOSTRE pietre preziose per scopi di puro interesse. Si sa che se un immmobile più è a pezzi più vale meno anche se prezioso. E' così che allora ci sono i soliti furbetti di quartiere che vengono da fuori ( giapponesi, cinesi, arabi ebrei etc) comprano le nostre Pietre Preziose aiutati da zelanti italiani che meriterebbero la galera. E in tutto questo i lupi travestiti da agnello che si sono presi i "voti" di religioso "cattolco" stanno esultando e spendono e spandono milioni di euro per erigere veri tempi di satana che vogliono far prendere il posto delle VERE CHIESE CATTOLICHE.

Ecco svelato l'arcano mistero del perchè i soldi (quelli messi a disposizione) invece di usarli per restaurare e conservare li USANO PER COSTRUIRE QUESTI BIDONI DI SPAZZATURA, che mi auguro il Buon Dio rada al suolo al più presto!!!

Francesco Colafemmina ha detto...

P.s.

Vorrei aggiungere che:

1. Gli architetti sono criticabili quanto si vuole, ma io in realtà me la prendo con i chierici che gli affidano le commesse e che giudicano valide soluzioni incompatibili con la tradizione della Chiesa.

2. E' interessante l'idea di "Cattolicesimo" come "pensiero unico". Non rientra nei dogmi della Chiesa nè nel magistero il non poter criticare, anche aspramente progetti palesemente rivoluzionari e provocatori. Se lei crede che essere cattolici significhi dover approvare simili imprese d'adeguamento, penso che la sua visione del cattolicesimo sia pienamente costruita intorno al suo ombelico.

Anonimo ha detto...

Signor Colafemmina,
la informo che non è sufficente citare la fonte.(che è autorizzata)
Ogni opera dell'ingegno, salvo diverse indicazioni da parte del creatore, è protetta da copyright (in inglese si dice che è copyrighted). Quindi, come i testi, qualsiasi immagine presente in Internet, in un software o su un'opera cartacea è protetta da copyright ed appartiene sempre a qualcuno: solo colui che detiene il copyright (usualmente l'autore) può autorizzarne la riproduzione o consentirne determinati usi. La licenza con cui è rilasciata viene decisa da chi ne detiene il copyright o può disporre dei relativi diritti.
Se domani continuerà ad utilizzare abusivamente le immagini in oggetto"Adeguamento cattedrale di Acerra", presenterò, mio malgrado, denuncia alle autorità competenti, con richiesta di risarcimento.
La esorto quindi a provvedere con la rimozione del materiale dal suo blog.

Sebastian ha detto...

Non sono esperto di legge ma, visto questo, credo che Francesco non abbia fatto nulla di male... Poi se mi sbaglio, mi sbaglio.

Sebastian ha detto...

http://www.masternewmedia.org/it/proprieta_intellettuale/articolo-70-diritto-di-autore/pubblicare-legalmente-foto-e-immagini-coperte-da-copyright-sul-web-20070111.htm

Non so perché, ma non è venuto il link: ci riprovo

Gianpaolo1951 ha detto...

Ma caro arch. anonimo..., perché non si firma con nome e cognome?!?
Dimostri di avere i c... e non si nasconda dietro una foglia di fico!!!

Pellegrino ha detto...

Non capisco quale sia il problema, forse che l'autore di cotanta meraviglia se ne vergogni??

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ohibò, ma quanto sono schizzinosi questi anonimi. Architetto? Untuoso curiale? Boh! Francamente la chiesa è orribile. Vedo che è stato cancellato un mio commento in cui scrivevo che la prudenza m'aveva consigliato di soprassedere ad inviare un brevissimo intervento sullo stile di quello dell'anonimo delle 22 di ieri, e individuavo anch'io una specie di esposizione di sanitari et similia, con linguaggio tutt'altro che scurrile, anzi molto asettico.
Quindi l'anonimo imbufalito e minaccioso apprezzi la prudenza di Francesco. Che, vedo, si limita, parlando del punto attorno a cui ruota il suo - dell'anonimo - universo, s'è limitato ad indicar l'ombelico. Altri forse si sarebbe espresso diversamente.

Gianpaolo1951 ha detto...

Caro arch. Anonimo, guardi che se lei si permette di chiedere i danni al buon Colafemmina, un domani sarà Dio stesso a chiederli a Lei… e – mi creda - non basteranno tutte le ricchezze della terra per far fronte all’inevitabile sua condanna eterna!!!
Uomo avvisato… … …

bruno ha detto...

vabbeh giampa'..mo calmate..vatte a pija' na camomilla..

Gianpaolo1951 ha detto...

Caro Bruno, fa lo stesso una sana birra?!?

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Anonimo potrei sapere chi si cela dietro il suo anonimato?

E' vera la questione del copyright, ma è valida nel momento in cui sia indicato chi è il detentore del copyright dal quotidiano (cartaceo o online) che pubblica delle fotografie o dei renderings - come nel caso.

Essendo le foto state già pubblicate su un quotidiano online ed essendo di pubblico interesse, la legge italiana non prevede alcuna violazione in merito nel caso di un blogger che riprenda queste immagini citandone la fonte.

L'art. 91 del codice è in tal senso chiarissimo.

Quanto al detentore del diritto, credo che in questo caso, trattandosi di un concorso commissionato e andato a buon fine, sia ormai il committente, ossia la Diocesi di Acerra.

Ad ogni modo le questioni legali ce le si può sbrigare cominciando a comunicare attraverso emails con nome e cognome da inviare al seguente indirizzo:

fcolafemmina@safeweb.it

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Dante non ho moderato il tuo commento, è solo finito nell'antispam di Google!

Anonimo ha detto...

Come si è permalosi ... dopo tutto sono solo opinioni, forti o se volete "sgarbiane", ma sempre opinioni.

Porti pazienza Francesco, fu la virtù di Giobbe e di tanti altri!
Magari pensano che il committente potrebbe cambiare idea e non dare seguito all'adeguamento e, allora, veder cadere un incarico, si può anche stare male ... si sa che un concorso è anche un investimento.
Saluti
Antonio C.

Anonimo ha detto...

saluto l'azzurra visione ! ... l'anonimo rischia la denuncia per "molestie e minacce virtuali" ... le foto, una volta pubblicate, sono soggette solo alla citazione dell'autore o del media di provenienza ... i pareri o le opinioni sono libere ... si chiama diritto d'opinione ... piuttosto l'anonimo si deve presentare con nome e cognome se vanta dei diritti altrimenti ... la lettera anonima non ha alcun valore. Sil

DANTE PASTORELLI ha detto...

Forse lo meritava!
Comunque, tu sai, Francesco, che con me non ci son problemi: se qualcosa non ti va puoi cancellar benissimo.

Francesco Colafemmina ha detto...

Dante,

sai bene che di te mi fido ciecamente.


Per tutti i lettori: le foto sono state rimosse come richiesto dall'Arch. Marcuccetti il quale si riserverà di decidere con i suoi legali se intentare eventuali procedimenti per "affermazioni e commenti lesivi alla sua persona".

Mah!

Francesco Colafemmina ha detto...

Comunque pensavo che in fondo "l'urlo" è più bello di quelle foto...

Andrea ha detto...

Un rinnovato ringraziamento e un abbraccio, Francesco.

Anonimo ha detto...

Caso emblematico, direi!
Il Vincitore (sic) così è indicato in pubblicazione, fa togliere le fotografie delle "sue" opere del consorso per Acerra, da questo blog; sono le stesse che si possono visionare sulla pubblicazione! E allora?
Sorge il sospetto (sic) che non sia la ripresa e diffusione delle fotografie su altro blog a irritare l'autore, bensì siano le opinioni critiche espresse su tali opere.

Il che la dovrebbe dire assai lunga (e chiara) sull'apertura, culturale e mentale ...

Eccel. sig. vescovo: rifletta, rifletta, prima di affidare i lavori!
Saluti
Antonio C.

Sig. Francesco: aver sostituito le precedenti fotografie con l'URLO è, questo sì, GENIALE! Perseveri!

Anonimo ha detto...

Con tutti i problemi che ha Acerra la diocesi che fa? Ovviamente pensa bene di "adeguare" a suon di bandi milionari l'unico gioiello di quella città. Ovviamente "l'adeguamento" comprende anche che i fedeli si adeguino all'adeguamento, un po come si faceva nella Romani di Ceaucescu con le opere pubbliche.
Questo sarebbe l'esempio di come la Chiesa del Vaticano secondo si "occupa del mondo"...

Francesco Colafemmina ha detto...

L'adeguamento costa 200.000 euro circa (massimale di spesa).

I soldi vengono dalle offerte dei fedeli, da Banca Intesa e (probabilmente) dalla CEI. Alla fine sono sempre soldi dei contribuenti e dei fedeli cattolici...

Anonimo ha detto...

Grazie della precisazione. 200.000 euro non sono comunque uno scherzo per una struttura che mi sembra sia già stata "adeguata" con l'abbattimento delle balaustre e l'inserimento del tavolaccio nel presbiterio, o sbaglio?
"Adeguamento dell'adeguamento" probabilmente, la giusta risposta alla "riforma della riforma" e all'ermeneutica della continuità.
E aggiungo che gli ultimi fatti circa la devozione a una presunta Madonnina miracolosa e la reazione da "vero pastore" del vescovo mostrano chiaramente quale sia il suo pensiero sulla devozione e pietà popolare.

raffaello ha detto...

Egregio Dott. Francesco, è tanto tempo che la leggo con ammirazione e che volevo esprimerle la mia solidarietà. Sono sacerdote e frate cappuccino e la ringrazio in modo particolare per quanto ha scritto su San Giovanni Rotondo. Credo che sia giunto il momento di espormi, visto che lei, più giovane, si espone con tanto coraggio. Il Signore (e il suo corregionario San Pio da Pietralcina), la benedicano e la proteggano (vedo che ne ha bisogno !). Padre Luigi Bertocci.

Andrea ha detto...

ULTIMO mio intervento, chiedendo scusa a tutti per la mia logorrea:

1- non so nulla sulla Madonnina di Acerra, ma certamente (vedi, ad es., lacrimazione della statuetta a Civitavecchia nel 1995) il segno più evidente dell'atteggiamento para-massonico (DEISTICO, per la precisione) nel Clero è il voler impedire alla Vergine di essere concretamente vicina al popolo cristiano.

2- un caro saluto a padre Bertocci.
Non per il gusto di fare il "maestrino", gli faccio presente che San Pio era figlio di PietrElcina, e non era pugliese come Francesco, bensì campano (sannita) !

Anonimo ha detto...

Nutro in cuore un particolare affetto per le genti della già Magna Grecia.
Leggere una tale orrenda notizia mi rattrista enormemente !
Piena solidarietà con le Genti del Sud per l'invasione della bruttezza a cui, per un presunto senso di obbedienza, debbono sottostare.
Andrea Carradori

Gianpaolo1951 ha detto...

Caro Francesco, ho un figlio architetto e un giorno sì e l’altro pure, mi ritrovo a discutere sulla concezione del “bello”…
Mi creda, questi vivono in una dimensione diversa che a noi, poveri profani, non è dato capire…
Se qualche volta gli mostro un progetto di una casa per me bella - in quanto rientra nei canoni “normali” - subito la etichetta come frutto della mente di un “geometra”…
Praticamente se la cosa non “stupisce”, non vale nulla…
Ricordo che anni fa portò a casa una poltrona supergriffata, la mise al centro della sala e mi disse: non ti sembra un capolavoro?!?
Quando mi sedetti sopra, ebbi subito una sensazione di scomodità e appena glielo feci presente, mi tacciò di incompetenza e scarsa sensibilità artistica…
E a poco servì spiegargli che una poltrona, prima di essere “bella”, deve essere “comoda”, altrimenti viene meno la sua funzione naturale…
Questo per dirLe, caro Francesco, che santa pazienza se un architetto realizza una poltrona scomoda o una casa poco funzionale…, ma quando progetta una chiesa che tutto trasmette tranne il senso del “sacro” o, peggio ancora, la “adegua” manomettendo quello esistente…, non si deve più tacere perché si tratta di veri e propri scempi al limite della profanazione!!!

DANTE PASTORELLI ha detto...

La poltrona dev'esser comoda e, possibilmente bella. Le chiese devono far fiorire o rifiorire nell'anima dei fedeli il senso del sacro e della presenza di Dio.

Ricordate la Messa della dedicazione di una chiesa o delle Basiliche? Si legge all'Introito:
"Terribilis est locus iste, et porta caeli; hic domus Dei est et vocabitur aula Dei... Quam dilecta tabernacula tua, Domine virtutum! concupiscit, et deficit anima mea in atria Domini". Cito a memoria. L'introito è tratto da Genesi 28,17 (Giacobbe pronunciò le prime parole ungendo un primo tempio lì dove aveva veduto la scala che univa cielo e terra; gl'israeliti cantavano il Salmo 83 (qui solo
2-3, la seconda parte dell'introito) salendo al Tempio di Gerusalemme.
Mi si dica da parte dell'architetto o del vescovo di Acerra se questa nuova chiesa suscita venerazione e timor di Dio; se può definirsi porta del cielo e reggia, Tempio di Dio; se in essa l'anima si può strugger e consumar nell'anelare ad entrar nelle amabili dimore di Dio, nel Tempio del Signore degli angeli, Potenza, Bontà e Bellezza assolute.
Se mi convincono modificherò il mio giudizio.

Ora, però, io mi chiedo: è mai possibile minacciar querele per aver "osato" esprimere un giudizio, anche fortemente negativo? Ma in Italia siam pieni di caste di intoccabili? Andate a rilegger Croce che subissava di critiche anche i grandi della letteratura.
Papini, poi, con le sue stroncature, avrebbe dovuto andar in prigione per il resto dei suoi giorni. Un po' di savoir vivre! Siamo uomini di mondo!

NB. Nel mio intervento precedente è rimasto un "si limita" che pensavo d'aver cancellato .

Anonimo ha detto...

Ma la Soprintendenza alle Belle Arti che dice??

Giusto, 200.000 €. sono le questue dei fedeli e io fossi il Vescovo e il suo clero ci penserei due volte prima di buttarli al vento e rovinando la chiesa madre.
E poi ci lamentiamo se le elemosine diminuiscono.

Caterina63 ha detto...

Francè....ma t'hannoi censurato le immagini?? ^__^

artista ha detto...

Vi consiglio di dare un'occhiata a questo filmato per comprendere di cosa state parlando. Questo Duomo di Acerra non è proprio l'ottava meraviglia come sembra qualcuno pensi..è una chiesa malandata piena di decori di dubbio gusto accavallatisi nel tempo..forse un po'..d'aria fresca non nuocerebbe.

http://www.youtube.com/watch?v=dAoBKf6cZkw&feature=related

DANTE PASTORELLI ha detto...

Non è aria fresca, ma uragano.
Non sarà l'ottava meraviglia del mondo, la chiesa di Acerra, ma ha la sua dignità di luogo sacro e la sua storia. Evidentemente non servono a niente.
Non si poteva costruir un auditorium polifunzionale?

raffaello ha detto...

Grazie Andrea per la correzione. Mi scuso anche con i valorosi sanniti; ma sono nato etrusco ed emigrato piceno, quindi poco pratico della Magna Grecia . Poi, per noi, frati "antichi", l'Italia (e il mondo) si dividevano in Province monastiche...: quella in cui si trova Benevento si chiamava "provincia di Foggia" ... da qui il mio errore che spero abbia onorato i pugliesi ...e il Dott. Colafemmina ... corregionari "spirituali" di San Pio ... Padre Luigi Bertocci.

Andrea ha detto...

Grazie a lei, caro Padre.
La vita di San Pio, con i nomi dei paesi dove fu prima di approdare sul Gargano, è pura poesia per chi ama ciò che io chiamo "Italia Mediterranea" (l'ex Regno di Napoli).

Viva i frati "antichi", cioè, come si diceva in una discussione dello scorso anno, quelli NON CLERICALI !!

Anonimo ha detto...

caro Francesco,
agli illustri architetti (archistars o archistrass?) solo una risposta: MA MI FACCIA IL PIACERE...
Bassiano Perini Lodi

Caterina63 ha detto...

Illuminante ciò che segue e che riporto da Cordialiter:

Mai si erano costruite tante nuove chiese come durante gli anni che seguirono la seconda guerra mondiale. La maggior parte di esse sono delle costruzioni puramente utilitaristiche, in cui si è volontariamente rinunciato a produrre delle opere d’arte, nonostante siano costate tanti milioni. Dal punto di vista tecnico non manca niente: hanno una buona acustica e una perfetta aerazione, sono ben illuminate e facili da scaldare. L’altare si può guardare da tutti i lati.


Tuttavia, queste chiese non sono delle case di Dio, nel vero senso della parola, non sono uno spazio sacro, un tempio del Signore ove si ama andare per adorare Dio e per esporgli i propri bisogni. Sono delle sale di riunione dove non si va più al di fuori dei momenti dedicati agli offici. [...]


I nuovi edifici divennero così dei simboli dei nostri tempi, e anche il segno di un dissolvimento delle norme esistenti, nonché l’immagine di ciò che è caotico nell’universo contemporaneo. [...] uno spazio cultuale ha le sue leggi, che non sono sottomesse né alla moda né ai cambiamenti del tempo.




[Brano di Mons. Klaus Gamber tratto da “Tournés vers le Seigneur!”, Editions Sainte-Madeleine, Le Barroux]

DANTE PASTORELLI ha detto...

In tutt'Italia, nel dopoguerra, e per le distruzioni di sacrinedifici e per l'aumento della popolazione causata dall'emigrazione interna, si dovette proceder ad edificar molte nuove chiese ed in fretta. Anche qui a Firenze le chiese dei primi anni '50 son tante e decisamente brutte. Ma furon costruite con al centro l'altare, il tabernacolo e la croce. In ogni caso era, quello, un momento di emergenza senza pari. Oggi no, l'emergennza dovrebbe portar a costruir moschee non chiese orribili: con minor spesa si costruiscono chiese dignitose. E le moschee se le costruiscano gl'islamici, dove non arrechin danno alla bellezza delle nostre città.

Luciano Rambaldi ha detto...

Siamo ormai alla furia iconoclasta rediviva, furia mal celata dalla colata lavica di parole dei dotti dottori (a proposito: grazie per avercele tradotte in una lingua umanamente comprensibile)il desiderio di adorare Dio che e' stato il "motore" della nostra storia, nella fede e nell'arte, sembra essere un accessorio fuorviante: quello che conta e' il collettivismo... cosi' la creativita' va, insieme alla fede, all'ammasso!

Luisa ha detto...

Non mi sono affacciata su questo blog questi ultimi giorni, mi scuso dunque con Dante per non averlo "aiutato" per ingrandire i caratteri, mo sembra che ci sei riuscito, ma comunque ti ripeto:

si comincia con un < poi b poi > segue il testo e alla fine < poi / poi b poi >

per il corsivo idem ma con "i" invece di "b"

Per l`argomento del thread, avete già detto tutto, sembra non ci siano limiti all`orrore e al tradimento dei chierici che comissionano tali orrori.
Sono sicura che se avessimo tutti applaudito in coro l`anonimo non avrebbe avuto niente da ridire.
La critica fa ancora parte della libertà d`espressione, che piaccia o meno all`anonimo e al suo committente.

Caterina63 ha detto...

Leggo il correttivo posto da Francesco che dice:

Le foto pubblicate precedentemente in di questo post erano tratte dalla rivista on line della Diocesi di Acerra, "Il Sacro e le sue forme". Si fa presente che pur presumendo trattarsi di foto tratte da un corredo illustrativo del progetto, sulla rivista "Il Sacro e le sue forme" non era esplicitato il copyright delle stesse.
L'architetto Marcuccetti, con metodi discutibili, (come la minaccia di un risarcimento danni per aver pubblicato foto il cui copyright non era esplicitato e per i giudizi da me espressi nel post), ha richiesto la rimozione delle foto. Rimozione da me effettuata questa mattina. Chiunque volesse guardare le foto del progetto in questione non deve far altro, tuttavia, che cliccare il link seguente: "Il Sacro e le sue forme".

*****************************

sono sempre più SCANDALIZZATA (attenti a voi scandalizzatori, ammonisce Cristo....) perchè si parla sempre più a sproposito di copyright PER LA CASA DEL SIGNORE.... ma cari architetti avete forse paura che qualcun'altro vi COPI il progetto?? ahahahah ^__^ questa si che fa ridere.....mentre le minacce di ritorsioni giuridiche per l'uso di immagini per altro anche già pubblicate non fa altro che confermare la deriva che subiamo....

Vi rammento che in questi giorni la Santa Sede ha denunciato IL CROLLO DEL BADGET FINANZIARIO....il Vaticano ha bisogno di fondi.... sarebbe interessante che la CEI si mettesse una mano sulla coscienza per dire ai fedeli COME VENGONO SPESI QUESTI SOLDI, in quali progetti finiscono.... e di come si DENUNCIANO E SI RICATTANO I FEDELI CHE PAGANO PER FAR VEDERE IN QUALI MOSTRUOSITA' QUESTI SOLDI FINISCONO....

ATTENTI AL DIO DANARO CARI VESCOVI....


Ringraziamo Dio che non metteranno, si spera, il tiket di pagamento per entrare in queste chiese moderniste....in fondo non c'è proprio nulla da vedere, tuttalpiù ci potrà essere la conferma di come siamo caduti in basso, di quanto sia scaduta questa FEDE....

^__^

Anonimo ha detto...

Da questo blog vorrei poter interloquire con l’Architetto Andrea Marcuccetti: penso infatti che lui (o chi per lui) controlli periodicamente le novità che qui emergono e così spero che legga il mio pensiero.
Sono rimasto perplesso davanti alla richiesta di rimozione delle immagini invocando un diritto alla riservatezza, benché si possa riconoscere la legittimità della richiesta.
Leggo, da quanto ha pubblicato la Diocesi di Acerra che lei, Architetto, è stato o è ancora, docente in un master universitario.
Ritengo perciò che il suo pensiero, espresso sia in forma letteraria che progettuale, si ponga in una posizione diversa rispetto al pensiero degli altri.
Il pensiero di tutte le persone e tra questi anche i Dottori (quelli a cui l’Università ha riconosciuto l’essere Dotto in qualche campo, branca o disciplina) fa, e deve fare, riferimento al pensiero dell’Università; se non lo fa, è la persona, il Dottore, a dover spiegare il perché e non l’Università: il pensiero Universitario (o, direi, universalmente riconosciuto, appunto dall’Università) non ne è toccato.
Invece, quando una persona docet (e il Docente universitario fa questo) è l’Università, (il pensiero universalmente riconosciuto) a far riferimento a lui docente: quando una persona docet è il suo pensiero ad essere riferimento per il pensiero degli altri, ed è per questo che il suo pensiero docet.
Questo stato del pensiero “docente” però, gode sì della “liberalità” ma, proprio perché riferimento per il pensiero universale, è, per sua natura, patrimonio della collettività, direi dell’umanità. L’essere pensiero pensante riferimento dell’Università comporta il perdere la proprietà intellettuale del proprio pensiero.
Questo non succede per il pensiero degli altri, compresi i Dottori, a cui l’Università ha concesso il riconoscimento di aver avvicinato il loro pensiero al proprio, ma non ancora di rappresentarlo: il pensiero di costoro non può perciò essere patrimonio di tutti, proprio perché va sottoposto ogni volta alla verifica della sua universalità, prima di universalizzarlo.
A questi si deve chiedere l’autorizzazione a pubblicare il loro pensiero, non ai docenti.

Le voglio esprimere questo mio pensiero perché, pur condividendo la posizione di questo blog rispetto ai temi trattati, non ne condivido i modi espressivi.
Le espressioni verbali, per quanto dette “tra amici” apparendo su un blog universalmente leggibile, richiede una forma universalmente accettabile. D’altra parte il nome del blog… docet!

Francesco Colafemmina ha detto...

MI scusi, ma quali sarebbero i modi espressivi non condivisibili?

Anonimo ha detto...

... ma allora un docente può dire quello vuole e nessuno può dirgli niente...?

Anonimo ha detto...

…e no che non può dire tutto quello che vuole, certo che può non essere condiviso ma si deve tenere conto del presupposto: per il docente la conoscenza è presupposta, per gli altri è da dimostrare. Perciò chi contesta il pensiero di un docente deve supportare le sue argomentazioni adottando un sistema scientifico: gli argomenti si devono appoggiare a idee, concetti e affermazioni che sono già patrimonio del mondo scientifico, espresse da altri docenti dello stesso livello o di livello superiore rispetto a quello del docente che si vuole contestare. In sostanza per contestare il pensiero scientifico di un docente bisogna agganciare il proprio pensiero ad un altro pensiero scientifico egualmente ed universalmente riconosciuto come "libero pensiero" a cui l’Università, l’Accademia, o il mondo scientifico ha consegnato la sua rappresentazione.
E’ così che il pensiero scientifico progredisce!
Non condivido la soluzione dell’Arch. Marcuccetti in parecchi punti, ma per sostenerlo devo "dimostrare" il mio ragionamento, non mi basta affermare sentimentalmente la contrarietà: rischio di scadere nella gratuità. Ed è questo scadere che mi premeva sottolineare. Sì, proprio questo scadere, questo scadere anche davanti a quello che rappresentiamo, a quello che il nostro pensiero rappresenta, a quello che il nostro pensiero rappresenta per chi ci guarda come riferimento, come riferimento del suo pensiero.
Molti anni fa la laurea era considerata la certificazione di un livello del pensiero che "garantiva" una superiorità proprio perché era il risultato di un corso di studi alla fine del quale l’Università dichiarava "a tutti gli effetti di legge" che il laureato era Dotto in quella materia o disciplina e gli conferiva il titolo di "Dottore in…"
Oggi i laureati non sembrano avere coscienza di sé, di quello che la legge gli consegna e chiede loro, non si sentono per niente "dotti", non sanno di essere (o di dover essere) rappresentati della Sapienza, pur se non rappresentano la Sapienza.
Beh, vedere lo scadere di questa coscienza di sé che sta intaccando anche la docenza, chi rappresenta la Sapienza, beh, in verità mi duole. E davanti a questo dolore, di fronte a quello che la richiesta di ritiro delle immagini ha significato per me, i modi espressivi più o meno allusivi, più o meno irriverenti, più o meno… ironici, sarcastici, ecc. mi sono apparsi non condivisibili.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Insomma per dire che le polacche di Chopin mi piaccion più delle canzoni di Zucchero, chi dovrei essere? Verdi, Mozart ecc.?

Anonimo ha detto...

Ti ringrazio dell’esempio, mi permette di chiarire.
La questione non è poter dire mi piace più Chopin che Zucchero… per questo non bisogna essere musicisti (Verdi o Mozart).
La questione è spiegare a Zucchero che le sue canzoni sono meno “gradevoli” delle polacche di Chopin.
Anzi, il paragone calza meglio detto così: la questione è spiegare a Chopin che le sue polacche sono meno gradevoli delle canzoni di Zucchero. In questo caso solo un musicista avrebbe gli strumenti per spiegarlo.
La questione che sollevo non è il dire “non mi piace quella proposta di adeguamento”, non mi piace quella nuova chiesa.
La questione è che bisogna dire il perché non sono condivisibili e non utilizzando lo stesso sistema di analisi utilizzato per realizzarle.

Francesco Colafemmina ha detto...

Anzitutto non ho mai detto "non mi piace" senza addurre delle ragioni cogenti.

In particolare nell'articolo sono evidenziati i seguenti aspetti:

1. Rifiuto ideologico della tradizione;
2. Progettazione secondo modelli di "rottura" col passato e col contesto architettonico-artistico dell'esistente cattedrale;
3. Anacronismo delle considerazioni del liturgista, già espresse in un suo "mirabile" scritto, confutate alla luce del pensiero di Romano Amerio.
4. Aniconicità della croce dell'artista, che contravviene alla natura di Cristo quale Verbum et Imago (secondo San Bonaventura). Per questo leggere più diffusamente l'Appello al Papa del 2009.

Ciò detto credo che per i lettori di Fides et Forma i punti nevralgici della questione siano piuttosto chiari, anzi cristallini, visto che le mie critiche sono sempre particolarmente argomentate e talvolta meramente ironiche perché il brutto è una categoria dello spirito poco intellettuale e molto intuitiva.

La coerenza, l'armonia, la simmetria sono valori universali con i quali la nostra civiltà occidentale si è cimentata per quasi tremila anni, anzi forse più se ci inseriamo anche la civiltà dell'antico Egitto. Non vedo perché oggi qualche iconoclasta solo in virtù della sua cattedra o del suo titolo professorale, dovrebbe sentirsi libero di imporre degli anti-canoni ad un numero notevole di fedeli cattolici, con la criminale complicità della Diocesi di Acerra.

Francesco Colafemmina ha detto...

Anzitutto non ho mai detto "non mi piace" senza addurre delle ragioni cogenti.

In particolare nell'articolo sono evidenziati i seguenti aspetti:

1. Rifiuto ideologico della tradizione;
2. Progettazione secondo modelli di "rottura" col passato e col contesto architettonico-artistico dell'esistente cattedrale;
3. Anacronismo delle considerazioni del liturgista, già espresse in un suo "mirabile" scritto, confutate alla luce del pensiero di Romano Amerio.
4. Aniconicità della croce dell'artista, che contravviene alla natura di Cristo quale Verbum et Imago (secondo San Bonaventura). Per questo leggere più diffusamente l'Appello al Papa del 2009.

Ciò detto credo che per i lettori di Fides et Forma i punti nevralgici della questione siano piuttosto chiari, anzi cristallini, visto che le mie critiche sono sempre particolarmente argomentate e talvolta meramente ironiche perché il brutto è una categoria dello spirito poco intellettuale e molto intuitiva.

La coerenza, l'armonia, la simmetria sono valori universali con i quali la nostra civiltà occidentale si è cimentata per quasi tremila anni, anzi forse più se ci inseriamo anche la civiltà dell'antico Egitto. Non vedo perché oggi qualche iconoclasta solo in virtù della sua cattedra o del suo titolo professorale, dovrebbe sentirsi libero di imporre degli anti-canoni ad un numero notevole di fedeli cattolici, con la criminale complicità della Diocesi di Acerra.

Anonimo ha detto...

Veramente Francesco ha sempre dimostrato con logiche argomentazioni i motivi del suo disgusto dinnanzi a certe orrendezze. Ed anche diversi tra noi. Ma, a parte questo, a noi semplici umani, che di quanto dal criptico anonimo dottissimo molto poco comprendiamo, queste chiese appaion fredde, inospitali, prive dei "canoni" che rendevan "sante" e santificanti, cioè invitanti all'alto, le chiese tradizionali, che pure eran espressione di stili, di concezioni artistiche e spiritualità religiose diverse, ma tutte unificate dal centro ch'era l'altare-Golgota, dal tabernacolo che per sua essenza non doveva esser disgiunto dall'altare (Pio XII). Quelle chiese eran l'immagine ed il senso d'una chiara ecclesiologia. Queste di cui Francesco ci dà ampi ed esaurienti saggi, non parlan alla nostra anima. Che forse non abbiam l'anima?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Dimenticavo: per dire che la Divina Commedia mi piace, ch'è un'opera magnifica nella sua articolazione, nel suo significato, nella sua trasfigurazione lirica devo esser il Petrarca? Non basta averla studiata, esaminata con gli strumenti acquisiti con la laurea in lettere e l'esperienza dell'insegnamento, frutto di personali approfondimenti?

DANTE PASTORELLI ha detto...

L'anonimo delle 14,49 son io.

Anonimo ha detto...

Innanzi tutto vi devo chiedere scusa per due motivi.
Il primo. Non capisco niente di questo sistema di comunicazione e perciò continuo a restare anonimo per incapacità di darmi una forma di riconoscimento.
Ho anche inviato un messaggio firmato nel testo ma è stato cestinato. Dopo ho capito perché e vi ringrazio: infatti chiunque potrebbe mettere nell’anonimato il nome di chiunque altro.
Il secondo. Non ho nessun desiderio di fare il “dotto”, né tantomeno di apparire. Ho cercato soltanto di ragionare su un comportamento e di analizzarne il significato collettivo.

Evidentemente non so spiegarmi e l’esempio su Dante me lo conferma.
Concordo su tutte le vostre osservazioni al mio pensiero, ma non rispondono alla mia considerazione.
Sto cercando solo di dire che condivido le vostre considerazioni contrarie alla soluzione di Acerra, ma non ne condivido le argomentazioni, o meglio, il metodo delle argomentazioni.
Un esempio. Se uno dice che “seguire la tradizione è ideologico” e l’altro contesta dicendo che “non” seguire la tradizione è ideologico, mi sembra che si faccia “ideologia” da entrambi le parti.
L’argomentazione che afferma che la tradizione non né ideologia dovrebbe percorrere un’altra strada, e cioè, secondo me, quella che faccia riferimento a testi “condivisi” da entrambi le parti, o a ragionamenti non contenenti già in se stessi gli argomenti da dimostrare.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Effettivamente: io riesco a comprender poco e nulla di quel che scrivi: insomma non so dove vuoi andare a parare. Ma certamente si tratta di miei limiti esegetici.
Abituato a parlar coi ragazzi delle superiori ad altre altezze non riesco a giungere.

marco ha detto...

Qualcuno dice VIETATO ADEGUARE (riguardo le Chiese Antiche). Un mio carissimo amico prete di un certo rilievo in curia mi diceva tempo fa' parlando di nuove costruzioni, avendogli posto la domanda che fine devono fare le chiese antiche, visto il numero sempre decrescente che va in chiesa, "MA LE CHIESE ANTICHE LE PASSIAMO AGLI ORTODOSSI, a loro vanno bene cosi'".

marco ha detto...

Forse questo mio amico prete sapeva gia' che le nuove chiese devono essere adeguate alle liturgie neocatecumenali. perche' le antiche non credo che si possono adeguare ai neocat. Che ne pensi Dante?