lunedì 7 febbraio 2011

SCHWARZ E GUARDINI: DAL REALISMO ALL'ANALOGIA SIMBOLICA


di Francesco Colafemmina

In queste settimane sul Covile appaiono alcuni interessantissimi contributi all'analisi del "modernismo artistico e architettonico" nato contemporaneamente al movimento liturgico in Germania e sintetizzato negli sforzi congiunti del liturgista Romano Guardini e dell'architetto Rudolf Schwarz.

L'interessante analisi non è ancora giunta agli esiti architettonici di questo "modernismo", ma vorrei in qualche modo integrarla con alcune mie considerazioni nate dalla lettura del famoso volume di Schwarz "Costruire la chiesa" (sottotitolo: "Il senso liturgico nell'architettura sacra"). L'opera, pubblicata per la prima volta nel 1938, ha la prefazione di Guardini e si configura come un viaggio nel "senso liturgico" dell'architettura a partire da sette tipologie di progetti di chiese.

Ciò che tuttavia mi preme mettere in evidenza è che questo volume costituisce il fondamento di quell'architettura chiesastica che definisco "simbolica e analogica". Prima cercheremo di riflettere sul senso di questa definizione e poi ne verificheremo la piena corrispondenza col pensiero di Schwarz.

Il simbolo e l'analogia

Il simbolo è già per Aristotele una convenzione razionale per "rappresentare qualcosa che sostituisca gli oggetti come tali" ad esempio nell'uso del linguaggio. Non potendo l'uomo presentare gli oggetti come tali, ricorre al "simbolo" del nome per identificare l'oggetto. Dunque, il simbolo è una convenzione razionale che astrae dall'oggettività per rifugiarsi in una nuova identità dell'oggetto. Il simbolo è astrazione dal reale. Il simbolismo nel medioevo era invece qualcosa di leggermente differente: a seguito della speculazione neoplatonica, il simbolo finiva per essere un oggetto concreto che rimanda ad una natura superiore o metafisica, dato lo stretto legame fra mondo fisico e mondo metafisico, due mondi che si incrociano nel simbolo.
L'analogia è invece la somiglianza razionale, o meglio il riferimento razionale di un ente ad un altro ente. Se leghiamo l'analogia al simbolo e diamo vita ad un'analogia simbolica, opereremo nel seguente modo: prenderemo un oggetto che abbia un lembo di comunanza razionale con un simbolo dato e lo trasformeremo così in "evocazione" analogica del simbolo stesso. Attraverso il passaggio dal reale al simbolico e dal simbolico all'analogia simbolica l'oggetto finale avrà perso definitivamente il legame con la realtà oggettiva iniziale e sarà diventato mero prodotto del razionalismo simbolico umano, mera convenzione intellettualistica, del tutto scollegata dalla realtà.

E' esattamente questo il procedimento adottato da Schwarz nel suo discorso sull'architettura sacra. Proprio a partire dal simbolismo medievale della pianta a croce latina che si traduce nel simbolo del corpo di Cristo, ne deduce l'analogia simbolica dell'assemblearismo quale elemento simbolico del Corpo di Cristo. Oggettivando infine l'assemblearismo, la comunitarietà della liturgia, slega completamente l'essenza della liturgia dal riferimento architettonico oggettivo ed iniziale: la Croce di Cristo, pianta della chiesa. Così non resta altro che l'idea della chiesa circolare, a cupola, a parabola etc. etc. costruita a partire dall'analogia simbolica e dall'autonomia creativa dell'architetto.

L'errore di fondo compiuto da Schwarz è quello di togliere fondamento alla realtà e farne una sorta di nube cangiante e in divenire. Se la realtà diviene, automaticamente la base oggettiva del simbolo e della conseguente analogia simbolica, fugge, svicola, si nasconde. E quindi l'architettura e la liturgia sono costrette a confrontarsi non più con la loro essenza, ma con l'interpretazione di un'essenza cangiante e storicamente determinata. Leggiamo ad esempio questo passaggio chiave:

"Le grandi realtà delle cattedrali non sono più reali per noi. Ciò non significa che esse non siano più vere 'in sè'. No, esse per noi sono vere ancor oggi come nel loro primo giorno e ci fanno un'impressione profonda. (...) Ma non possiamo per questo costruire più a quel modo, in quanto la vita è andata oltre, e la realtà che è nostra e che è affidata in compito alle nostre mani ha una forma del tutto diversa, forse anche più povera. (...) Ora, però, di nuovo, non basta lavorare onestamente con i mezzi e le forme del nostro tempo. Edificio sacro può venire solo da realtà sacra. Non è la verità del mondo, ma quella della fede a generare opere sacre, ma che sia fede del nostro tempo." (pp.39-40).

E così Schwarz porta gli esempi dell'occhio e della mano per giustificare l'evoluzione della consapevolezza corporea dell'uomo. Un'evoluzione che dovrebbe anche modificare il rapporto dell'uomo col simbolismo del corpo. Pertanto quando parliamo di "Corpo di Cristo" la nostra "modernità" dovrebbe indurci a rappresentarcelo attraverso un simbolismo diverso ed analogico rispetto a quello medievale.

Ma Schwarz sembra non comprendere che il simbolismo medievale è quello neoplatonico. Parte dalla pianta a croce della chiesa (identità della forma architettonica col segno della passione di Cristo e della redenzione dell'uomo) per immaginare su quella croce il Corpo di Cristo. Distribuisce lo spazio intorno a quel corpo in maniera gerarchica non perché l'idea di corpo dell'uomo medievale fosse gerarchica, ma perché l'oggettività dello spazio distribuito nella basilica romana secondo un criterio gerarchico veniva simbolizzata nella gerarchia del Corpo di Cristo, onde "metafisizzarla", non per renderla ancor più fisica.

Infatti per Schwarz l'assunto scientifico dell'occhio che viene irradiato dalla luce, e che riflette le immagini dopo averle interiorizzate si fa preludio ad una nuova forma architettonica "irradiante", come se la forma di una chiesa dovesse essere fisicizzata, antropomorfizzata, per assurgere a rappresentazione dell' "unione di due o tre nel nome di Cristo" con cui Schwarz e Guardini sintetizzano la presenza di Cristo nella liturgia.

Rendere metafisico o spirituale l'umano significa divinizzarlo. Divinizzare l'uomo senza la croce, ossia archiviando l'azione salvifica di Cristo e ribadendo soltanto la sua umanità comune all'uomo, significa realizzare una architettura chiesastica antropocentrica ed autoreferenziale. Come non vedere in tutto ciò i germi fondamentali delle deviazioni architettoniche e liturgiche del novecento che hanno letteralmente mutato volto alla Chiesa Cattolica?

Continua....


3 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie, Francesco!

Per molte Chiese moderne sarebbe indicata l'iscrizione posta dall'Abbe' Sauniere sulle chiesa di Rennes "Terribilis est locus iste".

Le tue riflessioni ci aiutano a capire il perche'.

Francesco

Davide ha detto...

Caro Francesco, ti voglio portare il succo di tutta la mia riflessione attuale sui temi di cui parli in questo prezioso articolo. Lo slogan che unisce l'epistemologia di Mons.Ravasi a quella di tutta la trasmissione del sapere architettonico universitario attuale è sintetizzabile in questo movimento: ".......come se......."
Si fa storia, si gettano ipotesi, se ne traggono insegnamenti e pratiche progettuali da questo "come se". L'elenco delle conseguenze sarebbe lungo, ma se ci pensi è la continuazione del pensiero che hai citato a proposito dell'autore del '38.
Sono stanco e quindi salto subito alle conclusioni, in ultima analisi , si fa come se Cristo fosse quello che dice, come se la transustanziazione fosse reale, come se Maria avesse partorito verginalmente, e in architettura, come se ciò che produciamo in architettura avesse un fondamento.
Di fatto questo malvagio insegnamento io me lo sono sempre rappresentato come qualcuno che nottetempo taglia di netto un maestoso albero dalla sua radice millenaria, e con una serie di cavi, condotti e protesi nascoste abilmente, tenesse artificalmente in vita il tronco preoccupandosi di tagliare tutti i virgulti che crescono dal ceppo immane. L'inevitabile lento e inesorabile avvizzimento del tronco viene attribuito alla "fatale" morte del vecchio patriarca. Invece è semplicemente una frode, un delitto commesso e reiterato nel tempo. Stanno cercando in tutti i modi di avvelenare il ceppo, ma non vi riescono, non prevalebunt appunto! In architettura, il ceppo è sotto gli occhi di tutti, si tratta di tutta il patrimonio architettonico fisico e teorico che ci hanno tramandato i giganti sulle cui spalle stiamo. Vorrei condividere ancora questa riflessione con voi, lo stile Louis XVI è durato un decennio poco più e ha lasciato una radice che ancora oggi è feconda, il movimento moderno, in cui siamo tutti ingabbiati con il suo brutalismo, primitivismo, riduzionismo ecc, sono la bellezza di ottanta anni che ce lo trasciniamo appresso come una gigantesca palla al piede.
Saluti

Andrea ha detto...

Sostanzialmente:

Aristotele/San Tommaso = entusiasmo per la vasta e varia Realtà, con le sue rispondenze ANALOGICHE. Pluralità e "libertà" degli enti.
In S.Tommaso: dinamica trinitaria aperta agli uomini.


Platone/Marsilio Ficino('400 fiorentino) = turbamento di fronte ai "misteri del Mondo", con i suoi interni rimandi SIMBOLICI. Monismo e totale "asservimento" di ogni "molecola dell'Uno".
Negli gnostici cristiani: fascinazione di Dio come buco nero che risucchia (dopo avere "emanato").