
di Francesco Colafemmina
Gheddafi non mi sta simpatico e questo credo sia chiaro ai miei lettori, visto che in ben due occasioni su Fides et Forma ho stigmatizzato le stravaganti divagazioni del Colonnello. Tuttavia questa guerra dichiarata da una Coalizione di (imbecilli) volenterosi alla Libia mi indigna e mi indigna ancor più il silenzio o l'ambiguità della Chiesa. Capisco che il Santo Padre non sia aduso a lanciare moniti toccanti come quelli di Giovanni Paolo II, e che per lui la preghiera sia il più decisivo antidoto alla violenza, ma almeno la diplomazia vaticana ai tempi della guerra in Iraq si adoperò con grande lena per scongiurare una invasione. Probabilmente si trattava di un mix di responsabilità morale e di timore per le conseguenze di un potenziale scontro di civiltà.
Ma oggi perché la Chiesa non grida la necessità di far tacere le armi? Perché non fa di tutto per rilanciare la pace e non quell'insulsa paccottiglia pacifista che è divenuto belletto ipocrita di curie e oratori, ma che raramente riesce a tradursi in concreto impegno? Forse il ricatto mediatico dello scandalo pedofilia ha ridotto il volume della sua voce?
Ascoltavo ieri a Radio 24 Mons. Mogavero parlare con estrema superficialità della situazione libica e affermare, tra l'altro, che "ci possono scappare e ci scapperanno vittime civili" e che comunque l'intervento militare era utile e che lui non si sentiva di condannarlo. Ma io domanderei a Monsignor Mogavero, nel caso in cui arrivassero migliaia di immigrati dalla libia, non libici (perché il problema non erano i libici fino a qualche mese fa, ma tutti gli africani che dalla Libia partono alla volta dell'Italia) se potrà ospitarli a casa sua. Perché è così, la Chiesa parla di accoglienza, di ospitalità, ma d'altro canto sembra ignorare che questa accoglienza indiscriminata e senza argini è insostenibile per l'Italia. E numerosi Vescovi invece di pregare e fare opere di carità parlano a vanvera, perché tanto le parole non costano niente.
Eppure la Libia è uno stato sovrano, nel quale da qualche mese stanno operando i servizi segreti di altre nazioni, intenzionate a indebolire il suo stretto legame con l'Italia e la posizione privilegiata delle imprese italiane (leggi Eni). Sulla scia delle rivoluzioni accadute in Tunisia ed Egitto (a proposito qualcuno ha più sentito parlare di Egitto o Tunisia?), si è pensato - o meglio i media internazionali hanno pensato - che la rivolta sarebbe scoppiata anche in Libia. Evidentemente erano al corrente delle vaste operazioni per finanziare ed attivare la rete di esuli libici ostili a Gheddafi, rete sulle cui tracce erano già da qualche mese attivi i servizi segreti libici. Tanto è vero che ad Agosto del 2010 non solo sono state arrestate spie libiche in Germania, spie che erano sulle tracce della rete di esuli che organizzava qualcosa di grosso, ma la Libia ha espulso una spia Sud Coreana (e la Corea del Sud è nazione sotto il dominio statunitense) accusata di far parte di un largo giro di spionaggio che raccoglieva informazioni strategiche sul Paese nordafricano, chiedendo un risarcimento alla Corea per 1 Miliardo di dollari (cifra esagerata e inusitata). La spia Coreana confessò e fu il governo Coreano a scusarsi pubblicamente con la Libia, ma, va aggiunto, secondo quanto trapelato allora, erano attive varie spie operanti per conto di entità straniere nei paesi del Maghreb...

Immagine tratta dal World Oil Atlas:
quelli in verde sono giacimenti di petrolio.
Sarà un caso che si trovino quasi tutti in Cirenaica?
Così i media da qualche settimana hanno cominciato a chiamare Gheddafi "il rais" (per ricordare il titolo di cui si fregiava anche Saddam Hussein), hanno iniziato a lanciare notizie improbabili (come quella dei caccia che bombardavano la folla a Tripoli e in altre località), hanno iniziato a pensare che la popolazione si fosse ribellata per puro amore della libertà e della democrazia. Ahimé, ci hanno presi in giro! I media sono i più grandi propagatori di falsità. Oggi chiamano già l'esercito regolare libico "miliziani di Gheddafi", e definiscono quest'ultimo "il dittatore". Tutto il complesso mondo semantico e linguistico del giornalismo internazionale è diretto a convincere il popolo di capre che belano nelle praterie democratiche dell'Occidente che questa guerra non è una guerra e che comunque si tratta di una cosa buona e giusta.
E a poco sono valse le voci del Vescovo di Tripoli e di altri italiani che da anni lavorano e vivono in Libia. Gheddafi non è uno stinco di santo, ma questo lo si è sempre saputo, anche quando lo si è fatto venire in Italia a predicare che Cristo non sarebbe morto in croce, ma sarebbe stato sostituito da un sosia! E invece nel giro di un mese si è trasformato in un crudele carnefice del suo popolo. Così, pochi giorni dopo lo scoppio di questa "rivoluzione" è sorto anche una specie di contro-governo dei ribelli, con sede a Bengasi. Questo contro-governo non è dato sapere come e da chi sia stato formato. Non sappiamo da dove provengano i suoi membri, anzi sì, qualcosa la sappiamo. Sappiamo che ci sono ex membri del governo di Gheddafi che oggi alzano la cresta e, chissà, foraggiati da qualche nazione estera, tendono a prendere le redini del potere, piombando nella guerra civile la loro patria. Pensiamo all'ex ministro della Giustizia libico, attuale presidente del "Consiglio di Bengasi", una specie di comitato partigiano per la divisione della Libia in due regioni o per la cacciata di Gheddafi, sto parlando di Mustafa Abdul Jalil. Quest'uomo indubbiamente coraggioso, sulla cui testa pesa ora una taglia, non può essere considerato un povero malcapitato impiegato di Gheddafi. E' stato un uomo dell'establishment libico per anni e ne è fuoriuscito solo il 21 Febbraio, quando sembrava che l'escalation avrebbe indotto Gheddafi alle dimissioni. Così è fuggito a Bengasi per organizzare la rivolta. Ma perché a Bengasi? Sarà forse per le immense riserve petrolifere della Cirenaica che aspettano di essere sfruttate da Total, Chevron, Exxon, BP, ecc. ecc.? E nel frattempo a Bengasi sono approdati decine di consiglieri militari e strategici, commandos Britannici e altri improbabili fomentatori di questa guerra civile. Ma sui commandos britannici ci sarebbe da dire che fu Gordon Brown a garantire a Gheddafi nel 2009 l'addestramento delle truppe speciali libiche ad opera proprio delle SAS britanniche.
L'intervento della Coalizione guidata da Francia, Usa e Gran Bretagna e la risoluzione che autorizza questo intervento, la 1973 delle Nazioni Unite (un numero che ricorda tanto la data dello shock petrolifero seguito alla guerra dello Yom Kippur), parlano ipocritamente di "salvaguardia dei civili". Eppure la Coalizione degli imbecilli guerrafondai sta salvaguardando un contro governo di ribelli, armati e finanziati per sostituire Gheddafi, ossia l'uomo al quale il nostro Premier solo qualche mese fa baciava la mano manco fosse il Santo Padre.
Dinanzi a questa aberrazione dell'ipocrisia, a questo uso strumentale dei "diritti umani" per accaparrarsi il petrolio e il gas libico, finora venduto a condizioni sfavorevoli per le grandi major dell'Oil & Gas, ma mediamente buone per l'italiana Eni, è vergognoso che la Chiesa non parli. La Chiesa vede l'ipocrisia, non può non vederla. Vede la diffusione di missili e bombe dai costi esorbitanti, vede la rapacità del potere politico delle elites che dominano i nostri Paesi pseudo-democratici, ma non ha la forza o il coraggio di parlare chiaro? Possibile che nessuno, tranne sporadiche voci, abbia il coraggio di dire che questa è una guerra ingiusta, illegale, pretestuosa e soprattutto pericolosa?
Anche in Ruanda c'era una emergenza umanitaria nel 1993 ma l'intero mondo lasciò Hutu e Tutsi a scannarsi per un mese intero e alla fine i morti superavano il milione e mezzo. Ma allora né l'Onu, né la Nato intervennero.
Se neppure la Chiesa crede alla pace, chi ci aiuterà mentre le fosche nubi delle catastrofi naturali, nucleari e della guerra si addensano all'orizzonte della nostra decadente umanità? Ha ragione padre Scalese, non ci resta che pregare! Intanto leggiamo cosa afferma il Vescovo di Tripoli: "E' assolutamente necessaria una pausa di riflessione in Libia dopo tre giorni di bombardamenti. Un vortice di violenza si e' impadronito dei Grandi della terra, serve una tregua che consenta di esplorare ogni possibile strada negoziale. Le bombe non risolvono i problemi. E l'Italia puo' ancora fare un passo indietro, un gesto di riconciliazione. E' ancora in tempo".


6 commenti:
Hai pubblicato le mie stesse riflessioni, grazie!
Un semplice cimitero spacciato per fosse comuni!…
Migliaia di vittime civili inesistenti!…
La minaccia di armi chimiche, che ricorda la bufala che servì a far fuori Saddam!...
Ma ci hanno preso tutti per poveri deficienti?!?
Però, caro Francesco, a pensarci bene…
Se un presidente fresco di nobel per la pace fa la guerra…
Forse… … …
O no?!?
Caro Francesco
Condivido il tuo pensiero. E' vero. Il ricatto mediatico pedofilia, operante soprattutto all'interno della Chiesa, la ha fiaccata e paralizzata su tutto. Non una parola sul terrorista Battisti liberato, perchè, probabilmente, chi lo ha deciso ha dietro di se la Teologia della liberazione ancora ben presente nelle alte prelature. E' la terza volta che Schomborn ("l'amico del Papa" locatore di mostre ove Gesù ed apostoli sono rappresentati in convivi omosex)contraddice pubblicamente Roma tracciando per la Chiesa cattolica una rotta diretta a Lutero e non si trova nessuno che abbia il coraggio (e il mandato) di mandarlo pubblicamente a quel paese. Festeggiamenti per l'unità ed addirittura di Porta Pia, senza una parola su PIO IX, Don Bosco e sugli oltraggi che la Chiesa ha subito da coloro che hanno sottomesso grn parte dell'Italia con la violenza. Purtroppo è una Chiesa terrorizzata dal potere mediatico e ossessionata dall'ottenere una buona immagine esterna sui media credendo, puerilemente, con ciò, di fare buona pastorale. E' tutto il contrario di quanto il Pontificato di BXVI aveva fatto vedere nei primi cinque anni: forza, orgoglio cattolico, supremazia e prestigio culturale ottenuti sul campo coi fatti e con messaggi anche scomodi ma chiari, attraverso il recupero della migliore e più autentica romanità. Ora tutto è paralizzato e bloccato tutti pensano al dopo ed ovviamente non si sbilanciano per non farsi nemici e non restar senza sedia. E invece più la Chiesa è attaccata a motivo del messaggio che porta, più la grazia la rafforza. C'è un solo modo per eliminarla, metterla in stallo dall'interno. E'l'opzione politica. E purtroppo gran parte dei vescovi a questa si danno facendo danni. E' l'equivoco in cui sono caduti i giudei che hanno rifiutato Cristo perchè lo hanno creduto un politico. Preghiamo per il Papa solo Lui può ottenere la forza per sbloccare la barra di un timone attualmente bloccato.
Mazzarino
Esimio dott. Colafemmina
Apriamo gli occhi sulla libia
http://www.mentereale.com/
di Corrado Belli
Si scopre che anche Israele ha aveva tanto bisogno che la Libia venisse aggredita, uno dei tanti motivi validi oltre al Petrolio e altri risorse che si trovano nel sottosuolo della Libia, ..esatto.. l’ACQUA, la Libia ha una immensa riserva di acqua nel suo sottosuolo, con i ricavati dalla vendita del Petrolio e altre risorse commerciali aveva quasi ultimato il progetto che da decenni porta avanti per rendere il deserto in una terra fertile per poter vendere i suoi prodotti a tutta l’Africa senza che ci sia stato bisogno di "aiuti umanitari" all’Americana o all’Inglese come Francese, naturalmente sarebbe stato un duro colpo per Israele non poter fare affaroni con gli stati Africani alla quale gli è stato pure negato il far da sé nell’agricoltura, naturalmente imposto dalla Monsanto.
La Libia ha una riserva di acqua pari a 35.000 Kilometri cubi a 100 metri di profondità, una gigantesca riserva di acqua che copre un’area grande quanto tutta la Germania, un valore inestimabile che avrebbe assicurato ai cittadini acqua per i prossimi 50 anni e anche di più al costo zero, mentre per avere acqua dolce la Libia doveva dissalare l’acqua di mare al costo di 3,75 Dollari al metro cubo.
Sono d'accordo. Manca il coraggio. Ho sentito dire da Gino Strada ciò che mi sarei aspettato da chi crede nella beatitudine degli operatori di pace. Anche se sono convinto che le prese di posizione rimangono fine a se stesse come quelle di GP II alla vigila della guerra in Iraq.
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Tempo fa criticai Padre Scalese, per il modo i cui trattò certo mondo tradizionalista, e ancor oggi non sono d'accordo. ORA leggendo il suo NON CI RESTA CHE PIANGERE, non posso che ringraziare il Buon Dio per avergli donato il coraggio di parlare alto chiaro e forte.
Forse pochi hanno compreso che questo strano movimento insurrezionale del mondo arabo, altro non è che il preludio di una carneficina ai danni dell' Italia prima e dell'Europa poi.
La gerarchia cattolica dovrà rendere conto del male che sta preparando agli italiani, oltre che l'assenza di condanna all'attacco da parte di Francia, esiste l'assoluto silenzio sull' invasione che stanno subendo gli italiani, da parte dell'esercito di clandestini riversati sulle nostre coste, perchè di questo si tratta altro che disperati!!!!
Ho sentito su pomeriggio 2 ( rai 2) un sacerdote appena tornato dalla Tunisia e ha confermato che in Tunisia NON ESISTE nessun conflitto e che tutto è tornato alla normalità. Quelli che fuggono sono coloro che hanno dei conti in sospeso con la giustizia per i loro crimini.
Grazie Santità e company per averci preparato ad un futuro sicuramente molto grave, con il vostro falso ecumenismo e accoglienza a tutto e a tutti che è massonica! L'Accoglienza cristiana è altra cosa!!! Ripassatevi bene la Tradizione!!!
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