
di Francesco Colafemmina
A volte credo che certi presunti tradizionalisti abbiano il cervello montato al contrario, proprio come certi cattolici benpensanti che al fine di spazzar via le idee che non condividono, finiscono per lanciare accuse impensabili alla volta di quelli che non la pensano come loro. Così la Chiesa del caos trionfa su quella cattolica.
L’occasione di questa mia riflessione nasce a seguito dei miei due commenti sul discorso del Santo Padre letto in occasione dell’evento “il Cortile dei Gentili” organizzato a Parigi nei giorni scorsi dal Cardinal Ravasi. Solitamente dinanzi a commenti che riguardano le parole del Pontefice c’è chi esclude aprioristicamente ogni genere di critica e chi invece preferisce sguazzare nell’adulazione. Il punto è che il mondo dell’informazione cattolica sa solo offrire prodotti preconfezionati e agiografici, non sa esercitare uno spirito critico che lungi dall’attaccare o criticare le parole del Papa, cerchi di identificare i potenziali pericoli insiti in logiche talvolta un po’ troppo mondane e strategie che rischiano di diventare fallimentari. Se partiamo dal presupposto che ogni singolo atto o parola di Benedetto XVI sia autentica emanazione della sua volontà finiamo per offrire ai cattolici una idea erronea del funzionamento della macchina vaticana che è molto più complessa e fatta di delicati equilibri. E se è pur vero che il nostro sforzo dev’essere sempre quello di difendere il Santo Padre e difendere la Chiesa, d’altra parte l’esercizio di un minimo di spirito critico non può che aggiungere valore alla “minoranza creativa” cattolica nel nostro Occidente secolarizzato, come l’ha definita lo stesso Benedetto XVI. Chiaramente però un simile spirito critico, non può mai trascendere in arida e ripugnante mancanza di rispetto per il Pontefice né tantomeno in critica assolutizzante, estremistica ed anticristiana del Vicario di Cristo. Altrimenti sia la critica sterile che il l’eccessiva laudatio finirebbero per impedire ai cattolici di esprimere opinioni discutendo pacificamente sugli orizzonti della nostra religione nel secolo XXI.
Nondimeno, nessuno è riuscito in questi giorni ad esprimere la pur minima critica nei riguardi del “Cortile dei Gentili”, l’iniziativa promossa dal Cardinal Ravasi per rilanciare il dialogo con i non credenti. Eppure l’esercizio intellettuale potrebbe rappresentare una risorsa per il Cattolicesimo, nell’intento di ridurre l’omologazione e il pensiero unico, ed aprire molteplici vie interpretative delle ragioni della distanza fra cattolici e non credenti. Invece da un lato gli intellettuali cattolici tacciono o osannano l’iniziativa ravasiana, dall’altro il mondo laicista e non credente sembra cogliere in questo dialogo una opportunità per intervenire in una sorta di “adattamento” della Chiesa alla contemporaneità, un dialogo nel quale entrambi si arricchiscono, ma ciò che non è chiaro è come i cattolici possano arricchire la propria Verità attraverso il confronto con i razionalisti che non riconoscono quella Verità.
Chiaramente se un pinco pallino come il sottoscritto cerca di evidenziare il rischio insito nell’uso da parte del Pontefice del motto massonico per eccellenza (libertà, uguaglianza e fratellanza), onde designare una nuova base di partenza per il dialogo fra Chiesa e Atei o agnostici e proprio mentre si rivolge all'illuminato uditorio parigino, accade che invece di stimolare proficue discussioni si finisce per dar la stura a sentimenti antipapali e a becere offese nei confronti del Pontefice. E’ quello che purtroppo è accaduto in qualche commento del blog, ormai cancellato.
Allora non mi resta che riaffermare a chiare lettere che un certo falso tradizionalismo, che crede di essere autosufficiente rispetto all’autorità petrina, che si ritiene detentore dell’autentica verità della Chiesa, finisce per essere davvero strumento della massoneria, di reiterarne il tentativo di demolire l’autorità della Chiesa e l’amore che in essa dovrebbe regnare, attraverso la costituzione di particolarismi, esibizionismi verbali, e dichiarazioni dogmatiche. Se non si è sotto Pietro e con Pietro si è fuori dalla Chiesa e non basta pronunciarsi cattolici né fregiarsi del titolo di “tradizionalisti” (peraltro a me sgradito, visto che preferisco quello di “gregoriani”, in riferimento alla liturgia di San Gregorio Magno).
Questo tradizionalismo deteriore non fa che costituire una costante arma di ricatto nei confronti di tutti i costruttori di una Chiesa solidamente fondata sulla tradizione, ma viva nel presente e nella contemporaneità.
D’altro canto non posso risparmiare una certa delusione per i falsi amici col vizietto dell’ipocrisia che esercitando una certa qual papolatria o cardinalolatria, finiscono per spegnere il cervello dinanzi a tutte le sollecitazioni intellettuali che la Chiesa ci propone e usano questa forma di “latria” quale discrimine nel giudicare gli altri cattolici. Si può amare il Papa pur non condividendo, ma sempre rispettando, taluni aspetti delle sue riflessioni non magisteriali. Si può amare la Chiesa pur mantenendo una soglia d’attenzione alta nei confronti delle sue espressioni più deteriori di intrinseca trasformazione e criticando, anche aspramente, le forme materiali che Vescovi e Sacerdoti scelgono oggi con i nostri denari per esprimere il sacro. Questo è in fondo amore autentico per la Chiesa. E se qualcuno può avere dubbi sul mio amore per il Pontefice e per la Chiesa allora vuol dire che o non mi conosce oppure esercita il gusto ipocrita del giudizio dall’alto del suo piedistallo un tantino farisaico e, pur vedendo la pagliuzza del mio occhio, non si accorge della trave che ingombra il suo.
Alla fine il mio auspicio è che un dibattito sereno e pacato possa aprirsi in ambito cattolico anche in merito alle forme di interazione della Chiesa con la realtà secolarizzata che ci circonda. E sebbene sia evidente che “il Cortile dei Gentili” è un’espressione contenuta nel discorso alla Curia Romana del dicembre 2009, d’altra parte il Santo Padre se avesse pensato solo a questa forma di dialogo con i non credenti, non avrebbe dato vita al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, il cui scopo fondamentale dovrebbe essere lo sviluppo di nuove forme di Evangelizzazione proprio nel nostro Occidente secolarizzato. Così se è pur vero che il Papa ha pronunciato il discorso di Parigi con i riferimenti alla Libertà, Uguaglianza e Fratellanza sarà d’altra parte legittimo chiedersi come si possa arginare la secolarizzazione non solo attraverso il dialogo ma anche attraverso l’annuncio dell’Evangelo, chiarendo in ogni momento i fondamentali della nostra fede, senza aver paura di apparire inadeguati o ripetitivi, ma con il coraggio della discussione e del confronto aperto e sincero.
Se però i cattolici dinanzi alle provocazioni intellettuali sanno reagire solo con l’indifferenza o con gli opposti emotivi odio/adulazione, allora forse ci sarebbe da domandarsi se i fedeli abbiano ancora la capacità di ragionare da credenti, senza dover necessariamente appartenere ad una fazione o ad uno schieramento prestabilito, testimoniando insomma apprensione e amore autentico per la Chiesa di cui sono le membra.
*
Ciò detto avviso i lettori che commenti ruvidi o apocalittici, sentenze criptiche o minacce, la benché minima offesa o critica alla persona del Pontefice e il benché minimo seme di zizzania sparso contro altri cattolici non saranno più tollerati su questo blog. Se qualcuno vuole e sa esprimere commenti e riflessioni sensate sarà sempre ben accetto, chi invece non saprà attenersi a queste minime regole sarà invitato a riversare i propri deliri altrove.


9 commenti:
il problema caro Francesco è che gli ultimi papi preconciliari erano di tale caratura e di tale livello e la stessa situazione della Chiesa (ben restaurata dopo il concilio di Trento) era tale che si può quasi affermare che ogni sospiro del papa (ma anche dei vescovi) era talmente perfetto da non potersi criticare sotto nessuna forma. Il cattolicesimo è giunto a noi con queste caratteristiche. I tempi son cambiati, le persone son cambiate. E se prima era impossibile una critica perchè non vi erano motivi criticabili, oggi non è più così.
Bisogna però anche capire che molti cattolici questo non lo han capito, o non lo sanno. come non sanno che l'infallibilità riguarda non tutte le parole che escon fuori dalle labbra di un papa.
Tieni però presente che chi non accetta la minima osservazione critica verso i papi e i vescovi postconciliari, è magari in prima fila nel criticare papi e magistero preconciliare, anche se infallibbile.
bisogna studiare la dottrina cattolica sull'ubbbidienza e anche sul diritto/dovere di fare osservazioni critiche verso i pastori, quando necessario.
Molti dimenticano ce la prima obbedienza la dobbiamo a Cristo e alla Verità che ci ha insegnato. e di cui anche un papa è servitore.
...."e il benché minimo seme di zizzania sparso contro altri cattolici.."
Non capisco bene il senso di questa frase, devo capire che non saranno tollerate osservazioni o critiche su certe prassi, certi comportamenti che di cattolico non dovrebbero nemmeno avere il nome?
Esempio: il thread seguente.....
Cara Luisa,
seminare zizzania, divisione, significa calunniare o offendere senza ragione. Ad esempio: se qualcuno afferma che chi ama la tradizione è un mentecatto legato a soli pizzi e merletti, il suo commento non sarà tollerato. E infatti questo genere di commenti non li ho mai tollerati. Allo stesso modo se si accusano coloro che difendono il Papa, non per le sue opinioni personali, ma per la sua autorità discendente dallo Spirito Santo, si compie un tentativo di inutile divisione e non di ragionata riflessione.
Quanto al post seguente non c'è alcuna zizzania ma l'evidenza dei fatti che peraltro non ho neppure voluto commentare. Chi si pone fuori dalla Chiesa è indifendibile di per sè.
Grazie per le spiegazioni, caro Francesco, sono d`accordo che deve essere possibile discutere, anche difendendo con "ardore" le proprie opinioni,nel rispetto reciproco, senza cadere nell`attacco alla persona.
Devo dire che coloro che mi sembrano in primis vittime di attacchi, scherno e etichettaggi diversi sono i cattolici detti "tradizionalisti".
Sono molto attenta nell`osservare quella nuova vulgata che tende a screditare quei cattolici che pongono domande scomode, che esprimono il loro malessere, che considerano che ogni parola detta o scritta dal Papa non è Magistero infallibile e dunque può essere sottomessa alla discussione e anche criticata, osservo quell`alleanza bizarra che può essere un tranello in cui è facile cadere, perchè sovente chi etichetta e critica si para di abiti luccicanti, non di rado anche con colori "tradizionalisti"!
Caro Francesco, interrompo per un momento il mio regime di pressoché totale astinenza internettiana per dichiararti, per quel che vale, il mio pieno consenso. Gli attacchi isterici, nel contenuto e nel linguaggio, da qualunque parte provengano, son zizzania: e la zizzania si brucia. L'opera di ramazza farà bene al tuo blog e ai suoi lettori. Una certa degenerazione si notava da qualche tempo.
Ciao
A me sembra che il Papa intenda intraprendere il "dialogo" con i non credenti (o diversamente credenti) a partire da alcune categorie di pensiero del nostro tempo. Purtroppo, pero' la categoria concettuale della triade massonica e' stata coniata in senso anitcattolico, e ora bisogna capire come sia possibile "sussumere" tali categorie nella predicazione del Vangelo, compito di cui il Papa e' suopremo custode.
Francesco
Grazie, Francesco.
Concordo con questa analisi perchè soprattutto (oltre che Giusta) è ponderata ed equilibrata.
Quello che manca in questa situazione della Chiesa d'oggi è esattamente quello che hai messo tu qui: l'equilibrio.
Oltre a mancare l'equilibrio, per quello che può valere la mia poverissima opinione, esiste una cosa che mi sta sotto il naso: l'ideologia.
Essa entra in campo in modo direttamente proporzionale alla crisi che attanaglia la Chiesa. Mancando una direzione ferma e "grenitica", prende piede il partitismo. Ma anche questo non è per niente una "novità"...
Ci sono partiti che si affrontano. E credo che questo sia abbastanza evidente. Se ogni partito abbandonasse il "criticismo" a priori o il "giustificazionismo" a priori allora si potrebbe davvero, NELLA CARITA', essere servi della Chiesa. Senza più nessuna divisione.
La divisione è frutto dell'abbandono della ricerca della Verità e della assolutizzazione della propria posizione ideologica.
“Allora non mi resta che riaffermare a chiare lettere che un certo falso tradizionalismo, che crede di essere autosufficiente rispetto all’autorità petrina, che si ritiene detentore dell’autentica verità della Chiesa, finisce per essere davvero strumento della massoneria, di reiterarne il tentativo di demolire l’autorità della Chiesa e l’amore che in essa dovrebbe regnare, attraverso la costituzione di particolarismi, esibizionismi verbali, e dichiarazioni dogmatiche.”
Ottimo: esprimere questo concetto era davvero necessario, e concordo completamente. Certi presunti sedicenti “tradizionalisti”, forse più o meno inconsapevolmente, non solo qui ma anche presso altri siti ove pure si pubblicano articoli assai pregevoli, sono capaci solamente di percuotere il Pastore e vomitare veleno sulla Chiesa. Le loro parole sono nell’essenza identiche a quelle pronunciate dai “compagni di merende” di Clotilde Bersone. A scandalo dei parvuli e a solo vantaggio della contro-Chiesa.
Monumentale riflessione, caro Francesco, che sottoscrivo pienamente....
Non aggiungo altro alle tue limpide riflessioni...
Certo è che siamo nel caos...
Come districarsi?
Pensa che io parlo di DOTTRINA con i catechisti e NON ci capiamo.... però mi accusano di "antichità"....
Non so come ne usciremo fuori, ma di certo i punti fermi e saldi ci vogliono, altrimenti rischiamo di cadere dalla padella alla brace...
Santa Quaresima a tutti!
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